I Balcani occidentali  

L'UE ha sviluppato una politica per sostenere la graduale integrazione dei paesi dei Balcani occidentali nell'Unione europea. Il 1o luglio 2013 la Croazia è stata il primo dei sette paesi ad aderire all'UE, mentre il Montenegro, la Serbia, l'ex Repubblica jugoslava di Macedonia e l'Albania sono candidati ufficiali. Sono stati avviati negoziati e capitoli di adesione con il Montenegro e con la Serbia, mentre la Bosnia-Erzegovina e il Kosovo sono potenziali paesi candidati.

Base giuridica  

  • Titolo V del trattato sull'Unione europea (TUE): azione esterna dell'UE;
  • Articolo 207 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE): accordi commerciali internazionali;
  • Articolo 49 TUE: criteri per la presentazione della domanda di adesione e per l'ammissione.

Obiettivi  

L'Unione europea mira a promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo economico nei Balcani occidentali e ad aprire la prospettiva dell'integrazione nell'UE.

Contesto  

Nel 1999 l'UE ha avviato il processo di stabilizzazione e di associazione (PSA), un quadro per le relazioni tra l'UE e i paesi nella regione, nonché il patto di stabilità, una più ampia iniziativa che coinvolge tutti i principali attori internazionali. Nel 2008 il patto di stabilità è stato sostituito dal Consiglio di cooperazione regionale (CCR). Nel 2003 il Consiglio europeo di Salonicco ha ribadito che tutti i paesi del PSA erano potenziali candidati all'adesione all'UE. Tale "prospettiva europea" è stata ribadita nella strategia della Commissione sui Balcani occidentali del febbraio 2018 e nella dichiarazione di Sofia a seguito del vertice sui Balcani occidentali che ha avuto luogo nella capitale Bulgara il 17 maggio 2018.

Strumenti  

A. Il processo di stabilizzazione e di associazione (PSA)

Avviato nel 1999, il PSA rappresenta il quadro strategico a sostegno del graduale ravvicinamento dei paesi dei Balcani occidentali all'Unione europea. Esso si basa su relazioni contrattuali bilaterali, assistenza finanziaria, dialogo politico, relazioni commerciali e cooperazione regionale.

Le relazioni contrattuali si concretizzano negli accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA). Gli ASA prevedono la cooperazione politica ed economica e la creazione di aree di libero scambio con i paesi interessati. Sulla base dei principi democratici comuni, dei diritti umani e dello Stato di diritto, ciascun ASA istituisce strutture di cooperazione permanenti. Il Consiglio di stabilizzazione e associazione, che si riunisce annualmente a livello ministeriale, vigila sull'applicazione e sull'attuazione dell'accordo in questione, con il sostegno della commissione di stabilizzazione e di associazione Infine, un comitato parlamentare di stabilizzazione e di associazione garantisce la cooperazione tra i parlamenti dei paesi dei Balcani occidentali e il Parlamento europeo.

Dall'entrata in vigore dell'ASA con il Kosovo nell'aprile 2016, sono attualmente in vigore ASA con tutti i paesi dei Balcani occidentali che sono candidati o potenziali candidati all'adesione. Nel caso del Kosovo, si tratta di un accordo che riguarda esclusivamente l'UE e che gli Stati membri non dovranno ratificare (cinque Stati membri non riconoscono il Kosovo quale Stato indipendente). Gli aspetti degli ASA inerenti agli scambi e alle questioni commerciali sono inclusi in accordi interinali che in genere entrano in vigore rapidamente dopo la firma, visto che gli scambi commerciali rientrano nella competenza «esclusiva» dell'UE.

B. Il processo di adesione

I candidati all'adesione all'UE devono ottemperare ai criteri politici di Copenaghen (si veda la scheda tecnica sull'«Allargamento dell'Unione»). Una volta che un paese è riconosciuto come candidato, esso passa attraverso le varie fasi del processo a un ritmo che dipende in larga parte dai suoi stessi progressi.

Un paese candidato deve adottare e attuare tutta la legislazione dell'UE, ossia l'acquis dell'Unione europea. La Commissione riferisce in merito ai progressi compiuti nelle sue relazioni annuali per paese. Ogni decisione importante è adottata dal Consiglio, all'unanimità, dall'apertura dei negoziati fino alla loro conclusione. Infine, il trattato di adesione deve essere avallato dal Parlamento e dal Consiglio, prima di essere ratificato dagli Stati contraenti.

I paesi candidati e potenziali candidati beneficiano dell'assistenza finanziaria per realizzare le necessarie riforme. Dal 2007 l'assistenza preadesione dell'UE passa attraverso un solo strumento unificato: lo strumento di assistenza preadesione (IPA).

La maggior parte dei paesi candidati e potenziali candidati può inoltre partecipare ai programmi dell'UE.

C. Cooperazione regionale

L'integrazione europea e la cooperazione regionale sono strettamente interconnesse. Uno degli obiettivi chiave del PSA è incoraggiare i paesi della regione a collaborare tra loro in una vasta gamma di settori, inclusi l'azione penale per i crimini di guerra, le questioni transfrontaliere, i rifugiati e la lotta contro la criminalità organizzata. Una componente specifica dell'IPA è dedicata alla cooperazione regionale e ai programmi transfrontalieri.

Il Consiglio di cooperazione regionale (CCR), con sede a Sarajevo, opera sotto gli orientamenti politici del processo di cooperazione per l'Europa sudorientale (SEECP). Il CCR mira a sostenere le aspirazioni europee ed euro-atlantiche dei suoi membri che non appartengono all'UE, e a sviluppare la cooperazione in settori come lo sviluppo economico e sociale, l'energia e le infrastrutture, la giustizia e gli affari interni, la cooperazione nell'ambito della sicurezza, la costruzione del capitale umano e le relazioni parlamentari. L'UE e molti singoli Stati membri sostengono il CCR e partecipano allo stesso.

Un'altra importante iniziativa regionale è l'Accordo centroeuropeo di libero scambio (CEFTA). Inoltre, i paesi dei Balcani occidentali partecipano a una serie di quadri regionali.

D. Esenzione dal visto

Dal dicembre 2009 i cittadini dell'ex Repubblica jugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia beneficiano dell'esenzione dal visto nello spazio Schengen; tale esenzione per i cittadini di Albania e Bosnia-Erzegovina è invece in vigore dal novembre 2010. Nel gennaio 2012 è stato avviato un dialogo con il Kosovo in materia di liberalizzazione dei visti. Nella sua quarta relazione sui progressi compiuti dal Kosovo in tale ambito, pubblicata nel maggio 2016, la Commissione ha concluso che il paese aveva soddisfatto tutti i requisiti tranne due, uno dei quali era la ratifica di un accordo sulle frontiere con il Montenegro. L'accordo sulle frontiere è stata ratificato nel marzo 2018, il che significa che rimane solo un criterio ancora da soddisfare, ovvero i risultati dimostrabili nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata.

Situazione attuale  

A. Albania

L'Albania ha presentato domanda di adesione all'UE il 28 aprile 2009, pochi giorni dopo l'entrata in vigore dell'ASA UE-Albania. Nel 2012 la Commissione ha rilevato progressi positivi e ha raccomandato la concessione dello status di candidato al paese, ferma restando l'adozione delle riforme ancora in fieri. Tale condizione è stata ampiamente soddisfatta prima delle elezioni parlamentari del paese tenutesi nel giugno 2013, valutate positivamente dagli osservatori internazionali. Nell'ottobre 2013 la Commissione ha pertanto raccomandato in modo inequivocabile di riconoscere all'Albania lo status di paese candidato, il che è avvenuto a giugno 2014. Alla luce dei progressi del paese, la Commissione ha raccomandato l'apertura di negoziati di adesione con l'Albania nelle sue relazioni del 2016 e del 2018.

B. Bosnia-Erzegovina

La Bosnia-Erzegovina è un potenziale paese candidato. Nel giugno 2008 era stato negoziato e sottoscritto un ASA ma la sua entrata in vigore era stata congelata, principalmente perché il paese non aveva attuato una sentenza chiave della Corte europea dei diritti dell'uomo. L'«approccio rinnovato» dell'UE nei confronti del paese, che punta maggiormente sulla governance economica, ha consentito la tanto attesa entrata in vigore dell'ASA il 1o giugno 2015. Il 15 febbraio 2016 la Bosnia-Erzegovina ha presentato ufficialmente la propria domanda di adesione all'Unione europea e il 20 settembre 2016 il Consiglio ha chiesto alla Commissione di presentare il suo parere su tale domanda, sulla base delle risposte a un questionario dettagliato che la Commissione ha presentato alle autorità il 9 dicembre 2016. La Commissione ha ricevuto il questionario compilato il 28 febbraio 2018 e sta attualmente redigendo il proprio parere. L'UE, inoltre, fornisce sostegno per l'attuazione dell'accordo di pace di Dayton del 1995, in particolare attraverso la missione EUFOR ALTHEA.

C. Ex Repubblica jugoslava di Macedonia

L'ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha presentato domanda di adesione all'UE nel marzo 2004 e le è stato accordato lo status di paese candidato nel dicembre 2005, ma non è stato possibile avviare i negoziati di adesione, principalmente a causa della controversia con la Grecia sull'utilizzo da parte del paese della denominazione «Macedonia». Dal 2009, la Commissione ha ripetutamente raccomandato l'apertura dei negoziati, una raccomandazione che è sempre stata sostenuta dal Parlamento europeo. Il 12 giugno 2018, dopo mesi di negoziati ripetuti e molto intensi, è stato comunicato il raggiungimento di un accordo su «Repubblica di Macedonia del Nord» come nuovo nome del paese.

D. Kosovo

Come la Bosnia-Erzegovina, il Kosovo è un paese potenziale candidato. Dopo la sua dichiarazione unilaterale d'indipendenza nel febbraio 2008, l'UE ha affermato che il Kosovo aveva una chiara «prospettiva europea». Tutti gli Stati membri, tranne cinque (Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna), hanno riconosciuto la sua indipendenza. Nella regione, la Serbia e la Bosnia-Erzegovina non hanno riconosciuto il Kosovo. L'UE ha designato un rappresentante speciale in Kosovo, che è anche il capo dell'ufficio dell'Unione europea, e ha istituito la missione EULEX sullo Stato di diritto, che ora sta venendo gradualmente abbandonata. Nel giugno 2012 è stata pubblicata una tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti. Nella sua quarta relazione sui progressi compiuti dal Kosovo in tale ambito, pubblicata nel maggio 2016, la Commissione ha concluso che il paese aveva soddisfatto tutti i requisiti tranne due, uno dei quali era la ratifica di un accordo sulle frontiere con il Montenegro. L'accordo sulle frontiere è stata ratificato nel marzo 2018, il che significa che rimane solo un criterio ancora da soddisfare, ovvero i risultati dimostrabili nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. In seguito al raggiungimento di un accordo storico nell'aprile 2013 tra Belgrado e Pristina per quanto riguarda la normalizzazione dei rapporti (il cosiddetto «accordo di Bruxelles»), il Consiglio europeo ha deciso di avviare i negoziati relativi a un ASA con il Kosovo nel giugno 2013. L'accordo è stato firmato il 27 ottobre 2015 ed è entrato in vigore il 1o aprile 2016, in seguito alla ratifica da parte dell'Assemblea del Kosovo e del Parlamento europeo (approvazione). La futura integrazione del Kosovo nell'UE, così come quella della Serbia, rimane strettamente legata all'attuazione del dialogo ad alto livello tra il Kosovo e la Serbia agevolato dall'UE, che porterebbe a un accordo di normalizzazione esaustivo e legalmente vincolante.

E. Libia

Il Montenegro ha presentato domanda di adesione all'UE nel dicembre 2008, oltre due anni dopo la sua dichiarazione d'indipendenza (riconosciuta da tutti gli Stati membri). Al paese è stato riconosciuto lo status di paese candidato nel dicembre 2010 e nel giugno 2012 sono stati avviati i negoziati di adesione. Conformemente al «nuovo approccio» dell'UE al processo di adesione, i capitoli negoziali fondamentali sullo Stato di diritto (il capitolo 23 sulla riforma giudiziaria e i diritti fondamentali e il capitolo 24 sulla libertà, la sicurezza e la giustizia) sono stati avviati in una fase iniziale del processo negoziale, nel dicembre 2013. Entro la fine del 2017 erano stati avviati con il Montenegro 30 dei complessivi 35 capitoli negoziali. Nel febbraio 2018 la Commissione ha pubblicato una nuova strategia sui Balcani occidentali, che afferma che il Montenegro (e la Serbia) potrebbero entrare a far parte dell'UE entro il 2025.

F. Serbia

La Serbia ha presentato domanda di adesione all'UE nel dicembre 2009 e, nel marzo 2012, quando Belgrado e Pristina hanno raggiunto un accordo sulla rappresentazione regionale del Kosovo, le è stato riconosciuto lo status di paese candidato. Nel giugno 2013 il Consiglio europeo ha approvato la raccomandazione della Commissione di avviare i negoziati di adesione con la Serbia, riconoscendo i progressi compiuti dalla Serbia verso una normalizzazione delle relazioni con il Kosovo, in particolare nell'ambito del dialogo in corso tra Belgrado e Pristina agevolato dall'UE. L'ASA UE-Serbia è entrato in vigore nel settembre 2013 e il 21 gennaio 2014 sono stati formalmente avviati i negoziati di adesione con la Serbia. I primi due capitoli, compreso quello sulla normalizzazione delle relazioni con il Kosovo, sono stati inaugurati nel dicembre 2015. I capitoli chiave sullo Stato di diritto (capitoli 23 e 24) sono stati aperti il 18 luglio 2016. Entro la fine del 2017 erano stati avviati nel complesso dodici capitoli. Nel febbraio 2018 la Commissione ha pubblicato una nuova strategia sui Balcani occidentali, che afferma che la Serbia (e il Montenegro) potrebbero entrare a far parte dell'UE entro il 2025. La futura integrazione della Serbia nell'UE, così come quella del Kosovo, rimane strettamente legata all'attuazione del dialogo ad alto livello tra la Serbia e il Kosovo agevolato dall'UE-, che porterebbe a un accordo di normalizzazione esaustivo e legalmente vincolante.

Ruolo del Parlamento europeo  

Il Parlamento europeo partecipa pienamente al processo di stabilizzazione e associazione e per la conclusione di tutti gli ASA (articolo 218, paragrafo 6, TFUE) è stata richiesta la sua approvazione. L'approvazione del Parlamento europeo, inoltre, è necessaria per qualunque nuova adesione all'UE (articolo 49 del TUE). Grazie ai suoi poteri di bilancio, il Parlamento ha altresì un influsso diretto sugli importi destinati allo strumento di assistenza preadesione. La commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo, che nomina i relatori permanenti per tutti i paesi candidati e potenziali candidati. Il Parlamento esprime le proprie posizioni sull'allargamento sotto forma di risoluzioni annuali in risposta alle ultime relazioni annuali per paese della Commissione. Infine, il Parlamento intrattiene regolari relazioni bilaterali con i parlamenti dei paesi dei Balcani occidentali attraverso le sue delegazioni, che discutono con i rispettivi omologhi di tali paesi le questioni inerenti al PSA e al processo di adesione all'UE.

 

André De Munter