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Procedura : 2019/2730(RSP)
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RC-B9-0006/2019

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Giovedì 18 luglio 2019 - Strasburgo Edizione provvisoria
Situazione in Venezuela
P9_TA-PROV(2019)0007RC-B9-0006/2019

Risoluzione del Parlamento europeo del 18 luglio 2019 sulla situazione in Venezuela (2019/2730(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Venezuela, in particolare quelle del 27 febbraio 2014 sulla situazione in Venezuela(1), del 18 dicembre 2014 sulla persecuzione dell'opposizione democratica in Venezuela(2), del 12 marzo 2015 sulla situazione in Venezuela(3), dell'8 giugno 2016 sulla situazione in Venezuela(4), del 27 aprile 2017 sulla situazione in Venezuela(5), dell'8 febbraio 2018 sulla situazione in Venezuela(6), del 3 maggio 2018 sulle elezioni in Venezuela(7), del 5 luglio 2018 sulla crisi migratoria e la situazione umanitaria in Venezuela e lungo i suoi confini terrestri con la Colombia e il Brasile(8), del 25 ottobre 2018 sulla situazione in Venezuela(9), del 31 gennaio 2019 sulla situazione in Venezuela(10) e del 28 marzo 2019 sulla situazione di emergenza in Venezuela(11),

–  vista la relazione sul Venezuela dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani del 4 luglio 2019,

–  viste le dichiarazioni sul Venezuela del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) rilasciate il 10 gennaio 2019, 26 gennaio 2019, 24 febbraio 2019, 28 marzo 2019, 4 aprile 2019, 30 aprile 2019, 18 giugno 2019 e 16 luglio 2019,

–  vista la relazione dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA) sui migranti e rifugiati venezuelani dell'8 marzo 2019,

–  vista la quarta riunione tecnica internazionale del Processo di Quito, tenutasi a Buenos Aires il 4 e 5 luglio 2019,

–  vista la dichiarazione del gruppo di Lima del 30 aprile 2019,

–  vista la dichiarazione del gruppo di Lima del 3 maggio 2019,

–  vista la dichiarazione della riunione congiunta del gruppo di contatto internazionale e del gruppo di Lima, del 3 giugno 2019, sulla situazione in Venezuela,

–  vista la decisione (PESC) 2018/1656 del Consiglio, del 6 novembre 2018, che modifica la decisione (PESC) 2017/2074, concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Venezuela(12), che proroga fino al 14 novembre 2019 le misure restrittive mirate in vigore,

–  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI),

–  vista la Costituzione venezuelana,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tra il 2018 e il 2019 la crisi politica, economica, istituzionale, sociale e umanitaria pluridimensionale è notevolmente peggiorata; che la crescente penuria di medicinali e di alimenti, le massicce violazioni dei diritti umani, l'iperinflazione, l'oppressione politica, la corruzione e la violenza stanno mettendo in pericolo la vita delle persone, costringendole ad abbandonare il paese;

B.  considerando che l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha visitato il paese dal 19 al 21 giugno 2019; che ha esortato il governo de facto del Venezuela ad adottare misure immediate e concrete per porre fine e rimediare alle gravi violazioni dei diritti umani documentate nel paese; che è stato altresì riconosciuto che da oltre un decennio il Venezuela ha adottato e attuato una serie di leggi, politiche e prassi che hanno limitato lo spazio democratico, indebolito le istituzioni pubbliche e compromesso l'indipendenza della magistratura;

C.  considerando che in Venezuela più di 7 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria; che il governo de facto di Maduro ha violato il diritto all'alimentazione, compreso l'obbligo dello Stato di garantire che la popolazione non soffra la fame; che, secondo le Nazioni Unite, la malnutrizione colpisce 3,7 milioni di venezuelani, il che è particolarmente grave per i bambini e le donne incinte; che il 94 % della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e il 62 % vive in condizioni di povertà estrema; che il 70 % dei bambini non frequenta la scuola; che alcune donne sono state costrette ad atti sessuali in cambio di generi alimentari e che in numerose occasioni sono state vittime di violenza;

D.  considerando che la situazione sanitaria nel paese è disastrosa, poiché gli ospedali non dispongono di personale, forniture, medicinali ed energia elettrica, il che ha causato almeno 1 557 morti tra il novembre 2018 e il febbraio 2019; che in quattro delle principali città del Venezuela, tra cui Caracas, si registra una carenza di farmaci essenziali tra il 60 % e il 100 %; che la mortalità materna è aumentata e molte donne hanno dovuto lasciare il paese per partorire;

E.  considerando che più di 3,4 milioni di venezuelani sono dovuti fuggire dal paese; che il numero totale di venezuelani costretti a emigrare supererà i 5 milioni entro la fine del 2019, il che rappresenterà la seconda più grande crisi di migranti e rifugiati nel mondo; che tale flusso migratorio comporta particolari pressioni non solo sui paesi vicini ma anche, in misura crescente, sull'Unione europea e sui territori degli Stati membri dell'UE nei Caraibi;

F.  considerando che, secondo l'UNHRC, quasi 7 000 persone sono state uccise extragiudizialmente durante le operazioni di sicurezza in Venezuela nell'ultimo anno e mezzo; che le autorità de facto stanno ricorrendo all'unità di azione speciale della polizia nazionale bolivariana (FAES) e ad altre forze di sicurezza nel quadro della loro politica di controllo sociale; che alle famiglie delle persone uccise extragiudizialmente durante le proteste continua ad essere impedito l'esercizio del diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione;

G.  considerando che la tortura è sistematicamente utilizzata dal regime per intimidire e scoraggiare i manifestanti, instaurando così un clima di terrore; che la relazione dell'UNHRC ha rilevato che i servizi di sicurezza e di intelligence, segnatamente il SEBIN (servizio bolivariano di intelligence) e la DGCIM (direzione generale del controspionaggio militare) hanno fatto regolarmente ricorso a tali pratiche; che i prigionieri politici in Venezuela sono sottoposti a torture e molti si trovano attualmente in isolamento senza la possibilità di contattare i loro legali o i loro familiari, che temono per la loro vita e la loro incolumità fisica;

H.  considerando che 22 parlamentari, tra cui il presidente dell'Assemblea nazionale, sono stati privati della loro immunità parlamentare; che due parlamentari si trovano in stato di detenzione e 16 hanno chiesto protezione nelle ambasciate, hanno lasciato il paese o si sono nascosti;

I.  considerando che i popoli indigeni sono vittime di atti violenti e criminali; che 63 membri delle comunità indigene sono stati arbitrariamente detenuti e torturati, 7 sono deceduti e più di 23 sono stati feriti e hanno dovuto recarsi in ospedali al di fuori del paese per ottenere le cure necessarie;

J.  considerando che le attività minerarie e petrolifere, segnatamente nelle regioni periferiche e ricche di biodiversità, distruggono i mezzi di sussistenza delle minoranze, quali le comunità indigene e nere, che, se si oppongono a tali attività e invocano i propri diritti, sono vittime di gravi violenze e costrette allo sfollamento da parte delle forze militari, di bande della criminalità organizzata e di gruppi armati;

K.  considerando che il 29 giugno 2019 Rafael Acosta Arévalo, un capitano di vascello arrestato e torturato per un presunto complotto finalizzato all'assassinio di Nicolás Maduro, è deceduto in stato di detenzione; che le autorità de facto hanno sequestrato e nascosto illegalmente il suo corpo per 11 giorni prima di seppellirlo, senza rispettare i diritti fondamentali dei familiari nonché il loro desiderio di commemorare il loro caro defunto;

L.  considerando che il 2 luglio 2019 Rufo Chacón, un ragazzo venezuelano di 16 anni, ha perso la vista dopo aver ricevuto un colpo da arma da fuoco al volto da parte degli ufficiali del governo nel corso di una manifestazione organizzata per protestare contro la mancanza di gas per cucinare;

M.  considerando che l'UE ha mobilitato 117,6 milioni di EUR per l'aiuto di emergenza e l'assistenza allo sviluppo in risposta alla crisi, lavorando con le popolazioni vulnerabili sia in Venezuela (60 % del finanziamento) che nei paesi limitrofi (40 % del finanziamento); che finora il sostegno raccolto dall'ONU per il suo piano regionale di risposta per i rifugiati e i migranti rappresenta soltanto il 22 % circa del totale richiesto (159 milioni di USD a fronte di un appello per la raccolta di 738 milioni di USD);

1.  ribadisce la sua viva preoccupazione per la grave situazione di emergenza in Venezuela, che sta mettendo seriamente a repentaglio la vita dei cittadini del paese;

2.  ribadisce il pieno sostegno al legittimo presidente ad interim, Juan Guaidó, e all'Assemblea nazionale, che è l'organismo democratico legittimo del Venezuela e i cui poteri devono essere ripristinati e rispettati, ivi comprese le prerogative e la sicurezza dei suoi membri; condanna la revoca dell'immunità parlamentare di 22 deputati e l'incarcerazione di due di loro; ribadisce le sue preoccupazioni concernenti la mancanza di legittimità delle elezioni presidenziali del maggio 2018;

3.  condanna i feroci atti di repressione e violenza che hanno causato morti e feriti; esprime solidarietà al popolo venezuelano e porge le sue sincere condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime;

4.  sottolinea, conformemente alla relazione dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, la diretta responsabilità di Nicolás Maduro, come pure delle forze armate e di intelligence al servizio del suo regime illegittimo, in relazione all'uso indiscriminato della violenza per reprimere il processo di transizione democratica e il ripristino dello Stato di diritto in Venezuela; condanna il ricorso, in ogni circostanza, alla detenzione arbitraria, alla tortura e alle uccisioni extragiudiziali, trattandosi di atti vietati dalle convenzioni internazionali, tra cui quelle di cui il Venezuela è firmatario;

5.  denuncia, conformemente alla relazione dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, gli abusi perpetrati dalle forze dell'ordine e la brutale repressione effettuata dalle forze di sicurezza; chiede l'istituzione di un meccanismo nazionale imparziale e indipendente, con il sostegno della comunità internazionale, al fine di indagare sulle esecuzioni extragiudiziali effettuate durante le operazioni di sicurezza, in modo da garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere di tali azioni e che le famiglie delle vittime siano risarcite e protette da intimidazioni e atti di rappresaglia;

6.  esorta a garantire la disponibilità e l'accessibilità di generi alimentari, medicinali e servizi sanitari, riservando nel contempo un'attenzione particolare ai servizi destinati alle madri e ai minori; invita le autorità venezuelane de facto a garantire che gli aiuti umanitari siano distribuiti all'intera popolazione, senza pregiudizi politici;

7.  sottolinea la necessità di cessare, condannare pubblicamente, punire e prevenire ogni atto di persecuzione e repressione selettiva fondato su motivi politici; chiede il rilascio di tutte le persone arbitrariamente private della loro libertà;

8.  ricorda che occorre porre fine a qualsiasi intimidazione e attacco nei confronti dei popoli indigeni, compresi i loro leader, e che le autorità dovrebbero garantire la loro protezione e adottare tutte le misure necessarie per tutelare i loro diritti individuali e collettivi, compreso il diritto alla terra;

9.  sottolinea che occorre evitare di intraprendere progetti colossali volti a trovare fonti di entrate che permettano di superare la crisi economica, in quanto essi danneggiano l'ambiente, il clima e i mezzi di sussistenza delle comunità della regione; chiede la protezione incondizionata delle popolazioni indigene e nere delle aree periferiche che difendono l'ambiente da attività quali l'estrazione dell'oro nella regione di Arco Minero del Orinoco in Venezuela;

10.  richiama l'attenzione sulla sempre più grave crisi migratoria in tutta la regione ed elogia la solidarietà e gli sforzi messi in campo dai paesi vicini, in particolare dalla Colombia, dall'Ecuador e dal Perù; chiede alla Commissione di continuare a cooperare con tali paesi, non soltanto fornendo assistenza umanitaria, ma anche mettendo a disposizione maggiori risorse e attraverso la politica di sviluppo;

11.  ribadisce che una soluzione pacifica, democratica e inclusiva rappresenta l'unica via d'uscita sostenibile dall'attuale situazione di stallo politico e dalla grave crisi sociale e umanitaria da essa provocata; evidenzia che il dialogo in corso deve tener conto della tabella di marcia adottata dall'Assemblea nazionale del Venezuela; sostiene il processo di facilitazione in corso, guidato dalla Norvegia, e si compiace del fatto che entrambe le parti abbiano convenuto di avviare un dialogo per la pace; sottolinea che, per la buona riuscita del processo di facilitazione, dovrebbero essere attuate le misure minime di rafforzamento della fiducia; ribadisce che tale dialogo deve mirare esclusivamente alla creazione di condizioni che rendano possibili elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili sulla base di un calendario definito, di condizioni eque per tutti gli attori coinvolti, della trasparenza e della presenza di osservatori internazionali credibili;

12.  invita il Consiglio a imporre ulteriori sanzioni nei confronti delle autorità statali de facto responsabili delle violazioni dei diritti umani e della repressione; ritiene che le autorità dell'UE debbano limitare i movimenti delle persone interessate, congelarne i beni e sospenderne i visti e che la medesima procedura debba applicarsi ai loro parenti più prossimi;

13.  chiede al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) di indirizzare la politica dell'UE in merito alla situazione in Venezuela e di continuare a cooperare con il gruppo di contatto e con i paesi democratici della regione, rappresentati dal gruppo di Lima;

14.  ribadisce il suo sostegno alle indagini, condotte dalla Corte penale internazionale (CPI), sui diffusi crimini e gli atti di repressione perpetrati dal regime venezuelano; esorta l'UE e i suoi Stati membri ad aderire all'iniziativa promossa da diversi Stati parte della CPI con l'obiettivo di indagare sui crimini contro l'umanità commessi dal governo de facto di Maduro, in modo che i responsabili siano chiamati a rispondere di tali azioni;

15.  sostiene l'iniziativa volta a istituire una commissione d'inchiesta presso l'UNHRC per determinare le responsabilità individuali nell'ambito delle violazioni sistematiche dei diritti umani in Venezuela;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al legittimo presidente ad interim della Repubblica e dell'Assemblea nazionale della Repubblica bolivariana del Venezuela, ai governi e ai parlamenti dei paesi del gruppo di Lima, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana e al segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani.

(1) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 145.
(2) GU C 294 del 12.8.2016, pag. 21.
(3) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 190.
(4) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 101.
(5) GU C 298 del 23.8.2018, pag. 137.
(6) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 61.
(7) Testi approvati, P8_TA(2018)0199.
(8) Testi approvati, P8_TA(2018)0313.
(9) Testi approvati, P8_TA(2018)0436.
(10) Testi approvati, P8_TA(2019)0061.
(11) Testi approvati, P8_TA(2019)0327.
(12) GU L 276 del 7.11.2018, pag. 10.

Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2019Avviso legale