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Giovedì 18 luglio 2019 - StrasburgoEdizione definitiva
Situazione a Hong Kong
 Situazione alla frontiera tra Stati Uniti e Messico
 Russia, in particolare la situazione degli attivisti ambientali e dei prigionieri politici ucraini
 Situazione in Venezuela

Situazione a Hong Kong
PDF 120kWORD 52k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 luglio 2019 sulla situazione a Hong Kong (2019/2732(RSP))
P9_TA(2019)0004RC-B9-0013/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni su Hong Kong,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 12 giugno 2019 dal portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) sulle proteste in corso a Hong Kong contro le proposte di riforma in materia di estradizione,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 1° luglio 2019 dal portavoce del SEAE in merito agli ultimi sviluppi a Hong Kong,

–  vista la legge fondamentale della regione amministrativa speciale (RAS) di Hong Kong, adottata il 4 aprile 1990 ed entrata in vigore il 1° luglio 1997,

–  vista la dichiarazione congiunta del governo del Regno Unito e del governo della Repubblica popolare cinese sulla questione di Hong Kong, del 19 dicembre 1984, nota anche come dichiarazione congiunta sino-britannica,

–  vista la relazione congiunta della Commissione e del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) al Parlamento europeo e al Consiglio, dell'8 maggio 2019, dal titolo "Regione amministrativa speciale di Hong Kong: relazione annuale 2018",

–  vista la dichiarazione congiunta del 21o vertice UE-Cina del 9 aprile 2019,

–  visti il dialogo UE-Cina sui diritti umani, avviato nel 1995, e il 37o ciclo di tale dialogo, tenutosi il 1o e il 2 aprile 2019,

–  vista la comunicazione congiunta della Commissione europea e del VP/AR al Parlamento europeo e al Consiglio, del 12 marzo 2019, dal titolo "UE-Cina – Una prospettiva strategica",

–  visto il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 16 dicembre 1966,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visto l'esame periodico universale (UPR) della Cina, svolto dalle Nazioni Unite nel novembre 2018,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che la promozione e il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto dovrebbero restare al centro delle relazioni di lunga data tra l'UE e la Cina, coerentemente con l'impegno dell'UE per la difesa di tali valori nella sua azione esterna e con l'interesse manifestato dalla Cina ad aderire ai medesimi valori nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e internazionale;

B.  considerando che il governo della regione amministrativa speciale (RAS) di Hong Kong ha presentato il disegno di legge (di modifica) relativo ai criminali latitanti e all'assistenza giudiziaria reciproca in materia penale 2019, inteso a modificare l'ordinanza sui criminali latitanti e l'ordinanza sull'assistenza giudiziaria reciproca in materia penale;

C.  considerando che il 9 luglio 2019 la leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha annunciato che la norma ampiamente contestata era "morta"; che in tale occasione non ha tuttavia annunciato che il progetto di legge sarebbe stato ritirato;

D.  considerando che il disegno di legge proposto potrebbe consentire più facilmente di consegnare persone alla Cina per motivi politici e di esporle a un sistema giudiziario che presenta gravi lacune in materia di diritti umani; che, in base alle modifiche proposte, il tribunale di Hong Kong non avrebbe una competenza chiara ed esplicita a esaminare i diversi diritti umani coinvolti nelle cause trattate dai tribunali della Cina continentale o di altri paesi, né avrebbe l'obbligo giuridico di farlo;

E.  considerando che il sistema giudiziario della Cina continentale non è indipendente dal governo e dal Partito comunista cinese ed è caratterizzato da detenzioni arbitrarie, torture e altri maltrattamenti, gravi violazioni del diritto a un processo equo, sparizioni forzate e diversi sistemi di detenzione in incommunicado senza processo;

F.  considerando che molti cittadini di Hong Kong, da attivisti per la democrazia a imprenditori, temono di essere estradati nella Cina continentale;

G.  considerando che la popolazione di Hong Kong è scesa in piazza con una partecipazione senza precedenti, esercitando pacificamente il suo diritto fondamentale di riunione e di protesta; che il 12 giugno 2019 decine di migliaia di manifestanti si sono riuniti attorno all'edificio del Consiglio legislativo e nelle strade vicine, chiedendo al governo di ritirare le modifiche proposte alla legge di Hong Kong sull'estradizione;

H.  considerando che oltre 70 ONG per i diritti umani, comprese Amnesty International, Human Rights Watch, Human Rights Monitor, la Hong Kong Bar Association e la Law Society of Hong Kong hanno indirizzato una lettera collettiva a Carrie Lam, capo dell'esecutivo, chiedendo che il suo governo ritiri la proposta di legge sull'estradizione in quanto costituisce una minaccia al rispetto dei diritti umani;

I.  considerando che la polizia di Hong Kong ha utilizzato gli atti violenti di un ridotto numero di manifestanti come pretesto per attuare un uso non necessario ed eccessivo della forza nei confronti della grande maggioranza pacifica, compreso l'utilizzo di gas lacrimogeni, proiettili di gomma, munizioni "beanbag" e spray al peperoncino, ha classificato l'incidente come una sommossa e ha quindi effettuato alcune decine di arresti; che diverse persone sono state accusate di sommossa, reato per cui è prevista una pena detentiva di dieci anni;

J.  considerando che nel corso degli anni la popolazione di Hong Kong ha assistito a manifestazioni di massa a favore della democrazia e della piena attuazione della legge fondamentale, come le proteste del 2014 del cosiddetto "movimento degli ombrelli", nonché a manifestazioni per la libertà dei media e, tra l'altro, contro la scomparsa di librai a Hong Kong;

K.  considerando che, alla fine del 2015, sono scomparsi quattro residenti di Hong Kong, tra i quali Gui Minhai, e un non residente legati alla casa editrice Mighty Current e alla sua libreria; che, mesi dopo, sono emerse informazioni secondo cui queste persone sarebbero state detenute nella Cina continentale in località segrete; che uno dei librai ritornati a Hong Kong si è successivamente trasferito a Taiwan per il timore di essere estradato;

L.  considerando che la legge fondamentale prevede disposizioni a tutela dei diritti umani e delle libertà individuali; che l'articolo 27 della legge fondamentale garantisce la libertà di espressione, di stampa e pubblicazione, di associazione, di riunione, di corteo e di manifestazione; che gli articoli 45 e 68 della legge fondamentale prevedono che il capo dell'esecutivo e tutti i membri del Consiglio legislativo siano eletti, in ultima istanza, a suffragio universale;

M.  considerando che l'UE sostiene il principio "un paese, due sistemi" e l'elevato grado di autonomia di Hong Kong,

1.  invita il governo della RAS di Hong Kong a ritirare il progetto di legge (di modifica) relativo ai criminali latitanti e all'assistenza giudiziaria reciproca in materia penale 2019;

2.  invita il governo della RAS di Hong Kong a rilasciare immediatamente i manifestanti pacifici e tutte le persone detenute per l'esercizio pacifico della loro libertà di espressione nel corso delle proteste o nel periodo precedente, e a ritirare tutte le accuse a loro carico;

3.  chiede un'indagine indipendente, imparziale, efficace e tempestiva sull'uso della forza da parte della polizia di Hong Kong nei confronti dei manifestanti;

4.  sottolinea che l'UE condivide molte delle preoccupazioni espresse dai cittadini di Hong Kong riguardo alle proposte di riforma in materia di estradizione e le ha esposte al governo della RAS di Hong Kong; sottolinea che il progetto di legge presenta conseguenze di vasta portata per Hong Kong e la sua popolazione, per l'UE e per i cittadini stranieri, nonché per la fiducia delle imprese verso Hong Kong;

5.  esorta Hong Kong ad assicurare che la sua legislazione rimanga pienamente in linea con i suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani, comprese le disposizioni del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti;

6.  riconosce che nelle ultime settimane la popolazione di Hong Kong è scesa in piazza con una partecipazione straordinaria, stimata in oltre un milione di persone il 9 giugno 2019 e fino a due milioni la settimana seguente, svolgendo manifestazioni di massa per lo più pacifiche, motivate dalle forti preoccupazioni in merito alle proposte di legge sull'estradizione;

7.  sottolinea che a Hong Kong sono stati generalmente rispettati i diritti dei cittadini del luogo, ma esprime profonda preoccupazione per il costante deterioramento dei diritti civili, dei diritti politici e della libertà di stampa; è profondamente preoccupato per la pressione senza precedenti esercitata sui giornalisti e per la crescente autocensura riguardo, in particolare, al trattamento delle questioni sensibili per la Cina continentale o di quelle concernenti il governo della RAS di Hong Kong;

8.  sottolinea che la legge fondamentale garantisce la libertà di espressione, di stampa e pubblicazione, di associazione, di riunione, di corteo e di manifestazione; invita le autorità a Hong Kong e in Cina a garantire la tutela dei diritti umani e delle libertà sancite dalla legge fondamentale per tutti i cittadini;

9.  condanna con forza l'ingerenza costante e crescente della Cina negli affari interni di Hong Kong, nonché la recente affermazione, da parte della Cina, secondo la quale la dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 è un documento storico e, pertanto, non ha più valore; sottolinea che la dichiarazione congiunta vincola il governo cinese a rispettare l'elevato grado di autonomia di Hong Kong nonché i suoi diritti e le sue libertà;

10.  rileva con profonda preoccupazione, in tale contesto, che candidati dell'opposizione, tra cui Anges Chow e l'ex legislatore Lau Siu-Lai, non sono stati autorizzati a partecipare alle elezioni suppletive del Consiglio legislativo a causa della loro affiliazione politica o delle loro opinioni;

11.  invita l'UE, i suoi Stati membri e la comunità internazionale ad adoperarsi per l'imposizione di meccanismi adeguati di controllo delle esportazioni al fine di impedire alla Cina, e in particolare a Hong Kong, l'accesso a tecnologie utilizzate per la violazione dei diritti fondamentali;

12.  esorta a realizzare una riforma sistematica per l'attuazione di elezioni dirette per la carica di capo dell'esecutivo e per il Consiglio legislativo, come sancito dalla legge fondamentale, e chiede di concordare un sistema elettorale complessivamente democratico, equo, aperto e trasparente che garantisca alla popolazione della RAS di Hong Kong il diritto di elettorato attivo e passivo nel processo di selezione per tutte le posizioni di leadership;

13.  rinnova il suo appello per il rilascio immediato dell'editore Gui Minhai, cittadino svedese;

14.  sottolinea l'impegno dell'UE a favore del rafforzamento della democrazia, compresi lo Stato di diritto, l'indipendenza della magistratura, i diritti e le libertà fondamentali, la trasparenza e la libertà di informazione e di espressione a Hong Kong;

15.  ricorda che è importante che l'UE continui a sollevare la questione delle violazioni dei diritti umani in Cina in occasione di ogni dialogo politico e sui diritti umani con le autorità cinesi, in linea con l'impegno dell'UE di esprimersi con una voce unica, forte e chiara nel dialogo con il paese; rammenta altresì che, nel contesto del suo attuale processo di riforma e del suo crescente impegno globale, la Cina ha aderito al quadro internazionale sui diritti umani firmando una vasta serie di trattati internazionali in materia; invita pertanto l'UE a portare avanti il dialogo con la Cina per assicurare che onori tali impegni;

16.  invita il VP/AR, il SEAE e gli Stati membri a sollevare tutte queste preoccupazioni e ad assicurare un dialogo con i governi della RAS di Hong Kong e della Cina;

17.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al governo e al parlamento della Repubblica popolare cinese e al capo dell'esecutivo e all'assemblea della Regione amministrativa speciale di Hong Kong.


Situazione alla frontiera tra Stati Uniti e Messico
PDF 124kWORD 53k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 luglio 2019 sulla situazione alla frontiera tra Stati Uniti e Messico (2019/2733(RSP))
P9_TA(2019)0005RC-B9-0014/2019

Il Parlamento europeo,

–  visto l'articolo 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, il quale sancisce che l'interesse superiore del minore deve essere considerato preminente e che il minore ha diritto di intrattenere relazioni personali e contatti diretti con i due genitori,

–  vista la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie,

–  viste le dichiarazioni rilasciate da membri del Congresso degli Stati Uniti a seguito di una visita presso centri di detenzione nel luglio 2019,

–  visti la Convenzione sullo status dei rifugiati (Convenzione del 1951) e il protocollo del 1967 relativo allo status dei rifugiati,

–  vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia del 1989,

–  vista la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948,

–  visti gli orientamenti dell'UE sui difensori dei diritti umani del 2008,

–  visti le iniziative politiche dell'attuale amministrazione statunitense in materia di migrazione e asilo nonché i protocolli per la protezione dei migranti (PPM),

–  vista la dichiarazione rilasciata l'8 luglio 2019 dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet,

–  vista la dichiarazione rilasciata il 9 luglio 2019 dal segretario facente funzioni del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti,

–  visto il memorandum dell'Ufficio dell'ispettorato generale degli Stati Uniti, destinato al segretario facente funzioni del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, sulla situazione nel centro di accoglienza della valle del Rio Grande, del 2 luglio 2019,

–  visto il patto globale sulla migrazione adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2018,

–  vista la Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti del 1776,

–  visti l'articolo 144, paragrafo 5, e l'articolo 132, paragrafo 4, del suo regolamento,

A.  considerando che sia gli Stati Uniti che l'Unione europea riconoscono i diritti umani quale diritto fondamentale inalienabile inerente a tutti gli esseri umani;

B.  considerando che, negli ultimi anni, una complessa crisi caratterizzata da violenza e povertà radicata ha indotto famiglie, inclusi giovani e minori, ad abbandonare il Messico e il triangolo settentrionale dell'America centrale – El Salvador, Guatemala e Honduras – per cercare sicurezza, protezione e stabilità economica negli Stati Uniti;

C.  considerando che gli Stati Uniti sono storicamente un paese di immigrazione che racchiude comunità diverse;

D.  considerando che ogni Stato sovrano ha la prerogativa di stabilire le condizioni di ingresso e di soggiorno applicabili ai cittadini stranieri, ma deve rispettare nel contempo tutti i pertinenti obblighi internazionali in materia di diritti umani;

E.  considerando che nel 2018 gli Stati Uniti sono stati di gran lunga il maggior donatore dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), con un contributo complessivo di 1 589 776 543 USD;

F.  considerando che gli Stati Uniti hanno adottato misure rigorose nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo che attraversano la frontiera per entrare nel paese con l'obiettivo di esercitare il loro diritto inalienabile alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità;

G.  considerando che è in corso un'emergenza umanitaria alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, dove migranti e richiedenti asilo vengono detenuti negli Stati Uniti non appena attraversano il confine; che la situazione nella quale si trovano i minori è particolarmente allarmante e deplorevole, dal momento che centinaia di loro languiscono in tendopoli lungo il confine o vengono incarcerati in centri di detenzione che non rispettano le norme minime in materia di diritti umani, in quanto risultano sovraffollati e non offrono adeguate strutture sanitarie, un'alimentazione dignitosa e servizi igienico-sanitari appropriati;

H.  considerando che, in un memorandum destinato al Dipartimento della sicurezza interna sulla situazione presso il centro di accoglienza della valle del Rio Grande, l'Ufficio dell'ispettorato generale degli Stati Uniti ha evidenziato "problemi urgenti che richiedono attenzione e azioni immediate" a causa "del grave sovraffollamento e della detenzione prolungata di minori apolidi non accompagnati, famiglie e adulti soli, questioni che richiedono attenzione immediata", chiedendo dunque "un intervento immediato per alleviare problemi quali il sovraffollamento, che costituisce un pericolo, e la detenzione prolungata di minori e adulti nella valle del Rio Grande";

I.  considerando che la privazione della libertà dei minori sulla base del loro status di migranti o di quello dei loro genitori è un atto che non va mai a beneficio dell'interesse superiore del minore, eccede il requisito di necessità, è fortemente sproporzionato e può configurarsi come trattamento crudele, inumano o degradante dei minori migranti; che qualsiasi privazione della libertà di migranti o richiedenti asilo adulti dovrebbe costituire una misura di ultima istanza e, qualora si renda necessaria, dovrebbe durare il minor tempo possibile, con garanzie in termini di giusto processo e in condizioni pienamente conformi a tutte le pertinenti norme internazionali in materia di diritti umani;

J.  considerando che, in base ai dati trasmessi ad Amnesty International dall'Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti, tra il 2017 e l'agosto 2018 circa 8 000 nuclei familiari sono stati separati dopo aver attraversato la frontiera; che tali stime non tengono conto di numerosi altri casi di separazione, come ad esempio la separazione dei minori dai rispettivi fratelli e sorelle, zii, nonni e altri familiari con un grado di parentela più lontano;

K.  considerando che nel giugno 2018 un giudice federale di San Diego ha ordinato all'amministrazione statunitense di porre fine alle separazioni; che, ciononostante, dai dati trasmessi al giudice federale emerge che l'Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti avrebbe continuato a procedere a tali separazioni, che sono risultate nell'allontanamento di almeno 245 minori dalle loro famiglie a partire dal giugno 2018, in molti casi senza una documentazione chiara che consenta di rintracciare i minori in questione;

L.  considerando che, al dicembre 2018, il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti aveva identificato 2 737 casi di minori separati, ammettendo nel contempo che il numero di minori separati dal 2017 potrebbe contare migliaia di casi in più e che l'amministrazione, non disponendo di un sistema efficace per rintracciarli, non è in grado di identificarli;

M.  considerando che la separazione delle famiglie e la detenzione a tempo indeterminato costituiscono atti di maltrattamento; che i minori che vivono in istituti, lontano dalle rispettive famiglie, sono molto vulnerabili ad abusi emotivi, fisici e psicologici, il che può provocare problemi a lungo termine per il loro sviluppo, lesioni e traumi profondi, oltre ad avere importanti conseguenze negative sul piano sociale;

N.  considerando che, sulla base di relazioni dell'Unione americana per le libertà civili e di diverse dichiarazioni rilasciate da portavoce del Dipartimento della salute e dei servizi umani nonché del Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, dall'anno scorso almeno sei minori sarebbero morti mentre si trovavano in stato di detenzione nel quadro dell'immigrazione, ponendo fine a un decennio in cui, apparentemente, non si sarebbero verificati casi analoghi sotto la responsabilità dell'Ufficio delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti;

O.  considerando che, secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), dall'inizio del 2019 ad oggi 197 persone, di cui almeno 13 minori, hanno perso la vita tentando di attraverso la frontiera tra Stati Uniti e Messico; che il numero di decessi ha registrato un costante aumento negli ultimi cinque anni, per un totale di oltre 1 900 casi nel periodo compreso tra il 2014 e il 2018;

P.  considerando che nelle ultime settimane le autorità messicane hanno intensificato in misura significativa gli sforzi di attuazione delle politiche migratorie, il che ha condotto a un aumento del numero di migranti detenuti e deportati;

Q.  considerando che le situazioni estreme che si trovano ad affrontare spingono i migranti, perlopiù originari dell'America centrale, a dirigersi verso la frontiera con gli Stati Uniti e ad attraversarla; che le pressioni esercitate sul confine settentrionale e su quello meridionale inducono migliaia di migranti, principalmente donne e bambini, a mettere a serio rischio la loro vita;

R.  considerando che, secondo il governo messicano, il paese sta attraversando una violenta crisi della sicurezza pubblica; che, in conformità dei PPM degli Stati Uniti, i richiedenti asilo vengono rimpatriati in Messico – anche in Baja California e Chihuahua, due Stati settentrionali tra i più violenti del paese – e vivono in condizioni estremamente precarie ed esposti al rischio di essere vittime di reati gravi, tra cui rapimenti, aggressioni sessuali e violenza;

S.  considerando che il respingimento su larga scala dei richiedenti asilo, la separazione illegale delle famiglie nonché la detenzione arbitraria e a tempo indeterminato dei richiedenti asilo senza possibilità di libertà condizionale costituiscono politiche crudeli e violazioni palesi sia del diritto statunitense in materia di asilo, sia del diritto internazionale;

T.  considerando che il 27 giugno 2019 la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto da 4,6 miliardi di USD per affrontare la situazione alla frontiera tra Stati Uniti e Messico;

U.  considerando che alcune sedi dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani distaccate in Messico e in America centrale hanno documentato molteplici violazioni dei diritti umani e abusi nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo in transito, tra cui casi di ricorso eccessivo alla forza, privazione arbitraria della libertà, separazione delle famiglie, negato accesso ai servizi, respingimento ed espulsioni arbitrarie;

V.  considerando che 195 Stati parte hanno firmato e ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia; che gli Stati Uniti sono l'unico Stato membro delle Nazioni Unite a non aver ratificato la Convenzione;

W.  considerando che il partenariato tra l'Unione europea e gli Stati Uniti si basa storicamente su forti legami politici, culturali, economici e storici e su valori condivisi quali la libertà, la democrazia, la promozione della pace e della stabilità, i diritti umani e lo Stato di diritto; che il mantenimento di salde relazioni tra l'UE e gli Stati Uniti è fondamentale per costruire un mondo più democratico, sicuro e prospero;

1.  esprime profonda preoccupazione per la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, in particolare per la situazione dei minori migranti;

2.  deplora il fatto che numerose persone abbiano perso la vita lungo le rotte che conducono alla frontiera tra Stati Uniti e Messico; esprime massima solidarietà a tutte le vittime e alle loro famiglie;

3.  è preoccupato per le pessime condizioni nelle quali vengono trattenuti i migranti e i richiedenti asilo, in particolare i minori, presso i centri di detenzione dei servizi di immigrazione statunitensi, dove mancano adeguate strutture sanitarie, un'alimentazione dignitosa e servizi igienico-sanitari appropriati; esprime profondo rammarico per la morte, negli ultimi mesi, di sette minori migranti che erano detenuti dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti; sostiene tutti gli sforzi profusi dal Congresso e dall'amministrazione statunitensi per garantire vigilanza, trasparenza, rendicontabilità e la conduzione di indagini in relazione alle circostanze di tali decessi;

4.  sottolinea che le misure di gestione delle frontiere devono rispettare gli obblighi internazionali che incombono agli Stati Uniti in materia di diritti umani e non dovrebbero basarsi su politiche di strette vedute volte a individuare, detenere e deportare rapidamente i migranti irregolari;

5.  chiede che siano garantiti i diritti umani, la sicurezza e l'accesso a procedure di asilo che siano conformi ai diritti umani, segnatamente rispettando il principio di non respingimento e assicurando condizioni di accoglienza dignitose;

6.  deplora il ricorso alla separazione delle famiglie, che può traumatizzare in modo sistematico i minori e i loro familiari più prossimi, e deplora altresì il fatto che l'attuale amministrazione statunitense sembrerebbe utilizzare tale strumento nel quadro della politica in materia di immigrazione come deterrente nei confronti delle persone in cerca di sicurezza;

7.  sottolinea che la separazione delle famiglie e la detenzione nel quadro dell'immigrazione sono azioni che non vanno mai a beneficio dell'interesse superiore del minore;

8.  prende atto del memorandum dell'Ufficio dell'ispettorato generale degli Stati Uniti e di relazioni analoghe, e invita gli Stati Uniti a rivedere tutte le politiche e le pratiche esistenti nel settore della migrazione che violano il diritto internazionale in materia di diritti umani, segnatamente il diritto fondamentale di chiedere asilo, il principio di non respingimento e il diritto alla dignità umana;

9.  invita il governo degli Stati Uniti a porre fine alla separazione delle famiglie e a procedere d'urgenza al ricongiungimento familiare di tutti i minori che sono ancora separati dai loro genitori o tutori, in modo da garantire la loro riabilitazione, prestando particolare attenzione alle esigenze dei minori interessati;

10.  sollecita le autorità competenti degli Stati Uniti ad assicurare quanto prima che tutte le persone detenute abbiano accesso ai diritti di base, quali il diritto all'acqua, all'alimentazione, alla salute e all'alloggio;

11.  invita le autorità statunitensi a trovare urgentemente alternative diverse dalla detenzione per i migranti e i richiedenti asilo, siano essi minori o adulti; chiede che i minori interessati siano ricongiunti con le loro famiglie;

12.  esorta il governo statunitense a ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, già firmata nel 1995, dal momento che la mancata adozione della stessa rende gli Stati Uniti l'unico paese al mondo a non avere ratificato il testo; lo esorta inoltre a ratificare il terzo protocollo opzionale della suddetta Convenzione, relativo alla procedura di reclamo;

13.  esprime profonda preoccupazione per le recenti incursioni effettuate dall'Agenzia responsabile del controllo dell'immigrazione e delle dogane degli Stati Uniti, che mirano a individuare i migranti sprovvisti di documenti (in particolare in provenienza dall'America centrale), i loro genitori e i loro figli e che stanno conducendo alla criminalizzazione di tali persone;

14.  ritiene che rispondere ai flussi migratori con atti di repressione o criminalizzazione favorisca l'insorgere di xenofobia, odio e violenza;

15.  è preoccupato per le modifiche apportate di recente dalle autorità messicane alle politiche migratorie e invita il governo del Messico a occuparsi di migrazione rispettando le norme internazionali e la legislazione in materia di diritti umani;

16.  è dell'opinione che l'esercito non sia lo strumento adatto per affrontare le questioni inerenti alla migrazione; evidenzia che la situazione alla frontiera dovrebbe essere gestita da forze di polizia specializzate che abbiano ricevuto una formazione adeguata e alle quali sia stato impartito di rispettare i diritti umani e la dignità dei migranti;

17.  riconosce che la migrazione è una sfida globale e invita i paesi di origine, transito e destinazione a lavorare insieme per affrontare le cause profonde dei flussi migratori sulla base di un approccio globale; esprime nuovamente, in tal senso, il suo pieno sostegno a favore dello sviluppo e dell'attuazione del patto globale sui rifugiati e del patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che rappresentano un'importante opportunità per migliorare la governance in materia di migrazione e affrontare le sfide ad essa associate;

18.  ribadisce la sua convinzione nel commercio aperto ed equo e ritiene che la coercizione economica e la minaccia di sanzioni punitive siano misure controproducenti e inaffidabili per aiutare gli Stati sovrani a trovare soluzioni costruttive e sostenibili a sfide politiche come la migrazione;

19.  plaude al lavoro svolto da privati e organizzazioni della società civile per garantire il rispetto dei diritti più elementari dei migranti, come il diritto all'acqua, all'alimentazione, alla salute, a un alloggio adeguato e ad altre forme di assistenza analoghe, da entrambi i lati della frontiera e in tutta la regione; reitera il suo appello a non criminalizzare l'assistenza umanitaria ed esorta ancora una volta la Commissione ad adottare orientamenti in materia, in linea con la sua risoluzione del 5 luglio 2018;

20.  accoglie con favore la dichiarazione dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani; si dichiara favorevole a una missione conoscitiva dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) o di esperti delle Nazioni Unite in materia, al fine di indagare sulla situazione dei diritti umani alla frontiera tra Stati Uniti e Messico;

21.  si impegna a monitorare attentamente gli aiuti allo sviluppo destinati dall'UE a tale regione, in modo da garantire standard di sviluppo efficaci, dal momento che ciò può contribuire a contrastare le cause profonde della migrazione forzata;

22.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla sua amministrazione, al Congresso degli Stati Uniti, nonché al governo e al parlamento del Messico.


Russia, in particolare la situazione degli attivisti ambientali e dei prigionieri politici ucraini
PDF 144kWORD 60k
Risoluzione del Parlamento europeo del 18 luglio 2019 sulla Russia, in particolare sulla situazione degli attivisti ambientali e dei prigionieri politici ucraini (2019/2734(RSP))
P9_TA(2019)0006RC-B9-0012/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sulla Russia e sulla situazione in Crimea, in particolare quelle dell'11 giugno 2015 sulla situazione militare strategica nel bacino del Mar Nero a seguito dell'annessione illegale della Crimea da parte della Russia(1); del 10 settembre 2015 sulla Russia, in particolare i casi di Eston Kohver, Oleg Sentsov e Olexandr Kolchenko(2); del 4 febbraio 2016 sulla situazione dei diritti umani in Crimea, in particolare dei tatari di Crimea(3); del 12 maggio 2016 sui tatari di Crimea(4); del 16 marzo 2017 sui prigionieri politici ucraini in Russia e la situazione in Crimea(5); del 5 ottobre 2017 sui casi dei leader tatari di Crimea Akhtem Chiygoz e Ilmi Umerov e del giornalista Mykola Semena(6); dell'8 febbraio 2018 sulla Russia, il caso di Oyub Titiev e il centro per i diritti umani Memorial(7); del 14 giugno 2018 sulla Russia, in particolare il caso del prigioniero politico ucraino Oleg Sentsov(8), del 25 ottobre 2018 sulla situazione nel Mar d'Azov(9), del 14 febbraio 2019 sulla situazione in Cecenia e il caso di Oyub Titiev(10), del 12 dicembre 2018 sull'attuazione dell'accordo di associazione UE-Ucraina(11) e del 12 marzo 2019 sullo stato delle relazioni politiche tra l'UE e la Russia(12),

–  viste le dichiarazioni del portavoce del Servizio europeo per l'azione esterna, del 25 maggio 2018, sui casi di vari detenuti in Crimea e a Sebastopoli, illegalmente annesse, o provenienti da tali luoghi, del 10 gennaio 2019 sui casi di cittadini ucraini detenuti illegalmente, del 17 gennaio 2019 sul protrarsi della detenzione illegale di militari ucraini da parte della Russia, del 22 marzo 2019 sulla condanna di Pavlo Hryb e del 17 aprile 2019 sulla detenzione illegale estesa di militari ucraini,

–  vista la risoluzione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) del 28 giugno 2018 sui cittadini ucraini detenuti come prigionieri politici dalla Federazione russa,

–  vista la risoluzione dell'APCE del 24 gennaio 2019 sull'inasprimento delle tensioni intorno al Mar d'Azov e allo stretto di Kerch e sulle minacce alla sicurezza europea,

–  vista la risoluzione dell'APCE del 25 giugno 2019 sul rafforzamento del processo decisionale dell'Assemblea parlamentare relativo a pareri e voto,

–  vista la sentenza del Tribunale internazionale per il diritto del mare (ITLOS) del 25 maggio 2019 nella causa n. 26 relativa alla detenzione di tre navi ucraine,

–  vista la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali,

–  vista la Costituzione della Federazione russa, in particolare il capitolo 2 sui diritti e le libertà dell'uomo e del cittadino,

–  viste le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite n. 68/262, del 27 marzo 2014, sull'integrità territoriale dell'Ucraina e n. 71/205, del 19 dicembre 2016, sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli (Ucraina),

–  visti la Convenzione europea dei diritti dell'uomo e il relativo protocollo, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e la dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni,

–  visti l'articolo 5 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, di cui la Federazione russa è firmataria, e l'articolo 7 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, i quali stabiliscono che nessuna persona deve essere soggetta a torture o a pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, l'articolo 9 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, in virtù del quale nessuno può essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato, nonché gli articoli 19 e 20, che sanciscono rispettivamente la libertà di opinione e di espressione e la libertà di riunione pacifica e di associazione,

–  vista la relazione della Commissione di Venezia del 18 marzo 2019 sul finanziamento delle associazioni,

–  visto il parere della Commissione di Venezia del 13 giugno 2016 sulla legge federale russa n. 129-FZ (legge federale sulle attività indesiderate di organizzazioni non governative estere e internazionali),

–  vista la Convenzione di Ginevra sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra del 12 agosto 1949,

A.  considerando che la Federazione russa, soggetta agli obblighi derivanti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Convenzione europea sui diritti umani, e in quanto membro a pieno titolo del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, si è impegnata a rispettare i principi della democrazia, lo Stato di diritto nonché le libertà e i diritti umani fondamentali;

B.  considerando che l'Unione europea non riconosce l'applicazione della legislazione russa in Crimea e a Sebastopoli, e si aspetta l'immediato rilascio di tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente nella penisola di Crimea e in Russia;

C.  considerando che l'UE continua a sostenere pienamente la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina all'interno dei suoi confini riconosciuti a livello internazionale, ribadendo l'estrema importanza della politica di non riconoscimento dell'annessione illegale della Crimea e di Sebastopoli;

D.  considerando che le autorità russe e i leader politici continuano a esercitare un regime repressivo e autoritario nei confronti dei propri cittadini, della società civile, dell'opposizione politica e degli operatori dei media; che la deriva della Russia verso un regime autoritario ha avuto un impatto negativo sulle sue relazioni con l'UE e sulla stabilità in Europa e nel mondo; che tale repressione avviene anche mediante l'esclusione dei candidati dell'opposizione dalle elezioni, come nei casi attuali di Ilya Yashin, Lyubov Sobol e Ivan Zhdanov, candidati alle elezioni municipali di Mosca;

E.  considerando che la "legge sulle organizzazioni indesiderate" del 2015 ha conferito al procuratore generale il potere di vietare le organizzazioni straniere e internazionali ritenute "indesiderabili" senza alcun procedimento giudiziario; che tale legge è sempre più utilizzata per penalizzare le ONG russe e gli attivisti della società civile;

F.  considerando che sono stati denunciati vari casi di tortura e di trattamenti crudeli e degradanti; che finora tali accuse non sono state oggetto di indagini adeguate; che la tortura è stata utilizzata per estorcere confessioni e ottenere false prove di colpevolezza; che sono stati presi di mira anche gli avvocati della Crimea che forniscono assistenza legale alle vittime e i difensori dei diritti umani che denunciano i casi di sparizioni forzate di matrice politica in Crimea, come pure i giornalisti che pubblicano informazioni sulla situazione dei tatari di Crimea;

G.  considerando che molti prigionieri e detenuti sono stati sottoposti a condizioni crudeli e disumane nelle carceri, con possibili rischi per la loro salute fisica e psicologica; che i prigionieri necessitano di assistenza e cure mediche urgenti;

H.  considerando che il 25 novembre 2018 sono stati catturati 24 marinai ucraini e che le loro tre imbarcazioni sono state sequestrate in prossimità dello stretto di Kerch da parte della Federazione russa, con il ricorso alla forza militare; che tali militari ucraini sono stati illegalmente detenuti dal 25 novembre 2018;

I.  considerando che le forze separatiste sostenute dalla Russia detengono almeno 130 ucraini prigionieri nella regione del Donbas, tra cui non meno di 25 soldati;

J.  considerando che, nella sua sentenza del 25 maggio 2019, l'ITLOS, con 19 voti favorevoli e 1 voto contrario, ha ingiunto alla Federazione russa di "liberare immediatamente le navi ucraine Berdyansk, Nikopol e Yani Kapu e restituirle all'Ucraina" e di "liberare immediatamente i 24 militari ucraini detenuti, consentendo loro di fare ritorno in Ucraina" e che entrambe le parti "devono astenersi dall'intraprendere qualsiasi azione che possa aggravare o prolungare la controversia";

K.  considerando che, in risposta all'escalation nello stretto di Kerch e nel Mar d'Azov, compresa la detenzione illegale di 24 militari ucraini, il 15 marzo 2019 l'Unione europea ha aggiunto otto funzionari russi al suo elenco di persone ed entità soggette a misure restrittive relativamente ad azioni che compromettono o minacciano l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina;

L.  considerando che, secondo la relazione dell'OHCHR del 25 giugno 2019, il 27 marzo 2019 la Russia ha effettuato 26 perquisizioni domiciliari e ha successivamente arrestato 24 persone, la maggior parte delle quali attivisti dei tatari di Crimea, che ora rischiano pene detentive fino a 20 anni; che nei primi sei mesi del 2019 almeno 37 cittadini ucraini sono stati illegalmente arrestati dalla Russia nella Crimea occupata illegalmente; che quasi tutti sono rappresentanti della popolazione tatara indigena della Crimea;

M.  considerando che, a partire dall'inizio di giugno 2018, oltre 70 cittadini ucraini sono stati detenuti per motivi politici in diverse regioni della Federazione russa e nella Crimea occupata; che, nel marzo 2019, secondo le stime del Centro per i diritti umani Memorial, 297 persone erano detenute come prigionieri politici in Russia, rispetto alle 50 di quattro anni fa, incluso il regista Oleg Sentsov, vincitore del Premio Sacharov 2018 per la libertà di pensiero;

N.  considerando che, nel dicembre 2017, Andrey Rudomakha, capo dell'ONG Environmental Watch for the North Caucasus (Osservatorio ambientale per il Caucaso settentrionale), e i suoi colleghi Victor Chirikov, Aleksandr Savelyev e Vera Kholodnaya sono stati brutalmente aggrediti da uomini mascherati, e che a seguito di tale episodio al sig. Rudomakha sono state diagnosticate fratture multiple al volto e una concussione cerebrale; che, sebbene le autorità dispongano di prove concrete, comprese immagini di telecamere a circuito chiuso e impronte digitali, l'inchiesta non ha prodotto risultati tangibili, e che gli esecutori materiali e gli organizzatori della brutale aggressione continuano a godere dell'impunità; che, invece, il sig. Rudomakha è attualmente indagato penalmente per "diffamazione" di un membro della Duma;

O.  considerando che, in base alla legge russa sugli "agenti stranieri", le ONG che ricevono finanziamenti stranieri e sono impegnate in "attività politiche" devono presentare domanda per essere incluse in un elenco governativo speciale degli agenti stranieri sottoposti a controlli rigorosi e supplementari da parte del governo, e devono dichiarare in ogni pubblicazione, comunicato stampa e relazione che tali documenti sono stati elaborati da un agente straniero;

P.  considerando che Alexandra Koroleva, direttrice dell'ONG Ekozaschita! (Ecodifesa!) con sede a Kaliningrad, una tra gli ambientalisti storici e più noti del paese, è stata costretta a fuggire e a cercare asilo all'estero a causa delle accuse penali mosse nei suoi confronti per il mancato pagamento delle ammende comminate in relazione al persistente rifiuto del gruppo di registrarsi come "agente straniero" e che, qualora fosse giudicata colpevole, potrebbe essere condannata a una pena detentiva di due anni;

Q.  considerando che Ekozaschita! figura tra le 49 ONG russe ad aver presentato un ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo (ricorso n. 9988/13) denunciando che la legge sugli agenti stranieri viola diverse norme in materia di diritti umani, tra cui la libertà di espressione e di associazione, il che è stato avallato dal commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa;

R.  considerando che negli ultimi mesi sono stati aperti almeno due procedimenti penali a carico degli ambientalisti Andrey Borovikov e Vyacheslav Yegorov per ripetute violazioni della legge in materia di assemblee pubbliche in relazione alle manifestazioni ambientaliste negli oblast di Arcangelo e di Mosca;

S.  considerando che l'Unione europea e l'Ucraina, nella loro dichiarazione congiunta rilasciata a seguito dell'ultimo vertice UE-Ucraina svoltosi l'8 luglio 2019, hanno chiesto l'immediato rilascio di tutti i cittadini ucraini detenuti o incarcerati illegalmente nella penisola di Crimea e in Russia, compresi gli attivisti della comunità tatara di Crimea;

T.  considerando che quattro prigionieri politici ucraini, Oleg Sentsov, vincitore del premio Sacharov 2018 per la libertà di pensiero, Oleksandr Kolchenko, Oleksandr Shumkov e Volodymyr Balukh, nel giugno del 2018 hanno iniziato lo sciopero della fame in segno di protesta contro la persistente detenzione dei prigionieri politici ucraini da parte della Russia;

U.  considerando che l'APCE ha consentito alla delegazione della Federazione russa di ritornare al Consiglio d'Europa, la principale organizzazione europea per i diritti umani, e il 25 giugno 2019 ha ripristinato il suo diritto di voto, insistendo sul fatto che a tale rinnovato impegno debba corrispondere il rispetto dei suoi valori e delle sue norme;

1.  invita le autorità russe a liberare senza ulteriore indugio e incondizionatamente tutti i cittadini ucraini detenuti illegalmente e arbitrariamente(13), sia in Russia che nei territori temporaneamente occupati dell'Ucraina, provvedendo al loro rientro in sicurezza, tra cui i tatari di Crimea, i partecipanti alla manifestazione pacifica della piazza Rossa del 10 luglio 2019, detenuti di recente, i cittadini ucraini detenuti con accuse di matrice politica e i 24 membri dell'equipaggio delle navi della marina ucraina;

2.  invita le autorità russe a porre fine in maniera immediata e incondizionata a qualsiasi atto vessatorio, anche a livello giudiziario, nei confronti di Alexandra Koroleva ed Ekozaschita!, nonché di tutti i difensori dei diritti umani e degli ambientalisti nella Federazione russa e a garantire in ogni circostanza che essi possano svolgere le loro legittime attività senza impedimento alcuno;

3.  esorta le autorità russe a ritirare la cosiddetta legge sugli "agenti stranieri" e a sollecitare il sostegno e la piena attuazione di tutte le raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa, conformemente agli obblighi internazionali assunti a riguardo;

4.  invita la Russia a pubblicare un elenco completo dei prigionieri detenuti nei territori ucraini occupati nel Donbas e nel Lugansk, nonché a facilitare i loro contatti con le famiglie e i rappresentanti legali;

5.  condanna fermamente le continue violazioni dei principi fondamentali e delle norme di diritto internazionale commesse dalla Russia, segnatamente il suo rifiuto di rispettare le decisioni dei tribunali internazionali; esorta la Federazione russa ad attuare le decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo concernenti la violazione dei diritti umani delle persone detenute nella penisola di Crimea e nella Federazione russa;

6.  richiama l'attenzione sul fatto che i tribunali russi, sia di tipo militare che civile, non hanno competenza per giudicare atti commessi al di fuori del territorio internazionalmente riconosciuto della Russia e sottolinea che in tali casi i procedimenti giudiziari non possono essere considerati legittimi;

7.  invita la Federazione russa a garantire un accesso senza restrizioni ai territori ucraini occupati della Crimea e del Donbas alle organizzazioni intergovernative internazionali, segnatamente alla missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite, alla missione per la valutazione dei diritti umani in Crimea dell'OSCE, al commissario del Consiglio d'Europa per i diritti dell'uomo, ad altre convenzioni e meccanismi istituzionali del Consiglio d'Europa e alle organizzazioni umanitarie internazionali, in particolare il Comitato internazionale della Croce Rossa;

8.  invita le autorità russe a garantire piena cooperazione con le procedure speciali delle Nazioni Unite, estendendo inviti a visitare il paese al relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani e l'ambiente, al relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani e al rappresentante speciale per i diritti alla libertà di riunione pacifica e di associazione, in modo che possano riferire circa la situazione dei difensori dei diritti umani e dell'ambiente;

9.  sottolinea che i difensori dei diritti umani nella Federazione russa, compresi gli ambientalisti, sono spesso posti sotto sorveglianza, subiscono atti di vessazione, aggressioni, minacce, incursioni e perquisizioni dei loro uffici e presso le loro abitazioni, sono oggetto di campagne diffamatorie e denigratorie e vittime di vessazioni giudiziarie, detenzioni arbitrarie e maltrattamenti, nonché di violazioni dei diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione;

10.  propone che l'Unione europea vagli l'introduzione di un monitoraggio permanente dei processi delle vittime di persecuzioni politiche nella Federazione russa e nei territori occupati della Crimea; chiede alla delegazione dell'UE in Russia e alle ambasciate degli Stati membri di continuare a partecipare ai processi che vedono implicati gli attivisti dei diritti umani e i prigionieri politici e monitorarli, nonché di organizzare missioni che coinvolgano medici indipendenti per controllare le condizioni di detenzione e lo stato di salute dei cittadini ucraini detenuti per motivi politici nella Federazione russa e nei territori occupati della Crimea;

11.  esorta le autorità russe a tutti i livelli a riconoscere il ruolo essenziale che gli ambientalisti svolgono per la tutela dell'ambiente e per garantire il rispetto dei diritti ambientali nonché a condannare pubblicamente tutti gli attacchi, le intimidazioni, le vessazioni e la criminalizzazione degli ambientalisti;

12.  esorta le autorità russe a cessare di intralciare le attività pacifiche e legittime delle organizzazioni ambientaliste inventando accuse penali contro gli ambientalisti locali, arrestando i partecipanti alle manifestazioni pacifiche locali e comminando loro ammende sproporzionatamente ingenti;

13.  invita le autorità russe ad adottare le misure giuridiche del caso e ad avvalersi di tutti gli strumenti giuridici di cui dispongono per prevenire gli attacchi contro gli ambientalisti e porvi fine; esorta le autorità russe a garantire che sia svolta un'indagine adeguata per il caso di Andrey Rudomakha e di altri attacchi contro gli ambientalisti e che vengano attribuite le opportune responsabilità;

14.  chiede che il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, la delegazione dell'UE in Russia e le ambasciate degli Stati membri prestino costante attenzione alla situazione degli ambientalisti; chiede all'UE e agli Stati membri di adottare ulteriori misure per sostenere i difensori dei diritti umani e dell'ambiente russi;

15.  esprime preoccupazione per le relazioni sulle condizioni di detenzione, tra cui le torture, i maltrattamenti e il diniego dell'accesso all'assistenza sanitaria di base, e ribadisce pertanto il suo invito alle autorità russe a garantire il pieno rispetto dei diritti di tutti i detenuti, ad assicurarsi che questi ricevano assistenza e cure mediche adeguate e a rispettare la deontologia medica, anche non imponendo qualunque trattamento non desiderato o l'alimentazione forzata in caso di sciopero della fame, che potrebbero configurarsi come tortura o altra forma di maltrattamento;

16.  accoglie con favore la decisione del Consiglio di prorogare le misure restrittive; ribadisce la sua ferma convinzione che le sanzioni dell'UE non debbano essere revocate finché la Russia non rispetterà i suoi obblighi internazionali, in conformità degli accordi di Minsk; invita gli Stati membri a restare risoluti e uniti nel loro impegno ad applicare le sanzioni concordate nei confronti della Russia e a prendere in considerazione misure mirate contro i singoli individui responsabili della detenzione e del processo dei prigionieri politici; chiede alla comunità internazionale di esercitare maggiore pressione per garantire il rilascio di tutti i prigionieri politici nei territori occupati dalla Russia;

17.  invita il prossimo vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza a elaborare una nuova strategia globale UE-Russia volta a consolidare la pace e la stabilità; sottolinea che il necessario dialogo dovrebbe basarsi su principi rigorosi, tra cui il rispetto del diritto internazionale e l'integrità territoriale dei vicini della Russia, consolidando al contempo i contatti interpersonali con i cittadini russi; sottolinea che le sanzioni contro la Russia possono essere revocate all'esclusiva condizione che il paese rispetti pienamente i propri obblighi; evidenzia tuttavia che l'Unione europea dovrebbe anche prepararsi ad adottare, se necessario, ulteriori sanzioni, incluse sanzioni personali mirate, e a limitare l'accesso ai finanziamenti e alla tecnologia nel caso in cui la Russia continui a violare il diritto internazionale;

18.  ribadisce il proprio sostegno a favore di un regime europeo di sanzioni per violazioni dei diritti umani che dovrebbe punire gli autori di gravi violazioni dei diritti umani, il cosiddetto "atto Magnitsky", e invita il Consiglio a proseguire i suoi lavori in materia senza indugio; sottolinea che agli autori di violazioni dei diritti umani non dovrebbero essere concessi visti dell'UE né dovrebbero essere autorizzati a detenere patrimoni negli Stati membri;

19.  ribadisce la sua ferma condanna dell'atto di aggressione commesso dalla Federazione russa contro l'Ucraina il 25 novembre 2018 nei pressi dello stretto di Kerch, al largo della costa dei territori illegalmente occupati in Crimea; sottolinea che l'ITLOS ha ingiunto alla Russia di liberare immediatamente e incondizionatamente le navi e i militari; evidenzia che la mancata attuazione della disposizione dell'ITLOS costituisce un'altra grave violazione degli obblighi internazionali; ritiene che le "condizioni" dettate dalla Russia per il rilascio delle navi e dei militari, indicate nella nota all'Ucraina del 25 giugno 2019, siano in palese violazione dell'ordinanza, peggiorino la controversia e la prolunghino;

20.  invita il rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani a prestare costante attenzione alla situazione dei diritti umani nella penisola di Crimea e nelle zone dell'Ucraina orientale non sottoposte al controllo governativo;

21.  invita la Federazione russa ad attuare pienamente le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 27 marzo 2014 sull'integrità territoriale dell'Ucraina, del 19 dicembre 2016 sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica autonoma di Crimea e nella città di Sebastopoli (Ucraina), del 19 dicembre 2017 e del 22 dicembre 2018, nonché l'ordinanza della Corte internazionale di giustizia concernente le misure provvisorie nella causa Ucraina contro Federazione russa relativamente all'applicazione della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale;

22.  rammenta con preoccupazione che molte delle sentenze pronunciate dai tribunali russi contro i prigionieri politici ucraini sono legate allo spionaggio (tra cui i casi di Pavlo Hryb, Oleksiy Stogniy, Gleb Shabliy, Volodymyr Prysych, Volodymyr Dudka, Dmitry Shtyblikov, Yevlen Panov, Andriy Zakhtey, Valentyn Vygovskyi, Viktor Shur e Dmytro Dolgopolov), il che ricorda il periodo di repressione iniziato negli anni Trenta e conclusosi nella metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, durante il quale numerosi cittadini dell'allora Unione sovietica venivano incarcerati e condannati per tali motivi;

23.  contesta la decisione emessa dal procuratore generale russo, secondo cui il Congresso mondiale ucraino costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale russa;

24.  si attende che la decisione dell'APCE del 25 giugno 2019 conduca a un miglioramento immediato del rispetto dei diritti umani e delle norme del Consiglio d'Europa in Russia, segnatamente a riguardo dell'esecuzione delle sentenze pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo;

25.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, all'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa nonché al Presidente, al governo e al Parlamento della Federazione russa e al Presidente, al governo e al parlamento dell'Ucraina.

(1) GU C 407 del 4.11.2016, pag. 74.
(2) GU C 316 del 22.9.2017, pag. 198.
(3) GU C 35 del 31.1.2018, pag. 38.
(4) GU C 76 del 28.2.2018, pag. 27.
(5) GU C 263 del 25.7.2018, pag. 109.
(6) GU C 346 del 27.9.2018, pag. 86.
(7) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 31.
(8) Testi approvati, P8_TA(2018)0259.
(9) Testi approvati, P8_TA(2018)0435.
(10) Testi approvati, P8_TA(2019)0115.
(11) Testi approvati, P8_TA(2018)0518.
(12) Testi approvati, P8_TA(2019)0157.
(13) L'elenco non esaustivo comprende: Oleg Sentsov, Oleksandr Kolchenko, Oleksiy Chyrniy, Mykola Karpyuk, Stanislav Klykh, Valentyn Vyhivskyi, Yurii Primov, Rustem Vaitov, Ruslan Zeytullayev, Ferat Sayfullayev, Viktor Shur, Andriy Kolomiyets, Roman Sushchenko, Pavlo Hryb, Oleksiy Syzonovych, Enver Mamutov, Rustem Abiltarov, Zevri Abseitov, Remzi Memetov, Henadii Lymeshko, Yevhen Panpv, Hlib Shablii, Volodymyr Prisich, Ihor Kyiashko, Teimur Abdillaiev, Uzeir Adsullaiev, Rustem Ismailov, Aider Saledinov, Emil Dzhemadenov, Volodymyr Balukh, Dmytro Shtyblikov, Muslim Aliyev, Emir Usein Kuku, Vadym Siruk, Inver Bekirov, Refat Alimov, Arsen Dzhepparov, Oleksandr Shumkov, Tofik Abdulgaziev, Izzet Abdullaev, Vladlen Abdulkadyrov, Mejit Abdurakhmanov, Bilyal Adilov, Osman Arifmemetov, Farkhod Bazarov, , Servet Gaziev, Dzhemil Gafarov, Reza Izetov, Alim Karimov, Seyran Murtaza, Yashar Muyedinov, Erfan Osmanov, Seytveli Sietabdiev, Rustem Siethalilov, Ruslan Suleymanov, Shaban Umerov, Marlen Asanov, Seiran Sakiiev, Memet Belialov, Tymur Ibrahimov, Server Zekiriaiev, Ernes Ametov, Oleksiy Bessarabov, Volodymyr Dudka, Oleksii Stohnii, Mykola Shyptur, Evhen Karakashev, Nariman Memedeminov, Oleksandr Steshenko, Enver Seitosmanov, Server Mustafaiev, Edem Smailov, Edem Bekirov, Diliaver Gafarov, Renat Suleimanov, Eskender Abdulganiev, Rustem Emiruseinov, Arsen Abkhairov, Raim Aivazov, Aider Dzepparov, Taliat Abdurakhmanov, Seiran Mustafaiev, Arsen Kubedinov, Mustafa Dehermendzhi, Ali Asanov, Arsen Yunusov, Eskender Kantemyrov, Eskender Emirvaliev, Suleiman Kadyrov, Taliat Yunusov, Mykola Semena, Musa Abkerimov, Vitaliy Kuharenko Asan Chapukh, Bekir Dehermendzhi, Kiazim Ametov, Ruslan Trubach, Shaban Umerov, Rustem Seytkhalilov, Riza Izetov, Farid Bazarov, Dzemil Gafarov, Seyran Murtazi, Alim Kerimov, Tofik Abdulgariev, Bilyala Adilov, Medzhit Abdurakhmanov, Rustem Sheykhaliev, Alim Sheykhaliev, Seytveli Seytabdiev, Yashar Muedinov, Asan Yanikov, Enver Ametov, Ruslan Suleymanov, Akim Bekirov, Erfan Osmanov, Server Gaziev, Remzi Bekirov, Osman Arifmetov, Vlaslen Abdulkadyrov, Izzet Abdullaiev, Tair Ibragimov, Ayder Dzepparov, Eldar Kantermirov, Ruslan Mesutov, Ruslan Nagaiev, Enver Omerov, Riza Omerov, Eskander Suleymanov e Lenur Khalilov.


Situazione in Venezuela
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Risoluzione del Parlamento europeo del 18 luglio 2019 sulla situazione in Venezuela (2019/2730(RSP))
P9_TA(2019)0007RC-B9-0006/2019

Il Parlamento europeo,

–  viste le sue precedenti risoluzioni sul Venezuela, in particolare quelle del 27 febbraio 2014 sulla situazione in Venezuela(1), del 18 dicembre 2014 sulla persecuzione dell'opposizione democratica in Venezuela(2), del 12 marzo 2015 sulla situazione in Venezuela(3), dell'8 giugno 2016 sulla situazione in Venezuela(4), del 27 aprile 2017 sulla situazione in Venezuela(5), dell'8 febbraio 2018 sulla situazione in Venezuela(6), del 3 maggio 2018 sulle elezioni in Venezuela(7), del 5 luglio 2018 sulla crisi migratoria e la situazione umanitaria in Venezuela e lungo i suoi confini terrestri con la Colombia e il Brasile(8), del 25 ottobre 2018 sulla situazione in Venezuela(9), del 31 gennaio 2019 sulla situazione in Venezuela(10) e del 28 marzo 2019 sulla situazione di emergenza in Venezuela(11),

–  vista la relazione sul Venezuela dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani del 4 luglio 2019,

–  viste le dichiarazioni sul Venezuela del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) rilasciate il 10 gennaio 2019, 26 gennaio 2019, 24 febbraio 2019, 28 marzo 2019, 4 aprile 2019, 30 aprile 2019, 18 giugno 2019 e 16 luglio 2019,

–  vista la relazione dell'Organizzazione degli Stati americani (OSA) sui migranti e rifugiati venezuelani dell'8 marzo 2019,

–  vista la quarta riunione tecnica internazionale del Processo di Quito, tenutasi a Buenos Aires il 4 e 5 luglio 2019,

–  vista la dichiarazione del gruppo di Lima del 30 aprile 2019,

–  vista la dichiarazione del gruppo di Lima del 3 maggio 2019,

–  vista la dichiarazione della riunione congiunta del gruppo di contatto internazionale e del gruppo di Lima, del 3 giugno 2019, sulla situazione in Venezuela,

–  vista la decisione (PESC) 2018/1656 del Consiglio, del 6 novembre 2018, che modifica la decisione (PESC) 2017/2074, concernente misure restrittive in considerazione della situazione in Venezuela(12), che proroga fino al 14 novembre 2019 le misure restrittive mirate in vigore,

–  visto lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale (CPI),

–  vista la Costituzione venezuelana,

–  visto l'articolo 132, paragrafi 2 e 4, del suo regolamento,

A.  considerando che tra il 2018 e il 2019 la crisi politica, economica, istituzionale, sociale e umanitaria pluridimensionale è notevolmente peggiorata; che la crescente penuria di medicinali e di alimenti, le massicce violazioni dei diritti umani, l'iperinflazione, l'oppressione politica, la corruzione e la violenza stanno mettendo in pericolo la vita delle persone, costringendole ad abbandonare il paese;

B.  considerando che l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha visitato il paese dal 19 al 21 giugno 2019; che ha esortato il governo de facto del Venezuela ad adottare misure immediate e concrete per porre fine e rimediare alle gravi violazioni dei diritti umani documentate nel paese; che è stato altresì riconosciuto che da oltre un decennio il Venezuela ha adottato e attuato una serie di leggi, politiche e prassi che hanno limitato lo spazio democratico, indebolito le istituzioni pubbliche e compromesso l'indipendenza della magistratura;

C.  considerando che in Venezuela più di 7 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria; che il governo de facto di Maduro ha violato il diritto all'alimentazione, compreso l'obbligo dello Stato di garantire che la popolazione non soffra la fame; che, secondo le Nazioni Unite, la malnutrizione colpisce 3,7 milioni di venezuelani, il che è particolarmente grave per i bambini e le donne incinte; che il 94 % della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e il 62 % vive in condizioni di povertà estrema; che il 70 % dei bambini non frequenta la scuola; che alcune donne sono state costrette ad atti sessuali in cambio di generi alimentari e che in numerose occasioni sono state vittime di violenza;

D.  considerando che la situazione sanitaria nel paese è disastrosa, poiché gli ospedali non dispongono di personale, forniture, medicinali ed energia elettrica, il che ha causato almeno 1 557 morti tra il novembre 2018 e il febbraio 2019; che in quattro delle principali città del Venezuela, tra cui Caracas, si registra una carenza di farmaci essenziali tra il 60 % e il 100 %; che la mortalità materna è aumentata e molte donne hanno dovuto lasciare il paese per partorire;

E.  considerando che più di 3,4 milioni di venezuelani sono dovuti fuggire dal paese; che il numero totale di venezuelani costretti a emigrare supererà i 5 milioni entro la fine del 2019, il che rappresenterà la seconda più grande crisi di migranti e rifugiati nel mondo; che tale flusso migratorio comporta particolari pressioni non solo sui paesi vicini ma anche, in misura crescente, sull'Unione europea e sui territori degli Stati membri dell'UE nei Caraibi;

F.  considerando che, secondo l'UNHRC, quasi 7 000 persone sono state uccise extragiudizialmente durante le operazioni di sicurezza in Venezuela nell'ultimo anno e mezzo; che le autorità de facto stanno ricorrendo all'unità di azione speciale della polizia nazionale bolivariana (FAES) e ad altre forze di sicurezza nel quadro della loro politica di controllo sociale; che alle famiglie delle persone uccise extragiudizialmente durante le proteste continua ad essere impedito l'esercizio del diritto alla verità, alla giustizia e alla riparazione;

G.  considerando che la tortura è sistematicamente utilizzata dal regime per intimidire e scoraggiare i manifestanti, instaurando così un clima di terrore; che la relazione dell'UNHRC ha rilevato che i servizi di sicurezza e di intelligence, segnatamente il SEBIN (servizio bolivariano di intelligence) e la DGCIM (direzione generale del controspionaggio militare) hanno fatto regolarmente ricorso a tali pratiche; che i prigionieri politici in Venezuela sono sottoposti a torture e molti si trovano attualmente in isolamento senza la possibilità di contattare i loro legali o i loro familiari, che temono per la loro vita e la loro incolumità fisica;

H.  considerando che 22 parlamentari, tra cui il presidente dell'Assemblea nazionale, sono stati privati della loro immunità parlamentare; che due parlamentari si trovano in stato di detenzione e 16 hanno chiesto protezione nelle ambasciate, hanno lasciato il paese o si sono nascosti;

I.  considerando che i popoli indigeni sono vittime di atti violenti e criminali; che 63 membri delle comunità indigene sono stati arbitrariamente detenuti e torturati, 7 sono deceduti e più di 23 sono stati feriti e hanno dovuto recarsi in ospedali al di fuori del paese per ottenere le cure necessarie;

J.  considerando che le attività minerarie e petrolifere, segnatamente nelle regioni periferiche e ricche di biodiversità, distruggono i mezzi di sussistenza delle minoranze, quali le comunità indigene e nere, che, se si oppongono a tali attività e invocano i propri diritti, sono vittime di gravi violenze e costrette allo sfollamento da parte delle forze militari, di bande della criminalità organizzata e di gruppi armati;

K.  considerando che il 29 giugno 2019 Rafael Acosta Arévalo, un capitano di vascello arrestato e torturato per un presunto complotto finalizzato all'assassinio di Nicolás Maduro, è deceduto in stato di detenzione; che le autorità de facto hanno sequestrato e nascosto illegalmente il suo corpo per 11 giorni prima di seppellirlo, senza rispettare i diritti fondamentali dei familiari nonché il loro desiderio di commemorare il loro caro defunto;

L.  considerando che il 2 luglio 2019 Rufo Chacón, un ragazzo venezuelano di 16 anni, ha perso la vista dopo aver ricevuto un colpo da arma da fuoco al volto da parte degli ufficiali del governo nel corso di una manifestazione organizzata per protestare contro la mancanza di gas per cucinare;

M.  considerando che l'UE ha mobilitato 117,6 milioni di EUR per l'aiuto di emergenza e l'assistenza allo sviluppo in risposta alla crisi, lavorando con le popolazioni vulnerabili sia in Venezuela (60 % del finanziamento) che nei paesi limitrofi (40 % del finanziamento); che finora il sostegno raccolto dall'ONU per il suo piano regionale di risposta per i rifugiati e i migranti rappresenta soltanto il 22 % circa del totale richiesto (159 milioni di USD a fronte di un appello per la raccolta di 738 milioni di USD);

1.  ribadisce la sua viva preoccupazione per la grave situazione di emergenza in Venezuela, che sta mettendo seriamente a repentaglio la vita dei cittadini del paese;

2.  ribadisce il pieno sostegno al legittimo presidente ad interim, Juan Guaidó, e all'Assemblea nazionale, che è l'organismo democratico legittimo del Venezuela e i cui poteri devono essere ripristinati e rispettati, ivi comprese le prerogative e la sicurezza dei suoi membri; condanna la revoca dell'immunità parlamentare di 22 deputati e l'incarcerazione di due di loro; ribadisce le sue preoccupazioni concernenti la mancanza di legittimità delle elezioni presidenziali del maggio 2018;

3.  condanna i feroci atti di repressione e violenza che hanno causato morti e feriti; esprime solidarietà al popolo venezuelano e porge le sue sincere condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime;

4.  sottolinea, conformemente alla relazione dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, la diretta responsabilità di Nicolás Maduro, come pure delle forze armate e di intelligence al servizio del suo regime illegittimo, in relazione all'uso indiscriminato della violenza per reprimere il processo di transizione democratica e il ripristino dello Stato di diritto in Venezuela; condanna il ricorso, in ogni circostanza, alla detenzione arbitraria, alla tortura e alle uccisioni extragiudiziali, trattandosi di atti vietati dalle convenzioni internazionali, tra cui quelle di cui il Venezuela è firmatario;

5.  denuncia, conformemente alla relazione dell'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, gli abusi perpetrati dalle forze dell'ordine e la brutale repressione effettuata dalle forze di sicurezza; chiede l'istituzione di un meccanismo nazionale imparziale e indipendente, con il sostegno della comunità internazionale, al fine di indagare sulle esecuzioni extragiudiziali effettuate durante le operazioni di sicurezza, in modo da garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere di tali azioni e che le famiglie delle vittime siano risarcite e protette da intimidazioni e atti di rappresaglia;

6.  esorta a garantire la disponibilità e l'accessibilità di generi alimentari, medicinali e servizi sanitari, riservando nel contempo un'attenzione particolare ai servizi destinati alle madri e ai minori; invita le autorità venezuelane de facto a garantire che gli aiuti umanitari siano distribuiti all'intera popolazione, senza pregiudizi politici;

7.  sottolinea la necessità di cessare, condannare pubblicamente, punire e prevenire ogni atto di persecuzione e repressione selettiva fondato su motivi politici; chiede il rilascio di tutte le persone arbitrariamente private della loro libertà;

8.  ricorda che occorre porre fine a qualsiasi intimidazione e attacco nei confronti dei popoli indigeni, compresi i loro leader, e che le autorità dovrebbero garantire la loro protezione e adottare tutte le misure necessarie per tutelare i loro diritti individuali e collettivi, compreso il diritto alla terra;

9.  sottolinea che occorre evitare di intraprendere progetti colossali volti a trovare fonti di entrate che permettano di superare la crisi economica, in quanto essi danneggiano l'ambiente, il clima e i mezzi di sussistenza delle comunità della regione; chiede la protezione incondizionata delle popolazioni indigene e nere delle aree periferiche che difendono l'ambiente da attività quali l'estrazione dell'oro nella regione di Arco Minero del Orinoco in Venezuela;

10.  richiama l'attenzione sulla sempre più grave crisi migratoria in tutta la regione ed elogia la solidarietà e gli sforzi messi in campo dai paesi vicini, in particolare dalla Colombia, dall'Ecuador e dal Perù; chiede alla Commissione di continuare a cooperare con tali paesi, non soltanto fornendo assistenza umanitaria, ma anche mettendo a disposizione maggiori risorse e attraverso la politica di sviluppo;

11.  ribadisce che una soluzione pacifica, democratica e inclusiva rappresenta l'unica via d'uscita sostenibile dall'attuale situazione di stallo politico e dalla grave crisi sociale e umanitaria da essa provocata; evidenzia che il dialogo in corso deve tener conto della tabella di marcia adottata dall'Assemblea nazionale del Venezuela; sostiene il processo di facilitazione in corso, guidato dalla Norvegia, e si compiace del fatto che entrambe le parti abbiano convenuto di avviare un dialogo per la pace; sottolinea che, per la buona riuscita del processo di facilitazione, dovrebbero essere attuate le misure minime di rafforzamento della fiducia; ribadisce che tale dialogo deve mirare esclusivamente alla creazione di condizioni che rendano possibili elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili sulla base di un calendario definito, di condizioni eque per tutti gli attori coinvolti, della trasparenza e della presenza di osservatori internazionali credibili;

12.  invita il Consiglio a imporre ulteriori sanzioni nei confronti delle autorità statali de facto responsabili delle violazioni dei diritti umani e della repressione; ritiene che le autorità dell'UE debbano limitare i movimenti delle persone interessate, congelarne i beni e sospenderne i visti e che la medesima procedura debba applicarsi ai loro parenti più prossimi;

13.  chiede al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) di indirizzare la politica dell'UE in merito alla situazione in Venezuela e di continuare a cooperare con il gruppo di contatto e con i paesi democratici della regione, rappresentati dal gruppo di Lima;

14.  ribadisce il suo sostegno alle indagini, condotte dalla Corte penale internazionale (CPI), sui diffusi crimini e gli atti di repressione perpetrati dal regime venezuelano; esorta l'UE e i suoi Stati membri ad aderire all'iniziativa promossa da diversi Stati parte della CPI con l'obiettivo di indagare sui crimini contro l'umanità commessi dal governo de facto di Maduro, in modo che i responsabili siano chiamati a rispondere di tali azioni;

15.  sostiene l'iniziativa volta a istituire una commissione d'inchiesta presso l'UNHRC per determinare le responsabilità individuali nell'ambito delle violazioni sistematiche dei diritti umani in Venezuela;

16.  incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al legittimo presidente ad interim della Repubblica e dell'Assemblea nazionale della Repubblica bolivariana del Venezuela, ai governi e ai parlamenti dei paesi del gruppo di Lima, all'Assemblea parlamentare euro-latinoamericana e al segretario generale dell'Organizzazione degli Stati americani.

(1) GU C 285 del 29.8.2017, pag. 145.
(2) GU C 294 del 12.8.2016, pag. 21.
(3) GU C 316 del 30.8.2016, pag. 190.
(4) GU C 86 del 6.3.2018, pag. 101.
(5) GU C 298 del 23.8.2018, pag. 137.
(6) GU C 463 del 21.12.2018, pag. 61.
(7) Testi approvati, P8_TA(2018)0199.
(8) Testi approvati, P8_TA(2018)0313.
(9) Testi approvati, P8_TA(2018)0436.
(10) Testi approvati, P8_TA(2019)0061.
(11) Testi approvati, P8_TA(2019)0327.
(12) GU L 276 del 7.11.2018, pag. 10.

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