Home - ElectionsHome - European ParliamentPrevious Menu Elezioni del Parlamento europeo 1999
Momenti più importanti della legislatura 1994 - 1999

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Lo sport alla televisione non deve essere riservato a pochi privilegiati

 

La direttiva "Televisione senza frontiere" è stato uno dei dossier più controversi di questa legislatura. Il Parlamento europeo, pur non trovando, in seconda lettura, una maggioranza sufficiente per rafforzare le disposizioni in materia di quote di diffusione di opere europee, è riuscito ad imporre il suo punto di vista sulla necessità di ritrasmettere in "chiaro" grandi avvenimenti nazionali o internazionali. Si tratta essenzialmente di avvenimenti sportivi di risonanza internazionale, come le Olimpiadi o la Coppa del mondo di calcio, per i quali le emittenti, pubbliche o private, si fanno una concorrenza spietata che è all'origine di una crescita esponenziale dei costi connessi ai diritti di diffusione. Per convincersene, bastano alcuni dati. Secondo France Télécom, 227 emittenti televisive hanno trasmesso l'ultima Coppa del mondo, il che ha permesso a circa 40 miliardi di telespettatori(in audience cumulato) di seguire l'avvenimento. Per la prossima Coppa, che si terrà nel 2002 in Giappone ed in Corea, i diritti di diffusione, esclusi gli Stati Uniti, sono stati acquistati per più di 762 milioni di euro.

La rivoluzione digitale

Le implicazioni, perciò, di una tale disposizione sono enormi. In effetti, dato il moltiplicarsi dell'offerta di programmi televisivi, resa possibile dalla rivoluzione digitale, vi era un reale rischio che i diritti di diffusione dei grandi avvenimenti fossero acquistati da pay-tv intenzionate a riservarne la diffusione esclusivamente ai propri abbonati. Lo sport costituisce uno dei principali prodotti di richiamo per le televisioni sia pubbliche che private ed è diventato un importantissimo argomento di vendita per le pay-tv. Parallelamente, senza parlare di avvenimenti planetari come le Olimpiadi, è innegabile che il Tour de France o il Torneo di tennis di Wimbledon, per non citare che due esempi, appartengono al patrimonio culturale comune. Vi è pertanto un'aspettativa legittima da parte del pubblico di avere liberamente accesso alla diffusione di questi avvenimenti. Durante la procedura di codecisione il Parlamento europeo è riuscito a farsi interprete di queste aspirazioni, ottenendo il riconoscimento dell'idea di garantire la diffusione in "chiaro" di alcuni grandi avvenimenti.

Diffusione in "chiaro" : chi decide?

Una volta che il Consiglio ha accettato il principio di permettere di seguire in "chiaro" determinati avvenimenti, restavano da stabilire i mezzi per applicarlo. Era la Commissione europea a dover fissare l'elenco degli avvenimenti da diffondere in "chiaro" o questa competenza doveva essere attribuita agli Stati membri? La prima opzione comportava numerosi inconvenienti. In primo luogo, la difficoltà per la Commissione di stilare un elenco esaustivo che avrebbe dovuto tener conto di tutti i casi particolari degli Stati membri. In secondo luogo, il forte rischio che venissero formulate critiche del tipo "l'Europa vuole regolamentare i minimi dettagli della nostra vita quotidiana". E' stato pertanto privilegiato il principio del riconoscimento reciproco, in base al quale gli Stati membri stabiliscono un elenco di avvenimenti nazionali o di altro tipo che non devono essere trasmesse in modo criptato della emittenti televisive soggette alla loro competenza. Il nesso di territorialità non è quindi legato al luogo in cui l'avvenimento si produce, bensì a quello della diffusione. Ad esempio, nulla impedirebbe alle autorità austriache di far figurare sul loro elenco le prove della Coppa del mondo di sci, a prescindere dal luogo in cui si svolgono le gare. All'inizio del 1999 il recepimento della direttiva nelle legislazioni dei diversi Stati membri era già a buon punto. La Danimarca ha persino concluso tutta la procedura e ha comunicato alla Commissione l'elenco degli avvenimenti che devono essere diffusi in "chiaro". Oltre alle tradizionali Olimpiadi estive e invernali e ai Campionati del mondo ed europei di calcio, tale elenco comprende i Campionati del mondo ed europei di pallamano, una disciplina sportiva che occupa un ruolo importante nella cultura sportiva di questo paese.

Spetta altresì allo Stato membro determinare se un avvenimento debba essere trasmesso integralmente o parzialmente in diretta o se, per motivi obiettivi, ad esempio di fuso orario, possa esserlo integralmente o parzialmente in differita. La legislazione danese dà una definizione di "accesso libero" a un avvenimento: occorre che la diffusione possa essere captata dal 90% della popolazione senza spese supplementari di acquisto di un'apparecchiatura tecnica o che il costo per telespettatore della ricezione di questo avvenimento non superi le 25 corone al mese, oltre al canone televisivo e a un abbonamento alla televisione via cavo. Tale legislazione fissa altresì le norme applicabili alla trasmissione in differita di questi avvenimenti, segnatamente il fatto che devono essere diffusi, come norma generale, entro 24 ore. Sono altresì previste sanzioni, che vanno da una multa al ritiro dell'autorizzazione di trasmettere in caso di violazione.

Quale posto per lo sport?

Questa iniziativa del Parlamento europeo, materializzatasi grazie al dialogo previsto dalla procedura di codecisione, ha pertanto un impatto molto concreto sulla vita quotidiana dei cittadini dell'Unione europea.

Al di là di questo aspetto, il Parlamento europeo ha altresì esaminato l'importanza dello sport nella società e la necessità di riconoscere il fenomeno culturale, economico e sociale che rappresenta. Anche se ciò non si è tradotto in un riferimento esplicito nel trattato di Amsterdam, una dichiarazione si occupa di questo aspetto. Una nuova tappa è stata compiuta con il Consiglio europeo di Vienna in cui i capi di Stato e di governo, riconoscendo il ruolo svolto dallo sport sul piano sociale, hanno invitato la Commissione ad elaborare una relazione per la loro riunione di Helsinki nell'ottica della salvaguardia delle attuali strutture sportive e del mantenimento della funzione sociale dello sport nell'ambito comunitario.

Per lo sport, come per numerosi altri settori, il Parlamento europeo ha svolto un ruolo di laboratorio di idee e di sede di discussione politica. Le sue iniziative costituiscono spesso dei germi che, con il passare del tempo, vengono accettati e assimilati da tutti gli Stati membri dell'Unione europea.

Per ulteriori informazioni: Patrick BARAGIOLA (tel. 0032-2-284 32 51 o per email pbaragiola@europarl.eu.int)

 

 

 

 

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