Indice 
Testi approvati
Giovedì 18 aprile 2019 - Strasburgo 
Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche
 Camerun
 Brunei
 Accordo di cooperazione giudiziaria penale Eurojust-Danimarca *
 Livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi ***I
 Promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada ***I
 Uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario ***I
 Trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere ***I
 Fondo europeo per la difesa ***I
 Esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite ***I
 Obbligazioni garantite e vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite ***I
 InvestEU ***I
 Sistema di interfaccia unica marittima europea ***I
 Informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità ***I
 Inquinanti organici persistenti ***I
 Obbligo di compensazione, obblighi di segnalazione, tecniche di attenuazione del rischio per i contratti derivati OTC e repertori di dati sulle negoziazioni ***I
 Autorizzazione delle CCP e riconoscimento di CCP di paesi terzi ***I
 Promozione dell'uso dei mercati di crescita per le PMI ***I
 Negoziati con il Consiglio e la Commissione sull'esercizio del diritto di inchiesta del Parlamento europeo: proposta legislativa
 Un quadro completo dell'Unione europea in materia di interferenti endocrini

Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche (2019/2690(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0422RC-B8-0255/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla situazione in Cina, in particolare quelle del 26 novembre 2009 sulla situazione in Cina: diritti delle minoranze e applicazione della pena di morte(1), del 10 marzo 2011 sulla situazione e il patrimonio culturale a Kashgar (regione autonoma uigura dello Xinjiang, Cina)(2), del 15 dicembre 2016 sui casi dell'accademia buddista tibetana Larung Gar e di Ilham Tohti(3), del 12 settembre 2018 sullo stato delle relazioni UE-Cina(4) e del 4 ottobre 2018 sulla detenzione di massa arbitraria di uiguri e kazaki nella regione autonoma uigura dello Xinjiang(5),

–  visti il partenariato strategico UE-Cina, avviato nel 2003, e la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, del 22 giugno 2016, dal titolo "Elementi per una nuova strategia dell'UE sulla Cina" (JOIN(2016)0030),

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo, adottati dal Consiglio "Affari esteri" il 24 giugno 2013,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR), del 12 marzo 2019, dal titolo "UE-Cina – Una prospettiva strategica" (JOIN(2019)0005),

–  vista la dichiarazione congiunta del 21° vertice UE-Cina del 9 aprile 2019,

–  visti il dialogo UE-Cina sui diritti umani, avviato nel 1995, e il suo 37° ciclo tenutosi a Bruxelles l'1 e il 2 aprile 2019,

–  visti l'articolo 36 della Costituzione della Repubblica popolare cinese, che garantisce a tutti i cittadini il diritto alla libertà di confessione religiosa, e l'articolo 4, che difende i diritti delle "nazionalità minoritarie",

–  visto il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 16 dicembre 1966, firmato dalla Cina nel 1998 ma mai ratificato,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  viste le osservazioni conclusive contenute nella relazione sulla Cina a cura del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, nel suo quadro strategico sui diritti umani e la democrazia, l'UE si impegna a promuovere i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto in tutti i settori della sua azione esterna, senza eccezioni, ponendo i diritti umani al centro delle sue relazioni con tutti i paesi terzi, ivi compresi i suoi partner strategici; considerando che tale approccio dovrebbe restare al centro del partenariato di lunga data tra l'Unione europea e la Cina, conformemente all'impegno dell'UE per la difesa di questi stessi valori nella sua azione esterna all'interesse espresso dalla Cina a rispettare il diritto internazionale e le norme relative ai diritti umani nel proprio sviluppo;

B.  considerando che la Cina è riuscita a sottrarre alla povertà 700 milioni di persone, ma che, dall'ascesa al potere del Presidente Xi Jinping nel marzo 2013, la situazione dei diritti umani in Cina ha continuato a peggiorare, con un'intensificazione dell'ostilità del governo nei confronti del dissenso pacifico, della libertà di espressione e di religione e dello Stato di diritto; che le autorità cinesi hanno arrestato e perseguito centinaia di difensori dei diritti umani e avvocati e giornalisti impegnati in tale ambito;

C.  considerando che le nuove disposizioni in materia di religione, entrate in vigore il 1° febbraio 2018, si presentano più restrittive nei confronti delle attività e dei gruppi religiosi, costringendoli ad allinearsi maggiormente alla politica del partito; che la libertà di religione e di coscienza ha toccato un nuovo minimo storico dall'avvio delle riforme economiche e del processo di apertura della Cina della fine degli anni Settanta; che la Cina è uno dei paesi con il maggior numero di persone detenute per motivi religiosi;

D.  considerando che, malgrado l'accordo raggiunto nel settembre 2018 tra la Santa Sede e il governo cinese per quanto concerne le nomine dei vescovi in Cina, le comunità religiose sono vittime di una crescente repressione in Cina e che i cristiani, appartenenti a chiese sia clandestine che approvate dal governo, sono presi di mira, ad esempio attraverso la persecuzione e la detenzione dei fedeli, la demolizione di chiese, la confisca di simboli religiosi e un giro di vite sugli incontri cristiani; che, in alcune province, le autorità cinesi non consentono ai minori di 18 anni di prendere parte ad attività religiose; che nel settembre 2018 la Cina ha messo al bando la Chiesa di Zion, la più grande congregazione del paese, che conta oltre 1 500 fedeli;

E.  considerando che la situazione nello Xinjiang, patria di dieci milioni di uiguri musulmani e persone di etnia kazaka, è peggiorata rapidamente, dal momento che la stabilità e il controllo dello Xinjiang sono diventati una massima priorità delle autorità cinesi in seguito ai ricorrenti attentati terroristici nella regione, o presumibilmente collegati ad essa, da parte degli uiguri e in virtù della posizione strategica della regione autonoma uigura dello Xinjiang per l'iniziativa "Nuova via della seta"; che, secondo alcune segnalazioni, il sistema dei campi di rieducazione dello Xinjiang si è esteso ad altre parti della Cina;

F.  considerando che è stato istituito un programma di detenzione extragiudiziale nell'ambito del quale, secondo le stime del Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale, decine di migliaia, se non addirittura un milione, di uiguri vengono trattenuti e costretti a seguire programmi di rieducazione politica, senza che siano stati presentati capi d'accusa a loro carico o che sia stato celebrato un processo, e vengono dunque detenuti arbitrariamente con il pretesto della lotta al terrorismo e all'estremismo religioso; che nella provincia dello Xinjiang è stata messa a punto una politica che impone gravi restrizioni alle pratiche religiose nonché alla lingua e alle usanze uigure;

G.  considerando che è stata sviluppata una sofisticata rete di sorveglianza digitale intrusiva che prevede, tra l'altro, l'utilizzo di tecnologie di riconoscimento facciale e la raccolta di dati;

H.  considerando che il governo cinese ha respinto le numerose richieste avanzate dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie (WGEID), dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nonché da altri mandati delle procedure speciali delle Nazioni Unite con le quali si chiedeva l'invio di investigatori indipendenti nello Xinjiang;

I.  considerando che negli ultimi anni, nonostante la crescita economica e lo sviluppo delle infrastrutture, la situazione in Tibet è peggiorata, stanti la limitazione di una serie di diritti umani imposta dal governo cinese con il pretesto della sicurezza e della stabilità e gli implacabili attacchi dello stesso governo contro l'identità e la cultura tibetane;

J.  considerando che le misure di sorveglianza e di controllo sono aumentate negli ultimi anni, così come le detenzioni arbitrarie, gli atti di tortura e i maltrattamenti; che il governo cinese ha creato, in Tibet, un ambiente in cui non esistono limiti all'autorità statale e in cui la paura è pervasiva e ogni aspetto della vita pubblica e privata è strettamente controllato e regolamentato; che in Tibet qualsiasi atto di dissenso o critica non violento delle politiche statali per quanto riguarda le minoranze etniche o religiose può essere considerato "separatista" e quindi perseguibile penalmente; che l'accesso alla Regione autonoma del Tibet è oggi più limitato che mai;

K.  considerando che dal 2009, in base a quanto segnalato, un numero estremamente elevato di tibetani, principalmente monaci e suore, si sono dati fuoco per protestare contro le politiche restrittive attuate in Tibet dalla Cina e chiedere il rientro del Dalai Lama nonché il diritto alla libertà religiosa nella contea di Aba/Ngaba (provincia del Sichuan) e in altre zone dell'altopiano tibetano; che negli ultimi dieci anni non sono stati compiuti progressi nella risoluzione della crisi tibetana;

1.  esprime profonda preoccupazione per il regime sempre più repressivo cui si trovano confrontate numerose minoranze religiose ed etniche, in particolare uiguri e kazaki, tibetani e cristiani, che limita ulteriormente le garanzie costituzionali del loro diritto alla libertà di espressione culturale e di credo religioso, alla libertà di parola e di espressione, nonché alla libertà di riunione e associazione pacifiche; chiede alle autorità di rispettare tali libertà fondamentali;

2.  invita il governo cinese a porre immediatamente fine alla pratica delle detenzioni di massa arbitrarie – in assenza di capi d'accusa, di processo o di condanne per reati – dei membri delle minoranze uigura e kazaka, a chiudere tutti i campi e i centri di detenzione e a liberare immediatamente e senza condizioni le persone detenute;

3.  chiede l'immediata liberazione delle persone detenute arbitrariamente, dei prigionieri di coscienza, tra cui i seguaci del movimento del Falun Gong, come pure la cessazione delle sparizioni forzate e insiste affinché ciascun individuo possa scegliere il proprio rappresentante legale, contattare la propria famiglia, beneficiare di cure mediche e far svolgere accertamenti del caso che lo vede coinvolto;

4.  invita il governo cinese a rilasciare immediatamente i cittadini di origine uigura, tra cui Ilham Tohti, Tashpolat Tiyip, Rahrile Dawut, Eli Mamut, Hailaite Niyazi, Memetjan Abdulla, Abduhelil Zunun e Abdukerm Abduweli, gli individui perseguitati per il loro credo religioso, tra cui Zhang Shojie, Hu Shigen, Wang Yi e Sun Qian, nonché attivisti, scrittori ed esponenti religiosi tibetani che sono oggetto di procedimenti penali o che sono stati imprigionati per aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione, tra cui Tashi Wangchuk e Lobsang Dargye;

5.  chiede la liberazione immediata dell'editore svedese, Gui Minhai, e dei due cittadini canadesi, Michael Spavor e Michael Kovrig;

6.  esorta il governo cinese a comunicare alle rispettive famiglie le generalità complete delle persone scomparse nello Xinjiang;

7.  invita le autorità cinesi a cessare le campagne contro le congregazioni e le organizzazioni cristiane, a porre fine alle molestie e alla detenzione di pastori e sacerdoti cristiani, nonché alla demolizione coatta di chiese;

8.  invita le autorità cinesi a rispettare la libertà linguistica, culturale e religiosa e le altre libertà fondamentali del popolo tibetano, ad astenersi dalle politiche di insediamento che favoriscono l'etnia Han a discapito dei tibetani e dal costringere i nomadi tibetani a rinunciare al proprio stile di vita tradizionale;

9.  condanna le campagne condotte nell'ambito dell'approccio della cosiddetta "educazione patriottica", che comprendono misure per il controllo statale dei monasteri buddisti tibetani; teme che il diritto penale cinese sia utilizzato in maniera abusiva per perseguitare tibetani e buddisti le cui attività religiose sono equiparate ad atti di "separatismo"; deplora il netto peggioramento delle condizioni per la pratica del buddismo a seguito delle proteste tibetane del marzo 2008, con l'adozione da parte del governo cinese di un approccio più invasivo alla "educazione patriottica";

10.  esorta le autorità cinesi a dare attuazione al diritto costituzionale alla libertà di credo religioso per tutti i cittadini cinesi;

11.  rammenta l'importanza che l'UE e gli Stati membri sollevino la questione delle violazioni dei diritti umani presso le autorità cinesi, a tutti i livelli politici, in linea con l'impegno dell'UE di esprimersi con una voce forte, chiara e univoca nell'interazione con il paese, anche in occasione del dialogo annuale sui diritti umani, del dialogo strategico, del dialogo economico ad alto livello e del prossimo vertice euroasiatico;

12.  sottolinea che, sebbene nella dichiarazione congiunta rilasciata al termine del 21° vertice UE-Cina, l'Unione europea e la Cina abbiano ribadito che tutti i diritti umani sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati, l'UE dovrebbe esortare la Cina ad agire di conseguenza; deplora il fatto che, in occasione del vertice UE-Cina del 9 aprile 2019, le questioni urgenti in materia di diritti umani abbiano avuto, una volta di più, una posizione marginale; è del parere che, laddove le formulazioni impiegate durante i vertici UE-Cina risultino deboli in termini di diritti umani, il Consiglio, il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) e la Commissione dovrebbero rifiutarsi di prenderle in considerazione e rilasciare una comunicazione distinta sulla questione, con una valutazione significativa sia della situazione che del motivo per cui non sono state adottate formulazioni più incisive;

13.  invita gli Stati membri dell'UE a impedire qualsivoglia attività delle autorità cinesi sul territorio dell'Unione che sia intesa a vessare i membri delle comunità turche, i tibetani e altri gruppi religiosi o etnici per costringerli ad agire come informatori, costringerli a tornare in Cina o ridurli al silenzio;

14.  invita le autorità cinesi a garantire un accesso libero, ragionevole e senza restrizioni alla provincia dello Xinjiang e alla regione autonoma del Tibet per i giornalisti e gli osservatori internazionali, tra cui l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e le procedure speciali delle Nazioni Unite; invita l'UE e gli Stati membri a prendere l'iniziativa in occasione della prossima sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite riguardo a una risoluzione sull'invio di una missione conoscitiva nello Xinjiang;

15.  invita il governo cinese a garantire il pieno rispetto dei diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione cinese, in particolare l'articolo 4 che tutela le minoranze nazionali, l'articolo 35 che tutela la libertà di espressione, di stampa, di riunione, di associazione, di corteo e di manifestazione, l'articolo 36 che riconosce il diritto di confessione religiosa e l'articolo 41 che garantisce il diritto di criticare qualsivoglia organismo o funzionario statale ed esprimere suggerimenti a riguardo del loro operato;

16.  esorta la Cina a ratificare il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;

17.  insiste affinché la Cina garantisca a diplomatici, giornalisti e cittadini dell'UE accesso illimitato al Tibet in reciprocità con l'accesso libero e aperto a tutti i territori degli Stati membri dell'UE di cui godono i viaggiatori cinesi; esorta le istituzioni dell'UE a prendere in seria considerazione la questione dell'accesso al Tibet nelle discussioni relative all'accordo di facilitazione dei visti fra l'UE e la Cina;

18.  si rammarica del fatto che il 37º ciclo del dialogo UE-Cina sui diritti umani non abbia dato risultati sostanziali; deplora, inoltre, che la delegazione cinese non abbia partecipato il 2 aprile al prosieguo del dialogo che prevedeva uno scambio di opinioni con le organizzazioni della società civile;

19.  esorta il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a controllare con maggiore attenzione i preoccupanti sviluppi in materia di diritti umani nello Xinjiang, tra cui un'accresciuta repressione e sorveglianza da parte governativa, e a denunciare le violazioni dei diritti umani in Cina, sia a livello privato che pubblico;

20.  invita il Consiglio a prendere in considerazione l'adozione di sanzioni mirate nei confronti dei funzionari responsabili della repressione nella regione autonoma uigura dello Xinjiang;

21.  invita l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale a sospendere qualsiasi esportazione e trasferimento tecnologico di beni e servizi utilizzati dalla Cina per intensificare e migliorare l'apparato per la sorveglianza informatica e la "definizione di profili predittivi"; esprime profonda preoccupazione per il fatto che la Cina stia già esportando tali tecnologie in Stati autoritari in tutto il mondo;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese.

(1) GU C 285 E del 21.10.2010, pag. 80.
(2) GU C 199 E del 7.7.2012, pag. 185.
(3) GU C 238 del 6.7.2018, pag. 108.
(4) Testi approvati, P8_TA(2018)0343.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0377.


Camerun
PDF 128kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sul Camerun (2019/2691(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0423RC-B8-0245/2019

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 7 marzo 2019 dal presidente della sottocommissione per i diritti dell'uomo, Antonio Panzeri, sulla situazione in Camerun,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 5 marzo 2019 del vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sul deterioramento della situazione politica e di sicurezza in Camerun,

–  viste le varie dichiarazioni del portavoce del VP/AR sulla situazione in Camerun, in particolare quella rilasciata il 31 gennaio 2019,

–  vista la dichiarazione preliminare resa il 9 ottobre 2018 dalla missione di osservazione elettorale dell'Unione africana alle elezioni presidenziali in Camerun,

–  vista la dichiarazione rilasciata l'11 dicembre 2018 dagli esperti delle Nazioni Unite sulla repressione delle proteste,

–  vista la dichiarazione della Commissione africana sui diritti dell'uomo e dei popoli, del 6 marzo 2019, sulla situazione dei diritti umani in Camerun,

–  vista la legge antiterrorismo del Camerun, adottata nel 2014,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1966,

–  visto l'accordo di partenariato ACP-UE ("accordo di Cotonou"),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, che il Camerun ha ratificato,

–  vista la Costituzione della Repubblica del Camerun,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che il Camerun si trova ad affrontare contemporaneamente una serie di sfide politiche e di sicurezza, in particolare le minacce di Boko Haram nella regione dell'Estremo Nord, le minacce transfrontaliere lungo il confine orientale con la Repubblica centrafricana nonché una ribellione separatista armata interna al paese, nelle regioni anglofone del Nordovest e del Sudovest;

B.  considerando che il 7 ottobre 2018 in Camerun si sono svolte le elezioni presidenziali; che in relazione alle elezioni sono emerse accuse di frode e sono state denunciate irregolarità; che il presidente Paul Biya è al potere dal 1982; che la Costituzione del Camerun è stata modificata nel 2008 al fine di rimuovere i limiti dei mandati;

C.  considerando che i sostenitori e gli alleati del partito di opposizione MRC (Movimento per la rinascita del Camerun), guidato da Maurice Kamto, hanno organizzato manifestazioni di protesta a Douala, Yaoundé, Dshang, Bafoussam e Bafang; che le forze di sicurezza dello Stato hanno fatto ricorso alla forza in modo sproporzionato per reprimere tali proteste, utilizzando anche lacrimogeni e proiettili di gomma;

D.  considerando che nel gennaio 2019 circa 200 persone, tra cui Maurice Kamto e altri esponenti dell'opposizione, sono state arbitrariamente arrestate e detenute senza accesso immediato a un difensore; che il capo dell'opposizione e i suoi sostenitori sono stati accusati di svariati reati, tra cui insurrezione, ostilità nei confronti della Patria, ribellione, distruzione di edifici e beni pubblici, oltraggio al presidente della Repubblica e assembramenti di natura politica;

E.  considerando che il 9 aprile 2019 la Corte d'appello della regione del Centro del Camerun ha confermato la decisione adottata in primo grado, respingendo la richiesta di rilascio di Maurice Kamto e di altre sei persone; che il procedimento dinanzi alla Corte d'appello si è svolto in assenza di Maurice Kamto e dei suoi avvocati;

F.  considerando che le autorità camerunesi hanno avviato azioni sproporzionate sottoponendo alcuni membri dell'opposizione a processi militari, e che ciò ha esacerbato i disordini politici in Camerun; che le persone accusate rischiano la pena di morte, in caso di condanna;

G.  considerando che le autorità del Camerun hanno ripetutamente limitato la libertà di espressione mediante la chiusura di Internet, le vessazioni e la detenzione di giornalisti, il rifiuto di concedere licenze ai media indipendenti e l'intensificazione degli attacchi politici contro la stampa indipendente;

H.  considerando che in Camerun persistono le tensioni tra la maggioranza francofona e le minoranze anglofone; che nelle regioni del Nordovest e del Sudovest l'inglese rimane la lingua predominante ed esistono sistemi di istruzione e giuridici distinti;

I.  considerando che alla fine del 2016 la discriminazione e la relativa negligenza nei confronti delle regioni anglofone, nonché l'imposizione della lingua e del sistema giuridico francesi nei tribunali e nelle scuole hanno dato origine a scioperi pacifici da parte di insegnanti e avvocati e a manifestazioni pacifiche;

J.  considerando che a partire dall'ottobre 2018 le violenze si sono intensificate e le operazioni su larga scala condotte dalle forze di sicurezza spesso comportano abusi e violazioni dei diritti umani, tra cui esecuzioni illegali, stupri, violenze contro donne e bambini e distruzione di proprietà;

K.  considerando che i separatisti armati hanno compiuto rapimenti di massa, in particolare di bambini e studenti, nonché uccisioni mirate di funzionari di polizia, delle autorità di contrasto e delle autorità locali, estorsioni, proteste settimanali sotto forma di scioperi generali (il cosiddetto fenomeno delle "città fantasma") e boicottaggi, e hanno appiccato fuoco a istituti di istruzione e ospedali, privando così migliaia di giovani dell'accesso all'istruzione, e la popolazione generale dell'accesso all'assistenza sanitaria;

L.  considerando che, secondo le stime, a causa della crisi vi sono 444 000 sfollati interni e altre 32 000 persone sono fuggite nella vicina Nigeria; che nella crisi umanitaria complessiva cui il Camerun fa fronte si contano oltre 600 000 sfollati interni, circa 35 000 rifugiati dai conflitti vicini e 1,9 milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare;

M.  considerando che nel 2018 e nel 2019 il governo del Camerun ha attuato il piano di assistenza umanitaria emergenziale per le regioni del Nordovest e del Sudovest al fine di garantire in via prioritaria una protezione e un'assistenza multidimensionali alle persone sfollate, nonché la prestazione di assistenza sanitaria alle persone colpite dalla crisi;

N.  considerando che la violenza di genere e la persecuzione delle minoranze continuano a costituire problemi gravi; che il codice penale del Camerun punisce i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso con una pena detentiva fino a cinque anni; che la polizia e i "gendarmi" (polizia militare) continuano ad arrestare e vessare le persone LGTBIQ;

O.  considerando che Boko Haram continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario nella regione dell'Estremo Nord, compresi il saccheggio e la distruzione di proprietà e l'uccisione e il rapimento di civili;

1.  deplora i casi di tortura, sparizioni forzate e uccisioni extragiudiziali ad opera dei servizi di sicurezza e dei separatisti armati; esprime particolare preoccupazione per le azioni delle forze governative nelle violenze perpetrate; invita le forze di sicurezza a rispettare il diritto internazionale in materia di diritti umani nella conduzione di operazioni e invita il governo ad adottare misure immediate per porre fine alla violenza e all'impunità nel paese;

2.  condanna l'uso eccessivo della forza contro i manifestanti e gli oppositori politici e le violazioni delle libertà di stampa, di espressione e di riunione; deplora profondamente l'arresto e la detenzione di Maurice Kamto e di altri manifestanti pacifici; chiede l'immediato rilascio da parte delle autorità camerunesi di Maurice Kamto e di tutte le altre persone detenute con accuse a sfondo politico, indipendentemente dal fatto che siano state arrestate prima o dopo le elezioni presidenziali del 2018;

3.  invita inoltre il governo del Camerun a porre fine a tutte le vessazioni e le intimidazioni nei confronti di attivisti politici, anche revocando il divieto di riunioni, manifestazioni e proteste politiche pacifiche, e a prendere provvedimenti per contrastare gli atti di incitamento all'odio;

4.  ricorda che i tribunali militari non dovrebbero in nessun caso avere giurisdizione sulla popolazione civile; ricorda al Camerun il suo obbligo internazionale di difendere il diritto a un processo equo per tutti i cittadini dinanzi a tribunali indipendenti;

5.  ricorda che in Camerun la pena di morte non è praticata dal 1997; osserva che ciò costituisce una pietra miliare nel percorso del paese verso la sua piena abolizione; ribadisce l'assoluta opposizione dell'Unione europea alla pena di morte e invita il governo del Camerun a confermare che non chiederà la pena di morte per gli attivisti politici e i manifestanti;

6.  esprime preoccupazione per il fatto che il governo camerunese non è riuscito a chiamare le forze di sicurezza a rispondere delle proprie azioni, il che ha aggravato la violenza e la cultura dell'impunità; chiede un'indagine indipendente e trasparente sull'uso della forza da parte della polizia e delle forze di sicurezza contro i manifestanti e gli oppositori politici e chiede che i responsabili rispondano delle loro azioni in processi equi;

7.  esorta le autorità camerunesi ad adottare tutte le misure necessarie in linea con gli obblighi del paese in materia di diritti umani per porre fine alla spirale di violenza; chiede in particolare che il governo organizzi un dialogo politico inclusivo finalizzato a trovare una soluzione pacifica e duratura della crisi nelle regioni anglofone; invita la comunità internazionale a contribuire a facilitare un dialogo di pace nazionale inclusivo offrendo di svolgere un ruolo di mediazione;

8.  deplora la riluttanza di entrambe le parti in conflitto a impegnarsi in colloqui di pace; esorta l'Unione africana e la Comunità economica degli Stati dell'Africa centrale a insistere ai fini dell'organizzazione di tali colloqui e invita l'UE a tenersi pronta a sostenere tale processo; ritiene che, in assenza di progressi, la crisi in Camerun dovrebbe essere esaminata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; invita inoltre l'UE a utilizzare la leva politica fornita dagli aiuti allo sviluppo e da altri programmi bilaterali per rafforzare la difesa dei diritti umani in Camerun;

9.  esorta il governo del Camerun a costruire una democrazia autentica, rappresentativa e vitale; chiede pertanto che il governo convochi tutti gli attori politici per una revisione consensuale del sistema elettorale nell'intento di garantire un processo elettorale libero, trasparente e credibile; chiede che questo processo si svolga prima che vengano tenute eventuali nuove elezioni al fine di promuovere la pace ed evitare crisi post-elettorali; invita l'UE a intensificare l'assistenza tecnica per sostenere gli sforzi del Camerun volti a rafforzare e rendere più democratiche le sue procedure elettorali;

10.  ribadisce che una società civile vitale e indipendente è essenziale per difendere i diritti umani e lo Stato di diritto; esprime preoccupazione per il fatto che le attività del Consorzio della società civile anglofona del Camerun sono state vietate; esorta il governo a revocare tale divieto e a garantire uno spazio aperto in cui la società civile possa operare;

11.  esprime preoccupazione per il fatto che la legge antiterrorismo del 2014 viene utilizzata impropriamente per limitare le libertà fondamentali; appoggia le richieste avanzate dagli esperti delle Nazioni Unite di sottoporre tale legge a revisione per garantire che non sia utilizzata per limitare i diritti alla libertà di espressione, riunione pacifica e associazione;

12.  prende atto della decisione degli Stati Uniti di ridurre gradualmente la propria assistenza militare al Camerun a causa delle accuse credibili di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza; invita la Commissione a effettuare una valutazione del sostegno dell'UE ai servizi di sicurezza a tal riguardo e a riferire in merito al Parlamento europeo; chiede all'UE e ai suoi Stati membri di garantire che nessun sostegno fornito alle autorità camerunesi contribuisca alle violazioni dei diritti umani né le faciliti;

13.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione europea/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Consiglio ACP-UE, alle istituzioni dell'Unione africana e al governo e al parlamento del Camerun.


Brunei
PDF 127kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sul Brunei (2019/2692(RSP))
P8_TA-PROV(2019)0424RC-B8-0242/2019

Il Parlamento europeo,

–  vista la dichiarazione resa il 3 aprile 2019 dal portavoce del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'attuazione del codice penale nel Sultanato del Brunei-Darussalam,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, sulla tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, sui difensori dei diritti umani nonché sulla promozione e la tutela dell'esercizio di tutti i diritti umani da parte delle persone LGTBI,

–  vista la dichiarazione resa il 1° aprile 2019 dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, in cui esorta il Brunei a fermare l'entrata in vigore del nuovo codice penale "draconiano",

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, firmata dal Brunei nel 2015,

–  vista la Convenzione sui diritti del fanciullo,

–  vista la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna,

–  vista la dichiarazione dei diritti umani dell'ASEAN del 2012,

–  visto il piano d'azione ASEAN-UE per il periodo 2018-2022,

–  visto il dialogo politico ASEAN-UE sui diritti umani del 29 novembre 2017,

–  vista la dichiarazione resa il 2 aprile 2019 dal portavoce aggiunto del dipartimento di Stato degli Stati Uniti sulla seconda e la terza fase dell'attuazione del codice penale basato sulla Sharia in Brunei,

–  visti l'articolo 135, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che nel 2014 il Brunei ha introdotto un codice penale basato sulla Sharia, da attuare in tre fasi; che il 3 aprile 2019 è stata avviata la terza fase dell'attuazione, che prevede l'entrata in vigore di misure quali la morte per lapidazione per atti sessuali consensuali con persone dello stesso sesso, rapporti sessuali extraconiugali e aborto come pure l'amputazione di un arto in caso di furto; che il codice penale prevede inoltre la pena di morte per insulti o diffamazione contro il profeta Maometto tanto per i musulmani quanto per i non musulmani; che il codice penale basato sulla Sharia si applica sia ai musulmani che ai non musulmani, inclusi gli stranieri, e si estende ai reati commessi al di fuori del paese dai cittadini e dai residenti permanenti;

B.  considerando che, dopo la pubertà, ai bambini condannati per tali reati possono essere inflitte le stesse pene degli adulti; che i bambini più piccoli sono talvolta sottoposti a fustigazione;

C.  considerando che, prima dell'introduzione del codice penale basato sulla Sharia, in Brunei l'omosessualità era illegale ed era punibile con pene detentive fino a dieci anni;

D.  considerando che in Brunei le ultime elezioni si sono tenute nel 1962; che il sultano esercita sia il ruolo di capo di Stato che quello di primo ministro e detiene la piena autorità esecutiva;

E.  considerando che il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura ha dichiarato che qualsiasi forma di punizione corporale è in contrasto con il divieto di infliggere torture ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e non può essere considerata una sanzione legale a norma del diritto internazionale; che alcune pene previste dal codice penale si configurano come torture o trattamenti crudeli, disumani o degradanti vietati dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, di cui il Brunei è firmatario dal 2015;

F.  considerando che le disposizioni del codice penale basato sulla Sharia violano gli obblighi del Brunei derivanti dal diritto internazionale in materia di diritti umani, tra cui il diritto alla vita, la libertà dalla tortura e da altri maltrattamenti, la libertà di espressione, la libertà di religione e il diritto alla vita privata; che le disposizioni del codice penale creano discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale come pure discriminazioni nei confronti delle donne e delle minoranze religiose in Brunei e possono incitare alla violenza;

G.  considerando che, secondo il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (UNAIDS) e il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), le disposizioni del codice penale del Brunei che configurano l'omosessualità come reato e sanzionano alcune forme di assistenza sanitaria riproduttiva hanno ripercussioni particolarmente gravi per le donne e le persone LGBTI, creando ostacoli nell'accesso alle informazioni e ai servizi sanitari, impedendo l'accesso alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi e incidendo negativamente sulla salute pubblica;

H.  considerando che in Brunei la tradizione, la religione e la cultura vengono utilizzate per giustificare le discriminazioni nei confronti delle donne e delle persone LGTBI; che, secondo quanto riportato nella relazione sul Brunei pubblicata l'11 marzo 2019 dall'Ufficio dell'Alto Commissario per i diritti umani, gli atteggiamenti patriarcali profondamente radicati e l'utilizzo di stereotipi discriminatori hanno ripercussioni sulle scelte accademiche e professionali delle donne, sulla posizione non paritaria che occupano nel mercato del lavoro e sui loro rapporti matrimoniali e familiari; che tali stereotipi rientrano tra le cause profonde della violenza nei confronti delle donne;

I.  considerando che il Brunei è caratterizzato da una popolazione multietnica che professa numerose religioni, tra cui l'islam, il cristianesimo, il buddismo, l'induismo e diverse religioni indigene, che coesistono pacificamente; che la Costituzione del Brunei riconosce la libertà di religione e sancisce che tutte le religioni possono essere praticate in pace e armonia dalle persone che le professano; che, nonostante quanto stabilito dalla Costituzione, il governo ha vietato il proselitismo e l'insegnamento di qualsiasi religione ad eccezione dell'islam e ha proibito ogni celebrazione pubblica del Natale;

J.  considerando che in Brunei esiste una moratoria di fatto sulla pena di morte e che l'ultima esecuzione ha avuto luogo nel 1957; che il codice penale basato sulla Sharia, se attuato, reintrodurrà effettivamente la pena di morte; che l'UE condanna la pena di morte in qualsiasi circostanza e luogo;

K.  considerando che l'adozione delle nuove norme ha suscitato sdegno a livello internazionale e sono stati lanciati appelli a boicottare gli alberghi di proprietà della Brunei Investment Agency (BIA); che tale agenzia fa capo al ministero delle Finanze e dell'economia del Brunei e possiede svariati progetti di investimento in tutto il mondo; che la BIA ha dichiarato che i suoi valori fondamentali includono il rispetto reciproco e la valorizzazione positiva della differenza e della diversità;

L.  considerando che il Brunei ha ratificato soltanto due delle principali convenzioni internazionali delle Nazioni Unite sui diritti umani, segnatamente la Convenzione sui diritti del fanciullo e la Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna; che il terzo ciclo del riesame periodico universale concernente il Brunei sarà avviato il 10 maggio 2019;

M.  considerando che l'UE ha sospeso i negoziati per un accordo di partenariato e di cooperazione con il Brunei;

1.  condanna fermamente l'entrata in vigore del retrogrado codice penale basato sulla Sharia; esorta le autorità del Brunei ad abrogare immediatamente tale codice e ad assicurare che le leggi del paese rispettino il diritto e le norme internazionali, in conformità degli obblighi del Brunei derivanti dagli strumenti internazionali in materia di diritti umani, anche per quanto concerne le minoranze sessuali, le minoranze religiose e i non credenti;

2.  ribadisce la sua condanna della pena di morte; invita il Brunei a mantenere la moratoria sul ricorso alla pena di morte quale passo verso la sua abolizione;

3.  condanna fermamente l'uso della tortura e di trattamenti crudeli, degradanti e disumani in qualsiasi circostanza; sottolinea che le disposizioni del codice penale basato sulla Sharia violano gli obblighi del Brunei derivanti dal diritto internazionale in materia di diritti umani e che le pene previste da tale codice violano i consuetudinari divieti del diritto internazionale contro la tortura e altri maltrattamenti;

4.  esprime profonda preoccupazione per il fatto che, mentre molti paesi stanno depenalizzando gli atti sessuali consensuali con persone dello stesso sesso, il Brunei è purtroppo diventato il settimo paese a punire tali atti con la pena di morte; invita le autorità del Brunei a rispettare i diritti umani internazionali e a depenalizzare l'omosessualità;

5.  invita le autorità del Brunei a garantire il principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge e il rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini, senza distinzioni di alcun tipo basate su motivazioni quali il genere, l'orientamento sessuale, la razza o la religione; esprime profonda preoccupazione per la possibile applicazione del diritto penale ai minori; invita il Brunei a non applicare, in nessuna circostanza, la pena capitale, pene detentive o la tortura ai minori;

6.  invita le autorità del Brunei a rispettare pienamente la libertà di religione nel Sultanato, come stabilito nella sua stessa costituzione, e a consentire la celebrazione pubblica di tutte le festività religiose, compreso il Natale; sottolinea che la legislazione in merito deve rispettare rigorosamente i diritti umani;

7.  incoraggia le autorità del Brunei a promuovere il dialogo politico con i principali soggetti interessati della società civile, le organizzazioni per i diritti umani, le istituzioni religiose e le organizzazioni imprenditoriali, sia all'interno che all'esterno del Brunei, al fine di promuovere e tutelare i diritti umani nel suo territorio; sottolinea il diritto a esprimere opinioni critiche o satiriche quale legittimo esercizio della libertà di espressione, sancito dal quadro internazionale sui diritti umani;

8.  esorta il Brunei a ratificare i restanti principali strumenti internazionali delle Nazioni Unite in materia di diritti umani, tra cui il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici e la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; esorta le autorità del Brunei a rivolgere un invito permanente a visitare il paese nel quadro di tutte le procedure speciali del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

9.  invita il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), nel caso di un'effettiva applicazione del codice penale basato sulla Sharia, a valutare la possibilità di adottare, a livello di UE, misure restrittive in relazione a gravi violazioni dei diritti umani, compresi il congelamento dei beni e i divieti di visto;

10.  invita il VP/AR a subordinare il riavvio dei negoziati per l'accordo di partenariato e cooperazione tra l'UE e il Brunei alla conformità del codice penale al diritto internazionale e alle norme internazionali in materia di diritti umani;

11.  sottolinea il lavoro dei difensori dei diritti umani ai fini della promozione e della protezione dei diritti delle persone LGBTI; invita le istituzioni dell'UE a intensificare il loro sostegno alle organizzazioni della società civile e ai difensori dei diritti umani in Brunei;

12.  invita la delegazione dell'UE in Indonesia e Brunei Darussalam a Giacarta, la delegazione dell'UE presso l'ASEAN e il SEAE a monitorare attentamente la situazione e a consultare le autorità, gli ambasciatori e i rappresentanti del Brunei a tal proposito; invita il SEAE a includere la situazione in Brunei tra i punti all'ordine del giorno del prossimo dialogo politico UE-ASEAN in materia di diritti umani;

13.  incoraggia gli Stati membri a partecipare attivamente al prossimo riesame periodico universale, che avrà luogo dal 6 al 17 maggio 2019 ed esaminerà la situazione relativa ai diritti umani in Brunei;

14.  sottolinea che, finché l'attuale codice penale sarà in vigore, le istituzioni dell'UE devono valutare la possibilità di iscrivere gli alberghi di proprietà della Brunei Investment Agency in una lista nera;

15.  invita l'UE e i suoi Stati membri a rispettare il quadro giuridico internazionale per quanto riguarda l'accesso alle procedure di asilo e la protezione umanitaria per le vittime dell'attuale codice penale del Brunei;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Servizio europeo per l'azione esterna, ai governi degli Stati membri, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, alla commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, al Segretariato dell'ASEAN, alla commissione intergovernativa dell'ASEAN sui diritti umani, al sultano del Brunei, Hassanl Bolkiah, e al governo del Brunei.


Accordo di cooperazione giudiziaria penale Eurojust-Danimarca *
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Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione, da parte di Eurojust, dell'accordo di cooperazione giudiziaria penale tra Eurojust e il Regno di Danimarca (07770/2019 – C8-0152/2019 – 2019/0805(CNS))
P8_TA-PROV(2019)0425A8-0192/2019

(Consultazione)

Il Parlamento europeo,

–  visto il progetto del Consiglio (07770/2019),

–  visti l'articolo 39, paragrafo 1, del trattato sull'Unione europea, quale modificato dal trattato di Amsterdam, e l'articolo 9 del protocollo n. 36 sulle disposizioni transitorie, a norma dei quali è stato consultato dal Consiglio (C8-0152/2019),

–  vista la decisione del Consiglio 2002/187/GAI, del 28 febbraio 2002, che istituisce Eurojust per rafforzare la lotta contro le forme gravi di criminalità(1), in particolare l'articolo 26 bis, paragrafo 2,

–  visto l'articolo 78 quater del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (A8-0192/2019),

1.  approva il progetto del Consiglio;

2.  invita il Consiglio ad informarlo qualora intenda discostarsi dal testo approvato dal Parlamento;

3.  chiede al Consiglio di consultarlo nuovamente qualora intenda modificare sostanzialmente il testo approvato dal Parlamento;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione.

(1) GU L 63 del 6.3.2002, pag. 1.


Livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi (COM(2018)0284 – C8-0197/2018 – 2018/0143(COD))
P8_TA-PROV(2019)0426A8-0354/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0284),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0197/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 ottobre 2018(1),

–  previa consultazione del Comitato delle regioni,

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 22 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0354/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi e modifica i regolamenti (CE) n. 595/2009 e (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 96/53/CE del Consiglio

P8_TC1-COD(2018)0143


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 192, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

previa consultazione del Comitato delle regioni,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  L'accordo di Parigi stabilisce, tra l'altro, un obiettivo a lungo termine in linea con l'obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e di proseguire gli sforzi per mantenerlo a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Le più recenti conclusioni scientifiche riportate dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) nella sua relazione speciale sugli effetti del riscaldamento globale pari a 1,5°C in più rispetto ai livelli preindustriali e sulle relative tabelle di marcia riguardanti le emissioni mondiali di gas a effetto serra confermano in modo inequivocabile gli effetti negativi del cambiamento climatico. Tale relazione speciale conclude che le riduzioni delle emissioni in tutti i settori sono cruciali al fine di limitare il riscaldamento climatico.

(2)   Al fine di contribuire agli obiettivi dell'accordo di Parigi, la trasformazione dell'intero settore dei traporti verso il livello zero di emissioni deve essere accelerata, considerando la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2018 dal titolo "Un pianeta pulito per tutti, Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra", che delinea l'insieme delle trasformazioni economiche e sociali da intraprendere, con la partecipazione di tutti i settori dell'economia e della società, per realizzare la transizione verso quota zero emissioni nette entro il 2050. Occorre inoltre ridurre drasticamente e senza indugi le emissioni di inquinanti atmosferici provenienti dai trasporti, che danneggiano significativamente la salute umana e l'ambiente.

(3)  ▌Il 31 maggio 2017 e l’8 novembre 2017 la Commissione ha adottato i pacchetti sulla mobilità, rispettivamente "L'Europa in movimento" – Un'agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti” e “Mobilità a basse emissioni: manteniamo gli impegni – Un'Unione europea che protegge il pianeta, dà forza ai suoi consumatori e difende la sua industria e i suoi lavoratori”. Tali pacchetti contengono un'agenda virtuosa intesa, fra l'altro, a garantire una transizione agevole verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti.

(4)  Il presente regolamento fa parte del terzo pacchetto sulla mobilità della Commissione del 17 maggio 2018, dal titolo "L'Europa in movimento: iniziativa della Commissione per una mobilità pulita, competitiva e interconnessa", che fa seguito alla comunicazione della Commissione del 13 settembre 2017 dal titolo "Investire in un'industria intelligente, innovativa e sostenibile - Una nuova strategia di politica industriale dell'UE". Il presente regolamento intende anche completare il processo che consentirà all'Unione di sfruttare appieno i vantaggi della modernizzazione e decarbonizzazione in questo settore. Tale terzo pacchetto sulla mobilità si prefigge di rendere la mobilità europea più sicura e accessibile, l'industria europea più competitiva, i posti di lavoro in Europa più sicuri e il sistema mobilità più pulito e più adatto alla necessità imperativa di affrontare i cambiamenti climatici. Ciò richiederà il pieno impegno dell'Unione, degli Stati membri e dei portatori di interessi, non da ultimo intensificando gli sforzi per ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e l'inquinamento atmosferico.

(5)  Il presente regolamento, insieme al regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(4)(5), delinea un percorso chiaro per la riduzione delle emissioni di CO2 generate dal settore dei trasporti stradali e contribuisce a conseguire l'obiettivo vincolante relativo alla riduzione entro il 2030 di almeno il 40% , rispetto al 1990, delle emissioni di gas a effetto serra in tutti i settori dell'economia dell'Unione, come sancito nelle conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 e approvato dal Consigliodel 6 marzo 2015 quale contributo determinato dell'Unione, stabilito a livello nazionale, nell'ambito dell'accordo di Parigi.

(6)  Le conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014 hanno approvato una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 30 % entro il 2030 rispetto ai valori del 2005 per i settori che non rientrano nel sistema di scambio di quote di emissioni dell'Unione europea. Il trasporto su strada contribuisce in modo rilevante alle emissioni di gas a effetto serra di tali settori. Il settore del trasporto su strada nel 2016 è stato responsabile di circa il 25 % del totale delle emissioni dell'Unione. Il livello delle emissioni mostra una tendenza all'aumento e rimane nettamente al di sopra di quello registrato nel 1990. Se continuano ad aumentare, le emissioni del settore del trasporto su strada comprometteranno le riduzioni di emissioni ottenute in altri settori per la lotta ai cambiamenti climatici.

(7)  Nelle conclusioni del 23 e 24 ottobre 2014 il Consiglio europeo ha evidenziato l'importanza di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e i rischi connessi alla dipendenza da combustibili fossili nel settore dei trasporti tramite un approccio globale e tecnologicamente neutro volto a promuovere la riduzione delle emissioni e l'efficienza energetica nei trasporti, i trasporti elettrici e le fonti energetiche rinnovabili nel settore dei trasporti anche dopo il 2020.

(8)  Al fine di fornire ai consumatori dell'Unione un approvvigionamento energetico sicuro, sostenibile, competitivo e a prezzi accessibili, il contributo dell'efficienza energetica alla moderazione della domanda è una delle cinque dimensioni, strettamente interconnesse e che si rafforzano reciprocamente, illustrate nella comunicazione della Commissione del 25 febbraio 2015 dal titolo "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici” ", . Tale comunicazione sottolinea che, sebbene tutti i settori economici debbano adottare misure per rendere più efficiente il loro consumo di energia, in termini di efficienza energetica il potenziale del settore dei trasporti è enorme.

(9)  Le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti, inclusi autocarri, autobus e pullman rappresentano circa il 6 % del totale delle emissioni nell'Unione e circa il 25 % del totale delle emissioni di CO2 generate dal trasporto stradale. In assenza di ulteriori provvedimenti, è previsto un aumento della quota di emissioni prodotte dai veicoli pesanti di circa il 9 % tra il 2010 e il 2030. Attualmente, la normativa dell'Unione non prevede obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, motivo per cui è necessario adottare senza indugio misure specifiche per tali veicoli.

(10)  È pertanto opportuno stabilire obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ per il 2025 e per il 2030 in relazione alla flotta di nuovi veicoli pesanti a livello dell'Unione, tenendo conto dei tempi di rinnovo del parco veicoli e della necessità che il settore dei trasporti su strada contribuisca agli obiettivi climatici ed energetici dell'Unione per il 2030 e oltre. Questo approccio graduale fornisce anche un segnale chiaro e tempestivo all'industria, affinché acceleri l'introduzione sul mercato di tecnologie efficienti sul piano energetico e di veicoli pesanti a zero-basse emissioni. La diffusione di veicoli pesanti a zero emissioni dovrebbe altresì contribuire ad affrontare i principali problemi di mobilità urbana. Oltre a essere indispensabile per ridurre le emissioni di CO2 generate dal trasporto su strada, la promozione di tali veicoli pesanti da parte dei costruttori è importante anche per ridurre efficacemente gli inquinanti atmosferici e i livelli eccessivi di rumore nelle città e nelle aree urbane.

(11)  Al fine di sfruttare appieno il potenziale di efficienza energetica e garantire che il settore dei trasporti su strada nel suo insieme contribuisca alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, è opportuno integrare le norme già esistenti in materia di emissioni di CO2 per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri nuovi definendo livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 per i veicoli pesanti nuovi. Tali livelli di prestazione costituiranno un forte incentivo all'innovazione per tecnologie efficienti nel consumo di carburante, contribuendo a rafforzare la posizione tecnologica di punta dei costruttori e dei fornitori dell'Unione e garantendo nel lungo termine posti di lavoro altamente qualificati.

(12)  Tenendo conto del fatto che i cambiamenti climatici sono un problema transfrontaliero e della necessità di garantire il buon funzionamento del mercato unico, sia per i servizi di trasporto su strada sia per i veicoli pesanti, evitando nel contempo la frammentazione del mercato, è opportuno fissare norme sulle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti a livello unionale. Tali norme dovrebbero fare salvo il diritto della concorrenza dell’Unione.

(13)  Nel definire i livelli di riduzione delle emissioni di CO2che il parco veicoli pesanti dell'Unione dovrà ottenere, occorre considerarne l'efficacia nel fornire un contributo efficiente in termini di costi alla riduzione delle emissioni di CO2 dei settori disciplinati dal regolamento ▌(UE) 2018/842 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) entro il 2030, nonché i costi e i risparmi che ne derivano per la società, per i costruttori, per gli operatori del settore e per i consumatori, oltre che i loro effetti diretti e indiretti sull'occupazione e sull'innovazione e i benefici complementari generati, in termini di minor inquinamento atmosferico e maggior sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

(14)  È opportuno garantire una transizione equa e socialmente accettabile verso una mobilità a zero emissioni. È quindi importante tenere conto degli effetti sociali della transizione lungo tutta la catena di valore del settore automobilistico e affrontare in modo proattivo le conseguenze sull'occupazione. È opportuno pertanto elaborare programmi mirati a livello unionale, nazionale e regionale per il reimpiego, la riqualificazione e lo sviluppo delle competenze dei lavoratori nonché iniziative di formazione e di ricerca di un lavoro nelle comunità e nelle regioni colpite, in stretta collaborazione con le parti sociali e le autorità competenti. Nel quadro di tale transizione, l'occupazione femminile e le pari opportunità in tale settore andrebbero potenziate.

(15)  Una transizione riuscita verso una mobilità a zero emissioni richiede un approccio integrato e un contesto adeguato, che consenta di stimolare l'innovazione e mantenere la leadership tecnologica dell'Unione nel settore del trasporto su strada. A tal fine sono necessari investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione, una maggiore offerta di veicoli pesanti a zero e basse emissioni, la realizzazione di infrastrutture di ricarica e rifornimento, l'integrazione nei sistemi dell'energia nonché l'approvvigionamento sostenibile di materiali e la produzione, il riutilizzo e il riciclo sostenibile di batterie in Europa. Ciò richiede un'azione coerente a livello di Unione, nazionale, regionale e locale, anche attraverso incentivi per sostenere la diffusione dei veicoli pesanti a zero e basse emissioni.

(16)  Con l'attuazione del regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) è stata introdotta anche una nuova procedura per determinare le emissioni di CO2 e il consumo di carburante dei veicoli pesanti. Il regolamento (UE) 2017/2400 della Commissione(8) prevede una metodologia basata sullo strumento VECTO che consente di simulare le emissioni di CO2 e il consumo di carburante dei veicoli pesanti completi. Il metodo consente di tenere conto della eterogeneità che caratterizza il settore dei veicoli pesanti e dell'elevato livello di personalizzazione dei singoli veicoli pesanti. In una prima fase, a partire dal 1º luglio 2019, vengono determinate le emissioni di CO2 di quattro gruppi di veicoli pesanti che rappresentano tra il 65 % e il 70 % circa di tutte le emissioni di CO2 prodotte dal parco veicoli pesanti dell'Unione.

(17)  Per tenere conto delle innovazioni e dell'applicazione delle nuove tecnologie che incrementano il risparmio di carburante dei veicoli pesanti, lo strumento di simulazione VECTO e il regolamento (UE) 2017/2400 saranno costantemente e tempestivamente aggiornati.

(18)  I dati sulle emissioni di CO2 determinati ai sensi del regolamento (UE) 2017/2400 sono monitorati a norma del regolamento (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio(9). I dati dovrebbero fungere da base per determinare sia gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che i quattro gruppi di veicoli pesanti più inquinanti dell'Unione devono raggiungere, sia le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore in un determinato periodo di riferimento.

(19)  È opportuno stabilire un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2025 corrispondente a una riduzione relativa basata sulle emissioni medie di CO2 ▌di tali veicoli pesanti di nuova immatricolazione nel periodo dal 1º luglio 2019 al 30 giugno 2020, in modo da rispecchiare il diffondersi di tecnologie efficaci in termine di costi ormai disponibili per i veicoli convenzionali. Si dovrebbe inoltre fissare un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 per gli anni dal 2030 in poi. Tale obiettivo dovrebbe applicarsi, salvo altrimenti stabilito sulla base di un riesame da effettuare nel 2022 ▌. L'obiettivo relativo al 2030 dovrebbe essere valutato conformemente agli impegni assunti dall'Unione europea nel quadro dell'accordo di Parigi.

(20)  Per garantire la solidità delle emissioni di CO2 di riferimento rispetto a un aumento delle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti attraverso mezzi procedurali indebiti, il che non sarebbe rappresentativo di una situazione in cui le emissioni di CO2 sono già disciplinate, è opportuno prevedere una metodologia per correggere le emissioni di CO2 di riferimento laddove necessario.

(21)  Per i veicoli pesanti, il gas naturale liquefatto (GNL) è un combustibile alternativo al gasolio. La diffusione delle attuali e future tecnologie più innovative basate sul GNL contribuirà al raggiungimento degli obiettivi in materia di riduzione delle emissioni di CO2 nel breve e medio termine, poiché il loro uso comporta una riduzione delle emissioni di CO2 rispetto ai veicoli diesel. Il potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli alimentati a GNL è già pienamente rispecchiato nello strumento VECTO. Inoltre, le attuali tecnologie GNL garantiscono un basso livello di emissioni di inquinanti atmosferici, quali NOx e particolato. È già operativa un'infrastruttura minima di rifornimento sufficiente che va man mano ampliandosi nell'ambito di politiche nazionali di sostegno alle infrastrutture per i combustibili alternativi.

(22)  Ai fini del calcolo delle emissioni di riferimento ▌, come base per stabilire gli obiettivi specifici di emissioni di CO2 per il 2025 e il 2030, occorre prendere in considerazione il potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 del parco veicoli pesanti ▌. È pertanto opportuno escludere dal calcolo i veicoli professionali, ad esempio quelli per la raccolta dei rifiuti urbani o per lavori edili. Si tratta di veicoli a chilometraggio relativamente basso e, visti i tipi di percorsi effettuati, le misure tecniche per ridurre le emissioni di CO2 e il consumo di carburante non sembrano essere efficaci sotto il profilo dei costi come lo sono invece per i veicoli pesanti utilizzati per la consegna di merci.

(23)  Gli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 dovrebbero essere espressi in grammi di CO2 per tonnellata-chilometro, in modo da riflettere l'utilità dei veicoli pesanti.

(24)  Deve essere garantita un'equa ripartizione degli obblighi di riduzione delle emissioni totali di CO2 tra i costruttori, tenendo conto della diversità dei veicoli pesanti in termini di progettazione oltre che del tipo di percorsi effettuati, del chilometraggio annuale, del carico utile e della configurazione del rimorchio. È pertanto appropriato distinguere i veicoli pesanti in base a sottogruppi diversi e distinti che ne riflettano il modello di consumo tipico e le caratteristiche tecniche specifiche. Fissando obiettivi annuali specifici del costruttore per le emissioni di CO2, corrispondenti alla media ponderata degli obiettivi definiti per ciascun sottogruppo, ai costruttori viene effettivamente consentito di bilanciare un'eventuale prestazione insufficiente dei veicoli di alcuni sottogruppi con una prestazione migliore di altri sottogruppi di veicoli, tenendo conto delle emissioni medie di CO2 nel ciclo di vita dei diversi sottogruppi di veicoli.

(25)  La conformità del costruttore ai propri obiettivi specifici annuali per le emissioni di CO2 dovrebbe essere valutata sulla base delle sue emissioni medie di CO2. Quando si determinano le emissioni specifiche medie di CO2, si dovrebbe tener conto anche delle specificità che sono riflesse nei diversi sottogruppi di veicoli. Di conseguenza, le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore dovrebbero basarsi sulle emissioni medie di CO2 determinate per ciascun sottogruppo di veicoli, includendo una ponderazione basata sul chilometraggio medio annuale e sul carico utile medio, in modo da riflettere le emissioni di CO2 totali nel ciclo di vita. A causa del limitato potenziale di riduzione delle emissioni di CO2, i veicoli professionali non dovrebbero essere presi in considerazione per il calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2.

(26)  Per garantire l'agevole transizione verso una mobilità a emissioni zero e fornire incentivi per lo sviluppo e la diffusione sul mercato dell'Unione di veicoli pesanti a zero-basse emissioni ad integrazione degli strumenti sul lato della domanda, come la direttiva 2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(10), è opportuno introdurre, per i periodi di riferimento anteriori al 2025, un apposito meccanismo di incentivazione costituito da supercrediti e fissare, per i periodi di riferimento a partire dal 2025, una soglia di riferimento relativo alla quota di veicoli pesanti a zero-basse emissioni nel parco veicoli di un costruttore.

(27)  Il sistema di incentivi dovrebbe essere concepito in modo da garantire ai fornitori dell'infrastruttura di ricarica e ai costruttori la certezza degli investimenti, al fine di promuovere la rapida diffusione dei veicoli pesanti a zero-basse emissioni sul mercato dell'Unione, garantendo nel contempo ai costruttori una certa flessibilità nella determinazione delle tempistiche dei loro investimenti.

(28)  Ai fini del calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore, nei periodi di riferimento anteriori al 2025 tutti i veicoli pesanti a zero-basse emissioni dovrebberoessere conteggiati più volte. Per i periodi di riferimento a partire dal 2025, le emissioni specifiche medie di CO2 di un costruttore dovrebbero essere calcolate tenendo conto dei risultati conseguiti dal costruttore rispetto alla soglia di riferimento per i veicoli pesanti a zero e basse emissioni. Il livello degli incentivi dovrebbe variare in base alle effettive emissioni di CO2 del veicolo. Al fine di evitare un indebolimento degli obiettivi ambientali, le riduzioni delle emissioni di CO2 così realizzate dovrebbero essere soggette a un limite massimo.

(29)  I veicoli pesanti a basse emissioni dovrebbero essere incentivati solo se le loro emissioni di CO2 sono inferiori alla metà ▌delle emissioni di CO2 di riferimento di tutti i veicoli del sottogruppo di veicoli cui appartiene il veicolo pesante. Si tratta di un approccio ▌in grado di incentivare l'innovazione in questo settore.

(30)  Nel definire il meccanismo di incentivazione per la diffusione di veicoli pesanti a emissioni zero, dovrebbero essere inclusi anche i piccoli autocarri ▌che non sono soggetti agli obiettivi di riduzione in materia di emissioni di CO2 ai sensi del presente regolamento. Si tratta di veicoli che offrono vantaggi significativi in quanto contribuiscono a risolvere i problemi di inquinamento atmosferico nelle città. ▌Pertanto, al fine di garantire che gli incentivi siano distribuiti in modo equilibrato tra i diversi tipi di veicoli, anche le riduzioni delle emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore derivanti dai piccoli autocarri ▌a emissioni zero dovrebbero essere soggette ad un limite massimo.

(31)  Al fine di promuovere un'attuazione degli obblighi di riduzione delle emissioni di CO2 che sia efficace sotto il profilo dei costi, e tenendo conto delle variazioni nella composizione del parco veicoli pesanti e nelle emissioni di CO2 nel corso degli anni, i costruttori dovrebbero anche avere la possibilità di controbilanciare una prestazione migliore rispetto al loro obiettivo specifico per le emissioni di CO2 in un determinato anno con una prestazione insufficiente in un altro anno.

(32)  Allo scopo di incentivare riduzioni rapide delle emissioni di CO2, il costruttore le cui emissioni specifiche medie di CO2 si collocano al di sotto di una traiettoria di riduzione definita dalle emissioni di CO2 di riferimento ▌e dall'obiettivo per le emissioni di CO2 al 2025, dovrebbe essere in grado di accumulare i crediti di emissioni e utilizzarli ai fini della conformità all'obiettivo per il 2025. Similmente, il costruttore le cui emissioni specifiche medie di CO2 si collocano al di sotto della traiettoria di riduzione delle emissioni di CO2 tra l'obiettivo del 2025 e l'obiettivo applicabile a partire dal 2030 dovrebbe essere in grado di accumulare dei crediti di emissioni e utilizzarli ai fini della conformità agli obiettivi delle emissioni di CO2 dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2030.

(33)  In caso di non conformità con l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 in uno qualsiasi dei periodi di riferimento di 12 mesi a decorrere dal 1º luglio 2025 al 30 giugno 2030, un costruttore dovrebbe altresì avere la possibilità di accumulare un numero limitato di debiti di emissioni. Tuttavia, i costruttori dovrebbero liberarsi di ogni debito di emissioni residuo nel periodo di riferimento dell'anno 2029 che finisce il 30 giugno 2030.

(34)  I crediti e i debiti di emissioni dovrebbero essere presi in considerazione solo al fine di determinare la conformità del costruttore al suo obiettivo specifico per le emissioni di CO2 e non intesi come attività trasferibili o soggette a misure fiscali.

(35)  La Commissione dovrebbe imporre al costruttore cui competano emissioni di CO2 in eccesso una sanzione finanziaria sotto forma di indennità per queste emissioni di CO2 eccedentarie, tenendo conto dei crediti e debiti di emissione. Le informazioni sulle emissioni di CO2 in eccesso dei costruttori dovrebbero essere rese pubbliche. Per costituire un incentivo tale da indurre i costruttori a prendere provvedimenti per ridurre le emissioni specifiche di CO2 dei veicoli pesanti, è importante che l'indennità ecceda la media dei costi marginali delle tecnologie necessarie al conseguimento degli obiettivi per le emissioni di CO2. La metodologia per riscuotere le indennità dovrebbe essere determinato mediante un atto di esecuzione, tenendo conto della metodologia adottata ai sensi del regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(11). Le indennità dovrebbero essere considerate entrate del bilancio generale dell'Unione europea. Nel quadro della valutazione da effettuare a norma del regolamento (UE) 2019/...(12), la Commissione dovrebbe valutare la possibilità di assegnare tali importi a un fondo specifico o a un programma pertinente, inteso a garantire una transizione equa verso una mobilità a zero emissioni e a sostenere la riconversione, la riqualificazione e l'aggiornamento delle altre competenze dei lavoratori nel settore automobilistico.

(36)  Al fine di assicurare la realizzazione degli obiettivi per le emissioni di CO2 di cui al presente regolamento è necessario un solido meccanismo di controllo. Gli obblighi per i costruttori in merito alla fornitura di dati accurati ai sensi del regolamento (UE) 2018/956, insieme alle sanzioni amministrative che possono essere irrogate in caso di non conformità, contribuiscono a garantire la solidità dei dati usati ai fini della conformità agli obiettivi a norma del presente regolamento.

(37)  Per ottenere le riduzioni delle emissioni di CO2 a norma del presente regolamento è essenziale che le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in uso siano conformi ai valori determinati a norma del regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione. Nel calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore, la Commissione dovrebbe quindi poter tener conto di eventuali casi di non conformità sistematica riscontrata dalle autorità di omologazione per quanto riguarda le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in uso.

(38)  Per essere in grado di adottare tali misure, la Commissione dovrebbe avere facoltà di stabilire e attuare una procedura di verifica della corrispondenza tra le emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio, come stabilito a norma del regolamento (CE) n. 595/2009 e delle relative misure di attuazione, con i valori di emissioni di CO2 registrati nei certificati di conformità e nei certificati di omologazione individuale o nei file di informazioni per il cliente. In sede di elaborazione di tale procedura, è opportuno prestare una particolare attenzione a identificare metodi, tra cui l'utilizzo di dati provenienti da dispositivi a bordo per il monitoraggio del consumo di carburante e/o energia, per rilevare strategie intese a migliorare artificialmente la prestazione di un veicolo in termini di CO2 nella procedura di certificazione. Qualora, nel corso di tali verifiche, siano rilevate deviazioni o strategie intese a migliorare artificialmente le prestazioni di un veicolo in termini di CO2, tali risultanze devono essere considerate ragioni sufficienti per sospettare che vi sia un grave rischio di non conformità ai requisiti previsti dal regolamento (CE) n. 595/2009 e dal regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio(13), e gli Stati membri dovrebbero, su tale base, adottare le misure necessarie a norma del capo XI del regolamento (UE) 2018/858.

(39)  L'efficacia degli obiettivi in materia di emissioni di CO2 di cui al presente regolamento è strettamente dipendente dalla rappresentatività reale della metodologia utilizzata per determinare le emissioni di CO2 rispetto al mondo reale. In conformità con il parere del meccanismo di consulenza scientifica (SAM) del 2016 riguardo ai veicoli leggeri e la raccomandazione del Parlamento europeo a seguito della sua inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico, anche nel caso dei veicoli pesanti è opportuno mettere in atto un meccanismo per valutare la rappresentatività dei valori delle emissioni di CO2 e del consumo energetico stabiliti a norma del regolamento (UE) 2017/2400 rispetto al mondo reale. Il modo più affidabile per garantire la rappresentatività di tali valori rispetto al mondo reale consiste nell'utilizzare i dati dei dispositivi di monitoraggio del consumo di carburante e/o energia presenti a bordo. È pertanto opportuno delegare alla Commissione il potere di elaborare le procedure necessarie per raccogliere e trattare i dati relativi al consumo di carburante ed energia, necessari per eseguire tali valutazioni, e di garantire che tali dati siano resi pubblici, provvedendo nel contempo alla protezione di eventuali dati personali.

(40)  È opportuno che la Commissione valuti in che modo i dati sul consumo di carburante e di energia possono contribuire a garantire che le emissioni di CO2 dei veicoli, determinate mediante lo strumento VECTO conformemente al regolamento (CE) n. 595/2009 e alle relative misure di attuazione, continuino a essere rappresentativi nel tempo delle emissioni di CO2 reali per tutti i costruttori e, più precisamente, in che modo tali dati possono essere utilizzati per monitorare il divario tra i valori di emissione di CO2 determinati mediante lo strumento VECTO e i valori reali delle emissioni di CO2 e, se necessario, per prevenire che tale divario si allarghi.

(41)  Nel 2022 la Commissione dovrebbe valutare l'efficacia dei livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 di cui al presente regolamento, in particolare il livello dell’obiettivo di riduzione in materia di emissioni di CO2 da conseguire entro il 2030, le modalità a disposizione per conseguire tale obiettivo e addirittura sorpassarlo, nonché la definizione di obiettivi di riduzione in materia di emissioni di CO2 per altri tipi di veicoli pesanti, come i piccoli autocarri, i veicoli professionali, gli autobus, i pullman e i rimorchi. Tale valutazione dovrebbe anche prendere in considerazione, esclusivamente ai fini del presente regolamento, i veicoli pesanti e le combinazioni di veicolo, tenendo conto dei pesi e delle dimensioni ▌applicabili al trasporto nazionale, ad esempio i concetti modulari e intermodali, valutando nel contempo anche eventuali aspetti di sicurezza ed efficienza dei trasporti, nonché eventuali effetti intermodali, ambientali, infrastrutturali e di rimbalzo, come pure la situazione geografica degli Stati membri.

(42)  È importante valutare a livello di Unione le emissioni di CO2 dei veicoli commerciali pesanti prodotte durante l'intero ciclo di vita. A tal fine, è opportuno che la Commissione consideri, non oltre il 2023, la possibilità di sviluppare una metodologia comune dell'Unione per una valutazione e una comunicazione coerente dei dati relativi alle emissioni di CO2 prodotte durante l'intero ciclo di vita dei veicoli commerciali pesanti immessi sul mercato dell'Unione. La Commissione dovrebbe adottare misure di follow-up, incluse, se del caso, proposte legislative.

(43)  Al fine di garantire che le emissioni specifiche di CO2 dei veicoli pesanti rimangano rappresentative e costantemente aggiornate, occorre che il presente regolamento rispecchi le modifiche del regolamento (CE) n. 595/2009 e delle relative misure di attuazione che incidono su tali emissioni specifiche di CO2. A tal fine, la Commissione dovrebbe avere il potere di stabilire una metodologia da utilizzare per definire un modello di veicolo pesante rappresentativo di ciascun sottogruppo di veicoli, sulla base del quale valutare le modifiche delle emissioni specifiche di CO2.

(44)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento in relazione alla pubblicazione di una lista contenente alcuni dati e performance dei costruttori.(14).

(45)  È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del presente regolamento in relazione all’identificazione di veicoli che sono certificati come veicoli professionali e all’applicazione di correzioni alle emissioni specifiche annuali medie di CO2 di un costruttore, alla riscossione delle indennità per le emissioni di CO2 in eccesso, alla segnalazione degli scostamenti nei valori delle emissioni di CO2 e alla loro considerazione ai fini del calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2, alla valutazione dell'applicazione delle condizioni alle quali sono state determinate le emissioni di CO2 di riferimento e i criteri per stabilire se tali emissioni siano state indebitamente alzate e come, in tal caso, debbano essere corrette, alla necessità che alcuni parametri relativi alle emissioni reali CO2 e al consumo energetico da parte di veicoli pesanti siano messi a disposizione della Commissione, all’effettuazione di verifiche che i valori delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante registrati nei file di informazioni per il cliente corrispondano alle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio e alla presenza di strategie che migliorino artificialmente le prestazioni del veicolo nelle prove eseguite o nei calcoli effettuati, e alla definizione di uno o più veicoli rappresentativi di un sottogruppo sulla base dei quali è determinato l'adeguamento del carico utile. È opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di garantire condizioni uniformi di esecuzione del regolamento (CE) n. 595/2009 riguardo alla determinazione di taluni aspetti in relazione alle prestazioni ambientali dei veicoli delle categorie M2, M3, N2, N3, O3 e O4. Le competenze di esecuzione di cui al presente considerando dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio.

(46)  Al fine di integrare o modificare alcuni elementi non essenziali delle disposizioni del presente regolamento, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea riguardo all'adeguamento delle emissioni di CO2 di riferimento, alla formulazione dei principi guida e dei criteri per la definizione delle procedure per la verifica delle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio e alla modifica degli allegati del presente regolamento relativamente ad alcuni parametri tecnici tra cui la ponderazione dei profili di utilizzo, dei valori dei carichi utili e dei chilometraggi annuali, nonché i fattori di adeguamento del carico utile. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(15). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(47)  Poiché gli obiettivi del presente regolamento, segnatamente la definizione dei livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. Il presente regolamento si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(48)  È pertanto opportuno modificare di conseguenza i regolamenti (CE) n. 595/2009 e (UE) 2018/956 nonché la direttiva 96/53/CE del Consiglio(16),

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Oggetto e finalità

Al fine di contribuire a raggiungere l'obiettivo dell'Unione di ridurre del 30 %, entro il 2030, le sue emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 2005 nei settori contemplati dall'articolo 2 del regolamento (UE) 2018/842 e a raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi e per garantire il corretto funzionamento del mercato interno, il presente regolamento stabilisce i requisiti di prestazione in materia di emissioni di CO2 per i veicoli pesanti nuovi, in virtù dei quali le emissioni specifiche di CO2 del parco dei veicoli pesanti nuovi dell'Unione siano ridotte rispetto ai valori delle emissioni di CO2 di riferimento come segue:

(a)  del 15 % per i periodi di riferimento a partire dall'anno 2025;

(b)  del 30 % per i periodi di riferimento a partire dall'anno 2030, ▌salvo altrimenti stabilito sulla base del riesame di cui all'articolo 15.

Le emissioni di CO2 di riferimento si basano sui dati di monitoraggio ▌ comunicati ai sensi del regolamento (UE) 2018/956 per il periodo dal 1º luglio 2019 al 30 giugno 2020 ("periodo di riferimento"), esclusi i veicoli professionali, e sono calcolate conformemente al punto 3 dell'allegato I del presente regolamento.

Articolo 2

Ambito di applicazione

1.  Il presente regolamento si applica ai veicoli pesanti nuovi delle categorie N2 e N3 che rispondono alle caratteristiche indicate di seguito:

a)  autocarri rigidi con una configurazione degli assi 4x2 e una massa massima a pieno carico tecnicamente ammissibile superiore a 16 tonnellate;

b)  autocarri rigidi con una configurazione degli assi 6x2;

c)  trattori stradali con una configurazione degli assi 4x2 e una massa massima a pieno carico tecnicamente ammissibile superiore a 16 tonnellate; e

d)  trattori stradali con una configurazione degli assi 6x2.

Ai fini dell'articolo 5 e del punto 2.3 dell'allegato I del presente regolamento, il presente regolamento si applica inoltre ▌ai veicoli pesanti della categoria N che non rientrano nell'ambito di applicazione del regolamento (UE) n. 510/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(17) e che non soddisfano le caratteristiche di cui al primo comma, lettere da a) a d), del presente paragrafo.

Le categorie di veicoli di cui al primo e al secondo comma del presente paragrafo si riferiscono alle categorie di veicoli definite nell'allegato II della direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(18).

2.  Ai fini del presente regolamento, i veicoli di cui al paragrafo 1 sono considerati veicoli pesanti nuovi in un determinato periodo di 12 mesi a decorrere dal 1º luglio se immatricolati per la prima volta nell'Unione nel corso di tale periodo e non precedentemente immatricolati al di fuori dell'Unione.

Non si tiene conto di precedenti immatricolazioni effettuate al di fuori dell’Unione se avvenute meno di tre mesi prima di quella nell'Unione.

3.  La Commissione adotta, mediante atti di esecuzione, una procedura specifica intesa a identificare i veicoli pesanti che sono certificati come veicoli professionali ai sensi del regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione ma che non sono immatricolati come tali, e applica correzioni alle emissioni specifiche medie annuali di CO2 del costruttore per tenere conto di detti veicoli, a decorrere dal periodo di riferimento dell'anno 2021 e per ogni successivo periodo di riferimento. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2, del presente regolamento.

Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

1)  "emissioni di CO2 di riferimento": la media, determinata conformemente al punto 3 dell'allegato I, delle emissioni specifiche di CO2 nel periodo di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma, di tutti i veicoli pesanti nuovi in ciascun sottogruppo di veicoli, escludendo i veicoli professionali;

2)  "emissioni specifiche di CO2 ": le emissioni di CO2 di un singolo veicolo pesante determinate conformemente al punto 2.1 dell'allegato I;

3)  "periodo di riferimento dell'anno Y": il periodo che va dal 1º luglio dell'anno Y al 30 giugno dell'anno Y+1;

4)  "emissioni specifiche medie di CO2": la media, determinata conformemente al punto 2.7 dell'allegato I, delle emissioni specifiche di CO2 dei veicoli pesanti nuovi del costruttore in un dato periodo di riferimento;

5)  "obiettivo specifico per le emissioni di CO2": l'obiettivo per le emissioni di CO2 di un singolo costruttore, espresso in g/tkm e determinato ogni anno per il periodo di riferimento precedente conformemente al punto 4 dell'allegato I;

6)  "autocarro rigido": un autocarro non progettato né costruito per trainare un semirimorchio;

7)  "trattore stradale": un trattore progettato e costruito esclusivamente o principalmente per trainare semirimorchi;

8)  "sottogruppo di veicoli": un raggruppamento di veicoli quali definiti al punto 1 dell'allegato I, caratterizzati da un insieme di criteri tecnici comuni e specifici, rilevanti per determinare le loro emissioni di CO2 e il loro consumo di carburante;

9)  "veicolo professionale": un veicolo pesante ▌ per il quale sono state determinate le emissioni di CO2 e il consumo di carburante, in conformità del regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione, solo per profili di utilizzo diversi da quelli definiti al punto 2.1 dell'allegato I del presente regolamento;

10)  "costruttore": la persona o l'ente responsabile per la presentazione dei dati sui veicoli pesanti nuovi ai sensi dell'articolo 5 del regolamento (UE) 2018/956 o, nel caso di veicoli pesanti a emissioni zero, la persona o l'ente responsabile nei confronti dell'autorità di omologazione di tutti gli aspetti della procedura di omologazione CE globale dei veicoli o della procedura di omologazione individuale a norma della direttiva 2007/46/CE, nonché responsabile della conformità della produzione;

11)  "veicolo pesante a emissioni zero": un veicolo pesante privo di motore a combustione interna o con un motore a combustione interna le cui emissioni, determinate conformemente al regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione, siano inferiori a 1 g CO2/kWh, oppure le cui emissioni, determinate conformemente al regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio(19) e relative misure di attuazione, siano inferiori a 1 g CO2/km;

12)  "veicolo pesante a basse emissioni": un veicolo pesante, diverso da un veicolo pesante a emissioni zero, le cui emissioni specifiche di CO2, determinate conformemente al punto 2.3.3 dell'allegato I, siano meno della metà rispetto alle emissioni di CO2 di riferimento di tutti i veicoli del sottogruppo di veicoli cui appartiene il veicolo pesante;

13)  "profilo di utilizzo": la combinazione di un ciclo di velocità da raggiungere, un valore di carico utile, una configurazione per carrozzeria o rimorchio e, se applicabili, altri parametri, tale da riflettere l'uso specifico di un veicolo e sulla base della quale vengono determinati i valori ufficiali in materia di emissioni di CO2 e di consumo di carburante di un veicolo pesante;

14)  "ciclo di velocità da raggiungere": la descrizione della velocità del veicolo che il conducente intende raggiungere o alla quale deve limitarsi a causa delle condizioni del traffico, quale funzione della distanza percorsa in un viaggio;

15)  "carico utile": il peso delle merci trasportate da un veicolo, in diverse condizioni.

Articolo 4

Emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore

A partire dal 1º luglio 2020 e in ogni periodo di riferimento successivo, per ciascun costruttore la Commissione determina ▌ le emissioni specifiche medie di CO2 in g/tkm per il periodo di riferimento precedente, tenendo conto di quanto segue:

a)  i dati comunicati a norma del regolamento (UE) 2018/956 per i veicoli pesanti nuovi del costruttore immatricolati nel periodo di riferimento precedente, esclusi i veicoli professionali; e

b)  il fattore per zero-basse emissioni, determinato conformemente all'articolo 5.

Le emissioni specifiche medie di CO2 sono determinate conformemente al punto 2.7 dell'allegato I.

Articolo 5

Veicoli pesanti a zero-basse emissioni

1.  A partire dal 1º luglio 2020 e per ogni periodo di riferimento successivo, per ciascun costruttore la Commissione determina ▌ il fattore per zero-basse emissioni, per il periodo di riferimento precedente.

Il fattore per zero-basse emissioni tiene conto del numero e delle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti a zero-basse emissioni del parco veicoli del costruttore in un periodo di riferimento, includendo i veicoli pesanti a zero emissioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, secondo comma, nonché i veicoli professionali a zero-basse emissioni, ed è determinato conformemente al punto 2.3 dell'allegato I.

2.  Per i periodi di riferimento dal 2019 al 2024, ai fini del paragrafo 1 i veicoli pesanti a zero-basse emissioni sono conteggiati come segue:

(a)  un veicolo pesante a emissioni zero è conteggiato come due veicoli; e

(b)  un veicolo pesante a basse emissioni è conteggiato come fino a due veicoli, secondo una funzione delle sue emissioni specifiche di CO2 e della soglia di basse emissioni del sottogruppo di veicoli cui il veicolo appartiene quale definita al punto 2.3.3 dell'allegato I.

Il fattore per zero-basse emissioni è determinato conformemente al punto 2.3.1 dell'allegato I.

3.  Per i periodi di riferimento a partire dal 2025, il fattore per zero-basse emissioni è determinato sulla base di una soglia di riferimento del 2 % conformemente al punto 2.3.2 dell'allegato I.

4.  Il fattore per zero-basse emissioni di CO2 riduce al massimo del 3 % le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore. I veicoli pesanti a emissioni zero di cui all'articolo 2, paragrafo 1, secondo comma, contribuiscono a tale fattore riducendo al massimo dell'1,5 % le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore.

Articolo 6

Obiettivi specifici per le emissioni di CO2 di un costruttore

A partire dal 1º luglio 2026 e in ogni periodo di riferimento successivo, per ciascun costruttore la Commissione determina ▌ l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 per il periodo di riferimento precedente. L'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 è pari alla somma, sull'insieme dei sottogruppi di veicoli, dei prodotti dei seguenti valori:

a)  l'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 di cui all'articolo 1, primo comma, lettera a) o b), a seconda dei casi;

b)  le emissioni di CO2 di riferimento;

c)  la quota di veicoli del costruttore in ciascun sottogruppo di veicoli;

d)  i fattori di ponderazione inerenti al chilometraggio annuale e al carico utile, applicati a ciascun sottogruppo di veicoli.

L'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 è determinato conformemente al punto 4 dell'allegato I.

Articolo 7

Crediti e debiti di emissioni

1.  Al fine di determinare la conformità del costruttore agli obiettivi specifici per le emissioni di CO2 nei periodi di riferimento degli anni dal 2025 al 2029, sono presi in considerazione i suoi debiti o crediti di emissioni determinati in conformità dell’allegato I, punto 5, che corrispondono al numero dei veicoli pesanti nuovi del costruttore in un periodo di riferimento, esclusi i veicoli professionali, moltiplicato per:

(a)  la differenza tra la traiettoria di riduzione delle emissioni di CO2 di cui al paragrafo 2 e le emissioni specifiche medie di CO2 di tale costruttore, se la differenza è un valore positivo ("crediti di emissioni"); o

(b)  la differenza tra le emissioni specifiche medie di CO2 e l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 di tale costruttore, se la differenza è un valore positivo ("debiti di emissioni").

I crediti di emissioni sono acquisiti nei periodi di riferimento degli anni dal 2019 al 2029. Tuttavia, i crediti di emissioni acquisiti nei periodi di riferimento degli anni dal 2019 al 2024 sono presi in considerazione al fine di determinare la conformità del costruttore unicamente all'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 del periodo di riferimento dell'anno 2025.

I debiti di emissioni sono acquisiti nei periodi di riferimento degli anni dal 2025 al 2029. Tuttavia il debito totale di emissioni di un costruttore non può superare il 5 % dell'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno 2025, moltiplicato per il numero dei suoi veicoli pesanti nel periodo in questione ("limite dei debiti di emissioni").

I crediti e debiti di emissioni acquisiti nei periodi di riferimento degli anni dal 2025 al 2028 sono riportati, se del caso, da un periodo di riferimento al successivo. Eventuali debiti di emissioni residui sono liquidati nel periodo di riferimento dell’anno 2029.

2.  La traiettoria di riduzione delle emissioni di CO2 ▌è fissata per ciascun costruttore conformemente al punto 5.1 dell'allegato I, sulla base di una traiettoria lineare tra le emissioni di CO2 di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma, e l'obiettivo per le emissioni di CO2 per il periodo di riferimento dell'anno 2025 indicato al medesimo articolo, primo comma, lettera a), nonché tra l'obiettivo per le emissioni di CO2 per il periodo di riferimento dell'anno 2025 e l'obiettivo per le emissioni di CO2 applicabile a partire dal periodo di riferimento dell'anno 2030, come stabilito dal primo comma, lettera b), di tale articolo ▌.

Articolo 8

Conformità con gli obiettivi specifici per le emissioni di CO2

1.  Ove a norma del paragrafo 2 si constati che in un dato periodo di riferimento a partire dal 2025 al costruttore competono emissioni di CO2 in eccesso, la Commissione impone un'indennità per le emissioni di CO2 in eccesso, calcolata ricorrendo alla seguente formula:

a)  dal 2025 al 2029,

(indennità per le emissioni di CO2 in eccesso) = (emissioni di CO2 in eccesso x 4 250 €/gCO2/tkm)

b)  dal 2030 in poi,

(indennità per le emissioni di CO2 in eccesso) = (emissioni di CO2 in eccesso x 6 800 €/gCO2/tkm).

2.  Si ritiene che al costruttore competano emissioni di CO2 in eccesso in uno qualsiasi dei seguenti casi:

a)  se, in ogni periodo di riferimento degli anni dal 2025 al 2028, sottraendo dalla somma dei debiti di emissioni la somma dei crediti di emissioni viene superato il limite dei debiti di emissioni di cui all'articolo 7, paragrafo 1, terzo comma;

b)  se, nel periodo di riferimento dell'anno 2029, sottraendo alla somma dei debiti di emissioni la somma dei crediti di emissioni il risultato è positivo;

c)  se, a partire dal periodo di riferimento dell'anno 2030 ▌, le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore superano il suo obiettivo specifico per le emissioni di CO2.

Le emissioni di CO2 in eccesso di un determinato periodo di riferimento sono calcolate conformemente al punto 6 dell'allegato I.

3.  La Commissione stabilisce, mediante atti di esecuzione, i metodi per la riscossione delle indennità per le emissioni di CO2 in eccesso di cui al paragrafo 1 del presente articolo. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

4.  Le indennità per le emissioni di CO2 in eccesso si considerano entrate del bilancio generale dell'Unione europea.

Articolo 9

Verifica dei dati di monitoraggio

1.  Le autorità di omologazione comunicano senza indugio alla Commissione gli scostamenti nei valori delle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio rispetto ai valori indicati nei certificati di conformità o nel file di informazione per il cliente di cui all’articolo 9, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2017/2400, a seguito di verifiche effettuate in conformità della procedura di cui all'articolo 13 del presente regolamento.

2.  La Commissione tiene conto degli scostamenti di cui al paragrafo 1 ai fini del calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2 di un costruttore.

3.  La Commissione adotta, mediante atti di esecuzione, norme dettagliate sulle procedure per segnalare tali scostamenti e per tenerne conto ai fini del calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 10

Valutazione delle emissioni di CO2 di riferimento

Al fine di assicurare la solidità e la rappresentatività delle emissioni di CO2 di riferimento quale base per determinare gli obiettivi per le emissioni di CO2 per il parco veicoli dell'Unione, la Commissione stabilisce, mediante atti di esecuzione, la metodologia per valutare l'applicazione delle condizioni alle quali sono state determinate le emissioni di CO2 di riferimento e i criteri per determinare se tali emissioni siano state indebitamente alzate e come, in tal caso, debbano essere corrette.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 11

Pubblicazione dei dati e prestazioni del costruttore

1.  Entro il 30 aprile di ogni anno, la Commissione pubblica, mediante atti di esecuzione, un elenco indicante:

a)  a partire dal 1º luglio 2020, per ciascun costruttore, le emissioni specifiche medie di CO2 prodotte nel precedente periodo di riferimento, di cui all'articolo 4;

b)  a partire dal 1º luglio 2020, per ciascun costruttore, il fattore per zero-basse emissioni prodotte nel precedente periodo di riferimento, di cui all'articolo 5, paragrafo 1;

c)  a partire dal 1º luglio 2026, per ciascun costruttore, l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 nel precedente periodo di riferimento, di cui all'articolo 6;

d)  dal 1º luglio 2020 al 30 giugno 2031, per ciascun costruttore, la traiettoria di riduzione delle emissioni di CO2, i crediti di emissioni e, a partire dal 1º luglio 2026 fino al 30 giugno 2031, i debiti di emissione nel precedente periodo di riferimento, di cui all'articolo 7;

e)  a partire dal 1º luglio 2026, per ciascun costruttore, le emissioni di CO2 in eccesso nel precedente periodo di riferimento, di cui all'articolo 8, paragrafo 1;

f)  a partire dal 1º luglio 2020, le emissioni specifiche medie di CO2 per tutti i veicoli pesanti nuovi immatricolati nell'Unione nel precedente periodo di riferimento.

L'elenco da pubblicare entro il 30 aprile 2021 comprende le emissioni di CO2 di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma.

2.  La Commissione adotta atti delegati conformemente all'articolo 17 riguardo all'adeguamento delle emissioni di CO2 secondo le seguenti modalità:

a)  se le ponderazioni per profilo di utilizzo o i valori del carico utile sono stati adeguati ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 1, lettera b) o c), applicando la procedura di cui al punto 1 dell'allegato II;

b)  nei casi in cui siano stati determinati fattori di adeguamento ai sensi dell'articolo 14, paragrafo 2, applicandoli alle emissioni di CO2 di riferimento;

c)   se è stato determinato un aumento indebito delle emissioni di CO2 di riferimento in base alla metodologia di cui all'articolo 10, correggendo le emissioni di CO2 di riferimento entro il 30 aprile 2022.

Dopo averli adeguati, la Commissione pubblica i valori delle emissioni di CO2 di riferimento e li utilizza al fine del calcolo degli obiettivi specifici per le emissioni di CO2 del costruttore applicabili nei periodi di riferimento a partire dalla data di applicazione degli atti delegati di adeguamento dei valori.

Articolo 12

Valori reali delle emissioni di CO2 e del consumo energetico

1.  La Commissione monitora e valuta la rappresentatività dei valori delle emissioni di CO2 e del consumo di energia determinati nell'ambito del regolamento (CE) n. 595/2009 rispetto a quelli reali.

Inoltre, la Commissione raccoglie regolarmente dati sul consumo energetico e le emissioni di CO2 reali dei veicoli pesanti utilizzando a bordo dispositivi per il monitoraggio del consumo di carburante e/o di energia, partendo dai veicoli pesanti nuovi immatricolati a partire dalla data di applicazione delle misure di cui all'articolo 5 quater, lettera b), del regolamento (CE) n. 595/2009.

La Commissione provvede a che il pubblico sia informato dell'evoluzione di tale rappresentatività nel tempo.

2.  Ai fini del paragrafo 1 del presente articolo, la Commissione assicura che i seguenti parametri relativi al consumo energetico e alle emissioni di CO2 reali dei veicoli pesanti siano messi a sua disposizione a intervalli regolari, a partire dalla data di applicazione delle misure di cui all'articolo 5 quater, lettera b), del regolamento (CE) n. 595/2009, da parte dei costruttori, delle autorità nazionali o tramite il trasferimento diretto di dati dai veicoli, secondo i casi:

a)  numero di identificazione del veicolo;

b)  carburante e energia elettrica consumati;

c)  distanza totale percorsa;

d)  carico utile;

e)  per i veicoli pesanti ibridi elettrici a carica esterna, il carburante e l'energia elettrica consumati e la distanza percorsa distribuita per le differenti modalità di guida;

f)  altri parametri necessari a garantire il rispetto dell'obbligo di cui al paragrafo 1 del presente articolo.

La Commissione tratta i dati pervenuti a norma del primo comma del presente paragrafo per creare una serie di dati aggregati e resi anonimi, anche per costruttore, ai fini del paragrafo 1. I numeri di identificazione dei veicoli sono utilizzati unicamente per le finalità del trattamento dei dati e non sono conservati più a lungo di quanto necessario per dette finalità.

3.  Al fine di evitare un aumento del divario rispetto alle emissioni reali, entro due anni e cinque mesi dalla data di applicazione delle misure di cui all'articolo 5 quater, lettera b), del regolamento (CE) n. 595/2009 la Commissione valuta in che modo i dati relativi al consumo di carburante e di energia possano essere utilizzati per garantire che i valori delle emissioni di CO2 e del consumo di energia del veicolo, determinati conformemente a tale regolamento, continuino a essere rappresentativi delle emissioni reali nel tempo per ciascun costruttore.

La Commissione sorveglia l'evoluzione del divario di cui al primo comma e riferisce annualmente al riguardo e, al fine di evitarne un aumento, valuta, nel 2027, la fattibilità di un meccanismo di adeguamento delle emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore a partire dal 2030 e, se del caso, presenta una proposta legislativa per predisporre un siffatto meccanismo.

4.  La Commissione adotta, mediante atti di esecuzione, le procedure di dettaglio per la raccolta e il trattamento dei dati di cui al paragrafo 2 del presente articolo. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Articolo 13

Verifica delle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio

1.  I costruttori garantiscono che i valori delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante registrati nel file di informazioni per il cliente di cui all'articolo 9, paragrafo 4, del regolamento (UE) 2017/2400 corrispondano alle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio e al loro consumo di carburante stabiliti conformemente a detto regolamento.

2.  A seguito dell'entrata in vigore delle procedure di cui al paragrafo 4, le autorità di omologazione verificano, per i costruttori cui hanno rilasciato una licenza per l'utilizzo dello strumento di simulazione conformemente al regolamento (CE) n. 595/2009 e alle relative misure di attuazione, sulla base di campioni di veicoli idonei e rappresentativi, che i valori delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante registrati nei file di informazioni per il cliente corrispondano alle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti in servizio e al loro consumo di carburante determinati conformemente a detto regolamento e alle relative misure di attuazione, tenendo conto, tra l'altro, dei dati disponibili provenienti dai dispositivi per il monitoraggio a bordo del consumo di carburante e/o di energia.

Le autorità di omologazione verificano altresì la presenza di strategie a bordo o relative ai veicoli campione che migliorino artificialmente le prestazioni del veicolo nelle prove eseguite o nei calcoli effettuati al fine di certificare le emissioni di CO2 e il consumo di carburante, tra l'altro utilizzando i dati provenienti dai dispositivi per il monitoraggio a bordo del consumo di carburante e/o di energia.

3.  Qualora, a seguito delle verifiche effettuate a norma del paragrafo 2, si riscontri una mancanza di corrispondenza nelle emissioni di CO2 e nei valori del consumo di carburante che non può essere attribuita a un malfunzionamento dello strumento di simulazione, o la presenza di strategie che migliorano artificialmente le prestazioni del veicolo, l'autorità di omologazione responsabile, oltre ad adottare le misure necessarie di cui al capo XI del regolamento (UE) 2018/858, garantisce che siano corretti file di informazione per il cliente, dei certificati di conformità e dei certificati di omologazione individuale, secondo i casi.

4.  La Commissione stabilisce, mediante atti di esecuzione, le procedure concernenti l'effettuazione delle verifiche di cui al paragrafo 2 del presente articolo. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2.

Prima di adottare gli atti di esecuzione di cui al primo comma, alla Commissione è conferito il potere di adottare un atto delegato conformemente all'articolo 17, al fine di integrare il presente regolamento stabilendo i principi guida e i criteri per la definizione delle procedure di cui al primo comma.

Articolo 14

Modifiche degli allegati I e II

1.  Onde garantire che i parametri tecnici utilizzati ai fini del calcolo delle emissioni specifiche medie di CO2 di un costruttore ai sensi dell'articolo 4 e per il calcolo degli obiettivi specifici per le emissioni di CO2 a norma dell'articolo 6 tengano conto del progresso tecnico e dell'evoluzione della logistica del trasporto merci, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 17 riguardo alla modifica delle seguenti disposizioni di cui agli allegati I e II:

(a)  le voci relative al tipo di cabina e alla potenza del motore di cui all'allegato I, tabella 1, e le definizioni di "cabina con cuccetta" e "cabina corta" di cui alla tabella citata;

(b)  le ponderazioni per profilo di utilizzo di cui all'allegato I, tabella 2;

(c)  i valori per carico utile di cui all'allegato I, tabella 3, e i fattori di adeguamento del carico utile di cui all'allegato II, tabella 1;

(d)  i valori per il chilometraggio annuale di cui all'allegato I, tabella 4.

2.  Se le procedure di omologazione stabilite nel regolamento (CE) n. 595/2009 e nelle relative misure di attuazione sono oggetto di modifiche diverse da quelle di cui al paragrafo 1, lettere b) e c), del presente articolo, in modo tale che il livello delle emissioni di CO2 dei veicoli rappresentativi definiti ai sensi del presente paragrafo aumenti o diminuisca di oltre 5 g CO2/km, la Commissione, conformemente all'articolo 11, paragrafo 2, primo comma, lettera b), applica un fattore di adeguamento alle emissioni di CO2 di riferimento, calcolandolo in base alla formula di cui al punto 2 dell'allegato II.

3.   Mediante atti di esecuzione ▌la Commissione stabilisce una metodologia per definire uno o più veicoli rappresentativi di un sottogruppo – coefficienti di ponderazione statistica compresi – sulla base dei quali è calcolato l'adeguamento di cui al paragrafo 2 del presente articolo, tenendo conto dei dati di monitoraggio comunicati a norma del regolamento (UE) 2018/956 e delle caratteristiche tecniche dei veicoli di cui all'articolo 12, paragrafo 1, del regolamento (UE) 2017/2400. Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 16, paragrafo 2, del presente regolamento.

Articolo 15

Riesame e relazione

1.   Entro il 31 dicembre 2022 la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio in merito all'efficacia del presente regolamento, all'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 e al livello del meccanismo di incentivazione per veicoli pesanti a zero e basse emissioni applicabile a partire dal 2030, alla determinazione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per altri tipi di veicoli pesanti, compresi i rimorchi, gli autobus e i pullman, e i veicoli professionali, e all'introduzione di obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 vincolanti per il 2035 e a partire dal 2040 per i veicoli pesanti. L'obiettivo relativo al 2030 è valutato conformemente agli impegni assunti dall'Unione europea nel quadro dell'accordo di Parigi.

2.   La relazione di cui al paragrafo 1 del presente articolo contiene, in particolare, anche:

a)  una valutazione circa l'efficacia del sistema di crediti e debiti di emissione di cui all’articolo 7 e circa l'opportunità di estenderne l'applicazione al 2030 e oltre;

b)  una valutazione della diffusione di veicoli pesanti a zero-basse emissioni, ▌tenendo conto degli obiettivi stabiliti nella direttiva 2009/33/CE ▌, nonché dei parametri e delle condizioni pertinenti che incidono sull'immissione sul mercato di tali veicoli pesanti;

c)  una valutazione circa l'efficacia del meccanismo di incentivazione per i veicoli pesanti a zero e basse emissioni di cui all'articolo 5 e l'opportunità dei suoi diversi elementi, al fine di adeguarlo per il periodo successivo al 2025 in vista di un'eventuale diversificazione per autonomia di marcia a zero emissioni e sottogruppi di veicoli, in combinazione con fattori di ponderazione inerenti al chilometraggio e al carico utile, con una data di applicazione che preveda un tempo di adattamento di almeno tre anni;

d)  una valutazione della realizzazione della necessaria infrastruttura di ricarica e rifornimento, della possibilità di introdurre norme sui livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei motori, in particolare per i veicoli professionali, e della rappresentatività dei valori delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante determinati conformemente al regolamento (UE) 2017/2400 rispetto a quelli reali;

e)  esclusivamente ai fini del presente regolamento, anche i veicoli pesanti e le combinazioni di veicoli, tenendo conto dei pesi e delle dimensioni applicabili al trasporto nazionale, per esempio i concetti modulari e intermodali, valutando nel contempo eventuali aspetti di sicurezza ed efficienza dei trasporti, nonché eventuali effetti intermodali, ambientali, infrastrutturali e di rimbalzo, come pure la situazione geografica degli Stati membri;

f)  una valutazione dello strumento di simulazione VECTO al fine di garantire che esso sia aggiornato costantemente e tempestivamente;

g)  una valutazione della possibilità di mettere a punto una metodologia specifica per includere il possibile contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 dell'utilizzo di combustibili rinnovabili liquidi e gassosi alternativi sintetici e avanzati, compresi i cosiddetti "e-fuel" o combustibili ecologici, prodotti mediante energia rinnovabile e che soddisfino i criteri di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di cui alla direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(20);

h)  una valutazione della fattibilità dell'introduzione di un meccanismo di raggruppamento (pooling) aperto, trasparente e non discriminatorio tra i costruttori;

i)  una valutazione del livello dell'indennità per le emissioni di CO2 in eccesso al fine di garantire che essa ecceda la media dei costi marginali delle tecnologie necessarie al conseguimento degli obiettivi di emissione di CO2.

3.  Se del caso, la relazione di cui al paragrafo 1 è corredata di una proposta legislativa intesa a modificare il presente regolamento.

4.  Nell'ambito della valutazione a norma dell'articolo 15, paragrafo 5, del regolamento (UE) 2019/...(21), la Commissione esamina la possibilità di destinare le entrate provenienti dalle indennità per le emissioni di CO2 in eccesso a un fondo specifico o a un programma pertinente, con l'obiettivo di garantire una transizione equa verso un'economia climaticamente neutra come indicato all'articolo 4.1 dell'accordo di Parigi, in particolare per sostenere la riqualificazione, il perfezionamento professionale e altri percorsi formativi e il ricollocamento dei lavoratori del settore automobilistico in tutti gli Stati membri interessati, in particolare nelle regioni e nelle comunità maggiormente colpite dalla transizione. La Commissione presenta, se del caso, una proposta legislativa a tal fine al più tardi entro il 2027.

5.  La Commissione valuta, entro il 2023, la possibilità di mettere a punto una metodologia comune dell'Unione per la valutazione e la comunicazione coerente dei dati relativi a tutto il ciclo di vita delle emissioni di CO2 dei nuovi veicoli pesanti che sono immessi sul mercato dell'Unione. La Commissione trasmette al Parlamento europeo e al Consiglio tale valutazione, incluse, se del caso, proposte per misure di follow-up, tra cui proposte legislative.

Articolo 16

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita dal Comitato sui cambiamenti climatici di cui all'articolo 44, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio(22). Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l’articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

3.  Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l’articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 17

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 11, paragrafo 2, all'articolo 13, paragrafo 4, secondo comma, e all'articolo 14, paragrafo 1, è conferito alla Commissione per un periodo di cinque anni a decorrere dal ... [data di entrata in vigore del presente regolamento]. La Commissione elabora una relazione sulla delega di potere al più tardi nove mesi prima della scadenza del periodo di cinque anni. La delega di potere è tacitamente prorogata per periodi di identica durata, a meno che il Parlamento europeo o il Consiglio non si oppongano a tale proroga al più tardi tre mesi prima della scadenza di ciascun periodo.

3.  La delega di potere di cui all'articolo 11, paragrafo 2, all'articolo 13, paragrafo 4, secondo comma, e all'articolo 14, paragrafo 1, può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Prima dell'adozione dell'atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 11, paragrafo 2, dell'articolo 13, paragrafo 4, secondo comma, e dell'articolo 14, paragrafo 1, entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 18

Modifiche del regolamento (CE) n. 595/2009

Il regolamento (CE) n. 595/2009 è così modificato:

1)  all'articolo 2, primo comma, è aggiunta la frase seguente:"

"Esso si applica altresì, ai fini degli articoli 5 bis, 5 ter e 5 quater, ai veicoli delle categorie O3 e O4.";

"

2)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 5 bis

Requisiti specifici per i costruttori in relazione alle prestazioni ambientali dei veicoli M2, M3, N2, N3, O3 e O4

1.  I costruttori garantiscono che i veicoli nuovi delle categorie O3 e O4 venduti, immatricolati o messi in servizio soddisfino i seguenti requisiti:

   a) l'influenza di tali veicoli sulle emissioni di CO2, sul consumo di carburante, sul consumo elettrico e sull'autonomia di marcia a emissioni zero dei veicoli a motore è determinata secondo la metodologia di cui all'articolo 5 quater, lettera a);
   b) sono dotati di dispositivi per il monitoraggio e la registrazione a bordo del carico utile conformemente ai requisiti di cui all'articolo 5 quater, lettera b).

2.  I costruttori garantiscono che i veicoli nuovi delle categorie M2, M3, N2 e N3 venduti, immatricolati o messi in servizio siano dotati di dispositivi per il monitoraggio e la registrazione a bordo del consumo di carburante e/o di energia, del carico utile e del chilometraggio conformemente ai requisiti di cui all'articolo 5 quater, lettera b).

Essi garantiscono altresì che l'autonomia di marcia a emissioni zero e il consumo di energia elettrica di tali veicoli siano determinati secondo la metodologia di cui all'articolo 5 quater, lettera c).

Articolo 5 ter

Requisiti specifici per gli Stati membri in relazione alle prestazioni ambientali dei veicoli delle categorie M2, M3, N2, N3, O3 e O4

1.  Le autorità nazionali rifiutano, conformemente alle misure di attuazione di cui all'articolo 5 quater, di concedere l'omologazione CE o l'omologazione nazionale per i nuovi tipi di veicoli delle categorie M2, M3, N2, N3, O3 e O4 che non rispettano i requisiti stabiliti in dette misure di attuazione.

2.  Le autorità nazionali vietano, conformemente alle misure di attuazione di cui all'articolo 5 quater, la vendita, l'immatricolazione o l'entrata in servizio dei nuovi veicoli delle categorie M2, M3, N2, N3, O3 e O4 che non rispettano i requisiti stabiliti in dette misure di attuazione.

Articolo 5 quater

Misure per determinare taluni aspetti delle prestazioni ambientali dei veicoli delle categorie M2, M3, N2, N3, O3 e O4

Entro il 31 dicembre 2021, la Commissione adotta, mediante atti di esecuzione, le seguenti misure:

   a) una metodologia per valutare le prestazioni dei veicoli delle categorie O3 e O4 relativamente alla loro influenza sulle emissioni di CO2, il consumo di carburante, il consumo di energia elettrica e l'autonomia di marcia a emissioni zero dei veicoli a motore;
   b) requisiti tecnici per l'installazione di dispositivi per il monitoraggio e la registrazione a bordo del consumo di carburante e/o di energia e del chilometraggio dei veicoli a motore delle categorie M2, M3, N2 e N3, nonché per la determinazione e la registrazione del carico utile o del peso totale dei veicoli conformi alle caratteristiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, primo comma, lettere a), b), c) o d), del regolamento (UE) 2019/.... del Parlamento europeo e del Consiglio*(23) e delle loro combinazioni con veicoli delle categorie O3 e O4, compresa la trasmissione di dati tra veicoli appartenenti a una combinazione, se necessario;
   c) una metodologia per determinare l'autonomia di marcia a emissioni zero e il consumo di energia elettrica dei nuovi veicoli delle categorie M2, M3, N2 e N3.

Tali atti di esecuzione sono adottati secondo la procedura d'esame di cui all'articolo 13 bis.

__________________

* Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del..., che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi e modifica i regolamenti (CE) n. 595/2009 e (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 96/53/CE del Consiglio (GU L … del …, pag. ...).";

"

3)  è aggiunto l’articolo seguente:"

"Articolo 13 bis

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita dal Comitato tecnico per i veicoli a motore istituito dal regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio*. Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

3.  Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l'articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

_________________

* Regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, dei componenti e delle entità tecniche indipendenti destinati a tali veicoli, che modifica i regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 595/2009 e abroga la direttiva 2007/46/CE (GU L 151 del 14.6.2018, pag. 1).".

"

Articolo 19

Modifiche del regolamento (UE) 2018/956

Il regolamento (UE) 2018/956 è così modificato:

1)  l'articolo 3 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 3

Definizioni

Ai fini del presente regolamento, si applicano le definizioni di cui alla direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio*, al regolamento (CE) n. 595/2009 e al regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio**(24).

__________________

* Direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l’omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli (direttiva quadro) (GU L 263 del 9.10.2007, pag. 1).

** Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del ..., che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi e modifica i regolamenti (CE) n. 595/2009 e (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 96/53/CE del Consiglio (GU L … del …, pag. ...).";

"

2)  all'articolo 4, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. A partire dal 1º gennaio 2019, gli Stati membri monitorano i dati di cui all'allegato I, parte A, per quanto concerne i veicoli pesanti nuovi immatricolati per la prima volta nell'Unione.

A partire dal 2020, entro il 30 settembre di ogni anno le autorità competenti degli Stati membri comunicano alla Commissione tali dati relativi al precedente periodo di riferimento dal 1º luglio al 30 giugno secondo la procedura di comunicazione di cui all'allegato II.

Per quanto riguarda il 2019, i dati comunicati entro il 30 settembre 2020 includono i dati monitorati dal 1º gennaio 2019 al 30 giugno 2020.

I dati relativi ai veicoli pesanti nuovi che sono stati precedentemente immatricolati al di fuori dell'Unione non sono oggetto di monitoraggio e comunicazione, a meno che tale immatricolazione sia avvenuta meno di tre mesi prima dell'immatricolazione nell'Unione.";

"

3)  all'articolo 5, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. A partire dagli anni di inizio di cui all'allegato I, parte B, punto 1, i costruttori di veicoli pesanti monitorano i dati di cui all'allegato I, parte B, punto 2, per ogni veicolo pesante nuovo.

A partire dagli anni di inizio di cui all'allegato I, parte B, punto 1, entro il 30 settembre di ogni anno i costruttori di veicoli pesanti comunicano alla Commissione i dati in questione per ogni veicolo pesante nuovo la cui data di simulazione rientra nel precedente periodo di riferimento dal 1º luglio al 30 giugno, secondo la procedura di comunicazione di cui all'allegato II.

Per quanto riguarda il 2019, i costruttori comunicano i dati per ogni veicolo pesante nuovo la cui data di simulazione rientra nel periodo dal 1º gennaio 2019 al 30 giugno 2020.

La data di simulazione è la data comunicata conformemente alla voce 71 di cui all'allegato I, parte B, punto 2.";

"

4)  all'articolo 10, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Entro il 30 aprile di ogni anno la Commissione pubblica una relazione annuale con un'analisi dei dati trasmessi dagli Stati membri e dai costruttori per il precedente periodo di riferimento.";

"

5)  all'allegato II, il punto 3.2 è sostituito dal seguente:"

"3.2. I dati relativi ai veicoli pesanti immatricolati nel precedente periodo di riferimento e iscritti nel registro sono resi pubblici entro il 30 aprile di ogni anno, a partire dal 2021, ad eccezione delle voci di cui all'articolo 6, paragrafo 1.”.

"

Articolo 20

Modifiche della direttiva 96/53/CE

La direttiva 96/53/CE è così modificata:

1)  all'articolo 2, la seguente definizione è inserita dopo la definizione di "veicoli alimentati con combustibili alternativi":"

"– "veicoli a emissioni zero", un "veicolo pesante a emissioni zero" quale definito all'articolo 3, punto 11), del regolamento (CE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio*(25).

__________________

* Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio del... che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi e modifica i regolamenti (CE) n. 595/2009 e (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 96/53/CE del Consiglio (GU L … del …, pag. ...).";

"

2)  l'articolo 10 ter è sostituito dal seguente:"

"Articolo 10 ter

Il peso massimo autorizzato dei veicoli alimentati con combustibili alternativi o a zero emissioni è quello indicato all'allegato I, punti 2.2.1, 2.2.2, 2.2.3, 2.2.4, 2.3.1, 2.3.2 e 2.4.

I veicoli alimentati con combustibili alternativi o a zero emissioni devono rispettare anche i limiti di peso massimo autorizzato per asse di cui all'allegato I, punto 3.

Il peso aggiuntivo necessario per i veicoli alimentati con combustibili alternativi o a zero emissioni è definito in base alla documentazione fornita dal costruttore al momento dell'omologazione del veicolo interessato. Tale peso aggiuntivo è indicato nella prova ufficiale richiesta conformemente all'articolo 6.

Alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all'articolo 10 nonies per aggiornare, ai fini della presente direttiva, l'elenco dei combustibili alternativi di cui all'articolo 2 che richiedono un peso aggiuntivo. È di particolare importanza che la Commissione segua la propria pratica abituale e consulti esperti, compresi gli esperti degli Stati membri, prima di adottare tali atti delegati.";

"

3)  l'allegato I è così modificato:

a)  il seguente comma è aggiunto nella seconda colonna dei punti 2.2.1, 2.2.2, 2.2.3 e 2.2.4:"

"Nel caso di combinazioni di veicoli, compresi i veicoli alimentati con combustibili alternativi o a zero emissioni, i pesi massimi autorizzati di cui alla presente sezione sono incrementati del peso supplementare necessario per la tecnologia a combustibile alternativo o a zero emissioni per un massimo di 1 tonnellata e 2 tonnellate rispettivamente.";

"

b)  il seguente comma è aggiunto nella seconda colonna del punto 2.3.1: "

"Veicoli a zero emissioni: il peso massimo autorizzato di 18 tonnellate è incrementato del peso supplementare necessario per la tecnologia a combustibile alternativo, per un massimo di 2 tonnellate."

"

c)  il seguente comma è aggiunto nella terza colonna del punto 2.3.2:"

"Veicoli a tre assi a zero emissioni: il peso massimo autorizzato di 25 o 26 tonnellate quando l'asse motore è munito di doppi pneumatici e di sospensioni pneumatiche o riconosciute equivalenti a livello dell'Unione ai sensi dell'allegato II, oppure quando ciascun asse motore è munito di doppi pneumatici e il peso massimo di ciascun asse non supera le 9,5 tonnellate, è incrementato del peso supplementare necessario per la tecnologia a zero emissioni per un massimo di 2 tonnellate";

"

d)  il seguente comma è aggiunto nella terza colonna del punto 2.4:"

"autosnodati a tre assi che sono veicoli a emissioni zero: il peso massimo autorizzato di 28 tonnellate è incrementato del peso supplementare necessario per la tecnologia a emissioni zero, per un massimo di 2 tonnellate.".

"

Articolo 21

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ...,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO I

Emissioni di CO2 specifiche medie, obiettivi specifici per le emissioni di CO2 e le emissioni di CO2 in eccesso

1.  SOTTOGRUPPI DI VEICOLI

Ogni veicolo pesante nuovo viene assegnato a uno dei sottogruppi di veicoli elencati nella tabella 1, secondo i criteri ivi stabiliti.

Tabella 1 – Sottogruppi di veicoli (sg)

Veicoli pesanti

Tipo di cabina

Potenza del motore

Sottogruppo di veicoli (sg)

Autocarri rigidi con una configurazione degli assi 4x2 e una massa massima a pieno carico tecnicamente ammissibile > 16 tonnellate

Tutte

<170 kW

4-UD

Cabina corta

≥170 kW

4-RD

Cabina con cuccetta

≥170 kW e <265 kW

Cabina con cuccetta

≥265 kW

4-LH

Autocarri rigidi con una configurazione degli assi 6x2

Cabina corta

Tutte

9-RD

Cabina con cuccetta

9-LH

Trattori con una configurazione degli assi 4x2 e una massa massima a pieno carico tecnicamente ammissibile > 16 tonnellate

Cabina corta

Tutte

5-RD

Cabina con cuccetta

< 265 kW

Cabina con cuccetta

≥ 265 kW

5-LH

Trattori con una configurazione degli assi 6x2

Cabina corta

Tutte

10-RD

Cabina con cuccetta

10-LH

"Cabina con cuccetta": una cabina che dietro il sedile del conducente dispone di un vano destinato a essere utilizzato per dormire a norma del regolamento (UE) 2018/956.

“Cabina corta”: una cabina sprovvista di vano cuccetta.

Se un veicolo pesante nuovo non può essere assegnato a un sottogruppo di veicoli a causa della mancanza di informazioni in merito al tipo di cabina o alla potenza del motore, lo si assegna al sottogruppo dei veicoli per consegne a lungo raggio (long-haul, LH) che corrisponde al suo tipo di telaio (autocarro rigido o trattore stradale) e alla configurazione degli assi (4x2 o 6x2).

Se un veicolo pesante nuovo è potenzialmente assegnato al sottogruppo 4-UD ma non sono disponibili dati sulle emissioni di CO2 in g/km per i profili di utilizzo UDL o UDR di cui alla tabella 2 del punto 2.1, il veicolo è attribuito al sottogruppo 4-RD.

2.  emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore

2.1.  Emissioni specifiche di CO2 di un veicolo pesante nuovo

Le emissioni specifiche di CO2 in g/km (CO2v) di un veicolo pesante nuovo v assegnato a un sottogruppo di veicoli sg sono calcolate ricorrendo alla formula:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000002.png

dove:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000003.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000004.png è la somma per tutti i profili di utilizzo (mission profile) mp elencati nella tabella 2;

sg è il sottogruppo di veicoli al quale, conformemente al punto 1 del presente allegato, è stato assegnato il veicolo pesante nuovo v.

Wsg,mp è la ponderazione per i profili di utilizzo di cui alla Tabella 2.

CO2v,mp sono le emissioni di CO2 in g/km di un veicolo pesante nuovo v stabilite per uno specifico profilo di utilizzo mp (mission profile) e comunicate a norma del regolamento (UE) 2018/956.

Le emissioni specifiche di CO2 di un veicolo pesante a emissioni zero sono fissate a 0 g di CO2/km.

Le emissioni specifiche di CO2 di un veicolo professionale corrispondono alla media delle emissioni di CO2 in g/km comunicate a norma del regolamento (UE) 2018/956.

Tabella 2 - Ponderazioni per i diversi profili di utilizzo (Wsg,mp)

Sottogruppo di veicoli

(sg)

Profilo di utilizzo1 (mp)

RDL

RDR

LHL

LHR

UDL

UDR

REL, RER, LEL, LER

4-UD

0

0

0

0

0,5

0,5

0

4-RD

0,45

0,45

0,05

0,05

0

0

0

4-LH

0,05

0,05

0,45

0,45

0

0

0

9-RD

0,27

0,63

0,03

0,07

0

0

0

9-LH

0,03

0,07

0,27

0,63

0

0

0

5-RD

0,27

0,63

0,03

0,07

0

0

0

5-LH

0,03

0,07

0,27

0,63

0

0

0

10-RD

0,27

0,63

0,03

0,07

0

0

0

10-LH

0,03

0,07

0,27

0,63

0

0

0

Definizioni dei profili di utilizzo

RDL

Consegne regionali, carico utile basso (Regional delivery payload low)

RDR

Consegne regionali, carico utile rappresentativo (Regional delivery payload representative)

LHL

Consegne a lungo raggio, carico utile basso (Long haul payload low)

LHR

Consegne a lungo raggio, carico utile rappresentativo (Long haul payload representative)

UDL

Consegne urbane, carico utile basso (Urban delivery payload low)

UDR

Consegne urbane, carico utile rappresentativo (Urban delivery payload representative)

REL

Consegne regionali (EMS – European Modular System, sistema modulare europeo), carico utile basso

RER

Consegne regionali (EMS), carico utile rappresentativo

LEL

Consegne a lungo raggio (EMS), carico utile basso

LER

Consegne a lungo raggio (EMS), carico utile rappresentativo

2.2.  Emissioni specifiche medie di CO2 di tutti i veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli, per costruttore

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento, le emissioni specifiche di CO2 in g/tkm (20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000005.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000006.png) di tutti i veicoli pesanti nuovi di un sottogruppo sg sono calcolate come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000007.png

dove:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000008.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000009.png è la somma sull'insieme dei veicoli pesanti nuovi del costruttore presenti nel sottogruppo di veicoli sg, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a);

CO2v sono le emissioni specifiche di CO2 di un veicolo pesante nuovo v determinate conformemente al punto 2.1;

Vsg è il numero di veicoli pesanti nuovi di un costruttore presenti nel sottogruppo di veicoli sg, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a).

PLsg è il carico utile medio dei veicoli nel sottogruppo di veicoli sg, come stabilito al punto 2.5.

2.3.  Fattore per zero-basse emissioni di cui all'articolo 5

2.3.1  Periodi di riferimento dal 2019 al 2024

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento dal 2019 al 2024, il fattore per zero e basse emissioni (ZLEV) di cui all'articolo 5 è calcolato come segue:

ZLEV = V / (Vconv + Vzlev) con un valore minimo pari a 0,97

dove:

V è il numero dei veicoli pesanti nuovi del costruttore che rispettano le caratteristiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, primo comma, escludendo tutti i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a);

Vconv è il numero dei veicoli pesanti nuovi del costruttore che rispettano le caratteristiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, primo comma, escludendo tutti i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a) e i veicoli pesanti a zero-basse emissioni;

Vzlev è la somma di Vin e Vout,

dove:

Vin è ∑ v (1+ (1 – CO2v/LETsg))

dove 20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000010.png è la somma sull'insieme dei veicoli pesanti nuovi a zero-basse emissioni che rispettano le caratteristiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, primo comma;

CO2v sono le emissioni specifiche di CO2 di un veicolo pesante nuovo v a zero-basse emissioni, espresse in g/km e determinate conformemente al punto 2.1;

LETsg è la soglia di basse emissioni del sottogruppo di veicoli sg cui il veicolo appartiene quale definita al punto 2.3.3;

Vout è il totale dei veicoli pesanti di nuova immatricolazione a zero emissioni delle categorie di cui all'articolo 2, paragrafo 1, secondo comma, moltiplicato per 2 e con un Vconv massimo dell'1,5 %.

2.3.2  Periodi di riferimento a partire dal 2025

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento, il fattore per zero e basse emissioni (ZLEV) di cui all'articolo 5 è calcolato come segue:

ZLEV = 1 - (y - x) tranne quando tale somma è superiore a 1 o inferiore a 0,97 nel qual caso il fattore ZLEV è fissato a 1 o 0,97, secondo i casi;

dove:

x è pari a 0,02

y è la somma di Vin e Vout, divisa per Vtotal , dove

Vin è il numero totale dei veicoli pesanti di nuova immatricolazione a zero-basse emissioni che rispettano le caratteristiche di cui all'articolo 2, paragrafo 1, primo comma, laddove ciascuno di essi è contato come ZLEV_specific conformemente alla formula in appresso:

ZLEVspecific = 1 - (CO2v / LETsg )

dove:

CO2v sono le emissioni specifiche di CO2 di un veicolo pesante v a zero-basse emissioni, espresse in g/km e determinate conformemente al punto 2.1;

LETsg è la soglia di basse emissioni del sottogruppo di veicoli sg cui il veicolo v appartiene quale definita al punto 2.3.3;

Vout è il totale dei veicoli pesanti di nuova immatricolazione a zero emissioni di cui all'articolo 2, paragrafo 1, secondo comma, e con un Vtotal massimo dello 0,035 %.

Vtotal è il totale dei veicoli pesanti di nuova immatricolazione del costruttore nel periodo di riferimento in questione.

se Vin/Vtotal è inferiore a 0,0075 il fattore ZLEV è fissato a 1.

2.3.3  Soglia di basse emissioni

La soglia di basse emissioni LET sg del sottogruppo di veicoli sg è definita come segue:

LETsg = (rCO2sg x PLsg) / 2

dove:

rCO2sg sono le emissioni di CO2 di riferimento del sottogruppo di veicoli sg, come stabilito al punto 3;

PLsg è il carico utile medio dei veicoli nel sottogruppo di veicoli sg, come stabilito al punto 2.5.

2.4.  Quota di veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli per costruttore

La quota (sharesg) di veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli sg per ciascun costruttore e periodo di riferimento è calcolata come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000011.png

dove:

Vsg è il numero di veicoli pesanti nuovi di un costruttore presenti nel sottogruppo di veicoli sg, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a);

V è il numero di veicoli pesanti nuovi del costruttore, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a).

2.5.  Valori per il carico utile medio di tutti i veicoli di un sottogruppo d veicoli

Il valore per il carico utile medio PLsg di un veicolo in un determinato sottogruppo di veicoli sg è calcolato come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000012.png

dove:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000013.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000014.png è la somma sull'insieme dei profili di utilizzo (mission profile) mp

Wsg,mp è la ponderazione per il profilo di utilizzo di cui alla tabella 2 del punto 2.1.

PLsg,mp è il valore del carico utile assegnato ai veicoli nel sottogruppo di veicoli sg per il profilo di utilizzo mp di cui alla tabella 3.

Tabella 3 - Valori per il carico utile PL sg, mp (in tonnellate)

Sottogruppo di veicoli sg

Profilo di utilizzo1 (mp)

RDL

RDR

LHL

LHR

UDL

UDR

REL

RER

LEL

LER

4-UD

0,9

4,4

1,9

14

0,9

4,4

3,5

17,5

3,5

26,5

4-RD

4-LH

5-RD

2,6

12,9

2,6

19,3

2,6

12,9

3,5

17,5

3,5

26,5

5-LH

9-RD

1,4

7,1

2,6

19,3

1,4

7,1

3,5

17,5

3,5

26,5

9-LH

10-RD

2,6

12,9

2,6

19,3

2,6

12,9

3,5

17,5

3,5

26,5

10-LH

1 Cfr.  definizioni dei profili di utilizzo alla tabella 2, del punto 2.1

2.6.  Fattore di ponderazione per il chilometraggio e il carico utile

Il fattore di ponderazione per il chilometraggio e il carico utile (MPWsg) di un sottogruppo di veicoli sg è definito come il prodotto del chilometraggio annuale di cui alla tabella 4 e del valore del carico utile per il sottogruppo di veicoli di cui alla tabella 3, del punto 2.5, normalizzato in rapporto al rispettivo valore per il sottogruppo di veicoli 5-LH, ed è calcolato come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000015.png

dove:

AMsg è il chilometraggio annuale (annual mileage) di cui alla tabella 4 per i veicoli nei rispettivi sottogruppi di veicoli

AM5-LH è il chilometraggio annuale indicato per il sottogruppo di veicoli 5-LH alla tabella 4

PLsg è il valore per il carico utile medio corrispondente a quanto determinato al punto 2.5

PL5-LH è il valore per il carico utile (PL, payload) medio per il sottogruppo di veicoli 5-LH stabilito al punto 2.5

Tabella 4 - Chilometraggi annuali

Sottogruppo

di veicoli sg

Chilometraggio annuale AMsg (in km)

4-UD

60 000

4-RD

78 000

4-LH

98 000

5-RD

78 000

5-LH

116 000

9-RD

73 000

9-LH

108 000

10-RD

68 000

10-LH

107 000

2.7.  Emissioni specifiche medie di CO2 in g/tkm di un costruttore, di cui all'articolo 4

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento, le emissioni specifiche medie di CO2 in g/tkm (CO2) sono calcolate come segue:

CO2 = ZLEV × ∑ sg share,sg × MPWsg × avgCO2sg

dove:

sg è la somma sull'insieme dei sottogruppi di veicoli;

ZLEV è il fattore per zero e basse emissioni come determinata al punto 2.3;

share,sg è la quota di veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli per costruttore come determinata al punto 2.4;

MPWsg è il fattore di ponderazione per il chilometraggio e il carico utile come determinato al punto 2.6;

avgCO2sg sono le emissioni specifiche medie di CO2 in g/tkm come determinate al punto 2.2.

3.  Emissioni di CO2 di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma

Le emissioni di CO2 di riferimento (rCO2sg) sono calcolate, per ciascun sottogruppo di veicoli sg, sulla base di tutti i veicoli pesanti nuovi di tutti i costruttori del periodo di riferimento, come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000016.png

dove:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000017.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000018.png è la somma sull'insieme dei veicoli pesanti nuovi immatricolati nel periodo di riferimento presenti nel sottogruppo di veicoli sg, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 1, secondo comma;

CO2v sono le emissioni specifiche di CO2 del veicolo pesante nuovo v, determinate conformemente al punto 2.1 e adeguate, ove applicabile, a norma dell'allegato II;

rVsg è il numero di tutti i veicoli pesanti nuovi immatricolati nel periodo di riferimento presenti nel sottogruppo di veicoli sg, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 1, secondo comma;

PLsg è il carico utile medio dei veicoli nel sottogruppo di veicoli sg, come stabilito al punto 2.5.

4.  obiettivo specifico per le EMISSIONI DI CO2 dei singoli costruttori di cui all'articolo 6

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento, a partire dal 1º luglio 2025, l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 T è calcolato come segue:

T = ∑ sg sharesg × MPWsg × (1 - rf) × rCO2sg

dove:

sg è la somma sull'insieme dei sottogruppi di veicoli;

sharesg è la quota di veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli per costruttore corrisponde a quanto come determinato al punto 2.4;

MPWsg è il fattore di ponderazione per il chilometraggio e il carico utile corrisponde a quanto come determinato al punto 2.6;

rf è l'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 (espresso in %) applicabile nel periodo di riferimento specifico;

rCO2sg sono le emissioni di CO2 di riferimento come determinate al punto 3.

5.  Crediti e debiti di emissioni di cui all'articolo 7

5.1.  Traiettoria di riduzione della CO2 per i crediti di emissioni

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento degli anni Y, dal 2019 al 2030, la traiettoria di riduzione delle emissioni (emission trajectory) di CO2 (ETY) è definita come segue:

ETY = sg sharesg × MPWsg × R-ETY × rCO2sg

dove:

sg (…) è la somma sull'insieme dei sottogruppi di veicoli;

share,sg è la quota di veicoli pesanti nuovi in un sottogruppo di veicoli per costruttore corrisponde a quanto come determinata al punto 2.4;

MPWsg è il fattore di ponderazione per il chilometraggio e il carico utile corrisponde a quanto come determinato al punto 2.6;

rCO2sg sono le emissioni di CO2 di riferimento come determinate al punto 3; dove:

per i periodi di riferimento degli anni Y dal 2019 al 2025:

R-ETY, = (1-rf2025)+ rf2025 × (2025 – Y)/6

mentre per il periodo di riferimento degli anni Y dal 2026 al 2030:

R-ETY = (1-rf2030 ) + (rf2030 - rf2025) × (2030 – Y)/5

rf2025 e rf2030 sono gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 (in %) applicabili per i periodi di riferimento degli anni 2025 e 2030 rispettivamente.

5.2.  Crediti e dei debiti di emissioni in ciascun periodo di riferimento

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento degli anni Y dal 2019 al 2029, i crediti (cCO2y) e i debiti (dCO2y) di emissioni sono calcolati come segue:

Se CO2Y < ETY:

cCO2Y = (ETY – CO2Y) × Vy e

dCO2Y = 0

Se CO2Y > TY per gli anni dal 2025 al 2029:

dCO2Y = (CO2Y - TY) × VY e

cCO2Y = 0

In tutti gli altri casi dCO2y e cCO2y sono pari a 0.

dove:

ETY è la traiettoria della riduzione delle emissioni di CO2 del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno Y, determinata conformemente al punto 5.1;

CO2y sono le emissioni specifiche medie di CO2 del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno Y, determinate conformemente al punto 2.7;

TY è l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno Y, determinato conformemente al punto 4;

VY è il numero di veicoli pesanti nuovi di un costruttore presenti nel periodo di riferimento dell'anno Y, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a).

Limite dei debiti di emissioni

Per ciascun costruttore il limite dei debiti di emissioni (limCO2) è definito come segue:

limCO2 = T2025 × 0,05 × V2025

dove:

T2025 è l'obiettivo specifico per le emissioni di CO2 del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno 2025, determinato conformemente al punto 4;

V2025 è il numero di veicoli pesanti nuovi del costruttore nel periodo di riferimento dell'anno 2025, escludendo i veicoli professionali conformemente all'articolo 4, primo comma, lettera a).

5.4.  Crediti di emissioni acquisiti prima del 2025

Ai debiti di emissioni acquisiti nel periodo di riferimento dell'anno 2025 viene sottratto l'ammontare (redCO2) corrispondente ai crediti di emissioni acquisiti prima di tale periodo di riferimento che, per ogni costruttore, è determinato come segue:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000019.png

dove:

min è il minore dei due valori menzionati tra le parentesi;

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000020.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000021.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni Y dal 2019 al 2024;

dCO22025 sono i debiti di emissioni per il periodo di riferimento dell'anno 2025, determinati conformemente al punto 5.2;

cCO2y sono i crediti di emissioni per il periodo di riferimento dell'anno Y, determinati conformemente al punto 5.2;

6.  Emissioni di CO2 in eccesso del costruttore, di cui all'articolo 8, paragrafo 2

Per ciascun costruttore e periodo di riferimento a partire dal 2025, il valore delle emissioni di CO2 in eccesso (exeCO2) è calcolato come segue, se il valore è positivo:

Per il periodo di riferimento dell'anno 2025

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000022.png

Per i periodi di riferimento degli anni Y dal 2026 al 2028

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000023.png

Per il periodo di riferimento dell'anno 2029

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000024.png

Per i periodi di riferimento degli anni Y dal 2030 in poi

exeCO2y = (CO2Y - TY) x VY

dove:

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000025.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000026.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni Y dal 2019 al 2025;

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000027.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000028.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni I dal 2025 all'anno Y;

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000029.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000030.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni J dal 2025 all'anno (Y-1);

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000031.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000032.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni J dal 2025 al 2028;

20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000033.png20190418-P8_TA-PROV(2019)0426_IT-p0000034.png è la somma sull'insieme dei periodi di riferimento degli anni I dal 2025 al 2029;

dCO2Y sono i crediti di emissioni per il periodo di riferimento dell'anno Y, determinati conformemente al punto 5.2;

cCO2y sono i crediti di emissioni per il periodo di riferimento dell'anno Y, determinati conformemente al punto 5.2;

limCO2 è il limite dei debiti di emissioni, determinato in conformità al punto 5.3;

redCO2 è la riduzione dei debiti di emissioni del periodo di riferimento dell'anno 2025, determinata in conformità al punto 5.4.

In tutti gli altri casi il valore delle emissioni di CO2 in eccesso (exeCO2Y) è fissato a 0.

ALLEGATO II

Procedure di adeguamento

1.  Fattori di adeguamento del carico utile di cui all'articolo 14, paragrafo 1, lettera c)

Fatto salvo l'articolo 11, paragrafo 2, lettera a), ai fini del calcolo delle emissioni di CO2 di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma, si usano le ponderazioni per profilo di utilizzo e i valori del carico utile applicabili nel periodo di riferimento in cui le modifiche di cui all'articolo 14, paragrafo 1, lettera c), entrano in vigore per tutti i veicoli pesanti nuovi e le emissioni di CO2 in g/km di un veicolo pesante v determinate per un profilo di utilizzo mp, di cui all'allegato I, punto 2.1, tabella 2, sono adeguate come segue:

CO2v,mp = CO2(RP)v,mp x (1+ PLasg,mp x (PLsg,mp – PL(RP)sg,mp))

dove:

sg è il sottogruppo di veicoli al quale appartiene il veicolo v;

CO2(RP)v,mp sono le emissioni specifiche di CO2 del veicolo v in g/km, determinate in conformità al profilo di utilizzo mp e basate sui dati di monitoraggio per il periodo di riferimento comunicati a norma del regolamento (UE) 2018/956;

PL(RP)sg, mp è il valore del carico utile attribuito al veicolo v nel sottogruppo di veicoli sg per il profilo di utilizzo mp nel periodo di riferimento, in conformità all'allegato I, punto 2.5, tabella 3, al fine di stabilire i dati di monitoraggio per il periodo di riferimento comunicati a norma del regolamento (UE) 2018/956;

PLsg, mp è il valore del carico utile attribuito ai veicoli nel sottogruppo di veicoli sg per il profilo di utilizzo mp nel periodo di riferimento in cui le modifiche di cui all'articolo 14, paragrafo 1, lettera c), entrano in vigore per tutti i veicoli pesanti nuovi, in conformità con l'allegato I, punto 2.5, tabella 3;

PLasg, mp è il fattore di adeguamento del carico utile definito nella tabella 5.

Tabella 5 - Fattori di adeguamento del carico utile PLa sg, mp

PLasg,mp

(in 1/tonnellate)

Profili di utilizzo mp1

RDL, RDR

REL, RER

LHL, LHR

LEL, LER

UDL, UDR

Sottogruppo

di

veicoli sg

4-UD

0,026

N.A.

0,015

N.A.

0,026

4-RD

4-LH

5-RD

0.022

0.022

0.017

0.017

0.022

5-LH

9-RD

0,026

0.025

0,015

0,015

0,026

9-LH

10-RD

0,022

0,021

0,016

0,016

0,022

10-LH

1 Cfr.  le definizioni dei profili di utilizzo di cui all'allegato I, sezione 2, punto 1.

2.  Fattori di adeguamento di cui all'articolo 11, paragrafo 2, lettera c)

Fatto salvo l'articolo 11, paragrafo 2, lettera b), ai fini del calcolo delle emissioni di CO2 di riferimento di cui all'articolo 1, secondo comma, si usano le ponderazioni per profilo di utilizzo e i valori del carico utile applicabili nel periodo di riferimento in cui le modifiche di cui all'articolo 14, paragrafo 1, lettera c), entrano in vigore per tutti i veicoli pesanti nuovi e le emissioni di CO2 in g/km di un veicolo pesante v determinate per un profilo di utilizzo mp, di cui all'allegato I, punto 2.1, sono adeguate come segue:

CO2v,mp = CO2(RP)v,mp x (∑ r s r,sg x CO2r,mp )/ (∑ r s r,sg x CO2(RP)r,mp )

dove:

r è la somma sull'insieme dei veicoli rappresentativi r per il sottogruppo di veicoli sg;

sg è il sottogruppo al quale appartiene il veicolo v;

s r,sg è la ponderazione statistica del veicolo rappresentativo r nel sottogruppo di veicoli sg;

CO2(RP)v,mp sono le emissioni specifiche di CO2 del veicolo v in g/km, determinate in conformità al profilo di utilizzo mp e basate sui dati di monitoraggio per il periodo di riferimento comunicati a norma del regolamento (UE) 2018/956;

CO2(RP)r,mp sono le emissioni specifiche di CO2 del veicolo r in g/km, determinate in conformità al profilo di utilizzo mp in conformità del regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione nel periodo di riferimento in cui CO2(RP)v,mp è stato determinato;

CO2r,mp sono le emissioni specifiche di CO2 del veicolo rappresentativo r, determinate per il profilo di utilizzo mp in conformità del regolamento (CE) n. 595/2009 e relative misure di attuazione nel periodo di riferimento in cui le modifiche di cui all'articolo 14, paragrafo 2, del presente regolamento entrano in vigore per tutti i veicoli pesanti nuovi.

Il veicolo rappresentativo è definito in conformità della metodologia di cui all'articolo 14, paragrafo 3, del presente regolamento.

ALLEGATO ALLA RISOLUZIONE LEGISLATIVA

Dichiarazione della Commissione

La Commissione persegue lo sviluppo tecnico dello strumento per il calcolo del consumo di energia dei veicoli (VECTO) al fine di aggiornarlo regolarmente e tempestivamente, alla luce delle innovazioni e per tenere conto dell'applicazione di nuove tecnologie che incrementano il risparmio di carburante dei veicoli pesanti.

(1) GU C 62 del 15.2.2019, pag. 286.
(2)GU C 62 del 15.2.2019, pag. 286.
(3) Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019.
(4)Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio del... che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO₂ delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri e che abroga i regolamenti (CE) n. 443/2009 e (UE) n. 510/2011 (GU L … del …, pag. ...).
(5)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento 2017/0293 (COD) - pe 6/19, e completare la corrispondente nota a pié di pagina.
(6) Regolamento (UE) 2018/842 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo alle riduzioni annuali vincolanti delle emissioni di gas a effetto serra a carico degli Stati membri nel periodo 2021-2030 come contributo all'azione per il clima per onorare gli impegni assunti a norma dell'accordo di Parigi e recante modifica del regolamento (UE) n. 525/2013 (GU L 156 del 19.6.2018, pag. 26).
(7)Regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, relativo all'omologazione dei veicoli a motore e dei motori riguardo alle emissioni dei veicoli pesanti (euro VI) e all'accesso alle informazioni relative alla riparazione e alla manutenzione del veicolo e che modifica il regolamento (CE) n. 715/2007 e la direttiva 2007/46/CE e che abroga le direttive 80/1269/CEE, 2005/55/CE e 2005/78/CE (GU L 188 del 18.7.2009, pag. 1).
(8)Regolamento (UE) 2017/2400 della Commissione, del 12 dicembre 2017, che attua il regolamento di esecuzione (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la determinazione delle emissioni di CO2 e del consumo di carburante dei veicoli pesanti e che modifica la direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) n. 582/2001 della Commissione (GU L 349 del 29.12.2017, pag. 1).
(9) Regolamento (UE) 2018/956 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 giugno 2018, concernente il monitoraggio e la comunicazione delle emissioni di CO₂ e del consumo di carburante dei veicoli pesanti nuovi (GU L 173 del 9.7.2018, pag. 1).
(10)Direttiva 2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (GU L 120 del 15.5.2009, pag. 5).
(11) Regolamento (CE) n. 443/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni delle autovetture nuove nell'ambito dell'approccio comunitario integrato finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri (GU L 140 del 5.6.2009, pag. 1).
(12)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento contenuto del documento 2017/0293 (COD) - PE 6/19
(13) Regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, dei componenti e delle entità tecniche indipendenti destinati a tali veicoli, che modifica i regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 595/2009 e abroga la direttiva 2007/46/CE (GU L 151 del 14.6.2018, pag. 1).
(14)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(15)GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(16) Direttiva 96/53/CE del Consiglio del 25 luglio 1996 che stabilisce, per taluni veicoli stradali che circolano nella Comunità, le dimensioni massime autorizzate nel traffico nazionale e internazionale e i pesi massimi autorizzati nel traffico internazionale (GU L 235 del 17.9.1996, pag. 59)
(17) Regolamento (UE) n. 510/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 maggio 2011, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni dei veicoli commerciali leggeri nuovi nell'ambito dell'approccio integrato dell'Unione finalizzato a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli leggeri (GU L 145 del 31.5.2011, pag. 1).
(18) Direttiva 2007/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 settembre 2007, che istituisce un quadro per l'omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli (direttiva quadro) (GU L 263 del 9.10.2007, pag. 1).
(19) Regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 ed Euro 6) e all'ottenimento di informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo (GU L 171 del 29.6.2007, pag. 1).
(20) Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 82).
(21)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento 2017/0293(COD) - PE 6/19
(22) Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima che modifica le direttive (CE) n. 663/2009 e (CE) n. 715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 94/22/CE, 98/70/CE, 2009/31/CE, 2009/73/CE, 2010/31/UE, 2012/27/UE e 2013/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive del Consiglio 2009/119/CE e (UE) 2015/652 e che abroga il regolamento (UE) n. 525/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 1).
(23)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al presente documento 2018/0143(COD) - PE 60/19 e completare la nota a pié di pagina corrispondente.
(24)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al presente documento 2018/0143(COD) - PE 60/19 e completare la nota a pié di pagina corrispondente.
(25)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al presente documento 2018/0143(COD) - PE 60/19 e completare la nota a pié di pagina corrispondente.


Promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (COM(2017)0653 – C8-0393/2017 – 2017/0291(COD))
P8_TA-PROV(2019)0427A8-0321/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2017)0653),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 192 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0393/2017),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 19 aprile 2018(1),

–  visto il parere del Comitato delle regioni del 5 luglio 2018(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare e il parere della commissione per i trasporti e il turismo (A8-0321/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(3);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada

P8_TC1-COD(2017)0291


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 192, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(4),

visto il parere del Comitato delle regioni(5),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(6),

considerando quanto segue:

(1)  Come sottolineato nelle conclusioni del Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre 2014, l'Unione si è impegnata a creare un sistema dell'energia sicuro, competitivo e decarbonizzato. La comunicazione della Commissione del 22 gennaio 2014 dal titolo "Quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030" stabilisce impegni ambiziosi per l'Unione mirati a ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra almeno del 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, ad aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili almeno del 27 %, a raggiungere un risparmio energetico almeno del 27 % e a migliorare la sicurezza energetica, la competitività e la sostenibilità dell'Unione. Da allora, la direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) stabilisce una quota pari almeno al 32 % di energia da fonti rinnovabili del consumo finale lordo di energia dell'Unione nel 2030 e la direttiva (UE) 2018/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio(8) stabilisce un nuovo obiettivo di efficienza energetica per l'Unione per il 2030 pari almeno al 32,5 %.

(2)  Nella comunicazione del 20 luglio 2016 dal titolo "Strategia europea per una mobilità a basse emissioni" la Commissione ha annunciato che per rispettare gli impegni presi dall'Unione nel corso della 21a conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi nel 2015 a Parigi, sarà necessario accelerare la decarbonizzazione del settore dei trasporti e instradare saldamente, entro la metà del secolo, le emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti causate dai trasporti su un percorso di avvicinamento allo zero. Occorre inoltre ridurre drasticamente e senza indugi le emissioni di inquinanti atmosferici dannosi per la salute umana e l'ambiente causate dai trasporti. Tale obiettivo può essere conseguito attraverso una serie di iniziative strategiche, tra cui misure che promuovano un trasferimento modale verso il trasporto pubblico e l'uso degli appalti pubblici per promuovere i veicoli puliti.

(3)  Nella comunicazione del 31 maggio 2017 dal titolo "L'Europa in movimento: un'agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti" la Commissione sottolinea che l'aumento della produzione e diffusione nell'Unione di veicoli puliti, di un'infrastruttura per i combustibili alternativi e di nuovi servizi per la mobilità che sfruttano la digitalizzazione e l'automazione nell'Unione offrono diversi vantaggi ai cittadini dell'Unione, agli Stati membri e all'industria. Tali vantaggi comprendono soluzioni di mobilità fluida e più sicura e una minore esposizione a emissioni inquinanti nocive. Inoltre, come dichiarato nel discorso sullo stato dell'Unione del 13 settembre 2017, uno degli obiettivi principali per l'Unione è diventare leader mondiale in materia di decarbonizzazione.

(4)  Come annunciato nella comunicazione della Commissione "L'Europa in movimento", la presente direttiva è parte di un secondo pacchetto di proposte che accompagneranno l'Unione lungo il percorso verso una mobilità a basse emissioni. Tale pacchetto è stato presentato nella comunicazione della Commissione dell'8 novembre 2017 dal titolo "Mobilità a basse emissioni: manteniamo gli impegni - Un'Unione europea che protegge il pianeta, dà forza ai suoi consumatori e difende la sua industria e i suoi lavoratori", che combina misure orientate all'offerta e alla domanda per instradare l'Europa verso una mobilità a basse emissioni e nel contempo rafforzare la competitività del suo ecosistema automobilistico e della mobilità. La promozione di veicoli puliti dovrebbe andare di pari passo con un ulteriore sviluppo dei trasporti pubblici, al fine di ridurre il traffico stradale, riducendo le emissioni e migliorando la qualità dell'aria.

(5)  L'innovazione nel settore delle nuove tecnologie aiuta a ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli, a diminuire l'inquinamento atmosferico e acustico, sostenendo nel contempo la decarbonizzazione del settore dei trasporti. Una maggiore diffusione di veicoli adibiti al trasporto su strada a basse emissioni o a zero emissioni ridurrà le emissioni di CO2 e di determinati inquinanti (particolato, ossidi di azoto e idrocarburi non metanici) e migliorerà pertanto la qualità dell'aria nelle città e in altre aree inquinate, contribuendo nel contempo alla competitività e alla crescita dell'industria dell'Unione sul mercato sempre più globale dei veicoli a basse emissioni e a zero emissioni. La Commissione dovrebbe perseguire misure politiche intese a promuovere un vasto utilizzo industriale e la crescita della capacità di produzione per queste nuove tecnologie in tutti gli Stati membri, al fine di creare condizioni di parità e uno sviluppo equilibrato in tutti gli Stati membri.

(6)  Secondo le previsioni di mercato i prezzi di acquisto dei veicoli puliti continueranno a diminuire. Costi operativi e di manutenzione più bassi comportano, già oggi, un costo totale di proprietà competitivo. La riduzione prevista dei prezzi di acquisto ridurrà ulteriormente gli ostacoli alla disponibilità e all'utilizzo di veicoli puliti sul mercato nel prossimo decennio.

(7)  Mentre l'Unione è una delle regioni leader in materia di ricerca ed ecoinnovazione a elevato valore, la regione Asia-Pacifico ospita i maggiori produttori di autobus elettrici e batterie. Analogamente, gli sviluppi del mercato globale in materia di veicoli elettrici a batteria sono guidati dai mercati della Cina e degli Stati Uniti. Una politica ambiziosa dell'Unione per gli appalti di veicoli puliti contribuirà a stimolare l'innovazione e a promuovere ulteriormente la competitività e la crescita dell'industria dell'Unione nei mercati sempre più globali dei veicoli puliti e delle relative infrastrutture tecnologiche. Come osservato nella sua comunicazione del 3 ottobre 2017 dal titolo "Appalti pubblici efficaci in Europa e per l'Europa", la Commissione continuerà a guidare gli sforzi per garantire condizioni di parità e promuovere un migliore accesso ai mercati degli appalti pubblici dei paesi terzi, anche per quanto riguarda l'acquisto, il leasing, la locazione o la vendita a rate di veicoli adibiti al trasporto su strada.

(8)  Tenuto conto del fatto che la spesa pubblica per beni, lavori e servizi rappresentava approssimativamente il 16 % del PIL nel 2018, le autorità pubbliche, tramite la loro politica in materia di appalti pubblici, hanno la possibilità di promuovere e sostenere mercati di prodotti e servizi innovativi. Per conseguire tale risultato, la direttiva 2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(9) dovrebbe definire requisiti chiari e trasparenti, inclusi obiettivi di appalto chiari e a lungo termine, e stabilire un metodo di calcolo semplice per determinarli. Le direttive 2014/24/UE(10) e 2014/25/UE(11) del Parlamento europeo e del Consiglio stabiliscono norme minime armonizzate in materia di appalti pubblici che coordinano il modo in cui le autorità contraenti e le entità contraenti appaltano opere, forniture e servizi. In particolare, tali direttive stabiliscono soglie monetarie generali per determinare quali contratti pubblici sono soggetti alla normativa sugli appalti pubblici dell'Unione Tali soglie sono altresì applicabili alla direttiva 2009/33/CE.

(9)  Per consentire l'utilizzo di veicoli a combustibili alternativi è necessario mettere a disposizione sufficienti infrastrutture di ricarica e di rifornimento. L'8 novembre 2017, la Commissione ha adottato un piano d'azione per sostenere la realizzazione accelerata di un'infrastruttura per i combustibili alternativi nell'Unione, che prevede inoltre un sostegno rafforzato per la realizzazione di un'infrastruttura disponibile al pubblico mediante fondi dell'Unione, onde contribuire a creare condizioni più favorevoli per la transizione verso veicoli puliti, anche nel trasporto pubblico. La Commissione riesaminerà l'applicazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(12) entro il 31 dicembre 2020, e presenterà, qualora lo ritenga necessario sulla base di tale riesame, una proposta legislativa per modificare tale direttiva.

(10)  La direttiva 2009/33/CE integra la normativa dell'Unione sugli appalti pubblici orizzontali e aggiunge criteri di sostenibilità, con l'obiettivo di stimolare il mercato dei veicoli adibiti al trasporto su strada puliti e a basso consumo energetico. Nel 2015 la Commissione ha effettuato una valutazione ex post della direttiva 2009/33/CE e ha concluso che tale direttiva non ha dato l'impulso sperato alla diffusione dei veicoli puliti sul mercato dell'Unione, in particolare a causa di lacune per quanto riguarda il suo ambito di applicazione e le disposizioni relative all'acquisto di veicoli. Tale valutazione ha concluso che l'impatto di tale direttiva è stato molto limitato sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici e sulla promozione della competitività dell'industria.

(11)  La valutazione d'impatto svolta dalla Commissione sulla revisione della direttiva 2009/33/CE evidenzia i vantaggi di un cambiamento dell'approccio complessivo della governance nei confronti degli appalti per i veicoli puliti a livello dell'Unione. Definire obiettivi minimi di appalto può aiutare a raggiungere l'obiettivo di promuovere e stimolare la diffusione dei veicoli puliti sul mercato rispetto al ricorso all'internalizzazione dei costi esterni nelle decisioni generali in tema di appalti, e contemporaneamente sottolinea l'importanza di considerare gli aspetti ambientali in tutte le decisioni in materia di appalti. I vantaggi a medio e lungo termine per i cittadini e le imprese dell'Unione giustificano pienamente questo approccio nella misura in cui lascia sufficiente flessibilità alle amministrazioni aggiudicatrici e agli enti aggiudicatori nella scelta delle tecnologie da utilizzare.

(12)  L'estensione dell'ambito di applicazione della direttiva 2009/33/CE includendo pratiche quali il leasing, la locazione o la vendita a rate nonché i contratti per alcuni servizi, garantisce che tutte le pertinenti pratiche di appalto siano coperte. I servizi coperti dall'ambito di applicazione della presente direttiva, quali servizi di trasporto pubblico terrestre, servizi speciali di trasporto passeggeri su strada, trasporto non regolare di passeggeri, nonché servizi specifici di consegna dei pacchi e di consegna postale e servizi di raccolta di rifiuti, dovrebbero essere i servizi per la cui fornitura sono utilizzati veicoli che rientrano nelle categorie coperte dalla presente direttiva, e che rappresentano uno degli elementi principali del contratto. Tali servizi dovrebbero essere identificati utilizzando i rispettivi codici del vocabolario comune per gli appalti pubblici elencati all'allegato. I contratti in essere non dovrebbero essere influenzati retroattivamente dalla presente direttiva.

(13)  La formulazione di una definizione di veicoli puliti che tenga conto dei requisiti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di inquinanti atmosferici da parte dei veicoli leggeri gode di ampio sostegno da parte dei portatori di interessi. Per garantire che vi siano incentivi adeguati per la promozione della diffusione dei veicoli a basse emissioni o a zero emissioni sul mercato dell'Unione, le disposizioni relative agli appalti pubblici per tali veicoli a norma della presente direttiva dovrebbero essere in linea con la definizione di veicoli a zero e basse emissioni di cui al regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(13)(14). Le azioni intraprese a norma della presente direttiva contribuiranno a incrementare la conformità ai requisiti stabiliti nelle norme di cui al regolamento (UE) 2019/...(15). Al fine di migliorare il problema della qualità dell'aria, i veicoli puliti dovrebbero avere prestazioni migliori rispetto ai requisiti minimi per gli ossidi di azoto (NOx) e per le particelle ultrafini (Particle Number - PN) stabiliti dai valori limite di emissione in condizioni reali di guida in vigore (Real Driving Emissions, RDE). Oltre ai veicoli a zero emissioni, oggi vi sono alcuni veicoli leggeri con emissioni di inquinanti atmosferici pari o inferiori all'80 % dei limiti di emissioni attuali. Il numero di tali veicoli dovrebbe tuttavia aumentare nei prossimi anni, in particolare per quanto riguarda i veicoli elettrici ibridi ricaricabili. Un'impostazione più ambiziosa degli appalti pubblici può costituire un significativo incentivo supplementare per il mercato.

(14)  I veicoli pesanti puliti dovrebbero essere definiti come tali se utilizzano combustibili alternativi, in linea con la direttiva 2014/94/UE. Nei casi in cui per i veicoli oggetto di appalto debbano essere utilizzati biocombustibili liquidi, combustibili sintetici o combustibili paraffinici, le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori devono garantire, mediante clausole contrattuali obbligatorie o altri strumenti analoghi nell'ambito della procedura di appalto pubblico, che soltanto questi combustibili possono essere utilizzati per tali veicoli. Mentre è possibile per tali combustibili contenere additivi, come nel caso per esempio di carburante a base di etanolo per motori diesel adattati dell'ED95, essi non dovrebbero essere mescolati con combustibili fossili.

(15)  Al fine di migliorare la qualità dell'aria nei comuni, è essenziale rinnovare i parchi veicoli con veicoli puliti. Inoltre, i principi dell'economia circolare richiedono un'estensione della vita del prodotto. Pertanto, i veicoli che rispettano i requisiti sui veicoli puliti o a zero emissioni in seguito ad adeguamento dovrebbero essere considerati ai fini del conseguimento dei rispettivi obiettivi minimi di appalto.

(16)  I veicoli leggeri e i veicoli pesanti sono usati per scopi diversi e hanno diversi livelli di maturità per il mercato; sarebbe utile che gli appalti pubblici riconoscessero tali differenze. La valutazione d'impatto ha ▌riconosciuto che i mercati per gli autobus urbani a basse emissioni o a zero emissioni sono caratterizzati da una maggiore maturità, mentre i mercati per i mezzi pesanti a basse emissioni o a zero emissioni si trovano ancora in una fase precoce di sviluppo. Tenendo conto del livello limitato di maturità del mercato che caratterizza i pullman a basse e zero emissioni, del ruolo relativamente limitato degli appalti pubblici in tale segmento di mercato e dei requisiti operativi specifici di tali veicoli, non appare opportuno includere i pullman nell'ambito di applicazione della presente direttiva. In linea con l'approccio seguito nel regolamento (CE) n. 661/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio(16) e nel regolamento 107 della Commissione economica per l'Europa delle Nazioni Unite (UNECE), i veicoli della categoria M3 che dispongono di spazi destinati ai passeggeri in piedi per consentire ai passeggeri spostamenti frequenti sono considerati autobus, mentre i veicoli della categoria M3 con spazi molto limitati destinati ai passeggeri in piedi o privi di tali spazi sono considerati pullman. Dato il mercato molto limitato per gli autobus a due piani e considerate le loro specifiche limitazioni di progettazione, è opportuno applicare, durante il primo periodo di riferimento coperto dalla presente direttiva, obiettivi minimi in materia di appalti inferiori per i veicoli a zero emissioni che appartengono a tale categoria di veicoli pesanti negli Stati membri nei quali gli autobus a due piani rappresentano una quota significativa di appalti pubblici.

(17)  Al fine di evitare di imporre un onere sproporzionato alle autorità pubbliche e agli operatori, gli Stati membri dovrebbero poter esentare dai requisiti della presente direttiva gli appalti pubblici di alcuni veicoli con caratteristiche specifiche correlate ai loro requisiti operativi. Tali veicoli includono: veicoli blindati, ambulanze, carri funebri, veicoli della categoria M1 con accesso per sedie a rotelle, gru mobili, veicoli progettati e costruiti per essere essenzialmente utilizzati in cantieri edili, cave, infrastrutture portuali o aeroportuali nonché veicoli specificamente progettati e costruiti o adattati per essere utilizzati dalle forze armate, dalla protezione civile, dai servizi antincendio e dalle forze responsabili del mantenimento dell'ordine pubblico. Tali adeguamenti possono riguardare l'installazione di attrezzature di comunicazione specializzate o luci di emergenza. I requisiti di cui alla presente direttiva non dovrebbero applicarsi ai veicoli che sono progettati e costruiti specificamente per eseguire lavori e non sono adatti al trasporto di passeggeri o al trasporto di merci. Tali veicoli comprendono i veicoli per la manutenzione stradale quali gli spazzaneve.

(18)  La definizione di obiettivi minimi per gli appalti pubblici di veicoli puliti da conseguire in due periodi di riferimento che terminano nel 2025 e nel 2030 a livello di Stato membro dovrebbe contribuire a creare una certezza delle politiche per i mercati in cui sono necessari investimenti nella mobilità a basse emissioni o a zero emissioni. Gli obiettivi minimi sostengono la creazione del mercato per i veicoli puliti in tutto il territorio dell'Unione. Essi prevedono un tempo sufficiente per l'adeguamento delle procedure di appalto pubblico e mandano un chiaro segnale al mercato. Inoltre, il fatto di chiedere che metà dell'obiettivo minimo fissato per gli autobus acquisiti in tali periodi di riferimento sia conseguito attraverso l'acquisizione di autobus a zero emissioni, rafforza l'impegno a favore della decarbonizzazione del settore dei trasporti. Occorre notare che i filobus sono considerati autobus a zero emissioni, a condizione che funzionino soltanto a elettricità o che utilizzino soltanto un gruppo propulsore a zero emissioni quando non sono collegati alla rete, altrimenti sono considerati veicoli puliti. La valutazione d'impatto rileva una crescente tendenza degli Stati membri alla definizione di obiettivi, a seconda della loro capacità economica e della gravità del problema. Per i diversi Stati membri dovrebbero essere definiti target diversi, a seconda della rispettiva capacità economica (prodotto interno lordo pro capite) ed esposizione all'inquinamento (concentrazione della popolazione urbana). La valutazione dell'impatto territoriale condotta per la presente direttiva ha dimostrato che l'impatto sarà distribuito in modo uniforme tra le regioni dell'Unione.

(19)  Gli Stati membri dovrebbero avere la flessibilità di distribuire gli sforzi per conseguire gli obiettivi minimi all'interno del loro territorio, in conformità del proprio quadro costituzionale e in linea con i propri obiettivi di politica dei trasporti. Nella ripartizione degli sforzi all’interno di uno Stato membro, si potrebbero tenere in considerazione diversi fattori, tra cui eventuali differenze in materia di capacità economica, qualità dell'aria, densità della popolazione, caratteristiche dei sistemi di trasporto, politiche intese a decarbonizzare i trasporti e ridurre l'inquinamento atmosferico o qualsiasi altro criterio pertinente.

(20)  I veicoli con zero emissioni allo scarico possono lasciare anch'essi un'impronta ambientale, a causa delle emissioni derivanti dalla catena di approvvigionamento del combustibile dalla fase di estrazione allo scarico, nonché dal processo di fabbricazione dei componenti e dal loro livello di riciclabilità. Ai fini della coerenza con gli obiettivi di sostenibilità, le batterie dovrebbero essere prodotte con un impatto ambientale minimo all'interno e all'esterno dell'Unione, in particolare riguardo al processo di estrazione delle materie prime impiegate per la produzione di batterie. La promozione di tecnologie che rispondono a tale sfida, quali batterie sostenibili e riciclabili, possono contribuire alla sostenibilità complessiva dei veicoli elettrici, attraverso iniziative quali l'Alleanza europea delle batterie e il piano d'azione dell'UE in materia di batterie nonché nel contesto del riesame della direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(17). Si dovrebbe considerare l'eventuale impatto del ciclo di vita delle emissioni di CO2 e delle emissioni di CO2 "dal pozzo alla ruota" dei veicoli per il periodo dopo il 2030, tenendo conto delle disposizioni pertinenti della legislazione dell'Unione sul loro calcolo in tale fase.

(21)  Nella raccomandazione del 4 aprile 2017 destinata al Consiglio e alla Commissione a seguito dell'inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico(18), il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a promuovere politiche verdi in materia di appalti pubblici attraverso l'acquisto di veicoli a zero emissioni e di veicoli a bassissime emissioni da parte delle autorità pubbliche per il proprio parco veicoli o per programmi di car sharing a partecipazione pubblica o semi-pubblica, e ha chiesto di eliminare progressivamente, entro il 2035, le nuove autovetture che emettono CO2.

(22)  Può essere raggiunto il massimo impatto usando lo strumento dell'appalto pubblico per i veicoli puliti soprattutto in zone che presentano un livello relativamente elevato di inquinamento atmosferico e acustico. Le autorità pubbliche degli Stati membri sono incoraggiate a tenere in particolare considerazione tali zone nell'attuazione degli obiettivi minimi di appalto nazionali. Le autorità pubbliche sono altresì incoraggiate ad adottare misure quali la messa a disposizione di risorse finanziarie sufficienti per le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori, al fine di evitare che i costi sostenuti per conformarsi agli obiettivi minimi di appalto stabiliti nella presente direttiva si traducano in prezzi dei biglietti più elevati per i consumatori o in una riduzione dei servizi di trasporto pubblico o scoraggino lo sviluppo di un trasporto pulito non stradale, per esempio tram e metropolitane. Le autorità pubbliche dovrebbero riportare le azioni intraprese nelle loro relazioni a norma della presente direttiva. Al fine di evitare oneri sproporzionati e ottimizzare i potenziali risultati della presente direttiva, è opportuno fornire adeguata assistenza tecnica alle autorità pubbliche.

(23)  Il trasporto pubblico è responsabile soltanto di una minima parte delle emissioni prodotte dal settore dei trasporti. Al fine di promuovere ulteriormente la decarbonizzazione dei trasporti, migliorare la qualità dell'aria e mantenere condizioni di parità tra i diversi operatori, gli Stati membri possono, in conformità del diritto dell'Unione, decidere di imporre requisiti simili anche agli operatori privati e ai servizi al di fuori dell'ambito di applicazione della presente direttiva, quali società di taxi, autonoleggio e car pooling.

(24)  I costi del ciclo di vita costituiscono per le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori un importante strumento per tenere conto dei costi energetici e ambientali durante il ciclo di vita di un veicolo, compreso il costo delle emissioni di gas a effetto serra e di altri inquinanti sulla base di un'adeguata metodologia di determinazione del loro valore monetario. Dato lo scarso utilizzo di questa metodologia per il calcolo dei costi di esercizio nell'intero arco di vita nell'ambito della direttiva 2009/33/CE e date le informazioni pervenute dalle amministrazioni aggiudicatrici e dagli enti aggiudicatori in merito all'uso di metodi propri, adeguate alle rispettive circostanze ed esigenze specifiche, non dovrebbe essere obbligatorio l'utilizzo di una metodologia specifica, ma le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori dovrebbero essere nella posizione di scegliere qualsiasi metodologia di calcolo dei costi di esercizio a sostegno delle loro procedure di appalto, sulla base dei criteri dell'offerta economicamente più vantaggiosa (MEAT) di cui all'articolo 67 della direttiva 2014/24/UE e all'articolo 82 della direttiva 2014/25/UE, tenendo conto del rapporto costo-efficacia durante l'intero arco di vita del veicolo, nonché degli aspetti ambientali e sociali.

(25)  Le relazioni in tema di appalti pubblici redatte a norma della presente direttiva dovrebbero fornire una chiara panoramica del mercato per permettere un efficace monitoraggio della sua attuazione. Tali relazioni dovrebbero cominciare con una presentazione preliminare di informazioni da parte degli Stati membri alla Commissione entro il ... [36 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa] e continuare con una prima relazione completa in merito all'attuazione degli obiettivi minimi di appalto nel 2026 e successivamente con scadenza triennale. Il calendario dovrebbe essere allineato con gli obblighi in vigore in materia di rendicontazione ai sensi delle direttive 2014/24/UE e 2014/25/UE. Al fine di ridurre al minimo l'onere amministrativo per gli organismi pubblici e stabilire un'efficace panoramica del mercato si dovrebbero agevolare le relazioni semplificate. La Commissione fornirà soluzioni per la registrazione e il monitoraggio nell'ambito della banca dati "Tenders Electronic Daily" e garantirà una relazione completa per i veicoli a basse emissioni e a zero emissioni e per i veicoli a combustibile alternativo nel contesto del vocabolario comune per gli appalti pubblici dell'Unione. Codici specifici nel vocabolario comune per gli appalti pubblici semplificheranno la registrazione e il monitoraggio nell'ambito della banca dati "Tender Electronic Daily".

(26)  Un ulteriore appoggio alla diffusione dei veicoli puliti e delle relative infrastrutture sul mercato può derivare da misure mirate di sostegno pubblico a livello nazionale e di Unione. Tali misure includono un maggiore utilizzo dei fondi dell'Unione per sostenere il rinnovo dei parchi veicoli per il trasporto pubblico e un migliore scambio di conoscenze e un allineamento degli appalti pubblici per permettere l'adozione di misure di entità sufficiente a ottenere una riduzione dei costi e un effetto sul mercato. La Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell'ambiente e dell'energia 2014-2020 riconosce la possibilità di concedere un sostegno pubblico per promuovere lo sviluppo delle infrastrutture necessarie alla erogazione di combustibili alternativi(19). A tale sostegno pubblico continuerà comunque ad applicarsi il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 107 e 108.

(27)  Misure di supporto mirate per gli appalti pubblici per veicoli puliti possono essere di sostegno alle amministrazioni aggiudicatrici e agli enti aggiudicatori. Nell'ambito dell'attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) per il 2014-2020, l'Unione dispone già di una serie di fondi diversi per sostenere gli Stati membri, le autorità locali e gli operatori interessati nella transizione verso una mobilità sostenibile. In particolare, i Fondi strutturali e d'investimento europei sono una fonte essenziale di finanziamento per la mobilità urbana. Orizzonte 2020, il programma di ricerca dell'Unione, istituito dal regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(20), finanzia progetti di ricerca e innovazione sulla mobilità urbana e sulle città e le comunità intelligenti, mentre il meccanismo per collegare l'Europa, istituito dal regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(21), eroga sostegno allo sviluppo delle pertinenti infrastrutture nei nodi urbani. L'introduzione nella presente direttiva di una definizione di veicolo pulito e la definizione di obiettivi minimi per l'appalto pubblico di veicoli puliti può contribuire a garantire un uso ancora più mirato degli strumenti finanziari dell'Unione anche nel prossimo QFP per il 2021-2027. Tali misure di sostegno aiuteranno a ridurre gli ingenti investimenti iniziali nei cambiamenti infrastrutturali e sosterranno la decarbonizzazione dei trasporti.

(28)  Per contribuire a garantire che i potenziali benefici siano pienamente sfruttati, la Commissione dovrebbe fornire linee guida agli Stati membri in merito ai diversi fondi dell'Unione che potrebbero essere utilizzati e dovrebbe facilitare e strutturare lo scambio di conoscenze e migliori prassi tra gli Stati membri per promuovere l'acquisto, il leasing, la locazione o la vendita a rate da parte delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori, di veicoli adibiti al trasporto su strada che siano puliti ed efficienti sotto il profilo energetico. La Commissione dovrebbe continuare inoltre a fornire servizi di consulenza tecnica e finanziaria alle autorità locali e agli operatori attraverso strumenti quali il Centro europeo di consulenza per gli investimenti, JASPERS e JESSICA. Tale assistenza dovrebbe includere l'incoraggiamento delle amministrazioni aggiudicatrici e delle entità aggiudicatrici a mettere in comune le risorse per l'acquisto congiunto di veicoli adibiti al trasporto su strada a basse emissioni e a basso consumo energetico, al fine di realizzare economie di scala e facilitare il conseguimento degli obiettivi della presente direttiva.

(29)  Al fine di massimizzare l'impatto degli investimenti, è necessario coordinare meglio la mobilità e la pianificazione urbana, per esempio attraverso il ricorso a piani di mobilità urbana sostenibile (PMUS). I piani di mobilità urbana sostenibile sono piani sviluppati trasversalmente alle singole politiche settoriali e in collaborazione con diversi livelli di governance che combinano diversi modi di trasporto, sicurezza stradale, consegna delle merci, gestione della mobilità e sistemi di trasporto intelligenti. Essi possono svolgere un ruolo importante nel conseguire gli obiettivi dell'Unione in materia di riduzioni delle emissioni di CO2 e dell'inquinamento acustico e atmosferico.

(30)  Al fine di assicurare condizioni uniformi per l'attuazione della presente direttiva, è opportuno attribuire alla Commissione competenze di esecuzione al fine di stabilire il modello comune per le relazioni degli Stati membri e le relative modalità di trasmissione. È opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio(22).

(31)  Entro il 31 dicembre 2027, la Commissione dovrebbe riesaminare l'attuazione della direttiva 2009/33/CE. Tale riesame dovrebbe essere accompagnato, se del caso, da una proposta legislativa volta a modificare tale direttiva per il periodo successivo al 2030, anche per la fissazione di nuovi obiettivi ambiziosi e l'estensione dell'ambito di applicazione ad altre categorie di veicoli, come i veicoli della categoria L e i macchinari da costruzione. Nel suo riesame, la Commissione dovrebbe inoltre valutare, tra l'altro, la possibilità di allineare la presente direttiva a eventuali metodologie per il conteggio delle emissioni di CO2 emesse durante l'intero ciclo di vita e delle emissioni di CO2 "dal pozzo alla ruota" dei veicoli, sviluppate nel contesto delle norme UE sulle emissioni di CO2 dei veicoli, nonché la possibilità di promuovere batterie sostenibili e riciclabili e l'uso di pneumatici di categoria superiore e ricostruiti.

(32)  Anche se gli obiettivi minimi in materia di appalti pubblici di cui alla presente direttiva non si applicano alle istituzioni dell'Unione, è auspicabile che le istituzioni dell'Unione diano il buon esempio.

(33)  Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire fornire uno stimolo della domanda di veicoli puliti a sostegno di una transizione verso una mobilità a basse emissioni, non possono essere realizzati in misura sufficiente dai soli Stati membri, ma, per motivi di scala e in virtù di un quadro strategico comune e a lungo termine, possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest'ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(34)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(23), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.

(35)  È opportuno pertanto modificare di conseguenza la direttiva 2009/33/CE,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Modifiche della direttiva 2009/33/CE

La direttiva 2009/33/CE è così modificata:

1)  il titolo è sostituito dal seguente:"

"Direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti adibiti al trasporto su strada a sostegno di una mobilità a basse emissioni";

"

2)  l'articolo 1 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 1

Oggetto e finalità

La presente direttiva impone agli Stati membri di assicurare che le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori tengano conto dell'impatto energetico e dell'impatto ambientale nell'arco di tutta la vita, tra cui il consumo energetico e le emissioni di CO2 e di talune sostanze inquinanti, negli appalti pubblici per taluni veicoli adibiti al trasporto su strada, al fine di promuovere e stimolare il mercato dei veicoli puliti e a basso consumo energetico e di potenziare il contributo del settore dei trasporti alle politiche dell'Unione in materia di ambiente, clima ed energia.";

"

3)  l'articolo 2 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 2

Esenzioni

Gli Stati membri possono esentare dagli obblighi previsti nella presente direttiva i veicoli di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettera d) e all'articolo 2, paragrafo 3, lettere a) e b), del regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio*, e all'allegato I, parte A, punti da 5.2. a 5.5. e punto 5.7., di tale regolamento.

_____________

* Regolamento (UE) 2018/858 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018, relativo all'omologazione e alla vigilanza del mercato dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché dei sistemi, dei componenti e delle entità tecniche indipendenti destinati a tali veicoli, che modifica i regolamenti (CE) n. 715/2007 e (CE) n. 595/2009 e abroga la direttiva 2007/46/CE (GU L 151 del 14.6.2018, pag. 1).";

"

4)  l'articolo 3 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 3

Ambito di applicazione

1.  La presente direttiva si applica agli appalti pubblici tramite:

   a) contratti di acquisto, di leasing, di locazione o di vendita a rate di veicoli adibiti al trasporto su strada aggiudicati ▌da amministrazioni aggiudicatrici o da enti aggiudicatori, nella misura in cui sono soggetti all'obbligo di applicare le procedure di appalto stabilite dalle direttive 2014/24/UE* e 2014/25/UE** del Parlamento europeo e del Consiglio;
   b) contratti di servizio pubblico ai sensi del regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio*** aventi per oggetto la prestazione di servizi di trasporto di passeggeri su strada che superano una soglia, definita dagli Stati membri, non superiore alla soglia applicabile di cui all'articolo 5, paragrafo 4, di detto regolamento;
   c) ▌contratti di servizio ▌come definito nella tabella 1 dell'allegato della presente direttiva, nella misura in cui le amministrazioni aggiudicatrici o gli enti aggiudicatori hanno l'obbligo di applicare le procedure di appalto stabilite dalle direttive 2014/24/UE e 2014/25/UE.

La presente direttiva si applica unicamente ai contratti per i quali è stato inviato l'avviso di indizione di gara dopo ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva] ovvero, qualora non sia previsto l'avviso di indizione di gara, laddove l'amministrazione aggiudicatrice o l'ente aggiudicatore abbia avviato la procedura di appalto dopo tale data.

2.  La presente direttiva non si applica:

   a) ai veicoli di cui all'articolo 2, paragrafo 2, lettere a), b) e c), e all'articolo 2, paragrafo 3, lettera c), del regolamento (UE) 2018/858;
   b) ai veicoli di categoria M3 diversi dai veicoli di classe I e dai veicoli di classe A, quali definiti all'articolo 3, punti 2 e 3, del regolamento (CE) n. 661/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio****.

_______________

* Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).

** Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).

*** Regolamento (CE) n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativo ai servizi pubblici di trasporto di passeggeri su strada e per ferrovia e che abroga i regolamenti del Consiglio (CEE) n. 1191/69 e (CEE) n. 1107/70 (GU L 315 del 3.12.2007, pag. 1).

**** Regolamento (CE) n. 661/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, sui requisiti dell'omologazione per la sicurezza generale dei veicoli a motore, dei loro rimorchi e sistemi, componenti ed entità tecniche a essi destinati (GU L 200 del 31.7.2009, pag. 1).";

"

5)  l'articolo 4 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 4

Definizioni

Ai fini della presente direttiva si intende per:

   1) "amministrazioni aggiudicatrici": le amministrazioni aggiudicatrici come definite all'articolo 2, paragrafo 1, punto 1, della direttiva 2014/24/UE e all'articolo 3 della direttiva 2014/25/UE;
   2) "enti aggiudicatori": gli enti aggiudicatori come definiti all'articolo 4 della direttiva 2014/25/UE;
   3) "veicolo adibito al trasporto su strada": un veicolo di categoria M o N, come definito all'articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento (UE) 2018/858;
   4) "veicolo pulito":
   a) un veicolo di categoria M1, M2 o N1 con emissioni allo scarico massime espresse in CO2 g/km ed emissioni di inquinanti in condizioni reali di guida inferiori a una percentuale dei limiti di emissione applicabili di cui alla tabella 2 dell'allegato; oppure
   b) un veicolo di categoria M3, N2 o N3 che utilizza combustibili alternativi quali definiti all'articolo 2, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio*, esclusi i combustibili prodotti da biomassa a elevato rischio di cambiamento indiretto della destinazione d'uso dei terreni, prodotti da materie prime per le quali si osserva una considerevole espansione della zona di produzione in terreni che presentano elevate scorte di carbonio, conformemente all'articolo 26 della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio**. Nel caso di veicoli che utilizzano biocarburanti liquidi, carburanti sintetici e paraffinici, tali carburanti non devono essere miscelati con i combustibili fossili convenzionali;
   5) "veicolo pesante a emissioni zero": un veicolo pulito come definito al punto 4, lettera b), del presente articolo, privo di motore a combustione interna o con un motore a combustione interna che emette meno di 1 g CO2/kWh misurato a norma del regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio*** e delle relative misure di attuazione, o che emette meno di 1 g CO2/km misurato a norma del regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio**** e delle relative misure di attuazione.

_____________

* Direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un'infrastruttura per i combustibili alternativi (GU L 307 del 28.10.2014, pag. 1).

** Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 82).

*** Regolamento (CE) n. 595/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 giugno 2009, relativo all'omologazione dei veicoli a motore e dei motori riguardo alle emissioni dei veicoli pesanti (euro VI) e all'accesso alle informazioni relative alla riparazione e alla manutenzione del veicolo e che modifica il regolamento (CE) n. 715/2007 e la direttiva 2007/46/CE e che abroga le direttive 80/1269/CEE, 2005/55/CE e 2005/78/CE (GU L 188 del 18.7.2009, pag. 1).

**** Regolamento (CE) n. 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2007, relativo all'omologazione dei veicoli a motore riguardo alle emissioni dai veicoli passeggeri e commerciali leggeri (Euro 5 ed Euro 6) e all'ottenimento di informazioni sulla riparazione e la manutenzione del veicolo (GU L 171 del 29.6.2007, pag. 1).";

"

6)  l'articolo 5 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 5

Obiettivi minimi di appalto

1.  Gli Stati membri assicurano che l'appalto relativo a veicoli e servizi di cui all'articolo 3 rispetta gli obiettivi minimi di appalto per i veicoli leggeri puliti fissati alla tabella 3 dell'allegato e per i veicoli pesanti puliti fissati alla tabella 4 dell'allegato. Tali obiettivi sono espressi come percentuali minime di veicoli puliti rispetto al numero complessivo di veicoli adibiti al trasporto su strada contemplati dai contratti di cui all'articolo 3, aggiudicati tra ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica] e il 31 dicembre 2025 per il primo periodo di riferimento, e tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2030, per il secondo periodo di riferimento.

2.  Ai fini del calcolo degli obiettivi minimi di appalto, la data dell'appalto pubblico da tenere presente è la data di completamento della procedura di appalto pubblico, attraverso l'aggiudicazione del contratto.

3.  I veicoli che soddisfano la definizione di veicolo pulito di cui all'articolo 4, punto 4, o di veicolo pesante a emissioni zero di cui all'articolo 4, punto 5, in seguito ad adeguamento, possono essere rispettivamente conteggiati come veicoli puliti o veicoli pesanti a emissioni zero ai fini del rispetto degli obiettivi minimi di appalto.

4.  Nel caso dei contratti di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera a), ai fini della valutazione del rispetto degli obiettivi minimi di appalto è preso in considerazione il numero di veicoli adibiti al trasporto su strada acquistati, oggetto di leasing, locazione o vendita a rate a titolo di ciascun contratto.

5.  Nel caso dei contratti di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettere b) e c), ai fini della valutazione del rispetto degli obiettivi minimi di appalto è preso in considerazione il numero di veicoli adibiti al trasporto su strada da utilizzare per la prestazione dei servizi contemplati da ciascun contratto.

6.  Qualora non siano adottati nuovi obiettivi per il periodo successivo al 1° gennaio 2030, gli obiettivi fissati per il secondo periodo di riferimento continuano ad applicarsi, e sono calcolati conformemente ai paragrafi da 1 a 5, nei successivi periodi quinquennali.

7.  Gli Stati membri possono applicare o autorizzare le proprie amministrazioni aggiudicatrici o enti aggiudicatori ad applicare obiettivi nazionali o requisiti più rigorosi di quelli riportati nell'allegato ▌.";

"

7)  gli articoli 6 e 7 sono soppressi;

8)  l'articolo 8 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 8

Scambio di conoscenze migliori prassi

La Commissione agevola e struttura lo scambio di conoscenze e di migliori prassi tra Stati membri in materia di prassi intese a promuovere l'acquisto, da parte delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori, di veicoli adibiti al trasporto su strada puliti e a basso consumo energetico.";

"

9)  l'articolo 9 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 9

Procedura di comitato

1.  La Commissione è assistita dal comitato istituito dall'articolo 9 della direttiva 2014/94/UE.

Esso è un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio*.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011. ▌

3.  Se il parere del comitato deve essere ottenuto tramite procedura scritta, la procedura si conclude senza esito qualora, entro il termine per la presentazione del parere, il presidente del comitato decida in tal senso o lo richieda la maggioranza semplice dei membri del comitato.

_______________

* Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).";

"

10)  l'articolo 10 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 10

Relazioni e riesame

1.  Entro ... [36 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica] gli Stati membri informano la Commissione sulle misure adottate per attuare la presente direttiva e sulle intenzioni degli Stati membri riguardo alle future attività di attuazione, inclusi i tempi e l'eventuale ripartizione degli sforzi tra i diversi livelli di governance, nonché su qualsiasi altra informazione che lo Stato membro ritenga pertinente.

2.   Gli Stati membri presentano alla Commissione una relazione sull'attuazione della presente direttiva entro il 18 aprile 2026 e successivamente ogni tre anni. Tali relazioni accompagnano le relazioni di cui all'articolo 83, paragrafo 3, secondo comma, della direttiva 2014/24/UE e all'articolo 99, paragrafo 3, secondo comma, della direttiva 2014/25/UE e contengono informazioni sulle misure adottate ai fini dell'attuazione della direttiva, sulle future attività di attuazione, nonché qualsiasi altra informazione che lo Stato membro ritenga pertinente. Tali relazioni comprendono anche il numero e le categorie di veicoli contemplati dai contratti di cui all'articolo 3, paragrafo 1, della presente direttiva, sulla base dei dati forniti dalla Commissione a norma del paragrafo 3 del presente articolo. Le informazioni sono presentate sulla base delle categorie di cui al regolamento (CE) n. 2195/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio*.

3.  Al fine di assistere gli Stati membri nei loro obblighi di comunicazione, la Commissione raccoglie e pubblica il numero e le categorie di veicoli contemplati dai contratti di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettere a) e c), della presente direttiva, estrapolando i dati pertinenti dagli avvisi di aggiudicazione degli appalti pubblicati nella banca dati TED (Tenders Electronic Daily) a norma delle direttive 2014/24/UE e 2014/25/UE.

4.  Entro il 18 aprile 2027, e successivamente ogni tre anni, la Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione sull'attuazione della presente direttiva in cui specifica le misure adottate dagli Stati membri al riguardo, secondo le relazioni di cui al paragrafo 2.

5.   Entro il 31 dicembre 2027 la Commissione riesamina l'attuazione della presente direttiva e, se del caso, presenta una proposta legislativa di modifica per il periodo successivo al 2030, anche per la fissazione di nuovi obiettivi e per l'inclusione di altre categorie di veicoli, come i veicoli a due e tre ruote.

6.  La Commissione adotta atti di esecuzione conformemente all'articolo 9, paragrafo 2, per stabilire il formato delle relazioni di cui al paragrafo 2 del presente articolo e le relative modalità di trasmissione.

__________________

* Regolamento (CE) n. 2195/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 novembre 2002, relativo al vocabolario comune per gli appalti pubblici (CPV) (GU L 340 del 16.12.2002, pag. 1).";

"

11)  l'allegato è sostituito dal testo che figura nell'allegato della presente direttiva.

Articolo 2

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 3

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 4

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a ..., il ...

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

"ALLEGATO

Informazioni per l'attuazione di obiettivi minimi di appalto pubblico per veicoli puliti adibiti al trasporto su strada a sostegno di una transizione verso una mobilità a basse emissioni negli Stati membri

Tabella 1: Codici del vocabolario comune per gli appalti pubblici dei servizi di cui all'articolo 3, paragrafo 1, lettera c)

Codice CPV

Descrizione

60112000-6

Servizi di trasporto pubblico terrestre

60130000-8

Servizi speciali di trasporto passeggeri su strada

60140000-1

Servizi di trasporto non regolare di passeggeri

90511000-2

Servizi di raccolta di rifiuti

60160000-7

Trasporti postali su strada

60161000-4

Servizi di trasporto colli

64121100-1

Servizi di consegna postale

64121200-2

Servizi di consegna colli

Tabella 2: Soglie di emissione per veicoli puliti leggeri

Categorie di veicoli

Fino al 31 dicembre 2025

Dal 1° gennaio 2026

 

CO2 g/km

RDE di inquinanti atmosferici* in percentuale dei limiti di emissione**

CO2 g/km

RDE di inquinanti atmosferici* in percentuale dei limiti di emissione

M1

50

80 %

0

n.a.

M2

50

80 %

0

n.a.

N1

50

80 %

0

n.a.

* Livello massimo dichiarato di emissioni di particolato ultrafine in condizioni reali di guida in #/km (PN) e ossidi di azoto in mg/km (NOx) quali indicate al punto 48.2 del certificato di conformità, come descritto all'allegato IX della direttiva 2007/46/CE, per i tragitti completi e urbani in condizioni reali di guida.

** I limiti di emissione applicabili fissati nell'allegato I del regolamento (CE) o successivi.

Tabella 3: Obiettivi minimi degli appalti pubblici per la quota di veicoli puliti leggeri conformi alla tabella 2 rispetto al numero totale di veicoli leggeri contemplati dai contratti di cui all'articolo 3 a livello di Stato membro

Stato membro

Da ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica] al 31 dicembre 2025

Dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2030

Lussemburgo

38,5 %

38,5 %

Svezia

38,5 %

38,5 %

Danimarca

37,4 %

37,4 %

Finlandia

38,5 %

38,5 %

Germania

38,5 %

38,5 %

Francia

37,4 %

37,4 %

Regno Unito

38,5 %

38,5 %

Paesi Bassi

38,5 %

38,5 %

Austria

38,5 %

38,5 %

Belgio

38,5 %

38,5 %

Italia

38,5 %

38,5 %

Irlanda

38,5 %

38,5 %

Spagna

36,3 %

36,3 %

Cipro

31,9 %

31,9 %

Malta

38,5 %

38,5 %

Portogallo

29,7 %

29,7 %

Grecia

25,3 %

25,3 %

Slovenia

22 %

22 %

Cechia

29,7 %

29,7 %

Estonia

23,1 %

23,1 %

Slovacchia

22 %

22 %

Lituania

20,9 %

20,9 %

Polonia

22 %

22 %

Croazia

18,7 %

18,7 %

Ungheria

23,1 %

23,1 %

Lettonia

22 %

22 %

Romania

18,7 %

18,7 %

Bulgaria

17,6 %

17,6 %

Tabella 4: Obiettivi minimi degli appalti pubblici per la quota di veicoli pesanti puliti rispetto al numero totale di veicoli pesanti contemplati dai contratti di cui all'articolo 3 a livello di Stato membro*

Stato membro

Autocarri (categoria del veicolo N2 e N3)

Autobus (categoria del veicolo M3)*

 

Da ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica] al 31 dicembre 2025

Dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2030

Da ... [24 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva di modifica] al 31 dicembre 2025

Dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2030

Lussemburgo

10 %

15 %

45 %

65 %

Svezia

10 %

15 %

45 %

65 %

Danimarca

10 %

15 %

45 %

65 %

Finlandia

9 %

15 %

41 %

59 %

Germania

10 %

15 %

45 %

65 %

Francia

10 %

15 %

43 %

61 %

Regno Unito

10 %

15 %

45 %

65 %

Paesi Bassi

10 %

15 %

45 %

65 %

Austria

10 %

15 %

45 %

65 %

Belgio

10 %

15 %

45 %

65 %

Italia

10 %

15 %

45 %

65 %

Irlanda

10 %

15 %

45 %

65 %

Spagna

10 %

14 %

45 %

65 %

Cipro

10 %

13 %

45 %

65 %

Malta

10 %

15 %

45 %

65 %

Portogallo

8 %

12 %

35 %

51 %

Grecia

8 %

10 %

33 %

47 %

Slovenia

7 %

9 %

28 %

40 %

Cechia

9 %

11 %

41 %

60 %

Estonia

7 %

9 %

31 %

43 %

Slovacchia

8 %

9 %

34 %

48 %

Lituania

8 %

9 %

42 %

60 %

Polonia

7 %

9 %

32 %

46 %

Croazia

6 %

7 %

27 %

38 %

Ungheria

8 %

9 %

37 %

53 %

Lettonia

8 %

9 %

35 %

50 %

Romania

6 %

7 %

24 %

33 %

Bulgaria

7 %

8 %

34 %

48 %

* Metà dell'obiettivo minimo per la quota di autobus puliti deve essere realizzata acquistando autobus a emissioni zero, come definito all'articolo 4, paragrafo 5. Tale requisito è ridotto a un quarto dell'obiettivo minimo per il primo periodo di riferimento se più dell'80 % degli autobus contemplati dal totale di tutti i contratti di cui all'articolo 3, aggiudicati durante tale periodo in uno Stato membro, sono autobus a due piani.".

(1) GU C 262 del 25.7.2018, pag. 58.
(2) GU C 387 del 25.10.2018, pag. 70.
(3) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 25 ottobre 2018 (Testi approvati, P8_TA(2018)0424).
(4)GU C 262 del 25.7.2018, pag. 58.
(5)GU C 387 del 25.10.2018, pag. 70.
(6)Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019.
(7) Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 82).
(8)Direttiva (UE) 2018/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, che modifica la direttiva 2012/27/CE sull'efficienza energetica (GU L 328 del 21.12.2018, pag. 210).
(9)Direttiva 2009/33/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (GU L 120 del 15.5.2009, pag. 5).
(10)Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 65).
(11)Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).
(12)Direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di un’infrastruttura per i combustibili alternativi (GU L 307 del 28.10.2014, pag. 1).
(13)Regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del …, che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture nuove e dei veicoli commerciali leggeri nuovi e che abroga i regolamenti (CE) n. 443/2009 e (UE) n. 510/2011 (GU L ...)
(14)+ GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE-CONS 6/19 (2017/0293(COD)) e il numero, la data, il titolo e il riferimento GU di detto regolamento nella nota a piè di pagina.
(15)++GU: inserire nel testo il numero del regolamento di cui al documento PE-CONS 6/19 (2017/0293(COD)).
(16) Regolamento (CE) n. 661/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, sui requisiti dell’omologazione per la sicurezza generale dei veicoli a motore, dei loro rimorchi e sistemi, componenti ed entità tecniche a essi destinati (GU L 200 del 31.7.2009, pag. 1).
(17)Direttiva 2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 settembre 2006, relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva 91/157/CEE (GU L 266 del 26.9.2006, pag. 1).
(18)GU C 298 del 23.8.2018, pag. 140.
(19)GU C 200 del 28.6.2014, pag. 1.
(20) Regolamento (UE) n. 1291/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione (2014-2020) – Orizzonte 2020 e abroga la decisione n. 1982/2006/CE (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 104).
(21) Regolamento (UE) n. 1316/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2013, che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa e che modifica il regolamento (UE) n. 913/2010 e che abroga i regolamenti (CE) n. 680/2007 e (CE) n. 67/2010 (GU L 348 del 20.12.2013, pag. 129).
(22)Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(23)GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.


Uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario (COM(2018)0239 – C8-0166/2018 – 2018/0113(COD))
P8_TA-PROV(2019)0428A8-0422/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0239),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 50, paragrafo 1, e l'articolo 50, paragrafo 2, lettere b), c), f) e g), del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0166/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 ottobre 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 14 febbraio 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica (A8-0422/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario

P8_TC1-COD(2018)0113


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 50, paragrafo 1, e l'articolo 50, paragrafo 2, lettere b), c), f) e g),

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(2),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio(4) stabilisce, tra l'altro, le norme in materia di pubblicità e interconnessione dei registri centrali, dei registri di commercio e dei registri delle imprese degli Stati membri.

(2)  L'uso di strumenti e processi digitali per avviare attività economiche più facilmente, più rapidamente e in modo più efficace sotto il profilo delle tempistiche e dei costi tramite la costituzione di una società o l'apertura di una sua succursale in un altro Stato membro, e per fornire informazioni complete e accessibili sulle imprese, è uno dei prerequisiti per il buon funzionamento, la modernizzazione e la semplificazione amministrativa di un mercato interno competitivo e per assicurare la competitività e l'affidabilità delle società.

(3)  Garantire l'esistenza di un contesto giuridico e amministrativo adeguato per far fronte alle nuove sfide sociali ed economiche della globalizzazione e della digitalizzazione è essenziale, da un lato, per fornire le garanzie necessarie contro gli abusi e le frodi e, dall'altro lato, per perseguire obiettivi quali la promozione della crescita economica, la creazione di posti di lavoro e l'attrazione di investimenti verso l'Unione, tutti fattori che apporterebbero benefici economici e sociali alla società nel suo complesso.

(4)  Attualmente sussistono differenze considerevoli tra gli Stati membri se si considerano gli strumenti online che consentono agli imprenditori e alle di comunicare con le autorità in materia di diritto societario. I servizi di e-government variano da uno Stato membro all'altro. Alcuni Stati membri forniscono servizi completi e di facile uso interamente online, mentre altri non sono in grado di fornire soluzioni online in determinate fasi importanti del ciclo di vita di una società. Ad esempio, alcuni Stati membri autorizzano unicamente la costituzione di società o la presentazione di modifiche riguardo ai documenti e alle informazioni presenti nei registri eseguite di persona, alcuni autorizzano tali azioni se eseguite sia di persona che online, e in altri Stati membri è possibile procedere solo online.

(5)  Inoltre, per quanto concerne l'accesso alle informazioni societarie, il diritto dell'Unione prevede che un insieme minimo di dati sia sempre fornito gratuitamente. Tuttavia la portata di tali informazioni rimane limitata. L'accesso a tali informazioni è eterogeneo, ovvero in alcuni Stati membri vi sono maggiori informazioni disponibili gratuitamente, il che provoca uno squilibrio all'interno dell'Unione.

(6)  Nelle sue comunicazioni "Strategia per il mercato unico digitale in Europa" e "Piano d'azione dell'UE per l'e-government 2016-2020 – Accelerare la trasformazione digitale della pubblica amministrazione", la Commissione ha sottolineato il ruolo delle amministrazioni pubbliche nell'aiutare le imprese ad avviare facilmente le loro attività imprenditoriali. Il piano d'azione dell'UE per l'e-government riconosce in particolare l'importanza di un migliore uso degli strumenti digitali nell'osservanza delle disposizioni di diritto societario. Inoltre, nella dichiarazione di Tallin, del 6 ottobre 2017, sull'e-government, gli Stati membri hanno invocato a gran voce l'intensificazione degli sforzi volti alla definizione nell'Unione di procedure elettroniche efficienti e incentrate sugli utenti.

(7)  Nel giugno 2017 l'interconnessione dei registri centrali, di commercio e delle imprese degli Stati membri è diventata operativa, agevolando in tal modo notevolmente l'accesso transfrontaliero alle informazioni sulle società nell'Unione e consentendo ai registri degli Stati membri di comunicare tra loro elettronicamente relativamente a determinate operazioni transfrontaliere che hanno un impatto sulle società.

(8)  Per facilitare la costituzione delle società e la registrazione ▌delle loro succursali e ridurre i costi, le tempistiche e gli oneri amministrativi connessi a tali processi, in particolare per micro, piccole e medie imprese (PMI) quali definite nella raccomandazione della Commissione 2003/361/CE(5), dovrebbero essere predisposte delle procedure volte a consentire l'intero svolgimento della costituzione delle società e della registrazione delle succursali online. La presente direttiva non dovrebbe obbligare le società a utilizzare tali procedure, tuttavia gli Stati membri dovrebbero poter decidere di rendere obbligatorie alcune o tutte le procedure online. Gli attuali costi e oneri associati alle procedure di costituzione e di registrazione derivano non solo dalle spese amministrative addebitate per la costituzione di una società o per la registrazione di una succursale, ma anche da altre disposizioni che rendono più lungo il completamento dell'intero processo, in particolare quando è richiesta la presenza fisica del richiedente ▌. Inoltre, le informazioni su tali procedure dovrebbero essere disponibili online e a titolo gratuito.

(9)  Il regolamento (UE) 2018/1724 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) che istituisce lo sportello digitale unico prevede norme generali per la messa a disposizione di informazioni, procedure e servizi di assistenza relativi al funzionamento del mercato interno. La presente direttiva stabilisce disposizioni specifiche relative alla costituzione di società di capitali, alla registrazione di succursali e alla presentazione di documenti e informazioni da parte di società e succursali ("procedure online"), che non sono contemplate da tale regolamento. In particolare gli Stati membri dovrebbero fornire informazioni specifiche circa le procedure previste dalla presente direttiva e i modelli di atti costitutivi su siti web accessibili mediante lo sportello digitale unico.

(10)  La possibilità di costituire completamente online società e registrare ▌succursali e di presentare completamente online documenti e informazioni dovrebbe consentire alle società di avvalersi di strumenti digitali nei loro contatti con le autorità competenti degli Stati membri. Al fine di rafforzare la fiducia, gli Stati membri dovrebbero garantire che l'identificazione elettronica sicura e l'uso di servizi fiduciari siano possibili sia per gli utenti nazionali sia per quelli transfrontalieri, in conformità al regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio. Inoltre, per consentire l'identificazione elettronica transfrontaliera gli Stati membri dovrebbero istituire regimi di identificazione elettronica che forniscono mezzi di identificazione elettronica autorizzati e che sarebbero utilizzati quale base per il riconoscimento dei mezzi di identificazione elettronica emessi in un altro Stato membro. Al fine di garantire un livello elevato di fiducia in situazioni transfrontaliere, è opportuno riconoscere solamente i mezzi di identificazione elettronica conformi all'articolo 6 del regolamento (UE) n. 910/2014. ▌In ogni caso, la presente direttiva dovrebbe solamente obbligare gli Stati membri a consentire la costituzione online delle società, la registrazione delle loro succursali e la presentazione online di documenti e informazioni da parte dei richiedenti che sono cittadini dell'Unione tramite il riconoscimento dei loro mezzi di identificazione elettronica. Gli Stati membri dovrebbero decidere le modalità con cui sono resi disponibili al pubblico i mezzi di identificazione da loro riconosciuti, compresi quelli che non rientrano nell'ambito di applicazione del regolamento (UE) n. 910/2014.

(11)  Gli Stati membri dovrebbero rimanere liberi di decidere quale persona o quali persone siano considerate, ai sensi del diritto nazionale, come richiedenti per quanto riguarda le procedure online, a condizione che ciò non limiti l'ambito di applicazione e l'obiettivo della presente direttiva.

(12)  Al fine di agevolare le procedure online per le imprese, i registri degli Stati membri dovrebbero garantire che le norme relative agli oneri applicabili alle procedure online previste presente direttiva siano trasparenti e siano applicate in maniera non discriminatoria. Tuttavia, il requisito della trasparenza delle norme in materia di oneri dovrebbe lasciare impregiudicata la libertà contrattuale, se del caso, tra i richiedenti e le persone che li assistono in qualsiasi fase delle procedure online, compresa la libertà di trattare un prezzo adeguato per tali servizi.

(13)  Le commissioni imposte dai registri per alle procedure online dovrebbero essere calcolate sulla base dei costi dei servizi in questione. Tali commissioni potrebbero, tra l'altro, altresì coprire i costi dei servizi di minore entità prestati gratuitamente. Nel calcolare il loro importo, gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di tenere conto di tutti i costi connessi all'effettuazione delle procedure online, compresa la quota delle spese generali che può essere attribuita a tale aspetto. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero poter imporre tariffe forfettarie e fissare l'importo di tali tariffe per un periodo di tempo indeterminato, a condizione che effettuino controlli a intervalli regolari per verificare che tali tariffe non superino il costo medio dei servizi in questione. Gli eventuali oneri per le procedure online applicate dal registro negli Stati membri non dovrebbero superare il costo di recupero derivante dall'erogazione di tali servizi. Inoltre, se il completamento della procedura richiede un pagamento, dovrebbe essere possibile che il pagamento venga effettuato mediante servizi di pagamento transfrontalieri ampiamente disponibili, tra cui le carte di credito e i bonifici bancari.

(14)  Gli Stati membri dovrebbero assistere le persone che intendono costituire una società o registrare una succursale, fornendo determinate informazioni attraverso lo sportello digitale unico e, se del caso, sul portale della giustizia elettronica, in maniera concisa e di facile fruizione, relativamente alle procedure e ai requisiti per la costituzione di società di capitali, la registrazione di succursali e la presentazione di documenti e informazioni, e per quanto concerne le norme relative all'interdizione degli amministratori e una descrizione dei poteri e delle responsabilità degli organi amministrativi, di direzione e vigilanza delle società.

(15)  Dovrebbe essere possibile costituire le società interamente online. Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero poter limitare la costituzione online a determinati tipi di società di capitali, come specificato nella presente direttiva, in ragione della complessità della costituzione di altri tipi di società nel diritto nazionale ▌In ogni caso, è opportuno che gli Stati membri stabiliscano dettagliatamente le modalità di costituzione online. Dovrebbe essere possibile effettuare la costituzione online presentando documenti e informazioni in forma elettronica, fatti salvi i requisiti sostanziali e procedurali degli Stati membri, compresi quelli relativi alle procedure giuridiche per l'elaborazione degli atti costitutivi, e all'autenticità, all'accuratezza, all'affidabilità, all'attendibilità e alla forma giuridica appropriata dei documenti o delle informazioni trasmessi. Tuttavia, tali requisiti sostanziali e procedurali non dovrebbero rendere impossibili le procedure online, in particolare per la costituzione online di una società e la registrazione online di una succursale. Laddove l'ottenimento di copie elettroniche di documenti nel rispetto dei requisiti degli Stati membri non sia tecnicamente possibile, a titolo eccezionale potrebbero essere richiesti i documenti in forma cartacea.

(16)   La costituzione di società dinanzi a qualsiasi autorità o a qualsiasi persona od organismo incaricati a norma del diritto nazionale di trattare qualsiasi aspetto delle procedure online dovrebbe essere rapida se sono state espletate tutte le formalità, compresa la corretta presentazione di tutti i documenti e di tutte le informazioni da parte della società. Tuttavia, nei casi in cui sussistano dubbi circa l'adempimento delle formalità necessarie, compresa l'identità di un richiedente, la legalità del nome della società, l'interdizione di un amministratore o la conformità di qualsiasi altra informazione o documento con i requisiti di legge, o in caso di sospetto di frode o abuso, la costituzione online potrebbe richiedere più tempo e il termine per le autorità non dovrebbe iniziare prima che tali formalità siano state espletate. In ogni caso, qualora non sia possibile completare la procedura entro i termini, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché al richiedente siano comunicati i motivi del ritardo.

(17)  Al fine di garantire la tempestiva costituzione online di una società o la registrazione online di una succursale, gli Stati membri non dovrebbero subordinare tale costituzione o registrazione all'ottenimento di una licenza o di un'autorizzazione prima che tale costituzione o registrazione possa essere completata, salvo nel caso in cui sia stabilito nel diritto nazionale per garantire il corretto controllo di determinate attività. Dopo la costituzione o la registrazione, i casi in cui le società o le succursali non possono svolgere determinate attività senza l'ottenimento di una licenza o di un'autorizzazione dovrebbero essere disciplinati dal diritto nazionale.

(18)  Per assistere le imprese, in particolare le PMI, nella loro costituzione, dovrebbe essere possibile costituire una società a responsabilità limitata usando modelli di atti costitutivi che dovrebbero essere disponibili online. Gli Stati membri dovrebbero garantire che tali modelli possano essere utilizzati per le costituzioni online, inoltre dovrebbero rimanere liberi di determinare il loro valore legale. Tali modelli potrebbero contenere una serie predefinita di opzioni in conformità al diritto nazionale. I richiedenti dovrebbero poter scegliere tra l'uso di questo modello o la costituzione di una società con atti costitutivi su misura e gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di fornire modelli anche per altri tipi di società.

(19)  Per rispettare le tradizioni degli Stati membri in materia di diritto societario è importante consentire loro una certa flessibilità per quanto riguarda il modo in cui garantiscono un sistema di costituzione delle società, registrazione delle succursali e presentazione di documenti e informazioni interamente online, anche relativamente al ruolo di notai o avvocati in qualsiasi fase delle procedure online. Tutto ciò che riguarda tali procedure online che non è regolamentato dalla presente direttiva dovrebbe continuare ad essere disciplinato dal diritto nazionale.

(20)  Inoltre, al fine di contrastare le frodi e la manomissione dei dati delle società e di fornire garanzie dell'affidabilità e dell'attendibilità dei documenti e delle informazioni contenuti nei registri nazionali, le disposizioni riguardanti le procedure di cui alla presente direttiva, dovrebbero prevedere anche controlli dell'identità e della capacità giuridica delle persone che intendono costituire una società o registrare una succursale o presentare documenti o informazioni. Tali controlli potrebbero far parte del controllo di legalità richiesto da alcuni Stati membri. La facoltà di elaborare e adottare i mezzi e i metodi per effettuare tali controlli dovrebbe essere lasciata agli Stati membri. ▌Gli Stati membri dovrebbero pertanto poter richiedere la partecipazione di notai o avvocati in qualsiasi fase delle procedure online. Tuttavia ciò non dovrebbe impedire di espletare online tutta la procedura ▌.

(21)  Ove sia giustificato da ragioni di interesse pubblico intese a impedire l'usurpazione o l'alterazione di identità, o a garantire il rispetto delle norme in materia di capacità giuridica e di autorità dei richiedenti a rappresentare una società, agli Stati membri dovrebbe essere consentito adottare misure, in conformità del diritto nazionale, che ▌potrebbero richiedere ▌la presenza fisica del richiedente ▌dinnanzi a un'autorità, a una persona o a un organismo incaricato a norma del diritto nazionale di trattare ogni aspetto delle procedure online, dello Stato membro in cui si intende costituire la società o registrare la succursale. Tuttavia, tale presenza fisica non dovrebbe essere richiesta in modo sistematico, ma solo caso per caso, se vi sono motivi di sospettare la falsificazione dell'identità del richiedente o il mancato rispetto delle norme riguardanti la capacità giuridica e la capacità dei richiedenti a rappresentare una società. Il sospetto ▌dovrebbe ▌essere basato ▌su informazioni a disposizione delle autorità o delle persone o degli organismi incaricati, a norma delle leggi nazionali, di effettuare tale tipo di controlli. Qualora sia richiesta la presenza fisica, gli Stati membri dovrebbero garantire che ogni altra fase della procedura possa essere completata online. Il concetto di capacità giuridica dovrebbe essere intendo come comprensivo della capacità di agire.

(22)  Gli Stati membri dovrebbero inoltre essere autorizzati a consentire alle rispettive autorità, persone od organismi competenti di verificare, mediante controlli elettronici complementari dell'identità, della capacità giuridica e della legittimità, se tutte le condizioni prescritte per la costituzione di società siano soddisfatte. Tali controlli possono includere, tra l'altro, videoconferenze o altri mezzi online che contemplano una connessione audiovisiva in tempo reale.

(23)  Per garantire la protezione di tutte le persone che interagiscono con le società, gli Stati membri dovrebbero poter prevenire comportamenti fraudolenti o altri abusi rifiutando la nomina ad amministratore di una società, tenendo conto non solo della precedente condotta di tale persona nel proprio territorio, ma anche, laddove sia previsto ai sensi del diritto nazionale, delle informazioni fornite da altri Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero pertanto poter chiedere informazioni ad altri Stati membri La risposta può consistere sia in informazioni riguardanti l'interdizione in essere, sia altre informazioni pertinenti in materia di interdizione in uno Stato membro destinatario della richiesta. Richieste di informazioni in tal senso ▌, dovrebbero essere possibili tramite il sistema di interconnessione dei registri. A tale riguardo, gli Stati membri dovrebbero essere liberi di scegliere il modo migliore per raccogliere tali informazioni, ad esempio raccogliendo le informazioni pertinenti da qualsiasi registro o altri luoghi in cui sono conservate conformemente al rispettivo diritto nazionale o mediante la creazione di appositi registri o sezioni dedicate all'interno dei registri delle imprese. Qualora siano necessarie ulteriori informazioni, ad esempio sul periodo e sui motivi dell'interdizione, gli Stati dovrebbero essere autorizzati a fornirle attraverso tutti i sistemi disponibili in materia di scambio di informazioni, in conformità delle leggi nazionali. Tuttavia, la presente direttiva non dovrebbe creare l'obbligo di richiedere tali informazioni in ogni caso. Inoltre, l'autorizzazione a tenere conto delle informazioni sull'interdizione in un altro Stato membro non dovrebbe obbligare gli Stati membri a riconoscere le interdizioni in vigore in altri Stati membri.

(24)  Per garantire la protezione di tutte le persone che interagiscono con società o succursali e per prevenire comportamenti fraudolenti o abusivi, è importante che le autorità competenti degli Stati membri siano in grado di verificare se la persona da nominare come amministratore non sia interdetta dall'esercitare le funzioni di amministratore. A tal fine le autorità competenti dovrebbero anche essere a conoscenza del fatto se la persona in questione è registrata in uno dei registri pertinenti per l'interdizione di amministratori in altri Stati membri mediante il sistema di interconnessione dei registri delle imprese. I registri, le autorità, le persone o gli organismi incaricati a norma del diritto nazionale a trattare ogni aspetto delle procedure online non dovrebbero conservare tali dati personali oltre quanto necessario per valutare l'idoneità della persona ad essere nominata amministratore. Tuttavia, tali entità potrebbero aver necessità di conservare le informazioni per un periodo di tempo più lungo al fine del possibile riesame di una decisione negativa. In ogni caso, il periodo di conservazione non dovrebbe superare il periodo stabilito nelle norme nazionali per la conservazione di dati personali connessi alla costituzione di una società o la registrazione di una succursale o alla relativa presentazione di documenti e informazioni.

(25)  Gli obblighi di cui alla presente direttiva connessi alla costituzione online di società e alla registrazione online di succursali non dovrebbero pregiudicare altre formalità non connesse al diritto societario che una società deve assolvere per avviare le attività in conformità al diritto dell'Unione e nazionale.

(26)  Poiché con la costituzione online delle società e la registrazione online delle succursali, al fine di ridurre i costi e gli oneri a carico delle società, dovrebbe anche essere possibile durante tutto il ciclo di vita delle società presentare documenti e informazioni ai registri nazionali completamente online. Allo stesso tempo, gli Stati membri dovrebbero avere la facoltà di consentire di trasmettere documenti e informazioni con altri mezzi, anche su supporto cartaceo. Inoltre, la pubblicità delle informazioni di una società dovrebbe avvenire una volta che le informazioni sono rese pubbliche in uno di tali registri nazionali, poiché questi sono ormai interconnessi e costituiscono un punto di riferimento completo per gli utenti. Per evitare perturbazioni degli attuali mezzi di pubblicità, gli Stati membri dovrebbero poter scegliere anche di pubblicare tutte o alcune delle informazioni delle società nel bollettino nazionale, garantendo al tempo stesso che le informazioni siano trasmesse per via elettronica dal registro al bollettino nazionale. La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme nazionali relative al valore giuridico del registro e sul ruolo del bollettino nazionale.

(27)  Al fine di facilitare le modalità di ricerca e scambio tra sistemi delle informazioni conservate dai registri nazionali, gli Stati membri dovrebbero ▌assicurare, dopo la scadenza del periodo di recepimento, che tutti i documenti e le informazioni forniti a un'autorità, a una persona o a un organismo incaricato ai sensi del diritto nazionale di trattare ogni aspetto delle procedure online, nell'ambito delle procedure online di cui alla presente direttiva, possano essere conservati dai registri in un formato consultabile e leggibile da dispositivo automatico o come dati strutturati. Ciò significa che il formato dei file dovrebbe essere strutturato in modo tale che le applicazioni software possano facilmente identificare, riconoscere ed estrarre dati specifici e la loro struttura interna. Il requisito relativo alla garanzia che il formato dei documenti e delle informazioni sia consultabile non dovrebbe comprendere le firme scannerizzate o altri dati che non sono adatti alla lettura ottica. Poiché per fare ciò potrebbero rendersi necessarie modifiche dei sistemi informativi esistenti negli Stati membri, è opportuno prevedere un periodo di recepimento più lungo per questa disposizione.

(28)  Al fine di ridurre i costi, gli oneri amministrativi e la durata delle procedure per le società, in materia di diritto societario gli Stati membri dovrebbero applicare il principio "una tantum", che è stabilito nell'Unione, come evidenziato, tra l'altro, dal regolamento (UE) 2018/1724, dal piano d'azione della Commissione europea per l'eGovernment o dalla dichiarazione di Tallinn sull'eGovernment, cosicché le società non debbano trasmettere più volte le stesse informazioni alle autorità pubbliche – ad esempio al registro nazionale e al bollettino nazionale. Piuttosto, il registro dovrebbe fornire le informazioni già presentate direttamente al bollettino nazionale. Analogamente, una società costituita in uno Stato membro che desideri registrare una succursale in un altro Stato membro dovrebbe poter utilizzare i documenti o le informazioni precedentemente trasmessi a un registro. Inoltre, una società costituita in uno Stato membro, ma con una succursale in un altro Stato membro, dovrebbe poter trasmettere alcune modifiche delle sue informazioni solo al registro in cui è registrata, senza la necessità di presentare le stesse informazioni al registro in cui è registrata la succursale. Informazioni quali la modifica della denominazione o della sede legale della società dovrebbero invece essere scambiate elettronicamente tra il registro in cui è registrata la società e il registro in cui è registrata la succursale attraverso il sistema di interconnessione dei registri.

(29)  Al fine di assicurare la disponibilità di informazioni aggiornate e coerenti sulle società nell'Unione e di accrescere ulteriormente la trasparenza, dovrebbe essere possibile utilizzare l'interconnessione dei registri per scambiare informazioni su tutti i tipi di società iscritte nei registri degli Stati membri conformemente al diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di rendere disponibili attraverso tale sistema di interconnessione dei registri anche copie elettroniche dei documenti e delle informazioni degli altri tipi di società.

(30)  Nell'interesse della trasparenza, della tutela degli interessi dei lavoratori, dei creditori e degli azionisti di minoranza e per promuovere la fiducia nelle transazioni commerciali, anche di natura transfrontaliera all'interno del mercato interno, è importante che gli investitori, i portatori di interessi, i partner commerciali e le autorità possano accedere facilmente alle informazioni sulle società. Per migliorarne l'accessibilità, è opportuno che più informazioni siano disponibili gratuitamente in tutti gli Stati membri. Tali informazioni dovrebbero includere lo stato della società e informazioni sulle sue succursali in altri Stati membri, così come informazioni relative alle persone che, in veste di organismo o di membri di tale organismo, sono autorizzate a rappresentare la società. Inoltre, il prezzo per ottenere una copia di tutti i documenti o di tutte le informazioni, o di una loro parte, comunicati dalla società sia su un supporto cartaceo che elettronico, non dovrebbe superare il loro costo amministrativo, compresi i costi di sviluppo e manutenzione dei registri, a condizione che il prezzo non sia sproporzionato rispetto alle informazioni richieste.

(31)  Gli Stati membri hanno attualmente facoltà di istituire punti di accesso opzionali al sistema di interconnessione dei registri. Tuttavia, la Commissione non ha la possibilità di connettere altri portatori di interessi al sistema di interconnessione dei registri. Per consentire a questi ultimi di beneficiare dell'interconnessione dei registri e assicurare che le informazioni sulle società contenute nei loro sistemi siano accurate, aggiornate e affidabili, la Commissione dovrebbe essere autorizzata a istituire punti di accesso supplementari che dovrebbero fare riferimento a sistemi sviluppati e gestiti dalla Commissione o da altre istituzioni, organi, uffici o agenzie dell'Unione per lo svolgimento delle loro funzioni amministrative o per conformarsi alle disposizioni del diritto dell'Unione.

(32)  Per consentire alle società stabilite nel mercato interno di espandere più facilmente le loro attività imprenditoriali a livello transfrontaliero, dovrebbe essere loro consentito di aprire e registrare online succursali in un altro Stato membro. Pertanto, analogamente a quanto accade per le società, gli Stati membri dovrebbero consentire di effettuare online la registrazione di succursali e la presentazione di documenti e informazioni, contribuendo così a tagliare i costi e riducendo nel contempo gli oneri amministrativi e la durata delle formalità relative all'espansione transfrontaliera.

(33)  All'atto della registrazione di una succursale di una società registrata in un altro Stato membro, gli Stati membri dovrebbero anche poter verificare determinate informazioni circa la società attraverso l'interconnessione dei registri. Inoltre, al momento della chiusura di una succursale in uno Stato membro, il registro di tale Stato membro dovrebbe informarne lo Stato membro in cui la società è registrata attraverso il sistema di interconnessione dei registri ed entrambi i registri dovrebbero registrare l'informazione.

(34)  Al fine di garantire coerenza con il diritto nazionale e dell'Unione è necessario sopprimere la disposizione relativa al comitato di contatto, che ha cessato di esistere, e aggiornare i tipi di società di cui agli allegati I e II della direttiva (UE) 2017/1132.

(35)  Per tenere conto della futura evoluzione sia del diritto interno degli Stati membri sia della normativa dell'Unione in materia di tipi di società, alla Commissione dovrebbe essere delegato il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea al fine di aggiornare l'elenco dei tipi di società di cui agli allegati I, II e II bis della direttiva (UE) 2017/1132. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016(7). In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti gli atti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(36)  Le disposizioni della presente direttiva, compresi gli obblighi di registrazione delle società, non pregiudicano il diritto nazionale relativo alle misure fiscali degli Stati membri, o delle loro suddivisioni territoriali e amministrative.

(37)  La presente direttiva non dovrebbe pregiudicare il potere degli Stati membri di rigettare le domande costituzione di società e di registrazione di succursali in caso di frode o abuso, né le attività di indagine e di esecuzione da parte degli Stati membri, comprese la polizia o altre autorità competenti. Dovrebbero restare impregiudicati anche altri obblighi derivanti dal diritto dell'unione e dal diritto nazionale, compresi quelli derivanti dall'antiriciclaggio, dal contrasto al finanziamento del terrorismo e dalle norme sulla titolarità effettiva. La presente direttiva non pregiudica le disposizioni della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio(8) che affronta i rischi di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo e, in particolare, gli obblighi connessi alle opportune misure di adeguata verifica della clientela, in funzione del rischio, e all'individuazione e alla registrazione del titolare effettivo di ogni entità di nuova costituzione nello Stato membro in cui è costituita.

(38)  La presente direttiva dovrebbe applicarsi nel rispetto del diritto dell'Unione in materia di protezione dei dati e tutela della vita privata e dei dati personali, sancito dagli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Qualsiasi trattamento dei dati personali di persone fisiche a norma della presente direttiva è effettuato in conformità del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio(9).

(39)  Il Garante europeo della protezione dei dati è stato consultato conformemente all'articolo 28, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio(10) e ha espresso un parere il 26 luglio 2018.

(40)  Poiché l'obiettivo della presente direttiva, vale a dire offrire soluzioni digitali alle imprese nel mercato interno, non può essere conseguito in misura sufficiente dagli Stati membri ma, a motivo della sua portata e dei suoi effetti, può essere conseguito meglio a livello dell'Unione, quest'ultima può adottare misure in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato sull'Unione europea. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale obiettivo in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(41)  Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(11), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.

(42)  Data la complessità delle modifiche richieste ai sistemi nazionali per conformarsi alle disposizioni della presente direttiva e le differenze sostanziali attualmente esistenti tra gli Stati membri per quanto riguarda l'uso degli strumenti e dei processi digitali in materia di diritto societario, è opportuno prevedere che gli Stati membri che incontrano particolari difficoltà nel recepire talune disposizioni della presente direttiva possano notificare alla Commissione la necessità di beneficiare di una proroga fino a un anno del pertinente periodo di attuazione. Gli Stati membri dovrebbero dichiarare le ragioni oggettive per effettuare l'applicazione di tale proroga.

(43)  La Commissione dovrebbe procedere alla valutazione della presente direttiva. Conformemente al paragrafo 22 dell'Accordo interistituzionale «Legiferare meglio» del 13 aprile 2016; tale valutazione dovrebbe essere basata sui cinque criteri di efficienza, efficacia, pertinenza, coerenza e valore aggiunto dell'UE e dovrebbe fornire la base per le valutazioni d'impatto di possibili ulteriori misure. Gli Stati membri dovrebbero contribuire a realizzare tale valutazione fornendo alla Commissione i dati a loro disposizione sulle modalità di funzionamento pratico della costituzione online delle società, ad esempio sul numero di costituzioni online, sul numero di casi in cui sono stati utilizzati i modelli o in cui è stata richiesta la presenza fisica e sulla durata media e i costi delle costituzioni online.

(44)  È opportuno raccogliere informazioni che permettano di valutare l'efficacia della presente direttiva a fronte degli obiettivi che persegue e di effettuare una valutazione della legislazione stessa, in conformità del punto 22 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

(45)  È pertanto opportuno modificare di conseguenza la direttiva (UE) 2017/1132,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Modifiche della direttiva (UE) 2017/1132

La direttiva (UE) 2017/1132 è così modificata:

(1)  all'articolo 1, dopo il secondo trattino è aggiunto il seguente:"

"- le norme in materia di costituzione online delle società, di registrazione online delle succursali e di presentazione online di documenti e informazioni online da parte delle società e delle loro succursali";

"

(2)  al titolo I, l'intestazione del capo III è sostituita dalla seguente:"

"Procedure online (costituzione, registrazione e presentazione di documenti), pubblicità e registri";

"

(3)  L'articolo 13 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 13

Ambito di applicazione

Le misure di coordinamento prescritte dalla presente sezione e dalla sezione 1 bis si applicano alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri riguardanti i tipi di società elencati nell'allegato II e, ove specificato, ai tipi di società elencati agli allegati I e II bis.";

"

(4)  sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 13 bis

Definizioni

Ai fini del presente capo si applicano le seguenti definizioni:

   (1) "mezzi di identificazione elettronica", mezzi di identificazione elettronica quali definiti all'articolo 3, punto 2, del regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio* ▌
   (2) "regime di identificazione elettronica", un regime di identificazione elettronica quale definito all'articolo 3, punto 4, del regolamento (UE) n. 910/2014;
   (3) "mezzi elettronici", dispositivi elettronici utilizzati per l'elaborazione, compresa la compressione digitale, e la memorizzazione di dati attraverso i quali le informazioni sono inizialmente inviate e ricevute a destinazione; tali informazioni sono interamente trasmesse, veicolate e ricevute secondo modalità determinate dagli Stati membri;
   (4) "costituzione", l'intero processo di costituzione di una società conformemente al diritto nazionale, compresa la stesura dell'atto costitutivo di una società e tutte le misure necessarie per l'iscrizione di una società nel registro;
   (5) "registrazione di una succursale", il processo che conduce alla divulgazione dei documenti e delle informazioni relativi ad una succursale di nuova apertura in uno Stato membro;
   (6) "modello", un modello per l'atto costitutivo di una società redatto da uno Stato membro in conformità del diritto nazionale e utilizzato per la costituzione online di una società a norma dell'articolo 13 octies.

Articolo 13 ter

Riconoscimento dei mezzi di identificazione ai fini delle procedure online

1.  Gli Stati membri provvedono affinché i seguenti mezzi di identificazione elettronica per identificare i richiedenti che sono cittadini dell'Unione possano essere utilizzati nelle procedure online di cui al presente capo:

   (a) i mezzi di identificazione elettronica emessi nell'ambito di un regime di identificazione elettronica approvato dal loro Stato membro;
   (b) i mezzi di identificazione elettronica emessi in un altro Stato membro e riconosciuti ai fini dell'autenticazione transfrontaliera a norma dell'articolo 6 del regolamento (UE) n. 910/2014.

2.  Gli Stati membri possono rifiutare il riconoscimento dei mezzi di identificazione elettronica se i livelli di garanzia di tali mezzi di identificazione elettronica non rispettano le condizioni di cui all'articolo 6, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 910/2014.

3.  Tutti i mezzi di identificazione riconosciuti dagli Stati membri sono resi disponibili al pubblico.

4.  Ove sia giustificato da motivi di interesse pubblico per impedire l'usurpazione o l'alterazione di identità, gli Stati membri possono adottare misure che potrebbero richiedere una presenza fisica ai fini della verifica dell'identità del richiedente dinanzi a un'autorità o a qualsiasi persona od organismo incaricati dal diritto nazionale di trattare qualsiasi aspetto delle procedure online di cui al presente capo, compresa l'elaborazione dell'atto costitutivo di una società. Gli Stati membri provvedono affinché la presenza fisica del richiedente possa essere richiesta solo caso per caso se vi sono motivi di sospettare una falsificazione dell'identità, e garantiscono che qualsiasi altra fase della procedura possa essere completata online.

Articolo 13 quater

Disposizioni generali sulle procedure online

1.  La presente direttiva lascia impregiudicate le normative nazionali che, conformemente agli ordinamenti giuridici degli Stati membri e alle loro tradizioni giuridiche, designano le autorità, le persone o gli organismi incaricati a norma del diritto nazionale di trattare ogni aspetto concernente la costituzione online delle società, della registrazione online delle succursali e della la presentazione online di documenti e informazioni.

2.  La presente direttiva non pregiudica le procedure e i requisiti stabiliti dal diritto nazionale, compresi quelli relativi alle procedure giuridiche per la redazione degli atti costitutivi, purché siano possibili la costituzione online di una società, come previsto dall'articolo 13 octies, la registrazione online di una succursale, come previsto dall'articolo 28 bis, e la presentazione online di documenti e informazioni, come previsto agli articoli 13 undecies e 28 ter.

3.  Restano impregiudicati dalla presente direttiva i requisiti previsti dal diritto nazionale applicabile concernenti l'autenticità, l'accuratezza, l'affidabilità, l'attendibilità e la forma giuridica appropriata dei documenti o delle informazioni presentati, purché siano possibili la costituzione online, come previsto dall'articolo 13 octies, la registrazione online di una succursale, come previsto dall'articolo 28 bis, e la presentazione online di documenti, come previsto dagli articoli 13 undecies e 28 ter.

Articolo 13 quinquies

Oneri per le procedure

1.  Gli Stati membri assicurano che le norme in materia di oneri applicabili alle procedure online di cui al presente capo siano trasparenti e siano applicate in modo non discriminatorio.

2.  Eventuali diritti applicati dai registri, di cui all'articolo 16, per le procedure online ▌non superano i costi di recupero di fornitura di tali servizi.

Articolo 13 sexies

Pagamenti

Nel caso in cui il completamento di una procedura stabilita nel presente capo preveda un pagamento, gli Stati membri assicurano che tale pagamento possa essere effettuato per mezzo di un servizio di pagamento online ampiamente disponibile che può essere utilizzato nei servizi di pagamento transfrontalieri, che consenta l'identificazione della persona che ha effettuato il pagamento e che sia fornito da un istituto finanziario o da un prestatore di servizi di pagamento stabilito in uno Stato membro.

Articolo 13 septies

Obblighi di informazione

Gli Stati membri assicurano che siano rese disponibili informazioni concise e agevoli, gratuitamente, in almeno una lingua ampiamente compresa dal maggior numero possibile di utenti transfrontalieri, sui portali o sui siti web per la registrazione accessibili mediante lo sportello digitale unico, per assistere nella costituzione di società e nella registrazione di succursali. Le informazioni riguardano almeno i seguenti aspetti:

   (a) modalità per la costituzione delle società, comprese le procedure online di cui agli articoli 13 octies e 13 undecies e le prescrizioni relative all'uso di modelli e ad altri documenti per la costituzione, all'identificazione delle persone, all'uso delle lingue e ai diritti applicabili;
   (b) modalità per la registrazione delle succursali, comprese le procedure online di cui agli articoli 28 bis e 28 ter, e le prescrizioni relative agli atti ▌di registrazione, all'identificazione delle persone e all'uso delle lingue;
   (c) una sintesi delle norme applicabili per diventare membri degli organi di amministrazione, gestione o vigilanza di una società, comprese le norme sull'interdizione degli amministratori e sulle autorità o gli organismi incaricati di conservare le informazioni sugli amministratori interdetti;

   (d) una sintesi delle competenze e delle responsabilità degli organi di amministrazione, gestione e vigilanza di una società ▌, compresa la capacità di rappresentanza di una società ▌nei confronti di terzi.

▌--------------------------------------

* Regolamento (UE) n. 910/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel mercato interno e che abroga la direttiva 1999/93/CE (GU L 257 del 28.8.2014, pag. 73);";

"

(5)  al titolo I, capo III, è inserita la sezione seguente:"

"Sezione 1 bis

Costituzione online, presentazione di documenti online e pubblicità

Articolo 13 octies

Costituzione online delle società

1.  Gli Stati membri provvedono affinché la costituzione online delle società possa essere completamente svolta online, senza che i richiedenti ▌debbano comparire di persona dinanzi a un'autorità ▌o a qualsiasi ▌persona o organismo incaricato a norma del diritto nazionale di occuparsi di qualunque aspetto della costituzione online delle società, compresa la redazione dell'atto costitutivo di una società, fatto salvo il disposto dell'articolo 13 ter, paragrafo 4, e del paragrafo 8 del presente articolo.

Tuttavia, gli Stati membri possono decidere di non prevedere procedure di costituzione online per i tipi di società diversi da quelli di cui all'allegato II bis.

2.  Gli Stati membri precisano le modalità per la costituzione online delle società, comprese le norme relative all'uso di modelli, di cui all'articolo 13 nonies, e i documenti e le informazioni richiesti per la costituzione di una società. Nel quadro di tali norme, gli Stati membri assicurano che la costituzione online possa essere effettuata presentando documenti o informazioni in formato elettronico, comprese le copie elettroniche dei documenti e delle informazioni di cui all'articolo 16 bis, paragrafo 4.

3.  Le modalità di cui al paragrafo 2 prevedono almeno quanto segue:

   (a) le procedure intese a garantire che i richiedenti abbiano la capacità giuridica e la capacità di rappresentare la società;
   (b) i mezzi per verificare l'identità dei richiedenti in conformità dell'articolo 13 ter;
   (c) i requisiti relativi all'uso, da parte dei richiedenti, dei servizi fiduciari di cui al regolamento (UE) n. 910/2014.
   (d) le procedure per verificare la legittimità dell'oggetto della società, nella misura in cui tali controlli siano previsti dal diritto nazionale;
   (e) le procedure per verificare la legittimità della denominazione della società, nella misura in cui tali controlli siano previsti dal diritto nazionale;
   (f) le procedure per verificare la nomina degli amministratori.

4.  Le modalità di cui al paragrafo 2 possono inoltre prevedere, in particolare, quanto segue:

   (a) le procedure per garantire la legittimità degli atti costitutivi della società, compreso per verificare l'uso corretto dei modelli;
   (b) le conseguenze dell'interdizione di amministratori da parte dell'autorità competente in qualunque Stato membro;
   (c) ▌ il ruolo di un notaio o di altre persone o organismi incaricati ai sensi del diritto nazionale di trattare per qualsiasi aspetto della costituzione online di una società;
   (d) l'esclusione della costituzione online nei casi in cui il capitale sociale della società deve essere pagato sotto forma di contributi in natura.

5.  Gli Stati membri non subordinano la costituzione online di una società all'ottenimento di una licenza o di un'autorizzazione prima della registrazione stessa, a meno che tale condizione sia indispensabile per la corretta supervisione di cui al diritto nazionale di determinate attività stabilite dal diritto nazionale.

6.  Gli Stati membri assicurano che, quando la procedura di costituzione di una società prevede il versamento del capitale sociale, il pagamento possa essere effettuato online, in conformità dell'articolo 13 sexies, su un conto bancario della banca che opera nell'Unione. Essi provvedono inoltre a che anche la prova di tali pagamenti possa essere fornita online.

7.  Gli Stati membri assicurano che la costituzione online sia completata entro ▌cinque giorni lavorativi, laddove la società sia costituita esclusivamente da persone fisiche che utilizzino i modelli di cui all'articolo 13 nonies, oppure dieci giorni lavorativi negli altri casi, a decorrere dall'ultimo, in ordine di tempo, degli eventi seguenti:

   (a) la data di adempimento di tutte le formalità richieste per la costituzione online, compreso il ricevimento di tutti i documenti e le informazioni, conformi al diritto nazionale, da parte di un'autorità ▌o ▌di una persona o un organismo incaricati a norma del diritto nazionale di occuparsi di qualunque aspetto della costituzione di una società;
   (b) la data del pagamento di una commissione di registrazione, il pagamento del capitale sociale in contanti, o il pagamento del capitale in natura mediante un conferimento in natura, a seconda di quanto previsto dal diritto nazionale.

Qualora non sia possibile completare la procedura entro i termini di cui al presente paragrafo, gli Stati membri assicurano che il richiedente sia ▌informato dei motivi di eventuali ritardi.

8.  Ove giustificato da motivi di interesse pubblico a garantire il rispetto delle norme sulla capacità giuridica e sull'autorità dei richiedenti di rappresentare una società, qualsiasi autorità o qualsiasi persona od organismo incaricato a norma del diritto nazionale di occuparsi di qualsiasi aspetto della costituzione online di una società, compresa la redazione dell'atto costitutivo, può chiedere la presenza fisica del richiedente. Gli Stati membri provvedono affinché in tali casi la presenza fisica dei richiedenti possa essere richiesta solo caso per caso e ove vi siano motivi di sospettare l'inosservanza delle norme di cui al paragrafo 3, lettera a). Gli Stati membri garantiscono che tutte le altre fasi della procedura possano essere comunque completate online.

Articolo 13 nonies

Modelli per la costituzione online di società

1.  Gli Stati membri mettono a disposizione, per i tipi di società elencati nell'allegato II bis, i modelli sui portali o sui siti web per la registrazione accessibili mediante lo sportello digitale unico. Essi possono altresì mettere a disposizione online modelli per la costituzione di altri tipi di società ▌.

2.  Gli Stati membri assicurano che i modelli di cui al paragrafo 1 possano essere usati dai richiedenti nel quadro della procedura di costituzione online di cui all'articolo 13 octies. Qualora i richiedenti utilizzino i modelli in conformità alle norme di cui all'articolo 13 octies, paragrafo 4, lettera a), ▌l'obbligo di disporre degli atti costitutivi della società redatti e certificati in forma di atti pubblici qualora non sia previsto un controllo preventivo amministrativo o giudiziario, come previsto all'articolo 10, si considera soddisfatto.

La presente direttiva non pregiudica il requisito, ai sensi del diritto nazionale, che gli atti costitutivi siano redatti in forma di atto pubblico, purché la costituzione online di cui all'articolo 13 octies rimanga possibile.

3.  Gli Stati membri mettono a disposizione i modelli in almeno una lingua ufficiale dell'Unione ampiamente compresa dal maggior numero possibile di utenti transfrontalieri. I modelli in lingue diverse dalla lingua o dalle lingue ufficiali dello Stato membro interessato sono resi disponibili a scopi puramente informativi, a meno che tale Stato membro decida che è possibile costituire una società utilizzando modelli in tale altra lingua.

4.  Il contenuto dei modelli è disciplinato dal diritto nazionale.

Articolo 13 decies

Amministratori interdetti

1.  ▌Gli Stati membri garantiscono di predisporre norme sull'interdizione degli amministratori. Tali norme comprendono la previsione della facoltà di tenere conto dell'interdizione in vigore o delle informazioni pertinenti in materia di interdizione in un altro Stato membro. Ai fini del presente articolo, gli amministratori includono almeno le persone di cui all'articolo 14, lettera d), punto i).

2.  Gli Stati membri possono esigere che le persone che si candidano come amministratori dichiarino se sono a conoscenza di circostanze che potrebbero comportare un'interdizione nello Stato membro in questione.

Gli Stati membri possono rifiutare la nomina ad amministratore di una società di una persona attualmente interdetta dalla funzione di amministratore in un altro Stato membro.

3.  Gli Stati membri garantiscono di essere in grado di rispondere a una richiesta di informazioni di un altro Stato membro relativa all'interdizione degli amministratori a norma del diritto dello Stato membro destinatario della richiesta.

4.   Al fine di rispondere a una richiesta di cui al paragrafo 3 del presente articolo, gli Stati membri adottano quanto meno le disposizioni necessarie per garantire di essere in grado di fornire, senza ritardo, informazioni che indicano se una data persona è interdetta o è registrata in uno dei loro registri, contenenti informazioni pertinenti all'interdizione degli amministratori, mediante il sistema di cui all'articolo 22. Gli Stati membri possono inoltre scambiarsi ulteriori informazioni, ad esempio sulla durata e i motivi dell'interdizione. Tale scambio è disciplinato dal diritto nazionale.

5.  La Commissione fissa le modalità e i dettagli tecnici dello scambio di informazioni di cui al paragrafo 4 del presente articolo mediante l'atto di esecuzione di cui all'articolo 24.

6.   I paragrafi da 1 a 5 del presente articolo si applicano, mutatis mutandis, qualora una società presenti informazioni relative alla nomina di un nuovo amministratore nel registro di cui all'articolo 16.

7.  I dati personali delle persone di cui al presente articolo sono trattati conformemente al regolamento (UE) 2016/679 e al diritto nazionale al fine di consentire all'autorità , a una persona o un organismo incaricato a norma del diritto nazionale di valutare le informazioni necessarie relative all'interdizione della persona dalla funzione di amministratore, con l'obiettivo di impedire comportamenti fraudolenti o altrimenti abusivi e di garantire la tutela di tutte le persone che interagiscono con le società o le succursali.

Gli Stati membri provvedono affinché nei registri di cui all'articolo 16 le autorità, le persone o gli organismi incaricati, a norma del diritto nazionale, di trattare ogni aspetto delle procedure online non conservino i dati personali trasmessi ai fini del presente articolo più a lungo del necessario, e in ogni caso non più a lungo dei dati personali relativi alla costituzione di una società, alla registrazione di una succursale o alla presentazione di documenti da parte di una società o di una succursale.

Articolo 13 undecies

Presentazione di informazioni e documenti societari online ▌

1.  Gli Stati membri assicurano che ▌i documenti e le informazioni, in conformità all'articolo 14, comprese eventuali modifiche degli stessi, possano essere presentati online presso il registro entro i termini previsti dalle leggi dello Stato membro in cui la società è registrata. Gli Stati membri provvedono affinché sia possibile completare tali operazioni interamente online, senza che i richiedenti ▌debbano comparire di persona dinanzi a un'autorità ▌o a qualsiasi ▌persona o organismo incaricato a norma del diritto nazionale di occuparsi della presentazione online di documenti e informazioni, fatto salvo il disposto dell'articolo 13 ter, paragrafo 4, e, se del caso, dell'articolo 13 octies, paragrafo 8.

2.  Gli Stati membri assicurano che l'origine e l'integrità degli atti presentati online possano essere verificate elettronicamente.

3.  Gli Stati membri possono richiedere che determinate società o tutte le società presentino online alcuni o tutti i documenti e le informazioni di cui al paragrafo 1.

4.  L'articolo 13 octies, paragrafi da 2 a 5, si applica mutatis mutandis alla presentazione online di documenti e informazioni.

5.  Gli Stati membri possono continuare ad autorizzare modalità di presentazione diverse da quelle di cui al paragrafo 1, anche per via elettronica o su supporto cartaceo, da parte delle società, dei notai o di altre persone o organismi incaricati, ai sensi del diritto nazionale, di trattare mediante tali modalità della presentazione.";

"

(6)  l'articolo 16 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 16

Pubblicità nel registro

1.  In ciascuno Stato membro è costituito un fascicolo presso un registro centrale, presso il registro di commercio o presso il registro delle imprese ("registro") per ogni società iscritta.

Gli Stati membri provvedono a che le società dispongano di un identificativo unico europeo ("EUID"), di cui al punto 8 dell'allegato del regolamento di esecuzione (UE) 2015/884 della Commissione(12), che consenta di identificarle inequivocabilmente nelle comunicazioni tra registri attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito in conformità dell'articolo 22 ("il sistema di interconnessione dei registri"). Detto identificativo unico comprende, quanto meno, gli elementi che consentono di identificare lo Stato membro del registro, il registro nazionale d'origine e il numero di iscrizione della società in detto registro e, ove opportuno, elementi atti a evitare errori di identificazione.

2.  Tutti i documenti e le informazioni soggetti ad obbligo di pubblicità a norma dell'articolo 14 sono inseriti nel fascicolo di cui al paragrafo 1 del presente articolo o trascritti direttamente nel registro; nel fascicolo risulta l'oggetto delle trascrizioni fatte nel registro.

Tutti i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14, indipendentemente dal mezzo usato per la loro presentazione, sono inseriti nel fascicolo nel registro o inseriti direttamente in formato elettronico. Gli Stati membri assicurano che tutti i documenti e le informazioni di cui trattasi che sono stati registrati su supporto cartaceo siano convertiti in formato elettronico dal registro il prima possibile.

Gli Stati membri provvedono affinché i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14 che sono stati registrati su supporto cartaceo prima del 31 dicembre 2006 siano convertiti in formato elettronico dal registro alla ricezione di una richiesta di pubblicità per via elettronica.

3.  Gli Stati membri provvedono affinché la pubblicità dei documenti e delle informazioni di cui all'articolo 14 avvenga rendendoli pubblicamente accessibili nel registro. Essi possono inoltre esigere che alcuni o tutti i documenti e le informazioni siano pubblicati in un bollettino nazionale designato allo scopo o mediante mezzi di effetto equivalente. Tali mezzi devono almeno comportare l'utilizzo di un sistema che consenta l'accesso ai documenti o alle informazioni pubblicate in ordine cronologico grazie a una piattaforma elettronica centrale. In tal caso, il registro assicura che tali documenti e informazioni siano inviati per via elettronica dal registro al bollettino nazionale o alla piattaforma elettronica centrale.

4.  Gli Stati membri adottano le misure necessarie per evitare qualsiasi discordanza fra il contenuto del registro e il contenuto del fascicolo.

Gli Stati membri che richiedono la pubblicazione di documenti e informazioni in un bollettino nazionale o su una piattaforma elettronica centrale adottano le misure necessarie per evitare discordanze tra quanto divulgato in conformità del paragrafo 3 e quanto pubblicato nel bollettino o sulla piattaforma.

In caso di discordanze nel quadro del presente articolo, prevalgono i documenti e le informazioni resi disponibili nel registro.

5.  I documenti e le informazioni di cui all'articolo 14 sono opponibili dalla società ai terzi soltanto una volta effettuata la pubblicità di cui al paragrafo 3 del presente articolo, a meno che la società provi che i terzi ne erano a conoscenza.

Tuttavia, per le operazioni avvenute prima del sedicesimo giorno successivo a quello di detta pubblicità, i documenti e le informazioni non sono opponibili ai terzi che provino di essere stati nell'impossibilità di averne conoscenza.

I terzi possono sempre valersi dei documenti e delle informazioni per cui non sono state ancora adempiute le formalità pubblicitarie, salvo che la mancanza di pubblicità renda tali documenti o informazioni inefficaci.

6.  Gli Stati membri assicurano che tutti i documenti e le informazioni ▌presentati come parte integrante della costituzione di una società, della registrazione ▌di una succursale o della presentazione ▌ da parte di una società o di una succursale siano conservati dai registri in un formato consultabile e leggibile da dispositivo automatico o come dati strutturati.";

"

(7)  è inserito l'articolo seguente:"

"Articolo 16 bis

Accesso alle informazioni pubblicate

1.  Gli Stati membri assicurano che copie di tutti i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14 o di parti di essi possano essere ottenute dal registro su richiesta e che tali richieste possano essere presentate al registro in forma cartacea o elettronica.

Tuttavia gli Stati membri possono decidere che alcuni tipi o parti degli documenti e delle informazioni presentati su supporto cartaceo il 31 dicembre 2006 o anteriormente non possano essere ottenuti per via elettronica se è trascorso un determinato lasso di tempo tra la data in cui sono stati presentati e la data della richiesta. Detto periodo non è inferiore a 10 anni.

2.  Il prezzo per il rilascio, su supporto cartaceo o per via elettronica, di una copia parziale o integrale dei documenti o delle informazioni di cui all'articolo 14 non supera il costo amministrativo, ivi compresi i costi dello sviluppo e della manutenzione dei registri.

3.  Le copie elettroniche e cartacee trasmesse a un richiedente sono certificate conformi, salvo rinuncia del richiedente.

4.  Gli Stati membri assicurano che le copie e gli estratti elettronici dei documenti e delle informazioni forniti dal registro siano stati autenticati per mezzo dei servizi fiduciari di cui al regolamento (UE) n. 910/2014 al fine di garantire che le copie e gli estratti elettronici siano stati forniti dal registro e che il loro contenuto sia una copia certificata conforme del documento conservato dal registro o sia coerente con le informazioni in esso contenute.";

"

(8)  all'articolo 17, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Gli Stati membri provvedono affinché siano disponibili informazioni aggiornate, a norma dell'articolo 16, paragrafi 3, 4 e 5, sulle disposizioni del diritto nazionale attestanti che le informazioni e ciascun tipo di atto di cui all'articolo 14 sono attendibili.";

"

(9)  l'articolo 18 è così modificato:

(a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Le copie elettroniche dei documenti e delle informazioni di cui all'articolo 14 sono parimenti rese pubblicamente disponibili attraverso il sistema di interconnessione dei registri. Gli Stati membri possono inoltre mettere a disposizione i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14 per i tipi di società diversi da quelli elencati nell'allegato II.";

"

(b)  al paragrafo 3, la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

"(a) i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14, anche per i tipi di società diversi da quelli elencati nell'allegato II se tali documenti sono resi disponibili dagli Stati membri;";

"

(10)  l'articolo 19 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 19

Oneri per il rilascio di documenti e informazioni

1.  Gli oneri previsti per il rilascio dei documenti e delle informazioni di cui all'articolo 14 attraverso il sistema di interconnessione dei registri non sono superiori ai costi amministrativi, ivi compresi i costi dello sviluppo e della manutenzione dei registri.

2.  Gli Stati membri provvedono affinché almeno documenti e le informazioni seguenti siano disponibili a titolo gratuito attraverso il sistema di interconnessione dei registri:

   (a) la o le denominazioni e la ragione sociale della società;
   (b) la sede sociale della società e lo Stato membro in cui essa è registrata;
   (c) il numero di iscrizione della società nel registro e il suo EUID;
   (d) i dettagli del sito web della società, ove tali dettagli siano registrati nel registro nazionale;
   (e) lo stato ▌della società, ad esempio quando è chiusa, cancellata dal registro, liquidata, sciolta, economicamente attiva o inattiva, così come definito dalla legislazione nazionale e se registrato nei registri nazionali;
   (f) l'oggetto della società, se registrato nel registro nazionale;

   (g) le indicazioni relative alle persone che, in quanto organismo o membri di tale organismo, sono attualmente autorizzate dalla società a rappresentarla nei rapporti con terzi e nei procedimenti giudiziari, e le informazioni che precisino se le persone autorizzate a rappresentare la società possono agire da sole o sono tenute ad agire congiuntamente;
   (h) le informazioni sulle succursali aperte dalla società in un altro Stato membro, compreso il nome, il numero di registrazione, l'EUID e lo Stato membro in cui sono registrate.

3.  Lo scambio di informazioni attraverso il sistema di interconnessione dei registri è a titolo gratuito per i registri.

4.  Gli Stati membri possono stabilire che le informazioni di cui alle lettere d) e f) siano rese disponibili gratuitamente solo per le autorità di altri Stati membri.

"

(11)  all'articolo 20, il paragrafo 3 è soppresso;

(12)  l'articolo 22 è così modificato:

(a)  al paragrafo 4, è aggiunto il comma seguente:"

"Anche la Commissione può istituire punti di accesso opzionali al sistema di interconnessione dei registri. Tali punti di accesso consistono in sistemi sviluppati e gestiti dalla Commissione o da altre istituzioni, organi, uffici o agenzie dell'Unione per lo svolgimento delle loro funzioni amministrative o per conformarsi a disposizioni del diritto dell'Unione. La Commissione notifica immediatamente agli Stati membri l'istituzione di tali punti di accesso e le modifiche significative riguardanti il loro funzionamento.";

"

(b)  il paragrafo 5 è sostituito dal seguente:"

"5. L'accesso alle informazioni contenute nel sistema di interconnessione dei registri è garantito attraverso il portale e i punti di accesso opzionali istituiti dagli Stati membri e dalla Commissione.";

"

(13)  l'articolo 24 è così modificato:

(a)  la lettera d) è sostituita dalla seguente:"

"(d) la specifica tecnica che definisce i metodi per lo scambio di informazioni tra il registro della società e il registro della succursale di cui all'articolo 20, all'articolo 28 bis, paragrafi 4 e 6, e agli articoli 28 quater, 30 bis e 34;";

"

(b)  la lettera e) è sostituita dalla seguente:"

"(e) l'elenco dettagliato dei dati da trasmettere ai fini dello scambio di informazioni tra registri di cui agli articoli 20, 28 bis, 28 quater, 30 bis, 34 e 130;";

"

(c)  la lettera n) è sostituita dalla seguente:"

"(n) la procedura e i requisiti tecnici per il collegamento dei punti di accesso opzionali alla piattaforma di cui all'articolo 22;";

"

(d)  è aggiunta la lettera seguente:"

"(o) le modalità dettagliate per le specifiche tecniche dello scambio tra registri delle informazioni di cui all'articolo 13 decies.";

"

(e)  alla fine dell'articolo è aggiunto il paragrafo seguente:"

"La Commissione adotta atti di esecuzione in conformità delle lettere d), e), n) e o) entro il ... [18 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva].";

"

(14)  al titolo I, capo III, sezione 2, il titolo è sostituito dal seguente:"

"Norme sulla registrazione e sulla pubblicità applicabili alle succursali di società di altri Stati membri";

"

(15)  al titolo I, capo III, sezione 2, sono inseriti gli articoli seguenti:"

"Articolo 28 bis

Registrazione online delle succursali

1.  Gli Stati membri provvedono affinché la registrazione in uno Stato membro della succursale di una società disciplinata dal diritto di un altro Stato membro possa essere svolta completamente online, senza che i richiedenti debbano comparire di persona dinanzi a un'autorità ▌o a qualsiasi persona o organismo incaricato a norma del diritto nazionale di occuparsi di qualunque aspetto della domanda di registrazione di succursali, fatto salvo il disposto dell'articolo 13 ter, paragrafo 4 e, mutatis mutandis, dell'articolo 13 octies, paragrafo 8.

2.  Gli Stati membri precisano le norme per la registrazione online delle succursali, comprese le norme relative ai documenti e alle informazioni da trasmettere all'autorità competente. Nel quadro di tali norme, gli Stati membri assicurano che la registrazione online possa essere effettuata presentando le informazioni o i documenti in formato elettronico, comprese le copie elettroniche dei documenti e delle informazioni di cui all'articolo 16 bis, paragrafo 4, o utilizzando i documenti o le informazioni precedentemente trasmessi al registro.

3.  Le modalità di cui al paragrafo 2 prevedono almeno quanto segue:

   (a) le procedure intese a garantire che i richiedenti abbiano la necessaria capacità giuridica e che abbiano la capacità rappresentare la società;
   (b) i mezzi per verificare l'identità della o delle persone che registrano la succursale o i loro rappresentanti;
   (c) i requisiti relativi all'uso, da parte dei richiedenti, dei servizi fiduciari di cui al regolamento (UE) n. 910/2014.

4.  Le norme di cui al paragrafo 2 possono inoltre prevedere le procedure per:

   (a) verificare la legittimità dell'oggetto della succursale;
   (b) verificare la legittimità della denominazione della succursale;
   (c) verificare la legittimità dei documenti e delle informazioni presentati per la registrazione della succursale;
   (d) stabilire il ruolo di un notaio o di qualsiasi altra persona o organismo coinvolto nel processo di registrazione della succursale nel quadro delle disposizioni nazionali applicabili.

5.  Gli Stati membri possono verificare le informazioni relative alla società attraverso il sistema di interconnessione dei registri all'atto della registrazione di una succursale di una società con sede in un altro Stato membro.

Gli Stati membri non subordinano la registrazione online di una succursale all'ottenimento di una licenza o di un'autorizzazione prima della registrazione stessa, a meno che detta condizione sia indispensabile per la corretta supervisione di cui al diritto nazionale di determinate attività stabilite dal diritto nazionale.

6.  Gli Stati membri garantiscono che la registrazione online di una succursale sia completata entro 10 giorni lavorativi a decorrere dall'adempimento di tutte le formalità, compreso il ricevimento di tutti i documenti e le informazioni necessari, conformi al diritto nazionale, da parte di un'autorità ▌o ▌di una persona o un organismo incaricato a norma del diritto nazionale di occuparsi di qualunque aspetto della registrazione di una succursale.

Qualora non sia possibile registrare una succursale entro i termini di cui al presente paragrafo, gli Stati membri assicurano che il richiedente sia informato dei motivi del ritardo.

7.  In seguito alla registrazione della succursale di una società costituita a norma delle disposizioni legislative di un altro Stato membro, il registro dello Stato membro in cui è registrata la succursale comunica allo Stato membro in cui è iscritta la società che la succursale è stata registrata mediante il sistema di interconnessione dei registri. Lo Stato membro in cui è registrata la società conferma il ricevimento della notifica e inserisce l'informazione nel suo registro senza ritardo.

Articolo 28 ter

Presentazione di documenti e informazioni online per le succursali

1.  Gli Stati membri assicurano che i documenti e le informazioni di cui all'articolo 30, comprese eventuali modifiche degli stessi, possano essere presentati online entro i termini previsti dalla legge dello Stato membro in cui ha sede la succursale. Essi provvedono affinché sia possibile completare tali operazioni interamente online senza che i richiedenti ▌debbano comparire di persona dinanzi all'autorità o persona o organismo incaricato ai sensi del diritto nazionale di trattare la presentazione online di documenti e informazioni, fatto salvo il disposto dell'articolo 13 ter, paragrafo 4 e, mutatis mutandis, dell'articolo 13 octies, paragrafo 8.

2.  L'articolo 28 bis, paragrafi da 2 a 5, si applica mutatis mutandis alla presentazione online di documenti e informazioni per le succursali.

3.  Gli Stati membri possono richiedere che alcuni o tutti i documenti e le informazioni di cui al paragrafo 1 siano presentati solo online.

Articolo 28 quater

Chiusura delle succursali

Gli Stati membri assicurano che, dopo aver ricevuto i documenti e le informazioni di cui all'articolo 30, paragrafo 1, lettera h), il registro dello Stato membro in cui è registrata la succursale di una società informi, mediante il sistema di interconnessione dei registri, il registro dello Stato membro in cui è iscritta la società che la sua succursale è stata chiusa e depennata dal registro. Il registro dello Stato membro della società conferma il ricevimento della notifica, sempre tramite tale sistema, e registra l'informazione ▌senza ritardo.";

"

(16)  è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 30 bis

Modifiche i documenti e alle informazioni della società

1.  Lo Stato membro in cui è registrata una società informa senza ritardo, tramite il sistema di interconnessione dei registri, lo Stato membro in cui è registrata una succursale della società qualora sia stata presentata una modifica di uno degli elementi seguenti:

   (a) la denominazione della società;
   (b) la sede legale della società;
   (c) il numero di registrazione della società nel registro;
   (d) la forma giuridica della società;
   (e) i documenti e le informazioni di cui all'articolo 14, lettere d) e f).

Al ricevimento della notifica di cui al primo comma del presente paragrafo, il registro in cui è iscritta la succursale ne dà conferma mediante il sistema di interconnessione dei registri e assicura che i documenti e le informazioni di cui all'articolo 30, paragrafo 1, siano aggiornati senza ritardo.";

"

(17)  all'articolo 31 è aggiunto il paragrafo seguente:"

"Gli Stati membri possono stabilire che l'obbligo di pubblicità dei documenti contabili di cui all'articolo 30, paragrafo 1), lettera g), possa essere considerato soddisfatto dalla pubblicità nel registro dello Stato membro in cui la società è registrata in conformità all'articolo 14, lettera f).";

"

(18)  l'articolo 43 è abrogato;

(19)  l'articolo 161 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 161

Protezione dei dati

Il trattamento dei dati personali effettuato nel quadro della presente direttiva è disciplinato dal regolamento (UE) 2016/679.";

"

(20)  è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 162 bis

Modifiche degli allegati

Gli Stati membri informano immediatamente la Commissione di eventuali modifiche apportate ai tipi di società di capitali previsti dal loro diritto nazionale che inciderebbero sul contenuto degli allegati I, II e II bis.

Se uno Stato membro informa la Commissione a norma del primo comma del presente articolo, alla Commissione è conferito il potere di adeguare l'elenco dei tipi di società di cui agli allegati I, II e II bis in linea con le informazioni di cui al primo comma del presente articolo mediante atti delegati conformemente all'articolo 163.";

"

(21)  l'articolo 163 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 163

Esercizio della delega

1.  Il potere di adottare atti delegati è conferito alla Commissione alle condizioni stabilite nel presente articolo.

2.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 25, paragrafo 3, e all'articolo 162 bis è conferito alla Commissione per un periodo di tempo indeterminato a partire dal … [data di entrata in vigore della presente direttiva].

3.  La delega di potere di cui all'articolo 25, paragrafo 3, e all'articolo 162 bis può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere specificata nella decisione stessa. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva specificata nella decisione stessa. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

4.  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

5.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

6.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 25, paragrafo 3, o dell'articolo 162 bis entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di tre mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di tre mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.";

"

(22)  all'allegato I, il ventisettesimo trattino è sostituito dal seguente:"

"– per la Svezia:

publikt aktiebolag;";

"

(23)  all'allegato II, il ventisettesimo trattino è sostituito dal seguente:"

"– per la Svezia:

privat aktiebolag

publikt aktiebolag;";

"

(24)  è inserito l'allegato II bis, figurante nell'allegato della presente direttiva.

Articolo 2

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il ... [2 anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa]. Essi ne informano immediatamente la Commissione.

2.  Fatto salvo il paragrafo 1 del presente articolo, gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi all'articolo 1, punto 5), della presente direttiva, all'articolo 13 decies, all'articolo 13 undecies, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2017/1132 e all'articolo 1, punto 6) della presente direttiva, con riguardo all'articolo 16, paragrafo 6, della direttiva (UE) 2017/1132 entro il … [quattro anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa].

3.  In deroga al paragrafo 1, gli Stati membri che incontrano particolari difficoltà nel recepimento della presente direttiva hanno il diritto di beneficiare di una proroga del periodo previsto al paragrafo 1 di massimo un anno. Essi forniscono motivi oggettivi della necessità di tale proroga. Gli Stati membri notificano alla Commissione l'intenzione di avvalersi di tale proroga entro il ... [18 mesi dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa].

4.  Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono decise dagli Stati membri.

5.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 3

Relazioni, riesame e raccolta dei dati

1.  La Commissione, al più tardi ... [cinque anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa] o, qualora uno Stato membro si avvalga della proroga di cui all'articolo 2, paragrafo 3, al più tardi ... [sei anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva], effettua una valutazione delle disposizioni introdotte dalla presente direttiva nella direttiva (UE) 2017/1132 e presenta una relazione sulle risultanze al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo, ad eccezione delle disposizioni di cui all'articolo 2, paragrafo 2, per le quali tali valutazione e relazione sono effettuate entro il ... [sette anni dopo la data di entrata in vigore della presente direttiva modificativa].

Gli Stati membri forniscono alla Commissione le informazioni necessarie per la preparazione delle relazioni, in particolare fornendo i dati sul numero di registrazioni online e sui relativi costi.

2.  La relazione della Commissione valuta, tra l'altro, gli aspetti seguenti:

(a)  la ▌fattibilità di offrire la registrazione dei tipi di società diversi da quelli di cui all'allegato II bis completamente online;

(b)  la ▌fattibilità per gli Stati membri di fornire modelli per tutti i tipi di società di capitali e la necessità e la fattibilità di fornire un modello armonizzato in tutta l'Unione che tutti gli Stati membri devono utilizzare per i tipi di società di cui all'allegato II bis;

(c)  l'esperienza pratica nell'applicazione delle norme relative all'interdizione degli amministratori di cui all'articolo 13 decies;

(d)  i metodi di presentazione di documenti e informazioni online e di accesso online, compreso l'uso di interfacce di programmazione di applicazioni;

(e)  la necessità e la fattibilità di rendere disponibili ulteriori informazioni gratuitamente oltre a quelle prescritte di cui all'articolo 19, paragrafo 2, e di garantire l'accesso a dette informazioni senza ostacoli;

(f)  la necessità e la fattibilità di un'ulteriore applicazione del principio "una tantum".

3.  La relazione è corredata, se del caso, di proposte di modifica della direttiva (UE) 2017/1132.

4.  Al fine di fornire una valutazione affidabile della presente direttiva, gli Stati membri raccolgono dati sul funzionamento pratico della costituzione online. Di norma, queste informazioni dovrebbero comprendere il numero di costituzioni online, il numero di casi in cui sono stati utilizzati i modelli o in cui è stata richiesta la presenza fisica nonché la durata e i costi medi delle costituzioni online. Gli Stati membri notificano tali informazioni alla Commissione due volte, al più tardi due anni dopo la data di recepimento.

Articolo 4

Entrata in vigore

La presente decisione entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Articolo 5

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a…,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

"ALLEGATO II bis

TIPI DI SOCIETÀ DI CUI AGLI ARTICOLI 13, 13 septies, 13 octies, 13 nonies e 162 bis

—  Belgio:

société privée à responsabilité limitée/besloten vennootschap met beperkte aansprakelijkheid,

société privée à responsabilité limitée unipersonnelle/Eenpersoons besloten vennootschap met beperkte aansprakelijkheid;

—  Bulgaria:

дружество с ограничена отговорност,

еднолично дружество с ограничена отговорност;

—  Repubblica ceca:

společnost s ručením omezeným;

—  Danimarca:

Anpartsselskab;

—  Germania:

Gesellschaft mit beschränkter Haftung;

—  Estonia:

osaühing;

—  Irlanda:

private company limited by shares or by guarantee/cuideachta phríobháideach faoi theorainn scaireanna nó ráthaíochta,

designated activity company/cuideachta ghníomhaíochta ainmnithe;

—  Grecia:

εταιρεία περιορισμένης ευθύνης,

ιδιωτική κεφαλαιουχική εταιρεία;

—  Spagna:

sociedad de responsabilidad limitada;

—  Francia:

société à responsabilité limitée,

entreprise unipersonnelle à responsabilité limitée,

société par actions simplifiée,

société par actions simplifiée unipersonnelle;

—  Croazia:

društvo s ograničenom odgovornošću,

jednostavno društvo s ograničenom odgovornošću;

—  Italia:

società a responsabilità limitata,

società a responsabilità limitata semplificata;

—  Cipro:

ιδιωτική εταιρεία περιορισμένης ευθύνης με μετοχές ή/και με εγγύηση;

—  Lettonia:

sabiedrība ar ierobežotu atbildību;

—  Lituania:

uždaroji akcinė bendrovė;

—  Lussemburgo:

société à responsabilité limitée;

—  Ungheria:

korlátolt felelősségű társaság;

—  Malta:

private limited liability company/kumpannija privata;

—  Paesi Bassi:

besloten vennootschap met beperkte aansprakelijkheid;

—  Austria:

Gesellschaft mit beschränkter Haftung;

—  Polonia:

spółka z ograniczoną odpowiedzialnością;

—  Portogallo:

sociedade por quotas;

—  Romania:

societate cu răspundere limitată;

—  Slovenia:

družba z omejeno odgovornostjo;

—  Slovacchia:

spoločnosť s ručením obmedzeným;

—  Finlandia:

yksityinen osakeyhtiö/privat aktiebolag;

—  Svezia:

privat aktiebolag;

—  Regno Unito:

Private Limited by shares or guarantee. "

(1) GU C 62 del 15.2.2019, pag. 24.
(2)GU C 62 del 15.2.2019, pag. 24.
(3)Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019.
(4)Direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativa ad alcuni aspetti di diritto societario (GU L 169 del 30.6.2017, pag. 46).
(5) Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36).
(6) Regolamento (UE) 2018/1724 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 2 ottobre 2018, che istituisce uno sportello digitale unico per l'accesso a informazioni, procedure e servizi di assistenza e di risoluzione dei problemi e che modifica il regolamento (UE) n. 1024/2012 (GU L 295 del 21.11.2018, pag. 1).
(7)GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.
(8)Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73).
(9)Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati) (GU L 119 del 4.5.2016, pag. 1).
(10)Regolamento (UE) 45/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2000, concernente la tutela delle persone fisiche in relazione al trattamento dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi comunitari, nonché la libera circolazione di tali dati (GU L 8 del 12.1.2001, pag. 1).
(11)GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(12)Regolamento di esecuzione (UE) 2015/884 della Commissione, dell'8 giugno 2015, che stabilisce le specifiche tecniche e le procedure necessarie per il sistema di interconnessione dei registri introdotto dalla direttiva 2009/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 144 del 10.6.2015, pag. 1).


Trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere (COM(2018)0241 – C8-0167/2018 – 2018/0114(COD))
P8_TA-PROV(2019)0429A8-0002/2019

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0241),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 50, paragrafi 1 e 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0167/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 17 ottobre 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 27 marzo 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione giuridica e i pareri della commissione per l'occupazione e gli affari sociali e della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0002/2019),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere(2)

P8_TC1-COD(2018)0114


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare gli articoli 50, 1 e 2.

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(4),

considerando quanto segue:

(1)  La direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio(5) disciplina le fusioni transfrontaliere delle società di capitali. Le sue disposizioni costituiscono una pietra miliare verso un migliore funzionamento del mercato unico per le società e l’esercizio della libertà di stabilimento. Dalla valutazione di queste disposizioni è tuttavia emersa l’esigenza di modificare le norme sulla fusione transfrontaliera. È inoltre opportuno regolamentare la trasformazione e la scissione transfrontaliere, dal momento che la direttiva (UE) 2017/1132 prevede soltanto norme sulla scissione delle società per azioni sul piano nazionale.

(2)  La libertà di stabilimento è uno dei principi fondamentali del diritto dell’Unione. In virtù dell’articolo 49, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), in combinato disposto con l’articolo 54 TFUE, la libertà di stabilimento delle società comporta, in particolare, la costituzione e la gestione di tali società alle condizioni definite dalla legislazione dello Stato membro di stabilimento. Nell’interpretazione che ne ha dato la Corte di giustizia dell’Unione europea, la disposizione comprende il diritto per una società costituita in conformità con la normativa di uno Stato membro di trasformarsi in una società disciplinata dal diritto di un altro Stato membro, purché siano soddisfatte le condizioni stabilite dalla normativa di tale ultimo Stato membro e, in particolare, il criterio posto da detto Stato per collegare una società all’ordinamento giuridico nazionale.

(3)  In mancanza di armonizzazione del diritto dell'Unione, la definizione del criterio di collegamento che determina il diritto nazionale applicabile ad una società rientra, conformemente all'articolo 54 TFUE, nella competenza di ciascuno Stato membro. In virtù dell'articolo 54 TFUE, la sede sociale, l'amministrazione centrale e il centro di attività principale della società sono tutti criteri di collegamento che creano condizioni di parità. Ne consegue che, come precisato nella giurisprudenza, ▌ il fatto che soltanto la sede sociale sia trasferita – e non l’amministrazione centrale o il centro di attività principale – di per sé non esclude l’applicabilità della libertà di stabilimento in virtù dell’articolo 49 TFUE. ▌

(4)  L’evoluzione giurisprudenziale ha aperto nuove possibilità di promozione della crescita economica, di una concorrenza effettiva e della produttività a beneficio delle società nel mercato unico. Nel contempo l'obiettivo di assicurare alle società un mercato unico senza frontiere interne deve coniugarsi con altri obiettivi dell'integrazione europea, quali la protezione dei creditori e la tutela degli azionisti e, soprattutto, la protezione sociale di cui all'articolo 3 TUE e articolo 9 TFUE, come pure la promozione del dialogo sociale di cui all'articolo 151 TFUE. È opportuno che il diritto delle società di trasformarsi, fondersi e scindersi a livello transfrontaliero vada di pari passo e sia opportunamente controbilanciato dalla tutela dei lavoratori, dei creditori e dei soci.

(5)  L'assenza di un quadro giuridico per le trasformazioni e scissioni transfrontaliere causa una frammentazione delle regole e un’incertezza del diritto, pertanto un ostacolo all’esercizio della libertà di stabilimento. Determina altresì una protezione non ottimale dei dipendenti, dei creditori e dei soci di minoranza nel mercato unico.

(6)  Il Parlamento europeo ha invitato la Commissione ad adottare norme armonizzate sulle trasformazioni e scissioni transfrontaliere. La presente disciplina armonizzata dovrebbe apportare un ulteriore contributo all'eliminazione delle restrizioni alla libertà di stabilimento, garantendo nel contempo una tutela adeguata ▌ a portatori di interessi quali i dipendenti, i creditori e i soci di minoranza.

(7)  La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicata la facoltà degli Stati membri di garantire una maggiore tutela dei lavoratori, conformemente all'acquis sociale esistente.

(8)  La trasformazione transfrontaliera implica per la società una modifica della forma giuridica senza perdita della personalità giuridica. Tuttavia, né una trasformazione transfrontaliera, né una fusione o scissione transfrontaliera dovrebbe ▌ determinare l'elusione dei requisiti per la costituzione in società ▌ nello Stato membro di destinazione in cui la società deve essere registrata dopo l'operazione. La società dovrebbe soddisfare integralmente tali requisiti, compresi l'obbligo di avere la sede nello Stato membro di destinazione e gli obblighi relativi all'interdizione degli amministratori. In caso di trasformazioni transfrontaliere lo Stato membro di destinazione non può tuttavia applicare tali condizioni in un modo che impedisca la continuità della personalità giuridica della società trasformata. ▌

(9)  La presente direttiva non dovrebbe applicarsi alle società in liquidazione qualora sia già stata avviata la ripartizione dei beni. Gli Stati membri possono inoltre decidere di escludere le società soggette ad altri procedimenti di liquidazione. Essi dovrebbero altresì poter scegliere di non applicare la presente direttiva a società soggette a procedimenti di insolvenza, quali definite dal diritto nazionale, o a quadri di ristrutturazione preventiva, quali definiti dal diritto nazionale, a prescindere dal fatto che tali procedimenti rientrino in un quadro nazionale di insolvenza o siano disciplinati al di fuori di esso, e a società oggetto di misure di prevenzione delle crisi ai sensi della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(6).

La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicata la direttiva riguardante i quadri di ristrutturazione preventiva, la seconda opportunità e le misure volte ad aumentare l'efficacia delle procedure di ristrutturazione, insolvenza e liberazione dai debiti.

(10)   Data la complessità delle trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere (di seguito denominate "operazioni transfrontaliere") e la molteplicità degli interessi in gioco, è opportuno garantire un controllo della legittimità dell'operazione transfrontaliera prima che questa prenda effetto, al fine di creare certezza del diritto. È a tal fine opportuno garantire che le autorità competenti degli Stati membri possano decidere in modo equo, obiettivo e non discriminatorio sull'approvazione dell'operazione transfrontaliera, basandosi su tutti gli elementi pertinenti richiesti dal diritto nazionale e dell'Unione.

(11)   Affinché nella procedura applicabile all'operazione transfrontaliera sia possibile tenere conto degli interessi legittimi di tutti i portatori di interessi, la società dovrebbe elaborare e divulgare il progetto dell'operazione proposta che ne riporta le informazioni più rilevanti. L'organo amministrativo o direttivo dovrebbe coinvolgere, se previsto dal diritto nazionale e/o conformemente alle prassi nazionali, i rappresentanti dei lavoratori negli organi di amministrazione nella decisione sul progetto dell'operazione transfrontaliera. In tali informazioni dovrebbero rientrare almeno la forma giuridica prospettata della o delle società, il previsto atto costitutivo, se del caso, lo statuto, il calendario indicativo proposto per l'operazione e i dettagli delle garanzie offerte ai soci e ai creditori. Nel registro delle società dovrebbe figurare un avviso che informa i soci, i creditori e i rappresentanti dei dipendenti della società o, in mancanza di rappresentanti, i dipendenti stessi, della possibilità di presentare osservazioni sull'operazione proposta. Gli Stati membri possono anche decidere la divulgazione della relazione dell'esperto indipendente.

(12)  La società che effettua l'operazione transfrontaliera dovrebbe redigere una relazione per informare i soci e i dipendenti. La relazione dovrebbe illustrare e motivare gli aspetti giuridici ed economici dell'operazione transfrontaliera proposta e le sue implicazioni ▌ per i dipendenti. In particolare, la relazione dovrebbe spiegare le implicazioni dell'operazione transfrontaliera in termini di attività futura della società, comprese le sue controllate. Per quanto riguarda i soci, la relazione dovrebbe indicare, in particolare, i potenziali mezzi di ricorso a loro disposizione, segnatamente le informazioni sul loro diritto di recesso. Per quanto riguarda i dipendenti, la relazione dovrebbe illustrare, inoltre, le implicazioni dell'operazione transfrontaliera proposta sulla situazione occupazionale. Dovrebbe illustrare, in particolare, l'eventualità di cambiamenti sostanziali delle condizioni d'impiego previste dalla legge, dai contratti collettivi e dagli accordi aziendali transnazionali e dell'ubicazione dei luoghi di attività delle società, come l'ubicazione della sede principale, nonché fornire informazioni sull'organo di amministrazione e, se del caso, sul personale, sulle attrezzature, sui locali e sui beni prima e dopo l'operazione transfrontaliera, come pure le probabili modifiche dell'organizzazione del lavoro, della retribuzione, dell'ubicazione di posti specifici e delle conseguenze previste per i dipendenti che li occupano, nonché sul dialogo sociale a livello di società, tra cui, se del caso, la rappresentanza dei dipendenti negli organi direttivi. La relazione dovrebbe spiegare altresì il modo in cui tali modifiche inciderebbero sulle eventuali controllate della società. Detto obbligo non dovrebbe tuttavia applicarsi alla società che ha come unici dipendenti i membri dell'organo di amministrazione. A loro maggior tutela, è opportuno che i dipendenti o i loro rappresentanti abbiano diritto di esprimersi sulla relazione in cui la società illustra le implicazioni che devono attendersi dall'operazione transfrontaliera. La disponibilità della relazione e la possibilità di esprimere un parere dovrebbero lasciare impregiudicate le applicabili procedure di informazione e consultazione introdotte a livello nazionale, tra cui quelle in attuazione della direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(7) oppure della direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(8). La relazione, o le relazioni qualora siano redatte separatamente, dovrebbero essere messe a disposizione dei soci e dei rappresentanti dei dipendenti della società che effettua la trasformazione transfrontaliera o, in loro assenza, dei dipendenti stessi.

(13)  È auspicabile che il progetto di operazione transfrontaliera, l'offerta di risarcimento in contanti da parte della società ai soci che intendono recedere dalla società e, se del caso, il rapporto di cambio delle azioni, tra cui l'importo di un eventuale corrispettivo complementare in contanti incluso nel progetto, siano esaminati da un esperto indipendente dalla società. In relazione all'indipendenza dell'esperto, è opportuno che gli Stati membri tengano conto dei principi di cui agli articoli 22 e 22 ter della direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(9).

(14)  Le informazioni divulgate dalla società dovrebbero essere esaustive e consentire alle parti interessate di valutare le implicazioni della prevista operazione transfrontaliera. Tuttavia, le società non dovrebbero essere tenute a divulgare informazioni riservate la cui divulgazione potrebbe pregiudicare la loro posizione commerciale conformemente al diritto nazionale o dell'Unione. Una mancata comunicazione di questo tipo non dovrebbe pregiudicare gli altri obblighi previsti dalla presente direttiva.

(15)  L'assemblea dei soci dovrebbe decidere se approvare o no il progetto ▌ della società o delle società e le necessarie modifiche agli atti costitutivi, tra cui lo statuto, basandosi sul progetto stesso e sulle relazioni. È importante che la maggioranza richiesta per la votazione ▌ sia sufficientemente larga affinché la decisione sia fondata su una maggioranza solida. Se nel corso dell’assemblea si sono riservati il diritto in tal senso, i soci dovrebbero poter votare anche sulle modalità di partecipazione dei lavoratori.

(16)  Come conseguenza di un'operazione transfrontaliera, i soci si trovano spesso in una situazione in cui la legge applicabile ai loro diritti muterebbe in quanto diverrebbero soci di una società soggetta al diritto di uno Stato membro diverso da quello applicabile alla società prima dell'operazione. Pertanto, gli Stati membri dovrebbero, quanto meno, offrire il diritto di recedere dalla società e di ricevere un corrispettivo in contanti per le loro azioni, equivalente al loro valore per i soci che detengono azioni con diritto di voto e che hanno votato contro l'approvazione del progetto. Tuttavia, gli Stati membri possono decidere di concedere tale diritto anche ad altri soci, ad esempio ai soci titolari di azioni senza diritto di voto o ai soci che, a seguito di una scissione transfrontaliera, acquisirebbero azioni della società in proporzioni diverse rispetto a quelle detenute prima dell'operazione, oppure ai soci per i quali il diritto applicabile non è cambiato ma sono invece cambiati alcuni diritti in ragione dell'operazione. La presente direttiva non dovrebbe incidere sulle norme nazionali in materia di validità dei contratti di vendita e di cessione di azioni nelle società né sugli obblighi particolari in materia di forma giuridica. Ad esempio, gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di richiedere un atto notarile o la conferma delle firme.

(17)  È opportuno che le società siano in grado di stimare, nella misura del possibile, i costi legati all'operazione transfrontaliera. I soci dovrebbero pertanto essere tenuti a dichiarare alla società se intendono esercitare il diritto di cessione delle loro azioni. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicati gli eventuali requisiti formali stabiliti dalla legislazione nazionale. I soci potrebbero inoltre essere tenuti a indicare, unitamente alla dichiarazione o entro un determinato termine, se intendono contestare l'offerta di un corrispettivo in denaro e chiedere un conguaglio in contanti.

(18)  Il calcolo dell'offerta di conguaglio in contanti dovrebbe basarsi su metodi di valutazione generalmente riconosciuti. È auspicabile che i soci abbiano il diritto di contestare il calcolo e mettere in discussione l'adeguatezza del conguaglio in contanti dinanzi alla competente autorità amministrativa o giudiziaria o a un organismo incaricato a norma del diritto nazionale, compresi i collegi arbitrali. Gli Stati membri dovrebbero poter prevedere che i soci che hanno esercitato il diritto di cessione delle azioni abbiano il diritto di partecipare ai lavori e gli Stati membri dovrebbero poter fissare limiti temporali a tal fine nel diritto nazionale.

(19)  Nel caso di una fusione o scissione transfrontaliera, i soci che non avevano o che non hanno esercitato il diritto di recesso dovrebbero comunque avere il diritto di contestare il rapporto di cambio delle azioni. Nel valutare l'adeguatezza del rapporto di cambio delle azioni, la competente autorità amministrativa o giudiziaria o un organismo incaricato a norma del diritto nazionale dovrebbe tenere conto altresì dell'importo di un eventuale pagamento complementare in contanti incluso nel progetto.

(20)   Per tutelare i creditori dal rischio di insolvenza a seguito dell'operazione transfrontaliera, gli Stati membri dovrebbero poter esigere una dichiarazione di solvibilità nella quale la o le società affermino che, a loro conoscenza, nulla indica che la o le società derivanti dall'operazione possono non essere in grado di rispondere delle proprie obbligazioni. In tale situazione gli Stati membri dovrebbero poter considerare i membri dell’organo di direzione personalmente responsabili della veridicità della dichiarazione. Poiché gli Stati membri hanno tradizioni giuridiche diverse riguardo all’uso della dichiarazione di solvibilità e alle relative conseguenze, è opportuno lasciare ciascuno di essi libero di trarre le debite conseguenze in caso di dichiarazione inesatta o fuorviante, compresa l’imposizione di sanzioni proporzionate ed effettive e l’accertamento delle responsabilità in conformità del diritto dell’Unione.

(21)  Per tutelare adeguatamente i creditori che non sono soddisfatti della protezione offerta dalla società nel progetto e che non abbiano trovato una soluzione soddisfacente con la società, è opportuno permettere a quelli che non hanno previamente notificato la società di rivolgersi alla competente autorità ▌ per ottenere garanzie ▌. Nel valutare tali garanzie, l'autorità competente dovrebbe considerare se la pretesa del creditore nei confronti della società o ▌ di terzi abbia un valore almeno equivalente e di qualità del credito commisurata a quelli dell'operazione transfrontaliera e se la pretesa possa essere opponibile nella stessa giurisdizione ▌.

(22)  È opportuno che gli Stati membri garantiscano un'adeguata tutela dei creditori il cui rapporto con la società risale a prima che la stessa abbia comunicato la propria intenzione di effettuare un'operazione transfrontaliera. Oltre alle norme generali stabilite dal regolamento Bruxelles I bis, gli Stati membri dovrebbero prevedere che tali creditori possano scegliere di far valere una pretesa negli Stati membri di partenza per un periodo di due anni dopo la comunicazione del progetto di trasformazione transfrontaliera. Una volta comunicato il progetto, i creditori dovrebbero poter tener conto del potenziale impatto del cambiamento di giurisdizione e del diritto applicabile a seguito dell'operazione transfrontaliera. I creditori di una società da tutelare potrebbero anche essere dipendenti ed ex dipendenti titolari di diritti pensionistici aziendali o professionali acquisiti e persone che beneficiano di prestazioni pensionistiche aziendali o professionali. Inoltre, la misura di protezione biennale prevista dalla presente direttiva per quanto riguarda la giurisdizione che può applicarsi ai creditori le cui pretese siano anteriori alla comunicazione del progetto di trasformazione transfrontaliera, dovrebbe lasciare impregiudicato il diritto nazionale che stabilisce il termine di prescrizione delle pretese.

(23)  È importante garantire il pieno rispetto del diritto dei dipendenti a essere informati e consultati nel contesto delle operazioni transfrontaliere. L'informazione e la consultazione dei dipendenti nell'ambito di operazioni transfrontaliere dovrebbe avvenire nel rispetto del quadro giuridico stabilito dalla direttiva 2002/14/CE, se del caso per società di dimensioni comunitarie o i gruppi di società di dimensioni comunitarie, a norma della direttiva 2009/38/CE e della direttiva 2001/23/CE del Consiglio(10), qualora la fusione o la scissione transfrontaliera sia considerata un trasferimento societario ai sensi di tale direttiva. Se da un lato la presente direttiva non incide sulla direttiva 2009/38/CE, sulla direttiva 98/59/CE del Consiglio, sulla direttiva 2001/23/CE né sulla direttiva 2002/14/CE, dall'altro, poiché essa stabilisce una procedura armonizzata per le operazioni transfrontaliere, è opportuno precisare in particolare il termine entro il quale i dipendenti dovrebbero essere informati e consultati in merito all'operazione transfrontaliera.

(24)  I rappresentanti dei dipendenti previsti dal diritto nazionale e/o, se del caso, in conformità delle prassi nazionali, dovrebbero eventualmente includere anche gli organismi competenti istituiti a norma del diritto dell'Unione, come il comitato aziendale europeo istituito in conformità della direttiva 2009/38/CE e l'organo di rappresentanza istituito n conformità della direttiva 2001/86/CE del Consiglio(11).

(25)  Gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i rappresentanti dei lavoratori godano, nell'esercizio delle loro funzioni, di una tutela e garanzie a norma dell'articolo 7 della direttiva 2002/14/CE sufficienti a permettere loro di espletare in modo adeguato i compiti loro affidati.

(26)  Per effettuare un'analisi della relazione, la società che effettua l'operazione transfrontaliera dovrebbe fornire ai rappresentanti dei lavoratori le risorse necessarie per consentire loro di esercitare in modo adeguato i diritti derivanti dalla presente direttiva.

(27)   Affinché l'operazione transfrontaliera non rechi indebito pregiudizio alla partecipazione dei lavoratori, è opportuno ▌, se la società che effettua l'operazione ha introdotto un regime di partecipazione dei lavoratori, imporre alla o alle società derivanti dall'operazione transfrontaliera di assumere una forma giuridica che assicuri l'esercizio di tale partecipazione, anche in termini di presenza dei rappresentanti dei lavoratori nei pertinenti organi di direzione o di vigilanza della o delle società. In tale circostanza, qualora la società e i suoi dipendenti avviino un negoziato in buona fede, esso dovrebbe svolgersi sulla falsariga della procedura prevista alla direttiva 2001/86/CE, per giungere ad una soluzione amichevole in grado di coniugare il diritto della società di effettuare un'operazione transfrontaliera con il diritto di partecipazione dei dipendenti. Il negoziato dovrebbe sfociare in una soluzione concordata specifica alla società o, in mancanza di accordo in tal senso, nell’applicazione mutatis mutandis delle disposizioni di riferimento previste nell’allegato della direttiva 2001/86/CE. A salvaguardia della soluzione concordata o dell'applicazione di dette disposizioni di riferimento, dovrebbe essere impedito alla società di sopprimere i diritti di partecipazione con operazioni di trasformazione, fusione o scissione nazionale o transfrontaliera effettuate nei quattro anni successivi.

(28)  Affinché l'operazione transfrontaliera non sia usata per eludere i diritti di partecipazione dei lavoratori, è opportuno impedire alla o alle società che effettuano l'operazione transfrontaliera e registrate in uno Stato membro che prevede tali diritti di effettuare la suddetta operazione senza prima avviare negoziati con i dipendenti o i loro rappresentanti, quando ha alle sue dipendenze un numero medio di lavoratori pari ai quattro quinti della soglia fissata a livello nazionale per la partecipazione dei lavoratori.

(29)  Il coinvolgimento di tutte le parti interessate, in particolare dei dipendenti, contribuisce a un approccio sostenibile e a lungo termine delle società nell'intero mercato unico. Al riguardo, la salvaguardia e la promozione dei diritti di partecipazione dei lavoratori nei consigli di amministrazione delle società, in particolare in caso di trasferimento o ristrutturazione a livello transfrontaliero, svolgono un ruolo importante. Pertanto, è indispensabile garantire che i negoziati sui diritti di partecipazione nell'ambito delle operazioni transfrontaliere siano portati a compimento e incoraggiati.

(30)   Ai fini di un’adeguata ripartizione dei compiti e dell’efficacia e efficienza del controllo ex ante delle operazioni transfrontaliere, è opportuno conferire alle autorità competenti degli Stati membri della o delle società che effettuano l'operazione transfrontaliera il potere di rilasciare un certificato preliminare alla trasformazione, alla fusione o alla scissione (in appresso "certificato preliminare all'operazione"). In assenza di tale certificato, l'autorità competente dello Stato membro della società trasformata o della società o delle società risultanti dall'operazione transfrontaliera non poter concludere la procedura dell'operazione transfrontaliera.

(31)  Ai fini del rilascio del certificato preliminare all'operazione, è auspicabile che gli Stati membri della o delle società che effettuano l'operazione transfrontaliera designino, conformemente al diritto nazionale, una o più autorità competenti incaricate di controllare la legalità dell'operazione. L'autorità o le autorità competenti possono includere: tribunali, notai o altre autorità, autorità fiscali o autorità dei servizi finanziari. Se vi è più di un'autorità competente, la società dovrebbe poter chiedere il certificato preliminare all'operazione a un'unica autorità competente, quale designata dagli Stati membri, che dovrebbe poi coordinarsi con le altre autorità competenti. L'autorità o le autorità competenti dovrebbero valutare la conformità a tutte le condizioni pertinenti e il corretto espletamento di tutte le procedure e le formalità nello Stato membro interessato e decidere se rilasciare un certificato preliminare all'operazione entro tre mesi dalla presentazione della domanda da parte della società, a meno che non nutra seri dubbi sul fatto che l'operazione transfrontaliera sia avviata con finalità abusive o fraudolente che conducono o sono intese a condurre all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione, o con finalità criminali, e ritenga che occorra prendere in esame informazioni supplementari o svolgere ulteriori indagini.

(32)  In determinate circostanze, il diritto delle società di effettuare operazioni transfrontaliere potrebbe essere utilizzato con finalità abusive o fraudolente, ad esempio per eludere i diritti dei lavoratori, i contributi previdenziali o gli adempimenti fiscali, o con finalità criminali. In particolare, è importante contrastare le società "di comodo" o "di copertura" costituite al fine di evadere, eludere o violare il diritto nazionale e/o dell'Unione. Qualora, in sede di controllo della legalità, l'autorità competente sia venuta a conoscenza, anche attraverso la consultazione delle autorità competenti, del fatto che l'operazione transfrontaliera è stata avviata con finalità abusive o fraudolente che conducono o sono intese a condurre all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione, o con finalità criminali, detta autorità competente non dovrebbe autorizzare l'operazione. La pertinente procedura, tra cui un'eventuale valutazione dettagliata, dovrebbe essere svolta a norma del diritto nazionale. In tal caso l'autorità competente può prorogare la valutazione fino a un massimo di tre mesi supplementari.

(33)  Qualora l'autorità competente nutra seri dubbi sul fatto che l'operazione transfrontaliera sia stata avviata con finalità abusive o fraudolente, la valutazione dovrebbe esaminare tutti i fatti e le circostanze pertinenti e tenere conto quanto meno, se del caso, di fattori indicativi relativi alle caratteristiche dello stabilimento nello Stato membro in cui la o le società devono essere registrate dopo l'operazione transfrontaliera, tra cui lo scopo dell'operazione, il settore, l'investimento, il fatturato netto e gli utili o le perdite, il numero di dipendenti, la composizione dello stato patrimoniale, la residenza fiscale, i beni e la loro ubicazione, le attrezzature, i beneficiari effettivi della società, il luogo abituale di lavoro dei dipendenti e di gruppi specifici di dipendenti, il luogo in cui sono dovuti i contributi sociali, il numero di dipendenti distaccati nell'anno precedente alla trasformazione ai sensi del regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio(12) e della direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(13), nonché il numero di dipendenti che lavorano simultaneamente in più di uno Stato membro ai sensi del regolamento (CE) n. 883/2004 e i rischi commerciali assunti dalla o dalle società prima e dopo l'operazione transfrontaliera. La valutazione dovrebbe inoltre tenere conto dei pertinenti fatti e circostanze inerenti ai diritti di partecipazione dei lavoratori, segnatamente per quanto riguarda i negoziati su tali diritti, allorché tali negoziati sono avviati su richiesta di almeno quattro quinti della soglia nazionale applicabile. Nella valutazione complessiva tutti i predetti elementi dovrebbero essere soltanto considerati indicativi e, pertanto, non andrebbero esaminati separatamente. Se l'operazione transfrontaliera comporta l'insediamento del luogo di gestione effettiva e/o di attività economica della società nello Stato membro in cui la o le società dovranno essere registrate dopo l'operazione transfrontaliera, l'autorità competente può considerare questo fatto un indizio dell'assenza di circostanze che comportano abusi o frodi.

(34)  L'autorità competente dovrebbe altresì essere in grado di ottenere dalla società che effettua l'operazione transfrontaliera, o da altre autorità competenti, tra cui quelle dello Stato membro di destinazione, tutte le informazioni e i documenti pertinenti per esercitare il controllo della legalità nel quadro procedurale previsto dal diritto nazionale. Gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di determinare le eventuali conseguenze, per il rilascio del certificato preliminare all'operazione, delle procedure avviate dai soci e dai creditori a norma della presente direttiva.

(35)  Nel valutare la domanda presentata dalla società per ottenere un certificato preliminare all'operazione, l'autorità competente può ricorrere a un esperto indipendente. È opportuno che gli Stati membri stabiliscano norme volte a garantire che l'esperto o la persona giuridica per conto della quale l'esperto agisce sia indipendente dalla società che richiede il certificato preliminare all'operazione. L'esperto o gli esperti dovrebbero essere nominati dall'autorità competente e non dovrebbero avere alcun legame passato o presente con la società interessata, suscettibile di incidere sulla sua indipendenza.

(36)  Onde garantire che la società che effettua l'operazione transfrontaliera non pregiudichi i propri creditori, l'autorità competente dovrebbe essere in grado di verificare, in particolare, se la società in questione ha adempiuto ai propri obblighi nei confronti di creditori pubblici o se eventuali obblighi pendenti siano sufficientemente garantiti. In particolare, l'autorità competente dovrebbe essere in grado altresì di verificare se la società è oggetto di un procedimento giudiziario in corso, ad esempio per violazione della normativa in materia sociale, lavorativa o ambientale, suscettibile, di conseguenza, di determinare ulteriori obblighi per la società, anche nei confronti di cittadini e di entità private.

(37)  È auspicabile che gli Stati membri prevedano garanzie procedurali in linea con i principi generali di accesso alla giustizia, compresa la possibilità di riesaminare le decisioni delle autorità competenti nei procedimenti relativi alle operazioni transfrontaliere, la possibilità di ritardare l'efficacia del certificato per consentire alle parti di intentare un'azione dinanzi al giudice competente e la possibilità di ottenere, se del caso, misure provvisorie.

(38)   Ricevuto il certificato preliminare all'operazione e verificato l'assolvimento degli obblighi giuridici previsti dallo Stato membro in cui la società dovrà essere registrata a seguito dell'operazione, inclusa la verifica che quest'ultima non comporti l'elusione del diritto nazionale o dell'Unione, l'autorità competente ▌ dovrebbe iscrivere la società nel registro delle imprese di questo Stato. L'autorità competente dell'ex Stato membro della o delle società che effettuano l'operazione transfrontaliera dovrebbe depennare la società dal proprio registro soltanto dopo detta iscrizione ▌. Le autorità competenti dello Stato membro in cui la società dovrà essere registrata a seguito dell'operazione transfrontaliera non dovrebbero poter contestare la veridicità delle informazioni riportate nel certificato preliminare all'operazione. ▌

(39)  Gli Stati membri dovrebbero garantire che lo svolgimento di alcune fasi procedurali, vale a dire la comunicazione del progetto, la richiesta del certificato preliminare alla trasformazione, alla fusione o alla scissione (di seguito denominato "certificato preliminare all'operazione"), nonché la presentazione di tutte le informazioni e i documenti ai fini del controllo della legalità della trasformazione, della fusione o della scissione transfrontaliera da parte dello Stato membro di destinazione, possa essere ultimato integralmente online, senza che i richiedenti debbano comparire di persona dinanzi a un'autorità competente negli Stati membri. Le norme sull'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, comprese le pertinenti garanzie, dovrebbero applicarsi se del caso. È opportuno che l'autorità competente sia in grado di ricevere online la domanda di certificato preliminare alla trasformazione, tra cui la presentazione di eventuali informazioni e documenti, a meno che, in via eccezionale, ciò non risulti tecnicamente possibile per l'autorità in questione.

(40)  Al fine di tagliare i costi e ridurre la durata dei procedimenti e gli oneri amministrativi per le società, gli Stati membri dovrebbero applicare il principio "una tantum" nel settore del diritto societario, il quale implica che le società non devono presentare più volte le stesse informazioni alle autorità pubbliche, ad esempio al registro nazionale e al bollettino nazionale.

(41)  A seguito della trasformazione transfrontaliera, la società trasformata dovrebbe conservare la personalità giuridica, il patrimonio attivo e passivo e tutti i diritti e gli obblighi, compresi i diritti e gli obblighi derivanti da contratti, atti od omissioni. In particolare, è opportuno che la società rispetti i diritti e gli obblighi derivanti dai contratti di impiego o dai rapporti di lavoro, tra cui le condizioni stabilite nei contratti collettivi.

(42)   Per garantire un adeguato livello di trasparenza e di impiego degli strumenti e processi digitali, i certificati preliminari alle operazioni rilasciati dalle autorità competenti in diversi Stati membri dovrebbero essere condivisi attraverso il sistema di interconnessione dei registri delle imprese; le decisioni dovrebbero essere rese pubbliche. Conformemente al principio generale alla base della presente direttiva, tale scambio di informazioni dovrebbe sempre essere gratuito.

(43)  Ai fini di una maggiore trasparenza delle operazioni transfrontaliere, è importante che i registri degli Stati membri interessati contengano le necessarie informazioni dell'altro o degli altri registri in merito alle società coinvolte nell'operazione transfrontaliera, in modo da poter seguire la storia di tali società. In particolare, il fascicolo nel registro della società in cui essa è stata registrata prima dell'operazione transfrontaliera dovrebbe contenere il nuovo numero di registrazione attribuito alla società in seguito all'operazione transfrontaliera. Analogamente, il fascicolo nel registro della società in cui essa è stata registrata dopo l'operazione transfrontaliera dovrebbe contenere il numero di registrazione iniziale della società attribuitole prima dell'operazione transfrontaliera.

(44)  Per quanto riguarda le norme esistenti in materia di fusioni transfrontaliere, la Commissione ha annunciato nella sua comunicazione "Migliorare il mercato unico: maggiori opportunità per i cittadini e per le imprese" ▌che avrebbe esaminato la necessità di un aggiornamento di tali norme ▌ per rendere più facile per le PMI scegliere la strategia di business più idonea e adattarsi meglio ai cambiamenti delle condizioni di mercato senza indebolire la protezione occupazionale preesistente. Nella comunicazione “Programma di lavoro della Commissione per il 2017 - Realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende” la Commissione ha annunciato un’iniziativa volta a facilitare le fusioni transfrontaliere.

(45)   È stato ravvisato nella difformità delle garanzie per i soci, i lavoratori o i creditori un ostacolo alle operazioni transfrontaliere. Le società e i soci si trovano confrontati a un'ampia varietà di forme di protezione che comportano complessità e incertezza del diritto. È pertanto opportuno assicurare ai soci ▌ lo stesso grado minimo di protezione quale che sia lo Stato membro in cui si trova la società ▌. Gli Stati membri possono pertanto mantenere o introdurre norme di protezione supplementari per i soci, a meno che non confliggano con quelle previste dalla presente direttiva o con la libertà di stabilimento. Resta impregiudicato il diritto "individuale" dei soci all'informazione.

(46)   È possibile che, a seguito dell'operazione transfrontaliera, gli ex creditori della o delle società che effettuano l'operazione in oggetto constatino un'incidenza sul valore dei loro titoli, se la società ▌ vincolata dall'obbligazione passa ad essere disciplinata dalla legge di un diverso Stato membro. L'attuale difformità delle norme di protezione dei creditori fra i vari Stati membri rende molto più complessa l'operazione transfrontaliera e genera, sia nelle società interessate sia nei relativi creditori, incertezza quanto al recupero del credito o al soddisfacimento del proprio diritto.

(47)  Oltre alle nuove norme sulla trasformazione, è opportuno che la presente direttiva regolamenti la scissione transfrontaliera, totale o parziale, ma soltanto se da essa deriva la costituzione di nuove società. La presente direttiva non dovrebbe armonizzare ▌ le norme applicabili alle scissioni transfrontaliere in cui la società trasferisce il patrimonio attivo e passivo a più di una società preesistente, in quanto si tratta di un caso molto complesso che implica l’intervento delle autorità competenti di vari Stati membri e che comporta ulteriori rischi ▌ di elusione delle norme nazionali e dell'Unione. Sebbene la possibilità di costituire una società dalla scissione tramite separazione di cui alla presente direttiva offra alle società una nuova procedura armonizzata nel mercato unico, le società dovrebbero essere libere di costituire direttamente società controllate in altri Stati membri.

(48)   In conseguenza della fusione transfrontaliera, il patrimonio attivo e passivo e tutti i diritti e gli obblighi, tra cui diritti e obblighi derivanti da contratti, atti od omissioni, dovrebbero essere trasferiti alla società incorporante o alla nuova società e i soci delle società che partecipano alla fusione, che non esercitano il diritto di recesso, dovrebbero diventare rispettivamente soci della società incorporante o della nuova società. È opportuno, in particolare, che la società incorporante o la nuova società rispettino i diritti e gli obblighi derivanti dai contratti d'impiego o dai rapporti di lavoro, comprese le condizioni stabiliti da eventuali accordi collettivi.

(49)  A seguito della scissione transfrontaliera il patrimonio attivo e passivo e tutti i diritti e gli obblighi, tra cui diritti e obblighi derivanti da contratti, atti od omissioni della società scissa dovrebbero essere trasferito alle società beneficiarie in base alla ripartizione indicata nel progetto di scissione; i soci della società scissa che non esercitano il diritto di recesso dovrebbero divenire soci delle società beneficiarie oppure rimanere soci della società scissa o ancora divenire soci delle une e dell'altra. In particolare, le imprese beneficiarie dovrebbero rispettare i diritti e gli obblighi derivanti dai contratti d'impiego o dai rapporti di lavoro, tra cui le condizioni concordate negli accordi collettivi.

(50)  Onde garantire certezza del diritto, non dovrebbe essere possibile pronunciata la nullità di un'operazione transfrontaliera che ha acquistato efficacia conformemente alla procedura stabilita nella presente direttiva. Ciò dovrebbe lasciare impregiudicati i poteri degli Stati membri, tra l'altro, nel campo del diritto penale, del finanziamento del terrorismo, del diritto sociale, della fiscalità e del contrasto in conformità con le leggi nazionali, in particolare nel caso in cui le autorità competenti o altre autorità del caso stabiliscano, segnatamente mediante nuove informazioni sostanziali, una volta che l'operazione transfrontaliera abbia acquisito efficacia, che l'operazione transfrontaliera è stata costituita con finalità abusive o fraudolente che conducono o sono intese a condurre all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione, o con finalità criminali. In tale contesto, le autorità competenti potrebbero altresì valutare se la soglia nazionale applicabile per la partecipazione dei dipendenti dello Stato membro della società che effettua l'operazione transfrontaliera sia stata raggiunta o superata negli anni successivi all'operazione in oggetto.

(51)  Le operazioni transfrontaliere dovrebbero lasciare impregiudicata la responsabilità inerenti agli obblighi fiscali relativi all'attività della o delle società prima dell'operazione transfrontaliera.

(52)   Al di là del diritto di partecipazione, a garanzia degli altri diritti dei lavoratori è opportuno che la presente direttiva lasci impregiudicate la direttiva 2009/38/CE, la direttiva 98/59/CE del Consiglio(14), la direttiva 2001/23/CE e la direttiva 2002/14/CE. È opportuno applicare le normative nazionali alle materie che esulano dalla presente direttiva, quali la fiscalità o la sicurezza sociale.

(53)   La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicate le disposizioni giuridiche e amministrative del diritto tributario nazionale degli Stati membri ovvero di loro suddivisioni territoriali e amministrative, anche in termini di osservanza delle norme fiscali nelle trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere.

(54)  La presente direttiva lascia impregiudicata la direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio(15), che stabilisce norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno, la direttiva 2009/133/CE del Consiglio(16) concernente il regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE o di una SCE tra Stati membri, la direttiva (UE) 2015/2376 del Consiglio(17) per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui ruling fiscali preventivi e sugli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento tra Stati membri, la direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio(18) sullo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale e la direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio(19) per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica.

(55)   La presente direttiva dovrebbe lasciare impregiudicate le disposizioni della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio(20) volte a scongiurare i rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, in particolare gli obblighi di adottare misure appropriate di adeguata verifica della clientela, in funzione del rischio, e di identificare e registrare nello Stato membro di costituzione il titolare effettivo di qualsiasi soggetto neocostituito in società.

(56)  La direttiva lascia impregiudicate la legislazione dell'Unione e le norme nazionali emanate o introdotte in virtù di tale normativa dell'Unione a che disciplina la trasparenza e i diritti degli azionisti di società quotate.

(57)  La presente direttiva lascia impregiudicate la normativa dell'Unione che disciplina gli intermediari del credito e le altre società finanziarie e le disposizioni nazionali emanate in conformità di detta normativa dell'Unione.

(58)   Poiché gli obiettivi della presente direttiva, vale a dire agevolare e disciplinare le trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere, non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri ma possono essere conseguiti meglio a livello di Unione, quest’ultima può intervenire in base al principio di sussidiarietà sancito dall’articolo 5 TFUE. La presente direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tali obiettivi in ottemperanza al principio di proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(59)   La presente direttiva rispetta i diritti fondamentali e osserva i principi riconosciuti segnatamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

(60)   Conformemente alla dichiarazione politica comune del 28 settembre 2011 degli Stati membri e della Commissione sui documenti esplicativi(21), gli Stati membri si sono impegnati ad accompagnare, in casi giustificati, la notifica delle loro misure di recepimento con uno o più documenti che chiariscano il rapporto tra gli elementi costitutivi di una direttiva e le parti corrispondenti degli strumenti nazionali di recepimento. Per quanto riguarda la presente direttiva, il legislatore ritiene che la trasmissione di tali documenti sia giustificata.

(61)   La Commissione dovrebbe procedere alla valutazione della presente direttiva, inclusa una valutazione dell'attuazione dell'informazione, della consultazione e della partecipazione dei lavoratori nell'ambito delle operazioni transfrontaliere. La valutazione dovrebbe, in particolare, essere finalizzata esaminare le operazioni transfrontaliere in cui i negoziati sulla partecipazione dei lavoratori sono scaturiti dalla soglia applicabile dei quattro quinti e verificare se tali società, dopo l'operazione transfrontaliera, raggiungessero o superassero la soglia applicabile per la partecipazione dei lavoratori nello Stato membro della società che ha effettuato l'operazione transfrontaliera. In conformità del punto 22 dell’accordo interistituzionale tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione europea e la Commissione europea “Legiferare meglio”, del 13 aprile 2016(22), la valutazione dovrebbe basarsi sui cinque criteri di efficienza, efficacia, pertinenza, coerenza e valore aggiunto e dovrebbe servire di base per la valutazione d’impatto delle eventuali misure successive.

(62)   È opportuno raccogliere informazioni che permettano di valutare l’efficacia della legislazione a fronte degli obiettivi che persegue e, in conformità di detto punto 22 dell’accordo interistituzionale "Legiferare meglio", di alimentare una valutazione della legislazione stessa.

(63)  È opportuno pertanto modificare di conseguenza la direttiva (UE) 2017/1132,

HANNO ADOTTATO LA PRESENTE DIRETTIVA:

Articolo 1

Modifiche della direttiva (UE) 2017/1132

La direttiva (UE) 2017/1132 è così modificata:

(1)  all'articolo 18, paragrafo 3, è inserita la seguente lettera a bis):"

"a bis) i documenti e le informazioni di cui agli articoli 86 nonies, 86 sexdecies, 86 octodecies, 123, 127 bis, 160 undecies, 160 octodecies e 160 vicies;"

"

(2)  l'articolo 24 è così modificato:

(a)   la lettera e) è sostituita dalla seguente:"

"e) l'elenco dettagliato dei dati da trasmettere ai fini dello scambio di informazioni tra registri e a scopo di comunicazione di cui agli articoli 20, 34, ▌ 86 sexdecies, 86 septdecies, ▌ 127 bis, 128, 130, ▌ 160 octodecies, 160 novodecies e 160 vicies";

"

b)  al secondo comma è aggiunta la frase seguente:"

"La Commissione adotta gli atti di esecuzione a norma della lettera e) al più tardi entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore.";

"

(3)  l'intestazione del titolo II è sostituita dalla seguente:"

"TRASFORMAZIONI, FUSIONI E SCISSIONI DI SOCIETÀ DI CAPITALI";

"

(4)  al titolo II è inserito il capo -I seguente:"

"CAPO I

Trasformazioni transfrontaliere

Articolo 86 bis

Ambito di applicazione

1.  Il presente capo si applica alla trasformazione di una società di capitali costituita in conformità della legislazione di uno Stato membro e avente la sede sociale, l'amministrazione centrale o il centro di attività principale nell'Unione in una società di capitali soggetta al diritto di un altro Stato membro (in seguito denominata "trasformazione transfrontaliera").

Articolo 86 ter

Definizioni

Ai fini del presente capo si applicano le seguenti definizioni:

   (1) "società di capitali", in seguito denominata "società": la società di uno dei tipi enumerati nell'allegato II che effettua una trasformazione transfrontaliera;
   (2) "trasformazione transfrontaliera": l'operazione mediante la quale una società, senza essere sciolta né sottoposta a liquidazione, trasforma, pur conservando la propria personalità giuridica, la forma giuridica in cui è registrata nello Stato membro di partenza in una delle forme giuridiche previste per le società nello Stato membro di destinazione di cui all'allegato II, nel quale trasferisce almeno la sede sociale;
   (3) "Stato membro di partenza": lo Stato membro nel quale la società è registrata nella pertinente forma giuridica prima della trasformazione transfrontaliera;
   (4) "Stato membro di destinazione": lo Stato membro nel quale la società è registrata in esito alla trasformazione transfrontaliera;

   (5) "società trasformata": la società costituita nello Stato membro di destinazione come conseguenza del processo di trasformazione transfrontaliera.

Articolo 86 quater

Ulteriori disposizioni sull'ambito di applicazione

1.  Il presente capo non si applica alle trasformazioni transfrontaliere a cui partecipa una società avente per oggetto l'investimento collettivo di capitali raccolti presso il pubblico, che opera secondo il principio della ripartizione del rischio e le cui quote, a richiesta dei possessori, sono riscattate o rimborsate, direttamente o indirettamente, attingendo alle attività di detta società. Gli atti o le operazioni compiuti da tale società per garantire che la quotazione in borsa delle sue quote non vari in modo significativo rispetto al valore netto d'inventario sono considerati equivalenti a un tale riscatto o rimborso.

2.  Gli Stati membri provvedono a che il presente capo non si applichi alla società che si trova in una delle situazioni seguenti:

   (a) la società è in liquidazione e ha iniziato la distribuzione del proprio patrimonio attivo fra gli azionisti;

   (b) sono attivati nei suoi confronti strumenti, poteri e meccanismi di risoluzione di cui al titolo IV della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (*).

3.  Gli Stati membri possono decidere di non applicare il presente capo alle società che si trovano in una delle situazioni seguenti:

   (a) sono sottoposte a procedure di insolvenza o di ristrutturazione preventiva;
   (a bis) sono sottoposte a procedure di liquidazione diverse da quelle di cui al paragrafo 2 o
   (b) sono soggette a misure di prevenzione della crisi ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 101, della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

4.  Le procedure e formalità da assolvere ai fini della trasformazione transfrontaliera sono disciplinate, nel rispetto del diritto dell'Unione, dal diritto nazionale dello Stato membro di partenza, per la parte finalizzata all'ottenimento del certificato preliminare alla trasformazione, e dal diritto nazionale dello Stato membro di destinazione, per la parte successiva al ricevimento di tale certificato.

Articolo 86 quinquies

Progetto di trasformazioni transfrontaliere

1.   L'organo di direzione o di amministrazione della società ▌ prepara il progetto di scissione transfrontaliera. Tale progetto comprende almeno i seguenti dettagli:

   (a) la forma giuridica, la denominazione e l'ubicazione della sede sociale della società nello Stato membro di partenza;
   (b) la forma giuridica, la denominazione e l'ubicazione della sede sociale proposte per la società trasformata nello Stato membro di destinazione;
   (c) l'atto costitutivo, se del caso, e lo statuto, se forma oggetto di un atto separato, della società nello Stato membro di destinazione;
   (d) il calendario indicativo proposto per la scissione transfrontaliera;
   (e) i diritti accordati dalla società trasformata ai soci titolari di diritti speciali o ai possessori di titoli diversi dalle azioni che rappresentano il capitale sociale o le misure proposte nei loro confronti;
   (f) ▌ garanzie e pegni, se offerte ai creditori;

   (h) tutti i vantaggi particolari attribuiti ai membri degli organi di amministrazione, di direzione, di vigilanza o di controllo della società ▌;
   (h bis) eventuali incentivi o sovvenzioni, qualora ne abbia beneficiato la società nello Stato membro di partenza nel corso dell'ultimo quinquennio;
   (i) dati sul corrispettivo in denaro offerto ai soci ▌ in conformità dell'articolo 86 undecies;
   (j) le probabili ripercussioni della trasformazione transfrontaliera sull'occupazione;
   (k) se del caso, informazioni sulle procedure secondo le quali sono stabilite, a norma dell’articolo 160 terdecies, le modalità relative al coinvolgimento dei lavoratori nella definizione dei loro diritti di partecipazione nella società trasformata ▌;

Articolo 86 sexies

Relazione dell'organo di direzione o di amministrazione ai soci e ai dipendenti

1.  L'organo di direzione o di amministrazione della società ▌ redige una relazione destinata ai soci e ai dipendenti nella quale illustra e giustifica gli aspetti giuridici ed economici della trasformazione transfrontaliera ed espone le implicazioni della trasformazione transfrontaliera per i dipendenti.

2.  La relazione prevista al paragrafo 1 illustra in particolare le implicazioni della trasformazione transfrontaliera per l'attività futura della società.

Essa comprende altresì una sezione destinata ai soci e una sezione destinata ai dipendenti.

3.  La sezione della relazione destinata ai soci illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (a bis) il corrispettivo in denaro e il metodo utilizzato per stabilirlo;
   (b) le implicazioni della trasformazione transfrontaliera per i soci;
   (c) i diritti e i mezzi di ricorso di cui i soci ▌dispongono a norma dell'articolo 86 undecies.

4.  La sezione della relazione destinata ai soci non è obbligatoria se tutti i soci della società hanno concordato di prescindere dalla sua presentazione. Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo.

5.  La sezione della relazione destinata ai dipendenti illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (c bis) le implicazioni della trasformazione transfrontaliera per il rapporto di lavoro come anche, se del caso, le eventuali misure per salvaguardarlo;
   (c ter) le eventuali modifiche rilevanti delle condizioni d'impiego applicabili e dell'ubicazione delle sedi di attività della società;
   (d) il modo in cui gli elementi di cui alle lettere c bis) e c ter) incidono anche sulle imprese controllate.

6.  I soci sono informati se l'organo di direzione o di amministrazione della società riceve in tempo utile un parere sulle parti della relazione di cui ai paragrafi 1, 2 e 4, espresso dai rappresentanti dei lavoratori della società o, in loro mancanza, dai lavoratori stessi, secondo quanto previsto dalla legge nazionale; il parere è accluso alla relazione.

7.  La sezione destinata ai dipendenti non è necessaria se la società e le sue eventuali controllate hanno come unici dipendenti i membri dell'organo di direzione o di amministrazione.

8.  La società può decidere se elaborare un'unica relazione contenente le due sezioni di cui ai paragrafi 3 e 4 o se elaborare due relazioni separate, destinate rispettivamente ai soci e ai dipendenti.

9.  La relazione prevista al paragrafo 1 o le relazioni previste al paragrafo 5 sono in ogni caso messe a disposizione dei soci e dei rappresentanti dei lavoratori della società ▌o, in loro mancanza, dei lavoratori stessi in forma elettronica, unitamente al progetto di trasformazione transfrontaliera, se disponibile, almeno sei settimane prima della data dell'assemblea di cui all'articolo 86 decies.

10.  Qualora, conformemente al paragrafo 3, si prescinda dalla sezione destinata ai soci prevista al paragrafo 3 e la sezione destinata ai dipendenti prevista al paragrafo 4 non sia necessaria conformemente al paragrafo 4 bis, la relazione prevista al paragrafo 1 non è obbligatoria.

9.  I paragrafi da 1 a 8 del presente articolo lasciano impregiudicati i diritti e le procedure di informazione e consultazione applicabili introdotti a livello nazionale in attuazione della direttiva 2002/14/CE e della direttiva 2009/38/CE.

Articolo 86 octies

Relazione dell'esperto indipendente

1.  Gli Stati membri provvedono a che ▌un esperto indipendente esamini il progetto di trasformazione transfrontaliera ed elabori una relazione destinata ai soci che viene messa a loro disposizione almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 86 decies ▌. A seconda di quanto previsto dalla legislazione degli Stati membri, l'esperto può essere una persona fisica o una persona giuridica.

2.   La relazione di cui al paragrafo 1 comprende in ogni caso il parere dell'esperto in merito alla congruità del corrispettivo in denaro. Con riferimento al corrispettivo in denaro di cui all'articolo 86 quinquies, lettera i), l'esperto considera il prezzo di mercato delle azioni della società prima dell'annuncio della proposta di trasformazione o il valore della società, prescindendo dall'effetto della trasformazione proposta, calcolato secondo metodi di valutazione generalmente riconosciuti. La relazione deve almeno:

   (a) indicare il metodo utilizzato per la determinazione del corrispettivo in denaro proposto;
   (b) precisare se tale metodo è adeguato per valutare il corrispettivo in denaro, indicare il valore ottenuto utilizzando tale metodo e fornire un parere sull'importanza relativa attribuita a tale metodo nella determinazione del valore adottato;
   (c) descrivere le eventuali difficoltà particolari di valutazione.

▌L'esperto ha il diritto di chiedere alla società tutte le informazioni che ritiene necessarie per l'assolvimento dei propri compiti.

3.  L'esame del progetto di conversione transfrontaliera da parte di un esperto indipendente e la relazione dell'esperto non occorrono qualora così decidano tutti i soci della società. Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo.

Articolo 86 nonies

Pubblicità

1.  Gli Stati membri dispongono che i documenti seguenti siano comunicati e pubblicati nel registro dello Stato membro di partenza almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 86 decies:

   (a) il progetto di trasformazione transfrontaliera;

   (b) un avviso che informa i soci, i creditori e i rappresentanti dei lavoratori della società o, in loro mancanza, i lavoratori stessi della possibilità di presentare alla società, almeno cinque giorni lavorativi prima della data dell'assemblea, osservazioni sul progetto di trasformazione transfrontaliera.

Gli Stati membri possono esigere che la relazione dell'esperto indipendente, se elaborata in conformità dell'articolo 86 octies, sia comunicata e pubblicata nel registro.

Gli Stati membri provvedono a che la società sia in grado di escludere le informazioni riservate dalla pubblicità della relazione dell'esperto indipendente.

I documenti cui è stata data pubblicità in conformità del presente paragrafo sono accessibili anche mediante il sistema previsto all'articolo 22.

2.  Gli Stati membri possono esonerare la società ▌ dall'obbligo di pubblicità imposto dal paragrafo 1 se, per un periodo continuativo avente inizio non più tardi di un mese prima della data fissata per l'assemblea prevista all'articolo 86 decies e avente termine non prima della conclusione di detta assemblea, pubblica i documenti di cui al paragrafo 1 nel suo sito web, senza costi per il pubblico.

Tuttavia, gli Stati membri non subordinano tale esonero a requisiti o limitazioni diversi da quelli necessari per garantire la sicurezza del sito web e l'autenticità dei documenti, tranne nel caso e solamente nella misura in cui il requisito o la limitazione siano proporzionati al conseguimento di detti obiettivi.

3.  Nell'ambito della divulgazione del progetto di conversione transfrontaliera a norma del paragrafo 2 del presente articolo, la società ▌ trasmette al registro dello Stato membro di partenza, almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 86 decies, le informazioni seguenti, cui deve essere data pubblicità:

   (a) la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale della società nello Stato membro di partenza e i corrispondenti dati proposti per la società trasformata nello Stato membro di destinazione;
   (b) il registro presso il quale sono stati depositati gli atti di cui all'articolo 14 riferiti alla società ▌ e il relativo numero di iscrizione in tale registro;
   (c) l'indicazione delle modalità di esercizio dei diritti da parte dei creditori, dei dipendenti e dei soci;
   (d) l'indicazione del sito web nel quale sono accessibili per via telematica, gratuitamente, il progetto di trasformazione transfrontaliera, l'avviso e la relazione dell'esperto previsti al paragrafo 1 e informazioni esaurienti sulle modalità di cui alla lettera c).

4.  Gli Stati membri provvedono a che sia possibile assolvere per via telematica gli obblighi imposti dai paragrafi 1 e 3 nella loro totalità, senza che i richiedenti debbano recarsi di persona da alcuna autorità competente nello Stato membro di partenza, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.  Oltre alla pubblicità prevista ai paragrafi 1, 2 e 3, gli Stati membri possono esigere che il progetto di trasformazione transfrontaliera o le informazioni previste al paragrafo 3 siano pubblicati nella gazzetta ufficiale nazionale o tramite una piattaforma elettronica centrale, conformemente all'articolo 16, paragrafo 3. In tal caso provvedono a che il registro trasmetta alla gazzetta ufficiale nazionale le informazioni d'interesse.

6.  Gli Stati membri provvedono a che la documentazione prevista al paragrafo 1 o le informazioni previste al paragrafo 3 siano accessibili al pubblico gratuitamente tramite il sistema di interconnessione dei registri.

Provvedono a che, per la pubblicità prevista ai paragrafi 1 e 3 e, se applicabile, per la pubblicazione di cui al paragrafo 5, il registro imponga alla società ▌ oneri non superiori al recupero dei costi amministrativi di erogazione di tali servizi.

Articolo 86 decies

Approvazione dell'assemblea

1.  Dopo aver preso conoscenza delle relazioni di cui agli articoli 86 sexies ▌ e 86 octies, se applicabili, dei pareri espressi dai dipendenti in conformità dell'articolo 86 sexies e delle osservazioni presentate in conformità dell'articolo 86 nonies, l'assemblea della società ▌ delibera mediante risoluzione se approvare il progetto di trasformazione transfrontaliera e se modificare l'atto costitutivo e lo statuto, se quest'ultimo forma oggetto di un atto separato.

2.  L'assemblea della società ▌ può subordinare la realizzazione della trasformazione transfrontaliera alla condizione che l'assemblea stessa approvi espressamente le modalità previste all'articolo 86 terdecies.

3.  Gli Stati membri dispongono che la maggioranza necessaria per l'approvazione ▌ del progetto di trasformazione transfrontaliera o di qualsiasi modifica dello stesso sia pari ad almeno due terzi ma a non oltre il 90 % dei voti attribuiti alle azioni o al capitale sottoscritto rappresentati nell'assemblea. In nessun caso la percentuale minima di voti è superiore a quella che il diritto nazionale prevede per l'approvazione di una fusione transfrontaliera.

4.  Se una clausola del progetto di trasformazione transfrontaliera o una qualsiasi modifica dell'atto costitutivo della società trasformanda determina un aumento degli obblighi economici di un azionista nei confronti della società o di terzi, gli Stati membri possono prevedere in tali circostanze specifiche che la clausola o la modifica dell'atto costitutivo siano approvati dall'azionista interessato, a condizione che detto azionista non sia in grado di esercitare i diritti enunciati all'articolo 86 undecies.

5.   Gli Stati membri impediscono che l'approvazione della trasformazione transfrontaliera deliberata dall'assemblea possa essere contestata per i soli motivi seguenti:

   (a) il corrispettivo in denaro stabilito a norma dell'articolo 86 quinquies, lettera i) è incongruo; o
   (b) le informazioni fornite in merito alla lettera a) non sono conformi ai requisiti giuridici.

Articolo 86 undecies

Protezione dei soci

1.  Gli Stati membri provvedono a che quanto meno i soci che hanno votato contro il progetto di trasformazione transfrontaliera abbiano il diritto di alienare le loro azioni, contro un congruo corrispettivo in denaro, alle condizioni stabilite ai paragrafi da 2 a 6.

Gli Stati membri possono riconoscere tale diritto anche ad altri soci della società.

Gli Stati membri possono esigere che l'opposizione esplicita al progetto di trasformazione transfrontaliera e/o l'intenzione dei soci di esercitare il loro diritto di alienare le loro azioni siano adeguatamente documentati al più tardi nell'assemblea prevista all'articolo 86 decies. Gli Stati membri possono permettere che la registrazione dell'obiezione al progetto di conversione transfrontaliera sia considerata un'adeguata documentazione di un voto contrario.

2.  Gli Stati membri fissano il termine entro il quale i soci di cui al paragrafo 1 sono tenuti a comunicare alla società la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni. Tale termine cade entro un mese dall'assemblea prevista all'articolo 86 decies. Gli Stati membri provvedono a che la società fornisca un indirizzo elettronico al quale trasmettere tale dichiarazione per via elettronica.

3.  Gli Stati membri fissano inoltre il termine entro il quale deve essere erogato il corrispettivo in denaro specificato nel progetto di trasformazione transfrontaliera. Tale termine non può cadere più di due mesi dopo la data in cui, conformemente all'articolo 86 novodecies, la trasformazione transfrontaliera ha efficacia.

4.   Gli Stati membri provvedono a che ▌ il socio che ha comunicato la sua decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni ma che ritiene incongruo il corrispettivo offerto dalla società abbia il diritto di chiedere alle autorità competenti o agli organismi incaricati a norma del diritto nazionale un conguaglio in denaro. Gli Stati membri fissano una data limite per la domanda relativa al conguaglio in denaro.

Gli Stati membri possono disporre che la decisione finale in merito alla corresponsione di un conguaglio in denaro si applichi ai soci che hanno comunicato la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni conformemente al paragrafo 2.

5.  Gli Stati membri provvedono a che i diritti previsti ai paragrafi da 1 a 4 siano disciplinati dal diritto dello Stato membro di partenza e a che la competenza esclusiva a risolvere qualsiasi controversia relativa a tali diritti spetti allo Stato membro di partenza.

Articolo 86 duodecies

Protezione dei creditori

1.  Gli Stati membri prevedono un adeguato sistema di tutela degli interessi dei creditori le cui pretese siano anteriori alla pubblicità del progetto di trasformazione transfrontaliera e che non siano ancora scadute al momento della pubblicità. Gli Stati membri provvedono a che, entro tre mesi dalla pubblicità del progetto di trasformazione transfrontaliera prevista all'articolo 86 nonies, il creditore che non è soddisfatto delle garanzie offerte nel progetto di trasformazione transfrontaliera, di cui all'articolo 86 quinquies, paragrafo 1, lettera f), possa rivolgersi alla competente autorità amministrativa o giudiziaria per ottenere garanzie adeguate, a condizione che possa dimostrare, in modo credibile, che la trasformazione transfrontaliera pregiudica le sue pretese e che la società non ha fornito adeguate garanzie. Gli Stati membri provvedono a che le garanzie siano subordinate all'efficacia della trasformazione transfrontaliera a norma dell'articolo 86 novodecies.

2.  Gli Stati membri possono esigere che l'organo di direzione o di amministrazione della società fornisca una dichiarazione accurata della situazione finanziaria attuale della società alla data della dichiarazione, che non può precedere di più di un mese la sua pubblicità. Nella dichiarazione detto organo afferma che a sua conoscenza, viste le informazioni di cui dispone alla data della dichiarazione ed effettuate indagini ragionevoli, nulla indica che la società possa, una volta che la trasformazione avrà efficacia, non essere in grado di rispondere delle proprie obbligazioni alla scadenza. La dichiarazione è resa pubblica unitamente al progetto di trasformazione transfrontaliera a norma dell'articolo 86 nonies.

3.   I paragrafi ▌ 2 e 3 lasciano impregiudicata l'applicazione della normativa nazionale dello Stato membro di partenza in materia di soddisfacimento dei pagamenti o di garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici.

4.  Gli Stati membri provvedono a che i creditori le cui pretese siano anteriori alla data di pubblicità del progetto di trasformazione transfrontaliera possano proporre un'azione giudiziaria contro la società anche nello Stato membro di partenza, entro due anni dalla data in cui la trasformazione ha acquistato efficacia, senza pregiudizio delle norme sulla competenza derivanti dal diritto nazionale o unionale o da un accordo contrattuale. La possibilità di proporre un'azione giudiziaria si aggiunge alle altre norme sulla scelta del foro competente applicabili conformemente al diritto dell'Unione.

Articolo 86 duodecies bis

Informazione e consultazione dei lavoratori

1.  Gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati in relazione alla trasformazione transfrontaliera e siano esercitati in conformità del quadro giuridico istituito dalla direttiva 2002/14/CE nonché, se del caso, dalla direttiva 2009/38/CE, per le imprese e i gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. Gli Stati membri possono decidere di applicare i diritti di informazione e consultazione a società che non siano quelle di cui all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2002/14/CE.

2.  Nonostante l'articolo 86 sexies, paragrafo 6, e l'articolo 86 nonies, paragrafo 1, lettera b), gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati quanto meno prima che si deliberi sul progetto di trasformazione transfrontaliera o sulla relazione di cui all'articolo 86 sexies, a seconda di quale data sia anteriore, in modo da dare ai lavoratori una risposta motivata prima dell'assemblea prevista all'articolo 86 decies.

3.  Senza pregiudizio di eventuali disposizioni e/o pratiche in vigore più favorevoli ai lavoratori, gli Stati membri definiscono le modalità pratiche per l'esercizio del diritto di informazione e consultazione conformemente all'articolo 4 della direttiva 2002/14/CE.

Articolo 86 terdecies

Partecipazione dei lavoratori

1.  Fatto salvo il paragrafo 2, la società trasformata è soggetta alle disposizioni vigenti in materia di partecipazione dei lavoratori, ove esistano, nello Stato membro di destinazione.

2.  Le disposizioni vigenti in materia di partecipazione dei lavoratori, ove esistano, nello Stato membro di destinazione non si applicano se, nei sei mesi precedenti la pubblicazione del progetto di trasformazione transfrontaliera previsto dall'articolo 86 quinquies, la società trasformanda ha alle sue dipendenze un numero medio di lavoratori pari ai quattro quinti della soglia che il diritto dello Stato membro di partenza impone per la partecipazione dei lavoratori ai sensi dell'articolo 2, lettera k), della direttiva 2001/86/CE oppure se la legislazione nazionale dello Stato membro di destinazione:

   (a) non prevede un livello di partecipazione dei lavoratori almeno identico a quello attuato nella società prima della trasformazione, misurato con riferimento alla quota di rappresentanti dei lavoratori tra i membri dell'organo di amministrazione o dell'organo di vigilanza o dei rispettivi comitati o del gruppo dirigente competente per i centri di profitto della società, qualora sia prevista la rappresentanza dei lavoratori, oppure
   (b) non prevede, per i lavoratori di stabilimenti della società trasformata situati in altri Stati membri, un diritto ad esercitare diritti di partecipazione identico a quello di cui godono i lavoratori impiegati nello Stato membro di destinazione.

3.  Nei casi di cui al paragrafo 2 la partecipazione dei lavoratori nella società trasformata e il loro coinvolgimento nella definizione dei relativi diritti sono disciplinati dagli Stati membri, mutatis mutandis e fatti salvi i paragrafi da 4 a 7, secondo i principi e le modalità di cui all'articolo 12, paragrafi 2 ▌ e 4, del regolamento (CE) n. 2157/2001 e a norma delle disposizioni seguenti della direttiva 2001/86/CE:

   (a) articolo 3, paragrafo 1; articolo 3, paragrafo 2, lettera a), punto i); articolo 3, paragrafo 2, lettera b); articolo 3, paragrafo 3; articolo 3, paragrafo 4, prime due frasi; ▌ articolo 3, paragrafo 5, e articolo 3, paragrafo 7;
   (b) articolo 4, paragrafo 1; articolo 4, paragrafo 2, lettere a), g) e h); articolo 4, paragrafo 3, e articolo 4, paragrafo 4;
   (c) articolo 5;
   (d) articolo 6
   (e) articolo 7, paragrafo 1, tranne il secondo trattino della lettera b);
   (f) articoli 8, ▌10, 11 e 12;
   (g) allegato, parte terza, lettera a).

4.  Nello stabilire i principi e le modalità di cui al paragrafo 3 gli Stati membri:

   (a) conferiscono alla delegazione speciale di negoziazione il diritto di decidere, alla maggioranza dei due terzi dei suoi membri che rappresenti almeno due terzi dei lavoratori, di non avviare negoziati o di porre termine ai negoziati già avviati e di attenersi alle disposizioni in materia di partecipazione vigenti nello Stato membro di destinazione;
   (b) possono stabilire, qualora in seguito a negoziati preliminari si applichino le disposizioni di riferimento per la partecipazione e nonostante tali disposizioni, di limitare la quota di rappresentanti dei lavoratori nell'organo di amministrazione della società trasformata. Tuttavia, qualora nella società ▌ i rappresentanti dei lavoratori costituiscano almeno un terzo dell'organo di amministrazione o di vigilanza, tale limitazione non può in alcun caso tradursi in una quota di rappresentanti dei lavoratori nell'organo di amministrazione inferiore a un terzo;
   (c) provvedono a che le norme sulla partecipazione dei lavoratori applicabili prima della trasformazione transfrontaliera continuino ad applicarsi fino alla data di applicazione delle norme concordate successivamente o, in mancanza di queste, fino all'applicazione di disposizioni di riferimento in conformità dell'allegato, parte terza, lettera a), della direttiva 2001/86/CE.

5.  L'estensione dei diritti di partecipazione ai lavoratori della società trasformata impiegati in altri Stati membri, di cui al paragrafo 2, lettera b), non comporta alcun obbligo, per gli Stati membri che optano per questa formula, di tener conto di tali lavoratori al momento di calcolare l'ordine di grandezza delle soglie che fanno scattare i diritti di partecipazione in virtù della legislazione nazionale.

6.  Se la società trasformata è destinata ad essere gestita in regime di partecipazione dei lavoratori in conformità delle norme richiamate al paragrafo 2, la società è obbligata ad assumere una forma giuridica che assicuri l'esercizio dei diritti di partecipazione.

7.  La società trasformata gestita in regime di partecipazione dei lavoratori è obbligata ad adottare provvedimenti per garantire la tutela dei diritti di partecipazione dei lavoratori in caso di operazioni di trasformazione, fusione o scissione nazionale o transfrontaliera effettuate nei quattro anni successivi alla data di efficacia della trasformazione transfrontaliera, applicando, mutatis mutandis, le disposizioni stabilite nei paragrafi da 1 a 6.

8.  La società comunica immediatamente ai dipendenti o ai loro rappresentanti l'esito dei negoziati sulla partecipazione dei lavoratori.

Articolo 86 quaterdecies

Certificato preliminare alla trasformazione

1.  Gli Stati membri designano l'organo giurisdizionale, il notaio o altra/altre autorità competenti ("l'autorità competente") a controllare la legalità della trasformazione transfrontaliera per la parte della procedura disciplinata dal diritto dello Stato membro di partenza e a rilasciare il certificato preliminare alla trasformazione attestante il soddisfacimento di tutte le condizioni applicabili e il regolare adempimento di tutte le procedure e formalità nello Stato membro di partenza.

In tale adempimento delle procedure e delle formalità può rientrare il soddisfacimento dei pagamenti, o la garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici, o il rispetto di particolari prescrizioni settoriali, compresa la garanzia dei pagamenti o degli obblighi derivanti da procedimenti in corso.

2.  Gli Stati membri provvedono a che la domanda di certificato preliminare alla trasformazione presentata dalla società ▌ sia corredata:

   (a) del progetto di trasformazione previsto all'articolo 86 quinquies;
   (b) della relazione e del parere allegato, se esistente, previsti all'articolo 86 sexies, nonché della relazione prevista all'articolo 86 octies, ove siano disponibili;
   (b bis) delle eventuali osservazioni presentate conformemente all'articolo 86 nonies, paragrafo 1;
   (c) di informazioni sull'approvazione da parte dell'assemblea ▌di cui all'articolo 86 decies.

3.  Gli Stati membri possono esigere che la domanda di certificato preliminare sia corredata di informazioni supplementari, concernenti segnatamente:

   (a) il numero di dipendenti nel momento in cui è stato redatto il progetto di trasformazione;
   (b) le controllate e la loro rispettiva ubicazione geografica;
   (c) il soddisfacimento degli obblighi della società nei confronti di enti pubblici.

Ai fini del presente paragrafo, le autorità competenti possono richiedere ad altre autorità pertinenti le informazioni in questione, qualora esse non siano state fornite.

4.  Gli Stati membri provvedono a che sia possibile presentare per via telematica la domanda prevista ai paragrafi 2 e 3 nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che occorra recarsi di persona dall'autorità competente indicata al paragrafo 1, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.  Riguardo alle disposizioni sulla partecipazione dei lavoratori previste all'articolo 86 terdecies, l'autorità competente dello Stato membro di partenza verifica se il progetto di trasformazione transfrontaliera di cui al paragrafo 2 riporti informazioni sulle procedure secondo le quali sono stabilite le modalità applicabili e sulle relative alternative possibili.

6.  Ai fini del controllo ▌ previsto al paragrafo 1 l'autorità competente esamina:

   (a) tutte le informazioni e tutti i documenti trasmessi all'autorità conformemente ai paragrafi 2 e 3;
   (b) se del caso, la segnalazione da parte della società dell'avvenuto avvio della procedura di cui all'articolo 86 terdecies, paragrafi 3 e 4.

7.   Gli Stati membri provvedono a che ▌ la valutazione di cui al paragrafo 1 sia effettuata entro tre mesi dalla data di ricevimento dei documenti e della notizia dell'approvazione della trasformazione transfrontaliera da parte dell'assemblea della società. La valutazione sfocia in uno degli esiti seguenti:

   (a) l'autorità competente rilascia il certificato preliminare alla trasformazione se viene stabilito che la trasformazione transfrontaliera ▌ soddisfa tutte le condizioni applicabili, e che sono state espletate tutte le procedure e le formalità necessarie;
   (b) l'autorità competente non rilascia il certificato preliminare alla trasformazione, informando la società dei motivi della decisione assunta, se viene stabilito che la trasformazione transfrontaliera non soddisfa tutte le condizioni applicabili, o che non sono state espletate tutte le procedure e le formalità necessarie. In tal caso l'autorità competente può dare alla società la possibilità di soddisfare le condizioni applicabili o di espletare le procedure e formalità entro un lasso di tempo adeguato.

8.  Gli Stati membri provvedono a che l'autorità competente non rilasci il certificato preliminare alla trasformazione qualora venga stabilito, in conformità del diritto nazionale, che una trasformazione transfrontaliera è effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali.

9.  Se, alla luce del controllo della legalità previsto al paragrafo 1, l'autorità competente nutre seri dubbi quanto al fatto che la trasformazione transfrontaliera sia effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali, l'autorità tiene conto dei fatti e delle circostanze d'interesse, quali, se pertinenti e non considerati separatamente, gli elementi indicativi di cui sia venuta a conoscenza nel corso del controllo della legalità di cui al paragrafo 1, anche consultando le autorità interessate. La valutazione ai fini del presente paragrafo è effettuata caso per caso, secondo una procedura disciplinata dal diritto nazionale.

10.  Qualora ai fini della valutazione di cui al paragrafo 8 sia necessario tener conto di informazioni supplementari o svolgere ulteriori attività investigative, il periodo di tre mesi di cui al paragrafo 7 può essere prorogato al massimo di altri tre mesi.

11.  Qualora, a causa della complessità della procedura transfrontaliera, non sia possibile effettuare la valutazione entro i termini di cui al presente articolo, gli Stati membri provvedono affinché i motivi dell'eventuale ritardo siano comunicati al richiedente prima della scadenza del termine originario.

12.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti designate a norma del paragrafo 1 possano consultare altre autorità competenti nei vari settori interessati dalla trasformazione transfrontaliera, comprese quelle dello Stato membro di destinazione, e ottenere da tali autorità e dalla società le informazioni e i documenti necessari per effettuare il controllo di legalità, all'interno del quadro procedurale previsto dal diritto nazionale. Nella valutazione l'autorità competente può avvalersi di un esperto indipendente.

Articolo 86 sexdecies

▌ Trasmissione del certificato preliminare alla trasformazione

1.   Gli Stati membri provvedono a che ▌il certificato preliminare alla trasformazione sia condiviso con le autorità di cui all'articolo 86 septdecies, paragrafo 1, ▌attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell'articolo 22.

Gli Stati membri provvedono inoltre a che il certificato preliminare alla trasformazione sia disponibile attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell'articolo 22.

2.  L'accesso alle informazioni di cui al paragrafo 1 è gratuito per le autorità competenti di cui all'articolo 86 septdecies, paragrafo 1, e per i registri.

Articolo 86 septdecies

Controllo della legalità della trasformazione transfrontaliera da parte dello Stato membro di destinazione

1.  Gli Stati membri designano l'organo giurisdizionale, il notaio o altra autorità competente a controllare la legalità della trasformazione transfrontaliera per la parte della procedura disciplinata dal diritto dello Stato membro di destinazione e ad approvare la trasformazione transfrontaliera se sono state regolarmente adempiute tutte le condizioni ▌ e formalità applicabili nello Stato membro di destinazione.

L'autorità competente dello Stato membro di destinazione si accerta in particolare che la società trasformata proposta rispetti le disposizioni del diritto nazionale relative alla costituzione in società e all'iscrizione nel registro delle società e, se applicabile, che siano state stabilite modalità relative alla partecipazione dei lavoratori a norma dell'articolo 86 terdecies.

2.  Ai fini del paragrafo 1 la società trasformanda trasmette all'autorità prevista al paragrafo 1 il progetto di trasformazione transfrontaliera approvato dall'assemblea a norma dell'articolo 86 decies.

3.  Ciascuno Stato membro provvede a che la società che effettua la trasformazione transfrontaliera possa presentare per via telematica la domanda prevista al paragrafo 1 nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che i richiedenti debbano recarsi di persona dall'autorità competente, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

4.  L'autorità competente indicata al paragrafo 1 approva la trasformazione transfrontaliera non appena ultimata la verifica del soddisfacimento delle condizioni applicabili.

5.  L'autorità competente indicata all'articolo 86 sexdecies, paragrafo 1, accetta il certificato preliminare alla trasformazione di cui al paragrafo 1 quale documento attestante a titolo definitivo il regolare adempimento delle procedure e formalità previste dal diritto nazionale dello Stato membro di partenza, in mancanza del quale la trasformazione transfrontaliera non può essere approvata.

Articolo 86 octodecies

Registrazione

1.  Il diritto dello Stato membro di partenza e quello dello Stato membro di destinazione stabiliscono le modalità con cui dare, nel rispettivo territorio, comunicazione nel registro dell'avvenuta trasformazione transfrontaliera.

2.  Gli Stati membri provvedono a che almeno le informazioni seguenti siano inserite nel rispettivo registro, che è disponibile ed accessibile al pubblico attraverso il sistema previsto all'articolo 22:

   (a) ▌nel registro dello Stato membro di destinazione, che la registrazione della società trasformata è la conseguenza di una trasformazione transfrontaliera;
   (b) nel registro dello Stato membro di destinazione, la data di registrazione della società trasformata ▌;
   (c) nel registro dello Stato membro di partenza, che la ▌cancellazione o il depennamento della società ▌dal registro è la conseguenza di una trasformazione transfrontaliera;
   (d) nel registro dello Stato membro di partenza, la data della cancellazione o del depennamento della società dal registro;
   (e) nei registri dello Stato membro di partenza e dello Stato membro di destinazione, rispettivamente il numero di iscrizione, la denominazione e la forma giuridica della società nello Stato membro di partenza e il numero di iscrizione, la denominazione e la forma giuridica della società trasformata nello Stato membro di destinazione.

3.  Gli Stati membri provvedono a che il registro dello Stato membro di destinazione trasmetta al registro dello Stato membro di partenza, attraverso il sistema previsto all'articolo 22, comunicazione dell'efficacia della trasformazione transfrontaliera. Gli Stati membri provvedono a che la società ▌ sia depennata immediatamente al ricevimento di tale comunicazione ▌.

Articolo 86 novodecies

Efficacia della trasformazione transfrontaliera

Il diritto dello Stato membro di destinazione determina la data a decorrere dalla quale la trasformazione transfrontaliera ha efficacia ▌. Tale data è posteriore all'esecuzione del controllo previsto all'articolo 86 septdecies.

Articolo 86 vicies

Effetti della trasformazione transfrontaliera

La trasformazione transfrontaliera effettuata in conformità delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva comporta, in virtù dell'efficacia della trasformazione transfrontaliera e a partire dalla data di cui all'articolo 86 novodecies, gli effetti seguenti:

   (a) l'intero patrimonio attivo e passivo della società ▌, compresi tutti i contratti, crediti, diritti e obblighi, ▌ ha continuità nella società trasformata;
   (b) i soci della società continuano a essere soci della società trasformata, salvo se esercitano il diritto di recesso previsto all'articolo 86 undecies, paragrafo 1;
   (c) i diritti e gli obblighi della società ▌ derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro ed esistenti alla data in cui la trasformazione transfrontaliera acquista efficacia continuano nella società trasformata.

Articolo 86 unvicies

Responsabilità dell'esperto indipendente

Gli Stati membri stabiliscono norme che disciplinano almeno la responsabilità civile dell'esperto indipendente incaricato di redigere la relazione prevista all'articolo 86 octies ▌.

Gli Stati membri dispongono di norme atte a garantire che l'esperto, o la persona giuridica per conto della quale l'esperto opera, sia indipendente e non abbia conflitti di interesse con la società che richiede il certificato preliminare alla trasformazione, e che il parere dell'esperto sia imparziale, obiettivo e fornito al fine di fornire assistenza all'autorità competente, conformemente ai requisiti di indipendenza e imparzialità previsti dalla legge applicabile o dalle norme professionali cui l'esperto è soggetto.

Articolo 86 duovicies

Validità

Non può essere pronunciata la nullità della trasformazione transfrontaliera che ha acquistato efficacia nelle modalità previste in attuazione della presente direttiva.

Ciò non incide sui poteri degli Stati membri, segnatamente in materia di diritto penale, finanziamento del terrorismo, diritto sociale, tassazione e applicazione della legge, di imporre misure e sanzioni conformemente al diritto nazionale dopo la data alla quale la trasformazione transfrontaliera ha acquistato efficacia.

______________

(*) Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).

"

(5)  all'articolo 119, il punto 2 è così modificato:

(a)  alla fine della lettera c) è aggiunto quanto segue: "o";

(b)  è aggiunta la seguente lettera d):"

"(d) una o più società trasferiscono, all'atto dello scioglimento senza liquidazione, la totalità del loro patrimonio attivo e passivo ad altra società preesistente - la società incorporante - senza che questa emetta nuove azioni, purché un'unica persona detenga, direttamente o indirettamente, tutte le azioni delle società che partecipano alla fusione oppure i soci di tali società detengano una stessa percentuale di azioni in tutte queste società.";

"

(6)  l'articolo 120 è così modificato:

(a)  il titolo è sostituito dal seguente:"

"Articolo 120

Ulteriori disposizioni concernenti l'ambito di applicazione";

"

(b)  all'articolo 120, il paragrafo 4 è sostituito dal seguente:"

"4. Gli Stati membri provvedono a che il presente capo non si applichi alla società che si trova in una delle situazioni seguenti:

   (a) la società o le società sono in liquidazione e hanno iniziato la distribuzione del loro patrimonio attivo fra gli azionisti;

   (d) sono attivati nei suoi confronti strumenti, poteri e meccanismi di risoluzione di cui al titolo IV della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio;

"

(f)  è aggiunto il seguente paragrafo:"

"5. Gli Stati membri possono decidere di non applicare il presente capo alle società che si trovano in una delle situazioni seguenti:

   (a) sono sottoposte a procedure di insolvenza o di ristrutturazione preventiva;
   (b) sono sottoposte a procedure di liquidazione diverse da quelle di cui al paragrafo 4, lettera a); o
   (c) sono soggette a misure di prevenzione della crisi ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 101, della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio;";

"

(7)  l'articolo 121 è così modificato:

(a)  al paragrafo 1, la lettera a) è soppressa;

(b)  il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

"2. Le disposizioni e le formalità di cui al paragrafo 1, lettera b), riguardano in particolare il processo decisionale relativo alla fusione e la tutela dei lavoratori per quanto riguarda i diritti diversi da quelli disciplinati dall'articolo 133.";

"

(8)  l'articolo 122 è così modificato:

(a)  le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:"

"(a) la forma giuridica, la denominazione e l'ubicazione della sede statutaria delle società che partecipano alla fusione e quelle previste per la società derivante dalla fusione transfrontaliera;

   (b) il rapporto di cambio dei titoli o delle azioni rappresentativi del capitale sociale e, se del caso, l'importo del conguaglio in denaro;";

"

(b)  la lettera h) è sostituita dalla seguente:"

"(h) tutti i vantaggi particolari attribuiti ai membri degli organi di amministrazione, di direzione, di vigilanza o di controllo delle società che partecipano alla fusione;";

"

(c)   la lettera i) è sostituita dalla seguente:"

"(i) l'atto costitutivo o gli atti costitutivi, se del caso, e lo statuto della società derivante dalla fusione transfrontaliera, se forma oggetto di un documento separato;";

"

(d)   sono aggiunte le lettere m) e n) seguenti:"

"(m) dati sul corrispettivo in denaro offerto ai soci ▌in conformità dell'articolo 126 bis;

   (n) le garanzie, quali garanzie e pegni, se offerte ai creditori.";

"

(9)  gli articoli 123 e 124 sono sostituiti dai seguenti:"

"Articolo 123

Pubblicità

1.  Gli Stati membri dispongono che i documenti seguenti siano comunicati e pubblicati nel ▌ registro dello Stato membro di partenza di ciascuna delle società che partecipano alla fusione almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 126:

   (a) il progetto comune di fusione transfrontaliera;
   (b) un avviso che informa i soci, i creditori e i rappresentanti dei dipendenti della società fondenda o, in loro mancanza, i dipendenti stessi della possibilità di presentare alla società, almeno cinque giorni lavorativi prima della data dell'assemblea, osservazioni sul progetto di comune di fusione transfrontaliera.

Gli Stati membri possono esigere che la relazione dell'esperto indipendente, se elaborata in conformità dell'articolo 125, sia comunicata e pubblicata nel registro.

Gli Stati membri provvedono a che la società sia in grado di escludere le informazioni riservate dalla pubblicità della relazione dell'esperto indipendente.

I documenti cui è stata data pubblicità in conformità del presente paragrafo sono accessibili anche mediante il sistema previsto all'articolo 22.

2.  Gli Stati membri possono esonerare le società che partecipano alla fusione dall'obbligo di pubblicità imposto dal paragrafo 1 se esse, per un periodo continuativo avente inizio non più tardi di un mese prima della data fissata per l'assemblea prevista all'articolo 126 e avente termine non prima della conclusione di detta assemblea, mettono i documenti di cui al paragrafo 1 gratuitamente a disposizione del pubblico nel loro sito web.

Tuttavia, gli Stati membri non subordinano tale esonero a requisiti o limitazioni diversi da quelli necessari a garantire la sicurezza del sito web e l'autenticità dei documenti, tranne nel caso e solamente nella misura in cui il requisito o la limitazione siano proporzionati al conseguimento di detti obiettivi.

3.  Le società che partecipano alla fusione che rendono pubblico il progetto comune di fusione transfrontaliera in conformità del paragrafo 2 trasmettono al rispettivo registro nazionale ▌, almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 126, le informazioni seguenti, cui deve essere data pubblicità:

   (a) la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale di ciascuna delle società che partecipano alla fusione e la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale proposte per la o le società neocostituite;
   (b) il registro presso il quale sono stati depositati gli atti di cui all'articolo 14 di ciascuna delle società che partecipano alla fusione e il relativo numero di iscrizione in tale registro;
   (c) per ciascuna delle società che partecipano alla fusione, l'indicazione delle modalità di esercizio dei diritti da parte dei creditori, dei dipendenti e dei soci;
   (d) l'indicazione del sito web nel quale sono accessibili per via telematica, gratuitamente, il progetto comune di fusione transfrontaliera, l'avviso e la relazione dell'esperto previsti al paragrafo 1 e informazioni esaurienti sulle modalità di cui alla lettera c) del presente paragrafo.

4.  Gli Stati membri provvedono a che sia possibile assolvere per via telematica gli obblighi imposti dai paragrafi 1 e 3 nella loro totalità, senza che i richiedenti debbano recarsi di persona da alcuna autorità competente ▌degli Stati membri delle società che partecipano alla fusione, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.  Se, a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, non è necessaria l'approvazione dell'assemblea della società incorporante, la pubblicità prevista ai paragrafi 1, 2 e 3 è effettuata almeno un mese prima della data fissata per l'assemblea dell'altra o delle altre società che partecipano alla fusione.

6.  Oltre alla pubblicità prevista ai paragrafi 1, 2 e 3, gli Stati membri possono esigere che il progetto comune di fusione transfrontaliera o le informazioni previste al paragrafo 3 siano pubblicati nella gazzetta ufficiale nazionale o tramite una piattaforma elettronica centrale, conformemente all'articolo 16, paragrafo 3. In tal caso, provvedono a che il registro trasmetta alla gazzetta ufficiale nazionale le informazioni d'interesse.

7.  Gli Stati membri provvedono a che la documentazione prevista al paragrafo 1 o le informazioni di cui al paragrafo 3 siano accessibili al pubblico gratuitamente tramite il sistema di interconnessione dei registri.

Provvedono a che, per la pubblicità prevista ai paragrafi 1 e 3 e, se applicabile, per la pubblicazione di cui al paragrafo 5, il registro imponga alla società ▌ oneri non superiori al recupero dei costi amministrativi di erogazione di tali servizi.

Articolo 124

Relazione dell'organo ▌di amministrazione o di direzione ai soci e ai dipendenti

1.  L'organo di direzione o di amministrazione di ciascuna delle società che partecipano alla fusione redige una relazione destinata ai soci e ai dipendenti nella quale illustra e giustifica gli aspetti giuridici ed economici della fusione transfrontaliera ed espone le implicazioni della fusione transfrontaliera per i dipendenti.

2.  La relazione prevista al paragrafo 1 illustra in particolare le implicazioni della fusione transfrontaliera per l'attività futura della società.

Essa comprende altresì una sezione destinata ai soci e una sezione destinata ai dipendenti.

3.  La sezione della relazione destinata ai soci illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (a bis) il corrispettivo in denaro e il metodo utilizzato per stabilirlo;
   (b) la spiegazione ▌del rapporto di cambio delle azioni e del metodo o dei metodi utilizzati per stabilirlo, se applicabile;

   (d) le implicazioni della fusione transfrontaliera per i soci;
   (e) i diritti e i mezzi di ricorso di cui i soci ▌dispongono a norma dell'articolo 126 bis.

3 bis.  La sezione della relazione destinata ai soci non è obbligatoria se tutti i soci della società hanno concordato di prescindere dalla sua presentazione. Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo.

4.  La sezione della relazione destinata ai dipendenti illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (c bis) le implicazioni della fusione transfrontaliera per il rapporto di lavoro come anche, se del caso, le eventuali misure per salvaguardarlo;
   (c ter) le eventuali modifiche rilevanti delle condizioni d'impiego applicabili e dell'ubicazione delle sedi di attività della società;
   (d) il modo in cui gli aspetti di cui alle lettere c bis) e c ter) incidono anche sulle imprese controllate.

4 bis bis.  I soci sono informati se l'organo di direzione o di amministrazione della società che partecipa alla fusione riceve in tempo utile un parere sulle parti della relazione di cui ai paragrafi 1, 2 e 4, espresso dai rappresentanti dei lavoratori della società o, in loro mancanza, dai lavoratori stessi, secondo quanto previsto dalla legge nazionale; il parere è accluso alla relazione.

4 bis.  La sezione destinata ai dipendenti non è necessaria se la società che partecipa alla fusione e le sue eventuali controllate hanno come unici dipendenti i membri dell'organo di direzione o di amministrazione.

5.  Ciascuna delle società che partecipano alla fusione può decidere se elaborare un'unica relazione contenente le due sezioni di cui ai paragrafi 3 e 4 o se elaborare due relazioni separate, destinate rispettivamente ai soci e ai dipendenti.

6.  La relazione prevista al paragrafo 1 o le relazioni previste al paragrafo 5 sono in ogni caso messe a disposizione dei soci e dei rappresentanti dei lavoratori di ciascuna delle società che partecipano alla fusione o, in loro mancanza, dei lavoratori stessi in forma elettronica, unitamente al progetto comune di fusione transfrontaliera, se disponibile, almeno sei settimane prima della data dell'assemblea di cui all'articolo 126.

Tuttavia, se, a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, non è necessaria l'approvazione dell'assemblea della società incorporante, la relazione è messa a disposizione almeno sei settimane prima della data fissata per l'assemblea dell'altra o delle altre società che partecipano alla fusione.

8.  Qualora, conformemente al paragrafo 3, si prescinda dalla presentazione della sezione destinata ai soci prevista al paragrafo 3 e la sezione destinata ai dipendenti prevista al paragrafo 4 non sia necessaria conformemente al paragrafo 4 bis, la relazione prevista al paragrafo 1 non è obbligatoria.

9.  I paragrafi da 1 a 8 lasciano impregiudicati i diritti e le procedure di informazione e consultazione applicabili introdotti a livello nazionale in attuazione della direttiva 2002/14/CE e della direttiva 2009/38/CE.

"

(10)  L'articolo 125 è così modificato:

(a)  al paragrafo 1 è aggiunto il seguente secondo comma:"

"Tuttavia, se, a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, non è necessaria l'approvazione dell'assemblea della società incorporante, la relazione è messa a disposizione almeno un mese prima della data fissata per l'assemblea dell'altra o delle altre società che partecipano alla fusione.";

"

(b)  il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

"3. La relazione di cui al paragrafo 1 comprende in ogni caso il parere dell'esperto in merito alla congruità del corrispettivo in denaro e del rapporto di cambio delle azioni. Con riferimento al corrispettivo in denaro di cui all'articolo 122, lettera m), l'esperto considera il prezzo di mercato delle azioni della società che partecipano alla fusione prima dell'annuncio della proposta di fusione o il valore delle società, prescindendo dall'effetto della fusione proposta, calcolato secondo metodi di valutazione generalmente riconosciuti. La relazione deve almeno:

   (a) indicare il metodo o i metodi utilizzati per la determinazione del corrispettivo in denaro proposto;
   (b) indicare il metodo o i metodi utilizzati per la determinazione del rapporto di cambio proposto;
   (c) precisare se il metodo o i metodi usati sono adeguati per valutare il corrispettivo in denaro e il rapporto di cambio delle azioni, indicare il valore ottenuto utilizzando ciascuno di tali metodi e fornire un parere sull'importanza relativa attribuita a tali metodi nella determinazione del valore adottato; qualora nelle diverse società che partecipano alla fusione siano usati metodi diversi, precisare altresì se l'uso di metodi diversi era giustificato;
   (d) descrivere le eventuali difficoltà particolari di valutazione.

L'esperto ha il diritto di chiedere alla società tutte le informazioni che ritiene necessarie per l'assolvimento dei propri compiti.

"

(c)  al paragrafo 4 è aggiunta la frase seguente:"

"Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo."

"

(11)  l'articolo 126 è così modificato:

(a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Preso atto delle relazioni di cui, secondo il caso, agli articoli 124 ▌e 125 e dei pareri espressi dai dipendenti in conformità dell'articolo 124 e delle osservazioni presentate in conformità dell'articolo 123, l'assemblea di ciascuna delle società che partecipano alla fusione delibera mediante risoluzione se approvare il progetto comune di fusione transfrontaliera e se modificare l'atto costitutivo e gli statuti, se questi ultimi figurano in un atto separato.

"

(b)  è aggiunto il paragrafo 4 seguente:"

"4. Gli Stati membri provvedono a che l'approvazione della fusione transfrontaliera deliberata dall'assemblea non possa essere contestata ▌per il solo motivo:

   (a) dell'incongruità del rapporto di cambio delle azioni previsto all'articolo 122, lettera b);
   (b) dell'incongruità del corrispettivo in denaro previsto all'articolo 122, lettera m);

   (d) della mancata conformità ai requisiti giuridici delle informazioni fornite in merito alle lettere a) e b).

"

(12)  sono inseriti gli articoli ▌seguenti:"

"Articolo 126 bis

Protezione dei soci

1.  Gli Stati membri provvedono a che, nelle società che partecipano alla fusione, quanto meno i ▌soci che hanno votato contro l'approvazione del progetto comune di fusione transfrontaliera abbiano il diritto di alienare le loro azioni contro un congruo corrispettivo in denaro alle condizioni stabilite ai paragrafi da 2 a 6, purché, a seguito della fusione, acquistino azioni della società derivante dalla fusione, che sono disciplinate dal diritto di uno Stato membro diverso da quello della rispettiva società che partecipa alla fusione.

Gli Stati membri possono riconoscere tale diritto anche ad altri soci delle società che partecipano alla fusione.

Gli Stati membri possono richiedere che l'opposizione esplicita al progetto comune di fusione transfrontaliera e/o l'intenzione dei soci di esercitare il loro diritto di alienare le loro azioni siano adeguatamente documentati quanto meno nell'assemblea prevista all'articolo 126. Gli Stati membri possono permettere che la registrazione dell'obiezione al progetto comune di fusione transfrontaliera sia considerata un'adeguata documentazione di un voto contrario.

2.  Gli Stati membri fissano il termine entro il quale i soci di cui al paragrafo 1 sono tenuti a comunicare alla società che partecipa alla fusione la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni. Tale termine cade entro un mese dall'assemblea prevista all'articolo 126. Gli Stati membri provvedono a che le società che partecipano alla fusione forniscano un indirizzo elettronico per ricevere tale dichiarazione per via elettronica.

3.  Gli Stati membri fissano inoltre il termine entro il quale deve essere erogato il corrispettivo in denaro specificato nel progetto comune di fusione transfrontaliera. Tale termine non può cadere più di due mesi dopo la data in cui, conformemente all'articolo 129, la fusione transfrontaliera ha efficacia.

4.  Gli Stati membri provvedono a che il socio che ha comunicato la sua decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni ma che ritiene incongruo il corrispettivo in denaro offerto dalla società partecipante alla fusione abbia il diritto di chiedere alle autorità competenti o agli organismi incaricati a norma del diritto nazionale un conguaglio in denaro. Gli Stati membri fissano una data limite per la domanda relativa al conguaglio in denaro.

Gli Stati membri possono disporre che la decisione finale in merito alla corresponsione di un conguaglio in denaro si applichi ai soci della società partecipante alla fusione che hanno comunicato la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni conformemente al paragrafo 2.

5.   Gli Stati membri provvedono a che i diritti previsti ai paragrafi da 1 a 6 siano disciplinati dal diritto nazionale dello Stato membro cui è soggetta la società che partecipa alla fusione e che la competenza esclusiva a risolvere qualsiasi controversia relativa a tali diritti spetti allo Stato membro interessato.

6.   Gli Stati membri provvedono a che i soci delle società che partecipano alla fusione che non avevano o che non hanno esercitato il diritto di alienare le proprie azioni, ma che considerano incongruo il rapporto di cambio delle azioni possano contestare ▌il rapporto fissato nel progetto comune di fusione transfrontaliera e chiedere un conguaglio in denaro. Tale procedura è avviata dinanzi alle autorità competenti o agli organismi incaricati a norma del diritto nazionale dello Stato membro cui è soggetta la rispettiva società che partecipa alla fusione, entro il termine stabilito dal diritto nazionale di tale Stato membro; essa non impedisce la registrazione della fusione transfrontaliera. La decisione è vincolante per la società derivante dalla fusione transfrontaliera.

Gli Stati membri possono altresì disporre che il rapporto di cambio delle azioni stabilito nella decisione si applichi ai soci della società partecipante alla fusione che non avevano o che non hanno esercitato il diritto di alienare le proprie azioni.

7.  Gli Stati membri possono altresì disporre che la società derivante dalla fusione transfrontaliera abbia la facoltà di corrispondere il conguaglio mediante attribuzione di un pacchetto azionario o altro corrispettivo anziché in denaro.

Articolo 126 ter

Protezione dei creditori

1.  Gli Stati membri prevedono un adeguato sistema di tutela degli interessi dei creditori le cui pretese siano anteriori alla pubblicità del progetto comune di fusione transfrontaliera e che non siano ancora scadute al momento della pubblicità.

Gli Stati membri provvedono a che, entro tre mesi dalla pubblicità del progetto comune di fusione transfrontaliera prevista all'articolo 123, il creditore che non è soddisfatto delle garanzie offerte nel progetto comune di fusione transfrontaliera, di cui all'articolo 122, lettera m), possa rivolgersi alla competente autorità amministrativa o giudiziaria per ottenere garanzie adeguate, a condizione che possa dimostrare, in modo credibile, che la fusione transfrontaliera pregiudica le sue pretese e che le società partecipanti alla fusione non hanno fornito adeguate garanzie.

Gli Stati membri provvedono a che le garanzie siano subordinate all'efficacia della fusione transfrontaliera a norma dell'articolo 129.

2.   Gli Stati membri possono esigere che gli organi di direzione o di amministrazione delle società che partecipano alla fusione forniscano una dichiarazione accurata della situazione finanziaria attuale di tali società alla data della dichiarazione, che non può precedere di più di un mese la sua pubblicità. Nella dichiarazione, i suddetti organi delle società che partecipano alla fusione affermano che a loro conoscenza, viste le informazioni di cui dispongono alla data della dichiarazione ed effettuate indagini ragionevoli, nulla indica che la società derivante dalla fusione possa non essere in grado di rispondere delle proprie obbligazioni alla scadenza. La dichiarazione è resa pubblica unitamente al progetto comune di fusione transfrontaliera a norma dell'articolo 123.

3.   I paragrafi ▌2 e 3 lasciano impregiudicata l'applicazione della normativa nazionale degli Stati membri delle società che partecipano alla fusione in materia di soddisfacimento dei pagamenti o di garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici.

Articolo 126 quater

Informazione e consultazione dei lavoratori

1.  Gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati in relazione alla fusione transfrontaliera e siano esercitati in conformità del quadro giuridico istituito dalla direttiva 2002/14/CE e dalla direttiva 2001/23/CE qualora la fusione transfrontaliera sia considerata un trasferimento di impresa a norma della direttiva 2001/23/CE nonché, se del caso per le imprese e i gruppi di imprese di dimensioni comunitarie, dalla direttiva 2009/38/CE. Gli Stati membri possono decidere di applicare i diritti di informazione e consultazione a società che non siano quelle di cui all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2002/14/CE.

2.  Nonostante l'articolo 124, paragrafo 4 bis bis, e l'articolo 123, paragrafo 1, lettera b), gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati quanto meno prima che siano adottati il progetto comune di fusione transfrontaliera o la relazione di cui all'articolo 124, a seconda di quale data sia anteriore, in modo da dare ai lavoratori una risposta motivata prima dell'assemblea prevista all'articolo 126.

3.  Senza pregiudizio per eventuali disposizioni e/o pratiche in vigore più favorevoli ai lavoratori, gli Stati membri definiscono le modalità pratiche per l'esercizio del diritto di informazione e consultazione conformemente all'articolo 4 della direttiva 2002/14/CE."

"

(13)  l'articolo 127 è sostituito dal seguente:"

"Articolo 127

Certificato preliminare alla fusione

1.  Gli Stati membri designano l'organo giurisdizionale, il notaio o altra/altre autorità competenti ("l'autorità competente") a controllare la legalità della trasformazione transfrontaliera per la parte della procedura disciplinata dal diritto dello Stato membro della società che partecipa alla fusione e a rilasciare il certificato preliminare alla fusione attestante il soddisfacimento di tutte le condizioni applicabili e il regolare adempimento di tutte le procedure e formalità nello Stato membro della società che partecipa alla fusione.

In tale adempimento delle procedure e delle formalità può rientrare il soddisfacimento dei pagamenti, o la garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici, o il rispetto di particolari prescrizioni settoriali, compresa la garanzia dei pagamenti o degli obblighi derivanti da procedimenti in corso.

2.  Gli Stati membri provvedono a che la domanda di certificato preliminare alla fusione presentata dalla società sia corredata:

   (a) del progetto comune di fusione previsto all'articolo 122;
   (b) della relazione e del parere allegato, se esistente, previsti all'articolo 124, nonché della relazione prevista all'articolo 125, ove siano disponibili;
   (b bis) delle eventuali osservazioni presentate conformemente all'articolo 123, paragrafo 1;
   (c) di informazioni sull'approvazione da parte dell'assemblea di cui all'articolo 126.

3.  Gli Stati membri possono esigere che la domanda di certificato preliminare alla fusione sia corredata di informazioni supplementari, concernenti segnatamente:

   (a) il numero di dipendenti nel momento in cui è stato redatto il progetto comune di fusione;
   (b) le controllate e la loro rispettiva ubicazione geografica;
   (c) il soddisfacimento degli obblighi della società nei confronti di enti pubblici.

Ai fini del presente paragrafo, le autorità competenti possono richiedere ad altre autorità pertinenti le informazioni in questione, qualora esse non siano state fornite.

4.  Gli Stati membri provvedono a che sia possibile presentare per via telematica la domanda prevista ai paragrafi 2 e 2 bis nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che occorra recarsi di persona dall'autorità competente indicata al paragrafo 1, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.  Riguardo alle disposizioni sulla partecipazione dei lavoratori previste all'articolo 133, l'autorità competente dello Stato membro della società che partecipa alla fusione verifica se il progetto comune di fusione transfrontaliera di cui al paragrafo 2 del presente articolo riporti informazioni sulle procedure secondo le quali sono stabilite le modalità applicabili e sulle relative alternative possibili.

6.  Ai fini del controllo previsto al paragrafo 1 l'autorità competente esamina:

   (a) tutte le informazioni e tutti i documenti trasmessi all'autorità conformemente ai paragrafi 2 e 2 bis;
   (c) se del caso, la segnalazione, da parte delle società che partecipano alla fusione, dell'avvenuto avvio della procedura di cui all'articolo 133, paragrafi 3 e 4.

7.  Gli Stati membri provvedono a che la valutazione di cui al paragrafo 1 sia effettuata entro tre mesi dalla data di ricevimento dei documenti e della notizia dell'approvazione della fusione transfrontaliera da parte dell'assemblea della società. La valutazione sfocia in uno degli esiti seguenti:

   (a) l'autorità competente rilascia il certificato preliminare alla fusione se viene stabilito che la fusione transfrontaliera soddisfa tutte le condizioni applicabili, e che sono state espletate tutte le procedure e le formalità necessarie;
   (b) l'autorità competente non rilascia il certificato preliminare alla fusione, informando la società dei motivi della decisione assunta, se viene stabilito che la fusione transfrontaliera non soddisfa tutte le condizioni applicabili, o che non sono state espletate tutte le procedure e le formalità necessarie. In tal caso l'autorità competente può dare alla società la possibilità di soddisfare le condizioni applicabili o di espletare le procedure e formalità entro un lasso di tempo adeguato.

8.  Gli Stati membri provvedono a che l'autorità competente non rilasci il certificato preliminare alla fusione qualora venga stabilito, in conformità del diritto nazionale, che una fusione transfrontaliera è effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali.

9.  Se, alla luce del controllo della legalità previsto al paragrafo 1, l'autorità competente nutre seri dubbi quanto al fatto che la fusione transfrontaliera sia effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali, l'autorità tiene conto dei fatti e delle circostanze d'interesse, quali, se pertinenti e non considerati separatamente, gli elementi indicativi di cui sia venuta a conoscenza nel corso del controllo della legalità di cui al paragrafo 1, anche consultando le autorità interessate. La valutazione ai fini del presente paragrafo è effettuata caso per caso, secondo una procedura disciplinata dal diritto nazionale.

10.  Qualora ai fini della valutazione di cui al paragrafo 7 sia necessario tener conto di informazioni supplementari o svolgere ulteriori attività investigative, il periodo di tre mesi di cui al paragrafo 6 può essere prorogato al massimo di altri tre mesi.

11.  Qualora, a causa della complessità della procedura transfrontaliera, non sia possibile effettuare la valutazione entro i termini di cui al presente articolo, gli Stati membri provvedono affinché i motivi dell'eventuale ritardo siano comunicati al richiedente prima della scadenza del termine originario.

12.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti designate a norma del paragrafo 1 possano consultare altre autorità competenti nei vari settori interessati dalla fusione transfrontaliera, comprese quelle dello Stato membro della società derivante dalla fusione, e ottenere da tali autorità e dalla società le informazioni e i documenti necessari per effettuare il controllo della legalità, all'interno del quadro procedurale previsto dal diritto nazionale. Nella valutazione l'autorità competente può avvalersi di un esperto indipendente."

"

(14)  è inserito il seguente articolo:"

"Articolo 127 bis

Trasmissione del certificato preliminare alla fusione

1.  Gli Stati membri provvedono a che il certificato preliminare alla fusione sia condiviso con le autorità di cui all'articolo 128, paragrafo 1, attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell'articolo 22.

Gli Stati membri provvedono inoltre a che il certificato preliminare alla fusione sia disponibile attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell'articolo 22.

2.  L'accesso alle informazioni di cui al paragrafo 1 è gratuito per le autorità competenti di cui all'articolo 128, paragrafo 1, e per i registri."

"

(15)  l'articolo 128 è così modificato:

(a)  il paragrafo 2 è sostituito dal seguente:"

"2. Ai fini del paragrafo 1 ciascuna delle società che partecipano alla fusione trasmette all'autorità ivi prevista il progetto comune di fusione transfrontaliera approvato dall'assemblea a norma dell'articolo 126 oppure, nei casi in cui l'approvazione dell'assemblea non è necessaria a norma dell'articolo 132, paragrafo 3, il progetto comune di fusione transfrontaliera approvato da ciascuna delle società che partecipano alla fusione a norma del diritto nazionale."

"

(b)  sono aggiunti i paragrafi ▌seguenti:"

3. Ciascuno Stato membro provvede a che ciascuna delle società che partecipano alla fusione possa presentare per via telematica la domanda di adempimento della procedura di cui al paragrafo 1 nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che occorra recarsi di persona dall'autorità competente indicata al paragrafo 1, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

4.  L'autorità competente indicata al paragrafo 1 approva la fusione transfrontaliera non appena ultimata la verifica del soddisfacimento delle condizioni applicabili.

5.   L'autorità competente dello Stato membro della società derivante dalla fusione transfrontaliera accetta il certificato preliminare alla fusione previsto all'articolo 127 bis, paragrafo 1, quale documento attestante a titolo definitivo il regolare adempimento delle procedure e formalità previste nel rispettivo Stato membro interessato.

"

(16)  l'articolo 130 è così modificato:

(a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Il diritto degli Stati membri a cui sono soggette le società partecipanti alla fusione e la società derivante dalla fusione determina, per quanto riguarda il territorio di tale Stato, le modalità con cui dare comunicazione, a norma dell'articolo 16, dell'avvenuta fusione transfrontaliera nel registro pubblico presso il quale ciascuna di queste società era tenuta a depositare gli atti."

"

(b)  è inserito il paragrafo 1 bis;"

"1 bis. Gli Stati membri provvedono a che almeno le informazioni seguenti siano inserite nel rispettivo registro, che è disponibile e accessibile al pubblico attraverso il sistema previsto all'articolo 22:

   (a) nel registro dello Stato membro della società derivante dalla fusione, che la registrazione della società derivante dalla fusione è la conseguenza di una fusione transfrontaliera;
   (b) nel registro dello Stato membro della società derivante dalla fusione, la data di registrazione della società derivante dalla fusione;
   (c) nel registro dello Stato membro di ciascuna delle società che partecipano alla fusione, la data della cancellazione o del depennamento della società dal registro;
   (d) nel registro dello Stato membro di ciascuna delle società che partecipano alla fusione, che la cancellazione o il depennamento della società dal registro è la conseguenza di una fusione transfrontaliera;
   (e) nei registri degli Stati membri di ciascuna delle società che partecipano alla fusione e della società derivante dalla fusione, rispettivamente il numero di iscrizione, la denominazione e la forma giuridica di ciascuna società che partecipa alla fusione e il numero di iscrizione, la denominazione e la forma giuridica della società derivante dalla fusione."

"

(17)  l'articolo 131 è così modificato:

(a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. La fusione transfrontaliera realizzata secondo l'articolo 119, punto 2, lettere a), c) e d), comporta, a partire dalla data di cui all'articolo 129, gli effetti seguenti:

   (a) l'intero patrimonio attivo e passivo della società incorporata, compresi tutti i contratti, crediti, diritti e obblighi, è trasferito alla società incorporante e ha continuità in essa;”;
   (b) i soci della società incorporata diventano soci della società incorporante, salvo se esercitano il diritto di recesso previsto all'articolo 126 bis, paragrafo 1;
   (c) la società incorporata si estingue.";

"

(b)  al paragrafo 2, le lettere a) e b) sono sostituite dalle seguenti:"

"(a) l'intero patrimonio attivo e passivo delle società che partecipano alla fusione, compresi tutti i contratti, crediti, diritti e obblighi, è trasferito alla nuova società e ha continuità in essa;”;

   (b) i soci delle società che partecipano alla fusione diventano soci della nuova società, salvo se esercitano il diritto di recesso previsto all'articolo 126 bis, paragrafo 1;

"

(18)  l'articolo 132 è così modificato:

(a)  il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Quando una fusione transfrontaliera mediante incorporazione è realizzata da una società che detiene tutte le azioni e tutti gli altri titoli che conferiscono diritti di voto nell'assemblea della società o delle società incorporate ovvero da una persona che detiene, direttamente o indirettamente, tutte le azioni della società incorporante e di quelle incorporate e la società incorporante non assegna azioni nel contesto della fusione:

   l'articolo 122, lettere b), c), e) ed m), l'articolo 125 e l'articolo 131, paragrafo 1, lettera b), non si applicano;
   l'articolo 124 e l'articolo 126, paragrafo 1, non si applicano alla o alle società incorporate.”;

"

(b)  è aggiunto il paragrafo 3 seguente:"

"3. Se la normativa di ciascuno Stato membro delle società che partecipano alla fusione prevede l'esonero dall'approvazione dell'assemblea in conformità dell'articolo 126, paragrafo 3, e del paragrafo 1 del presente articolo, il progetto comune di fusione transfrontaliera o, rispettivamente, le informazioni previste all'articolo 123, paragrafi da 1 a 3, e le relazioni previste agli articoli 124 e 124 bis sono messi a disposizione almeno un mese prima della data in cui la società adotta la decisione sulla fusione a norma del diritto nazionale.”;

"

(19)  l'articolo 133 è così modificato:

(a)  al paragrafo 2, la parte introduttiva è sostituita dalla seguente:"

“2. Tuttavia, le disposizioni vigenti in materia di partecipazione dei lavoratori, ove esistano, nello Stato membro in cui è situata la sede sociale della società derivante dalla fusione transfrontaliera non si applicano se, nei sei mesi precedenti la pubblicazione del progetto di fusione transfrontaliera di cui all'articolo 123, almeno una delle società che partecipano alla fusione ha alle sue dipendenze un numero medio di lavoratori pari ai quattro quinti della soglia che il diritto dello Stato membro a cui è soggetta la società che partecipa alla fusione impone per la partecipazione dei lavoratori ai sensi dell'articolo 2, lettera k), della direttiva 2001/86/CE, oppure se la legislazione nazionale applicabile alla società derivante dalla fusione transfrontaliera:"

"

(b)  al paragrafo 4, la lettera a) è sostituita dalla seguente:"

“(a) conferiscono ai competenti organi delle società che partecipano alla fusione, qualora almeno una di tali società sia gestita in regime di partecipazione dei lavoratori ai sensi dell'articolo 2, lettera k), della direttiva 2001/86/CE, il diritto di scegliere, senza negoziati preliminari, di essere direttamente assoggettati alle disposizioni di riferimento per la partecipazione di cui al paragrafo 3, lettera h), stabilite dalla legislazione dello Stato membro in cui sarà situata la sede sociale della società derivante dalla fusione transfrontaliera, e di ottemperare a tali disposizioni a decorrere dalla data di iscrizione;"

"

(c)   il paragrafo 7 è sostituito dal seguente:"

"7. La società derivante dalla fusione transfrontaliera che è gestita in regime di partecipazione dei lavoratori è obbligata ad adottare provvedimenti per garantire la tutela dei diritti di partecipazione dei lavoratori in caso di operazioni di trasformazione, fusione o scissione nazionale o transfrontaliera effettuate nei quattro anni successivi alla data di efficacia della fusione transfrontaliera, applicando, mutatis mutandis, le disposizioni stabilite nei paragrafi da 1 a 6.";

"

(d)   è aggiunto il paragrafo 8 seguente:"

"8. La società comunica ai dipendenti, o ai loro rappresentanti, se opta per l'applicazione delle disposizioni di riferimento per la partecipazione richiamate al paragrafo 3, lettera h), o se investe la delegazione speciale di negoziazione. Nella seconda ipotesi la società comunica immediatamente ai dipendenti l'esito dei negoziati.";

"

(20)  è inserito l'articolo 133 bis seguente:"

"Articolo 133 bis

Responsabilità dell'esperto indipendente

Gli Stati membri stabiliscono norme che disciplinano la responsabilità civile dell'esperto indipendente incaricato di redigere la relazione prevista all'articolo 125.

Gli Stati membri dispongono di norme atte a garantire che l'esperto, o la persona giuridica per conto della quale l'esperto opera, sia indipendente e non abbia conflitti di interesse con la società che richiede il certificato preliminare alla fusione, e che il parere dell'esperto sia imparziale, obiettivo e fornito al fine di fornire assistenza all'autorità competente, conformemente ai requisiti di indipendenza e imparzialità previsti dalla legge applicabile o dalle norme professionali cui l'esperto è soggetto.

"

(21)  all'articolo 134 è aggiunto il paragrafo seguente:"

"Ciò non incide sui poteri degli Stati membri, segnatamente in materia di diritto penale, finanziamento del terrorismo, diritto sociale, tassazione e applicazione della legge, di imporre misure e sanzioni conformemente al diritto nazionale dopo la data alla quale la fusione transfrontaliera ha acquistato efficacia."

"

(22)  al titolo II è aggiunto il capo IV seguente:"

"CAPO IV

Scissioni transfrontaliere di società di capitali

Articolo 160 bis

Ambito di applicazione

Il presente capo si applica alla scissione transfrontaliera della società di capitali costituita in conformità della legislazione di uno Stato membro e avente la sede sociale, l'amministrazione centrale o il centro di attività principale nell'Unione, fermo restando che almeno due delle società di capitali interessate dalla scissione siano disciplinate dal diritto di Stati membri diversi (in seguito denominata "scissione transfrontaliera").

Articolo 160 ter

Definizioni

Ai fini del presente capo si applicano le seguenti definizioni:

   (1) "società di capitali", in seguito denominata "società": la società di uno dei tipi enumerati nell'allegato II;
   (2) "società scissa": la società che ha avviato una procedura di scissione transfrontaliera in cui trasferisce a due o più società la totalità del suo patrimonio attivo e passivo, in caso di scissione totale, ovvero parte di esso in caso di scissione parziale o di scissione tramite separazione;
   (3) "scissione": l'operazione che produce uno degli effetti seguenti:
   (a) all'atto dello scioglimento senza liquidazione, la società scissa trasferisce a due o più società neocostituite ("società beneficiarie") l'intero patrimonio attivo e passivo mediante l'attribuzione ai soci di titoli o azioni delle società beneficiarie e, eventualmente, di un conguaglio in denaro non superiore al 10% del valore nominale dei titoli o azioni attribuiti ovvero, in mancanza di valore nominale, non superiore al 10% della loro parità contabile ("scissione totale");
   (b) la società scissa trasferisce a una o più società neocostituite ("società beneficiarie") parte del patrimonio attivo e passivo mediante l'attribuzione ai propri soci di titoli o azioni delle società beneficiarie o della società scissa o ancora delle une e dell'altra e, eventualmente, di un conguaglio in denaro non superiore al 10% del valore nominale dei titoli o azioni attribuiti ovvero ▌ in mancanza di valore nominale, non superiore al 10% della loro parità contabile ("scissione parziale");
   (c) la società scissa trasferisce a una o più società neocostituite ("società beneficiarie") parte del patrimonio attivo e passivo mediante l'attribuzione di titoli o azioni delle società beneficiarie alla società scissa ("scissione per separazione").

Articolo 160 quater

Ulteriori disposizioni sull’ambito di applicazione

1.  In deroga all’articolo 160 ter, paragrafo 3, il presente capo si applica alle scissioni transfrontaliere allorché la legislazione nazionale di almeno uno degli Stati membri interessati consente che il conguaglio in denaro di cui all’articolo 160 ter, paragrafo 3, lettere a) e b), superi il 10 % del valore nominale o, in mancanza di valore nominale, il 10 % della parità contabile dei titoli o delle azioni che rappresentano il capitale delle società beneficiarie.

3.  Il presente capo non si applica alle scissioni transfrontaliere a cui partecipa una società avente per oggetto l’investimento collettivo di capitali raccolti presso il pubblico, che opera secondo il principio della ripartizione del rischio e le cui quote, a richiesta dei possessori, sono riscattate o rimborsate, direttamente o indirettamente, attingendo alle attività di detta società. Gli atti o le operazioni compiuti da tale società per garantire che la quotazione in borsa delle sue quote non vari in modo significativo rispetto al valore netto d’inventario sono considerati equivalenti a un tale riscatto o rimborso.

4.  Gli Stati membri provvedono a che il presente capo non si applichi alla società che si trova in una delle situazioni seguenti:

   (a) la società scissa è in liquidazione e ha iniziato la distribuzione del suo patrimonio attivo fra gli azionisti;
   (b) sono attivati nei suoi confronti strumenti, poteri e meccanismi di risoluzione di cui al titolo IV della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

5.  Gli Stati membri possono decidere di non applicare il presente capo alle società che si trovano in una delle situazioni seguenti:

   (a) sono sottoposte a procedure di insolvenza o di ristrutturazione preventiva;
   (a bis) sono sottoposte a procedure di liquidazione diverse da quelle di cui al paragrafo 4, lettera a); o
   (b) sono soggette a misure di prevenzione della crisi ai sensi dell'articolo 2, paragrafo 1, punto 101, della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio.

6.  Le procedure e formalità da assolvere ai fini della scissione transfrontaliera sono disciplinate, nel rispetto del diritto dell’Unione, dal diritto nazionale dello Stato membro della società scissa, per la parte finalizzata all’ottenimento del certificato preliminare alla scissione, e dal diritto nazionale dello Stato membro di ciascuna società beneficiaria, per la parte successiva al ricevimento di tale certificato.

Articolo 160 sexies

Progetto di scissione transfrontaliera

L’organo di direzione o di amministrazione della società scissa prepara il progetto di scissione transfrontaliera. Tale progetto comprende almeno gli elementi seguenti:

   (a) la forma giuridica, la denominazione e l'ubicazione della sede sociale della società scissa e quelle proposte per la o le nuove società derivanti dalla scissione transfrontaliera;
   (b) il rapporto di cambio dei titoli o delle azioni che rappresentano il capitale sociale e, nel caso, l’importo del conguaglio in denaro;
   (c) le modalità di assegnazione dei titoli o delle azioni che rappresentano il capitale sociale delle società beneficiarie o della società scissa;
   (d) il calendario indicativo proposto per la scissione transfrontaliera;
   (e) le probabili ripercussioni della scissione transfrontaliera sull’occupazione;
   (f) la data a decorrere dalla quale i titoli o azioni che rappresentano il capitale sociale danno diritto alla partecipazione agli utili, nonché ogni modalità particolare relativa a tale diritto;
   (g) la data o le date a decorrere da cui le operazioni della società scissa si considerano, dal punto di vista contabile, compiute dalle società beneficiarie;
   (h) tutti i vantaggi particolari attribuiti ai membri degli organi di amministrazione, di direzione, di vigilanza o di controllo della società scissa;
   (i) i diritti accordati dalle società beneficiarie ai soci della società scissa titolari di diritti speciali o ai possessori di titoli diversi dalle azioni che rappresentano il capitale sociale della società scissa ovvero le misure proposte nei loro confronti;

   (j) gli atti costitutivi, se del caso, e lo statuto, se quest'ultimo forma oggetto di un atto separato, delle società beneficiarie e, in caso di scissione parziale, le modifiche dell’atto costitutivo della società scissa;
   (k) se del caso, informazioni sulle procedure secondo le quali sono stabilite a norma dell’articolo 160 quindecies le modalità relative al coinvolgimento dei lavoratori nella definizione dei loro diritti di partecipazione nelle società beneficiarie ▌;
   (l) la descrizione esatta del patrimonio attivo e passivo della società scissa e una dichiarazione sul modo in cui attività e passività saranno ripartite tra le società beneficiarie o conservate nella società scissa in caso di scissione parziale, compresa l’indicazione del trattamento da riservare al patrimonio non assegnato espressamente nel progetto di scissione transfrontaliera, quali le attività o passività ignote alla data di redazione del progetto di scissione transfrontaliera;
   (m) informazioni sulla valutazione delle attività e passività attribuite a ciascuna impresa interessata dalla scissione transfrontaliera;
   (n) la data dei conti della società scissa, che è usata per stabilire le condizioni della scissione transfrontaliera;
   (o) nel caso, l’assegnazione ai soci della società scissa di azioni e titoli delle società beneficiarie o della società scissa o delle une e dell’altra, e il criterio sul quale si fonda l’assegnazione;
   (p) dati sul corrispettivo in denaro offerto ai soci ▌, in conformità dell’articolo 160 terdecies;
   (q) le garanzie, quali garanzie e pegni, se offerte ai creditori.

Articolo 160 octies

Relazione dell’organo di direzione o di amministrazione ai soci e ai dipendenti

1.  L'organo di direzione o di amministrazione della società scissa redige una relazione destinata ai soci e ai dipendenti nella quale illustra e giustifica gli aspetti giuridici ed economici della scissione transfrontaliera ed espone le implicazioni della scissione transfrontaliera per i dipendenti.

2.  La relazione prevista al paragrafo 1 illustra in particolare le implicazioni della scissione transfrontaliera per l'attività futura delle società.

Essa comprende altresì una sezione destinata ai soci e una sezione destinata ai lavoratori.

3.  La sezione della relazione destinata ai soci illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (a bis) la spiegazione del corrispettivo in denaro e del metodo utilizzato per stabilirlo;
   (b) la spiegazione ▌del rapporto di cambio delle azioni e del metodo utilizzato per stabilirlo, se applicabile;

   (d) le implicazioni della scissione transfrontaliera per i soci;
   (e) i diritti e i mezzi di ricorso di cui dispongono i soci ▌a norma dell’articolo 160 terdecies.

4.  La sezione della relazione destinata ai soci non è obbligatoria se tutti i soci della società hanno concordato di prescindere dalla sua presentazione. Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo.

5.  La sezione della relazione destinata ai dipendenti illustra in particolare gli aspetti seguenti:

   (c bis) le implicazioni della scissione transfrontaliera per il rapporto di lavoro come anche, se del caso, le eventuali misure per salvaguardarlo;
   (c ter) le eventuali modifiche rilevanti delle condizioni d'impiego applicabili e dell'ubicazione delle sedi di attività della società;
   (d) il modo in cui gli elementi di cui alle lettere c bis) e c ter) incidono anche sulle imprese controllate.

6.  I soci sono informati se l'organo di direzione o di amministrazione della società scissa riceve in tempo utile un parere sulle parti della relazione di cui ai paragrafi 1, 2 e 4, espresso dai rappresentanti dei lavoratori della società o, in loro mancanza, dai lavoratori stessi, secondo quanto previsto dalla legge nazionale; il parere è accluso alla relazione.

7.  La sezione destinata ai dipendenti non è necessaria se la società e le sue eventuali controllate hanno come unici dipendenti i membri dell'organo di direzione o di amministrazione.

8.  La società può decidere se elaborare un'unica relazione contenente le due sezioni di cui ai paragrafi 3 e 4 o se elaborare due relazioni separate, destinate rispettivamente ai soci e ai dipendenti.

9.   La relazione prevista al paragrafo 1 o le relazioni previste al paragrafo 5 sono in ogni caso messe a disposizione dei soci e dei rappresentanti dei lavoratori della società scissa o, in loro mancanza, dei lavoratori stessi in forma elettronica, unitamente al progetto di scissione transfrontaliera, se disponibile, almeno sei settimane prima della data dell'assemblea di cui all'articolo 160 duodecies.

10.   Qualora, conformemente al paragrafo 3, si prescinda dalla sezione destinata ai soci prevista al paragrafo 3 e la sezione destinata ai dipendenti prevista al paragrafo 4 non sia necessaria conformemente al paragrafo 4 bis, la relazione prevista al paragrafo 1 non è obbligatoria.

11.  I paragrafi da 1 a 8 del presente articolo lasciano impregiudicati i diritti e le procedure di informazione e consultazione applicabili introdotti a livello nazionale in attuazione della direttiva 2002/14/CE e della direttiva 2009/38/CE.

Articolo 160 decies

Relazione dell’esperto indipendente

1.  Gli Stati membri provvedono a che un esperto indipendente esamini il progetto di scissione transfrontaliera ed elabori una relazione destinata ai soci che viene messa a loro disposizione almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 160 duodecies ▌. A seconda di quanto previsto dalla legislazione degli Stati membri, l'esperto può essere una persona fisica o una persona giuridica.

2.  La relazione di cui paragrafo 1 comprende in ogni caso il parere dell'esperto in merito alla congruità del corrispettivo in denaro e del rapporto di cambio delle azioni. Con riferimento al corrispettivo in denaro di cui all'articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettera q), l'esperto considera il prezzo di mercato delle azioni della società scissa prima dell'annuncio della proposta di scissione o il valore della società, prescindendo dall'effetto della scissione proposta, calcolato secondo metodi di valutazione generalmente riconosciuti. La relazione deve almeno:

   (a) indicare il metodo utilizzato per la determinazione del corrispettivo in denaro proposto;
   (b) indicare il metodo utilizzato per la determinazione del rapporto di cambio delle azioni proposto;
   (c) precisare se tali metodi sono adeguati per valutare il corrispettivo in denaro e il rapporto di cambio delle azioni, indicare il valore ottenuto utilizzando tali metodi e fornire un parere sull'importanza relativa attribuita a tali metodi nella determinazione del valore adottato;
   (d) descrivere le eventuali difficoltà particolari di valutazione.

L'esperto ha il diritto di chiedere alla società scissa tutte le informazioni che ritiene necessarie per l'assolvimento dei propri compiti.

3.  L'esame del progetto di scissione transfrontaliera da parte di un esperto indipendente e la relazione dell'esperto non occorrono qualora così decidano tutti i soci della società scissa. Gli Stati membri possono escludere le società unipersonali dalle disposizioni del presente articolo.

Articolo 160 undecies

Pubblicità

1.  Gli Stati membri dispongono che i documenti seguenti siano comunicati e pubblicati nel registro dello Stato membro della società scissa ▌almeno un mese prima della data dell'assemblea prevista all'articolo 160 duodecies:

   (a) il progetto di scissione transfrontaliera;

   (b) un avviso che informa i soci, i creditori e i rappresentanti dei lavoratori della società scissa o, in loro mancanza, i lavoratori stessi della possibilità di presentare alla società, almeno cinque giorni lavorativi prima della data dell'assemblea, osservazioni sul progetto di scissione transfrontaliera.

Gli Stati membri possono esigere che la relazione dell'esperto indipendente, se elaborata in conformità dell'articolo 160 decies, sia comunicata e pubblicata nel registro.

Gli Stati membri provvedono a che la società sia in grado di escludere le informazioni riservate dalla pubblicità della relazione dell'esperto indipendente.

I documenti cui è stata data pubblicità in conformità del presente paragrafo sono accessibili anche mediante il sistema previsto all'articolo 22.

2.  Gli Stati membri possono esonerare la società scissa dall’obbligo di pubblicità imposto dal paragrafo 1 se, per un periodo continuativo avente inizio non più tardi di un mese prima della data fissata per l’assemblea prevista all'articolo 160 duodecies e avente termine non prima della conclusione di detta assemblea, pubblica i documenti di cui al paragrafo 1 nel suo sito web, senza costi per il pubblico.

Tuttavia, gli Stati membri non subordinano tale esonero a requisiti o limitazioni diversi da quelli necessari a garantire la sicurezza del sito web e l’autenticità di detti documenti, tranne nel caso e solamente nella misura in cui il requisito o la limitazione siano proporzionati al conseguimento di detti obiettivi.

3.  Nell’ambito della divulgazione del progetto di scissione transfrontaliera a norma del paragrafo 2 del presente articolo, la società scissa trasmette al registro, almeno un mese prima della data dell’assemblea prevista all'articolo 160 duodecies, le informazioni seguenti, cui deve essere data pubblicità:

   (a) la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale della società scissa e la forma giuridica, la denominazione e la sede sociale proposte per la o le società neocostituite derivanti dalla scissione transfrontaliera;
   (b) il registro presso il quale sono stati depositati gli atti di cui all’articolo 14 riferiti alla società scissa e il relativo numero di iscrizione in tale registro;
   (c) l’indicazione delle modalità di esercizio dei diritti da parte dei creditori, dei dipendenti e dei soci;
   (d) l'indicazione del sito web nel quale sono accessibili per via telematica, gratuitamente, il progetto di scissione transfrontaliera, l’avviso e la relazione dell’esperto previsti al paragrafo 1 e informazioni esaurienti sulle modalità di cui alla lettera c).

4.  Gli Stati membri provvedono a che sia possibile assolvere per via telematica gli obblighi imposti dai paragrafi 1 e 3 nella loro totalità, senza che i richiedenti debbano recarsi di persona da alcuna autorità competente nello Stato membro interessato, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.  Oltre alla pubblicità prevista ai paragrafi 1, 2 e 3, gli Stati membri possono esigere che il progetto di scissione transfrontaliera o le informazioni previste al paragrafo 3 siano pubblicati nella gazzetta ufficiale nazionale o tramite una piattaforma elettronica centrale, conformemente all'articolo 16, paragrafo 3. In tal caso provvedono a che il registro trasmetta alla gazzetta ufficiale nazionale le informazioni d’interesse.

6.  Gli Stati membri provvedono a che la documentazione prevista al paragrafo 1 o le informazioni previste al paragrafo 3 siano accessibili al pubblico gratuitamente tramite il sistema di interconnessione dei registri.

Inoltre provvedono a che, per la pubblicità prevista ai paragrafi 1 e 3 e, se applicabile, per la pubblicazione di cui al paragrafo 5, il registro imponga alla società ▌oneri non superiori al recupero dei costi ▌di erogazione di tali servizi.

Articolo 160 duodecies

Approvazione dell’assemblea

1.  Dopo aver preso conoscenza delle relazioni di cui agli articoli 160 octies ▌e 160 decies, se applicabili, dei pareri espressi dai dipendenti in conformità dell'articolo 160 octies e delle osservazioni presentate in conformità dell'articolo 160 undecies, l’assemblea della società scissa delibera mediante risoluzione se approvare il progetto di scissione transfrontaliera e se modificare l'atto costitutivo e lo statuto, se quest'ultimo forma oggetto di un atto separato.

2.  L’assemblea può subordinare la realizzazione della scissione transfrontaliera alla condizione che l’assemblea stessa approvi espressamente le modalità previste all’articolo 160 quindecies.

3.  Gli Stati membri dispongono che la maggioranza necessaria per l'approvazione ▌ del progetto di scissione transfrontaliera o di qualsiasi modifica dello stesso sia pari ad almeno due terzi ma a non oltre il 90 % dei voti attribuiti alle azioni o al capitale sottoscritto rappresentati nell'assemblea. In nessun caso la percentuale minima di voti è superiore a quella che il diritto nazionale prevede per l’approvazione di una fusione transfrontaliera.

4.  Se una clausola del progetto di scissione transfrontaliera o una qualsiasi modifica dell'atto costitutivo della società scissa determina un aumento degli obblighi economici di un azionista nei confronti della società o di terzi, gli Stati membri possono prevedere in tali circostanze specifiche che la clausola o la modifica dell'atto costitutivo della società scissa siano approvati dall'azionista interessato, a condizione che detto azionista non sia in grado di esercitare i diritti enunciati all'articolo 160 terdecies.

5.  Gli Stati membri impediscono che l’approvazione della scissione transfrontaliera deliberata dall’assemblea possa essere contestata per il solo motivo:

   (a) dell’incongruità del rapporto di cambio delle azioni previsto all’articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettera b);
   (b) dell’incongruità del corrispettivo in denaro previsto all’articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettera q);
   (c) della mancata conformità ai requisiti giuridici delle informazioni fornite in merito alle lettere a) e b).

Articolo 160 terdecies

Protezione dei soci

1.  Gli Stati membri provvedono a che quanto meno i soci che hanno votato contro l’approvazione del progetto di scissione transfrontaliera abbiano il diritto di alienare le loro azioni, contro un congruo corrispettivo in denaro, alle condizioni stabilite ai paragrafi da 2 a 6, purché, per effetto della scissione, acquistino azioni delle società beneficiarie, che sono disciplinate dal diritto di uno Stato membro diverso da quello della società scissa.

Gli Stati membri possono riconoscere tale diritto anche ad altri soci della società scissa.

Gli Stati membri possono esigere che l'opposizione esplicita al progetto di scissione transfrontaliera e/o l'intenzione dei soci di esercitare il loro diritto di alienare le loro azioni siano adeguatamente documentati al più tardi nell'assemblea prevista all'articolo 160 duodecies. Gli Stati membri possono permettere che la registrazione dell'obiezione al progetto di scissione transfrontaliera sia considerata un'adeguata documentazione di un voto contrario.

2.  Gli Stati membri fissano il termine entro il quale i soci di cui al paragrafo 1 sono tenuti a comunicare alla società scissa la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni. Tale termine cade entro un mese dall'assemblea prevista all'articolo 160 duodecies. Gli Stati membri provvedono a che la società scissa fornisca un indirizzo elettronico al quale trasmettere tale dichiarazione per via elettronica.

3.  Gli Stati membri fissano inoltre il termine entro il quale deve essere erogato il corrispettivo in denaro specificato nel progetto di scissione transfrontaliera. Tale termine non può cadere più di due mesi dopo la data in cui, conformemente all'articolo 160 unvicies, la scissione transfrontaliera ha efficacia.

4.  Gli Stati membri provvedono a che il socio che ha comunicato la sua decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni ma che ritiene incongruo il corrispettivo in denaro offerto dalla società scissa abbia il diritto di chiedere alle autorità competenti o agli organismi incaricati a norma del diritto nazionale un conguaglio in denaro. Gli Stati membri fissano una data limite per la domanda relativa al conguaglio in denaro.

Gli Stati membri possono disporre che la decisione finale in merito alla corresponsione di un conguaglio in denaro si applichi ai soci della società scissa che hanno comunicato la loro decisione di esercitare il diritto di alienare le proprie azioni conformemente al paragrafo 2.

5.   Gli Stati membri provvedono a che i diritti previsti ai paragrafi da 1 a 5 siano disciplinati dal diritto nazionale dello Stato membro cui è soggetta la società scissa e che la competenza esclusiva a risolvere qualsiasi controversia relativa a tali diritti spetti allo Stato membro della società scissa.

6.   Gli Stati membri provvedono a che i soci della società scissa che non avevano o che non hanno esercitato il diritto di alienare le proprie azioni ma che considerano incongruo il rapporto di cambio delle azioni possano contestare ▌il rapporto fissato nel progetto di scissione transfrontaliera e chiedere un conguaglio in denaro. Tale procedura è avviata dinanzi alle autorità competenti o agli organismi incaricati a norma del diritto nazionale della società scissa entro il termine stabilito dal diritto nazionale di tale Stato membro; essa non impedisce la registrazione della scissione transfrontaliera. La decisione è vincolante per le società beneficiarie e, in caso di scissione parziale, anche per la società scissa.

7.  Gli Stati membri possono altresì disporre che la società beneficiaria interessata e, in caso di scissione parziale, anche la società scissa abbiano la facoltà di corrispondere il conguaglio mediante attribuzione di un pacchetto azionario o altro corrispettivo anziché in denaro.

Articolo 160 quaterdecies

Protezione dei creditori

1.  Gli Stati membri prevedono un adeguato sistema di tutela degli interessi dei creditori le cui pretese siano anteriori alla pubblicità del progetto di scissione transfrontaliera e che non siano ancora scadute al momento della pubblicità. Gli Stati membri provvedono a che, entro tre mesi dalla pubblicità del progetto di scissione transfrontaliera prevista all'articolo 160 undecies, il creditore che non è soddisfatto delle garanzie offerte nel progetto di scissione transfrontaliera, di cui all'articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettera r), possa rivolgersi alla competente autorità amministrativa o giudiziaria per ottenere garanzie adeguate, a condizione che possa dimostrare, in modo credibile, che la scissione transfrontaliera pregiudica le sue pretese e che la società non ha fornito adeguate garanzie.

Gli Stati membri provvedono a che le garanzie siano subordinate all'efficacia della scissione transfrontaliera a norma dell'articolo 160 unvicies.

2.  Se la società ▌cui sono assegnate le passività del creditore della società scissa non adempie il corrispondente obbligo, le altre società beneficiarie, nonché la società scissa in caso di scissione parziale o scissione tramite separazione, sono responsabili di tale obbligo in solido con la ▌società cui sono assegnate le passività. Ciascuna società interessata dalla scissione è tuttavia responsabile in solido per un importo massimo pari al valore che il patrimonio netto assegnatole rappresenta alla data di efficacia della scissione.

3.   Gli Stati membri possono esigere che l'organo di direzione o di amministrazione della società scissa fornisca una dichiarazione accurata della situazione finanziaria attuale della società alla data della dichiarazione, che non può precedere di più di un mese la sua pubblicità. Nella dichiarazione detto organo afferma che a sua conoscenza, viste le informazioni di cui dispone alla data della dichiarazione ed effettuate indagini ragionevoli, nulla indica che una delle società beneficiarie, nonché la società scissa in caso di scissione parziale, possa, una volta che la scissione avrà efficacia, non essere in grado di rispondere, alla scadenza, delle passività assegnatele in base al progetto di scissione transfrontaliera. La dichiarazione è resa pubblica unitamente al progetto di scissione transfrontaliera a norma dell'articolo 160 undecies.

4.  I paragrafi 1, 2 e 3 lasciano impregiudicata l’applicazione della normativa nazionale dello Stato membro della società scissa in materia di soddisfacimento dei pagamenti o di garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici.

Articolo 160 quaterdecies bis

Informazione e consultazione dei lavoratori

1.  Gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati in relazione alla scissione transfrontaliera e siano esercitati in conformità del quadro giuridico istituito dalla direttiva 2002/14/CE e dalla direttiva 2001/23/CE, qualora la scissione transfrontaliera sia considerata un trasferimento di impresa a norma della direttiva 2001/23/CE, nonché, se del caso, dalla direttiva 2009/38/CE per le imprese e i gruppi di imprese di dimensioni comunitarie. Gli Stati membri possono decidere di applicare i diritti di informazione e consultazione a società che non siano quelle di cui all'articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 2002/14/CE.

2.  Nonostante l'articolo 160 octies, paragrafo 6, e l'articolo 160 undecies, paragrafo 1, lettera b), gli Stati membri provvedono a che i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori siano rispettati quanto meno prima che si deliberi sul progetto di scissione transfrontaliera o sulla relazione di cui all'articolo 160 octies, a seconda di quale data sia anteriore, in modo da dare ai lavoratori una risposta motivata prima dell'assemblea prevista all'articolo 160 duodecies.

3.  Senza pregiudizio di eventuali disposizioni e/o pratiche in vigore più favorevoli ai lavoratori, gli Stati membri definiscono le modalità pratiche per l'esercizio del diritto di informazione e consultazione conformemente all'articolo 4 della direttiva 2002/14/CE.

Articolo 160 quindecies

Partecipazione dei lavoratori

1.  Fatto salvo il paragrafo 2, ciascuna società beneficiaria è soggetta alle disposizioni vigenti in materia di partecipazione dei lavoratori, ove esistano, nello Stato membro in cui è situata la sua sede sociale.

2.  Le disposizioni vigenti in materia di partecipazione dei lavoratori, ove esistano, nello Stato membro in cui è situata la sede sociale della società derivante dalla scissione transfrontaliera non si applicano se, nei sei mesi precedenti la pubblicazione del progetto di scissione transfrontaliera previsto dall’articolo 160 sexies, la società scissa ha alle sue dipendenze un numero medio di lavoratori pari ai quattro quinti della soglia che il diritto dello Stato membro cui appartiene impone per la partecipazione dei lavoratori ai sensi dell’articolo 2, lettera k), della direttiva 2001/86/CE oppure se la legislazione nazionale applicabile a ciascuna delle società beneficiarie:

   (a) non prevede un livello di partecipazione dei lavoratori almeno identico a quello attuato nella società scissa prima della scissione, misurato con riferimento alla quota di rappresentanti dei lavoratori tra i membri dell’organo di amministrazione o dell’organo di vigilanza o dei rispettivi comitati o del gruppo dirigente competente per i centri di profitto della società, qualora sia prevista la rappresentanza dei lavoratori, oppure
   (b) non prevede, per i lavoratori di stabilimenti delle società beneficiarie situati in altri Stati membri, un diritto ad esercitare diritti di partecipazione identico a quello di cui godono i lavoratori impiegati nello Stato membro in cui è situata la sede sociale della società beneficiaria.

3.  Nei casi di cui al paragrafo 2 la partecipazione dei lavoratori nelle società derivanti dalla scissione transfrontaliera e il loro coinvolgimento nella definizione dei relativi diritti sono disciplinati dagli Stati membri, mutatis mutandis e fatti salvi i paragrafi da 4 a 7, secondo i principi e le modalità di cui all’articolo 12, paragrafi 2 e 4, del regolamento (CE) n. 2157/2001 e a norma delle disposizioni seguenti della direttiva 2001/86/CE:

   (a) articolo 3, paragrafo 1; articolo 3, paragrafo 2, lettera a), punto i); articolo 3, paragrafo 2, lettera b); articolo 3, paragrafo 3; articolo 3, paragrafo 4, prime due frasi; ▌articolo 3, paragrafo 5 ▌, e articolo 3, paragrafo 7;
   (b) articolo 4, paragrafo 1; articolo 4, paragrafo 2, lettere a), g) e h); articolo 4, paragrafo 3, e articolo 4, paragrafo 4;
   (c) articolo 5;
   (d) articolo 6;
   (e) articolo 7, paragrafo 1, tranne il secondo trattino della lettera b);
   (f) articoli 8, ▌10, 11 e 12;
   (g) allegato, parte terza, lettera a).

4.  Nello stabilire i principi e le modalità di cui al paragrafo 3 gli Stati membri:

   (a) conferiscono alla delegazione speciale di negoziazione il diritto di decidere, alla maggioranza dei due terzi dei suoi membri che rappresenti almeno due terzi dei lavoratori, di non avviare negoziati o di porre termine ai negoziati già avviati e di attenersi alle disposizioni in materia di partecipazione vigenti nello Stato membro di ciascuna delle società beneficiarie;
   (b) possono stabilire, qualora in seguito a negoziati preliminari si applichino le disposizioni di riferimento per la partecipazione e nonostante tali disposizioni, di limitare la quota di rappresentanti dei lavoratori nell’organo di amministrazione delle società beneficiarie. Tuttavia, qualora nella società scissa i rappresentanti dei lavoratori costituiscano almeno un terzo dell’organo di amministrazione o di vigilanza, tale limitazione non può in alcun caso tradursi in una quota di rappresentanti dei lavoratori nell’organo di amministrazione inferiore a un terzo;
   (c) provvedono a che le norme sulla partecipazione applicabili prima della scissione transfrontaliera continuino ad applicarsi fino alla data di applicazione di norme concordate successivamente o, in mancanza di queste, fino all'applicazione di disposizioni di riferimento in conformità dell'allegato, parte terza, lettera a), della direttiva 2001/86/CE.

5.  L’estensione dei diritti di partecipazione ai lavoratori delle società beneficiarie impiegati in altri Stati membri, di cui al paragrafo 2, lettera b), non comporta l’obbligo, per gli Stati membri che optano per questa formula, di tener conto di tali lavoratori al momento di calcolare l’ordine di grandezza delle soglie che fanno scattare i diritti di partecipazione in virtù della legislazione nazionale.

6.  Se una delle società beneficiarie è destinata ad essere gestita in regime di partecipazione dei lavoratori in conformità delle norme richiamate al paragrafo 2, la società è obbligata ad assumere una forma giuridica che assicuri l’esercizio dei diritti di partecipazione.

7.  La società beneficiaria che è gestita in regime di partecipazione dei lavoratori è obbligata ad adottare provvedimenti per garantire la tutela dei diritti di partecipazione dei lavoratori in caso di operazioni di trasformazione, fusione o scissione nazionale o transfrontaliera effettuate nei quattro anni successivi alla data di efficacia della scissione transfrontaliera, applicando, mutatis mutandis, le disposizioni stabilite nei paragrafi da 1 a 6.

8.  La società comunica immediatamente ai dipendenti o ai loro rappresentanti l'esito dei negoziati sulla partecipazione dei lavoratori.

Articolo 160 sexdecies

Certificato preliminare alla scissione

1.  Gli Stati membri designano l'organo giurisdizionale, il notaio o altra/altre autorità competenti ("l'autorità competente") a controllare la legalità della scissione transfrontaliera per la parte della procedura disciplinata dal diritto dello Stato membro della società scissa e a rilasciare il certificato preliminare alla scissione attestante il soddisfacimento di tutte le condizioni applicabili e il regolare adempimento di tutte le procedure e formalità in detto Stato membro.

In tale adempimento delle procedure e delle formalità può rientrare il soddisfacimento dei pagamenti, o la garanzia dei pagamenti o degli obblighi non pecuniari nei confronti di enti pubblici, o il rispetto di particolari prescrizioni settoriali, compresa la garanzia dei pagamenti o degli obblighi derivanti da procedimenti in corso.

2.  Gli Stati membri provvedono a che la domanda di certificato preliminare alla scissione presentata dalla società scissa sia corredata:

   (a) del progetto di scissione previsto all’articolo 160 sexies;
   (b) della relazione e del parere allegato, se esistente, previsti all'articolo 160 octies, nonché della relazione prevista all'articolo 160 decies, ove siano disponibili;
   (b bis) delle eventuali osservazioni presentate conformemente all'articolo 160 undecies, paragrafo 1;
   (c) di informazioni sull'approvazione da parte dell'assemblea ▌di cui all'articolo 160 duodecies.

3.  Gli Stati membri possono esigere che la domanda di certificato preliminare alla scissione sia corredata di informazioni supplementari, concernenti segnatamente:

   (a) il numero di dipendenti nel momento in cui è stato redatto il progetto di scissione;
   (b) le controllate e la loro rispettiva ubicazione geografica;
   (c) il soddisfacimento degli obblighi della società nei confronti di enti pubblici.

Ai fini del presente paragrafo, le autorità competenti possono richiedere ad altre autorità pertinenti le informazioni in questione, qualora esse non siano state fornite.

4.   Gli Stati membri provvedono a che sia possibile presentare per via telematica la domanda prevista ai paragrafi 2 e 2 bis nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che occorra recarsi di persona dall'autorità competente indicata al paragrafo 1, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

5.   Riguardo alle disposizioni sulla partecipazione dei lavoratori previste all’articolo 160 quindecies, l'autorità competente dello Stato membro della società scissa verifica se il progetto di scissione transfrontaliera, previsto all’articolo 160 sexies, riporta informazioni sulle procedure secondo le quali sono stabilite le modalità applicabili e sulle relative alternative possibili.

6.   Ai fini del controllo ▌previsto al paragrafo 1 l'autorità competente esamina:

   (a) tutte le informazioni e tutti i documenti trasmessi all'autorità conformemente ai paragrafi 2 e 2 bis;
   (c) nel caso, la segnalazione della società dell’avvenuto avvio della procedura di cui all’articolo 160 quindecies, paragrafi 3 e 4.

7.  Gli Stati membri provvedono a che ▌la valutazione di cui al paragrafo 1 sia effettuata entro tre mesi dalla data di ricevimento dei documenti e della notizia dell'approvazione della scissione transfrontaliera da parte dell'assemblea della società. La valutazione sfocia in uno degli esiti seguenti:

   (a) l'autorità competente rilascia il certificato preliminare alla scissione se viene stabilito che la scissione transfrontaliera ▌soddisfa tutte le condizioni applicabili, e che sono state espletate tutte le procedure e le formalità necessarie;
   (b) l'autorità competente non rilascia il certificato preliminare alla scissione, informando la società dei motivi della decisione assunta, se viene stabilito che la scissione transfrontaliera ▌non soddisfa tutte le condizioni applicabili o che non sono state espletate tutte le procedure e/o le formalità necessarie ▌. In tal caso l'autorità competente può dare alla società la possibilità di soddisfare le condizioni applicabili o di espletare le procedure e formalità entro un lasso di tempo adeguato.

8.  Gli Stati membri provvedono a che l'autorità competente non rilasci il certificato preliminare alla scissione qualora venga stabilito, in conformità del diritto nazionale, che una scissione transfrontaliera è effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali.

9.  Se, alla luce del controllo della legalità previsto al paragrafo 1, l'autorità competente nutre seri dubbi quanto al fatto che la scissione transfrontaliera sia effettuata a fini illeciti o fraudolenti, che conducono o sono finalizzati all'evasione o all'elusione del diritto nazionale o dell'Unione europea, o con finalità criminali, l'autorità tiene conto dei fatti e delle circostanze d'interesse, quali, se pertinenti e non considerati separatamente, gli elementi indicativi di cui sia venuta a conoscenza nel corso del controllo della legalità di cui al paragrafo 1, anche consultando le autorità interessate. La valutazione ai fini del presente paragrafo è effettuata caso per caso, secondo una procedura disciplinata dal diritto nazionale.

10.  Qualora ai fini della valutazione di cui al paragrafo 7 sia necessario tener conto di informazioni supplementari o svolgere ulteriori attività investigative, il periodo di tre mesi di cui al paragrafo 6 può essere prorogato al massimo di altri tre mesi.

11.  Qualora, a causa della complessità della procedura transfrontaliera, non sia possibile effettuare la valutazione entro i termini di cui al presente articolo, gli Stati membri provvedono affinché i motivi dell'eventuale ritardo siano comunicati al richiedente prima della scadenza del termine originario.

12.  Gli Stati membri provvedono affinché le autorità competenti designate a norma del paragrafo 1 possano consultare altre autorità competenti nei vari settori interessati dalla scissione transfrontaliera, comprese quelle dello Stato membro delle società beneficiarie, e ottenere da tali autorità e dalla società le informazioni e i documenti necessari per effettuare il controllo della legalità, all'interno del quadro procedurale previsto dal diritto nazionale. Nella valutazione l'autorità competente può avvalersi di un esperto indipendente.

Articolo 160 octodecies

▌Trasmissione del certificato preliminare alla scissione

2.  Gli Stati membri provvedono a che il certificato preliminare alla scissione sia condiviso con le autorità di cui all’articolo 160 novodecies, paragrafo 1, ▌attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell’articolo 22.

Gli Stati membri provvedono inoltre a che il certificato preliminare alla scissione sia disponibile attraverso il sistema di interconnessione dei registri istituito a norma dell'articolo 22.

3.  L'accesso alle informazioni di cui al paragrafo 2 è gratuito per le autorità competenti di cui all'articolo 160 novodecies, paragrafo 1, e per i registri.

Articolo 160 novodecies

Controllo della legalità della scissione transfrontaliera

1.  Gli Stati membri designano l'organo giurisdizionale, il notaio o altra autorità competente a controllare la legalità della scissione transfrontaliera per la parte della relativa procedura di realizzazione disciplinata dal diritto degli Stati membri delle società beneficiarie e ad approvare la scissione transfrontaliera se sono state regolarmente adempiute tutte le condizioni e formalità applicabili ▌in detti Stati membri.

L’autorità competente si accerta in particolare che le società beneficiarie proposte rispettino le disposizioni del diritto nazionale relative alla costituzione in società e all'iscrizione nel registro delle società e, se applicabile, che siano state stabilite modalità relative alla partecipazione dei lavoratori a norma dell’articolo 160 quindecies.

2.  Ai fini del paragrafo 1 la società scissa trasmette a ciascuna delle autorità di cui al paragrafo 1 il progetto di scissione transfrontaliera approvato dall’assemblea a norma dell’articolo 160 duodecies.

3.  Ciascuno Stato membro provvede a che la società che effettua la scissione transfrontaliera possa presentare per via telematica la domanda prevista al paragrafo 1 nella sua totalità, compresi i documenti e le informazioni necessari, senza che i richiedenti debbano recarsi di persona dall'autorità competente indicata al paragrafo 1, conformemente alle disposizioni pertinenti del titolo I, capo III.

4.  L'autorità competente indicata al paragrafo 1 approva la scissione transfrontaliera non appena ultimata la verifica del soddisfacimento delle condizioni applicabili.

5.  L’autorità competente indicata al paragrafo 1 accetta il certificato preliminare alla scissione di cui all'articolo 160 octodecies, paragrafo 2, quale documento attestante a titolo definitivo il regolare adempimento delle procedure e formalità preliminari alla scissione nello Stato membro della società scissa, in mancanza del quale la scissione transfrontaliera non può essere approvata.

Articolo 160 vicies

Registrazione

1.  Il diritto ▌degli Stati membri della società scissa e delle società beneficiarie ▌stabilisce le modalità con cui dare, nel rispettivo territorio, in conformità dell’articolo 16, comunicazione nel registro dell’avvenuta scissione transfrontaliera ▌.

2.  Gli Stati membri provvedono a che almeno le informazioni seguenti siano inserite nel rispettivo registro, che è disponibile ed accessibile al pubblico attraverso il sistema previsto all’articolo 22:

   (a) ▌nel registro degli Stati membri delle società beneficiarie, che la registrazione della società beneficiaria è la conseguenza di una scissione transfrontaliera;
   (b) nel registro degli Stati membri delle società beneficiarie, la data di registrazione delle società beneficiarie;
   (c) nel registro dello Stato membro della società scissa, in caso di scissione totale, la data di cancellazione dal registro ▌;
   (d) nel registro dello Stato membro della società scissa, che la cancellazione o il depennamento della società dal registro è la conseguenza di una scissione transfrontaliera;
   (e) nei registri degli Stati membri della società scissa e delle società beneficiarie, rispettivamente il numero di iscrizione, la denominazione e la forma giuridica della società scissa e delle società beneficiarie.

3.  Gli Stati membri provvedono a che il registro di ciascuno Stato membro delle società beneficiarie trasmetta al registro dello Stato membro della società scissa, attraverso il sistema previsto all’articolo 22, comunicazione dell’avvenuta registrazione delle società beneficiarie. In caso di scissione totale, la cancellazione della società scissa dal registro ha efficacia immediata al ricevimento di tutte le suddette comunicazioni.

4.  Gli Stati membri provvedono a che il registro dello Stato membro della società scissa trasmetta ai registri degli Stati membri delle società beneficiarie, attraverso il sistema previsto all’articolo 22, comunicazione del fatto che la scissione transfrontaliera ha acquistato efficacia.

Articolo 160 unvicies

Efficacia della scissione transfrontaliera

La data di efficacia della scissione transfrontaliera è stabilita dal diritto dello Stato membro della società scissa. La data cade dopo il completamento dell’esame previsto agli articoli 160 sexdecies ▌e 160 novodecies e dopo il ricevimento di tutte le comunicazioni previste all’articolo 160 vicies, paragrafo 3.

Articolo 160 duovicies

Effetti della scissione transfrontaliera

1.  La scissione transfrontaliera totale effettuata in conformità delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva comporta, in virtù dell'efficacia della scissione transfrontaliera e a partire dalla data di cui all'articolo 160 unvicies, gli effetti seguenti:

   (a) l’intero patrimonio attivo e passivo della società scissa, compresi tutti i contratti, crediti, diritti e obblighi, è trasferito alle società beneficiarie ▌in base alla ripartizione indicata nel progetto di scissione transfrontaliera;
   (b) i soci della società scissa divengono soci delle società beneficiarie in base all’assegnazione delle azioni indicata nel progetto di scissione transfrontaliera, salvo se esercitano il diritto di recesso previsto all’articolo 160 terdecies, paragrafo 1;
   (c) i diritti e gli obblighi della società scissa derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro ed esistenti alla data in cui la scissione transfrontaliera acquista efficacia sono ▌trasferiti alle rispettive società beneficiarie ▌;
   (d) la società scissa si estingue.

2.   La scissione transfrontaliera parziale effettuata in conformità delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva comporta, in virtù dell'efficacia della scissione transfrontaliera e a partire dalla data di cui all'articolo 160 unvicies, gli effetti seguenti:

   (a) una parte del patrimonio attivo e passivo della società scissa, compresi i contratti, crediti, diritti e obblighi, è trasferita alla o alle società beneficiarie e la parte restante ha continuità ▌nella società scissa in base alla ripartizione indicata nel progetto di scissione transfrontaliera;
   (b) almeno alcuni dei soci della società scissa divengono soci della o delle società beneficiarie e almeno alcuni restano soci della società scissa o ancora divengono soci delle une e dell’altra, in base all’assegnazione delle azioni indicata nel progetto di scissione transfrontaliera, salvo se esercitano il diritto di recesso previsto all’articolo 160 terdecies, paragrafo 1;
   (c) i diritti e gli obblighi della società scissa derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro ed esistenti alla data in cui la scissione transfrontaliera acquista efficacia, assegnati alla o alle società beneficiarie in conformità del progetto di scissione transfrontaliera, sono trasferiti alla o alle rispettive società beneficiarie.

3.  La scissione transfrontaliera tramite separazione effettuata in conformità delle disposizioni nazionali di attuazione della presente direttiva comporta, in virtù dell'efficacia della scissione transfrontaliera e a partire dalla data di cui all'articolo 160 unvicies, gli effetti seguenti:

   (a) parte del patrimonio attivo e passivo della società scissa, compresi i contratti, crediti, diritti e obblighi, è trasferita alla o alle società beneficiarie e la parte restante ha continuità nella società scissa in base alla ripartizione indicata nel progetto di scissione transfrontaliera;
   (a bis) le azioni della o delle società beneficiarie sono assegnate alla società scissa;
   (b) i diritti e gli obblighi della società scissa derivanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro ed esistenti alla data in cui la scissione transfrontaliera acquista efficacia, assegnati alla o alle società beneficiarie in conformità del progetto di scissione transfrontaliera, sono trasferiti alla o alle rispettive società beneficiarie.

4.  Gli Stati membri provvedono a che, se il progetto di scissione transfrontaliera non prevede espressamente l’assegnazione di una data attività o passività della società scissa a norma dell'articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettera m), e se la sua assegnazione non è desumibile interpretando il progetto, l’attività, il suo corrispettivo o la passività sia assegnato a tutte le società beneficiarie, o, in caso di scissione parziale o di scissione tramite separazione, a tutte le società beneficiarie e alla società scissa, proporzionalmente alla quota del patrimonio netto attribuito a ciascuna di esse nel progetto di scissione transfrontaliera. Si applica in ogni caso l'articolo 160 quaterdecies, paragrafo 2.

5.   Qualora, in caso di scissione transfrontaliera disciplinata dal presente capo, la legislazione degli Stati membri prescriva formalità particolari per l’opponibilità ai terzi del trasferimento di determinati beni, diritti e obbligazioni apportati dalla società scissa, tali formalità sono adempiute, secondo i casi, dalla società scissa o dalle società beneficiarie.

6.  Gli Stati membri provvedono a vietare lo scambio di azioni di una società beneficiaria contro azioni della società scissa che siano detenute dalla società stessa o da una persona che, pur agendo in nome proprio, opera per conto della società.

Articolo 160 duovicies bis

Formalità semplificate

Qualora una scissione sia effettuata in quanto "scissione tramite separazione" ai sensi dell'articolo 160 ter, punto 3, lettera c), non si applicano l'articolo 160 sexies, paragrafo 1, lettere b), c), f), i), p) e q), e gli articoli 160 octies, 160 decies e 160 terdecies.

Articolo 160 tervicies

Responsabilità dell’esperto indipendente

Gli Stati membri stabiliscono norme che disciplinano almeno la responsabilità civile dell'esperto indipendente incaricato di redigere la relazione prevista all'articolo 160 decies ▌.

Gli Stati membri dispongono di norme atte a garantire che l'esperto, o la persona giuridica per conto della quale l'esperto opera, sia indipendente e non abbia conflitti di interesse con la società che richiede il certificato preliminare alla scissione e che il parere dell'esperto sia imparziale, obiettivo e fornito al fine di fornire assistenza all'autorità competente, conformemente ai requisiti di indipendenza e imparzialità previsti dalla legge applicabile o dalle norme professionali cui l'esperto è soggetto.

Articolo 160 quatervicies

Validità

Non può essere pronunciata la nullità della scissione transfrontaliera che ha acquistato efficacia nelle modalità previste in attuazione della presente direttiva.

Ciò non incide sui poteri degli Stati membri, segnatamente in materia di diritto penale, finanziamento del terrorismo, diritto sociale, tassazione e applicazione della legge, di imporre misure e sanzioni conformemente al diritto nazionale dopo la data alla quale la scissione transfrontaliera ha acquistato efficacia.".

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Articolo 2

Sanzioni

Gli Stati membri stabiliscono le norme relative alle misure e alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate in attuazione della presente direttiva e adottano tutti i provvedimenti necessari per assicurarne l'applicazione. Tali norme possono includere sanzioni penali in caso di violazioni gravi.

Le misure e le sanzioni previste sono effettive, proporzionate e dissuasive.

Articolo 3

Recepimento

1.  Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il [UP: inserire data = ultimo giorno del 36° mese successivo all’entrata in vigore]. Essi comunicano immediatamente alla Commissione il testo di tali disposizioni.

Le disposizioni adottate dagli Stati membri contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di tale riferimento all’atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità del riferimento sono stabilite dagli Stati membri.

2.  Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni principali di diritto interno che adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 4

Relazioni e riesame

1.  Entro quattro anni dal [UP: inserire data = termine per il recepimento della presente direttiva] la Commissione effettua una valutazione della presente direttiva, che comprende una valutazione dell'attuazione dell'informazione, della consultazione e della partecipazione dei lavoratori nel contesto delle operazioni transfrontaliere, inclusa la valutazione delle norme concernenti la quota di rappresentanti dei lavoratori nell’organo di amministrazione della società derivante dall'operazione transfrontaliera, come pure dell'efficacia delle garanzie riguardanti i negoziati sui diritti di partecipazione dei lavoratori tenendo conto della natura dinamica delle società che si sviluppano a livello transfrontaliero, e ne comunica l’esito in una relazione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo, in particolare per quanto concerne l'eventuale necessità di introdurre nel diritto dell'Unione un quadro armonizzato sulla rappresentanza dei lavoratori in seno agli organi di amministrazione, se opportuno corredata di una proposta legislativa.

Gli Stati membri comunicano alla Commissione le informazioni necessarie per la stesura della relazione, in particolare fornendo dati sul numero di trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere, con indicazione della durata e dei costi, dati sui casi in cui il certificato preliminare alla trasformazione è stato rifiutato e dati statistici aggregati sul numero di negoziati sui diritti di partecipazione dei lavoratori nelle operazioni transfrontaliere, nonché dati sul funzionamento e gli effetti delle norme relative alla competenza applicabili alle operazioni transfrontaliere.

2.  Nella relazione sono valutate in particolare le procedure previste al titolo II, capi -I e IV, soprattutto in termini di durata e costi.

3.  La relazione comprende un’analisi di fattibilità relativa alla definizione di norme per le tipologie di scissioni transfrontaliere non contemplate dalla presente direttiva, in particolare le scissioni transfrontaliere mediante incorporazione.

Articolo 5

Entrata in vigore

La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Articolo 6

Destinatari

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a …,

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 62 del 15.2.2019 pag. 24.
(2)* IL TESTO NON È ANCORA STATO OGGETTO DI REVISIONE GIURIDICO-LINGUISTICA.
(3) GU C del , pag. .
(4) Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019.
(5) Direttiva (UE) 2017/1132 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 giugno 2017, relativa ad alcuni aspetti di diritto societario (testo codificato) (GU L 169 del 30.6.2017, pag. 46).
(6)Direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE, 2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE, 2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n. 648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio (GU L 173 del 12.6.2014, pag. 190).
(7)Direttiva 2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori (GU L 80 del 23.3.2002, pag. 29).
(8)Direttiva 2009/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, riguardante l’istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l’informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (rifusione) (GU L 122 del 16.5.2009, pag. 28).
(9) Direttiva 2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva 84/253/CEE del Consiglio (GU L 157 del 9.6.2006, pag. 87).
(10) Direttiva 2001/23/CE del Consiglio, del 12 marzo 2001, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (GU L 82 del 22.3.2001, pag. 16).
(11) Direttiva 2001/86/CE del Consiglio, dell'8 ottobre 2001, che completa lo statuto della Società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori (GU L 294 del 10.11.2001, pag. 22).
(12) Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (GU L 166 del 30.4.2004, pag. 1).
(13)Direttiva 96/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (GU L 18 del 21.1.1997, pag. 1).
(14)Direttiva 98/59/CE del Consiglio, del 20 luglio 1998, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi (GU L 225 del 12.8.1998, pag. 1).
(15)Direttiva (UE) 2016/1164 del Consiglio, del 12 luglio 2016, recante norme contro le pratiche di elusione fiscale che incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno, GU L 193 del 19.7.2016, pag. 1.
(16)Direttiva 2009/133/CE del Consiglio, del 19 ottobre 2009, relativa al regime fiscale comune da applicare alle fusioni, alle scissioni, alle scissioni parziali, ai conferimenti d'attivo ed agli scambi d'azioni concernenti società di Stati membri diversi e al trasferimento della sede sociale di una SE e di una SCE tra Stati membri (GU L 310 del 25.11.2009, pag. 34).
(17)Direttiva (UE) 2015/2376 del Consiglio, dell'8 dicembre 2015, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (GU L 332 del 18.12.2015, pag. 1).
(18)Direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio, del 25 maggio 2016, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale (GU L 146 del 3.6.2016, pag. 8).
(19)Direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda lo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri soggetti all'obbligo di notifica, GU L 139 del 5.6.2018, pag. 1.
(20)Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 maggio 2015, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2006/70/CE della Commissione (GU L 141 del 5.6.2015, pag. 73).
(21) GU C 369 del 17.12.2011, pag. 14.
(22) GU L 123 del 12.5.2016, pag. 1.


Fondo europeo per la difesa ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la difesa (COM(2018)0476 – C8-0268/2018 – 2018/0254(COD))
P8_TA(2019)0430A8-0412/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0476),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, l'articolo 173, paragrafo 3, l'articolo 182, paragrafo 4, l'articolo 183 e l'articolo 188, secondo comma, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0268/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo del 12 dicembre 2018(1),

–  vista la lettera del suo Presidente ai presidenti di commissione del 25 gennaio 2019 che illustra l'approccio del Parlamento ai programmi settoriali del quadro finanziario pluriennale (QFP) dopo il 2020,

–  vista la lettera del 1° aprile 2019 del Consiglio al Presidente del Parlamento europeo, che conferma l'intesa comune raggiunta tra i colegislatori durante i negoziati,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  visti la relazione della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia e i pareri della commissione per gli affari esteri, della commissione per i bilanci e della commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (A8-0412/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso(2);

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) .../... del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la difesa

P8_TC1-COD(2018)0254


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 173, paragrafo 3, l'articolo 182, paragrafo 4, l'articolo 183 e l'articolo 188, secondo comma,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo,

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(3),

considerando quanto segue:

(-1 ter)  Il contesto geopolitico in cui si colloca l'Unione europea è cambiato radicalmente nell'ultimo decennio. La situazione nelle regioni limitrofe dell'Europa è instabile e l'Unione è confrontata a un quadro complesso e difficile, in cui l'avvento di nuove minacce, come attacchi ibridi e cibernetici, si affianca al riemergere di minacce più convenzionali. Di fronte a tale situazione, i cittadini europei e i loro leader politici concordano sul fatto che occorre fare di più, a livello collettivo, nel settore della difesa.

(-1 quater)  Il settore della difensa è caratterizzato da crescenti costi dei materiali difensivi nonché da elevati costi di ricerca e sviluppo (R&S) che limitano l'avvio di nuovi programmi di difesa e incidono direttamente sulla competitività e sulla capacità innovativa della base industriale e tecnologica di difesa europea. Tenuto conto di tale incremento dei costi, lo sviluppo di una nuova generazione di importanti sistemi e nuove tecnologie di difesa dovrebbe essere sostenuto a livello di Unione al fine di intensificare la cooperazione tra gli Stati membri in materia di investimenti nei materiali per la difesa.

(1)  Nel piano d'azione europeo in materia di difesa, adottato il 30 novembre 2016, la Commissione si è impegnata a integrare, potenziare e consolidare gli sforzi di collaborazione degli Stati membri, al fine di sviluppare capacità tecnologiche e industriali di difesa atte a rispondere alle sfide in materia di sicurezza e a promuovere un'industria europea della difesa competitiva, innovativa ed efficiente nell'intera Unione e al di là di essa, sostenendo in tal modo anche la creazione di un mercato della difesa più integrato in Europa e promuovendo la diffusione sul mercato interno di prodotti e tecnologie di difesa europei, riducendo in tal modo la dipendenza da fonti extra UE. La Commissione ha proposto in particolare di creare un Fondo europeo per la difesa ("Fondo") per sostenere gli investimenti nella ricerca congiunta e nello sviluppo congiunto di tecnologie e prodotti della difesa, promuovendo in tal modo sinergie ed efficacia in termini di costi, nonché favorire tra gli Stati membri l'acquisizione e la manutenzione congiunte di materiali per la difesa. Il Fondo integrerebbe i finanziamenti nazionali già utilizzati a tale scopo e dovrebbe incentivare gli Stati membri a cooperare e investire maggiormente nel settore della difesa. Il Fondo sosterrebbe la cooperazione durante l'intero ciclo di vita dei prodotti e delle tecnologie della difesa.

(2)  Il Fondo contribuirebbe alla creazione di una base tecnologica e industriale europea di difesa forte, competitiva e innovativa e andrebbe di pari passo con le iniziative dell'Unione verso una maggiore integrazione del mercato europeo della difesa e, in particolare, con le due direttive(4) sugli appalti e sui trasferimenti all'interno dell'UE nel settore della difesa, adottate nel 2009.

(3)  Sulla base di un approccio integrato e al fine di contribuire al rafforzamento della competitività e della capacità di innovazione dell'industria della difesa dell'Unione, è opportuno istituire un Fondo europeo per la difesa. Il Fondo dovrebbe mirare a migliorare la competitività, l'innovazione, l'efficienza e l'autonomia tecnologica del settore della difesa dell'Unione, contribuendo in tal modo all'autonomia industriale strategica dell'Unione mediante il sostegno alla cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri e tra imprese, centri di ricerca, amministrazioni nazionali, organizzazioni internazionali e università dell'intera Unione nella fase di ricerca sui prodotti e sulle tecnologie della difesa, nonché in quella del loro sviluppo. Al fine di conseguire soluzioni più innovative e un mercato interno aperto, il Fondo dovrebbe sostenere e agevolare l'intensificazione della cooperazione transfrontaliera delle piccole e medie imprese (PMI) e delle imprese a media capitalizzazione operanti nel settore della difesa.

All'interno dell'Unione le carenze in materia di capacità di difesa comuni sono individuate nel quadro della politica di sicurezza e di difesa comune ▌, segnatamente attraverso ▌ il piano di sviluppo delle capacità, mentre l'agenda strategica di ricerca onnicomprensiva individua altresì gli obiettivi comuni della ricerca nel settore della difesa. Altri processi dell'Unione, quali la revisione annuale coordinata sulla difesa e la cooperazione strutturata permanente, sosterranno l'attuazione delle pertinenti priorità attraverso l'individuazione e la promozione delle opportunità di cooperazione rafforzata, al fine di conseguire il livello di ambizione dell'UE in materia di sicurezza e di difesa. Se del caso, potrebbero essere prese in considerazione anche priorità regionali e internazionali, comprese quelle nel contesto dell'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, se sono coerenti con le priorità dell'Unione e non impediscono la partecipazione di alcuno Stato membro o paese associato, tenendo anche conto dell'esigenza di evitare inutili duplicazioni.

(4)  La fase di ricerca e tecnologia è ▌ cruciale in quanto incide sulla capacità e sull'autonomia dell'industria europea in termini di sviluppo di prodotti, nonché sull'indipendenza degli Stati membri in quanto utilizzatori finali nel settore della difesa. La fase di ricerca collegata allo sviluppo delle capacità di difesa può comportare notevoli rischi, in particolare in relazione al basso grado di maturità e al potenziale di rottura delle tecnologie. La fase di sviluppo, che di norma segue la fase di ricerca ▌, comporta anch'essa notevoli rischi e costi che ostacolano l'ulteriore sfruttamento dei risultati della ricerca e hanno un impatto negativo sulla competitività e sull'innovazione dell'industria della difesa dell'Unione. Il Fondo dovrebbe pertanto promuovere il nesso tra le fasi di ricerca e di sviluppo.

(5)  Il Fondo non dovrebbe sostenere la ricerca di base, che dovrebbe invece ricevere il sostegno di altri regimi, ma può contemplare attività di ricerca fondamentale orientate alla difesa come potenziale fondamento per la soluzione di problemi o possibilità riconosciuti o attesi.

(6)  Il Fondo potrebbe sostenere le azioni riguardanti sia nuovi prodotti e tecnologie sia la modernizzazione di prodotti e tecnologie esistenti. Le azioni di modernizzazione di prodotti e tecnologie della difesa esistenti dovrebbero essere ammissibili soltanto laddove le informazioni preesistenti necessarie per eseguire l'azione ▌ non siano sottoposte ad alcuna restrizione da parte di paesi terzi non associati o di soggetti di paesi terzi non associati, tale da rendere impossibile l'esecuzione dell'azione. All'atto della presentazione della domanda di finanziamento dell'Unione, i soggetti giuridici dovrebbero essere tenuti a fornire le informazioni pertinenti per dimostrare l'assenza di restrizioni. In mancanza di tali informazioni non dovrebbe essere possibile concedere il finanziamento dell'Unione.

(6 bis)   Il Fondo dovrebbe garantire un sostegno finanziario alle azioni propizie allo sviluppo di tecnologie dirompenti per la difesa. Poiché le tecnologie dirompenti possono basarsi su concetti o idee che hanno origine da attori non tradizionali per la difesa, è opportuno che il Fondo preveda una sufficiente flessibilità nella consultazione dei portatori di interessi e riguardo al finanziamento e alla gestione di siffatte azioni.

(7)  Per garantire che gli obblighi internazionali dell'Unione e dei suoi Stati membri siano rispettati nell'attuazione del presente regolamento, le azioni relative a prodotti o tecnologie il cui utilizzo, il cui sviluppo e la cui fabbricazione sono vietati dal diritto internazionale non dovrebbero essere finanziate a titolo del Fondo. A tale riguardo, anche l'ammissibilità delle azioni riguardanti nuovi prodotti o tecnologie della difesa ▌ dovrebbe essere soggetta alle evoluzioni del diritto internazionale. Anche le azioni per lo sviluppo di armi autonome letali senza la possibilità di un significativo controllo umano sulle decisioni relative alla selezione e all'ingaggio nell'effettuare attacchi contro esseri umani non dovrebbero essere ammissibili al sostegno finanziario del Fondo, fatta salva la possibilità di finanziare azioni per lo sviluppo di sistemi di allerta rapida e contromisure a fini difensivi.

(8)  La difficoltà di concordare requisiti consolidati in materia di capacità di difesa e specifiche tecniche o norme comuni ostacola la collaborazione transfrontaliera tra gli Stati membri e tra i soggetti giuridici con sede in diversi Stati membri. La mancanza tali requisiti, specifiche e norme ha determinato una frammentazione del settore della difesa e una complessità tecnica maggiori, provocando ritardi, facendo lievitare i costi e creando inutili sovrapposizioni, oltre a ridurre l'interoperabilità. L'accordo su specifiche tecniche comuni dovrebbe essere un presupposto per le azioni che comportano un livello più elevato di maturità tecnologica. Anche le attività ▌ finalizzate a stabilire requisiti comuni in materia di capacità di difesa ▌, come pure le attività che intendono sostenere la definizione comune di specifiche o norme tecniche, dovrebbero essere ammissibili al sostegno a titolo del Fondo, soprattutto se promuovono l'interoperabilità.

(9)  Dato che l'obiettivo del Fondo consiste nel sostenere la competitività, l'efficienza e l'innovazione dell'industria della difesa dell'Unione potenziando e integrando le attività collaborative di ricerca e tecnologia nel settore della difesa ed eliminando i rischi nella fase di sviluppo dei progetti di cooperazione, anche le azioni relative alla ricerca su un prodotto o su una tecnologia della difesa, nonché quelle relative al loro sviluppo, dovrebbero essere ammissibili a beneficiarne. Lo stesso vale anche per la modernizzazione, compresa l'interoperabilità, dei prodotti e delle tecnologie della difesa esistenti.

(10)  Dato che il Fondo mira in particolare a migliorare la cooperazione tra i soggetti giuridici e gli Stati membri in tutta Europa, un'azione dovrebbe essere ammissibile al finanziamento ▌ se è intrapresa da almeno tre soggetti giuridici cooperanti tra loro nell'ambito di un consorzio e con sede in almeno tre diversi Stati membri e/o paesi associati. Almeno tre di tali soggetti ▌ idonei stabiliti in almeno due diversi Stati membri ▌ o paesi associati non dovrebbero essere ▌ controllati, direttamente o indirettamente, dallo stesso soggetto e non dovrebbero controllarsi a vicenda. In tale contesto, il controllo dovrebbe essere inteso come la capacità di esercitare un'influenza determinante su un soggetto giuridico, direttamente o indirettamente, attraverso uno o più soggetti giuridici intermedi. Considerate le specificità delle tecnologie dirompenti per la difesa, come pure degli studi, tali attività potrebbero essere condotte da un unico soggetto giuridico. Al fine di promuovere la cooperazione tra gli Stati membri, il Fondo può sostenere altresì gli appalti pre-commerciali congiunti.

(11)  A norma [riferimento da aggiornare se del caso in base ad una nuova decisione PTOM: articolo 94 della decisione 2013/755/UE del Consiglio(5)], i soggetti stabiliti nei paesi e territori d'oltremare (PTOM) dovrebbero essere ammessi a fruire dei finanziamenti, fatte salve le regole e le finalità del Fondo e le eventuali disposizioni applicabili allo Stato membro cui il PTOM è connesso.

(12)  Poiché il Fondo mira a migliorare la competitività e l'efficienza ▌ dell'industria della difesa dell'Unione, in linea di principio solo i soggetti stabiliti nell'Unione o nei paesi associati che non sono sottoposti a controllo da parte di paesi terzi non associati o di soggetti di paesi terzi non associati dovrebbero poter beneficiare del sostegno. In tale contesto, il controllo dovrebbe essere inteso come la capacità di esercitare un'influenza determinante su un soggetto giuridico, direttamente o indirettamente, attraverso uno o più soggetti giuridici intermedi. Inoltre, al fine di garantire la tutela degli interessi essenziali di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri, le infrastrutture, le attrezzature, i beni e le risorse utilizzati dai destinatari e dai loro subappaltatori in azioni sostenute finanziariamente a titolo del Fondo non dovrebbero essere situati sul territorio di paesi terzi non associati e le loro strutture di gestione esecutiva dovrebbero essere stabilite nell'Unione o in un paese associato. Di conseguenza, un soggetto che è stabilito in un paese terzo non associato o un soggetto che è stabilito nell'Unione o in un paese associato, ma che è dotato di strutture di gestione esecutiva in un paese terzo non associato, non è ammissibile a essere un destinatario o un subappaltatore coinvolto nell'azione. Al fine di garantire la tutela degli interessi essenziali di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri, è opportuno che le medesime condizioni di ammissibilità si applichino anche ai finanziamenti erogati tramite appalti, in deroga all'articolo 176 del regolamento finanziario.

(13)  In determinate circostanze ▌ dovrebbe essere possibile derogare al principio secondo cui i destinatari e i loro subappaltatori coinvolti in un'azione sostenuta a titolo del Fondo non sono sottoposti al controllo di paesi terzi non associati o di soggetti di paesi terzi non associati. In tale contesto, i soggetti giuridici stabiliti nell'Unione o in un paese associato che sono controllati da un paese terzo non associato o da un soggetto di un paese terzo non associato dovrebbero essere idonei quali destinatari o subappaltatori coinvolti nell'azione, purché che siano soddisfatte condizioni rigorose relative agli interessi di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri. La partecipazione di tali soggetti giuridici non dovrebbe essere in contrasto con gli obiettivi del Fondo. I richiedenti dovrebbero fornire tutte le informazioni pertinenti riguardo alle infrastrutture, alle attrezzature, ai beni e alle risorse da utilizzare nell'azione. Dovrebbero essere prese in considerazione anche le preoccupazioni degli Stati membri relative alla sicurezza dell'approvvigionamento.

(13-bis)  Nel quadro delle misure restrittive adottate dall'UE sulla base dell'articolo 29 TUE e 215, paragrafo 2, TFUE, nessun fondo o risorsa economica possono essere messi a disposizione, direttamente o indirettamente, di persone giuridiche, soggetti od organismi designati o a vantaggio di questi ultimi. Tali soggetti designati e i soggetti di loro proprietà o da essi controllati non possono pertanto beneficiare del sostegno finanziario del Fondo.

(13 bis)  Il finanziamento dell'Unione dovrebbe essere concesso a seguito di inviti a presentare proposte su base concorrenziale pubblicati a norma del regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio (il "regolamento finanziario")(6). Tuttavia, in talune circostanze eccezionali debitamente giustificate, il finanziamento dell'Unione può anche essere concesso a norma dell'articolo 195, lettera e), del regolamento finanziario. Poiché l'attribuzione di un finanziamento a norma dell'articolo 195, lettera e), del regolamento finanziario costituisce una deroga alla regola generale secondo cui le sovvenzioni sono attribuite a seguito di inviti a presentare proposte su base concorrenziale, tali circostanze eccezionali dovrebbero essere interpretate in maniera rigorosa. In questo contesto, affinché una sovvenzione possa essere attribuita in assenza di un invito a presentare proposte, la Commissione, assistita dal comitato degli Stati membri (il "comitato"), dovrebbe valutare in che misura l'azione proposta coincide con gli obiettivi del Fondo relativamente alla collaborazione e alla concorrenza industriali transfrontaliere lungo l'intera catena di approvvigionamento.

(14)  Se un consorzio desidera partecipare a un'azione ammissibile e l'assistenza finanziaria dell'Unione deve assumere la forma di sovvenzione, il consorzio dovrebbe nominare uno dei suoi membri come coordinatore, che fungerà da principale punto di contatto.

(15)  Nel caso in cui un'azione ▌ sostenuta finanziariamente a titolo del Fondo sia gestita da un responsabile del progetto nominato dagli Stati membri o da paesi associati, la Commissione dovrebbe consultare il responsabile del progetto prima di effettuare il pagamento ai destinatari, in modo che il responsabile del progetto possa garantire che i destinatari rispettino le scadenze. ▌ Il responsabile del progetto dovrebbe presentare alla Commissione le sue osservazioni sui progressi dell'azione, in modo che la Commissione possa stabilire se sono soddisfatte le condizioni per procedere al pagamento.

(15 bis)  È auspicabile che la Commissione provveda all'attuazione del Fondo in regime di gestione diretta in modo da massimizzarne l'efficacia e l'efficienza e garantire piena coerenza con altre iniziative dell'Unione. Per tale ragione, la Commissione dovrebbe mantenere la responsabilità delle procedure di selezione e di aggiudicazione, anche per quanto riguarda le valutazioni etiche. In casi giustificati, la Commissione può tuttavia affidare determinati compiti di esecuzione per azioni specifiche finanziate dal Fondo agli organismi di cui all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), del regolamento finanziario. Ciò potrebbe avvenire, ad esempio, allorché un responsabile di progetto è stato designato dagli Stati membri che cofinanziando un'azione, purché siano soddisfatti i requisiti del regolamento finanziario. Tale incarico contribuirebbe a razionalizzare la gestione delle azioni cofinanziate e garantirebbe un agevole coordinamento della convenzione di finanziamento con il contratto firmato tra il consorzio e il responsabile del progetto nominato dagli Stati membri che cofinanziano l'azione.

(16)  Per garantire la sostenibilità delle azioni finanziate è necessario che i richiedenti dimostrino che i costi dell'azione che non sono coperti dai finanziamenti dell'Unione siano coperti da altri strumenti di finanziamento.

(17)  Gli Stati membri dovrebbero avere a loro disposizione diversi tipi di meccanismi finanziari per lo sviluppo e l'acquisizione congiunti di capacità di difesa. La Commissione potrebbe fornire diversi tipi di meccanismi cui gli Stati membri potrebbero ricorrere su base volontaria per superare le sfide di ordine finanziario poste dallo sviluppo e dall'acquisizione collaborativi. Il ricorso a tali meccanismi finanziari potrebbe inoltre favorire l'avvio di progetti collaborativi e transfrontalieri nel settore della difesa e aumentare l'efficienza della spesa nel settore, anche per i progetti sostenuti a titolo del Fondo ▌.

(18)  Alla luce delle specificità dell'industria della difesa, settore in cui la domanda proviene quasi esclusivamente dagli Stati membri e dai paesi associati, i quali controllano anche ogni acquisizione di prodotti e di tecnologie della difesa, comprese le esportazioni, il funzionamento del settore della difesa è unico nel suo genere e non segue le norme convenzionali e i modelli commerciali che disciplinano i mercati più tradizionali. L'industria non può pertanto intraprendere importanti progetti autofinanziati di ricerca e sviluppo (R&S) nel settore della difesa e gli Stati membri e i paesi associati finanziano spesso per intero tutti i costi di R&S. Al fine di conseguire gli obiettivi del Fondo, in particolare per incentivare la cooperazione tra soggetti giuridici di diversi Stati membri e paesi associati, e tenendo conto delle specificità del settore della difesa, per le azioni che si svolgono prima della fase di sviluppo dei prototipi dovrebbe essere possibile coprire fino alla totalità dei costi ammissibili.

(19)  La fase dei prototipi è una fase cruciale in cui gli Stati membri o i paesi associati di norma decidono in merito ai loro investimenti consolidati e avviano il processo di acquisizione dei loro prodotti o delle loro tecnologie della difesa futuri. Questo è il motivo per cui, in questa fase specifica, gli Stati membri e i paesi associati concordano gli impegni necessari, compresa la ripartizione dei costi e la proprietà del progetto. Per garantire la credibilità dei loro impegni, l'assistenza finanziaria dell'Unione a titolo del Fondo non dovrebbe di norma superare il 20 % dei costi ammissibili.

(20)  Per quanto riguarda le azioni successive alla fase dei prototipi dovrebbe essere previsto un finanziamento fino all'80 %. Tali azioni, che sono più prossime alla messa a punto dei prodotti e delle tecnologie, possono comunque comportare costi rilevanti.

(21)  I portatori di interessi del settore della difesa si trovano a sostenere costi indiretti specifici, quali i costi per la sicurezza. I portatori di interessi operano inoltre in un mercato specifico in cui, in assenza di domanda da parte degli acquirenti, non possono recuperare i costi di R&S, come invece avviene nel settore civile. È pertanto giustificato consentire un tasso forfettario del 25 %, nonché la possibilità ▌ di addebitare costi indiretti calcolati in conformità alle consuete pratiche contabili dei destinatari, che sono state comunicate alla Commissione, se esse sono accettate dalle loro autorità nazionali per attività analoghe nel settore della difesa. ▌

(21 bis)  Le azioni cui partecipano PMI e imprese a media capitalizzazione transfrontaliere sostengono l'apertura delle catene di approvvigionamento e contribuiscono agli obiettivi del Fondo. Tali azioni dovrebbero pertanto essere ammissibili ai fini di un incremento del tasso di finanziamento a vantaggio di tutti i soggetti partecipanti.

(22)  Al fine di garantire che le azioni finanziate contribuiscano alla competitività e all'efficienza dell'industria europea della difesa, è importante che gli Stati membri intendano ▌ acquistare congiuntamente il prodotto finale o utilizzare la tecnologia, in particolare attraverso appalti congiunti transfrontalieri, nei quali gli Stati membri organizzano le proprie procedure di appalto congiuntamente, in particolare ricorrendo a una centrale di committenza.

(22 bis)  Per garantire che le azioni finanziate a titolo del Fondo contribuiscano alla competitività e all'efficienza dell'industria europea della difesa, esse dovrebbero essere orientate al mercato, basate sulla domanda ed essere sostenibili sul piano commerciale nel medio e lungo termine. I criteri di ammissibilità dovrebbero pertanto tenere conto del fatto che gli Stati membri, anche attraverso un memorandum d'intesa o una lettera di intenti, intendono acquistare il prodotto finale di difesa o utilizzare la tecnologia in modo coordinato. I criteri di aggiudicazione per le azioni di sviluppo dovrebbero altresì tenere conto del fatto che gli Stati membri si impegnano, sotto il profilo politico o giuridico, a utilizzare o possedere congiuntamente il prodotto finale o la tecnologia finale di difesa o ad assicurarne la manutenzione congiunta.

(23)  La promozione dell'innovazione e dello sviluppo tecnologico nell'industria della difesa dell'Unione dovrebbe avvenire in maniera coerente con gli interessi di sicurezza e di difesa dell'Unione. Di conseguenza, il contributo dell'azione al rispetto di tali interessi e delle priorità relative alla ricerca nel settore della difesa e alla capacità di difesa concordate dagli Stati membri dovrebbe costituire uno dei criteri di attribuzione. ▌

(24)  Le azioni ammissibili sviluppate nel contesto della cooperazione strutturata permanente nel quadro istituzionale dell'Unione ▌ dovrebbero garantire un rafforzamento della cooperazione tra i soggetti giuridici nei vari Stati membri, su base continua, e contribuire quindi direttamente al raggiungimento degli obiettivi del Fondo. Qualora fossero selezionati, questi progetti dovrebbero pertanto poter beneficiare di un tasso di finanziamento aumentato.

(25)  La Commissione terrà conto delle altre attività finanziate a titolo del programma quadro Orizzonte Europa al fine di evitare inutili duplicazioni e di garantire il reciproco arricchimento e le sinergie tra la ricerca civile e quella nel settore della difesa.

(26)  La cibersicurezza e la ciberdifesa rappresentano sfide sempre più importanti e la Commissione e l'Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno riconosciuto la necessità di creare sinergie tra le azioni di ciberdifesa nell'ambito di applicazione del Fondo e le iniziative dell'Unione nel campo della cibersicurezza, quali quelle annunciate nella comunicazione congiunta sulla cibersicurezza. In particolare il centro europeo di competenza industriale, tecnologica e di ricerca sulla cibersicurezza, di futura istituzione, dovrebbe ricercare sinergie tra le dimensioni civile e di difesa della cibersicurezza. Esso potrebbe sostenere attivamente gli Stati membri e altri attori pertinenti fornendo consulenza, condividendo competenze e agevolando la collaborazione nell'ambito di progetti e azioni nonché, se richiesto dagli Stati membri, agire in qualità di responsabile del progetto in relazione al Fondo ▌.

(27)  È opportuno garantire un approccio integrato associando le attività previste nell'ambito dell'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa (PADR), avviata dalla Commissione ai sensi dell'articolo 58, paragrafo 2, lettera b), del regolamento finanziario, e del programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa (EDIDP), istituito dal regolamento (UE) 2018/1092 del Parlamento europeo e del Consiglio(7), al fine di armonizzare le condizioni di partecipazione, creare un insieme più coerente di strumenti e accrescere l'impatto innovativo, collaborativo ed economico evitando inutili duplicazioni e frammentazioni. Attraverso tale approccio integrato il Fondo contribuirebbe inoltre a migliorare lo sfruttamento dei risultati della ricerca nel settore della difesa, colmando il divario tra le fasi di ricerca e sviluppo alla luce delle specificità del settore della difesa e promuovendo tutte le forme di innovazione, compresa l'innovazione dirompente ▌. Sono altresì prevedibili ricadute positive, se del caso, in ambito civile.

(28)  Ove opportuno tenuto conto delle specificità dell'azione, gli obiettivi del Fondo dovrebbero essere perseguiti anche mediante strumenti finanziari e garanzie di bilancio nell'ambito di ▌ InvestEU.

(29)  Il sostegno finanziario dovrebbe essere utilizzato per ovviare alle carenze del mercato o a situazioni di investimento non ottimali, in modo proporzionato, e le azioni non dovrebbero duplicare i finanziamenti privati o sostituirvisi o falsare la concorrenza nel mercato interno. Le azioni dovrebbero avere un chiaro valore aggiunto per l'Unione.

(30)  Le tipologie di finanziamento e i metodi di esecuzione del Fondo a dovrebbero essere scelti in base alla rispettiva capacità di conseguire gli obiettivi specifici delle azioni e di produrre risultati tenuto conto, tra l'altro, dei costi dei controlli, degli oneri amministrativi e del rischio previsto di inosservanza. A tal fine, si dovrebbe valutare l'opportunità di utilizzare somme forfettarie, tassi fissi e costi unitari, nonché finanziamenti non collegati ai costi di cui all'articolo ▌125, paragrafo 1,▌ del regolamento finanziario.

(31)  La Commissione dovrebbe stabilire programmi di lavoro annuali ▌ in linea con gli obiettivi del Fondo e tenendo conto degli insegnamenti iniziali tratti dall'EDIDP e dal PADR. Nell'elaborazione del programma di lavoro la Commissione dovrebbe essere assistita dal comitato ▌. La Commissione dovrebbe adoperarsi per trovare soluzioni che incontrino il più ampio sostegno possibile in seno al comitato. In tale contesto il comitato può riunirsi nella formazione composta da esperti nazionali in materia di difesa e sicurezza per fornire assistenza specifica alla Commissione, tra cui consulenza per quanto riguarda la protezione delle informazioni classificate nel quadro delle azioni. Spetta agli Stati membri designare i rispettivi rappresentanti in seno a tale comitato. Ai membri del comitato dovrebbe essere assicurata tempestivamente la possibilità effettiva di esaminare i progetti di atti di esecuzione e di esprimere le proprie opinioni.

(31 bis)  Le categorie dei programmi di lavoro dovrebbero includere requisiti funzionali al fine di chiarire all'industria quali funzioni e quali compiti devono essere svolti tramite le capacità che saranno sviluppate. Tali requisiti dovrebbero fornire un'indicazione chiara delle prestazioni attese, ma non dovrebbero essere mirati a soluzioni specifiche o rivolti a soggetti specifici, né dovrebbero impedire la concorrenza a livello degli inviti a presentare proposte.

(31 ter)  In sede di elaborazione dei programmi di lavoro la Commissione dovrebbe altresì garantire, mediante opportune consultazioni con il comitato, che le azioni di ricerca o sviluppo proposte non comportino inutili duplicazioni. In tale contesto, la Commissione può effettuare una valutazione ex ante dei possibili casi di duplicazioni con le esistenti capacità o progetti di sviluppo o ricerca già finanziati in seno all'Unione.

(31 ter ter)  La Commissione dovrebbe assicurare la coerenza dei programmi di lavoro lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti e delle tecnologie di difesa.

(31 ter quater)  I programmi di lavoro dovrebbero garantire altresì che una parte ragionevole della dotazione complessiva sia destinata ad azioni che permettono la partecipazione transfrontaliera delle PMI.

(31 quater)   Al fine di beneficiare delle competenze nel settore della difesa, all'Agenzia europea per la difesa sarà riconosciuto lo status di osservatore in seno al comitato. Date le specificità del settore della difesa, anche il Servizio europeo per l'azione esterna dovrebbe fornire assistenza al comitato.

(32)  Per garantire condizioni uniformi per l'attuazione del presente regolamento, è opportuno attribuire competenze di esecuzione alla Commissione per quanto riguarda l'adozione del programma di lavoro e l'attribuzione dei finanziamenti alle azioni di sviluppo selezionate. In particolare, nell'esecuzione delle azioni di sviluppo, dovrebbero essere tenute in considerazione le specificità del settore della difesa, segnatamente la responsabilità degli Stati membri e/o dei paesi associati in relazione al processo di pianificazione e acquisizione. Tali competenze di esecuzione dovrebbero essere esercitate conformemente al regolamento (UE) n.▌182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio▌ (8).

(32 bis)  Previa valutazione delle proposte, effettuata con l'aiuto di esperti indipendenti le cui credenziali di sicurezza dovrebbero essere convalidate dai pertinenti Stati membri, è opportuno che la Commissione selezioni le azioni che fruiranno di sostegno a titolo del Fondo. La Commissione dovrebbe creare una banca dati di esperti indipendenti. La banca dati non dovrebbe essere di pubblico dominio. Gli esperti indipendenti dovrebbero essere nominati sulla base delle loro competenze, esperienze e conoscenze, tenendo conto dei compiti loro assegnati. Per quanto possibile, all'atto della nomina degli esperti indipendenti, la Commissione dovrebbe adottare misure appropriate per conseguire una composizione equilibrata dei gruppi di esperti e dei comitati di valutazione in termini di varietà di competenze, esperienze, conoscenze, diversità geografica e di genere, tenendo conto della situazione nell'ambito dell'azione. È opportuno inoltre garantire un'adeguata rotazione degli esperti e un equilibrio tra i settori pubblico e privato. Gli Stati membri dovrebbero essere informati dell'esito della valutazione, con una graduatoria delle azioni selezionate, nonché dello stato di avanzamento delle azioni finanziate. Per garantire condizioni uniformi di attuazione del presente regolamento, è opportuno attribuire competenze di esecuzione alla Commissione per quanto riguarda l'adozione e l'attuazione del programma di lavoro, nonché per l'adozione delle decisioni di attribuzione. È altresì opportuno che tali competenze siano esercitate conformemente al regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio.

(32 ter)  Gli esperti indipendenti non dovrebbero fornire valutazioni, consulenza o assistenza su questioni in merito alle quali si trovino in conflitto di interessi, in particolare per quanto riguarda la loro posizione in corso. Nella fattispecie, non dovrebbero trovarsi nella situazione di poter utilizzare le informazioni ricevute a scapito del consorzio che stanno valutando.

(32 ter ter)  Nel proporre nuovi prodotti o tecnologie o l'ammodernamento di prodotti o tecnologie esistenti, è auspicabile che i candidati si impegnino a rispettare i principi etici, ad esempio quelli relativi al benessere degli esseri umani e alla tutela del genoma umano, sanciti altresì dal pertinente diritto nazionale, unionale e internazionale, tra cui la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e, se del caso, i relativi protocolli. La Commissione dovrebbe provvedere al sistematico vaglio delle proposte allo scopo di individuare le azioni che sollevano questioni etiche serie e sottoporle a una valutazione etica.

(33)  Al fine di sostenere un mercato interno aperto, dovrebbe essere incoraggiata ▌ la partecipazione delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione transfrontaliere ▌ come membri di consorzi, come subappaltatori o come altri soggetti della catena di approvvigionamento.

(34)  La Commissione dovrebbe adoperarsi per mantenere un dialogo con gli Stati membri e con l'industria al fine di assicurare il successo del Fondo. In qualità di colegislatore e di principale portatore di interessi, anche il Parlamento europeo dovrebbe essere coinvolto a tale riguardo.

(35)  Il presente regolamento stabilisce una dotazione finanziaria per il Fondo europeo per la difesa che deve costituire, per il Parlamento europeo e il Consiglio, l'importo di riferimento privilegiato nel corso della procedura annuale di bilancio, ai sensi del [nuovo accordo interistituzionale] tra il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione sulla disciplina di bilancio, sulla cooperazione in materia di bilancio e sulla sana gestione finanziaria(9). La Commissione dovrebbe garantire che le procedure amministrative siano mantenute quanto più possibile semplici e che comportino un livello minimo di spese supplementari.

(36)  Salvo diversa indicazione, al presente Fondo si applica il regolamento finanziario. Esso stabilisce le regole applicabili all'esecuzione del bilancio dell'Unione, in particolare alle sovvenzioni, ai premi, agli appalti, all'assistenza finanziaria, agli strumenti finanziari e alle garanzie di bilancio.

(37)  Al presente regolamento si applicano le regole finanziarie orizzontali adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio in base all'articolo 322 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Tali regole sono stabilite nel regolamento finanziario e determinano in particolare la procedura di formazione ed esecuzione del bilancio attraverso sovvenzioni, appalti, premi, attuazione indiretta e organizzano il controllo della responsabilità degli agenti finanziari. Le regole adottate sulla base dell'articolo 322 del TFUE riguardano inoltre la protezione del bilancio dell'Unione in caso di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto negli Stati membri, dato che il rispetto dello Stato di diritto è un presupposto essenziale per una sana gestione finanziaria e un uso efficace dei fondi dell'Unione.

(38)  In conformità al regolamento finanziario, al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(10), ai regolamenti (CE, Euratom) n. 2988/95(11), (Euratom, CE) n. 2185/96(12) e (UE) 2017/1939(13) del Consiglio, è opportuno che gli interessi finanziari dell'Unione siano tutelati attraverso misure proporzionate, tra cui la prevenzione, l'individuazione, la rettifica e l'indagine delle irregolarità e frodi, il recupero dei fondi perduti, indebitamente versati o non correttamente utilizzati e, se del caso, sanzioni amministrative. In particolare, in conformità al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 e al regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96, l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) può svolgere indagini amministrative, compresi controlli e verifiche sul posto, al fine di accertare l'esistenza di frodi, corruzione o ogni altra attività illecita lesiva degli interessi finanziari dell'Unione. A norma del regolamento (UE) 2017/1939 la Procura europea (l'"EPPO") può indagare e perseguire ▌reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione▌, secondo quanto disposto dalla direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio(14). In conformità al regolamento finanziario, è opportuno che ogni persona o soggetto che riceve fondi dell'Unione cooperi pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell'Unione, conceda i diritti necessari e l'accesso alla Commissione, all'OLAF, all'EPPO per quanto riguarda gli Stati membri che partecipano alla cooperazione rafforzata a norma del regolamento (UE) 2017/1939, e alla Corte dei conti europea e garantisca che i terzi coinvolti nell'esecuzione dei fondi dell'Unione concedano diritti equivalenti.

(39)  I paesi terzi che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE) possono partecipare ai programmi dell'Unione nel quadro della cooperazione istituita a norma dell'accordo SEE, che prevede l'attuazione dei programmi in base a una decisione presa nel quadro di tale accordo. È opportuno introdurre nel presente regolamento una disposizione specifica al fine di concedere i diritti necessari e l'accesso all'ordinatore responsabile, all'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e alla Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze.

(40)  A norma dei punti 22 e 23 dell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016, è necessario valutare il presente regolamento sulla base delle informazioni raccolte tramite specifiche prescrizioni in materia di monitoraggio, evitando al contempo l'eccesso di regolamentazione e gli oneri amministrativi, in particolare a carico degli Stati membri. Se del caso, tali prescrizioni possono includere indicatori misurabili che fungano da base per valutare gli effetti del regolamento sul terreno. La Commissione dovrebbe effettuare una valutazione intermedia non oltre quattro anni dall'inizio dell'attuazione del Fondo, anche al fine di presentare le proposte per opportune modifiche del presente regolamento, e una valutazione finale al termine del periodo di attuazione dello stesso, che esamini le attività finanziarie in termini di esecuzione finanziaria e, se possibile in tale momento, di risultati e di impatto. In tale contesto, la relazione di valutazione finale dovrebbe altresì contribuire a individuare i casi in cui l'Unione dipende da paesi terzi per lo sviluppo di prodotti e tecnologie della difesa. La relazione finale dovrebbe analizzare anche la partecipazione transfrontaliera delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione ai progetti sostenuti finanziariamente a titolo del Fondo, nonché la partecipazione delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione alla catena del valore globale, come pure il contributo del Fondo nell'ovviare alle carenze individuate nel piano di sviluppo delle capacità, e dovrebbe contenere informazioni sull'origine dei destinatari, sul numero di Stati membri e paesi associati coinvolti nelle singole azioni e sulla ripartizione dei diritti di proprietà intellettuali generati. La Commissione può inoltre proporre modifiche al presente regolamento per reagire ad eventuali sviluppi durante l'attuazione del Fondo.

(40 bis)  La Commissione dovrebbe monitorare regolarmente l'attuazione del Fondo e riferire annualmente in merito ai progressi compiuti, comprese le modalità in cui gli insegnamenti individuati e gli insegnamenti acquisiti grazie all'EDIDP e alla PADR sono tenuti in considerazione a livello di attuazione del Fondo. A tal fine, la Commissione dovrebbe applicare le necessarie modalità di monitoraggio. La relazione dovrebbe essere presentata al Parlamento europeo e al Consiglio e non dovrebbe contenere informazioni sensibili.

(41)  Alla luce dell'importanza della lotta ai cambiamenti climatici, in linea con gli impegni dell'Unione di attuare l'accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, il Fondo contribuirà a integrare le azioni per il clima nelle politiche dell'Unione e a raggiungere l'obiettivo generale di dedicare il 25 % della spesa di bilancio dell'UE a sostegno degli obiettivi in materia di clima. Le azioni pertinenti saranno individuate nel corso della preparazione e dell'attuazione del Fondo e riesaminate nel contesto della sua valutazione intermedia.

(42)  Poiché il Fondo sostiene solo le fasi di ricerca sui prodotti e sulle tecnologie della difesa e di sviluppo degli stessi, in linea di principio l'Unione non dovrebbe essere proprietaria o titolare dei diritti di proprietà intellettuale relativi ai prodotti o alle tecnologie risultanti dalle azioni finanziate, a meno che l'assistenza dell'Unione non sia fornita tramite appalto pubblico. Per quanto riguarda le azioni di ricerca, gli Stati membri e i paesi associati interessati dovrebbero tuttavia avere la possibilità di utilizzare i risultati delle azioni finanziate e di partecipare al successivo sviluppo cooperativo▌.

(43)  Il sostegno finanziario dell'Unione non dovrebbe incidere sul trasferimento all'interno dell'Unione di prodotti per la difesa conformemente alla direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(15), né sull'esportazione di prodotti, materiali o tecnologie. L'esportazione di attrezzature e tecnologie militari da parte degli Stati membri è disciplinata dalla posizione comune 944/2008/PESC.

(44)  L'uso di informazioni generali sensibili, fra cui dati, know-how o informazioni, generate prima o al di fuori dell'esecuzione del Fondo, o l'accesso da parte di persone non autorizzate a risultati ▌generati in relazione ad azioni sostenute finanziariamente dal Fondo può avere ripercussioni negative sugli interessi dell'Unione europea o di uno o più Stati membri. Il trattamento di informazioni sensibili dovrebbe pertanto essere disciplinato dal pertinente diritto dell'Unione e nazionale▌.

(44 bis)  Al fine di garantire la sicurezza delle informazioni classificate al necessario livello, dovrebbero essere rispettate le norme minime sulla sicurezza industriale all'atto della firma di accordi di sostegno e finanziamento classificati. A tale scopo, in conformità alla decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione, la Commissione dovrebbe comunicare le istruzioni di sicurezza del programma, compresa la guida alle classifiche di sicurezza, a beneficio degli esperti designati dagli Stati membri.

(45)  Al fine di poter integrare o modificare gli indicatori delle modalità di impatto, se ritenuto necessario, è opportuno delegare alla Commissione il potere di adottare atti conformemente all'articolo 290 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea. È di particolare importanza che durante i lavori preparatori la Commissione svolga adeguate consultazioni, anche a livello di esperti, nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016. In particolare, al fine di garantire la parità di partecipazione alla preparazione degli atti delegati, il Parlamento europeo e il Consiglio ricevono tutti i documenti contemporaneamente agli esperti degli Stati membri, e i loro esperti hanno sistematicamente accesso alle riunioni dei gruppi di esperti della Commissione incaricati della preparazione di tali atti delegati.

(46)  La Commissione dovrebbe gestire il Fondo nel debito rispetto dei requisiti in materia di riservatezza e di sicurezza, in particolare per quanto riguarda le informazioni classificate e le informazioni sensibili,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Titolo I

DISPOSIZIONI COMUNI APPLICABILI ALLA RICERCA E ALLO SVILUPPO▌

Articolo 1

Oggetto

Il presente regolamento istituisce il Fondo europeo per la difesa (il "Fondo"), come previsto dall'articolo 1, paragrafo 3, lettera b), del regolamento .../.../UE [Horizon - 2018/0224(COD)].

Esso stabilisce gli obiettivi del Fondo, il bilancio per il periodo 2021-2027, le forme di finanziamento dell'Unione e le regole di erogazione dei finanziamenti.

Articolo 2

Definizioni

Ai fini del presente regolamento si applicano le seguenti definizioni:

(0)  "richiedente": il soggetto giuridico che presenta domanda di sostegno del Fondo in seguito ad invito a presentare proposte o a norma dell'articolo 195, lettera e), del regolamento finanziario;

(1)  "operazione di finanziamento misto": le azioni sostenute dal bilancio dell'Unione, anche nell'ambito dei meccanismi di finanziamento misto di cui all'articolo 2, paragrafo 6, del regolamento finanziario, che combinano forme di aiuto non rimborsabile ▌o strumenti finanziari del bilancio dell'Unione con forme di aiuto rimborsabile di istituzioni di finanziamento allo sviluppo o altri istituti di finanziamento pubblici, nonché di istituti di finanziamento commerciali e investitori;

(1 bis)  "certificazione": il processo mediante il quale un'autorità nazionale certifica che il prodotto, il componente materiale o immateriale o la tecnologia per la difesa è conforme alla normativa applicabile;

(1 ter)  "informazioni classificate": le informazioni e i materiali, in qualsiasi forma, la cui divulgazione non autorizzata potrebbe arrecare in varia misura pregiudizio agli interessi dell'Unione europea ovvero a uno o più Stati membri, e che recano un contrassegno di classifica UE o uno dei corrispondenti contrassegni di classifica, in linea con l'accordo tra gli Stati membri dell'Unione europea, riuniti in sede di Consiglio, sulla protezione delle informazioni classificate scambiate nell'interesse dell'Unione europea (2011/C 202/05);

(1 quater)  "consorzio": un raggruppamento collaborativo di richiedenti o destinatari legati tra loro da un accordo consortile e costituito per eseguire un'azione a titolo del Fondo;

(1 quinquies)  "coordinatore": un soggetto giuridico che è membro di un consorzio ed è stato designato da tutti i membri del consorzio quale principale punto di contatto nei rapporti con la Commissione;

(2)  "controllo": la possibilità di esercitare un'influenza determinante su un soggetto giuridico, direttamente o indirettamente, attraverso uno o più soggetti giuridici intermedi;

(3)  "azione di sviluppo": qualsiasi azione consistente▌in attività orientate alla principalmente nella fase di sviluppo, riguardante sia nuovi prodotti o tecnologie sia la modernizzazione di prodotti o tecnologie esistenti, ad eccezione della fabbricazione o dell'uso di armi;

(4)  "tecnologia di rottura per la difesa": una tecnologia che comporta un cambiamento radicale, ad esempio una tecnologia potenziata o completamente nuova, in grado di dare origine a un cambio di paradigma nella nozione e nella gestione delle operazioni inerenti alla difesa, anche sostituendo le attuali tecnologie per la difesa o rendendole obsolete;

(5)  "struttura di gestione esecutiva": la struttura di un soggetto giuridico designato conformemente al diritto nazionale e che fa capo all'amministratore delegato, se applicabile, cui è conferito il potere di stabilire gli indirizzi strategici, gli obiettivi e la direzione generale del soggetto giuridico e che supervisiona e monitora le decisioni della dirigenza;

(5 bis)  "informazioni acquisite": i dati, il know-how o le informazioni generati durante l'esecuzione del Fondo, in qualsiasi forma o natura;

(6)  "soggetto giuridico": la persona ▌giuridica costituita e riconosciuta come tale a norma del diritto nazionale, del diritto dell'Unione o del diritto internazionale, dotata di personalità giuridica e che può, agendo a proprio nome, esercitare diritti ed essere soggetta a obblighi, o l'entità non avente personalità giuridica di cui all'articolo▌197, paragrafo 2, lettera c)▌, del regolamento finanziario;

(7)  "impresa a media capitalizzazione": un'impresa che non è ▌una ▌PMI ▌e che ha ▌fino a 3 000 dipendenti, laddove il calcolo degli effettivi è effettuato conformemente ▌agli articoli da 3 a 6 dell'allegato della raccomandazione 2003/361/CE della Commissione(16);

(8)  "appalti pre-commerciali": gli appalti dei servizi di ricerca e di sviluppo che prevedono la condivisione dei rischi e dei benefici alle condizioni di mercato e lo sviluppo competitivo per fasi, in cui è prevista una chiara separazione dei servizi di ricerca e di sviluppo appaltati dalla fase di commercializzazione dei prodotti finali;

(9)  "responsabile del progetto": qualsiasi amministrazione aggiudicatrice stabilita in uno Stato membro o in un paese associato, incaricata da uno Stato membro o da un paese associato o da un gruppo di Stati membri ▌o paesi associati di gestire progetti multinazionali nel settore degli armamenti, su base permanente o puntuale;

(9 bis)  "qualificazione": l'intero processo volto a dimostrare che la progettazione di un prodotto, un componente materiale o immateriale o una tecnologia per la difesa è conforme ai requisiti specificati, fornendo prove obiettive che consentono di dimostrare quali particolari requisiti di una progettazione siano stati soddisfatti;

(10)  "destinatario": il soggetto giuridico con cui è stato firmato un contratto per una forma di finanziamento o a cui è stata notificata una decisione relativa a una forma di finanziamento;

(11)  "azione di ricerca": qualsiasi azione consistente principalmente in attività di ricerca, in particolare la ricerca applicata e, ove necessario, la ricerca fondamentale, allo scopo di acquisire nuove conoscenze, incentrate esclusivamente sulle applicazioni nel settore della difesa;

(12)  "risultati": qualsiasi effetto tangibile o intangibile dell'azione, ad esempio dati, conoscenze o informazioni, indipendentemente dalla loro forma o natura, che possano o no essere protetti, nonché qualsiasi diritto ad essi collegato, ivi compresi i diritti di proprietà intellettuale;

(12 bis)  "informazioni sensibili": dati e informazioni, comprese le informazioni classificate, che devono essere protetti da un accesso o una divulgazione non autorizzati in virtù degli obblighi stabiliti nel diritto nazionale o unionale oppure allo scopo di tutelare la riservatezza o la sicurezza di una persona o di un'organizzazione;

(12 ter)  "piccole e medie imprese" o "PMI": piccole e medie imprese quali definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione;

(13)  "relazione speciale": un documento specifico relativo a un'azione di ricerca che ne sintetizza i risultati, fornendo ampie informazioni sui principi di base, sugli obiettivi perseguiti, sugli esiti effettivi, sulle proprietà di base, sui test effettuati, sui potenziali benefici, sulle potenziali applicazioni nel settore della difesa e il previsto percorso di sfruttamento della ricerca a fini di sviluppo, ivi comprese le informazioni sulla titolarità dei diritti di proprietà intellettuale, ma che non richiede l'inclusione di informazioni relative a tali diritti;

(14)  "prototipo di sistema": un modello di un prodotto o di una tecnologia in grado di dimostrare le prestazioni in un ambiente operativo;

(15)  "paese terzo": un paese che non è membro dell'Unione;

(16)  "paese terzo non associato": un paese terzo che non è un paese associato a norma dell'articolo 5;

(17)  "soggetto di un paese terzo non associato": un soggetto giuridico stabilito in un paese terzo non associato o, qualora sia stabilito nell'Unione o in un paese associato, dotato di proprie strutture di gestione esecutiva in un paese terzo non associato.

Articolo 3

Obiettivi del Fondo

1.  L'obiettivo generale del Fondo è promuovere la competitività, l'efficienza e la capacità di innovazione della base industriale e tecnologica europea della difesa in tutta l'Unione, il che contribuisce all'autonomia strategica dell'Unione e alla sua libertà di azione, sostenendo azioni di collaborazione e ampliando la cooperazione transfrontaliera tra soggetti giuridici in tutta l'Unione, in particolare le PMI e le imprese a media capitalizzazione, nonché rafforzando e migliorando la flessibilità sia delle catene di approvvigionamento che delle catene del valore della difesa, ampliando la cooperazione transfrontaliera tra soggetti giuridici e favorendo un migliore sfruttamento del potenziale industriale di innovazione, ricerca e sviluppo tecnologico in ogni fase del ciclo di vita industriale dei prodotti e delle tecnologie della difesa. ▌

2.  Gli obiettivi specifici del Fondo sono i seguenti:

a)  sostenere ▌la ricerca collaborativa che potrebbe migliorare sensibilmente le prestazioni delle capacità future in tutta l'Unione, al fine di massimizzare l'innovazione e introdurre nuovi prodotti e tecnologie della difesa, compresi quelli di rottura, e l'utilizzo più efficiente della spesa per la ricerca in materia di difesa nell'Unione;

b)  sostenere lo sviluppo collaborativo ▌di prodotti e tecnologie della difesa▌, contribuendo in tal modo ad aumentare l'efficienza della spesa nel settore della difesa all'interno dell'Unione, conseguendo maggiori economie di scala, riducendo il rischio di inutili duplicazioni e, di conseguenza, incentivando la diffusione sul mercato di prodotti e tecnologie europei, e riducendo la frammentazione dei prodotti e delle tecnologie della difesa in tutta l'Unione. In ultima analisi, il Fondo porterà a un incremento della standardizzazione dei sistemi di difesa e a una maggiore interoperabilità tra le capacità degli Stati membri.

Tale cooperazione è compatibile con le priorità in materia di capacità di difesa concordate dagli Stati membri nel quadro della politica estera e di sicurezza comune e, in particolare, nel contesto del piano di sviluppo delle capacità.

In tale contesto, qualora non escludano la possibile partecipazione di un qualsiasi Stato membro o paese associato, possono essere prese in considerazione, se del caso, anche priorità regionali e internazionali, laddove siano al servizio degli interessi in materia di sicurezza e difesa dell'Unione definiti nel quadro della politica estera e di sicurezza comune e tenuto conto dell'esigenza di evitare inutili duplicazioni.

Articolo 4

Bilancio

1.  In conformità all'articolo 9, paragrafo 1, del regolamento .../.../UE, la dotazione finanziaria per l'attuazione del Fondo europeo per la difesa nel periodo 2021-2027 è di 11 453 260 000 EUR a prezzi 2018 e di 13 000 000 000 EUR a prezzi correnti.

2.  La ripartizione ▌dell'importo di cui al paragrafo 1 è la seguente:

a)  ▌3 612 182 000 EUR a prezzi 2018 (4 100 000 000 EUR per le azioni di ricerca;

b)  ▌7 841 078 000 EUR a prezzi del 2018 (8 900 000 000 EUR a prezzi correnti) per le azioni di sviluppo.

2 bis.   Onde far fronte a circostanze impreviste o a nuovi sviluppi ed esigenze, la Commissione può riassegnare gli importi tra le dotazioni destinate alle azioni di ricerca e alle azioni di sviluppo di cui al paragrafo 2 fino a un massimo del 20 %.

3.  L'importo di cui al paragrafo 1 può finanziare l'assistenza tecnica e amministrativa necessaria per l'attuazione del Fondo, segnatamente le attività di preparazione, monitoraggio, audit, controllo e valutazione, compresi i sistemi informatici istituzionali.

4.  Almeno il 4 % e fino all'8 % della dotazione finanziaria di cui al paragrafo 1 è destinato agli inviti a presentare proposte o alla concessione di finanziamenti di sostegno alle tecnologie di rottura per la difesa.

Articolo 5

Paesi associati

Il Fondo è aperto ai membri dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA) che sono membri dello Spazio economico europeo (SEE), conformemente alle condizioni stabilite nell'accordo SEE. Qualsiasi contributo finanziario al Fondo conformemente al presente articolo costituisce un'entrata con destinazione specifica ai sensi dell'articolo [21, paragrafo 5] del regolamento finanziario.

Articolo 6

Sostegno alle tecnologie di rottura per la difesa

1.  La Commissione attribuisce il finanziamento a seguito di consultazioni aperte e pubbliche sulle tecnologie incentrate sulle applicazioni aventi un potenziale di rottura in materia di difesa, nei settori di intervento definiti nei programmi di lavoro.

2.  I programmi di lavoro stabiliscono la forma di finanziamento più appropriata per finanziare le soluzioni tecnologiche di rottura per la difesa.

Articolo 7

Etica

1.  Le azioni attuate a titolo del Fondo rispettano il pertinente diritto nazionale, dell'Unione e internazionale, compresa la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Tali azioni rispettano inoltre i principi etici sanciti anche dal pertinente diritto nazionale, dell'Unione e internazionale.

2.  Prima della firma dell'accordo di finanziamento, le proposte sono esaminate ▌dalla Commissione, su base di un'autovalutazione di natura etica elaborata dal consorzio, per individuare le azioni che sollevano questioni etiche ▌serie anche in materia di condizioni di attuazione e, se del caso, sono sottoposte a valutazione etica.

L'esame e le valutazioni di natura etica sono effettuate dalla Commissione, con il sostegno di esperti indipendenti, provenienti da diversi contesti, che dispongano in particolare di competenze riconosciute in materia di etica della difesa.

Le condizioni per l'attuazione di attività con problemi eticamente sensibili sono specificate nell'accordo di finanziamento.

La Commissione garantisce la trasparenza delle procedure etiche nella misura del possibile e riferisce al riguardo nel quadro dei propri obblighi di cui agli articoli 31 e 32. Gli esperti sono cittadini del maggior numero possibile di Stati membri.

3.  Prima dell'avvio delle attività pertinenti, i soggetti che partecipano all'azione ottengono tutte le opportune approvazioni o altri documenti obbligatori richiesti dai pertinenti comitati etici nazionali o locali o da altri organismi, quali le autorità di protezione dei dati. Tali documenti sono conservati e forniti alla Commissione su richiesta.

5.  Le proposte che non sono accettabili dal punto di vista etico sono respinte▌.

Articolo 8

Attuazione e forme di finanziamento dell'UE

1.  Il Fondo è attuato in regime di gestione diretta conformemente al regolamento finanziario.

1 bis.  In deroga al paragrafo 1, in casi giustificati, possono essere attuate azioni specifiche in regime di gestione indiretta da parte degli organismi di cui all'articolo 62, paragrafo 1, lettera c), del regolamento finanziario. Ciò non può riguardare la procedura di selezione e di attribuzione di cui all'articolo 12.

2.  Il Fondo può concedere finanziamenti conformemente al regolamento finanziario, attraverso sovvenzioni, premi e appalti e, se opportuno considerate le specificità dell'azione, strumenti finanziari nell'ambito di operazioni di finanziamento misto.

2 bis.  Le operazioni di finanziamento misto sono eseguite in conformità al titolo X del regolamento finanziario e al regolamento InvestEU.

2 ter.  Gli strumenti finanziari sono rigorosamente diretti ai soli destinatari.

Articolo 10

Soggetti idonei

1.  I destinatari e i ▌subappaltatori coinvolti in un'azione sostenuta finanziariamente dal Fondo sono ▌stabiliti nell'Unione o in un paese associato▌.

1 bis.  Le infrastrutture, le attrezzature, i beni e le risorse dei destinatari e dei subappaltatori coinvolti in un'azione che sono utilizzati ai fini di azioni sostenute finanziariamente dal Fondo sono situati nel territorio di uno Stato membro o di un paese associato per l'intera durata dell'azione, e le loro strutture di gestione esecutiva sono stabilite nell'Unione o in un paese associato.

1 ter.  Ai fini di un'azione sostenuta finanziariamente dal Fondo, i destinatari e i subappaltatori coinvolti in un'azione non sono soggetti al controllo da parte di un paese terzo non associato o di un soggetto di un paese terzo non associato.

2.  In deroga al paragrafo 1 ter del presente articolo, un soggetto giuridico stabilito nell'Unione o in un paese associato e controllato da un paese terzo non associato o da un soggetto di un paese terzo non associato è idoneo in quanto destinatario o subappaltatore coinvolto in un'azione solo se le garanzie approvate dallo Stato membro o dal paese associato nel quale è stabilito, in conformità delle relative procedure nazionali, sono rese disponibili alla Commissione. Tali garanzie possono fare riferimento alla struttura di gestione esecutiva del soggetto giuridico stabilita nell'Unione o in un paese associato. Se lo Stato membro o il paese associato nel quale è stabilito il soggetto giuridico lo ritiene opportuno, tali garanzie possono altresì far riferimento a diritti governativi specifici nel controllo esercitato sul soggetto giuridico.

Tali garanzie assicurano che il coinvolgimento in un'azione di un tale soggetto giuridico non sia in contrasto con gli interessi di sicurezza e difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri, quali stabiliti nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune a norma del titolo V del TUE o con gli obiettivi di cui all'articolo 3. Le garanzie sono altresì conformi alle disposizioni di cui agli articoli 22 e 25. Le garanzie comprovano in particolare che, ai fini dell'azione, sono in atto misure volte a garantire che:

a)  il controllo sul soggetto giuridico richiedente non sia esercitato in un modo tale da ostacolare o limitare la sua capacità di eseguire ▌l'azione e conseguire risultati, da imporre restrizioni riguardo alle infrastrutture, alle attrezzature, ai beni, alle risorse, alla proprietà intellettuale o al know-how necessari ai fini dell'azione, ovvero da pregiudicare le sue capacità e gli standard necessari all'esecuzione dell'azione;

b)  sia impedito l'accesso di un paese terzo non associato o di un soggetto di un paese terzo non associato a informazioni sensibili relative all'azione▌; i dipendenti o altre persone coinvolte nell'azione dispongano di un nulla osta di sicurezza nazionale rilasciato da uno Stato membro o da un paese associato, ove opportuno;

c)  la titolarità dei diritti di proprietà intellettuale derivanti dall'azione, e dei relativi risultati, resti al destinatario nel corso dell'azione e dopo il suo completamento, non sia soggetta a controlli o restrizioni da parte di paesi terzi non associati o di altri soggetti di paesi terzi non associati, non sia esportata al di fuori dell'Unione o dei paesi associati, né vi sia concesso l'accesso dall'esterno dell'Unione o dei paesi associati senza l'approvazione dello Stato membro o del paese associato in cui il soggetto giuridico è stabilito e conformemente agli obiettivi di cui all'articolo 3.

Se lo Stato membro o il paese associato nel quale è stabilito il soggetto giuridico lo ritiene opportuno, possono essere previste ulteriori garanzie.

La Commissione informa il comitato di cui all'articolo 28 in merito ai soggetti giuridici ritenuti ammissibili ai sensi del presente paragrafo.

4.  Laddove non siano prontamente disponibili sostituti competitivi nell'Unione o in un paese associato, i destinatari e i subappaltatori coinvolti in un'azione possono utilizzare le proprie infrastrutture, le proprie attrezzature, le proprie risorse e i propri beni situati o detenuti al di fuori del territorio degli Stati membri dell'Unione o di paesi terzi associati, purché tale uso non sia contrario agli interessi di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri, sia coerente con gli obiettivi di cui all'articolo 3 e totalmente in linea con gli articoli 22 e 25. ▌I costi connessi a tali attività non sono ammissibili al sostegno finanziario del Fondo.

4 bis.  Nell'eseguire un'azione ammissibile, i destinatari e i subappaltatori coinvolti nell'azione possono altresì cooperare con soggetti giuridici stabiliti al di fuori del territorio degli Stati membri o di paesi associati, o controllati da un paese terzo non associato o da un soggetto di un paese terzo non associato, anche utilizzando i beni, le infrastrutture, le attrezzature e le risorse di tali soggetti giuridici, purché ciò non sia contrario agli interessi in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri. Tale cooperazione è coerente con gli obiettivi di cui all'articolo 3 e totalmente in linea con gli articoli 22 e 25.

Ai paesi terzi non associati o ad altri soggetti di paesi terzi non associati non è consentito l'accesso non autorizzato a informazioni classificate concernenti l'esecuzione dell'azione, evitando i potenziali effetti negativi sulla sicurezza dell'approvvigionamento dei fattori di produzione indispensabili per l'azione.

I costi connessi a tali attività non sono ammissibili al sostegno del Fondo.

6.  I richiedenti forniscono tutte le informazioni pertinenti necessarie per la valutazione dei criteri di ammissibilità▌. Nel caso in cui, durante l'esecuzione di un'azione, si verifichi un cambiamento che possa mettere in discussione il rispetto dei criteri di ammissibilità, il soggetto giuridico pertinente ne informa la Commissione, la quale valuta se tali criteri e condizioni di ammissibilità continuino ad essere soddisfatti ed esamina il possibile impatto sul finanziamento dell'azione.

7.  ▌

8.  ▌

9.  Ai fini del presente articolo, per subappaltatori coinvolti in un'azione sostenuta finanziariamente dal Fondo si intendono i subappaltatori aventi un rapporto contrattuale diretto con un destinatario, altri subappaltatori ai quali è assegnato almeno il 10% del totale dei costi ammissibili dell'azione, nonché i subappaltatori che, ai fini dell'esecuzione dell'azione, possono chiedere l'accesso a informazioni classificate ▌e che non sono membri del consorzio.

Articolo 11

Azioni ammissibili

1.  Solo le azioni intese ad attuare gli obiettivi di cui all'articolo 3 sono ammissibili al finanziamento.

2.  Il Fondo fornisce un sostegno ad azioni riguardanti ▌ nuovi prodotti e tecnologie della difesa e la modernizzazione di prodotti e tecnologie esistenti, purché l'uso delle informazioni preesistenti necessarie per l'esecuzione dell'azione di modernizzazione non sia sottoposto▌ a restrizioni da parte di paesi terzi non associati o di soggetti di paesi terzi non associati, direttamente o indirettamente attraverso uno o più soggetti giuridici intermediari in modo da rendere impossibile eseguire l'azione.

3.  Le azioni ammissibili riguardano una o più delle seguenti attività:

a)  attività intese a creare, sostenere e migliorare ▌conoscenze, prodotti e tecnologie▌, comprese le tecnologie di rottura, che possono esercitare effetti significativi nel settore della difesa;

b)  attività intese a migliorare l'interoperabilità e la resilienza, compresi la produzione e lo scambio protetti di dati, ad acquisire la padronanza di tecnologie critiche di difesa, a rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento o a consentire lo sfruttamento efficace dei risultati in relazione ai prodotti e alle tecnologie della difesa;

c)  studi, quali studi di fattibilità, intesi a valutare la fattibilità di tecnologie, prodotti, processi, servizi, soluzioni ▌nuovi o migliorati ▌;

d)  la progettazione di un prodotto, di un componente materiale o immateriale o di una tecnologia della difesa, la definizione delle specifiche tecniche in base alle quali è stata elaborata la progettazione nonché, eventualmente, prove parziali di riduzione del rischio in un ambiente industriale o rappresentativo;

e)  lo sviluppo di un modello di un prodotto, di un componente materiale o immateriale o di una tecnologia della difesa, in grado di dimostrare le prestazioni dell'elemento in un ambiente operativo (prototipo di sistema);

f)  il collaudo di un prodotto, di un componente materiale o immateriale o di una tecnologia della difesa;

g)  la qualificazione di un prodotto, di un componente materiale o immateriale o di una tecnologia della difesa ▌;

h)  la certificazione di un prodotto, di un componente materiale o immateriale o di una tecnologia della difesa ▌;

i)  lo sviluppo di tecnologie o beni che aumentano l'efficienza durante il ciclo di vita dei prodotti e delle tecnologie della difesa;

4.  ▌L'azione è intrapresa nell'ambito di un consorzio da almeno tre soggetti giuridici cooperanti ammissibili, stabiliti in almeno tre diversi Stati membri ▌o paesi associati. Per tutto il periodo di esecuzione dell'azione, almeno tre di tali soggetti idonei stabiliti in almeno due Stati membri ▌o paesi associati non devono essere ▌controllati, direttamente o indirettamente, dallo stesso soggetto, né devono controllarsi a vicenda.

5.  Il paragrafo 4 non si applica alle azioni relative alle tecnologie di rottura per la difesa o alle azioni di cui al paragrafo 3, lettera c)▌.

6.  Le azioni relative allo sviluppo di prodotti e tecnologie il cui uso, sviluppo o fabbricazione sono vietati dal diritto internazionale applicabile non sono ammissibili.

Le azioni per lo sviluppo di armi autonome letali che non permettono un adeguato controllo umano sulle decisioni in materia di scelta e intervento nell'esecuzione di attacchi contro l'uomo non sono altresì ammissibili al sostegno finanziario del Fondo, fatta salva la possibilità di finanziare azioni per lo sviluppo di sistemi di allarme rapido e contromisure a fini difensivi.

Articolo 12

Procedura di selezione e di attribuzione

1.  Il finanziamento dell'Unione è concesso a seguito di inviti a presentare proposte su base concorrenziale pubblicati a norma del regolamento finanziario. In talune circostanze debitamente giustificate ed eccezionali, il finanziamento dell'Unione può anche essere concesso conformemente all'articolo ▌195, lettera e),▌ del regolamento finanziario.

2 bis.   Per l'attribuzione del finanziamento ▌la Commissione agisce per mezzo di atti di esecuzione adottati in conformità alla procedura di cui all'articolo 28, paragrafo 2.

Articolo 13

Criteri di attribuzione

▌Ciascuna proposta è valutata in base ai seguenti criteri:

a)  contributo all'eccellenza o al potenziale di rottura nel settore della difesa, in particolare dimostrando che i risultati attesi dell'azione proposta presentano vantaggi notevoli rispetto ai prodotti o alle tecnologie della difesa esistenti;

b)  contributo all'innovazione e allo sviluppo tecnologico dell'industria europea della difesa, in particolare dimostrando che l'azione proposta comprende approcci e concetti innovativi o inediti, nuove migliorie tecnologiche promettenti per il futuro o l'applicazione di tecnologie o concetti che non sono stati utilizzati prima nel settore della difesa, evitando nel contempo inutili duplicazioni;

c)  contributo alla competitività dell'industria europea della difesa, dimostrando che l'azione proposta rappresenta palesemente un punto di equilibrio tra l'efficienza sotto il profilo dei costi e l'efficacia, creando in tal modo nuove opportunità di mercato in tutta l'Unione e oltre e accelerando la crescita delle società in tutta l'Unione;

d)  contributo all'autonomia della base tecnologica e industriale europea della difesa, anche incrementando l'autonomia da fonti esterne all'UE e rafforzando la sicurezza dell'approvvigionamento, nonché agli interessi in materia di sicurezza e di difesa dell'Unione in linea con le priorità di cui all'articolo 3▌;

e)  contributo alla creazione di una nuova cooperazione transfrontaliera tra soggetti giuridici stabiliti negli Stati membri o in paesi associati, in particolare a favore delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione con una partecipazione sostanziale nell'azione, in qualità di destinatari, subappaltatori o di altri soggetti della catena di approvvigionamento e che sono stabilite negli Stati membri ▌o in paesi associati diversi da quelli in cui sono stabiliti i soggetti del consorzio che non sono PMI o imprese a media capitalizzazione;

f)  qualità ed efficienza dell'attuazione dell'azione.

Articolo 14

Tasso di cofinanziamento

1.  Il Fondo finanzia fino al 100 % dei costi ammissibili di un'attività, di cui all'articolo 11, paragrafo 3, fatto salvo l'articolo 190 del regolamento finanziario.

2.  In deroga al paragrafo 1:

a)  per le attività di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera e), l'assistenza finanziaria del Fondo non supera il 20% dei relativi costi ammissibili ▌i

b)  per le attività di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettere da f) a h), l'assistenza finanziaria del Fondo non supera l'80% dei relativi costi ammissibili ▌.

3.  Per le azioni di sviluppo i tassi di finanziamento sono aumentati nei seguenti casi:

a)  un'attività sviluppata nel quadro della cooperazione strutturata permanente, quale istituita dalla decisione (PESC) 2017/2315 del Consiglio, dell'11 dicembre 2017, può beneficiare di un tasso di finanziamento aumentato di ulteriori 10 punti percentuali;

b)  un'attività può beneficiare di un tasso di finanziamento aumentato, ai sensi del secondo e terzo comma del presente paragrafo, se almeno il 10 % dei costi totali ammissibili dell'attività sono destinati a PMI stabilite in uno Stato membro o in un paese associato e che partecipano all'attività in qualità di beneficiari, subappaltatori o soggetti della catena di approvvigionamento.

Il tasso di finanziamento può essere aumentato dei punti percentuali equivalenti alla percentuale dei costi totali ammissibili dell'attività destinata a PMI stabilite negli Stati membri o in paesi associati in cui sono stabiliti i destinatari che non sono PMI e che partecipano all'attività in qualità di destinatari, subappaltatori o di soggetti della catena di approvvigionamento, fino a un massimo di ulteriori 5 punti percentuali.

Il tasso di finanziamento può essere aumentato dei punti percentuali equivalenti al doppio della percentuale dei costi totali ammissibili dell'attività destinata a PMI stabilite negli Stati membri o in paesi associati diversi da quelli in cui sono stabiliti i destinatari che non sono PMI e che partecipano all'attività in qualità di destinatari, subappaltatori o di soggetti della catena di approvvigionamento;

c)  un'attività può beneficiare di un tasso di finanziamento aumentato di ulteriori 10 punti percentuali se almeno il 15 % dei suoi costi totali ammissibili è destinato a imprese a media capitalizzazione stabilite nell'Unione o in un paese associato.

d)  l'aumento complessivo del tasso di finanziamento di un'attività non supera i 3,5 punti percentuali.

L'assistenza finanziaria dell'Unione fornita a titolo del Fondo, comprensiva dei tassi di finanziamento maggiorati, non supera il 100 % dei costi ammissibili dell'azione.

Articolo 15

Capacità finanziaria

In deroga all'articolo ▌ 198 ▌del regolamento finanziario:

a)  è verificata unicamente la capacità finanziaria del coordinatore e solo se il finanziamento dell'Unione richiesto è pari o superiore a 500 000 EUR. Tuttavia, qualora vi sia motivo di dubitare della capacità finanziaria, la Commissione verifica anche la capacità finanziaria di altri richiedenti o dei coordinatori di azioni di valore inferiore alla soglia di cui alla prima frase;

b)  non è verificata la capacità finanziaria dei soggetti giuridici la cui sostenibilità è garantita dalle autorità competenti di uno Stato membro ▌;

c)  se la capacità finanziaria è strutturalmente garantita da un altro soggetto giuridico, la capacità finanziaria di quest'ultimo è a sua volta verificata.

Articolo 16

Costi indiretti

1.  In deroga all'articolo 181, paragrafo 6, del regolamento finanziario, i costi indiretti ammissibili sono determinati applicando un tasso forfettario del 25 % del totale dei costi diretti ammissibili, ad esclusione dei costi diretti ammissibili di subappalto e del sostegno finanziario a terzi, nonché dei costi unitari o delle somme forfettarie comprensivi dei costi indiretti.

2.  In alternativa, i costi indiretti ammissibili ▌possono essere determinati secondo le consuete pratiche contabili del destinatario sulla base dei costi indiretti effettivi, a condizione che tali pratiche siano accettate dalle autorità nazionali per attività analoghe nel settore della difesa, a norma dell'articolo ▌ 185 ▌ del regolamento finanziario e comunicate alla Commissione

Articolo 17

Ricorso a una somma forfettaria unica o ad un contributo non collegato ai costi

1.  Se l'Unione concede un cofinanziamento inferiore al 50 % del totale dei costi dell'azione, la Commissione può utilizzare:

a)  un contributo non collegato ai costi di cui all'articolo ▌ 180, paragrafo 3, ▌ del regolamento finanziario, sulla base del conseguimento di risultati misurato in riferimento ai target precedentemente fissati o mediante indicatori di performance; o

b)  una somma forfettaria unica di cui all'articolo ▌ 182 ▌ del regolamento finanziario, sulla base del bilancio di previsione dell'azione già approvato dalle autorità nazionali degli Stati membri e dei paesi associati che cofinanziano l'azione.

2.  I costi indiretti sono compresi nella somma forfettaria.

Articolo 18

Appalti pre-commerciali

1.  L'Unione può sostenere gli appalti pre-commerciali attraverso l'attribuzione di una sovvenzione alle amministrazioni aggiudicatrici/agli enti aggiudicatori, quali definiti nelle direttive 2014/24/UE(17), 2014/25/UE(18) e 2009/81/CE(19) del Parlamento europeo e del Consiglio, che acquistano congiuntamente servizi ricerca e sviluppo nel settore della difesa o coordinano le proprie procedure di appalto.

2.  Le procedure di appalto:

a)  sono in linea con le disposizioni del presente regolamento;

b)  possono autorizzare l'aggiudicazione di contratti multipli nell'ambito della stessa procedura ("multiple sourcing");

c)  prevedono l'aggiudicazione dei contratti all'offerente o agli offerenti economicamente più vantaggiosi, assicurando al contempo l'assenza di conflitti di interessi.

Articolo 19

Fondo di garanzia

I contributi a un meccanismo di mutua assicurazione possono coprire il rischio associato al recupero dei fondi dovuti dai destinatari e sono considerati una garanzia sufficiente a norma del regolamento finanziario. Si applicano le disposizioni di cui all'[articolo X del] regolamento XXX [successore del regolamento sul fondo di garanzia].

Articolo 20

Condizioni di ammissibilità per gli appalti e i premi

1.  Gli articoli 10 e 11 si applicano mutatis mutandis ai premi.

2.  L'articolo 10, in deroga all'articolo 176 del regolamento finanziario, e l'articolo 11 si applicano mutatis mutandis all'appalto di studi di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera c).

Titolo II

DISPOSIZIONI SPECIFICHE APPLICABILI ALLE AZIONI DI RICERCA

Articolo 22

Proprietà dei risultati delle azioni di ricerca

1.  I risultati delle azioni di ricerca sostenute finanziariamente a titolo del Fondo sono di proprietà dei destinatari che li hanno prodotti. Se i soggetti giuridici producono i risultati congiuntamente e se il loro contributo rispettivo non può essere verificato, o se non è possibile separare tali risultati congiunti, i soggetti giuridici sono comproprietari di tali risultati. I comproprietari concludono un accordo per quanto concerne la ripartizione e le condizioni di esercizio di tale comproprietà secondo i loro obblighi nell'ambito della convenzione di sovvenzione.

2.  In deroga al paragrafo 1, se il sostegno dell'Unione è fornito sotto forma di appalto pubblico, i risultati delle azioni di ricerca sostenute finanziariamente a titolo del Fondo sono di proprietà dell'Unione. Gli Stati membri e i paesi associati beneficiano di diritti di accesso ai risultati a titolo gratuito, ove ne facciano esplicita richiesta per iscritto.

3.  ▌I risultati delle azioni di ricerca sostenute finanziariamente a titolo del Fondo non sono sottoposti ad alcun controllo o restrizione ▌da parte di un paese terzo non associato o di un soggetto di un paese terzo non associato, direttamente o indirettamente, attraverso uno o più soggetti giuridici intermedi, anche in termini di trasferimento di tecnologia.

4.  Con riguardo ai risultati prodotti dai destinatari attraverso azioni sostenute finanziariamente a titolo del Fondo e fatto salvo il paragrafo 8 bis del presente articolo, la Commissione è informata ex ante di qualsiasi trasferimento di proprietà ▌o della concessione di una licenza esclusiva a un paese terzo non associato o a un soggetto di un paese terzo non associato ▌. Se tale trasferimento di proprietà è in contrasto con gli interessi di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri o con gli obiettivi del presente regolamento di cui all'articolo 3, il finanziamento erogato a titolo del Fondo è rimborsato.

5.  Le autorità nazionali degli Stati membri e dei paesi associati beneficiano di diritti di accesso alla relazione speciale di un'azione di ricerca che ha ricevuto finanziamenti dell'Unione. Tali diritti di accesso sono concessi a titolo gratuito e trasferiti dalla Commissione agli Stati membri e ai paesi associati, dopo aver accertato l'applicazione degli obblighi di riservatezza appropriati.

6.  Le autorità nazionali degli Stati membri e dei paesi associati utilizzano la relazione speciale esclusivamente per finalità connesse all'uso da parte o a beneficio delle loro forze armate, di sicurezza o di intelligence, anche nel quadro dei loro programmi di cooperazione. Tale uso comprende, a titolo esemplificativo ma non limitativo, lo studio, la valutazione, l'analisi, la ricerca, la progettazione ▌e l'accettazione e certificazione dei prodotti, la gestione, la formazione e lo smaltimento, ▌nonché la valutazione e l'elaborazione dei requisiti tecnici per gli appalti.

7.  I destinatari concedono diritti di accesso a titolo gratuito ai ▌risultati delle attività di ricerca sostenute finanziariamente a titolo del Fondo alle istituzioni, agli organi o alle agenzie dell'Unione, ai fini debitamente giustificati di sviluppare, attuare e monitorare le politiche o i programmi esistenti dell'Unione nei settori di sua competenza. Tali diritti di accesso sono utilizzati solo a fini non commerciali e non competitivi.

8.  Disposizioni specifiche in materia di proprietà, diritti di accesso e concessione di licenze sono stabilite nelle convenzioni di sostegno e nei contratti conclusi in materia di appalti pre-commerciali per assicurare la massima diffusione dei risultati e per evitare qualsiasi vantaggio sleale. Le amministrazioni aggiudicatrici beneficiano almeno dei diritti di accesso a titolo gratuito a tali risultati per uso proprio e del diritto di concedere, o esigere che i destinatari concedano, licenze non esclusive a terzi affinché sfruttino i risultati in condizioni eque e ragionevoli senza il diritto di concedere sub-licenze. Tutti gli Stati membri e i paesi associati hanno accesso a titolo gratuito alla relazione speciale. Se un contraente non sfrutta commercialmente i risultati entro un determinato periodo successivo all'appalto pre-commerciale come indicato nel contratto, trasferisce la proprietà dei risultati alle amministrazioni aggiudicatrici.

8 bis.  Le disposizioni di cui al presente regolamento non incidono sull'esportazione di prodotti, materiali o tecnologie che integrano i risultati delle attività di ricerca sostenute finanziariamente a titolo del Fondo e non incidono sulla discrezionalità degli Stati membri in materia di politica di esportazione dei prodotti per la difesa.

8 ter.   Due o più Stati membri o paesi associati che, in un contesto multilaterale o nel quadro dell'organizzazione dell'Unione, hanno concluso congiuntamente uno o più contratti con uno o più destinatari per sviluppare insieme ulteriormente i risultati delle attività di ricerca sostenute a titolo del Fondo beneficiano di diritti di accesso a detti risultati di proprietà di tali destinatari e che sono necessari per l'esecuzione del o dei contratti. Tali diritti di accesso sono concessi a titolo gratuito e in presenza di determinate condizioni specifiche intese ad assicurare che tali diritti siano utilizzati solo per le finalità del o dei contratti e che si applichino obblighi di riservatezza appropriati.

Titolo III

DISPOSIZIONI SPECIFICHE APPLICABILI ALLE AZIONI DI SVILUPPO

Articolo 23

Ulteriori criteri di ammissibilità per le azioni di sviluppo

1.  ▌Il consorzio dimostra che i restanti costi di un'attività che non sono coperti dal sostegno dell'Unione saranno coperti da altri strumenti di finanziamento, quali i contributi da parte degli Stati membri ▌o dei paesi associati o altri mezzi di cofinanziamento da parte di soggetti giuridici.

2.  ▌Le attività di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettera d), ▌si basano su requisiti armonizzati in materia di capacità, stabiliti di comune accordo da almeno due Stati membri ▌o paesi associati.

3.  Per quanto riguarda le attività di cui all'articolo 11, paragrafo 3, lettere da e) a h), il consorzio dimostra, per mezzo di documenti rilasciati dalle autorità nazionali, che:

a)  almeno due Stati membri ▌o paesi associati intendono acquistare il prodotto finale o utilizzare la tecnologia in maniera coordinata, anche tramite appalti congiunti, ove applicabile;

b)  l'attività si basa su specifiche tecniche comuni stabilite di comune accordo dagli Stati membri ▌o dai paesi associati che cofinanzieranno l'azione o che intendono acquistare congiuntamente il prodotto finale o utilizzare congiuntamente la tecnologia.

Articolo 24

Ulteriori criteri di attribuzione per le azioni di sviluppo

In aggiunta ai criteri di attribuzione di cui all'articolo 13, il programma di lavoro prende anche in considerazione:

a)  il contributo all'aumento dell'efficienza durante il ciclo di vita dei prodotti e delle tecnologie della difesa, compresi l'efficacia in termini di costi e la possibilità di creare sinergie nei processi di acquisizione, manutenzione e smaltimento;

b)  il contributo all'ulteriore integrazione dell'industria europea della difesa nel complesso dell'Unione attraverso la dimostrazione da parte dei destinatari del fatto che gli Stati membri si sono impegnati a utilizzare, detenere o mantenere congiuntamente il prodotto o la tecnologia finale in maniera coordinata.

Articolo 25

Proprietà dei risultati delle azioni di sviluppo

1.  L'Unione non è proprietaria dei prodotti o delle tecnologie risultanti dalle azioni di sviluppo sostenute finanziariamente a titolo del Fondo, né reclama i diritti di proprietà intellettuale relativi ai risultati di tali azioni.

2.  I risultati delle azioni sostenute finanziariamente a titolo del Fondo non sono sottoposti ad alcun controllo o restrizione da parte di paesi terzi non associati o di soggetti di paesi terzi non associati, direttamente o indirettamente, attraverso uno o più soggetti giuridici intermedi, anche in termini di trasferimento di tecnologia.

2 bis.  Il presente regolamento non incide sulla discrezionalità degli Stati membri in materia di politica di esportazione dei prodotti per la difesa.

3.  Con riguardo ai risultati prodotti dai destinatari attraverso azioni sostenute finanziariamente a titolo del Fondo e fatto salvo il paragrafo 2 bis del presente articolo, la Commissione è informata ex ante di qualsiasi trasferimento di proprietà ▌a un paese terzo non associato o a un soggetto di un paese terzo non associato. Se tale trasferimento di proprietà ▌è in contrasto con gli interessi di sicurezza e di difesa dell'Unione e dei suoi Stati membri o con gli obiettivi ▌di cui all'articolo 3, ▌ il finanziamento erogato a titolo del Fondo è rimborsato.

4.  Se l'assistenza dell'Unione è fornita sotto forma di appalto pubblico per uno studio, gli Stati membri ▌o i paesi associati hanno diritto, ove ne facciano richiesta scritta, a una licenza non esclusiva e gratuita per l'uso dello studio.

Titolo IV

GOVERNANCE, MONITORAGGIO, VALUTAZIONE E CONTROLLO

Articolo 27

Programmi di lavoro

1.  Il Fondo è attuato mediante programmi di lavoro annuali stabiliti in conformità dell'articolo 110 del regolamento finanziario. I programmi di lavoro stabiliscono, se del caso, l'importo globale destinato alle operazioni di finanziamento misto. I programmi di lavoro stabiliscono il bilancio complessivo destinato alla partecipazione transfrontaliera delle PMI.

2.  La Commissione adotta i programmi di lavoro mediante atti di esecuzione in conformità alla procedura di cui all'articolo 28, paragrafo 2.

3.  I programmi di lavoro indicano dettagliatamente i temi di ricerca e le categorie di azioni che saranno sostenuti finanziariamente a titolo del Fondo. Tali categorie sono in linea con le priorità in materia di difesa di cui all'articolo 3.

Fatta eccezione per la parte del programma di lavoro dedicata alle tecnologie dirompenti per le applicazioni nel settore della difesa, tali temi di ricerca e categorie di azioni riguardano i prodotti e le tecnologie nei seguenti settori:

a)  preparazione, protezione, impiego e sostenibilità;

b)  gestione delle informazioni nonché superiorità e comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence, sorveglianza e ricognizione (C4ISR), ciberdifesa e cibersicurezza; e

c)  ingaggio e attuatori.

4.  I programmi di lavoro contengono, se del caso, prescrizioni funzionali e precisano la forma del finanziamento dell'UE a norma dell'articolo 8, senza impedire la concorrenza a livello degli inviti a presentare proposte.

I programmi di lavoro possono inoltre prendere in considerazione la transizione nella fase di sviluppo dei risultati delle azioni di ricerca che dimostrino valore aggiunto, già sostenute finanziariamente a titolo del Fondo.

Articolo 28

Comitato

1.  La Commissione è assistita da un comitato ai sensi del regolamento (UE) n. 182/2011. L'Agenzia europea per la difesa è invitata in qualità di osservatore a fornire le proprie opinioni e competenze. Anche il servizio europeo per l'azione esterna è invitato a partecipare.

Il comitato si riunisce inoltre in formazioni speciali, anche per discutere di aspetti in materia di difesa e sicurezza, riguardo alle azioni realizzate a titolo del Fondo.

2.  Nei casi in cui è fatto riferimento al presente paragrafo, si applica l'articolo 5 del regolamento (UE) n. 182/2011.

Qualora il comitato non esprima alcun parere, la Commissione non adotta il progetto di atto di esecuzione e si applica l'articolo 5, paragrafo 4, terzo comma, del regolamento (UE) n. 182/2011.

Articolo 28 bis

Consultazione del responsabile del progetto

Qualora un responsabile del progetto sia stato nominato da uno Stato membro o da un paese associato, la Commissione lo consulta sui progressi effettuati rispetto all'azione prima dell'esecuzione del pagamento.

Articolo 29

Esperti indipendenti

1.  La Commissione nomina esperti indipendenti che la assistono nel controllo etico di cui all'articolo 7 e nella valutazione delle proposte, a norma dell'articolo ▌ 237 ▌ del regolamento finanziario. ▌

2.  Gli esperti indipendenti sono cittadini dell'Unione provenienti dal maggior numero possibile di Stati membri e selezionati sulla base di inviti a manifestare interesse rivolti a ▌ ministeri della Difesa e agenzie subordinate, altri pertinenti organismi governativi, istituti di ricerca, università, associazioni di categoria o imprese del settore della difesa al fine di stabilire un elenco di esperti. In deroga all'articolo ▌ 237 ▌ del regolamento finanziario, tale elenco non è reso pubblico.

3.  Le credenziali di sicurezza degli esperti indipendenti nominati sono convalidate dal rispettivo Stato membro.

4.  Il comitato di cui all'articolo 28 è informato annualmente in merito all'elenco degli esperti ai fini della trasparenza quanto alle credenziali di sicurezza degli esperti. La Commissione assicura altresì che gli esperti non forniscano valutazioni, consulenza o assistenza in merito a questioni per le quali si trovino in conflitto di interessi.

5.  Gli esperti indipendenti sono scelti in base all'adeguatezza delle loro competenze, esperienze e conoscenze in relazione ai compiti loro assegnati.

Articolo 30

Applicazione delle norme in materia di informazioni classificate

1.  Nell'ambito di applicazione del presente regolamento:

a)  ogni Stato membro ▌assicura che sia offerto un livello di protezione delle informazioni classificate UE equivalente a quello garantito dalle norme di sicurezza ▌del Consiglio di cui agli allegati della decisione 2013/488/UE(20);

a1)  la Commissione protegge le informazioni classificate in conformità delle norme di sicurezza di cui alla decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione, del 13 marzo 2015, sulle norme di sicurezza per proteggere le informazioni classificate UE;

c)  le persone fisiche residenti in paesi terzi ▌e le persone giuridiche stabilite in paesi terzi ▌possono trattare informazioni classificate UE riguardanti il Fondo solo se sono soggette in tali paesi a norme di sicurezza che assicurino un livello di protezione almeno equivalente a quello garantito dalle norme di sicurezza della Commissione di cui alla decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione e dalle norme di sicurezza del Consiglio di cui alla decisione 2013/488/UE;

c1)   l'equivalenza delle norme di sicurezza applicate in un paese terzo o nell'ambito di un'organizzazione internazionale è definita in un accordo sulla sicurezza delle informazioni comprese, se del caso, le questioni attinenti alla sicurezza industriale, concluso tra l'Unione e detto paese terzo od organizzazione internazionale secondo la procedura di cui all'articolo 218 del TFUE e tenuto conto dell'articolo 13 della decisione 2013/488/UE;

d)  fatti salvi l'articolo 13 della decisione 2013/488/UE e le norme in materia di sicurezza industriale di cui all'allegato della decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione, è possibile concedere a una persona fisica o a una persona giuridica, a un paese terzo o a un'organizzazione internazionale l'accesso alle informazioni classificate UE, se ritenuto necessario e per singoli casi, in funzione della natura e del contenuto delle informazioni stesse, della necessità di sapere (need-to-know) del destinatario e dell'entità dei vantaggi per l'Unione.

2.  Nel caso di azioni che comportano, richiedono ▌o contengono informazioni classificate, il pertinente organismo di finanziamento precisa nei documenti relativi all'invito a presentare proposte/ai bandi di gara le misure e i requisiti necessari per garantire la sicurezza di tali informazioni al livello richiesto.

3.  Al fine di agevolare lo scambio di informazioni sensibili e classificate con gli Stati membri e i paesi associati e, se del caso, con i richiedenti e i destinatari, la Commissione istituisce un sistema di scambio sicuro Il sistema tiene conto delle norme di sicurezza nazionali degli Stati membri.

4.  L'origine delle informazioni classificate acquisite, generate durante l'esecuzione di un'azione di ricerca o di sviluppo viene decisa da parte degli Stati membri sul cui territorio sono stabiliti i destinatari. A tal fine, detti Stati membri possono stabilire un quadro di sicurezza specifico per la protezione e il trattamento delle informazioni classificate relative all'azione e ne informano la Commissione. Tale quadro di sicurezza non pregiudica la possibilità per la Commissione di avere accesso alle informazioni necessarie per l'attuazione dell'azione.

Ove tali Stati membri non istituiscano un tale quadro di sicurezza specifico, la Commissione istituisce il quadro di sicurezza per l'azione in conformità delle disposizioni della decisione (UE, Euratom) 2015/444 della Commissione.

Il quadro di sicurezza applicabile all'azione deve essere in vigore al più tardi prima della firma dell'accordo di finanziamento o del contratto.

Articolo 31

Monitoraggio e relazioni

1.  Gli indicatori da utilizzare per monitorare l'attuazione e i progressi del Fondo nel conseguire gli obiettivi generali e specifici di cui all'articolo 3 figurano nell'allegato.

2.  Al fine di garantire un'efficace valutazione dei progressi del Fondo nel conseguire i suoi obiettivi, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati, in conformità all'articolo 36, per modificare l'allegato allo scopo di rivederne o integrarne gli indicatori, se necessario, e per integrare il presente regolamento con disposizioni sull'istituzione di un quadro per il monitoraggio e la valutazione.

3.  La Commissione monitora regolarmente l'attuazione del Fondo e rende conto annualmente, al Parlamento europeo e al Consiglio, dei progressi compiuti, comprese le modalità in cui gli insegnamenti individuati e gli insegnamenti appresi grazie all'EDIDP e alla PADR sono tenuti in considerazione a livello di attuazione del Fondo. A tal fine la Commissione applica le modalità di monitoraggio necessarie.

4.  Il sistema di rendicontazione sulla performance garantisce una raccolta efficiente, efficace e tempestiva dei dati per il monitoraggio dell'attuazione e dei risultati del Fondo. A tale scopo sono imposti obblighi di rendicontazione proporzionati ai destinatari dei finanziamenti dell'Unione.

Articolo 32

Valutazione del Fondo

1.  Le valutazioni si svolgono con tempestività per alimentare il processo decisionale.

2.  La valutazione intermedia del Fondo è effettuata non appena siano disponibili informazioni sufficienti sulla sua attuazione, comunque non oltre quattro anni dall'inizio della sua attuazione. La relazione di valutazione intermedia, da stilare entro il 31 luglio 2024, contiene segnatamente una valutazione della governance del Fondo, anche per quanto riguarda le disposizioni relative agli esperti indipendenti, l'attuazione delle procedure etiche di cui all'articolo 7 e gli insegnamenti appresi grazie all'EDIDP e alla PADR, i tassi di esecuzione, i risultati in materia di attribuzione dei progetti, il livello di partecipazione delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione e il ▌ livello della loro partecipazione transfrontaliera, i tassi di rimborso dei costi indiretti come definiti all'articolo 16, gli importi attribuiti alle tecnologie dirompenti negli inviti a presentare proposte, nonché i finanziamenti attribuiti in conformità all'articolo ▌ 195 ▌ del regolamento finanziario. La valutazione intermedia contiene inoltre informazioni relative ai paesi di origine dei destinatari, il numero di paesi coinvolti nei singoli progetti e, se possibile, alla ripartizione dei diritti di proprietà intellettuale generati. La Commissione può presentare proposte per qualsiasi opportuna modifica del presente regolamento.

3.  Al termine del periodo di attuazione, e comunque non oltre quattro anni dopo il 31 dicembre 2027, la Commissione effettua una valutazione finale dell'attuazione del Fondo. La relazione di valutazione finale presenta i risultati dell'attuazione del Fondo e, nella misura del possibile tenuto conto delle tempistiche, del relativo impatto. La relazione, sulla base di consultazioni degli Stati membri, dei paesi associati e dei principali portatori di interessi, valuta in particolare i progressi compiuti nel conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 3. Contribuisce altresì a individuare i casi in cui l'Unione dipende dai paesi terzi per lo sviluppo di prodotti e tecnologie della difesa. ▌Analizza inoltre la partecipazione transfrontaliera, anche delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione, a progetti realizzati a titolo del Fondo, nonché l'integrazione delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione alla catena del valore globale e il contributo del Fondo nell'ovviare alle carenze individuate nel piano di sviluppo delle capacità. La valutazione contiene inoltre informazioni relative ai paesi di origine dei destinatari e, se possibile, alla ripartizione dei diritti di proprietà intellettuale generati.

4.  La Commissione comunica le conclusioni delle valutazioni, corredate delle proprie osservazioni, al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni.

Articolo 33

Audit

Gli audit sull'utilizzo del contributo dell'Unione effettuati da persone o soggetti anche diversi da quelli autorizzati dalle istituzioni o dagli organismi dell'Unione costituiscono la base della garanzia globale di affidabilità a norma dell'articolo ▌127 ▌del regolamento finanziario. La Corte dei conti europea esamina i conti di tutte le entrate e le spese dell'Unione in conformità all'articolo 287 del TFUE.

Articolo 34

Tutela degli interessi finanziari dell'Unione

Un paese terzo che partecipa al Fondo in base a una decisione presa nel quadro di un accordo internazionale o in virtù di qualsiasi altro strumento giuridico concede i diritti necessari e l'accesso di cui hanno bisogno l'ordinatore responsabile, ▌OLAF e la Corte dei conti europea per esercitare integralmente le rispettive competenze. Nel caso dell'OLAF, tali diritti comprendono il diritto di effettuare indagini, anche attraverso controlli e verifiche sul posto, in conformità al regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode▌.

Articolo 35

Informazione, comunicazione e pubblicità

1.  I destinatari dei finanziamenti dell'Unione rendono nota l'origine degli stessi e ne garantiscono la visibilità (in particolare quando promuovono azioni e risultati) diffondendo informazioni coerenti, efficaci e proporzionate destinate a pubblici diversi, tra cui i media e il vasto pubblico. La possibilità di pubblicare studi accademici basati sui risultati delle azioni di ricerca è disciplinata dall'accordo di finanziamento.

2.  La Commissione conduce azioni di informazione e comunicazione sul Fondo, sulle singole azioni e sui risultati. Le risorse finanziarie destinate al Fondo contribuiscono anche alla comunicazione ▌delle priorità politiche dell'Unione nella misura in cui si riferiscono agli obiettivi di cui all'articolo 3.

2 bis.  Le risorse finanziarie destinate al Fondo possono anche contribuire all'organizzazione di attività di diffusione, eventi di abbinamento e attività di sensibilizzazione, in particolare al fine di aprire catene di approvvigionamento per favorire la partecipazione transfrontaliera delle PMI.

TITOLO V

ATTI DELEGATI, DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Articolo 36

Atti delegati

1.  Il potere di adottare atti delegati di cui all'articolo 31 è conferito alla Commissione per un periodo indeterminato a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento.

2.  La delega di potere di cui all'articolo 31 può essere revocata in qualsiasi momento dal Parlamento europeo o dal Consiglio. La decisione di revoca pone fine alla delega di potere ivi specificata. Gli effetti della decisione decorrono dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea o da una data successiva ivi specificata. Essa non pregiudica la validità degli atti delegati già in vigore.

3.  Prima di adottare un atto delegato la Commissione consulta gli esperti designati da ciascuno Stato membro nel rispetto dei principi stabiliti nell'accordo interistituzionale "Legiferare meglio" del 13 aprile 2016.

4.  Non appena adotta un atto delegato, la Commissione ne dà contestualmente notifica al Parlamento europeo e al Consiglio.

5.  L'atto delegato adottato ai sensi dell'articolo 31 entra in vigore solo se né il Parlamento europeo né il Consiglio hanno sollevato obiezioni entro il termine di due mesi dalla data in cui esso è stato loro notificato o se, prima della scadenza di tale termine, sia il Parlamento europeo che il Consiglio hanno informato la Commissione che non intendono sollevare obiezioni. Tale termine è prorogato di due mesi su iniziativa del Parlamento europeo o del Consiglio.

Articolo 37

Abrogazione

Il regolamento (UE) n. 2018/1092 (programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa) è abrogato con effetto dal 1º gennaio 2021.

Articolo 38

Disposizioni transitorie

1.  Il presente regolamento non pregiudica il proseguimento o la modifica, fino alla loro chiusura, delle azioni interessate ai sensi del regolamento (UE) 2018/1092 nonché dell'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa , che continua pertanto ad applicarsi alle azioni in questione fino alla loro chiusura e ai loro risultati.

2.  La dotazione finanziaria del Fondo può anche coprire le spese di assistenza tecnica e amministrativa necessarie per assicurare la transizione tra il Fondo e le misure adottate nell'ambito dei suoi predecessori, il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa e l'azione preparatoria sulla ricerca in materia di difesa.

3.  Se necessario, possono essere iscritti in bilancio, anche dopo il 2027, stanziamenti per coprire le spese di cui all'articolo 4, paragrafo 4, al fine di consentire la gestione delle azioni non completate entro il 31 dicembre 2027.

Articolo 39

Entrata in vigore

Il presente regolamento entra in vigore il terzo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Esso si applica a decorrere dal 1º gennaio 2021.

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a ..., il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

ALLEGATO

Indicatori da utilizzare PER RENDERE CONTO DEI PROGRESSI DEL FONDO NEL CONSEGUIRE I SUOI OBIETTIVI SPECIFICI

Obiettivo specifico di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera a):

Indicatore 1 Partecipanti

Misurato in base ai seguenti elementi: numero di soggetti giuridici coinvolti (suddivisi per dimensioni, tipo e nazionalità)

Indicatore 2 Ricerca collaborativa

Misurato in base ai seguenti elementi:

2.1  numero e valore dei progetti finanziati

2.2  Collaborazione transfrontaliera: percentuale di contratti aggiudicati alle PMI e alle società a media capitalizzazione e valore dei contratti di collaborazione transfrontaliera

2.3  Percentuale di destinatari che non hanno svolto attività di ricerca con applicazioni nel settore della difesa prima dell'entrata in vigore del Fondo

Indicatore 3 Prodotti innovativi

Misurato in base ai seguenti elementi:

3.1   Numero di nuovi brevetti derivanti da progetti sostenuti finanziariamente a titolo del Fondo

3.2  Distribuzione aggregata dei brevetti tra imprese a media capitalizzazione, PMI e soggetti giuridici che non sono né imprese a media capitalizzazione né PMI

3.3  Distribuzione aggregata dei brevetti per Stato membro

Obiettivo specifico di cui all'articolo 3, paragrafo 2, lettera b):

Indicatore 4 Sviluppo collaborativo di capacità

Misurato in base ai seguenti elementi: numero e valore delle azioni finanziate intese ad ovviare alle carenze in materia di capacità individuate nel piano di sviluppo delle capacità

Indicatore 4 Sostegno continuo durante l'intero ciclo di R&S

Misurato in base ai seguenti elementi: presenza, in secondo piano, di diritti di proprietà intellettuale o risultati prodotti in azioni precedentemente sostenute

Indicatore 5 Creazione di posti di lavoro/sostegno all'occupazione

Misurato in base ai seguenti elementi: numero di dipendenti nelle attività di R&S nel settore della difesa che beneficiano del sostegno per Stato membro

(1) GU C 110 del 22.3.2019, pag. 75.
(2) La presente posizione sostituisce gli emendamenti approvati il 12 dicembre 2018 (Testi approvati, P8_TA(2018)0516).
(3) Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2019. Il testo evidenziato in grigio non è stato concordato nel quadro dei negoziati interistituzionali.
(4) Direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa (GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1). Direttiva 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure per l'aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori (GU L 216 del 20.8.2009, pag. 76).
(5) Decisione 2013/755/UE del Consiglio, del 25 novembre 2013, relativa all'associazione dei paesi e territori d'oltremare all'Unione europea ("Decisione sull'associazione d'oltremare") (GU L 344 del 19.12.2013, pag. 1).
(6) Regolamento (UE, Euratom) 2018/1046 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che stabilisce le regole finanziarie applicabili al bilancio generale dell'Unione, che modifica i regolamenti (UE) n. 1296/2013, (UE) n. 1301/2013, (UE) n. 1303/2013, (UE) n. 1304/2013, (UE) n. 1309/2013, (UE) n. 1316/2013, (UE) n. 223/2014, (UE) n. 283/2014 e la decisione n. 541/2014/UE e abroga il regolamento (UE, Euratom) n. 966/2012.
(7) Regolamento (UE) 2018/1092 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 luglio 2018, che istituisce il programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell'industria della difesa dell'Unione (GU L 200 del 7.8.2018, pag. 30).
(8) Regolamento (UE) n. 182/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, che stabilisce le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo da parte degli Stati membri dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (GU L 55 del 28.2.2011, pag. 13).
(9) Riferimento da aggiornare: GU C 373 del 20.12.2013, pag. 1. L'accordo è disponibile al seguente indirizzo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32013Q1220(01)&from=IT
(10) Regolamento (UE, Euratom) n. 883/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 settembre 2013, relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) e che abroga il regolamento (CE) n. 1073/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (Euratom) n. 1074/1999 del Consiglio (GU L 248 del 18.9.2013, pag. 1).
(11) Regolamento (CE, Euratom) n. 2988/95 del Consiglio, del 18 dicembre 1995, relativo alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità (GU L 312 del 23.12.1995, pag. 1).
(12) Regolamento (Euratom, CE) n. 2185/96 del Consiglio, dell'11 novembre 1996, relativo ai controlli e alle verifiche sul posto effettuati dalla Commissione ai fini della tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee contro le frodi e altre irregolarità (GU L 292 del 15.11.1996, pag. 2).
(13) Regolamento (UE) 2017/1939 del Consiglio, del 12 ottobre 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea ("EPPO") (GU L 283 del 31.10.2017, pag. 1).
(14) Direttiva (UE) 2017/1371 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2017, relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell'Unione mediante il diritto penale (GU L 198 del 28.7.2017, pag. 29).
(15) Direttiva 2009/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009, che semplifica le modalità e le condizioni dei trasferimenti all'interno delle Comunità di prodotti per la difesa (GU L 146 del 10.6.2009, pag. 1).
(16) Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, relativa alla definizione delle microimprese, piccole e medie imprese (GU L 124 del 20.5.2003, pag. 36).
(17) Direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE (GU L 94 del 28.03.2014, pag. 65).
(18) Direttiva 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sulle procedure d'appalto degli enti erogatori nei settori dell'acqua, dell'energia, dei trasporti e dei servizi postali e che abroga la direttiva 2004/17/CE (GU L 94 del 28.3.2014, pag. 243).
(19) Direttiva 2009/81/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa al coordinamento delle procedure per l'aggiudicazione di taluni appalti di lavori, di forniture e di servizi nei settori della difesa e della sicurezza da parte delle amministrazioni aggiudicatrici/degli enti aggiudicatori, e recante modifica delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE (GU L 216 del 20.8.2009, pag. 76).
(20) GU L 274 del 15.10.2013, pag. 1.


Esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite (COM(2018)0093 – C8-0112/2018 – 2018/0042(COD))
P8_TA-PROV(2019)0431A8-0384/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0093),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0112/2018),

–  visto l'articolo 294, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere della Banca centrale europea del 22 agosto 2018(1),

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2018(2),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 marzo 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto l'articolo 59 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0384/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

3.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione del regolamento (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite(3)

P8_TC1-COD(2018)0042


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere della Banca centrale europea(4),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(5),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(6),

considerando quanto segue:

(1)  L'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(7) prevede, a determinate condizioni, un trattamento preferenziale delle obbligazioni garantite. La direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio(8)(9) specifica gli elementi fondamentali delle obbligazioni garantite e ne fornisce una definizione comune.

(2)  Il 20 dicembre 2013 la Commissione ha invitato l'Autorità bancaria europea (ABE) a fornire un parere in merito all'adeguatezza dei fattori di ponderazione del rischio di cui all'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013. Secondo il parere fornito dall'ABE(10), il trattamento preferenziale in relazione ai fattori di ponderazione del rischio previsto all'articolo 129 di tale regolamento costituisce, in linea di principio, un trattamento prudenziale adeguato. Tuttavia, l'ABE ha raccomandato di considerare ulteriormente l'opportunità di integrare i requisiti di ammissibilità di cui all'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013 al fine di disciplinare, come minimo, l'attenuazione del rischio di liquidità, l'eccesso di garanzia e il ruolo dell'autorità competente e di sviluppare ulteriormente le vigenti disposizioni in materia di informativa agli investitori(11).

(3)  Alla luce del parere dell'ABE, è opportuno modificare il regolamento (UE) n. 575/2013 introducendo requisiti aggiuntivi per le obbligazioni garantite, rafforzando in tal modo la qualità delle obbligazioni garantite ammissibili al trattamento patrimoniale favorevole di cui all'articolo 129 di tale regolamento.

(4)  A norma dell'articolo 129, paragrafo 1, terzo comma, del regolamento (UE) n. 575/2013, le autorità competenti possono derogare in parte all'applicazione del requisito per la classificazione delle esposizioni nella classe di merito di credito 1 di cui all'articolo 129, paragrafo 1, primo comma, lettera c), e consentire un'esposizione classificata nella classe di merito di credito 2 fino a un massimo del 10% dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente emittente. Tale deroga parziale si applica tuttavia solo previa consultazione dell'ABE e solo a condizione che negli Stati membri in questione possano essere documentati significativi problemi potenziali di concentrazione dovuti all'applicazione del requisito per la classe di merito di credito 1. Poiché i requisiti per la classificazione delle esposizioni nella classe di merito di credito 1 stabiliti dalle agenzie esterne di valutazione del merito di credito sono diventati sempre più difficili da rispettare nella maggior parte degli Stati membri, sia all'interno che all'esterno della zona euro, l'applicazione di tale deroga è stata ritenuta necessaria dagli Stati membri che ospitano i maggiori mercati delle obbligazioni garantite. Per semplificare l'utilizzo di esposizioni verso enti creditizi come garanzie per le obbligazioni garantite e per far fronte a tale difficoltà è necessario modificare il regolamento (UE) n. 575/2013. Invece di consentire alle autorità competenti di derogare ai requisiti, è opportuno stabilire una norma che consenta esposizioni verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 2 fino a un massimo del 10% dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente emittente senza che sia necessario consultare l'ABE. È necessario consentire l'uso della classe di merito di credito 3 per i depositi a breve termine e per i derivati in determinati Stati membri, nei casi in cui sarebbe troppo difficile soddisfare il requisito per la classe di merito di credito 1 o 2. Le autorità competenti designate a norma dell'articolo 18, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2019/...(12) dovrebbero poter consentire, previa consultazione dell'ABE, l'uso della classe di merito di credito 3 per i contratti derivati per fare fronte a potenziali problemi di concentrazione.

(5)  In conformità dell'articolo 129, paragrafo 1, primo comma, lettera d), punto ii), e lettera f), punto ii), del regolamento (UE) n. 575/2013, i prestiti garantiti da quote senior emesse da Fonds Communs de Titrisation francesi o da equivalenti soggetti per la cartolarizzazione che cartolarizzano esposizioni relative a immobili residenziali o non residenziali sono attività ammissibili che possono essere utilizzate a copertura di obbligazioni garantite fino a un massimo del 10% del valore nominale delle obbligazioni garantite emesse (in prosieguo: la "soglia del 10%"). Tuttavia, l'articolo 496 di detto regolamento consente alle autorità competenti di derogare alla soglia del 10%. Inoltre, l'articolo 503, paragrafo 4, dello stesso regolamento stabilisce che la Commissione riesamini l'adeguatezza della deroga che consente alle autorità competenti di derogare alla soglia del 10%. Il 22 dicembre 2013 la Commissione ha chiesto all'ABE di fornire un parere in proposito. Nel suo parere in data 1º luglio 2014 l'ABE ha affermato che l'utilizzo come garanzia di quote senior emesse da Fonds Communs de Titrisation francesi o da equivalenti soggetti per la cartolarizzazione che cartolarizzano esposizioni relative a immobili residenziali o non residenziali desterebbe preoccupazioni sotto il profilo prudenziale a causa della struttura a doppio livello di un programma di obbligazioni garantite coperte da quote di cartolarizzazione e, di conseguenza, porterebbe a una mancanza di trasparenza per quanto riguarda la qualità creditizia dell'aggregato di copertura. Di conseguenza, l'ABE ha raccomandato di sopprimere, dopo il 31 dicembre 2017, la deroga alla soglia del 10% per le quote di cartolarizzazione senior attualmente prevista all'articolo 496 del regolamento (UE) n. 575/2013(13).

(6)  Solo un numero limitato di quadri nazionali in materia di obbligazioni garantite consente l'inclusione di titoli garantiti da mutui ipotecari cartolarizzati su immobili residenziali o non residenziali. Si ritiene che tali strutture, il cui utilizzo è in calo, aggiungano inutili complessità ai programmi di obbligazioni garantite. È pertanto opportuno eliminare del tutto l'uso di tali strutture come attività ammissibili. Pertanto, dovrebbero essere soppressi l'articolo 129, paragrafo 1, primo comma, lettera d), punto ii), e lettera f), punto ii), e l'articolo 496 del regolamento (UE) n. 575/2013.

(7)  Anche le strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo conformi al regolamento (UE) n. 575/2013 sono state utilizzate come garanzie reali ammissibili in conformità dell'articolo 129, paragrafo 1, primo comma, lettera d), punto ii), e lettera f), punto ii), del suddetto regolamento. Le strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo non presentano rischi supplementari dal punto di vista prudenziale, in quanto non hanno le complessità che caratterizzano l'uso di prestiti garantiti da quote senior emesse da Fonds Communs de Titrisation francesi o da equivalenti soggetti per la cartolarizzazione che cartolarizzano esposizioni relative a immobili residenziali o non residenziali. Secondo l'ABE, la copertura di obbligazioni garantite mediante strutture di obbligazioni garantite aggregate dovrebbe essere consentita senza limiti relativi all'importo delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente(14). Di conseguenza l'articolo 129, paragrafo 1, primo comma, lettera c), dovrebbe essere modificato per eliminare l'obbligo di applicare il limite del 15% o del 10% in relazione alle esposizioni verso enti creditizi nelle strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo. Tali strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo sono disciplinate dall'articolo 8 della direttiva (UE) 20../...(15).

(8)  L'articolo 129, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 575/2013 prescrive che i principi di valutazione per gli immobili posti a garanzia delle obbligazioni garantite, di cui all'articolo 229, paragrafo 1, dello stesso regolamento, si applichino alle obbligazioni garantite affinché queste soddisfino i requisiti per fruire del trattamento preferenziale. I requisiti in materia di ammissibilità delle attività costituite a copertura delle obbligazioni garantite si riferiscono alle caratteristiche generali di qualità che assicurano la solidità dell'aggregato di copertura e dovrebbero pertanto essere soggetti alla direttiva (UE) n. 20../...(16). Di conseguenza, le disposizioni in materia di metodologia di valutazione dovrebbero anch'esse essere soggette a tale direttiva. Le norme tecniche di regolamentazione previste all'articolo 124, paragrafo 4, lettera a), del regolamento (UE) n. 575/2013 non dovrebbero pertanto applicarsi ai criteri di ammissibilità per le obbligazioni garantite di cui all'articolo 129 dello stesso regolamento. È pertanto necessario modificare di conseguenza l'articolo 129, paragrafo 3, di tale regolamento.

(9)  I limiti all'indice di copertura del finanziamento sono un elemento necessario per garantire la qualità creditizia delle obbligazioni garantite. L'articolo 129, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 575/2013 fissa limiti all'indice di copertura del finanziamento per le ipoteche e i gravami marittimi su navi, ma non precisa in che modo tali limiti devono essere applicati, e può pertanto generare incertezza. I limiti all'indice di copertura del finanziamento dovrebbero essere applicati come limiti di copertura flessibili, nel senso che, sebbene non vi siano limiti all'entità del prestito sottostante, tale prestito può fungere da garanzia reale solo entro i limiti all'indice di copertura del finanziamento imposti sull'attività. I limiti all'indice di copertura del finanziamento determinano la quota percentuale del prestito che contribuisce al requisito di copertura delle passività. È pertanto opportuno precisare che i limiti all'indice di copertura del finanziamento determinano la quota del prestito che contribuisce alla copertura dell'obbligazione garantita.

(10)  Per assicurare una maggiore chiarezza è inoltre opportuno precisare che i limiti all'indice di copertura del finanziamento si applicano per tutta la durata del prestito. L'indice di copertura effettivo del finanziamento non dovrebbe cambiare, rimanendo al limite dell'80% del valore del bene per prestiti su immobili residenziali, e al limite del 60% o del 70% del valore del bene per prestiti su immobili non residenziali e su navi. I beni immobili commerciali dovrebbero essere intesi in linea con l'interpretazione generale di questo tipo di proprietà, secondo cui essi sono immobili "non residenziali" anche quando sono detenuti da organizzazioni senza scopo di lucro.

(11)  Per migliorare ulteriormente la qualità delle obbligazioni garantite che ricevono il trattamento patrimoniale preferenziale di cui all'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013, tale trattamento preferenziale dovrebbe essere soggetto a un livello minimo di eccesso di garanzia, ossia un livello di garanzia superiore ai requisiti di copertura di cui all'articolo 15 della direttiva (UE) 2019../... (17). Tale requisito attenuerebbe i rischi più rilevanti in caso di insolvenza o risoluzione dell'emittente. Laddove gli Stati membri decidano di applicare alle obbligazioni garantite emesse da enti creditizi con sede nel loro territorio un livello minimo di eccesso di garanzia superiore, ciò non dovrebbe impedire agli enti creditizi di investire in altre obbligazioni garantite con un livello minimo di eccesso di garanzia inferiore conformi al presente regolamento, e di beneficiare delle disposizioni di quest'ultimo.

(12)  Uno dei requisiti di cui all'articolo 129, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013 prevede che l'ente creditizio che investe in obbligazioni garantite riceva determinate informazioni sulle obbligazioni garantite almeno su base semestrale. I requisiti di trasparenza sono un elemento indispensabile delle obbligazioni garantite, poiché assicurano un livello di informativa uniforme e consentono agli investitori di effettuare la necessaria valutazione del rischio, il che migliora la comparabilità, la trasparenza e la stabilità del mercato. È pertanto opportuno assicurare che i requisiti di trasparenza si applichino a tutte le obbligazioni garantite, il che può essere conseguito stabilendo tali requisiti nella direttiva (UE) 20../...(18) come caratteristiche strutturali comuni delle obbligazioni garantite. Di conseguenza, l'articolo 129, paragrafo 7, del regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbe essere soppresso.

(13)  Le obbligazioni garantite sono strumenti di finanziamento a lungo termine, emessi quindi con una scadenza programmata di diversi anni. È pertanto necessario assicurare che non vi siano conseguenze negative per le obbligazioni garantite emesse prima del 31 dicembre 2007 o prima del ... [OP: inserire la data di applicazione del presente regolamento]. Per conseguire tale obiettivo, le obbligazioni garantite emesse prima del 31 dicembre 2007 dovrebbero continuare ad essere esentate dai requisiti di cui al regolamento (UE) n. 575/2013 per quanto riguarda le attività ammissibili, l'eccesso di garanzia e le attività di sostituzione. Inoltre, le altre obbligazioni garantite conformi al regolamento (UE) n. 575/2013 ed emesse prima del [OP: inserire la data di applicazione del presente regolamento] dovrebbero essere esentate dai requisiti in materia di eccesso di garanzia e di attività di sostituzione e dovrebbero continuare ad essere ammissibili al trattamento preferenziale come previsto da tale regolamento fino alla scadenza.

(14)  Il presente regolamento dovrebbe essere applicato in combinato disposto con la direttiva (UE) 2019/...(19). Per assicurare l'applicazione uniforme del nuovo quadro che stabilisce le caratteristiche strutturali dell'emissione di obbligazioni garantite e i requisiti modificati per il trattamento preferenziale, l'applicazione del presente regolamento deve essere differita in modo da coincidere con la data a partire dalla quale gli Stati membri devono applicare le disposizioni di recepimento di tale direttiva.

(15)  È opportuno pertanto modificare di conseguenza il regolamento (UE) n. 575/2013,

HANNO ADOTTATO IL PRESENTE REGOLAMENTO:

Articolo 1

Modifiche del regolamento (UE) n. 575/2013

Il regolamento (UE) n. 575/2013 è così modificato:

1.  l'articolo 129 è così modificato:

a)  il paragrafo 1 è così modificato:(20)

i)  il primo comma è così modificato:

–  la frase introduttiva è sostituita dalla seguente:"

"Per poter essere ammissibili al trattamento preferenziale di cui ai paragrafi 4 e 5, le obbligazioni garantite di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2019/xxxx del Parlamento europeo e del Consiglio(21)* soddisfano i requisiti di cui ai paragrafi 3, 3 bis e 3 ter del presente articolo e sono garantite da una delle seguenti attività ammissibili:

______________________________

* Direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio, del..., relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE (GU C [...] del [...], pag. [...])].";

"

–  la lettera c) è sostituita dalla seguente:"

"c) esposizioni verso enti creditizi che siano classificate nella classe di merito di credito 1, ▌nella classe di merito di credito 2 o esposizioni sotto forma di depositi a breve termine con scadenza inferiore a cento giorni, se utilizzati per soddisfare il requisito della riserva di liquidità dell'aggregato di copertura di cui all'articolo 16, e i contratti derivati a norma dell'articolo 11, della direttiva (UE) 2019/...(22), verso enti creditizi che siano classificati nella classe di merito di credito 3, laddove le esposizioni sotto forma di contratti derivati sono consentite dalle autorità competenti, secondo le modalità previste al presente capo.";

"

–  alla lettera d), il punto ii) è soppresso;

–  alla lettera f), il punto ii) è soppresso;

ii)  il secondo comma è sostituito dal seguente:"

"Ai fini del paragrafo 1 bis, le esposizioni determinate dalla trasmissione e dalla gestione di pagamenti, o di proventi della liquidazione, del debitore di prestiti garantiti con immobili costituiti in garanzia di ▌titoli di debito non sono considerate ai fini del calcolo dei limiti di cui a tale paragrafo.";

"

iii)  il terzo comma è soppresso;

b)  sono inseriti i seguenti paragrafi ▌:"

"1 bis. Ai fini del paragrafo 1, primo comma, lettera c), si applica quanto segue:

   a) per le esposizioni verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 1 l'esposizione non supera il 15% dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente;
   b) per le esposizioni verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 2 l'esposizione non supera il 10% dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente;
   c) per le esposizioni sotto forma di depositi a breve termine con scadenza inferiore a cento giorni e di contratti derivati verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 3, l'esposizione non supera l'8 % dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente;

Le autorità competenti designate a norma dell'articolo 18, paragrafo 2, della direttiva (UE) 2019../… (23) possono, previa consultazione dell'ABE, autorizzare esposizioni sotto forma di contratti derivati verso enti creditizi classificate nella classe di merito di credito 3 solo laddove sia possibile documentare significativi problemi potenziali di concentrazione negli Stati membri interessati dovuti all'applicazione dei requisiti per la classe di merito di credito 1 e 2 di cui al presente paragrafo;

   d) l'esposizione totale verso enti creditizi classificata nelle classi di merito di credito 1, 2 o 3 ▌non supera il 15% dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente. L'esposizione totale verso enti creditizi classificata nella classe di merito di credito 2 o nella classe di merito di credito 3 non supera il 10% dell'esposizione totale dell'importo nominale delle obbligazioni garantite in essere dell'ente creditizio emittente.

1 ter.   Il ▌paragrafo 1 bis non si applica all'uso di obbligazioni garantite come garanzie reali ammissibili consentito a norma dell'articolo 8 della direttiva (UE) 2019/ ... +.

1 quater.  Ai fini del paragrafo 1, primo comma, lettera d), punto i), il limite dell'80% si applica per ciascun prestito e determina la quota del prestito che contribuisce alla copertura delle passività connesse all'obbligazione garantita e si applica per tutta la durata del prestito.

1 quinquies.  Ai fini del paragrafo 1, primo comma, lettere f), punto i), e g), il limite del 60 % o del 70% si applica per ciascun prestito e determina la quota del prestito che contribuisce alla copertura delle passività connesse all'obbligazione garantita e si applica per tutta la durata del prestito.

"

c)  il paragrafo 3 è sostituito dal seguente:"

"3. Per gli immobili e le navi posti a garanzia delle obbligazioni garantite conformi al presente regolamento, sono soddisfatti i requisiti di cui all'articolo 208. I requisiti di sorveglianza dei valori immobiliari di cui all'articolo 208, paragrafo 3, lettera a), sono soddisfatti frequentemente e almeno una volta all'anno per tutti gli immobili e le navi.";

"

d)  sono inseriti i seguenti paragrafi ▌:"

"3 bis. Oltre a essere garantite dalle attività ammissibili di cui al paragrafo 1, le obbligazioni garantite sono soggette ad un livello minimo del 5% di eccesso di garanzia come definito dall'articolo 3, punto 12, della direttiva (UE) 2019/...(24).

Ai fini del primo comma, l'importo nominale totale di tutte le attività ▌di copertura è almeno di valore pari all'importo nominale totale delle obbligazioni garantite in essere ("principio nominale") ed è composto dalle attività ammissibili di cui al paragrafo 1.

Le attività che contribuiscono al livello minimo di eccesso di garanzia non sono soggette ai limiti relativi all'entità dell'esposizione di cui al paragrafo 1 bis, e non contano ai fini di tali limiti.

Gli Stati membri possono ▌applicare alle obbligazioni garantite un livello minimo di eccesso di garanzia inferiore, o autorizzare le rispettive autorità competenti a procedere in tal senso, purché siano soddisfatte le seguenti condizioni:

   a) il calcolo dell'eccesso di garanzia è basato o su un approccio formale che tiene conto del rischio sottostante alle attività o su un approccio formale in cui la valutazione delle attività è soggetta al valore del credito ipotecario quale definito all'articolo 4, paragrafo 1, punto 74;
   b) il livello minimo di eccesso di garanzia non può essere inferiore al 2% sulla base del principio nominale.

Le attività che contribuiscono al livello minimo di eccesso di garanzia non sono soggette ai limiti relativi all'entità dell'esposizione di cui al paragrafo 1 bis, e non contano ai fini di tali limiti.

3 ter.  Le attività ammissibili di cui al paragrafo 1 possono essere incluse nell'aggregato di copertura come attività sostitutive quali definite all'articolo 3, punto 11, della direttiva (UE) 2019/...(25) delle attività primarie quali definite all'articolo 3, punto 10 della stessa direttiva, fermi restando i limiti relativi alla qualità creditizia e all'entità dell'esposizione di cui ai paragrafi 1 e 1 bis.";

"

e)  i paragrafi 6 e 7 sono sostituiti dai seguenti:"

"6. Le obbligazioni garantite emesse prima del 31 dicembre 2007 non sono soggette ai requisiti di cui ai paragrafi 1, 1 bis, 3, 3 bis e 3 ter. Esse sono ammissibili al trattamento preferenziale a norma dei paragrafi 4 e 5 fino alla loro scadenza.

7.  Le obbligazioni garantite emesse prima del [OP: inserire la data di applicazione del presente regolamento di modifica] che soddisfano i requisiti del presente regolamento nella versione in vigore alla data dell'emissione, non sono soggette ai requisti stabiliti ai paragrafi 3 bis e 3 ter. Esse sono ammissibili al trattamento preferenziale a norma dei paragrafi 4 e 5 fino alla loro scadenza.»;

"

(2)  all'articolo 416, paragrafo 2, lettera a), il punto ii) è sostituito dal seguente:"

"ii) sono obbligazioni di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2019/...(26) diverse da quelle di cui alla presente lettera, punto i);

"

(3)  all'articolo 425, il paragrafo 1 è sostituito dal seguente:"

"1. Gli enti segnalano i rispettivi afflussi di liquidità. Gli afflussi massimi di liquidità sono gli afflussi di liquidità limitati al 75% dei deflussi di liquidità. Gli enti possono esentare da detto limite gli afflussi di liquidità dai depositi in essere presso altri enti e idonei ai trattamenti di cui all'articolo 113, paragrafi 6 o 7. Gli enti possono esentare da detto limite gli afflussi di liquidità dagli importi dovuti da prestatori e da investitori obbligazionari correlati al credito ipotecario finanziato da obbligazioni ammissibili al trattamento di cui all'articolo 129, paragrafi 4, 5 o 6, o da obbligazioni di cui all'articolo 2

della direttiva (UE) 2019/...+. Gli enti possono esentare gli afflussi dai prestiti agevolati che gli enti hanno concluso (pass-through). Fatta salva l'approvazione preliminare dell'autorità competente preposta alla vigilanza su base individuale, l'ente può esentare gli afflussi, del tutto o in parte, se provengono da un ente che è un'impresa madre o una filiazione dell'ente o un'altra filiazione della stessa impresa madre o connessa all'ente tramite una relazione ai sensi dell'articolo 12, paragrafo 1, della direttiva 83/349/CEE.»;

"

(4)  all'articolo 427, paragrafo 1, lettera b), il punto x) è sostituito dal seguente:"

"x) passività derivanti da titoli emessi ammissibili al trattamento di cui all'articolo 129, paragrafo 4 o 5, o di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2019/...(27);";

"

(5)  all'articolo 428, paragrafo 1, lettera h), il punto iii) è sostituito dal seguente:"

"iii) compensati (pass-through) da obbligazioni ammissibili al trattamento di cui all'articolo 129, paragrafo 4 o 5, o da obbligazioni di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2019/...+;";

"

(6)  l'articolo 496 è soppresso;

(7)  nell'allegato III, punto 6, la lettera c) è sostituita dalla seguente:"

"c) sono obbligazioni garantite di cui all'articolo 2 della direttiva (UE) 2019/...(28) diverse da quelle di cui al presente punto, lettera b).".

"

Articolo 2

Entrata in vigore e applicazione

Il presente regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.

Esso si applica a decorrere da... [OP: Inserire la data indicata all'articolo 32, paragrafo 1, secondo comma, della direttiva (UE) 2019/ ...+]

Il presente regolamento è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

Fatto a Bruxelles, il

Per il Parlamento europeo Per il Consiglio

Il presidente Il presidente

(1) GU C 382 del 23.10.2018, pag. 2.
(2) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 56.
(3)* IL TESTO NON È ANCORA STATO OGGETTO DI REVISIONE GIURIDICO-LINGUISTICA.
(4)GU C 382 del 23.10.2018, pag. 2.
(5)GU C 367 del 10.10.2018, pag. 56.
(6) Posizione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018.
(7)Regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 (GU L 176 del 27.6.2013, pag. 1).
(8)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) 20xx/xx relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/UE e la direttiva 2014/59/UE e completare la nota a piè di pagina 5.
(9)Direttiva (UE) 2019/... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/UE e la direttiva 2014/59/UE (GU L del ..., pag. ...).
(10)Opinion of the European Banking Authority on the preferential capital treatment of covered bonds (parere dell'Autorità bancaria europea sul trattamento patrimoniale preferenziale delle obbligazioni garantite) (EBA/Op/2014/04.).
(11)Raccomandazioni EU COM 1-A a 1-D formulate nel parere EBA/Op/2014/04.
(12)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(13)Raccomandazione EU COM 2 formulata nel parere EBA/Op/2014/04.
(14)Ibid.
(15)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(16)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(17)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(18)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(19)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) .../... relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE].
(20)
(21)+ GU: inserire il riferimento alla direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/UE e la direttiva 2014/59/UE];
(22)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(23)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(24)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(25)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(26)+ OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(27)+OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.
(28)+OP: inserire il numero della direttiva (UE) relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE.


Obbligazioni garantite e vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite ***I
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Risoluzione
Testo consolidato
Risoluzione legislativa del Parlamento europeo del 18 aprile 2019 sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE (COM(2018)0094 – C8-0113/2018 – 2018/0043(COD))
P8_TA-PROV(2019)0432A8-0390/2018

(Procedura legislativa ordinaria: prima lettura)

Il Parlamento europeo,

–  vista la proposta della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio (COM(2018)0094),

–  visti l'articolo 294, paragrafo 2, e gli articoli 53 e 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, a norma dei quali la proposta gli è stata presentata dalla Commissione (C8-0113/2018),

–  visto il parere della commissione giuridica sulla base giuridica proposta,

–  visti l'articolo 294, paragrafo 3, e l'articolo 114 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visto il parere del Comitato economico e sociale europeo dell'11 luglio 2018(1),

–  visti l'accordo provvisorio approvato dalla commissione competente a norma dell'articolo 69 septies, paragrafo 4, del regolamento, e l'impegno assunto dal rappresentante del Consiglio, con lettera del 20 marzo 2019, di approvare la posizione del Parlamento europeo, in conformità dell'articolo 294, paragrafo 4, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea,

–  visti gli articoli 59 e 39 del suo regolamento,

–  vista la relazione della commissione per i problemi economici e monetari (A8-0390/2018),

1.  adotta la posizione in prima lettura figurante in appresso;

2.  prende atto della dichiarazione della Commissione allegata alla presente risoluzione;

3.  chiede alla Commissione di presentargli nuovamente la proposta qualora la sostituisca, la modifichi sostanzialmente o intenda modificarla sostanzialmente;

4.  incarica il suo Presidente di trasmettere la posizione del Parlamento al Consiglio e alla Commissione nonché ai parlamenti nazionali.

Posizione del Parlamento europeo definita in prima lettura il 18 aprile 2019 in vista dell'adozione della direttiva (UE) 2019/... del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE(2)

P8_TC1-COD(2018)0043


(Testo rilevante ai fini del SEE)

IL PARLAMENTO EUROPEO E IL CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA,

visto il trattato sul funzionamento dell'Unione europea, in particolare l'articolo 114,

vista la proposta della Commissione europea,

previa trasmissione del progetto di atto legislativo ai parlamenti nazionali,

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo(3),

deliberando secondo la procedura legislativa ordinaria(4),

considerando quanto segue:

(1)  L'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio(5) stabilisce requisiti molto generali per quanto concerne gli elementi strutturali delle obbligazioni garantite. Tali requisiti sono limitati alle necessità che le obbligazioni garantite siano emesse da enti creditizi aventi la sede legale in uno Stato membro e siano soggette a speciale vigilanza pubblica e a un meccanismo di doppia rivalsa. I quadri nazionali in materia di obbligazioni garantite affrontano tali questioni disciplinandole in modo molto più dettagliato. I quadri nazionali contengono anche altre disposizioni strutturali, in particolare norme relative alla composizione dell'aggregato di copertura, ai criteri di ammissibilità delle attività, alla possibilità di aggregare le attività, agli obblighi in materia di trasparenza e di segnalazione e norme per l'attenuazione del rischio di liquidità. Gli approcci normativi adottati dagli Stati membri differiscono anche nel merito. In diversi Stati membri non esiste alcun quadro nazionale specifico in materia di obbligazioni garantite. Di conseguenza, i principali elementi strutturali che devono rispettare le obbligazioni garantite emesse nell'Unione non sono ancora previsti dal diritto dell'Unione.

(2)  L'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio(6) contiene ulteriori condizioni, rispetto a quelle di cui all'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva 2009/65/CE, per l'ottenimento del trattamento prudenziale preferenziale per quanto riguarda i requisiti patrimoniali che consente agli enti creditizi che investono in obbligazioni garantite di detenere meno capitale rispetto a quanto previsto in caso di investimenti in altre attività. Tali requisiti supplementari, pur aumentando il livello di armonizzazione delle obbligazioni garantite all'interno dell'Unione, hanno come finalità specifica la definizione delle condizioni alle quali gli investitori in obbligazioni garantite possono ottenere detto trattamento preferenziale, e non sono applicabili al di fuori dell'ambito del regolamento (UE) n. 575/2013.

(3)  Anche altri atti normativi dell'Unione, quali ad esempio il regolamento delegato (UE) 2015/61 della Commissione(7), il regolamento delegato (UE) 2015/35 della Commissione(8) e la direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio(9), rinviano alla definizione di cui alla direttiva 2009/65/CE per l'individuazione delle obbligazioni garantite che possono beneficiare del trattamento preferenziale previsto da tali atti per gli investitori in obbligazioni garantite. Tuttavia la formulazione utilizzata in questi atti differisce a seconda del loro oggetto e delle loro finalità e, di conseguenza, non vi è un uso uniforme del termine "obbligazioni garantite".

(4)  Il trattamento delle obbligazioni garantite può essere considerato nel complesso armonizzato per quanto riguarda le condizioni per l'investimento in obbligazioni garantite. Vi è tuttavia una mancanza di armonizzazione nell'Unione per quanto concerne le condizioni per l'emissione di obbligazioni garantite, e ciò ha varie conseguenze. In primo luogo, il trattamento preferenziale è concesso alle stesse condizioni a strumenti la cui natura e il cui livello di rischio e di tutela degli investitori possono differire. In secondo luogo, le differenze tra i quadri nazionali o l'assenza di tali quadri, unitamente alla mancanza di una definizione concordata di obbligazioni garantite, potrebbero creare ostacoli allo sviluppo di un mercato unico realmente integrato per le obbligazioni garantite ▌. In terzo luogo, le differenze tra le salvaguardie previste dalle norme nazionali possono creare ▌ rischi per la stabilità finanziaria quando obbligazioni garantite con livelli diversi di tutela degli investitori possono essere acquistate con tale designazione in tutta l'Unione e potrebbero beneficiare del trattamento prudenziale preferenziale a norma del regolamento (UE) n. 575/2013 e di altri atti normativi dell'Unione.

(5)  L'armonizzazione di taluni aspetti dei regimi nazionali sulla scorta delle migliori pratiche individuate dovrebbe pertanto garantire uno sviluppo organico e continuo di mercati delle obbligazioni garantite ben funzionanti nell'Unione e limitare i rischi potenziali e le vulnerabilità per la stabilità finanziaria. Questa armonizzazione basata su principi dovrebbe stabilire una base comune per l'emissione di tutte le obbligazioni garantite nell'Unione. L'armonizzazione impone a tutti gli Stati membri di istituire quadri in materia di obbligazioni garantite, il che dovrebbe anche contribuire a facilitare lo sviluppo dei mercati di tali obbligazioni negli Stati membri in cui attualmente non esistono. Detti mercati offrirebbero una fonte di finanziamento stabile agli enti creditizi, che sarebbero quindi maggiormente in grado di offrire mutui a costi accessibili ai consumatori e alle imprese, e metterebbero a disposizione degli investitori investimenti più sicuri.

(6)  Il Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS) ha emesso una raccomandazione(10) invitando le autorità nazionali competenti e l'Autorità bancaria europea (ABE) ad individuare le migliori pratiche per quanto riguarda le obbligazioni garantite e a favorire l'armonizzazione dei quadri nazionali. Inoltre ha raccomandato che l'ABE coordini le azioni intraprese dalle autorità nazionali di vigilanza, in particolare per quanto concerne la qualità e la segregazione degli aggregati di copertura, la non aggredibilità delle obbligazioni garantite in caso di procedura concorsuale, i rischi connessi ad attività e passività cui sono soggetti gli aggregati di copertura e l'informativa in materia di composizione degli aggregati di copertura. La raccomandazione invita altresì l'ABE a controllare per un periodo di due anni il funzionamento del mercato delle obbligazioni garantite con riferimento alle migliori pratiche identificate dall'ABE, al fine di valutare la necessità di un intervento normativo e di segnalare tale necessità al CERS e alla Commissione.

(7)  Nel mese di dicembre 2013 la Commissione ha chiesto una consulenza all'ABE in conformità dell'articolo 503, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 575/2013.

(8)  In risposta sia alla raccomandazione del CERS del 20 dicembre 2012 che alla richiesta di consulenza della Commissione del dicembre 2013, il 1° luglio 2014(11) l'ABE ha pubblicato una relazione. La relazione raccomanda una maggiore convergenza dei quadri giuridici, normativi e di vigilanza nazionali in materia di obbligazioni garantite, in modo da favorire ulteriormente ▌ un trattamento preferenziale unico della ponderazione del rischio applicabile alle obbligazioni garantite nell'Unione.

(9)  Come indicato dal CERS, l'ABE ha inoltre controllato per due anni il funzionamento del mercato delle obbligazioni garantite con riferimento alle migliori pratiche illustrate nella raccomandazione. Su tale base, il 20 dicembre 2016 l'ABE ha presentato al CERS, al Consiglio e alla Commissione una seconda relazione sulle obbligazioni garantite(12). Tale relazione concludeva indicando la necessità di un'ulteriore armonizzazione per garantire una maggiore uniformità in materia di definizione e di trattamento regolamentare delle obbligazioni garantite nell'Unione. La relazione stabiliva inoltre che detta armonizzazione avrebbe dovuto essere realizzata sulla base dei mercati ben funzionanti esistenti in alcuni Stati membri.

(10)  Tradizionalmente le obbligazioni garantite sono emesse da enti creditizi. La natura dello strumento è fornire finanziamenti per i prestiti e una delle attività principali degli enti creditizi è concedere prestiti su larga scala. Di conseguenza, la normativa dell'Unione che concede un trattamento preferenziale alle obbligazioni garantite impone che queste siano emesse da enti creditizi.

(11)  Riservando l'emissione delle obbligazioni garantite agli enti creditizi, si assicura che l'emittente disponga delle conoscenze necessarie per gestire il rischio di credito relativo ai prestiti nell'aggregato di copertura. Inoltre si assicura che l'emittente sia soggetto ai requisiti patrimoniali su cui si basa la tutela degli investitori prevista dal meccanismo di doppia rivalsa, che conferisce agli investitori e alle controparti di contratti derivati un duplice diritto di credito nei confronti sia dell'emittente delle obbligazioni garantite che delle attività ▌ di copertura. Pertanto, riservando l'emissione delle obbligazioni garantite agli enti creditizi, si assicura che queste ultime rimangano uno strumento di finanziamento sicuro ed efficiente, contribuendo così alla tutela degli investitori e alla stabilità finanziaria, che sostituiscono importanti obiettivi di politica pubblica nell'interesse generale. Questo sarebbe inoltre in linea con l'approccio adottato dai mercati nazionali ben funzionanti, in cui solo gli enti creditizi sono autorizzati a emettere obbligazioni garantite.

(12)  È pertanto opportuno che solo gli enti creditizi quali definiti all'articolo 4, paragrafo 1, punto 1, del regolamento (UE) n. 575/2013 siano autorizzati a emettere obbligazioni garantite a norma del diritto dell'Unione. Gli enti creditizi ipotecari specializzati si contraddistinguono per il fatto di non raccogliere depositi bensì altri fondi rimborsabili presso il pubblico e, in quanto tali, sono conformi a questa definizione. Fatte salve le attività accessorie consentite dal diritto nazionale applicabile, gli enti creditizi ipotecari specializzati sono enti che effettuano esclusivamente mutui ipotecari e prestiti per il settore pubblico, anche finanziando prestiti acquistati presso altri enti creditizi. Lo scopo principale della presente direttiva è disciplinare le condizioni alle quali gli enti creditizi possono emettere obbligazioni garantite come strumento di finanziamento stabilendo i requisiti dei prodotti e la specifica vigilanza dei prodotti cui sono soggetti, per assicurare un livello elevato di tutela degli investitori.

(13)  Il meccanismo di doppia rivalsa è un concetto fondamentale e una componente essenziale di molti dei quadri nazionali vigenti in materia di obbligazioni garantite, ed è anche un elemento centrale delle obbligazioni garantite come definite all'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva 2009/65/CE. È pertanto necessario precisare tale concetto, in modo da assicurare agli investitori e alle controparti di contratti derivati nell'Unione, a condizioni armonizzate, un duplice diritto di credito nei confronti sia dell'emittente delle obbligazioni garantite che delle attività ▌ di copertura.

(14)  Anche la non aggredibilità in caso di procedura concorsuale dovrebbe essere un elemento essenziale delle obbligazioni garantite, al fine di assicurare che gli investitori in tali obbligazioni siano rimborsati alla scadenza del titolo. L'accelerazione automatica del rimborso in caso di default dell'emittente può perturbare il rango degli investitori in obbligazioni garantite. È pertanto importante assicurare che questi ultimi siano rimborsati secondo le scadenze contrattuali e anche in caso di default. Di conseguenza la non aggredibilità in caso di procedura concorsuale è direttamente collegata al meccanismo di doppia rivalsa e dovrebbe quindi essere anche una caratteristica centrale del quadro in materia di obbligazioni garantite.

(15)  Un altro elemento centrale dei quadri nazionali vigenti in materia di obbligazioni garantite è il requisito che le attività di copertura siano di qualità molto elevata per garantire la solidità dell'aggregato di copertura. Tali attività di copertura hanno caratteristiche specifiche relativamente ai diritti di credito e alle garanzie reali che assicurano le attività di copertura in questione. È pertanto opportuno stabilire le caratteristiche generali di qualità che le attività dovrebbero possedere per essere ammissibili come attività di copertura. In un quadro in materia di obbligazioni garantite, le attività elencate all'articolo 129, paragrafo 1, lettere da a) a g), del regolamento (UE) n. 575/2013 dovrebbero essere considerate attività di copertura ammissibili. Ciò anche nel caso in cui tali attività di copertura, pur non soddisfacendo più i requisiti di cui ai suddetti punti, sono però considerate attività di copertura ammissibili ai sensi del paragrafo 1, lettera b), purché siano conformi ai requisiti della presente direttiva. I prestiti concessi a imprese pubbliche o garantiti da queste ai sensi dell'articolo 2, lettera b), della direttiva 2006/111/CE della Commissione potrebbero essere considerati attività di copertura ammissibili purché le imprese pubbliche forniscano servizi pubblici essenziali per il mantenimento di attività sociali cruciali. Inoltre, le imprese pubbliche dovrebbero prestare i propri servizi nell'ambito di una concessione o di un'autorizzazione di un'autorità pubblica, essere soggette a vigilanza pubblica e disporre dei poteri per generare introiti sufficienti a garantire la propria solvibilità. Ove decidano di autorizzare attività sotto forma di prestiti alle imprese pubbliche o da esse garantiti nel quadro nazionale, gli Stati membri dovrebbero tenere debitamente conto dell'eventuale impatto sulla concorrenza in relazione a tali attività. A prescindere dalla loro proprietà, gli enti creditizi o le compagnie di assicurazione non dovrebbero essere considerati imprese pubbliche. Di conseguenza, è opportuno che le esposizioni verso enti creditizi siano considerate attività di copertura ammissibili a norma dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera a) o b), della presente direttiva, a seconda che soddisfino o meno le prescrizioni di cui all'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013. Anche le esposizioni verso compagnie di assicurazione dovrebbero essere considerate attività di copertura ammissibili ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, lettera b), della presente direttiva. Anche altre attività di copertura aventi un analogo livello di qualità potrebbero essere considerate ammissibili ai sensi della direttiva, a condizione che tali attività di copertura soddisfino le prescrizioni della presente direttiva, tra cui quelle relative alle garanzie reali che assicurano il diritto di credito. Per le garanzie reali materiali è opportuno che la proprietà figuri in un registro pubblico onde assicurarne l'applicabilità. In mancanza di un registro pubblico, gli Stati membri dovrebbero avere la possibilità di prevedere una modalità alternativa per certificare la proprietà e i diritti di credito, che sia analoga a quella garantita dalla registrazione pubblica dell'attività materiale vincolata. Ove ricorrano a tale modalità alternativa di certificazione, gli Stati membri dovrebbero prevedere altresì una procedura per apportare modifiche alla registrazione della proprietà e dei diritti di credito. Gli Stati membri dovrebbero essere liberi di escludere talune attività dai loro quadri nazionali. Per consentire agli investitori in obbligazioni garantite di valutare meglio il rischio di un programma di obbligazioni garantite, è auspicabile che gli Stati membri prevedano inoltre norme sulla diversificazione del rischio in relazione al grado di dettaglio e alla concentrazione sostanziale sul numero di prestiti o esposizioni nell'aggregato di copertura e sul numero di controparti. Gli Stati membri dovrebbero poter decidere il grado opportuno di dettaglio e la concentrazione sostanziale richiesti ai sensi del diritto nazionale.

(16)  Le obbligazioni garantite hanno caratteristiche strutturali specifiche che mirano a tutelare gli investitori in ogni momento. Tali caratteristiche includono il requisito che gli investitori in obbligazioni garantite abbiano un diritto di credito nei confronti non solo dell'emittente ma anche sulle attività di uno specifico aggregato di copertura. ▌ Tali requisiti strutturali relativi ai prodotti si distinguono dai requisiti prudenziali applicabili agli enti creditizi che emettono obbligazioni garantite. I primi non dovrebbe concentrarsi sull'obiettivo di garantire la salute prudenziale dell'ente emittente, bensì mirare a tutelare gli investitori imponendo requisiti specifici per quanto concerne le obbligazioni garantite stesse. Oltre al requisito specifico di utilizzare attività di copertura di elevata qualità nell'aggregato di copertura, è anche opportuno disciplinare i requisiti generali per quanto concerne le caratteristiche dell'aggregato di copertura, per rafforzare ulteriormente la tutela degli investitori. Tali requisiti dovrebbero comprendere norme specifiche volte a proteggere l'aggregato di copertura, come ad esempio norme sulla segregazione delle attività di copertura. La segregazione può essere ottenuta in diversi modi, ad esempio nello stato patrimoniale, attraverso una società veicolo (SPV) o in altri modi. Tuttavia, lo scopo della segregazione delle attività consiste nel metterle al di fuori dalla portata legale di creditori diversi dai possessori di obbligazioni garantite. Dovrebbe essere disciplinata anche l'ubicazione delle attività di copertura al fine di garantire il rispetto dei diritti dell'investitore ▌. È inoltre importante che gli Stati membri stabiliscano norme sulla composizione dell'aggregato di copertura ▌. La presente direttiva dovrebbe altresì definire i requisiti in materia di copertura, fatto salvo il diritto degli Stati membri di autorizzare diverse modalità di attenuazione, ad esempio, del rischio di cambio e del rischio di tasso di interesse. Inoltre dovrebbero essere definiti il calcolo della copertura e le condizioni a cui i contratti derivati possono essere inclusi nell'aggregato di copertura, in modo da garantire che gli aggregati di copertura siano soggetti a elevati standard di qualità comuni in tutta l'Unione. Il calcolo della copertura dovrebbe seguire il principio nominale per il capitale. Gli Stati membri dovrebbero poter utilizzare un metodo di calcolo diverso dal principio nominale purché sia più prudente, ossia che non determini un coefficiente di copertura più elevato, in cui il numeratore è rappresentato dalle attività di copertura così come calcolate e il denominatore è rappresentato dalle passività connesse alle obbligazioni garantite così come calcolate. Gli Stati membri dovrebbero poter esigere un livello di eccesso di garanzia per le obbligazioni garantite emesse da enti creditizi situati nello Stato membro interessato, che sia superiore al requisito di copertura di cui all'articolo 15.

(17)  Un certo numero di Stati membri impone già che un controllore dell'aggregato di copertura svolga compiti specifici per quanto concerne la qualità delle attività ammissibili e garantisca il rispetto dei requisiti nazionali in materia di copertura. È quindi importante, al fine di armonizzare il trattamento delle obbligazioni garantite nell'Unione, che siano chiaramente definiti i compiti e le responsabilità del controllore dell'aggregato di copertura, ove tale figura sia prevista dalla disciplina nazionale. L'esistenza di un controllore dell'aggregato di copertura non esime le autorità nazionali competenti dalle responsabilità loro spettanti per quanto riguarda la ▌ vigilanza pubblica sulle obbligazioni garantite, segnatamente in relazione alla conformità con i requisiti di cui agli articoli da 6 a 12 e da 14 a 17 della presente direttiva.

(17 bis)  L'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013 stabilisce una serie di condizioni per le obbligazioni garantite da soggetti per la cartolarizzazione. Una di tali condizioni riguarda la misura in cui può essere utilizzato questo tipo di garanzie reali e limita l'utilizzo di tali strutture al 10% o al 15% dell'importo delle obbligazioni garantite in essere. Le autorità competenti possono derogare a tale condizione conformemente al regolamento (UE) n. 575/2013. Dal riesame da parte della Commissione dell'adeguatezza di tale deroga è emerso che la possibilità di utilizzare strumenti inerenti a cartolarizzazione od obbligazioni garantite come garanzie reali per l'emissione di obbligazioni garantite dovrebbe essere consentita solo per altre obbligazioni garantite ("strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo"), ma dovrebbe essere consentita senza limiti con riferimento all'importo delle obbligazioni garantite in essere. Onde assicurare un livello di trasparenza ottimale, gli aggregati di copertura per obbligazioni garantite emesse esternamente non dovrebbero contenere obbligazioni garantite emesse internamente da diversi enti creditizi in seno al gruppo. Inoltre, poiché il ricorso a strutture di obbligazioni garantite aggregate infragruppo comporta l'esenzione dai limiti per le esposizioni degli enti creditizi di cui all'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013, le obbligazioni garantite emesse esternamente e internamente dovrebbero obbligatoriamente rientrare nella classe di merito di credito 1 all'atto dell'emissione o, in caso di successiva modifica della classe di merito di credito e previa approvazione delle autorità competenti, nella classe di merito di credito 2. Allorché le obbligazioni garantite emesse esternamente o internamente cessano di soddisfare tale requisito, le obbligazioni garantite emesse internamente non sono più considerate attività ammissibili ai sensi dell'articolo 129 del regolamento (UE) n. 575/2013 e, di conseguenza, le obbligazioni garantite emesse esternamente dal pertinente aggregato di copertura non beneficeranno dell'esenzione di cui all'articolo 129, paragrafo 1 bis bis, del medesimo regolamento. Ove le obbligazioni garantite emesse internamente non siano più conformi al requisito relativo alla pertinente classe di merito di credito, esse dovrebbero tuttavia essere attività di copertura ai fini della presente direttiva, a condizione che siano conformi a tutti i requisiti della stessa, ragion per cui le obbligazioni garantite emesse esternamente assicurate da tali obbligazioni garantite emesse internamente o da altre attività conformi alla presente direttiva dovrebbero anch'esse poter utilizzare il marchio "obbligazioni garantite europee". L'autorizzazione del ricorso a siffatte strutture è prevista come opzione per gli Stati membri. Ne consegue che, affinché l'opzione in oggetto sia effettivamente disponibile per gli enti creditizi appartenenti a un gruppo con sede in Stati membri diversi, tutti gli Stati membri interessati dovrebbero essersi avvalsi di tale opzione e averla recepita nel diritto nazionale.

(18)  Gli enti creditizi di piccole dimensioni hanno difficoltà a emettere obbligazioni garantite, poiché la creazione di programmi di obbligazioni garantite comporta spesso costi iniziali elevati. Anche la liquidità è particolarmente importante sui mercati delle obbligazioni garantite e dipende in larga misura dal volume delle obbligazioni in essere. È pertanto opportuno autorizzare il finanziamento congiunto da parte di due o più enti creditizi per consentire l'emissione di obbligazioni garantite da parte di enti creditizi di minori dimensioni. Questo consentirebbe l'aggregazione di attività di copertura da parte di diversi enti creditizi come garanzie reali per le obbligazioni garantite emesse da un singolo ente creditizio e faciliterebbe l'emissione di obbligazioni garantite negli Stati membri in cui attualmente non esiste un mercato ben sviluppato. ▌ I requisiti in materia di utilizzo di accordi di finanziamento congiunto dovrebbero garantire che le attività di copertura vendute o, qualora uno Stato membro ammetta una tale opzione, trasferite, mediante un contratto di garanzia finanziaria ai sensi della direttiva 2002/47/CE all'ente creditizio emittente soddisfino i requisiti di ammissibilità ▌ e di separazione per le attività di copertura ai sensi del diritto dell'Unione.

(20)  La trasparenza dell'aggregato di copertura dell'obbligazione garantita è un elemento essenziale di questo tipo di strumento finanziario, poiché migliora la comparabilità e consente agli investitori di effettuare la necessaria valutazione del rischio. La direttiva n. 2003/71/CE(13) del Parlamento europeo e del Consiglio contiene norme in materia di redazione, approvazione e diffusione del prospetto da pubblicare per l'offerta al pubblico di titoli o la loro ammissione alla negoziazione in un mercato regolamentato che ha sede o opera in uno Stato membro. Nel corso del tempo i legislatori nazionali e i partecipanti al mercato hanno sviluppato diverse iniziative riguardanti le informazioni da comunicare agli investitori in obbligazioni garantite ad integrazione della direttiva 2003/71/CE. È tuttavia necessario definire nel diritto dell'Unione▌ il livello minimo comune di informazioni a cui gli investitori dovrebbero avere accesso prima o al momento dell'acquisto di obbligazioni garantite. Gli Stati membri dovrebbero poter integrare tali requisiti minimi con disposizioni supplementari.

(21)  Un elemento chiave per garantire la tutela degli investitori in obbligazioni garantite è attenuare il rischio di liquidità dello strumento. Ciò è fondamentale per garantire il tempestivo rimborso delle passività connesse alle obbligazioni garantite. È pertanto opportuno introdurre una riserva di liquidità dell'aggregato di copertura per affrontare i rischi di carenza di liquidità, quali disallineamenti di scadenze e di tassi di interesse, interruzioni dei pagamenti, commistione dei rischi, derivati e altre passività operative in scadenza nell'ambito del programma di obbligazioni garantite. L'ente creditizio può trovarsi in situazioni in cui diventa difficile soddisfare il requisito della riserva di liquidità dell'aggregato di copertura, ad esempio in periodi di stress allorché la riserva è utilizzata per coprire i deflussi. Le autorità competenti designate a norma dell'articolo 18, paragrafo 2, dovrebbero verificare la conformità con la riserva di liquidità per l'aggregato di copertura e, se necessario, adottare provvedimenti per obbligare l'ente creditizio a ripristinarla. La riserva di liquidità dell'aggregato di copertura è diversa dai requisiti di liquidità generali imposti agli enti creditizi in conformità di altri atti normativi dell'Unione, poiché è direttamente connessa all'aggregato di copertura ed è volta ad attenuare i rischi di liquidità ad esso specificamente inerenti. Per ridurre al minimo gli oneri normativi, gli Stati membri dovrebbero poter consentire un'adeguata interazione con i requisiti di liquidità stabiliti da altri atti normativi dell'Unione ▌ e aventi finalità diverse rispetto alla riserva di liquidità dell'aggregato di copertura. Gli Stati membri dovrebbero quindi essere in grado di decidere che, fino alla data di modifica di tali atti del diritto dell'Unione, il requisito della riserva di liquidità dell'aggregato di copertura si applica soltanto se all'ente creditizio non è imposto nessun altro requisito di liquidità ai sensi del diritto dell'Unione ▌ durante il periodo coperto da tali altri requisiti. Tale decisione dovrebbe evitare che gli enti creditizi siano soggetti all'obbligo di coprire i medesimi deflussi con attività liquide diverse per lo stesso periodo. La disposizione implica, tuttavia, che la possibilità per gli Stati membri di decidere di non applicare la riserva di liquidità dell'aggregato di copertura sia rivalutata nel contesto delle future modifiche dei requisiti di liquidità per gli enti creditizi ai sensi del diritto dell'Unione, tra cui il regolamento delegato adottato a norma dell'articolo 460 del regolamento (UE) n. 575/2013. I rischi di liquidità potrebbero essere affrontati con mezzi diversi dalla fornitura di attività liquide, ad esempio mediante l'emissione di obbligazioni garantite con struttura delle scadenze estensibili nel caso in cui gli elementi di attivazione siano intesi ad affrontare il problema della carenza di liquidità o dello stress. In tal caso, gli Stati membri dovrebbero poter autorizzare il calcolo della riserva di liquidità in base alla data di scadenza dell'obbligazione garantita, tenendo conto delle eventuali proroghe della scadenza, ove gli elementi di attivazione siano intesi ad affrontare rischi di liquidità. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero poter ammettere che i requisiti di liquidità dell'aggregato di copertura non si applichino alle obbligazioni garantire soggette ad obblighi di compensazione, in base ai quali i pagamenti in entrata giungono a scadenza per contratto prima dei pagamenti in uscita e nel frattempo sono collocati in attività altamente liquide.

(22)  In alcuni Stati membri sono state sviluppate strutture innovative per i profili di scadenza per affrontare i rischi di liquidità potenziali, compresi i disallineamenti di scadenza. Queste strutture prevedono la possibilità di prorogare la scadenza programmata delle obbligazioni garantite per un determinato periodo di tempo o di consentire il trasferimento diretto dei flussi finanziari derivanti dalle attività ▌ di copertura ai possessori di obbligazioni garantite. Per armonizzare le strutture delle scadenze estensibili in tutta l'Unione è importante che le condizioni alle quali gli Stati membri possono consentire tali strutture siano definite in modo da garantire che non siano troppo complesse o che non espongano gli investitori a maggiori rischi. Garantire che l'ente creditizio non possa estendere la scadenza a sua discrezione costituisce un elemento importante di tale processo. Dovrebbe essere possibile estendere la scadenza soltanto qualora si siano verificati o dovrebbero verificarsi nel prossimo futuro eventi scatenanti oggettivi e chiaramente definiti, previsti dal diritto nazionale. Tali eventi scatenanti dovrebbero mirare a prevenire il default, cercando ad esempio di risolvere il problema della carenza di liquidità, del fallimento del mercato o delle perturbazioni del mercato. Le estensioni potrebbero facilitare altresì la liquidazione ordinata degli enti creditizi che emettono obbligazioni garantite, assicurando che l'estensione in caso di insolvenza o di risoluzione eviti la svendita di attività.

(23)  L'esistenza di un quadro in materia di speciale vigilanza pubblica è un elemento che definisce le obbligazioni garantite ai sensi dell'articolo 52, paragrafo 4, della direttiva 2009/65/CE. Tale direttiva, tuttavia, non definisce la natura, il contenuto e le autorità che dovrebbero essere incaricate di esercitare detta vigilanza. È pertanto essenziale che siano armonizzati gli elementi costitutivi di tale vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che siano chiaramente definiti i compiti e le responsabilità delle autorità nazionali competenti che la esercitano.

(24)  Poiché la vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite è distinta dalla vigilanza sugli enti creditizi nell'Unione, per l'esercizio di questo diverso ruolo di vigilanza, gli Stati membri dovrebbero poter designare autorità nazionali competenti diverse da quelle responsabili della vigilanza generale sull'ente creditizio. Tuttavia, per garantire uniformità di applicazione della vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite in tutta l'Unione è necessario esigere che le autorità competenti che esercitano la vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite operino in stretta collaborazione con le autorità competenti che esercita la vigilanza generale sugli enti creditizi.

(25)  La vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite dovrebbe comportare la concessione agli enti creditizi dell'autorizzazione ad emettere obbligazioni garantite. Poiché solo gli enti creditizi dovrebbe essere autorizzati a emettere obbligazioni garantite, l'autorizzazione come ente creditizio dovrebbe essere una condizione preliminare per tale altra autorizzazione. Mentre negli Stati membri che aderiscono al Meccanismo di vigilanza unico la Banca centrale europea ha il compito di autorizzare gli enti creditizi a norma dell'articolo 4, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, soltanto le autorità designate a norma della presente direttiva dovrebbero essere competenti per il rilascio dell'autorizzazione a emettere obbligazioni garantite ed esercitare un'attività di vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite. Inoltre, è opportuno che la presente direttiva contenga disposizioni che disciplinano le condizioni in base alle quali gli enti creditizi autorizzati a norma del diritto dell'Unione possono ottenere l'autorizzazione ad esercitare l'attività di emissione di obbligazioni garantite ▌.

(26)  ▌ L' ambito di applicazione dell'autorizzazione dovrebbe riguardare il programma delle obbligazioni garantite ▌. Tale programma dovrebbe essere soggetto a vigilanza ai sensi della presente direttiva. Un ente creditizio può avere più di un programma di obbligazioni garantite. In tal caso, dovrebbe essere richiesta un'autorizzazione distinta per ciascun programma. Un programma di obbligazioni garantite può includere uno o più aggregati di copertura ▌. Molteplici aggregati di copertura o emissioni diverse (con diverso codice internazionale di identificazione dei titoli, ISIN) nell'ambito dello stesso programma di obbligazioni garantite non costituiscono necessariamente programmi di obbligazioni garantite distinti.

(26 bis)  Gli attuali programmi di obbligazioni garantite non sono tenuti a ottenere una nuova autorizzazione una volta entrate in vigore le nuove norme di diritto interno che recepiscono la presente direttiva. Gli enti creditizi che emettono obbligazioni garantite dovrebbero comunque conformarsi a tutti i requisiti della presente direttiva. Tale conformità dovrebbe essere verificata dalle autorità competenti designate a norma della presente direttiva nell'ambito della vigilanza pubblica sulle obbligazioni garantite. Gli Stati membri potrebbero fornire orientamenti a norma del diritto nazionale sulle modalità procedurali di svolgimento della valutazione della conformità a decorrere dalla data in cui gli Stati membri devono applicare le disposizioni di recepimento della presente direttiva. È auspicabile che le autorità competenti possano esaminare un programma di obbligazioni garantite e valutare la necessità di modificarne l'autorizzazione. La necessità di modifiche potrebbe essere dovuta a cambiamenti sostanziali del modello di business dell'ente creditizio che emette obbligazioni garantite, ad esempio a seguito di una modifica del quadro nazionale per le obbligazioni garantite o di decisioni adottate dall'ente creditizio. Tali modifiche potrebbero essere considerate sostanziali se richiedono un riesame delle condizioni in base alle quali è stata concessa l'autorizzazione a emettere obbligazioni garantite.

(26 ter)  Ove preveda la nomina di un amministratore straordinario, uno Stato membro dovrebbe essere in grado di stabilire norme relative alle competenze e ai requisiti operativi per tale amministratore straordinario. Tali norme potrebbe escludere la possibilità per l'amministratore straordinario di raccogliere depositi o altri fondi rimborsabili presso i consumatori e gli investitori al dettaglio ma ammettere la raccolta di depositi o altri fondi rimborsabili soltanto presso investitori professionali.

(27)  Per assicurare il rispetto degli obblighi imposti agli enti creditizi che emettono obbligazioni garantite e un trattamento e una conformità analoghi in tutta l'Unione, gli Stati membri dovrebbero essere tenuti a prevedere sanzioni amministrative e altre misure amministrative che siano effettive, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri dovrebbero essere in grado altresì di prevedere sanzioni penali. Gli Stati membri che scelgono di prevedere sanzioni penali anziché amministrative dovrebbero notificare alla Commissione le pertinenti disposizioni di diritto penale.

(28)  Tali sanzioni amministrative e altre misure amministrative stabilite dagli Stati membri dovrebbero soddisfare alcuni requisiti essenziali in relazione ai destinatari di tali sanzioni o misure, ai criteri di cui tenere conto nella loro applicazione, agli obblighi di pubblicazione delle autorità competenti che esercitano la vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite, al potere di irrogare sanzioni e al livello delle sanzioni amministrative pecuniarie che possono essere irrogate. Prima di adottare qualsiasi decisione sull'imposizione di sanzioni amministrative o altre misure amministrative, al destinatario deve essere data la possibilità di essere ascoltato. Tuttavia, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di prevedere deroghe al diritto di essere ascoltati in relazione ad altre misure amministrative. Tale deroga dovrebbe essere limitata ai casi di pericolo imminente in cui è richiesto un intervento urgente inteso a evitare perdite significative a terzi, come ad esempio investitori in obbligazioni garantite, o a prevenire danni significativi al sist