Parlamento europeo: Note sintetiche

4.7.1.     Principi generali della politica industriale dell'UE

BASE GIURIDICA

Mentre il trattato CECA e il trattato EURATOM si possono considerare come trattati di politica industriale per due fra i più importanti settori dell'industria, nel trattato CE, che comprende tutti i settori dell'economia, manca una vera indicazione relativa ad una politica industriale. Ovviamente una politica industriale comune può basarsi su numerose disposizioni dei trattati europei. Essa può essere vista come l'applicazione globale all'industria o ai singoli settori industriali di tutte le disposizioni generali dei trattati, al fine di incidere sui tempi dell'assegnazione delle risorse ai vari settori industriali e al loro interno. Il trattato di Maastricht ha modificato il trattato CE [articolo 157 (130)] in modo da fornire una base giuridica per l'attuazione di una politica industriale comunitaria. Esso consente alla Commissione di proporre misure volte a rafforzare la competitività dell'industria europea. Per avviare azioni di politica industriale la Commissione dovrà tuttavia ottenere il sostegno unanime del Consiglio.

OBIETTIVI

In termini generali la politica industriale si traduce in:

  • misure generali volte a sviluppare ulteriormente il mercato interno e a realizzare un'unione economica e monetaria europea (in tal senso la politica industriale è parte integrante della politica economica generale);
  • politica commerciale esterna (politica antidumping; negoziati commerciali bilaterali e multilaterali aventi un'incidenza su singoli settori industriali);
  • politiche sociali e regionali (allorché il processo di riconversione industriale comporti inaccettabili conseguenze sociali e regionali);
  • politica di concorrenza (strumenti giuridici per l'intervento sui meccanismi di mercato che palesano disfunzioni e per la vigilanza sugli aiuti di stato);
  • politica di ricerca e di sviluppo;
  • rafforzamento della cooperazione tra le imprese europee.
In termini più particolari la politica industriale comunitaria è attuata mediante misure specifiche a favore di taluni settori industriali e gli stanziamenti previsti a tal fine.

Le iniziative della Comunità nei singoli settori industriali sono connesse ai modesti successi conseguiti da talune industrie europee sul mercato mondiale.
Le sfide lanciate alla competitività, per quanto riguarda sia le tecnologie di punta sia le industrie tradizionali, non possono essere più fronteggiate con le politiche industriali nazionali. Il processo della ristrutturazione industriale è quindi strettamente connesso con il fenomeno dell'interdipendenza economica.

REALIZZAZIONI

1. Quadro generale

Visti i problemi della ristrutturazione industriale, l'Unione europea deve perseguire una politica atta a conseguire due obiettivi. In primo luogo, la Commissione ha fissato un certo numero di criteri per azioni dirette volte a combattere la crisi nei principali settori industriali della Comunità. Questi criteri tendono segnatamente a evitare qualsiasi distorsione della concorrenza e a permettere la ristrutturazione dei settori interessati entro un termine stabilito e devono assicurare, contestualmente al coordinamento di tale ristrutturazione e alla valutazione della sua strategia, le condizioni necessarie a garantire l'incentivazione di quei settori dell'industria europea che possono rivelarsi competitivi nei confronti di altri paesi tradizionalmente industrializzati o di recente industrializzazione. In secondo luogo, lo stimolo dell'europeizzazione nel campo della ricerca, dell'innovazione e delle strutture industriali costituisce uno degli elementi più importanti della strategia industriale europea. Questo tipo di cooperazione europea è esemplificato da alcuni programmi dell'Unione europea quali:

  • ESPRIT (Programma strategico di ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie dell'informazione);
  • BRITE-EURAM (Programma specifico di ricerca e sviluppo tecnologico nei settori della tecnologia industriale e dell'impiego di materiali avanzati);
  • JET (Joint European Torus) e
  • RACE (Ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie e delle telecomunicazioni in Europa).
La Comunità sta inoltre coordinando i suoi programmi di ricerca e sviluppo con i progetti EUREKA (Agenzia europea di coordinamento della ricerca). La Commissione sta seguendo attivamente gli sviluppi nei vari settori industriali, come dimostra la pubblicazione "Rassegna dell'industria UE".

2. Principali documenti

a. Le iniziative per la realizzazione del mercato interno, annunciate nel Libro bianco della Commissione 'Completamento del mercato interno' (COM(85) 310), hanno rappresentato una spinta importante per la politica industriale comunitaria. Con l'integrazione del mercato si intende fornire all'industria europea i vantaggi di cui godono già i suoi concorrenti americani e giapponesi nei rispettivi vasti mercati interni. Tali vantaggi consistono nelle possibilità offerte dalla produzione su vasta scala, dalla specializzazione, dalle economie di scala, dalla cooperazione internazionale tra le imprese, dall'armonizzazione tecnica, dalla ricerca, dall'innovazione, come pure dagli investimenti e dalla possibilità di presentare offerte su scala comunitaria.

La Comunità ha inoltre la possibilità di erogare aiuti diretti all'industria:
- mediante il trasferimento di fondi dal bilancio comunitario (Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale e Fondo per la ricerca e lo sviluppo);
- mediante la concessione di prestiti nell'ambito della CECA, finanziati con gli interessi ricavati da altri prestiti e sono destinati alle imprese del settore carbosiderurgico;
- mediante la concessione di prestiti e garanzie della Banca europea per gli investimenti e del Fondo europeo per gli investimenti;
- mediante l'assegnazione di prestiti tramite il nuovo strumento comunitario (NSC), di particolare importanza per le piccole e medie imprese.

b. Nel 1990, la Commissione ha presentato una strategia coerente di politica industriale nella sua comunicazione "La politica industriale in un contesto aperto e concorrenziale" (COM(90) 556).

c. Con il Libro bianco "Crescita, competitività, occupazione - le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo" (COM(93) 700), alla fine del 1993 la Commissione ha richiamato l'attenzione sul valore particolare dell'intensificazione della ricerca e dello sviluppo tecnologico, dell'armonizzazione dei sistemi di formazione, nonché di una più rapida istituzione delle reti transeuropee - in particolare nei settori dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell'energia - nel quadro di un partenariato tra il settore pubblico e quello privato.

d. Nel marzo 1995, la Commissione ha presentato la sua relazione (SEC(95) 437 def.) su "Attuazione delle risoluzioni e delle conclusioni del Consiglio in materia di politica industriale". Il Consiglio ha promosso la presentazione di tale relazione nella sua risoluzione del 21 novembre 1994. Essa dimostrava che l'azione avviata dalla Comunità in materia di politica industriale contribuisce ad un miglioramento generale della competitività attraverso misure relative a tutte le politiche comunitarie. In seguito alla risoluzione del Consiglio, la Commissione ha pubblicato la relazione "La competitività dell'industria europea" (1997). Nel dicembre 1995, la Commissione ha adottato il Libro verde sull'innovazione (COM(95) 688 def.), il cui scopo è quello di individuare i fattori che favoriscono o ostacolano l'innovazione nell'Unione europea e di proporre, a tutti i livelli del processo decisionale, misure pratiche volte a potenziare la capacità innovativa globale dell'Unione, ponendo un accento particolare sulle PMI. Il 6 giugno 1996, il Parlamento europeo ha approvato i principi fondamentali delle conclusioni della Commissione riguardo all'innovazione. La Commissione rivede la situazione della competitività dell'industria in una relazione annuale.

e. Nella sua comunicazione sulla "Competitività delle imprese europee a fronte della globalizzazione" (COM(98) 718 def.), la Commissione invitava l'industria, i sindacati e le istituzioni dell'UE a definire una nuova politica industriale e proponeva misure volte a migliorare la competitività delle imprese europee nel mercato globale.

La Commissione pubblica regolarmente dei censimenti degli aiuti di Stato nell'Unione europea nel settore manifatturiero e in taluni altri settori (p. es. Settimo censimento, COM(99) 148 def.).

RUOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO

Il trattato di Maastricht affronta per la prima volta la questione della politica industriale, una realizzazione che può essere attribuita alle iniziative del Parlamento. Quest'ultimo ha contribuito a stimolare il processo di riorganizzazione del settore siderurgico e ha invitato ad una politica più dinamica nei settori industriali. La commissione per i problemi economici e monetari e la politica industriale è la commissione competente nel settore ed ha esaminato numerose relazioni di natura legislativa e non. Sono citati di seguito alcuni esempi di relazioni recentemente approvate in sede di plenaria.
- Risoluzione del 29 giugno 1995 [1] sulla politica di competitività industriale per l'Unione europea, in cui il Parlamento europeo sottolineava l'importanza del coordinamento delle politiche industriali nazionali, la necessità di un dialogo sociale e della tutela ambientale nella strategia industriale della UE.
- Risoluzione del 27 ottobre 1995 [2] sulla politica di competitività industriale per l'Unione europea, in cui il Parlamento europeo approvava il programma di azione per la competitività industriale proposto. Il programma è stato adottato il 25 giugno 1996 dal Consiglio (decisione 96/413/CE). In seguito alla comunicazione della Commissione sull'analisi comparativa, nelle sue risoluzioni del 9 aprile 1997 [3] e del 19 dicembre 1997 [4] , il Parlamento si è espresso a favore dell'analisi comparativa come tecnica atta ad identificare le migliori pratiche nell'industria europea e della costituzione di un gruppo di alto livello competente in materia di analisi comparativa. Nella sua conclusione del 24 aprile 1997 il Consiglio ha valutato un meccanismo di verifica per quanto concerne l'analisi comparativa e la competitività. Il 13 novembre 1997, il Consiglio si è dichiarato d'accordo su un programma a medio termine per l'organizzazione di un dibattito permanente sulla competitività. Il 13 novembre 1996 il Parlamento ha approvato una risoluzione su ristrutturazione e delocalizzazione nel settore industriale.
- Risoluzione del 14 maggio 1998 sul documento della Commissione "Competitività dell'industria europea" [5] in cui il Parlamento europeo identificava le debolezze dell'economia europea (p. es. presenza inadeguata in nuovi settori delle tecnologie dell'informazione, deboli tassi di investimento, struttura fiscale poco propizia che è la causa delle delocalizzazioni delle imprese, un mercato unico frammentato coniugato alla mancanza di un'identità europea per le imprese) e chiedeva alla Commissione di presentare un'autentica politica industriale europea. Tale politica dovrebbe essere basata su una formula che comprenda incentivi per incoraggiare gli investimenti, prestiti o aiuti finanziari diretti per aiutare le industrie a modernizzarsi e il ricorso al capitale di rischio.
- Nella sua risoluzione del 15 gennaio 1999 il PE ha chiesto alla Commissione un'analisi dettagliata degli effetti della crisi finanziaria internazionale sull'industria dell'UE, in particolar modo nel settore tessile, siderurgico e della cantieristica.

RIFERIMENTI PROCEDURALI
[1] Procedura di consultazione: COS0191
[2] Procedura di consultazione: CNS95081
[3] Procedura di consultazione: COS0491
[4] Procedura di consultazione: COS0600
[5] Procedura di consultazione: COS0516

01/10/2000