Indice 
 Precedente 
 Seguente 
 Testo integrale 
Procedura : 2019/2712(RSP)
Ciclo di vita in Aula
Ciclo del documento : B9-0174/2019

Testi presentati :

B9-0174/2019

Discussioni :

PV 25/11/2019 - 14
CRE 25/11/2019 - 13
CRE 25/11/2019 - 14

Votazioni :

PV 28/11/2019 - 8.8
CRE 28/11/2019 - 8.8
Dichiarazioni di voto

Testi approvati :

P9_TA(2019)0079

Testi approvati
PDF 214kWORD 67k
Giovedì 28 novembre 2019 - Strasburgo Edizione provvisoria
Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP25)
P9_TA-PROV(2019)0079B9-0174/2019

Risoluzione del Parlamento europeo del 28 novembre 2019 sulla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2019 in programma a Madrid, Spagna (COP 25) (2019/2712(RSP))

Il Parlamento europeo,

–  visti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e il relativo protocollo di Kyoto,

–  visto l'accordo adottato in occasione della 21a Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP21) svoltasi il 12 dicembre 2015 a Parigi (accordo di Parigi),

–  viste la ventiquattresima conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP24), la quattordicesima sessione della riunione delle Parti del protocollo di Kyoto (CMP14), nonché la terza parte della prima sessione della Conferenza delle Parti che funge da riunione delle Parti dell'accordo di Parigi (CMA1.3) tenutesi a Katowice (Polonia) dal 2 al 14 dicembre 2018,

–  vista la decisione dell'Ufficio di presidenza della COP dell'UNFCCC, in data 1º novembre 2019, di accettare la proposta del governo del Cile, in quanto presidenza entrante, di tenere la COP25 a Madrid (Spagna) dal 2 al 13 dicembre 2019,

–  visti l'agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite,

–  visto il vertice sull'azione in materia climatica organizzato dal Segretario generale delle Nazioni Unite e tenutosi il 23 settembre 2019,

–  vista la sua risoluzione del 25 ottobre 2018 sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2018 a Katowice (Polonia)(COP24)(1),

–  vista la sua risoluzione del 14 marzo 2019 sul cambiamento climatico: visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra in conformità dell'accordo di Parigi(2),

–  vista la comunicazione della Commissione del 28 novembre 2018 dal titolo "Un pianeta pulito per tutti – Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra" (COM(2018)0773),

–  viste le conclusioni del Consiglio europeo del 20 giugno 2019,

–  viste le conclusioni del Consiglio del 4 ottobre 2019,

–  visto il contributo previsto stabilito a livello nazionale per quanto riguarda l'UE e i suoi Stati membri, presentato all'UNFCCC dalla Lettonia e dalla Commissione il 6 marzo 2015,

–  viste la relazione speciale del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) sul riscaldamento globale di 1,5 ºC, la sua quinta relazione di valutazione (AR5) e la relativa relazione di sintesi, la relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo e la relazione speciale dell'IPCC dal titolo "L'oceano e la criosfera in un clima che cambia",

–  vista la relazione faro della Commissione globale sull'adattamento in materia di adattamento climatico,

–  viste la nona relazione di sintesi del programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) del novembre 2018 (relazione 2018 sul divario delle emissioni) e la sua quarta relazione sul divario di adattamento per il 2018,

–  vista la valutazione degli indicatori dell'Agenzia europea dell'ambiente, dal titolo "Perdite economiche dovute a eventi estremi connessi al clima in Europa", pubblicata il 2 aprile 2019,

–  visti la Dichiarazione sulla situazione del clima globale nel 2018 del marzo 2019 dell'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e il quattordicesimo Bollettino sui gas a effetto serra dell'OMM in data 22 novembre 2018,

–  viste la Dichiarazione di Slesia sulla solidarietà e l'equa transizione, la dichiarazione ministeriale slesiana sul tema "Foreste per il clima" e la dichiarazione dal titolo "Promuovere il cambiamento insieme: partenariato per la mobilità elettrica e trasporti a emissioni zero", sottoscritte a margine della conferenza sui cambiamenti climatici COP24,

–  vista la sintesi per i responsabili politici della relazione di valutazione globale sulla biodiversità e i servizi ecosistemici della piattaforma intergovernativa di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici (IBPES) del 29 maggio 2019,

–  vista la sua risoluzione del 15 novembre 2017 su un piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia(3),

–  vista la relazione di sintesi ad alto livello dell'ultima riunione in materia di informazione scientifica sul clima, convocata dal gruppo di consulenza scientifica del vertice sull'azione per il clima 2019 delle Nazioni Unite, dal titolo "Uniti nella scienza",

–  visto il sondaggio Eurobarometro dell'aprile 2019 sui cambiamenti climatici,

–  vista l'interrogazione al Consiglio (O-000029/2019 – B9-0055/2019) e alla Commissione (O-000030/2019 – B9-0056/2019) sulla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma nel 2019 a Madrid, Spagna (COP 25),

–  visti l'articolo 136, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 2, del suo regolamento,

A.  considerando che l'accordo di Parigi è entrato in vigore il 4 novembre 2016, che il 19 novembre 2019 187 delle 197 Parti dell'UNFCCC avevano depositato presso le Nazioni Unite i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione;

B.  considerando che, il 6 marzo 2015, l'UE e i suoi Stati membri hanno presentato all'UNFCCC il loro contributo previsto stabilito a livello nazionale, impegnandosi quindi a conseguire un obiettivo vincolante di riduzione nazionale delle emissioni di gas a effetto serra (GES) di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990;

C.  considerando che gli impegni assunti finora dai firmatari dell'accordo di Parigi non saranno sufficienti a conseguirne l'obiettivo comune; che l'attuale contributo previsto stabilito a livello nazionale (NDC) presentato dall'UE e dai suoi Stati membri non è in linea con gli obiettivi stabiliti dall'accordo di Parigi e deve essere rivisto;

D.  considerando che la relazione dell'IPCC sul riscaldamento globale di 1,5 °C dimostra che le conseguenze dell'aumento delle temperature saranno probabilmente meno gravi con un aumento di 1,5°C rispetto a quelle generate da un aumento di 2 °C;

E.  considerando che gli ultimi quattro anni – dal 2015 al 2018 – sono stati i quattro anni più caldi finora registrati a livello globale e che il 2018 ha registrato un livello record di emissioni globali di carbonio; che il mese di luglio 2019 è stato il mese più caldo in assoluto e che il 2019 prosegue la tendenza in atto, ragion per cui il periodo 2015-2019 è destinato a diventare il quinquennio più caldo mai registrato, secondo l'OMM;

F.  considerando che, secondo l'OMM, nel 2018 la concentrazione globale di CO2 era di 407,8 parti per milione (ppm), 2,2 ppm in più rispetto al 2017, e che le concentrazioni di CO2 sono destinate a raggiungere o addirittura superare le 410 ppm entro la fine del 2019;

G.  considerando che in 185 paesi del mondo sono stati organizzati scioperi per il clima nell'ambito di un movimento globale e che nel settembre 2019 sono scese in piazza 7,6 milioni di persone, una cifra record che rappresenta la più grande mobilitazione della storia a favore del clima;

H.  considerando che il preambolo all'accordo di Parigi riconosce "l'importanza di assicurare l'integrità di tutti gli ecosistemi, inclusi gli oceani" e che l'articolo 4, paragrafo 1, lettera d) dell'UNFCCC sottolinea che le Parti promuovono "la gestione sostenibile, la conservazione e l'incremento dei pozzi e dei serbatoi di tutti i gas a effetto serra, ivi compresi la biomassa, le foreste e gli oceani, nonché altri ecosistemi terrestri, costieri e marini";

I.  considerando che il Cile, in quanto Presidenza entrante della COP25, ha già annunciato che metterà in evidenza il ruolo degli oceani nella lotta al riscaldamento globale, una decisione che ha ancora più senso dopo la pubblicazione di una nuova allarmante relazione dell'IPCC sul riscaldamento degli oceani;

J.  considerando che le foreste contribuiscono in modo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento ad essi; che circa il 10 % delle emissioni di GES nell'UE è assorbito dalle foreste in fase di crescita; che la deforestazione è responsabile di quasi il 20 % delle emissioni globali di GES ed è causata in particolare dall'espansione degli allevamenti su scala industriale e della produzione industriale di soia e olio di palma, fra cui quelli destinati al mercato dell'UE; che l'UE dovrebbe ridurre i suoi contributi indiretti alla deforestazione ("deforestazione incorporata"), di cui è responsabile;

K.  considerando che il Parlamento ha ormai chiesto più volte alla Commissione, anche nella sua risoluzione sui cambiamenti climatici del 14 marzo 2019, di esaminare la fissazione del prezzo della CO2 in settori non ancora coperti dal sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (ETS);

L.  considerando che i cambiamenti climatici si ripercuotono in modo sproporzionato sui paesi in via di sviluppo, benché questi emettano molta meno CO2 rispetto ai paesi avanzati;

1.  ricorda che i cambiamenti climatici rappresentano una delle sfide più importanti per l'umanità e che tutti i paesi e gli attori a livello mondiale devono fare del loro meglio per combatterli; sottolinea che una tempestiva cooperazione internazionale, la solidarietà nonché un coerente e risoluto impegno a favore di un'azione comune rappresentano l'unica soluzione per onorare la nostra responsabilità collettiva nel preservare l'intero pianeta;

2.  riconosce che i gravi rischi del cambiamento climatico sono al centro delle preoccupazioni delle persone; ricorda che, secondo il sondaggio Eurobarometro del 2019, il 93 % dei cittadini europei considera i cambiamenti climatici un problema grave; si compiace del fatto che i cittadini di tutto il mondo, in particolare le giovani generazioni, siano sempre più attivi nella lotta per un'azione a favore del clima; accoglie con soddisfazione le loro richieste di una maggiore ambizione collettiva e interventi celeri per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi e non superare il limite di 1,5 °C; esorta i governi nazionali, regionali e locali nonché l'Unione a prestare ascolto a tali richieste;

3.  riconosce che il sostegno pubblico è indispensabile per il successo di politiche e misure UE ambiziose e inclusive in materia di clima; ritiene che ciò debba riflettersi negli sforzi dell'UE volti a contrastare i cambiamenti climatici;

4.  riconosce che l'onere del cambiamento climatico è già, e continuerà ad essere, in modo schiacciante a carico dei paesi del Sud del mondo, che i paesi del Sud del mondo sono più vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici rispetto al Nord del mondo, stanno già registrando perdite e danni e dispongono anche di minori capacità di adattamento, e che i paesi del Sud del mondo hanno contribuito alla crisi climatica in misura notevolmente inferiore rispetto al Nord del mondo;

5.  ricorda che il preambolo dell'accordo di Parigi riconosce il "diritto alla salute" come diritto fondamentale; sottolinea che l'articolo 4, paragrafo 1, lettera f) dell'UNFCCC afferma che "tutte le Parti devono applicare opportuni metodi, per esempio la valutazione dell'impatto, formulati e definiti a livello nazionale, al fine di ridurre al minimo gli effetti negativi che i progetti o i provvedimenti da esse adottati per mitigare i cambiamenti climatici o per adattarvisi, possono avere sull'economia, sulla sanità pubblica e sulla qualità dell'ambiente"; ritiene che la salute dovrebbe essere inclusa nei piani nazionali di adattamento e nelle comunicazioni nazionali all'UNFCCC;

6.  deplora il fatto che gli indicatori degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) per i cambiamenti climatici non includano la salute; rileva tuttavia che alcune iniziative di ricerca in ambito accademico dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) e del segretariato dell'UNFCCC stanno ponendo rimedio a tale situazione; accoglie con favore l'adozione della dichiarazione politica di alto livello delle Nazioni Unite sulla copertura sanitaria universale, del 23 settembre 2019;

7.  riconosce che sarà pressoché impossibile conseguire la maggior parte degli OSS a meno che non siano soddisfatte le ambizioni in materia di clima e ambiente concordate in occasione della COP21;

8.  evidenzia che si stanno già sentendo gli effetti diretti dei cambiamenti climatici; sottolinea che, secondo il rapporto della Commissione globale sull'adattamento, i cambiamenti climatici potrebbero ridurre in condizioni di povertà oltre 100 milioni di persone entro il 2030 e che i raccolti potrebbero diminuire del 5-30 % entro il 2050, ripercuotendosi negativamente sulla sicurezza alimentare delle zone particolarmente vulnerabili;

9.  sottolinea che, secondo le previsioni, un riscaldamento non mitigato rimodellerà l'economia globale riducendo i redditi medi nel mondo del 23 % entro il 2100 e ampliando la disparità di reddito su scala mondiale; sottolinea che, diversamente dalle stime precedenti, le perdite globali previste sono approssimativamente lineari rispetto alla temperatura media mondiale, con perdite medie molto più elevate di quelle indicate dai modelli principali(4);

Base scientifica per l'azione a favore del clima

10.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC sul riscaldamento globale di 1,5 °C costituisce la valutazione scientifica più esaustiva e aggiornata dei percorsi di attenuazione in linea con l'accordo di Parigi; evidenzia che, secondo la relazione, per avere una buona probabilità di contenere la temperatura globale al di sotto di 1,5 °C entro il 2100 senza alcuno sforamento o con uno sforamento limitato l'azzeramento delle emissioni nette di GES a livello globale dovrà essere raggiunto al più tardi entro il 2067 e le emissioni mondiali di GES dovranno essere ridotte a un massimo di 27,4 gigatonnellate di CO2 equivalente (GtCO2eq) all'anno entro il 2030; sottolinea, alla luce di tali risultanze e in linea con l'accordo di Parigi, che l'Unione, in quanto leader mondiale, e altre importanti economie globali devono adoperarsi per conseguire quanto prima, e al più tardi entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di GES;

11.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC sul cambiamento climatico e il suolo sottolinea le conseguenze particolarmente drammatiche del riscaldamento globale sui terreni; esprime preoccupazione per il fatto che il degrado di matrice antropica dei terreni, dovuto perlopiù a pratiche agricole non sostenibili, e i crescenti disturbi legati all'uso del suolo, come gli incendi forestali, stanno ulteriormente diminuendo la capacità del suolo di fungere da pozzo di assorbimento del carbonio; sottolinea che queste conseguenze drammatiche dovrebbero peggiorare se si confermerà l'attuale tendenza globale;

12.  sottolinea che la relazione speciale dell'IPCC dal titolo "L'oceano e la criosfera in un clima che cambia" evidenzia che i meccanismi climatici dipendono dalla salute degli ecosistemi oceanici e marini attualmente colpiti dal riscaldamento globale, dall'inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo della biodiversità marina, dall'aumento dei livelli del mare, dall'acidificazione, dalla disossigenazione, dalle ondate marine di calore, dallo scioglimento senza precedenti dei ghiacciai e della banchisa e dall'erosione costiera; evidenzia, inoltre, le conclusioni della relazione per quanto riguarda i rischi aggravati per gli ecosistemi marini, le comunità costiere e i mezzi di sussistenza; ricorda che gli oceani fanno parte della soluzione per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e adattarsi a essi; sottolinea che la COP25 sarà in assoluto la prima "COP blu"; invita pertanto l'UE a inserire gli oceani nell'agenda del Green Deal europeo e in cima ai negoziati internazionali in corso in materia climatica;

13.  esprime preoccupazione per i risultati della relazione 2018 del Programma ambientale delle Nazioni Unite sul divario delle emissioni, soprattutto per il fatto che gli attuali contributi incondizionati stabiliti a livello nazionale non sono di gran lunga sufficienti a mantenere la soglia di riscaldamento fissata dall'accordo di Parigi ben al di sotto dei 2 °C e dovrebbero invece, secondo le proiezioni, comportare un riscaldamento stimato di 3,2 °C(5) entro il 2100, presumendo che l'azione per il clima continui in modo costante per tutto il 21° secolo; sottolinea l'elevato rischio che con un riscaldamento di 3,2 °C vengano superati determinati punti di non ritorno con un conseguente massiccio riscaldamento aggiuntivo;

14.  esprime preoccupazione per i risultati della relazione di sintesi ad alto livello "Uniti nella scienza", resa nota in occasione del vertice delle Nazioni Unite per il clima del 2019, in particolare il fatto che nel 2017 sono nuovamente aumentate le emissioni dovute al carbone e che nel 2018 la crescita annuale delle emissioni di CO2 imputabili a combustibili fossili ha raggiunto un nuovo massimo, determinando così concentrazioni atmosferiche di GES allarmanti e senza precedenti;

15.  sottolinea che l'attuale livello di ambizioni dei contributi stabiliti a livello nazionale dovrebbe essere quintuplicato per non superare il limite di 1,5 °C; sottolinea che questa ambizione globale è ancora tecnicamente fattibile e comporterebbe numerosi vantaggi complementari per l'ambiente e la salute pubblica;

16.  sottolinea che, secondo l'OMS, il cambiamento climatico incide sui determinanti sociali e ambientali della salute - aria pulita, acqua potabile, cibo a sufficienza e sicurezza dell'alloggio - e che sono previsti altri 250 000 decessi ogni anno tra il 2030 e il 2050 per malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore, con temperature atmosferiche estremamente elevate che contribuiscono direttamente ai decessi per malattie cardiovascolari e respiratorie, soprattutto fra anziani e individui vulnerabili; sottolinea che, a causa di inondazioni, ondate di calore, siccità e incendi, i cambiamenti climatici hanno ripercussioni significative sulla salute umana, comprese cattiva nutrizione, salute mentale, malattie cardiovascolari e respiratorie e infezioni trasmesse da vettori; evidenzia che il deterioramento delle condizioni igieniche e il limitato accesso all'acqua potabile e ai servizi sanitari mettono a rischio le condizioni di salute delle donne, soprattutto durante la gravidanza;

17.  sottolinea che la relazione di valutazione globale dell'IPBES per il 2019 sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, la relazione speciale dell'IPCC in materia di cambiamenti climatici e suolo, la relazione speciale dell'IPCC sull'oceano e la criosfera in un clima che cambia e la relazione faro in materia di adattamento della Commissione globale per l'adattamento riconoscono i cambiamenti climatici come uno dei principali fattori diretti di perdita di biodiversità e degrado del suolo; sottolinea che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla natura e la biodiversità, sui servizi ecosistemici, sugli oceani e sulla sicurezza alimentare dovrebbero diventare sempre più significativi nei prossimi decenni;

18.  ribadisce che la rigorosa conservazione degli ecosistemi ricchi di carbonio come torbiere, zone umide, pascoli, mangrovie e foreste intatte costituisce un'opzione di risposta con effetti immediati e che non può in alcun modo essere sostituita da rimboschimento, riforestazione e ripristino di terreni degradati, in quanto queste misure non hanno un impatto immediato;

19.  sottolinea che, secondo la relazione di valutazione globale dell'IPBES per il 2019 sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, un milione di specie è ormai a rischio di estinzione; ribadisce il ruolo cruciale della biodiversità nel permettere all'uomo di combattere il riscaldamento globale e adattarvisi; esprime preoccupazione per le conseguenze di una perdita di biodiversità sulla nostra capacità di resilienza; sottolinea che la perdita di biodiversità non è solo un problema ambientale, ma ha anche un più ampio impatto sociale ed economico;

Un'ambiziosa politica UE in materia di clima: i contributi stabiliti a livello nazionale e la strategia a lungo termine dell'UE

20.  invita tutte le Parti dell'UNFCCC, in cooperazione con le regioni e gli attori non statali, a contribuire in modo costruttivo al processo da attuare in vista del 2020, quando dovranno essere aggiornati i contributi stabiliti a livello nazionale in modo tale da garantirne la compatibilità con l'obiettivo a lungo termine in materia di temperature previsto dall'accordo di Parigi; riconosce che gli impegni attuali non sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi dell'accordo; sottolinea pertanto che le emissioni globali di GES dovrebbero raggiungere quanto prima il loro apice e che tutte le parti, specialmente l'UE e tutti i paesi del G20, dovrebbero intensificare i loro sforzi e aggiornare i loro contributi stabiliti a livello nazionale entro i primi mesi del 2020, come previsto dall'accordo di Parigi;

21.  accoglie con favore il lancio dell'Alleanza per l'ambizione climatica in occasione del vertice delle Nazioni Unite sull'azione per il clima 2019, nel cui ambito 59 Parti dell'UNFCCC hanno espresso l'intenzione di presentare, entro il 2020, un rafforzamento dei contributi stabiliti a livello nazionale, come previsto dall'accordo di Parigi, e 65 parti, compresa l'Unione, stanno lavorando per conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050; deplora, tuttavia, che non tutti gli Stati membri fossero pronti a sostenere un aumento del livello di ambizione dei contributi stabiliti a livello nazionale dell'Unione, nonostante le richieste del Parlamento europeo;

22.  sottolinea l'importanza che l'UE disponga di una politica ambiziosa e inclusiva in materia climatica che le consenta di agire come partner credibile e affidabile su scala mondiale e di mantenere la leadership dell'UE in materia climatica a livello mondiale; sottolinea la necessità, pertanto, che l'UE investa e compia progressi significativi nella ricerca e nelle innovazioni applicabili a livello industriale;

23.  esorta ancora una volta i leader dell'UE a sostenere, in occasione del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2019, l'obiettivo a lungo termine dell'Unione di ottenere quanto prima, e al più tardi entro il 2050, l'azzeramento delle emissioni nette di GES a livello interno; invita il paese che detiene la presidenza dell'UE e la Commissione a presentare poi al più presto possibile tale obiettivo al segretariato dell'UNFCCC; sottolinea che, al fine di conseguire entro il 2050 l'azzeramento delle emissioni nette nazionali di GES nel modo economicamente più efficiente e per evitare di fare affidamento su tecnologie di eliminazione del carbonio che comporterebbero notevoli rischi per gli ecosistemi, la biodiversità e la sicurezza alimentare, sarà necessario innalzare il livello di ambizione per il 2030; sottolinea che le soluzioni basate sulla natura sono uno strumento chiave dell'UE per conseguire i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di GES; ritiene che il vertice delle Nazioni Unite sul clima del settembre 2019 sia stato un'occasione mancata per l'UE di fissare obiettivi più ambiziosi e dar prova di leadership nella realizzazione dell'accordo di Parigi; ritiene essenziale che l'UE affermi in modo chiaro, in occasione della COP25, di essere pronta a potenziare il proprio contributo nel quadro dell'accordo di Parigi;

24.  raccomanda un aggiornamento del contributo stabilito a livello nazionale dell'Unione, con un obiettivo di riduzione delle emissioni nazionali di GES del 55 % entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, applicabile all'intera economia; invita i leader UE a sostenere quindi un innalzamento del livello di ambizione del contributo stabilito a livello nazionale per quanto riguarda l'Unione; ritiene che ciò debba avvenire sancendo ad un tempo nel diritto UE l'obiettivo di conseguire la neutralità climatica non appena possibile e al più tardi entro il 2050; invita altre economie globali ad aggiornare i loro contributi stabiliti a livello nazionale al fine di ottenere effetti globali;

25.  si attende che il Green Deal europeo definisca una strategia globale e ambiziosa per conseguire un'Europa climaticamente neutra al più tardi entro il 2050, compreso l'obiettivo di ridurre del 55 % le emissioni nazionali di GES entro il 2030; invita la Commissione ad adeguare di conseguenza tutte le sue politiche pertinenti, in particolare in materia di clima, agricoltura e coesione;

26.  sottolinea che sono necessarie misure concrete di attuazione e l'applicazione a livello nazionale e UE al fine di realizzare gli obiettivi dell'accordo di Parigi, tra cui l'effettiva attuazione degli obiettivi per il 2030 in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica;

27.  sottolinea che tutte le politiche climatiche dovrebbero essere perseguite in linea con il principio di un'equa transizione, in stretta cooperazione con la società civile e le parti sociali; ritiene pertanto che il rafforzamento dei partenariati sociali e del coinvolgimento della società civile a livello sia nazionale che dell'UE sia fondamentale per conseguire la neutralità climatica transettoriale della società in modo equo, inclusivo e socialmente sostenibile; è del parere che soluzioni basate sulla natura nonché il ripristino e la conservazione degli ecosistemi e della diversità biologica siano essenziali per conseguire la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento ad essi;

28.  ritiene che, al fine di garantire una maggiore stabilità dei mercati, sarà utile per l'Unione definire un ulteriore obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni entro il 2040, in quanto garantirebbe ulteriore stabilità e il conseguimento dell'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di GES entro il 2050; ricorda che è necessario aggiornare regolarmente gli obiettivi per garantire che siano conformi all'attuazione dell'accordo di Parigi;

29.  ritiene opportuno proseguire il lavoro sullo sviluppo di un modello affidabile per misurare l'impatto climatico sulla base dei consumi; prende atto della conclusione, contenuta nell'analisi approfondita della Commissione, secondo cui gli sforzi dell'UE per ridurre le emissioni di sua produzione sono in certa misura bilanciati dalle importazioni di beni con un'impronta di carbonio più elevata, sebbene l'UE abbia comunque contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni in altri paesi, grazie alla crescita dei flussi di scambi e al miglioramento dell'efficienza delle sue esportazioni in termini di emissioni di carbonio;

30.  sottolinea che è necessario un quadro internazionale più forte per salvaguardare la biodiversità mondiale, fermarne l'attuale declino e ripristinarla quanto più possibile; ritiene che tale quadro debba essere fondato su obiettivi e impegni concreti, comprendenti i contributi stabiliti a livello nazionale e altri strumenti adeguati, impegni finanziari e migliori garanzie di sviluppo delle capacità, nonché un meccanismo di revisione quinquennale, ponendo l'accento su un percorso sempre più ambizioso;

COP25 a Madrid, Spagna

31.  riconosce i risultati della COP24 di Katowice, che ha rafforzato la spinta propulsiva dell'azione per il clima e, con il completamento del programma di lavoro dell'accordo di Parigi (il corpus di Katowice), ha fornito orientamenti operativi per l'accordo di Parigi; osserva, tuttavia, che alcune delle questioni rimaste in sospeso a Katowice devono essere portate a termine in occasione della COP25, in particolare per quanto riguarda i meccanismi di cui all'articolo 6 dell'accordo di Parigi; ritiene, inoltre, che in occasione della COP25 dovranno essere assunte diverse decisioni di attuazione, in particolare per quanto riguarda la mitigazione, l'adattamento, la trasparenza e il sostegno; attende con interesse, in occasione della COP25, un esito positivo del riesame del meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni nonché dei risultati dei negoziati relativi al piano d'azione sulla parità di genere; riconosce che, in tale occasione, vi saranno ulteriori discussioni per concordare un calendario comune;

32.  sottolinea l'importanza di fissare periodi di attuazione comuni per i contributi stabiliti a livello nazionale in quanto, anche se molte Parti dell'UNFCCC hanno un orizzonte temporale di cinque o dieci anni, altri dispongono di periodi di attuazione più brevi o non ne dispongono affatto; osserva che mantenere orizzonti temporali contrastanti potrebbe avere un impatto negativo sui futuri negoziati relativi alle ambizioni in materia climatica; ritiene che periodi di attuazione comuni per i contributi stabiliti a livello nazionale consentirebbero a tutte le Parti di aggiornare e comunicare i loro impegni all'unisono e di migliorare il totale degli sforzi globali e a renderli più facilmente quantificabili; sostiene l'introduzione di un calendario quinquennale comune per tutti i contributi stabiliti a livello nazionale dopo il 2030, che corrisponda al ciclo di ambizione dell'accordo di Parigi e non pregiudichi ulteriori impegni a lungo termine che le Parti potrebbero assumere a livello nazionale;

33.  si compiace del fatto che il Cile sia uno dei paesi emergenti di maggior successo nella transizione verso l'energia pulita e, in particolare, che abbia registrato il maggiore aumento nella produzione di energia solare nel mondo; ritiene che gli impegni del Cile per far fronte all'emergenza climatica dovrebbero ispirare molti paesi del Sudamerica e del mondo intero;

34.  sottolinea che l'azione globale che verrà intrapresa nel corso del prossimo decennio avrà un impatto sul futuro dell'umanità per i prossimi 10 000 anni; invita pertanto la Commissione e tutte le Parti nel quadro della COP25 ad adottare misure coraggiose e ambiziose;

35.  riconosce il ruolo degli approcci cooperativi nel conseguire risultati più ambiziosi in termini di mitigazione e adattamento e nella promozione dello sviluppo sostenibile e dell'integrità ambientale; sottolinea la necessità che tali sforzi consentano una riduzione generale delle emissioni ed evitino un aumento delle emissioni all'interno dei periodi dei contributi stabiliti a livello nazionale o tra di essi; esprime preoccupazione per i limitati progressi conseguiti durante la 50a riunione intersessione dell'UNFCCC svoltasi a Bonn sui meccanismi di mercato e non di mercato;

36.  invita la Commissione e gli Stati membri a raccomandare norme internazionali solide e rigorose nel quadro dell'articolo 6 dell'accordo di Parigi; riconosce i numerosi problemi posti per l'integrità e la sostenibilità ambientali dall'elevato numero di progetti del meccanismo di sviluppo pulito e di attuazione congiunta a titolo del protocollo di Kyoto; invoca la prevenzione di scappatoie contabili, relative al doppio computo o all'addizionalità delle riduzioni delle emissioni; esprime preoccupazione per il potenziale utilizzo delle unità rilasciate nell'ambito del protocollo di Kyoto per gli obiettivi relativi ai contributi stabiliti a livello nazionale in quanto ciò comprometterebbe gravemente l'integrità ambientale dei futuri meccanismi sanciti dall'articolo 6; sottolinea che le licenze di emissione negoziate nell'ambito dei nuovi meccanismi di mercato devono andare a integrare e aumentare gli sforzi di mitigazione dei contributi stabiliti a livello nazionale attuali e futuri; sostiene l'assegnazione di una parte dei proventi dei meccanismi di cui all'articolo 6 al Fondo di adattamento che non è finanziato in misura sufficiente;

37.  ritiene che la COP25 dovrebbe definire un nuovo livello di ambizione, sia in termini di attuazione dell'accordo di Parigi che in relazione al prossimo ciclo di contributi stabiliti a livello nazionale, che dovrebbe riflettere un aumento transettoriale degli impegni a favore dell'azione climatica per quanto riguarda il suolo e gli oceani;

38.  sottolinea l'importanza che l'UE parli con una voce sola e unita in occasione della COP25 al fine di affermarne il potere e la credibilità politici; esorta tutti gli Stati membri a sostenere il mandato dell'UE durante i negoziati e negli incontri bilaterali con altri attori;

Il ruolo delle foreste

39.  ricorda che l'accordo di Parigi impone a tutte le Parti di adoperarsi per la conservazione e il miglioramento dei bacini di assorbimento, incluse le foreste; osserva che fermare la deforestazione e il degrado forestale e consentire alle foreste di tornare a crescere rappresenterebbe almeno il 30 % di tutte le azioni di mitigazione necessarie per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C; sottolinea che la gestione sostenibile delle foreste è estremamente importante nella lotta ai cambiamenti climatici grazie a un aumento del sequestro di CO2 dovuto alle foreste in crescita, allo stoccaggio del carbonio nei prodotti del legno e alla sostituzione delle materie prime e dell'energia basate sui combustibili fossili, con una contestuale riduzione dei rischi di incendi forestali, infestazioni parassitarie e malattie; sottolinea l'importanza di incentivare pratiche che preservino i pozzi naturali di assorbimento del carbonio, comprese le foreste primarie e i terreni forestali intatti, riconosciuti dalla comunicazione della Commissione come fattori insostituibili per rafforzare l'azione dell'UE nel settore del ripristino delle foreste;

40.  invita tutte le Parti, compresi l'UE e i suoi Stati membri, a onorare i loro impegni internazionali, tra l'altro quelli assunti nel quadro del Forum delle Nazioni Unite sulle foreste (UNFF), della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica, della dichiarazione di New York sulle foreste e dell'OSS 15, in particolare il suo obiettivo 15.2, che consiste nel promuovere l'attuazione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, fermare la deforestazione, reintegrare le foreste degradate e aumentare considerevolmente l'imboschimento e il rimboschimento a livello globale entro il 2020; chiede maggiori sforzi a tutti i livelli politici per evitare il deterioramento delle foreste in Europa e ripristinare le loro buone condizioni ove necessario; chiede alla Commissione e agli Stati membri di sostenere le misure per la riforestazione sui suoli degradati e su quelli non idonei all'uso agricolo;

41.  ritiene, in considerazione del ruolo fondamentale svolto dalle foreste nel contrastare i cambiamenti climatici e alla luce delle sfide cui devono far fronte alcuni proprietari di foreste in Europa a causa degli effetti causati dalla siccità estrema e dai parassiti, che la Commissione debba considerare l'introduzione di un quadro di incentivi qualora la gestione sostenibile delle foreste non presenti più un interesse economico;

Resilienza ai cambiamenti climatici tramite l'adattamento

42.  accoglie con favore la pubblicazione della relazione della Commissione sull'attuazione della strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici, la quale dimostra che sono stati compiuti taluni progressi rispetto a ciascuna delle otto azioni individuali della strategia; osserva tuttavia che, nonostante gli sforzi compiuti a livello mondiale per ridurre le emissioni, gli impatti dei cambiamenti climatici sono inevitabili e che è necessaria un'ulteriore azione di adattamento; invita, pertanto, la Commissione a rivedere la strategia alla luce delle conclusioni della relazione secondo le quali l'UE resta vulnerabile agli impatti climatici all'interno e all'esterno delle sue frontiere; sottolinea la necessità che il settore assicurativo investa nell'adattamento e di investimenti pubblici e privati in materia di ricerca e innovazione; ritiene che la protezione della salute e della sicurezza umana, l'arresto del declino della biodiversità e del degrado del suolo, nonché la promozione dell'adattamento urbano costituiscano delle priorità;

43.  osserva che l'articolo 8 dell'accordo di Parigi (relativo alle perdite e ai danni) prevede che le Parti adottino un approccio cooperativo in relazione alle perdite e ai danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici; sottolinea pertanto l'importanza di azioni di sostegno globali in settori particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici;

44.  ribadisce che gli interventi di adattamento sono una necessità ineluttabile per tutti i paesi che intendono ridurre al minimo gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e sfruttare appieno le opportunità di crescita resiliente ai cambiamenti climatici e di sviluppo sostenibile; sottolinea la necessità di sviluppare sistemi e strumenti uniformi per tenere traccia dei progressi compiuti e dell'efficacia dei piani e delle misure di adattamento nazionali; si rammarica del fatto che i progetti dei piani nazionali per l'energia e il clima degli Stati membri fossero poco ambiziosi in termini di efficienza energetica e di obiettivi in materia di energie rinnovabili; ricorda che le energie rinnovabili, fra le quali l'energia marina rinnovabile, in quanto elemento di un'economia circolare, fanno parte della soluzione per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per adattarsi a essi; invita gli Stati membri a rafforzare i loro piani nazionali per l'energia e il clima al fine di attuare appieno l'accordo di Parigi;

Finanziamenti per il clima e altre misure di attuazione

45.  si compiace del fatto che la COP24 abbia deciso di continuare a utilizzare il Fondo di adattamento nel quadro dell'accordo di Parigi; riconosce l'importanza del Fondo per le comunità più vulnerabili ai cambiamenti climatici e accoglie quindi con favore il nuovo contributo volontario pari a 10 milioni di dollari USA concesso dagli Stati membri al Fondo per il 2019;

46.  riconosce che il 37 % del bilancio UE è attualmente destinato al finanziamento della politica agricola comune (PAC), che potrebbe mobilitare ingenti fondi per incoraggiare e premiare le pratiche rispettose del clima e dell'ambiente nel settore agricolo;

47.  ribadisce che la PAC non dovrebbe più fornire sovvenzioni ad attività che siano dannose per l'ambiente e il clima, fra le quali il drenaggio delle torbiere e l'estrazione eccessiva di acqua per l'irrigazione, né dovrebbe penalizzare la presenza di alberi nelle zone agricole;

48.  riconosce che l'UE e i suoi Stati membri sono i principali fornitori di finanziamenti pubblici per il clima; accoglie con favore la decisione della COP24 di adottare un nuovo obiettivo più ambizioso a partire dal 2025, al di là dell'attuale impegno a mobilitare 100 miliardi di dollari USA all'anno a partire dal 2020, ma esprime preoccupazione per il fatto che gli impegni concreti dei paesi sviluppati sono ancora ben lungi dal raggiungere l'obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari USA all'anno; si attende che le economie emergenti contribuiscano, a partire dal 2025, all'aumento del finanziamento internazionale per il clima in futuro;

49.  riconosce che i cambiamenti climatici non sono una sfida locale e che gli impatti climatici all'esterno dell'UE hanno implicazioni anche al suo interno, in quanto eventi quali uragani, siccità, inondazioni e incendi forestali possono avere un impatto sulla sicurezza alimentare e idrica dell'UE e sulle catene di approvvigionamento di beni e servizi; invita la Commissione e gli Stati membri a dare la priorità all'aumento dei finanziamenti internazionali per il clima destinati all'adattamento, in modo da portarli allo stesso livello dei finanziamenti per la mitigazione, e a fornire finanziamenti per il clima destinati a perdite e danni;

50.  sottolinea l'importanza di rendere operativo l'obiettivo globale in materia di adattamento e di mobilitare nuovi cospicui fondi per l'adattamento nei paesi in via di sviluppo; invita l'UE e i suoi Stati membri a impegnarsi ad aumentare in maniera significativa i finanziamenti che essi forniscono a favore dell'adattamento; riconosce la necessità di compiere progressi sulla questione delle perdite e dei danni, per i quali occorrerebbe reperire risorse supplementari attraverso fonti innovative di finanziamento pubblico a titolo del meccanismo internazionale di Varsavia;

51.  sottolinea il ruolo della finanza sostenibile e ritiene essenziale che le grandi istituzioni finanziarie internazionali adottino e sviluppino rapidamente finanziamenti verdi al fine di conseguire una decarbonizzazione efficace dell'economia globale; sottolinea la necessità di attuare il piano d'azione dell'UE sulla finanza sostenibile e si compiace dell'istituzione di una piattaforma internazionale sulla finanza sostenibile;

52.  sottolinea altresì il ruolo del settore privato, comprese le società e i mercati finanziari, nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità; plaude agli sforzi compiuti per introdurre una normativa sulla sostenibilità della finanza ed esorta la Commissione a introdurre trasparenza e responsabilità per le società partecipate, soprattutto se nei paesi in via di sviluppo vengono messi a repentaglio la sostenibilità e i diritti umani;

53.  accoglie con favore l'accordo raggiunto da 196 governi in occasione della COP14 sulla Convenzione delle Nazioni Unite sulla biodiversità volto a incrementare gli investimenti nella natura e nelle persone per il 2020 e oltre; sottolinea che la crescita economica può agevolare lo sviluppo sostenibile solo se dissociata dal degrado della biodiversità e della capacità degli ambienti naturali di contribuire al sostentamento degli esseri umani;

54.  sottolinea che il bilancio UE dovrebbe essere coerente con i suoi impegni internazionali in materia di sviluppo sostenibile e con gli obiettivi a medio e lungo termine in materia climatica ed energetica e non dovrebbe essere controproducente rispetto a detti obiettivi od ostacolarne l'attuazione; invita pertanto la Commissione a garantire la verifica degli investimenti dell'UE in materia di clima e biodiversità e a presentare, se del caso, norme armonizzate e vincolanti; invita la Commissione a garantire che il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP) sia pienamente conforme all'accordo di Parigi e che nessuna spesa sia in contrasto con esso; sottolinea l'importanza di ricostituire il Fondo verde per il clima e incoraggia gli Stati membri ad almeno raddoppiare i loro contributi per la mobilitazione iniziale di risorse; si compiace della decisione adottata dal consiglio di amministrazione della BEI di porre fine al finanziamento di gran parte dei progetti in materia di energia da combustibili fossili a partire dalla fine del 2021 e di aumentare gradualmente la quota dei suoi finanziamenti destinati all'azione per il clima e alla sostenibilità ambientale, fino a raggiungere il 50 % delle sue operazioni a partire dal 2025; ritiene che si tratti di un primo ambizioso passo verso la trasformazione della BEI in una Banca europea per il clima; chiede agli Stati membri di applicare lo stesso principio in materia di garanzie sui crediti all'esportazione; sollecita garanzie pubbliche specifiche a favore degli investimenti verdi, delle etichette verdi nonché vantaggi fiscali per i fondi d'investimento verdi e per l'emissione di eco-obbligazioni; sottolinea la necessità di un finanziamento più ambizioso a favore della ricerca e dell'innovazione applicabile a livello industriale;

55.  invita la BEI a rivedere la sua strategia climatica nel 2020 e ad adottare piani d'azione concreti e ambiziosi per rispettare il proprio impegno ad allineare tutte le sue attività di finanziamento all'accordo di Parigi, nonché ad allineare urgentemente tutte le sue politiche e linee guida in materia di prestiti agli obiettivi dell'accordo di Parigi;

56.  sottolinea l'importanza di un'equa transizione verso un'economia climaticamente neutra e la necessità di un approccio proattivo e partecipativo per garantire che i cittadini beneficino della transizione e sostenere le regioni e le comunità più vulnerabili; ritiene che la creazione di un fondo per l'equa transizione sia uno degli strumenti che possono essere utilizzati, a livello UE, per garantire una transizione inclusiva e informata delle popolazioni e delle regioni dell'UE maggiormente colpite dalla decarbonizzazione, ad esempio le regioni carbonifere in fase di transizione; riconosce che i fondi di compensazione da soli non rappresentano una garanzia di equa transizione e che una strategia UE globale per lo sviluppo e la modernizzazione di tali regioni UE e il sostegno alle regioni alla testa della transizione dovrebbero rappresentare il fondamento di qualsiasi politica di transizione; ritiene che la transizione climatica dell'UE debba essere sostenibile dal punto di vista ecologico, economico e sociale; invita l'UE e gli Stati membri a mettere in atto politiche e finanziamenti adeguati al riguardo, subordinate ad impegni chiari, credibili ed applicabili di decarbonizzazione dell'intera economia a breve e lungo termine degli Stati membri interessati, compresa l'integrazione nei rispettivi progetti dei piani nazionali per l'energia di politiche concrete volte a eliminare gradualmente il carbone, altri combustibili fossili e i sussidi ad essi destinati in un orizzonte temporale compatibile con l'impegno dell'UE di mantenere il riscaldamento globale in linea con gli obiettivi a lungo termine dell'accordo di Parigi e con l'obiettivo per il 2050 della neutralità climatica;

57.  ritiene che la democratizzazione del sistema energetico sia fondamentale per il successo della transizione verso l'energia sostenibile; chiede pertanto di migliorare i diritti e le capacità dei cittadini per consentire loro di partecipare alla produzione di energia sicura e pulita;

58.  sottolinea l'importanza di avviare discussioni con quei paesi che, in tutto il mondo, sono attualmente dipendenti dall'esportazione di combustibili fossili su come attuare una strategia di sicurezza congiunta in materia di energia e di clima in modo tale che venga data una prospettiva futura a tali regioni;

59.  ritiene che l'energia nucleare possa contribuire al conseguimento degli obiettivi in materia di clima in quanto non produce gas a effetto serra e che possa altresì assicurare una quota consistente della produzione di energia elettrica in Europa; reputa tuttavia che, a causa dei rifiuti da essa prodotti, questo tipo di energia richieda una strategia a medio e lungo termine che tenga conto dei progressi tecnologici (laser, fusione, ecc.) onde migliorare la sostenibilità dell'intero settore;

60.  sostiene il lavoro della coalizione dei ministri delle Finanze per l'azione per il clima e incoraggia tutti i governi ad assumersi gli impegni delineati da tale coalizione di allineare tutte le politiche e le prassi di competenza dei ministeri delle Finanze agli obiettivi dell'accordo di Parigi, nonché ad adottare una fissazione efficace del prezzo del carbonio, come stabilito dai "principi di Helsinki";

61.  ricorda alle Parti la necessità di stanziare risorse sufficienti per passare dall'impegno all'azione e di attuare le misure necessarie per conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi; sostiene il crescente impulso volto all'introduzione di un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere dell'UE per le importazioni nell'UE al fine di creare condizioni di parità a livello di commercio internazionale ed evitare la rilocalizzazione delle emissioni di CO2;

Ruolo degli attori non statali

62.  plaude al movimento dei giovani contro i cambiamenti climatici; sottolinea l'importanza di impegnarsi in un dialogo significativo con i giovani e di promuoverne la partecipazione all'elaborazione delle politiche a tutti i livelli; accoglie con favore la crescente mobilitazione globale di una serie sempre più ampia di attori non statali impegnati a favore dell'azione per il clima con obiettivi concreti e misurabili; sottolinea il ruolo cruciale della società civile, del settore privato e dei governi a livello subnazionale nell'influenzare e nel guidare l'opinione pubblica e l'azione dello Stato, nonché nel condividere la conoscenza e le migliori pratiche in materia di sviluppo e attuazione di misure di mitigazione e adattamento; invita l'UE, gli Stati membri e tutte le parti a promuovere, sostenere e avviare un dialogo con gli attori non statali, che sono sempre più spesso in prima linea nella lotta contro il cambiamento climatico; ritiene inoltre che occorra coinvolgere i cittadini e sensibilizzarli;

63.  ribadisce il ruolo cruciale delle città per il conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi, dal momento che secondo la relazione di sintesi dell'ONU sull'OSS 11 dal titolo "Monitorare i progressi verso città e insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili", esse sono la fonte di oltre il 70 % di tutte le emissioni di gas a effetto serra, di rifiuti e di inquinamento atmosferico; accoglie con favore l'impegno, assunto da 102 città in occasione del vertice sull'azione per il clima dell'ONU, di conseguire la neutralità in termini di clima entro il 2050; chiede alle parti di coinvolgere sempre di più le città nei piani di riduzione delle emissioni;

Apertura, inclusività e trasparenza

64.  sottolinea che, al fine di conseguire la limitazione dell'aumento della temperatura media globale a 1,5 °C, è necessaria una partecipazione effettiva di tutte le Parti, il che impone, in cambio, di affrontare la questione degli interessi acquisiti o dei conflitti d'interesse; ribadisce, in questo contesto, il proprio sostegno a favore di una politica specifica in materia di conflitti d'interessi nel quadro nell'UNFCCC; invita la Commissione e gli Stati membri a prendere le redini di tale processo senza compromettere gli scopi e gli obiettivi dell'UNFCCC e dell'accordo di Parigi;

65.  sottolinea che l'80 % delle persone sfollate a causa dei cambiamenti climatici è costituito da donne e bambini che, in generale, risentono degli effetti dei cambiamenti climatici in misura superiore rispetto agli uomini e sostengono un onere maggiore, sebbene non siano coinvolte allo stesso modo nei processi decisionali chiave in materia di azione per il clima; sottolinea, quindi, che l'emancipazione di tutti i generi emarginati, nonché una loro partecipazione e leadership piene e paritarie in consessi internazionali, quali l'UNFCCC, e il loro coinvolgimento nelle azioni per il clima a livello nazionale, regionale e locale, sono essenziali per il successo e l'efficacia di tali azioni; ritiene che l'UE e gli Stati membri dovrebbero sostenere pienamente l'attuazione del Piano d'azione sulla parità di genere (GAP) della UNFCCC, segnatamente tramite l'integrazione della prospettiva di genere nelle politiche climatiche e di sviluppo dell'UE e dovrebbero promuovere la partecipazione delle donne indigene e dei difensori dei diritti delle donne all'interno del processo dell'UNFCCC;

66.  osserva che le conseguenze dei cambiamenti climatici segnatamente per la sopravvivenza, l'alimentazione, l'accesso all'istruzione, hanno ripercussioni particolarmente gravi sulla salute, sulla tutela e sullo sviluppo di bambini e adolescenti; ritiene che sia necessario agire per limitare tali effetti negativi;

Sforzi globali di tutti i settori

67.  consiglia alla Commissione di esaminare collegamenti e altre forme di cooperazione con gli attori dei mercati del carbonio di paesi e regioni terzi, nonché di incoraggiare la creazione di ulteriori mercati del carbonio e altri meccanismi di fissazione del prezzo del carbonio che permetteranno di realizzare ulteriori incrementi di efficienza e risparmi e ridurranno il rischio di rilocalizzazione delle emissioni, creando condizioni di parità a livello globale; invita la Commissione a istituire misure di protezione per garantire che il collegamento dell'ETS dell'UE continui a contribuire in modo permanente e complementare alla mitigazione e non comprometta gli impegni assunti dall'Unione in materia di emissioni interne di gas a effetto serra;

68.  ricorda che tutti i settori devono contribuire alla realizzazione di un'economia climaticamente neutra e che la decarbonizzazione dell'economia dell'UE non dovrebbe tradursi nel trasferimento delle emissioni di carbonio verso i paesi terzi attraverso la rilocalizzazione delle emissioni di CO2, ma dovrebbe diventare un successo per l'economia e l'industria europee grazie a investimenti adeguati, strumenti idonei e opportunità di sviluppo delle necessarie innovazioni e tecnologie pionieristiche; è convinto dell'efficacia degli approcci basati sul mercato; ritiene che le misure di adeguamento del carbonio alle frontiere debbano fondarsi su uno studio di fattibilità ed essere conformi alle norme dell'OMC;

69.  prende atto dell'annuncio della Presidente eletta della Commissione Ursula von der Leyen riguardo all'estensione dell'ETS a settori non ancora inclusi nel sistema di scambio di quote di emissione dell'UE; respinge un'inclusione diretta nello schema ETS dell'UE;

70.  sottolinea che il settore dei trasporti sia l'unico ad aver registrato un aumento delle emissioni a partire dal 1990; sottolinea che ciò non è compatibile con un obiettivo di neutralità climatica a lungo termine, che esige diminuzioni maggiori e più rapide delle emissioni di tutti i settori della società, compresi i settori dell'aviazione e marittimo; ricorda che entro e non oltre il 2050 sarà necessaria una piena decarbonizzazione di tale settore; osserva che, dall'analisi della Commissione, emerge che gli attuali obiettivi e provvedimenti globali previsti dall'Organizzazione marittima internazionale (IMO) e dall'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale (ICAO), anche se pienamente attuati, non permetterebbero di conseguire le necessarie riduzioni delle emissioni, e che occorrono ulteriori interventi significativi, coerenti con l'obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra di tutti i settori dell'economia; ritiene che, al fine di garantire che i contributi determinati a livello nazionale siano coerenti con gli impegni in campo economico richiesti dall'accordo di Parigi, sia opportuno esortare le Parti a includere le emissioni del trasporto marittimo e aereo internazionale, nonché concordare e attuare misure a livello internazionale, regionale e nazionale per ridurre le emissioni prodotte da suddetti settori;

71.  ricorda che entro il 2020 le emissioni globali dell'aviazione internazionale dovrebbero essere di circa il 70 % superiori rispetto al 2005 e potrebbero addirittura aumentare di un ulteriore 300-700 % entro il 2050; esprime preoccupazione per il livello di ambizione del sistema di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio nel settore del trasporto aereo internazionale (CORSIA) dell'ICAO, tenuto conto dei lavori in corso sugli standard e le pratiche raccomandate da seguire nell'attuazione del sistema a partire dal 2019; sottolinea che gli attuali standard non sono soddisfacenti e che l'ulteriore diluizione del sistema CORSIA è inaccettabile; invita la Commissione e gli Stati membri a fare tutto quanto in loro potere per rafforzare le disposizioni del sistema CORSIA e sostenere l'adozione di un obiettivo a lungo termine di ridurre significativamente le emissioni settoriali dell'aviazione, salvaguardando nel contempo l'autonomia legislativa dell'UE nell'attuazione della direttiva ETS; sottolinea, inoltre, la necessità di affrontare le emissioni di gas a effetto serra diverse dal carbonio prodotte dal trasporto aereo nell'ambito dei programmi dell'UE e internazionali;

72.  esprime profonda preoccupazione per l'adozione della risoluzione A40-19 in occasione della 40a assemblea dell'ICAO e della cosiddetta clausola di esclusiva del sistema CORSIA; esorta gli Stati membri a presentare una riserva formale su questa parte della risoluzione al fine di salvaguardare l'autonomia legislativa dell'Unione per quanto riguarda le misure intese a ridurre le emissioni di GES del settore dell'aviazione;

73.  ricorda l'obbligo giuridico che impone alla Commissione di presentare una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, entro 12 mesi dall'adozione degli strumenti pertinenti da parte dell'ICAO e prima che il sistema CORSIA diventi operativo, nella quale esamina, tra l'altro, l'ambizione e l'integrità ambientale complessiva del sistema CORSIA, compresa la sua generale ambizione in relazione agli obiettivi dell'accordo di Parigi; sottolinea che, in qualità di colegislatori, il Parlamento europeo e il Consiglio sono le uniche istituzioni a decidere in merito a eventuali modifiche future della direttiva ETS; sottolinea che qualsiasi modifica della direttiva ETS dovrebbe essere apportata solo se coerente con l'impegno di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di tutta l'economia dell'UE, che non prevede l'uso di crediti di compensazione dopo il 2020;

74.  si compiace del crescente sostegno a un approccio coordinato a livello UE per la determinazione dei prezzi del trasporto aereo e invita la Commissione a presentare al più presto un'ambiziosa revisione della direttiva sulla tassazione dell'energia a tale riguardo, compresa la cessazione delle esenzioni fiscali attualmente applicate al cherosene e ai combustibili marittimi;

75.  ricorda che è previsto un aumento delle emissioni di CO2 del trasporto marittimo dal 50 % al 250 % di qui al 2050; accoglie con favore l'accordo sulla strategia iniziale dell'OMI per ridurre le emissioni di gas a effetto serra delle navi come primo passo del settore per contribuire alla realizzazione dell'obiettivo in materia di temperatura stabilito all'accordo di Parigi; sollecita l'OMI a compiere progressi rapidi nell'adozione di misure a breve e medio termine per contribuire a conseguire gli obiettivi della strategia; sottolinea l'importanza e l'urgenza di attuare misure a breve e medio termine prima del 2023; invita l'UE, la Commissione e gli Stati membri a fare il possibile per sostenere la rapida designazione del mar Mediterraneo come zona di controllo delle emissioni combinate per il controllo delle emissioni di SOx e NOx, quale passo fondamentale per ridurre le emissioni generate dai trasporti marittimi in Europa; sottolinea che è necessario esaminare immediatamente ulteriori misure e azioni, compresi gli strumenti di fissazione del prezzo del carbonio, per far fronte al problema delle emissioni marittime, in linea con la strategia di trasformazione settoriale a basse emissioni, di conseguenza, esprime la propria convinzione che l'UE e gli Stati membri dovrebbero monitorare attentamente l'impatto e l'attuazione della strategia iniziale dell'OMI; accoglie con favore la proposta di regolamento dell'UE volto a tenere debitamente conto del sistema globale di rilevazione dei dati sul consumo di combustibile delle navi (MRV) e del sistema globale di rilevazione dei dati dell'OMI sul consumo di combustibile delle navi; ricorda che l'MRV costituisce un primo passo che dovrebbe infine consentire all'UE di adottare obiettivi obbligatori per ridurre le emissioni; esorta la Commissione a proporre quanto prima ulteriori azioni dell'UE nell'ambito della sua strategia di decarbonizzazione per il 2050, come l'inclusione del settore marittimo nel sistema ETS e l'introduzione di una norma sull'efficienza delle navi e di un'etichetta navale, e a proporre una strategia per la cooperazione con altre parti disposte ad agire il prima possibile al fine di ridurre le emissioni marittime in linea con l'obiettivo in materia di temperatura dell'accordo di Parigi;

76.  sottolinea il fatto che esistono già soluzioni semplici per ridurre le emissioni, quali la riduzione dei limiti di velocità o l'istituzione di zone di controllo delle emissioni previste a titolo della convenzione internazionale MARPOL; ritiene che la strategia di decarbonizzazione e il Green Deal europeo dovrebbero orientare gli investimenti, ambiziose attività di ricerca verso imbarcazioni a emissioni zero e imbarcazioni ecologiche con componenti ecocompatibili, una migliore gestione dei rifiuti e delle risorse idriche e i miglioramenti infrastrutturali necessari per consentire un incremento dei mercati prima del 2030, come l'elettrificazione dei porti;

77.  esorta a incrementare i finanziamenti destinati alla ricerca e alla diffusione sul mercato di combustibili alternativi;

78.  ricorda che il 23 % delle emissioni globali di gas a effetto serra proviene dall'agricoltura; sottolinea che, al fine di garantire un'alimentazione sufficiente per una popolazione mondiale in crescita, occorre investire in tecniche agricole e metodi di produzione intelligenti, come la cattura di metano dal letame, un uso più efficiente dei fertilizzanti, l'uso della biomassa nei cicli e una maggiore efficienza nei metodi di produzione di carne e latte;

79.  ricorda che, sebbene l'agricoltura sia responsabile di circa il 10 % delle emissioni di gas a effetto serra nell'UE, essa può aiutare l'Unione a ridurre le proprie emissioni attraverso una buona gestione del suolo, l'agroforestazione, la protezione della biodiversità e altre tecniche di gestione del territorio; riconosce che l'agricoltura può realizzare risparmi annuali di emissioni di circa 3,9 gigatonnellate di CO2 equivalente entro il 2050, il che rappresenta circa l'8 % delle attuali emissioni globali di gas a effetto serra;

80.  osserva che circa il 60 % del metano a livello mondiale è emesso da fonti quali l'agricoltura, le discariche e le acque reflue, nonché dalla produzione e dal trasporto di combustibili fossili tramite condotte; ricorda che il metano è un potente GES con un potenziale di riscaldamento ed è 28 volte superiore a quello della CO2 nell'arco di cento anni; ricorda alla Commissione il suo obbligo giuridico di esaminare quanto prima opzioni politiche volte a ridurre rapidamente le emissioni di metano, nel quadro di un piano strategico dell'Unione per il metano; chiede alla Commissione di presentare, a tal fine, le opportune proposte legislative al Parlamento e al Consiglio nel corso della prima metà del suo mandato;

81.  riconosce il ruolo positivo e significativo che il settore agricolo può svolgere nella lotta ai cambiamenti climatici e sottolinea l'importanza di riformare la PAC al fine di sostenere gli agricoltori affinché possano sviluppare e attuare pratiche agricole intelligenti in materia di clima, come il sequestro del carbonio e il riciclo delle emissioni di carbonio;

82.  sottolinea l'importante ruolo dei pozzi naturali nel conseguimento della neutralità dei gas a effetto serra nell'UE; invita la Commissione a elaborare una strategia dettagliata dell'UE per il miglioramento sostenibile dei pozzi naturali, in linea con l'obiettivo del 2050 relativo alla neutralità dei gas a effetto serra; incoraggia gli Stati membri a trattare in modo approfondito questo aspetto nelle loro strategie a lungo termine, come richiesto dall'articolo 15, paragrafo 4, lettera b), del regolamento sulla governance;

83.  riconosce il ruolo attribuito alla cattura e allo stoccaggio del carbonio nella maggior parte delle ipotesi climatiche che presentano un aumento di 1,5 °C della temperatura mondiale media nella relazione speciale dell'IPCC e nella comunicazione della Commissione su un pianeta pulito per tutti;

84.  sostiene una maggiore azione volta a conseguire gli obiettivi fissati dagli Stati membri nell'ambito del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche al fine di attuare la cattura e lo stoccaggio del carbonio su scala commerciale nei settori energetico e industriale dell'UE e di sviluppare di un solido quadro normativo per contribuire alla rimozione diretta di CO2 dall'atmosfera per lo stoccaggio sicuro entro il 2022;

85.  deplora fortemente che le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili continuino a crescere e ammontino a circa 55 miliardi di EUR l'anno nell'UE; invita con urgenza tutti gli Stati membri ad integrare, nei rispettivi progetti definitivi di piani nazionali per l'energia, politiche e misure concrete volte a eliminare gradualmente tutte le sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili entro il 2020, in modo da rispettare gli impegni globali dell'UE e liberare risorse che potrebbero essere utilizzate per realizzare una società climaticamente neutra; invita tutte le altre parti ad adottare misure analoghe;

86.  accoglie con favore l'entrata in vigore dell'emendamento di Kigali al protocollo di Montreal; ritiene che dovrebbe imprimere all'UE un nuovo slancio per una rapida revisione del regolamento sui gas fluorurati onde far fronte alle note carenze che minacciano le ambizioni climatiche dell'UE, come il commercio illegale di idrofluorocarburi (IFC) e un'azione insufficiente contro l'utilizzo dell'esafluoruro di zolfo (SF6);

Industria e competitività

87.  ritiene che la prosperità economica, la competitività industriale globale, lo sviluppo sostenibile e la politica climatica dovrebbero rafforzarsi reciprocamente; sottolinea che l'UE dovrebbe guidare la transizione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050, garantendo in tal modo un vantaggio competitivo per le industrie dell'UE;

88.  sottolinea che il conseguimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi è della massima importanza, mantenendo nel contempo posti di lavoro e la base industriale all'interno dell'UE per dare una prospettiva positiva alle persone in tale settore e per mostrare al mondo che non vi è incompatibilità tra industria e neutralità climatica; accoglie con grande favore l'impegno e gli sforzi profusi da molti partner industriali in Europa per diventare neutri sotto il profilo del clima e incoraggia quei settori e società che ancora esitano a seguire i numerosi buoni esempi;

89.  si compiace, inoltre, degli sforzi profusi e dei progressi compiuti finora dai cittadini, dalle imprese e dalle industrie dell'UE per rispettare gli obblighi derivanti dall'accordo di Parigi in linea con il corpus di Katowice; osserva, tuttavia, che tali sforzi sono insufficienti per conseguire un'economia a zero emissioni nette di GES entro il 2050; incoraggia, pertanto, gli Stati membri e le loro regioni e i loro comuni, nonché le imprese e le industrie, a fissare e perseguire attivamente obiettivi più ambiziosi mediante il Green Deal europeo, al fine di affrontare le sfide climatiche e sfruttare appieno le opportunità offerte dall'accordo di Parigi;

90.  sottolinea che un quadro giuridico stabile e affidabile e chiari segnali programmatici a livello sia di UE sia globale agevolano e migliorano gli investimenti per il clima e possono contribuire ad evitare la dipendenza dal carbonio; sottolinea, a tale proposito, l'importanza di un'adeguata e tempestiva attuazione della legislazione "Energia pulita per tutti gli europei" e chiede lo sviluppo di una strategia di politica industriale dell'UE a lungo termine e di una normativa dell'UE in materia di clima, in linea con gli impegni assunti dall'UE nel quadro dell'accordo di Parigi, allo scopo di garantire lo sviluppo dell'industria dell'UE a breve e lungo termine, in particolare sostenendo le PMI, generando posti di lavoro di qualità e consentendo la transizione ecologica, garantendo nel contempo che l'industria dell'UE sia competitiva su scala mondiale, che l'UE realizzi l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 e che nessuno sia lasciato indietro;

91.  si compiace del fatto che molti paesi in cui si trovano alcuni dei principali concorrenti dei settori dell'UE ad alta intensità energetica abbiano introdotto meccanismi di scambio delle quote di emissione o altri meccanismi di fissazione del prezzo; incoraggia gli altri paesi a fare altrettanto; chiede un'estensione di tali meccanismi a tutte le industrie ad alta intensità energetica;

92.  sottolinea l'importanza di aumentare il numero di posti di lavoro di qualità e di lavoratori qualificati nell'industria dell'UE al fine di guidare l'innovazione e la transizione verso processi di produzione sostenibili; sottolinea la necessità di sostenere le regioni carbonifere e ad alta intensità di carbonio con una quota elevata di lavoratori in settori dipendenti dal carbonio, di investire in tali regioni e di sviluppare programmi di riqualificazione e aggiornamento delle competenze al fine di attrarre imprese, start-up e industrie nuove e innovative, con l'obiettivo di costruire un'economia regionale sostenibile e far sì che nessuno sia lasciato indietro;

93.  sottolinea che non tutte le regioni partono dallo stesso punto nella lotta contro il cambiamento climatico, che non tutte le regioni hanno gli stessi strumenti e che le conseguenze sono quindi diverse; sottolinea, pertanto, che è essenziale una transizione che tenga conto delle peculiarità delle regioni, delle popolazioni e dei settori più vulnerabili;

Politica energetica

94.  sottolinea il ruolo centrale dell'energia nella transizione verso un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra;

95.  sottolinea che, durante la transizione verso l'energia sostenibile, occorre affrontare il problema della povertà energetica tramite il rafforzamento dei diritti dei consumatori di energia, la comunicazione di informazioni più accurate ai consumatori, il miglioramento delle misure di efficienza energetica negli edifici, segnatamente per le famiglie a basso reddito, nonché tramite politiche sociali;

96.  sottolinea l'importanza dell'efficienza energetica e delle energie rinnovabili per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, la sicurezza energetica e la mitigazione della povertà energetica;

97.  sottolinea la necessità che tutti i settori collaborino in modo efficace per decarbonizzare l'economia dell'UE e conseguire l'azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra; sottolinea che i paesi dovrebbero essere flessibili in merito alle modalità di decarbonizzazione delle loro economie affinché sia più semplice attenuare i costi sociali associati alla transizione e ottenere l'accettazione e il sostegno sociali;

98.  ritiene che l'ulteriore integrazione del mercato interno dell'energia dell'UE avrà un ruolo essenziale, in particolare nel conseguimento di un'economia a zero emissioni nette di gas a effetto serra;

99.  ricorda che la priorità attribuita all'efficienza energetica, segnatamente mediante l'attuazione del principio "privilegiare l'efficienza energetica", e la leadership mondiale nelle energie rinnovabili, sono due degli obiettivi principali dell'Unione dell'energia dell'UE; sottolinea che l'obiettivo dell'UE in materia di energie rinnovabili per il 2030 è stato fissato ad una percentuale pari o superiore al 32 e che il suo obiettivo di efficienza energetica è pari o superiore al 32,5 %; sottolinea che tali obiettivi, pur comportando una maggiore riduzione delle emissioni di gas a effetto serra rispetto a quanto precedentemente previsto, non sono in linea con la riduzione del 50-55 % proposta dalla nuova Presidente eletta della Commissione o con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1.5 ºC; invita la Commissione e il Consiglio a definire gli ulteriori sforzi necessari per promuovere le energie rinnovabili e l'efficienza energetica in linea con l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra; chiede la promozione globale delle misure di efficienza energetica e la tempestiva diffusione delle energie rinnovabili;

100.  accoglie con favore l'aumento della quota di energie rinnovabili nell'approvvigionamento energetico mondiale, in particolare nel settore energetico; è preoccupato per la lenta diffusione delle energie rinnovabili per il riscaldamento, il raffreddamento e il trasporto, in particolare nei settori del trasporto aereo e marittimo; esprime profonda preoccupazione per il rallentamento (dal 2014) nell'espansione della quota di mercato globale dell'energia rinnovabile nell'UE, che sta compromettendo gli obiettivi energetici e climatici dell'UE; sottolinea che, per conseguire gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine, tutti i settori devono aumentare il loro utilizzo di energie rinnovabili;

Ricerca, innovazione, tecnologie digitali e politica spaziale

101.  riconosce il ruolo cruciale della scienza e delle innovazioni scientifiche per il successo della lotta contro i cambiamenti climatici e per il raggiungimento degli obiettivi strategici dell'accordo di Parigi e di qualsiasi altro ambizioso programma climatico; sottolinea la necessità della leadership dell'UE tanto nella lotta ai cambiamenti climatici quanto nella promozione del progresso tecnologico verso uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici;

102.  ribadisce l'importanza di proseguire e rafforzare la ricerca e l'innovazione in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici, di politiche di adattamento, di efficienza delle risorse, di tecnologie a basse emissioni di carbonio e a zero emissioni, di utilizzo sostenibile delle materia prime secondarie ("economia circolare") e di raccolta di dati sui cambiamenti climatici al fine di contrastare tale fenomeno; sottolinea la necessità di attribuire priorità al finanziamento di progetti nel settore dell'energia sostenibile, nel quadro del nuovo programma Orizzonte Europa, visti li impegni assunti dall'Unione europea nell'ambito dell'Unione dell'energia e dell'accordo di Parigi;

103.  rammenta che la ricerca, l'innovazione e la competitività rappresentano uno dei cinque pilastri della strategia dell'UE per l'Unione dell'energia; ricorda pertanto il ruolo fondamentale svolto dai ricercatori nella lotta al riscaldamento globale e sottolinea l'importanza di una stretta collaborazione scientifica tra partner internazionali a tale riguardo;

104.  ricorda il ruolo fondamentale delle tecnologie digitali nel sostenere la transizione energetica e industriale, in particolare nel migliorare l'efficienza e il risparmio energetici e nel ridurre le emissioni; sottolinea i benefici climatici che la digitalizzazione delle industrie europee può apportare attraverso un uso più efficace delle risorse, compresi il riciclaggio e la riduzione dell'intensità dei materiali; pone in evidenza i benefici per il clima derivanti di una piena digitalizzazione delle reti di trasmissione e distribuzione e degli hub per lo scambio di energia, nonché dei programmi di gestione della domanda amministrati tramite applicazioni software;

105.  riconosce il ruolo del nuovo programma spaziale dell'UE nel sostenere la lotta dell'UE contro i cambiamenti climatici e i loro effetti; ricorda il ruolo fondamentale che i dati e i servizi d'informazione di Copernicus, il sistema europeo di osservazione della Terra, hanno svolto nel monitoraggio della terra; sottolinea l'importanza di Copernicus nel facilitare il coordinamento internazionale dei sistemi di osservazione e i relativi scambi di dati;

Cambiamenti climatici e sviluppo

106.  ricorda che, secondo la relazione sui cambiamenti climatici e la povertà elaborata dal relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani il 25 giugno 2019, i cambiamenti climatici minacciano di annullare gli ultimi 50 anni di progressi in materia di sviluppo, salute globale e riduzione della povertà e si stima che i paesi in via di sviluppo sosterranno il 75-80 % dei costi del cambiamento climatico;

107.  sottolinea che i paesi in via di sviluppo sono i più vulnerabili e i più esposti ai cambiamenti climatici e sono meno attrezzati per resistere ai loro effetti sempre più devastanti, tra cui crisi alimentari e idriche, distruzione fisica dovuta a catastrofi naturali, spostamenti e tensioni crescenti rispetto alle scarse risorse; ricorda che il cambiamento climatico ha conseguenze drammatiche sullo sviluppo economico a lungo termine dei paesi in via di sviluppo, in particolare dei paesi meno sviluppati;

108.  richiama l'attenzione sull'esempio dei cicloni tropicali Idai e Kenneth, quest'ultimo il ciclone più violento che abbia mai colpito il continente africano, che ha causato devastazioni nelle Comore, in Malawi, in Mozambico e nello Zimbabwe nel primo semestre del 2019, uccidendo molte persone e lasciandone oltre due milioni in immediata necessità di aiuti umanitari, il cui costo è stato di quasi 400 milioni di dollari, sostenuto largamente dall'UE, con un costo stimato per la ricostruzione pari a 3 miliardi di dollari;

109.  sottolinea che la resilienza delle infrastrutture nei paesi in via di sviluppo si rivelerà fondamentale per la loro capacità di adattamento al cambiamento climatico; insiste pertanto sulla necessità di incoraggiare gli investimenti in infrastrutture resilienti nei paesi in via di sviluppo per aiutarli a resistere alla crescente gravità delle catastrofi naturali;

110.  ricorda la sua posizione secondo cui almeno il 45 % dei finanziamenti a titolo dello strumento di vicinato e cooperazione allo sviluppo (NDICI) proposto per il periodo 2021-2027 dovrebbe sostenere gli obiettivi in materia di clima e ambiente;

111.  insiste su un approccio integrato all'attuazione dell'accordo di Parigi e dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile nelle politiche sia interne che esterne e nel massimo rispetto del principio della coerenza delle politiche per lo sviluppo, in particolare in termini di sviluppo, commercio, agricoltura, energia e clima;

112.  pone l'accento sull'interdipendenza del clima, dell'economia e della società; sottolinea, in particolare, gli effetti diretti che i cambiamenti climatici hanno sulle comunità indigene e la profonda minaccia per l'esistenza stessa di molte di esse, comprese le comunità isolate; sottolinea che, secondo l'IPCC, le conoscenze autoctone e tradizionali rappresentano una risorsa importante per prevenire i cambiamenti climatici, non da ultimo perché circa l'80 % della biodiversità mondiale è presente nei territori delle popolazioni indigene; esprime sconcerto per il recente assassinio del leader indigeno Emrya Wajãpi nel nord del Brasile e accoglie con favore la dichiarazione resa il 29 luglio 2019 dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani in cui si esortava il governo del Brasile a fermare l'invasione dei territori indigeni e a garantire l'esercizio pacifico dei loro diritti collettivi nei loro territori, in linea con la convenzione 169 dell'OIL;

113.  invita i paesi sviluppati, compresi gli Stati membri dell'UE, a intensificare il loro sostegno alla condivisione delle conoscenze, al rafforzamento delle capacità e al trasferimento di tecnologie verso i paesi in via di sviluppo e a onorare in tale modo gli articoli 9-11 dell'accordo di Parigi e gli articoli 49, 116 e 120 del programma d'azione di Addis Abeba sul finanziamento dello sviluppo, rispettando al contempo i loro impegni in relazione all'OSS 17, compresi gli obiettivi 17.6 - 17.8; sottolinea, a tal fine, il potenziale positivo di aumentare gli investimenti dell'UE in progetti di ricerca scientifica promettenti; chiede, inoltre, che l'UE incoraggi l'adozione di una dichiarazione analoga alla dichiarazione di Doha del 2001 sull'accordo TRIPS e la salute pubblica, al fine di promuovere il trasferimento lecito di tecnologie rispettose del clima ai paesi in via di sviluppo;

114.  sottolinea l'importanza cruciale degli investimenti privati e della crescita per la transizione verso infrastrutture e metodi di produzione rispettosi del clima; sottolinea la necessità di massimizzare il contributo di tali investimenti all'azione per il clima e al perseguimento degli OSS, anche attraverso incentivi e la promozione di partenariati pubblico-privato; ritiene che il piano per gli investimenti esterni sia uno strumento essenziale a tale riguardo; sottolinea, inoltre, la necessità di uno sviluppo e di una crescita inclusivi e sostenibili per consentire ai paesi in via di sviluppo di partecipare alla transizione climatica, anche attraverso strategie di innovazione e progresso tecnologico; è convinto che l'UE debba promuovere rapidamente finanziamenti privati responsabili e sostenibili, in particolare per quanto riguarda gli obblighi in materia di diritti umani e i contributi alle economie nazionali dei paesi in via di sviluppo; esorta, tuttavia, a non affidarsi troppo agli sforzi volontari del settore privato;

115.  prende atto del crescente interesse per l'elaborazione di norme in materia di investimenti rispettosi del clima e sostenibili e ribadisce la sua preoccupazione circa il fatto che la proliferazione delle iniziative del settore privato renda difficile il confronto e la verifica; accoglie con favore, a tale proposito, le iniziative intraprese dalla Commissione e dalla comunità internazionale per sostenere gli investimenti e il dialogo politico sull'azione per il clima nei paesi in via di sviluppo, quali la Global Climate Change Alliance Plus (GCCA+) e il GCF; incoraggia, a tale proposito, la Commissione e gli Stati membri a impegnarsi ulteriormente nei consessi internazionali, al fine di promuovere l'efficienza e l'equità negli investimenti in materia di azione per il clima;

Diplomazia climatica

116.  sostiene fermamente il proseguimento e l'ulteriore rafforzamento della politica dell'Unione di sensibilizzazione e diplomazia climatica, che è essenziale per mobilitare l'azione a favore del clima nei paesi partner e presso l'opinione pubblica mondiale; ritiene, tuttavia, che gli sforzi compiuti siano stati chiaramente inadeguati e che le risorse umane predisposte dalla Commissione e dal Servizio europeo per l'azione esterna siano lungi dall'essere sufficienti; propone, pertanto, un drastico aumento delle risorse umane in questo settore; incoraggia la Commissione e gli Stati membri ad affrontare in modo olistico la diplomazia climatica dell'UE creando collegamenti tra il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, l'agricoltura, la risoluzione dei conflitti, la migrazione e le questioni umanitarie, al fine di agevolare la transizione globale verso l'azzeramento delle emissioni nette, la resilienza climatica, lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare e idrica;

117.  sottolinea le crescenti implicazioni dei cambiamenti climatici per la sicurezza internazionale e la stabilità regionale riconducibili al degrado ambientale, alla perdita dei mezzi di sussistenza, agli spostamenti indotti dal clima e alle forme associate di tensione dove i cambiamenti climatici possono spesso essere considerati come un moltiplicatore delle minacce; esorta pertanto l'UE e gli Stati membri a collaborare con i loro partner di tutto il mondo per comprendere meglio, integrare, anticipare e gestire gli effetti destabilizzanti dei cambiamenti climatici; incoraggia l'attuazione di un programma di allerta precoce per i principali potenziali punti di non ritorno, che potrebbero compromettere le strutture e i sistemi ecologici sostenibili nelle regioni o nei continenti di maggiori dimensioni;

118.  accoglie con favore l'impegno e i provvedimenti concreti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra in molte parti del mondo, come gli impegni molto ambiziosi di molti paesi in via di sviluppo e piccoli Stati insulari; deplora, tuttavia, la mancanza di ambizione e l'assenza di un dibattito sull'aumento del contributo determinato a livello nazionale in molte importanti economie; ricorda che l'UE rappresenta il 9 % delle emissioni globali di gas a effetto serra, ma ospita solo il 6,7 % della popolazione mondiale, il che rende assolutamente fondamentale che l'UE dimostri maggiore ambizione, in particolare alla luce della sua responsabilità storica in materia di cambiamenti climatici e della necessità di dare un buon esempio al resto del mondo; sottolinea che non sarà possibile conseguire gli obiettivi dell'accordo di Parigi ed evitare punti di non ritorno senza un aumento dell'ambizione in altre importanti economie;

119.  chiede alla Commissione di analizzare immediatamente la possibilità di adottare ulteriori misure per incoraggiare altre importanti economie ad aumentare i loro contributi determinati a livello nazionale, ad applicare ulteriori misure concrete e a prendere in considerazione approcci innovativi;

120.  invita la Commissione e gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti disponibili (ad esempio negoziati internazionali, accordi commerciali e regionali, partenariati internazionali) per promuovere e a favorire la cooperazione nella transizione globale verso l'azzeramento delle emissioni nette, la resilienza climatica, lo sviluppo sostenibile e la sicurezza alimentare e idrica;

121.  sottolinea la necessità di integrare l'ambizione climatica in tutte le politiche dell'UE, compresa la politica commerciale; invita la Commissione a garantire che tutti i nuovi accordi commerciali e di investimento siglati dall'UE siano pienamente compatibili con l'accordo di Parigi e gli OSS che le disposizioni ambientali e climatiche siano giuridicamente vincolanti e applicabili; chiede alla Commissione di effettuare e pubblicare una valutazione globale della coerenza degli accordi esistenti e futuri con l'accordo di Parigi; invita la Commissione a garantire che qualsiasi accordo commerciale contenga disposizioni vincolanti relative al rispetto dell'accordo di Parigi, comprese disposizioni riguardanti la gestione e la conservazione sostenibile delle foreste; invita la Commissione a prestare particolare attenzione al ciclo di vita dei beni commercializzati, dalla concezione al consumo, al fine di proteggere le risorse naturali e di tenere conto degli impatti cumulativi, anche sui trasporti;

122.  invita la Commissione e il Consiglio a integrare l'accordo di Parigi negli accordi commerciali al fine di incentivare i partner commerciali a raggiungere gli obiettivi fissati nell'accordo di Parigi; invita inoltre la Commissione e il Consiglio a rivedere gli accordi commerciali al fine di integrare ambiziosi obblighi climatici in tali accordi bilaterali e incentivare in tal modo i partner ad adottare strategie per il clima in conformità dell'accordo di Parigi;

123.  accoglie con viva soddisfazione l'annuncio della Russia relativo all'attuazione dell'accordo di Parigi;

124.  riconosce l'importanza critica del partenariato UE-USA per il conseguimento degli obiettivi strategici dell'accordo di Parigi e di altre ambiziose strategie; ribadisce il proprio rammarico, quindi, per l'intenzione annunciata dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi; accoglie con grande favore la continua mobilitazione per l'azione a favore del clima da parte dei principali stati, città, università e di altri attori non statali negli Stati Uniti nel quadro della campagna "We are still in" (Noi ci siamo ancora); esprime l'auspicio che gli Stati Uniti aderiscano nuovamente alla lotta contro i cambiamenti climatici e, in partenariato con l'UE, siano in prima linea nei negoziati per accordi mondiali sul commercio, l'industria e l'energia, in linea con l'accordo di Parigi;

125.  deplora fortemente la scarsa incisività della reazione del presidente brasiliano Jair Bolsonaro e del governo brasiliano al numero e alla portata senza precedenti degli incendi boschivi registrati nell'Amazzonia brasiliana; ritiene che l'UE e i suoi Stati membri dovrebbero fare tutto il possibile, attraverso la cooperazione e l'assistenza internazionali, per combattere la devastazione ambientale dell'Amazzonia e di altre zone fondamentali dell'ecosistema globale e tenere conto del potenziale ruolo delle loro politiche commerciali;

Ruolo del Parlamento europeo

126.  ritiene di dover essere parte integrante della delegazione dell'UE, in quanto l'approvazione del Parlamento è necessaria per la conclusione di accordi internazionali e riveste un ruolo cruciale per l'attuazione nazionale dell'accordo di Parigi in qualità di colegislatore; si attende pertanto di poter partecipare alle riunioni di coordinamento dell'UE alla COP25 di Madrid e di poter avere garanzia di accesso a tutti i documenti preparatori fin dall'avvio della fase negoziale;

o
o   o

127.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Segretariato dell'UNFCCC, con richiesta di distribuirla a tutte le Parti della convenzione esterne all'UE.

(1) Testi approvati, P8_TA(2018)0430.
(2) Testi approvati, P8_TA(2019)0217.
(3) GU C 356 del 4.10.2018, pag. 38.
(4) M. Burke e a., "Effetto globale non lineare della temperatura sulla produzione economica", Nature, vol. 527, pagg. 235-239.
(5) Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, "Relazione 2018 sul divario delle emissioni", pag. 21.

Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2019Avviso legale