Le relazioni UE-Africa sono disciplinate dall'accordo di Cotonou e dalla strategia congiunta Africa-UE, entrambi contenenti una dimensione politica, economica e di sviluppo. L'UE si adopera attivamente per promuovere la pace e la sicurezza in Africa e intrattiene con l'Unione africana dialoghi politici su diversi aspetti, anche nell'ambito della democrazia e dei diritti umani. La migrazione è diventata uno degli elementi principali delle relazioni Africa-UE. Il Fondo europeo di sviluppo resta il canale principale della cooperazione allo sviluppo per l'UE in Africa.

Base giuridica

Accordo di Cotonou

I rapporti tra l'UE e l'Africa subsahariana sono governati attualmente dall'accordo di Cotonou, che costituisce la base per le relazioni tra l'UE e i 78 paesi del gruppo ACP. Il Sud Sudan non è uno dei paesi firmatari dell'accordo.

Le relazioni UE-ACP risalgono alle convenzioni di Lomé I-IV (1975-2000), che recano le disposizioni in materia di cooperazione allo sviluppo e commercio, consentendo al 99,5 % dei prodotti dei paesi ACP di beneficiare del libero accesso al mercato europeo. All'accordo di Lomé ha fatto seguito l'accordo di Cotonou, firmato il 23 giugno 2000 e che è valido per 20 anni. L'obiettivo dell'accordo di Cotonou è di estirpare la povertà integrando maggiormente i paesi ACP nell'economia mondiale. Tale accordo utilizza il termine «partenariato», sottolineando l'impegno e la responsabilità comuni e mettendo in rilievo il dialogo politico, i diritti umani, la democrazia e la buona governance. L'accordo è attuato attraverso istituzioni comuni ACP-UE e includono un Consiglio dei ministri, un Comitato degli ambasciatori e un'Assemblea parlamentare paritetica. L'accordo di Cotonou è stato rivisto due volte, nel 2005 e nel 2010. Nel giugno 2013 il Parlamento europeo ha dato il proprio consenso alla ratifica della revisione del 2010, esprimendo tuttavia «le più nette riserve in merito ad alcune parti dell'accordo che non riflettono la posizione del Parlamento europeo e i valori dell'Unione». Il Parlamento ha contestato, in particolare, la mancanza di una clausola esplicita sulla «non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale».

Le discussioni relative al quadro post-Cotonou sono in corso, dato che l'accordo di Cotonou giunge a scadenza nel 2020. Nel 2015 la Commissione europea ha avviato un processo di riflessione includendo un'ampia consultazione pubblica e un processo di valutazione. Tale riflessione ha condotto, nel novembre 2016, alla pubblicazione di una comunicazione congiunta contenente varie opzioni strategiche per il futuro. Nel mese di ottobre 2016 il Parlamento ha approvato una risoluzione sul futuro delle relazioni ACP-UE oltre il 2020. La comunicazione della Commissione è stata seguita nel dicembre 2017 da una proposta per le direttive di negoziato. Tale documento è stato discusso in Parlamento nel primo semestre del 2018, mentre il 14 giugno 2018 il Parlamento ha adottato una risoluzione esprimendo la sua posizione. Tale processo è culminato nel mandato di negoziato dell'UE, emanato nel giugno 2018, mentre i paesi ACP hanno emanato il loro mandato nel mese di maggio. Il dialogo è iniziato nell'ottobre 2018 e il primo ciclo di negoziati si è concluso nel dicembre 2018. Le discussioni devono concludersi prima che l'accordo giunga a scadenza nel 2020.

La strategia congiunta Africa-UE

Le politiche generali dell'UE nei confronti di tutti i 54 Stati africani sono formulate nella strategia congiunta Africa-UE. Quest'ultima è stata adottata dai leader europei e africani nel corso del secondo vertice UE-Africa tenutosi a Lisbona nel dicembre 2007. L'obiettivo della strategia era quello di condurre la relazione Africa-UE ad un nuovo livello strategico, con un partenariato politico rafforzato e una maggiore cooperazione a tutti i livelli. I suoi obiettivi sono:

  • spingersi oltre la cooperazione allo sviluppo, instaurando relazioni tra l'Africa e l'UE nell'ambito di questioni politiche di interesse comune;
  • superare le questioni prettamente africane, affrontando in maniera efficace le sfide globali come la migrazione, i cambiamenti climatici, la pace e la sicurezza;
  • sostenere le aspirazioni dell'Africa volte a promuovere una risposta transregionale e continentale a tali importanti sfide;
  • adoperarsi a favore di un partenariato incentrato sulle persone, provvedendo a rafforzare la partecipazione dei cittadini africani ed europei.

Per raggiungere questi obiettivi la strategia congiunta aveva stabilito originariamente otto partenariati tematici in materia di cooperazione. Il quarto vertice UE-Africa, tenutosi a Bruxelles nell'aprile 2014, ha condotto all'adozione di una dichiarazione politica dei capi di Stato e di governo e di una tabella di marcia orientata ai risultati per il periodo 2014-2017. Nell'ambito del vertice è stato deciso di ridefinire gli iniziali 8 partenariati tematici in 5 ambiti prioritari: (i) pace e sicurezza; (ii) democrazia, buona governance e diritti umani; (iii) sviluppo umano; (iv) sviluppo sostenibile e inclusivo, crescita e integrazione continentale; e (v) questioni globali ed emergenti. In questo nuovo quadro di cooperazione, la scienza, la tecnologia e l'innovazione sono riconosciute come questioni trasversali, in vista del loro contributo al conseguimento di tutti gli altri obiettivi di sviluppo socio-economici. È stata approvata una dichiarazione specifica sulla migrazione e la mobilità unitamente a un piano d'azione per contrastare la migrazione illegale e il traffico di esseri umani, aumentare la protezione internazionale, organizzare meglio la migrazione legale e rafforzare il nesso migrazione-sviluppo.

Nel novembre 2015 si è svolto un ulteriore vertice UE-Africa a La Valletta (Malta) incentrato sulla migrazione, che ha condotto all'adozione del piano d'azione di La Valletta e all'avvio del Fondo fiduciario di emergenza dell'UE (EUTF) per l'Africa, dotato di 1,8 miliardi di EUR, per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa. Nel giugno 2016 la Commissione europea ha introdotto, in linea con la nuova strategia globale dell'UE, un nuovo quadro di partenariato sulla migrazione con i paesi terzi. Per quanto riguarda il finanziamento a lungo termine, nel settembre 2016 la Commissione ha annunciato la creazione di un piano europeo per gli investimenti esterni, che comprende un nuovo strumento finanziario innovativo, ovvero il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD).

Il quinto vertice dell'UE-Unione africana (UA) ha avuto luogo nel novembre 2017 in Costa d'Avorio ed era incentrato sul tema «Investire nei giovani». Questo è un tema cruciale per entrambi i partner, dato che il 60 % della popolazione africana ha un'età inferiore ai 25 anni. In vista di tale evento, a maggio 2017 la Commissione europea e l'alto rappresentante/vicepresidente hanno pubblicato una comunicazione congiunta per un rinnovato impulso al partenariato Africa-UE. Inoltre, il Parlamento europeo ha ospitato una conferenza ad alto livello per promuovere la sua visione di un nuovo partenariato in vista del vertice, riunendo leader e decisori politici dell'UE e africani per discutere di pace e sicurezza, crescita economica, migrazione e gioventù. In occasione del vertice, i leader dell'UE e africani hanno adottato una dichiarazione congiunta sulle priorità comuni per un partenariato UE-Africa in quattro settori: (i) opportunità economiche per i giovani; (ii) pace e sicurezza; (iii) mobilità e migrazione; e (iv) cooperazione e governance. Inoltre hanno condannato il trattamento disumano di migranti e rifugiati in Libia, adottando una dichiarazione congiunta sulla questione.

Cooperazione allo sviluppo

L'UE resta il più grande donatore dell'Africa. La cooperazione allo sviluppo viene realizzata attraverso vari strumenti finanziari. Il più importante è il Fondo europeo di sviluppo (FES), che è basato sull'accordo di Cotonou ed è escluso dal bilancio comune dell'UE (si veda la scheda tecnica specifica 5.3.1 relativa allo sviluppo). Tale struttura finanziaria potrebbe cambiare in seguito ai negoziati sul nuovo quadro finanziario pluriennale dell'UE 2021-2028 (si veda la scheda specifica 1.4.3 in materia), che ha avuto inizio nel 2018 e dovrebbe concludersi entro la fine del 2019 o all'inizio del 2020. L'11o FES dispone di una dotazione di 29,1 miliardi di EUR: 24,3 miliardi di EUR per i programmi di cooperazione nazionali e regionali, 3,6 miliardi di EUR per la cooperazione intra-ACP e 1,1 miliardi di EUR per il Fondo investimenti ACP gestito dalla Banca europea per gli investimenti.

Il FES riguarda tutti i paesi africani facenti parte dell'accordo di Cotonou, tranne il Sud Africa, che trae i fondi per la cooperazione dallo strumento di cooperazione allo sviluppo dell'UE (DCI), il quale rientra nel bilancio comune dell'UE. Il nuovo DCI per il periodo 2014-2020 stanzia inoltre 845 milioni di EUR a favore del Programma panafricano (PANAF), che è stato istituito per finanziare la strategia congiunta e le attività continentali e transcontinentali.

Fanno parte degli strumenti finanziari riguardanti l'Africa anche lo strumento europeo di vicinato per l'Africa settentrionale, i programmi tematici nel quadro del DCI («beni pubblici globali e sfide» e «società civile e autorità locali») e lo strumento europeo per la promozione della democrazia e dei diritti umani (EIDHR).

Anche alcuni paesi africani situati nell'Africa settentrionale, nel Corno d'Africa e nelle regioni del Sahel e del lago Ciad beneficiano del Fondo fiduciario di emergenza dell'UE per l'Africa creato recentemente. Da quando è stato avviato il Fondo l'importo complessivo dei finanziamenti messi a disposizione per le tre sezioni regionali è salito a quasi 3,6 miliardi di EUR.

Relazioni commerciali

I principali strumenti per la promozione degli scambi commerciali tra l'UE e le regioni africane sono gli accordi commerciali compatibili con l'OMC denominati «accordi di partenariato economico» (APE). I negoziati di tali accordi, tuttavia, avviati nel 2002, hanno incontrato difficoltà e non è stato possibile completarli, diversamente da quanto previsto, entro il 2008. Di conseguenza, l'UE ha adottato un regolamento sull'accesso al mercato per garantire disposizioni in materia di accesso temporaneo al mercato fino al 2014, poi prorogato (si veda la scheda specifica sui regimi commerciali applicati ai paesi in via di sviluppo).

In merito agli APE vige attualmente quanto segue:

  • Africa occidentale — i negoziati a livello tecnico tra l'UE e 16 paesi dell'Africa occidentale si sono conclusi nel febbraio 2014. Il testo è stato visionato il 30 giugno, mentre il 10 luglio 2014 i capi di Stato della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS) hanno approvato l'APE ai fini della firma. Il processo di firma è attualmente in corso. Tuttavia la Nigeria si rifiuta di firmare l'accordo.
  • Africa centrale — il Camerun è stato l'unico paese a firmare nel gennaio 2009 l'APE provvisorio riguardante l'Africa centrale. Il Parlamento europeo ha espresso il proprio consenso nei confronti dell'accordo nel giugno 2013, mentre il Parlamento del Camerun ha approvato la ratifica nel luglio 2014. L'accordo si applica in Camerun a titolo provvisorio dall'agosto 2014.
  • Africa orientale e australe (AOA) — quattro paesi nella regione — Maurizio, Seychelles, Zimbabwe e Madagascar — hanno firmato un APE provvisorio nel 2009. Tale accordo è applicato provvisoriamente dal maggio 2012, mentre nel gennaio 2013 il Parlamento si è espresso a favore della sua ratifica. I negoziati sugli APE regionali completi sono tuttora in corso.
  • Comunità dell'Africa orientale (CAO) — un APE regionale integrale è stato concluso il 16 ottobre 2014 tra l'UE e il Burundi, il Ruanda, la Tanzania, il Kenya e l'Uganda. Tuttavia solo il Kenya e il Ruanda hanno firmato l'accordo (nel settembre 2016).
  • Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC) — il 15 luglio 2014 si sono conclusi positivamente i negoziati APE tra Botswana, Lesotho, Sud Africa, Swaziland e Mozambico da una parte e l'UE dall'altra. Le disposizioni commerciali contenute nell'accordo del 1999 sul commercio, lo sviluppo e la cooperazione tra l'UE e il Sud Africa verranno sostituite da quelle indicate negli APE regionali. Nel giugno 2016 l'UE e i paesi SADC hanno firmato l'APE in Botswana e l'applicazione provvisoria dell'accordo è entrata in vigore nell'ottobre 2016 per tutti i paesi ad eccezione del Mozambico, per il quale è entrato in vigore in via provvisoria nel febbraio 2018.

Ruolo del Parlamento europeo

Il Parlamento si avvale di delegazioni interparlamentari permanenti per le relazioni con i paesi e le istituzioni dell'Africa. La sede principale in cui il Parlamento coopera su tali questioni è l'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, che svolge un ruolo fondamentale nel rafforzamento delle relazioni tra l'UE e i suoi partner ACP e che si riunisce due volte all'anno. L'ultima riunione in ordine di tempo si è tenuta a Bucarest nel marzo 2019 e la prossima si terrà nel dicembre 2019 in Ruanda.

Il Parlamento ha inoltre sviluppato forme di cooperazione parlamentare con l'Unione africana attraverso la sua delegazione per le relazioni con il Parlamento panafricano istituita nel 2009. Il Parlamento e il Parlamento panafricano controllano democraticamente l'attuazione della strategia congiunta Africa-UE. L'ultima riunione ha avuto luogo dal 16 al 18 maggio 2018 a Midrand (Sud Africa). Vi sono inoltre strette relazioni parlamentari bilaterali con il Sud Africa, che sono state rafforzate con il partenariato strategico UE-Sud Africa (2007) — l'unico partenariato strategico bilaterale dell'UE con un paese africano. L'ultima riunione interparlamentare si è svolta nel periodo ottobre-novembre 2018 a Città del Capo (Sud Africa). Inoltre, la commissione per lo sviluppo ha approvato il 16 novembre 2017 una relazione di iniziativa sulla strategia UE-Africa in vista del prossimo vertice UE-Africa previsto per il mese di novembre 2017.

 

Gonzalo Urbina Treviño