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Procedura : 2019/2880(RSP)
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Testi presentati :

RC-B9-0138/2019

Discussioni :

PV 24/10/2019 - 3.2
CRE 24/10/2019 - 3.2

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PV 24/10/2019 - 8.2

Testi approvati :

P9_TA(2019)0043

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Giovedì 24 ottobre 2019 - Strasburgo Edizione provvisoria
Egitto
P9_TA-PROV(2019)0043RC-B9-0138/2019

Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2019 sull'Egitto (2019/2880(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sull'Egitto, in particolare quelle del 17 luglio 2014 sulla libertà di espressione e di riunione in Egitto(1), del 15 gennaio 2015 sulla situazione in Egitto(2), del 10 marzo 2016 sull'Egitto, in particolare il caso di Giulio Regeni(3), dell'8 febbraio 2018 sulle esecuzioni in Egitto(4) e del 13 dicembre 2018 sull'Egitto, in particolare sulla situazione dei difensori dei diritti umani(5),

–  viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" dell'UE sull'Egitto dell'agosto 2013 e del febbraio 2014,

–  visto l'accordo di associazione UE-Egitto del 2001, che è entrato in vigore nel 2004 ed è stato consolidato dal piano di azione del 2007; viste le priorità del partenariato UE-Egitto per il 2017-2020, adottate formalmente il 25 luglio 2017, la dichiarazione comune rilasciata in seguito al Consiglio di associazione UE-Egitto del 2017 e la dichiarazione comune sulla sesta riunione del sottocomitato UE-Egitto per le questioni politiche, i diritti umani e la democrazia del giugno 2019,

–  vista la dichiarazione a titolo del punto 4 rilasciata dall'UE il 19 settembre 2019 in sede di Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nella quale si fa riferimento all'Egitto,

–  visto il nuovo quadro strategico e piano di azione dell'UE sui diritti umani, che mira a porre la tutela e la sorveglianza dei diritti umani al centro di tutte le politiche dell'UE,

–  visti gli orientamenti dell'UE sulla pena di morte, la tortura, la libertà di espressione e i difensori dei diritti umani,

–  visti il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR), il Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (ICESCR), la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti e la Convenzione sui diritti del fanciullo, tutti ratificati dall'Egitto,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 27 settembre 2019 da Michelle Bachele, Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, sulle proteste in Egitto,

–  vista la Costituzione egiziana, in particolare gli articoli 52 (che vieta la tortura in ogni sua forma e tipo), 73 (sulla libertà di riunione) e 93 (sul carattere vincolante del diritto internazionale in materia di diritti umani),

–  vista la Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981, ratificata dall'Egitto il 20 marzo 1984,

–  vista la Carta araba dei diritti dell'uomo, di cui l'Egitto è parte,

–  vista la risoluzione 2473 (2019) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata nel giugno 2019, che ha prorogato le misure intese ad attuare l'embargo sulle armi nei confronti della Libia,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che, secondo quanto riferito, nelle ultime settimane le autorità egiziane avrebbero arrestato arbitrariamente oltre 4 300 persone (di cui quasi 3 000 si trovano ancora in stato di custodia cautelare), incluse almeno 114 donne – e almeno 111 minori secondo Amnesty International e Belady Foundation – in risposta alle manifestazioni pacifiche che hanno avuto inizio il 20 settembre 2019; che la polizia e i servizi di sicurezza avrebbero fatto un uso eccessivo della forza per disperdere i manifestanti;

B.  considerando che le manifestazioni antigovernative erano state organizzate per dimostrare opposizione alle misure di austerità, alla corruzione endemica del governo e alla repressione sistematica, nonché per chiedere le dimissioni del Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi;

C.  considerando che le recenti azioni intraprese dalle autorità egiziane compromettono le libertà fondamentali di espressione, di associazione e di riunione, tutte sancite dalla Costituzione egiziana nonché dal diritto internazionale in materia di diritti umani; che tale situazione si iscrive nel quadro di una più ampia repressione della società civile e dei diritti fondamentali in Egitto, segnatamente per quanto riguarda la libertà di espressione online e offline, la libertà di associazione e di riunione, il pluralismo politico e lo Stato di diritto;

D.  considerando che le autorità egiziane continuano a reprimere i partiti pacifici di opposizione democratica in Egitto, in violazione del diritto a partecipare alla vita pubblica e della libertà di espressione, in particolare mediante la detenzione arbitraria di decine di cittadini nell'ambito del "caso speranza" e l'arresto di decine di altri membri di partiti politici pacifici a partire da settembre del 2019;

E.  considerando che sono stati arrestati avvocati, giornalisti, attivisti e membri dell'opposizione che si battono per i diritti umani e che su di essi pendono gravi capi d'accusa, ivi compresi reati connessi al terrorismo; che, essendo etichettati come terroristi, i dissidenti pacifici, gli attivisti per la democrazia e i difensori dei diritti umani sono esposti a rischi; che tali arresti sono collegati esclusivamente alla loro attività pacifica e legittima di difesa dei diritti umani;

F.  considerando che la sparizione forzata dei difensori dei diritti umani sta diventando una prassi sistematica delle autorità egiziane e che la maggior parte di tali persone, quando riappare, si trova nelle mani della magistratura, come nel caso di Alaa Abdel-Fattah, Asmaa Daabes, Esraa Abdel Fattah, Eman Al-Helw, Mohamed Ibrahim, Abdelrahman Tarek, Ezzat Ghoneim, Haytham Mohamadeen e Ibrahim Metwally Hegazy; che alcune persone, tra cui Ibrahim Ezz El-Din, non sono ancora ricomparse;

G.  considerando che la custodia cautelare e le misure preventive vengono utilizzate in misura eccessiva per impedire ai difensori dei diritti umani e ai loro avvocati, come nel caso di Mahienour El-Masry, Mohamed El-Baqer, Esraa Abdel Fattah e Mohamed Ramadan, di svolgere le proprie attività legittime di difesa dei diritti umani in Egitto;

H.  considerando che le autorità egiziane hanno ostacolato i progressi nelle indagini e nella ricerca della verità sul rapimento, la tortura e l'uccisione del ricercatore italiano Giulio Regeni; che il parlamento italiano ha sospeso le relazioni diplomatiche con il parlamento egiziano e ha chiesto ai parlamenti degli Stati membri di seguire il suo esempio in segno di solidarietà;

I.  considerando che Reporter senza frontiere ha documentato almeno 31 casi di operatori dei media che sono attualmente detenuti in Egitto per il lavoro da essi svolto, sulla base di capi d'accusa di natura politica e di ripetute violazioni del principio del giusto processo; che sei di tali giornalisti sono stati arrestati in relazione alle recenti proteste; che sono presi di mira anche gli operatori dei media stranieri, come testimoniano l'espulsione o il rifiuto d'ingresso in Egitto nei confronti di numerosi corrispondenti internazionali; che, come documentato da alcune organizzazioni internazionali, sono stati oscurati taluni siti web di notizie ed è stato bloccato o limitato l'accesso ad alcune applicazioni di messaggistica online, in particolare nelle ultime settimane;

J.  considerando che, nonostante abbia eliminato le pene detentive e dismesso l'agenzia precedentemente incaricata di approvare e monitorare i finanziamenti stranieri, che includeva una forte rappresentanza del settore della sicurezza, la legge egiziana del 2019 sulle ONG minaccia tuttavia di imporre forti limitazioni alla società civile, prevede ulteriori restrizioni problematiche al diritto alla libertà di associazione e limita in misura significativa le attività delle ONG, sia nazionali che straniere;

K.  considerando che le donne attive nella difesa dei diritti umani in Egitto continuano a subire diverse forme di vessazioni da parte dello Stato, in particolare mediante il ricorso a campagne diffamatorie e ad azioni giudiziarie; che gli attivisti che difendono i diritti delle persone LGBTQI e le donne sono continuamente oggetto di atti di repressione, segnatamente con il pretesto di preservare la "morale pubblica";

L.  considerando che in Egitto continuano a essere commesse gravi violazioni del diritto alla vita attraverso la magistratura, che ha emesso ed eseguito un numero mai così elevato di condanne a morte contro molti individui – inclusi minori – in particolare a seguito di processi militari e di massa privi delle garanzie minime di un processo equo; che dal 2014 i tribunali penali e militari hanno emesso oltre 3 000 condanne a morte e 50 persone corrono il rischio imminente di essere giustiziate;

M.  considerando che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) ha dichiarato che dinanzi ai tribunali sono pendenti diverse cause concernenti individui condannati sulla base di prove che sarebbero state ottenute sotto tortura e che ora tali persone rischiano la pena di morte; che tali condanne sembrano essere in diretto contrasto con il diritto e le procedure sia egiziani che internazionali;

N.  considerando che non vi è pressoché alcuna attribuzione delle responsabilità per le gravi violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza egiziane e che le accuse di corruzione mosse all'esercito non sono oggetto di indagini adeguate;

O.  considerando che le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso almeno 900 persone durante le proteste di piazza Rabaa del 2013; che, sebbene siano state riconosciute numerose irregolarità durante il processo che ne è seguito e nonostante l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani abbia definito tale processo un grave errore giudiziario, nessuno dei responsabili del massacro è stato ancora processato;

P.  considerando che il processo di esame periodico universale (UPR) dell'Egitto dinanzi al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani, avviato nel novembre 2019, offre alla comunità internazionale un'opportunità unica per esaminare la situazione dei diritti umani in Egitto e presentare raccomandazioni su come apportare miglioramenti;

Q.  considerando che numerosi attivisti per i diritti umani sono oggetto di misure repressive, talvolta come ritorsione per aver partecipato all'UPR dell'Egitto nel 2014; che per dieci difensori dei diritti umani e sette ONG citati nella causa 173/2011 (relativa ai finanziamenti esteri) è stato disposto un congelamento dei beni dagli effetti rovinosi; che vige il divieto di viaggio per almeno 31 difensori dei diritti umani e impiegati delle ONG egiziane indipendenti che si occupano di diritti umani coinvolti nella causa 173/2011, nonostante 43 impiegati di organizzazioni della società civile condannati nel 2013 nella stessa causa siano stati assolti;

R.  considerando che l'Egitto ha attraversato vari passaggi difficili dalla rivoluzione del 2011 e che la comunità internazionale sta sostenendo il paese nel far fronte alle molteplici sfide esistenti; che la situazione della sicurezza in Egitto è fragile e vi è il rischio elevato di attacchi terroristici nella penisola del Sinai e nelle principali città del paese per mano di varie organizzazioni islamiste, nonostante il governo ricorra a strategie aggressive e talvolta abusive per combattere tali organizzazioni; che gli attacchi terroristici hanno causato la morte di numerosi civili innocenti, tra cui copti; che, dalla fine del 2013, le operazioni militari nel nord del Sinai continuano a inasprirsi e il governo ha proceduto a demolizioni di massa e allo sfratto forzato di migliaia di residenti, impedendo al contempo che circolassero notizie indipendenti attraverso l'imposizione di un oscuramento quasi assoluto dei mezzi di informazione e di limitazioni agli spostamenti da e per il Sinai;

S.  considerando che l'UE e suoi Stati membri non hanno preso alcuna posizione pubblica ufficiale, forte e unita in merito alla repressione avvenuta in Egitto nel settembre-ottobre 2019; che le priorità del partenariato UE-Egitto per il periodo 2017-2020, adottate nel giugno 2017, sono ispirate da un impegno condiviso a favore dei valori universali della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani e costituiscono un quadro rinnovato per l'impegno politico e la cooperazione rafforzata, anche in materia di sicurezza, riforma giudiziaria e lotta al terrorismo, sulla base del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; che gli sforzi europei volti a coinvolgere l'Egitto nel far fronte agli aspetti più gravi delle violazioni dei diritti umani non hanno prodotto risultati apprezzabili;

T.  considerando che l'Egitto è un partner importante per l'Unione europea e i suoi Stati membri in un'ampia gamma di settori, tra cui il commercio, la sicurezza e i contatti interpersonali; che il 21 agosto 2013 il Consiglio "Affari esteri" ha incaricato l'alto rappresentante di riesaminare l'assistenza dell'Unione all'Egitto; che il Consiglio ha deciso che la cooperazione dell'Unione con l'Egitto sarebbe stata riadattata in funzione dell'evoluzione sul campo; che nel giugno 2017 l'UE e l'Egitto hanno adottato delle priorità di partenariato volte a rafforzare la cooperazione in un'ampia gamma di settori, compresa la lotta al terrorismo, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

U.  considerando che nelle conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 21 agosto 2013 si afferma che "gli Stati membri hanno inoltre convenuto di sospendere le licenze di esportazione verso l'Egitto di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna e di valutare nuovamente le licenze di esportazione di attrezzature di cui alla posizione comune 2008/944/PESC e di rivedere la loro assistenza nel settore della sicurezza con l'Egitto"; che società di vari Stati membri dell'UE continuano a esportare in Egitto tecnologie di sorveglianza e altre attrezzature di sicurezza, facilitando in tal modo la pirateria e la diffusione di software maligni e altre forme di attacchi, sia fisici che online, contro difensori dei diritti umani e attivisti della società civile; che tale attività ha comportato la repressione della libertà di espressione online;

1.  condanna fermamente la recente repressione e le continue restrizioni ai diritti fondamentali in Egitto, in particolare la libertà di espressione sia online che offline, la libertà di associazione e di riunione, il pluralismo politico e lo Stato di diritto; condanna l'uso eccessivo della violenza contro i manifestanti e ricorda all'Egitto che qualsiasi risposta delle forze di sicurezza dovrebbe essere conforme alle norme e agli standard internazionali e alla sua propria costituzione;

2.  chiede che in Egitto sia posta fine a tutti gli atti di violenza, istigazione, incitamento all'odio, vessazione e intimidazione, alle sparizioni forzate e alla censura nei confronti di difensori dei diritti umani, avvocati, manifestanti, giornalisti, blogger, sindacalisti, studenti, minori, attivisti per i diritti delle donne, persone LGBTI, organizzazioni della società civile, oppositori politici e minoranze da parte delle autorità statali, delle forze e dei servizi di sicurezza e di altri gruppi; chiede che venga condotta un'indagine indipendente e trasparente su tutte le violazioni dei diritti umani e che i responsabili di tali violazioni siano chiamati a risponderne; sottolinea che il rispetto dei diritti umani è l'unico modo per garantire la stabilità e la sicurezza dell'Egitto a lungo termine;

3.  invita le autorità egiziane a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti i difensori dei diritti umani detenuti o condannati solo per aver svolto la loro legittima e pacifica attività nel campo dei diritti umani, compresi Eman Al-Helw, Mohamed Ibrahim, Mohamed Ramadan, Abdelrahman Tarek, Ezzat Ghoneim, Haytham Mohamadeen, Alaa Abdel Fattah, Ibrahim Metwally Hegazy, Mahienour El-Masry, Mohamed El-Baqer e Esraa Abdel Fattah, e di accertare immediatamente la sorte di Ibrahim Ezz El-Din; chiede inoltre che siano rilasciati i difensori dei diritti umani, i rappresentanti del mondo accademico e le altre persone in custodia cautelare nell'ambito del caso "Coalition Hope", tra cui Zyad el-Elaimy, Hassan Barbary e Ramy Shaath, nonché i membri del partito Pane e libertà, del partito Al-Dostour e del partito socialdemocratico egiziano, posti di recente in detenzione senza che le accuse penali a loro carico abbiano fondamento credibile; in attesa del loro rilascio, chiede all'Egitto di rivelare dove si trovano, di garantire che abbiano pieno accesso alle famiglie, ad avvocati di loro scelta e a cure mediche adeguate, nonché di condurre indagini credibili su eventuali accuse di maltrattamento o tortura;

4.  sottolinea l'importanza di garantire l'uguaglianza di tutti gli egiziani, indipendentemente dalla loro fede o credo; invita l'Egitto a rivedere le sue leggi sulla blasfemia al fine di garantire la protezione delle minoranze religiose; accoglie con favore le dichiarazioni in cui si chiede un rinnovamento del discorso islamico per sfidare l'estremismo e la radicalizzazione; invita le autorità egiziane, comprese le forze militari e di sicurezza, a rispettare i diritti dei cristiani, a proteggerli dalla violenza e dalla discriminazione e a garantire che i responsabili di tali atti siano perseguiti;

5.  sostiene le aspirazioni della maggioranza del popolo egiziano, che desidera un paese libero, stabile, prospero, inclusivo e democratico che rispetti i propri impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani e libertà fondamentali; ribadisce che deve essere garantito il diritto alla pacifica espressione delle opinioni e delle posizioni critiche;

6.  esorta le autorità egiziane a cessare di bloccare i siti web delle organizzazioni giornalistiche locali e internazionali e delle organizzazioni per i diritti umani e a rilasciare tutti gli operatori dei media detenuti per aver svolto attività giornalistica;

7.  esprime grave preoccupazione per le rappresaglie contro quanti cooperano o cercano di cooperare con organizzazioni internazionali per i diritti umani o con gli organismi delle Nazioni Unite per i diritti umani; invita le autorità egiziane ad archiviare il caso 173/2011 (relativo ai finanziamenti dall'estero), a revocare tutti i divieti di viaggio imposti ad almeno 31 difensori dei diritti umani e membri del personale delle ONG per i diritti umani implicate nel caso, nonché tutti gli altri divieti di viaggio arbitrariamente imposti, e a consentire ai difensori egiziani dei diritti umani stabiliti in Egitto di viaggiare in modo che possano partecipare di persona al riesame periodico universale dell'Egitto che inizia il 13 novembre 2019;

8.  chiede l'abrogazione della legge sulle ONG recentemente adottata e la sua sostituzione con un nuovo quadro legislativo, elaborato in autentica consultazione con le organizzazioni della società civile e conforme alla costituzione egiziana e alle norme internazionali;

9.  deplora la mancanza di un'indagine credibile e di un'assunzione di responsabilità in quanto al rapimento, alla tortura e all'assassinio, nel 2016, dell'assistente di ricerca italiano Giulio Regeni; ribadisce l'invito alle autorità egiziane a fare luce sulle circostanze relative alla morte di Giulio Regeni ed Eric Lang e a chiamare i responsabili a risponderne, in piena collaborazione con le autorità degli Stati membri interessati da questi casi;

10.  chiede che le autorità modifichino, adottino e applichino efficacemente la legislazione per eliminare tutte le forme di discriminazione e criminalizzino tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, anche modificando la legge sullo status personale e introducendo disposizioni giuridiche che vietano la violenza di genere nonché le molestie sessuali, le aggressioni e gli stupri; invita inoltre le autorità ad attuare efficacemente la strategia nazionale di lotta alla violenza contro le donne in collaborazione con organizzazioni indipendenti della società civile con competenze riconosciute nel settore;

11.  esprime preoccupazione per il netto aumento del ricorso alla pena di morte in Egitto da quando il Presidente Sisi è salito al potere; esorta le autorità egiziane a decretare una moratoria sulle esecuzioni capitali al fine di abolire il ricorso alla pena di morte nel paese e ribadisce l'invito all'Egitto a firmare e ratificare il secondo protocollo facoltativo al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici mirato all'abolizione della pena di morte;

12.  esprime il più sincero cordoglio alle famiglie delle vittime del terrorismo; manifesta solidarietà al popolo egiziano e ribadisce il proprio impegno nella lotta contro la diffusione di ideologie radicali e gruppi terroristici; invita le autorità egiziane a garantire che le operazioni militari in corso nel Sinai siano condotte nel rispetto delle norme internazionali in materia di diritti umani, a indagare a fondo su tutti gli abusi e ad aprire immediatamente il Sinai settentrionale a organizzazioni di soccorso indipendenti e a osservatori e giornalisti indipendenti;

13.  deplora la mancanza di una risposta ufficiale dell'alto rappresentante o degli Stati membri all'ultima ondata di arresti; invita il vicepresidente/alto rappresentante e gli Stati membri a rispondere in modo unitario e risoluto alla repressione e alle violazioni dei diritti umani in corso; si aspetta che il SEAE dia priorità alla situazione dei difensori dei diritti umani in Egitto e riferisca al Parlamento sul suo impegno con il Cairo al riguardo, nonché in merito ai singoli casi sollevati nella presente risoluzione; invita il vicepresidente/alto rappresentante e gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione, compresi gli strumenti bilaterali e multilaterali, i negoziati commerciali, la politica europea di vicinato, gli aiuti e, se necessario, misure restrittive mirate, per far cessare la repressione in Egitto e garantire progressi concreti nella situazione dei diritti umani nel paese;

14.  chiede un riesame profondo e completo delle sue relazioni con l'Egitto; ritiene che la situazione dei diritti umani in Egitto richieda una seria revisione delle operazioni della Commissione di sostegno al bilancio, che dovrebbero limitarsi a sostenere in primo luogo la società civile;

15.  sollecita vivamente il rispetto degli impegni assunti nelle priorità del partenariato UE-Egitto 2017-2020 e ne chiede la piena e corretta attuazione; invita l'UE, al fine di negoziare nuove priorità del partenariato, a stabilire chiari parametri di riferimento che subordinino l'ulteriore cooperazione con l'Egitto alla realizzazione di progressi riguardanti la riforma delle istituzioni democratiche, lo Stato di diritto e i diritti umani, e a integrare la questione dei diritti umani in tutti i colloqui con le autorità egiziane; ribadisce che i diritti umani non dovrebbero essere compromessi dalla gestione delle migrazioni o dalle azioni antiterrorismo;

16.  ribadisce il suo appello agli Stati membri dell'UE affinché diano seguito alle conclusioni del 21 agosto 2013 che annunciano la sospensione delle licenze di esportazione verso l'Egitto di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna, in linea con la posizione comune 2008/944/PESC, e condanna il persistente mancato rispetto di tali impegni da parte degli Stati membri dell'UE; li invita pertanto a sospendere le esportazioni verso l'Egitto di tecnologie di sorveglianza e altre attrezzature di sicurezza in grado di facilitare gli attacchi contro i difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile, anche nei social media, nonché qualsiasi altro tipo di repressione interna; invita il vicepresidente/alto rappresentante a riferire sullo stato attuale della cooperazione militare e di sicurezza degli Stati membri dell'UE con l'Egitto; chiede che l'Unione dia piena attuazione ai controlli sulle esportazioni verso l'Egitto per quanto riguarda i beni che potrebbero essere utilizzati a fini repressivi o per infliggere torture o la pena capitale;

17.  sottolinea l'importanza di assicurare che qualsiasi accordo tra l'UE e l'Egitto in materia di migrazione ottemperi rigorosamente alle norme internazionali nel campo dei diritti umani, rispetti i diritti fondamentali dei migranti e dei rifugiati e garantisca livelli adeguati di trasparenza e di obbligo di rendere conto;

18.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ai parlamenti e ai governi degli Stati membri, al governo e al parlamento egiziani e alla Commissione africana dei diritti umani e dei popoli.

(1) GU C 224 del 21.6.2016, pag. 5.
(2) GU C 300 del 18.8.2016, pag. 34.
(3) GU C 50 del 9.2.2018, pag. 42.
(4) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 35.
(5) Testi approvati, P8_TA(2018)0526.

Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2019Avviso legale