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Discorso di fine legislatura del Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek

Strasburgo -
giovedì 15/12/2011

"Se Sparta e Roma scomparvero", scriveva Jean-Jacques Rousseau, "quale stato può sperare di durare per sempre?" Nessuna istituzione umana è eterna. Noi europei non dobbiamo illuderci a pensare che la nostra Unione sia in qualche modo un'eccezione. Per rimanere forte, richiede un investimento quotidiano nel nostro comune futuro.

Per comprendere a che punto siamo oggi, abbiamo bisogno di un contesto storico. In questo recente periodo di prosperità, siamo caduti nell'illusione che l'UE potesse semplicemente continuare per sempre la sua placida navigazione. Non abbiamo preparato la Comunità a tempi difficili e più impegnativi. Non abbiamo avuto sufficiente volontà politica e non abbiamo convinto i nostri cittadini di tale progetto. Abbiamo addirittura infranto le regole. La disciplina si è perduta. Tre anni fa la crisi finanziaria ha attraversato l'Atlantico. Non eravamo preparati per tale situazione. Motivazioni egoistiche hanno cominciato ad erodere la nostra fede nel bene comune. E ora, la nostra Unione è precipitata in una profonda crisi le cui cause sono tanto politiche quanto psicologiche ed economiche.

Cari colleghi,

come Presidente del Parlamento europeo vi ho servito e ho servito i cittadini d'Europa. Sono stato incredibilmente onorato della scelta che avete compiuto due anni e mezzo orsono con una così grande maggioranza. Ho ricevuto il testimone dal caro amico Hans-Gert Pöttering che ringrazio ancora una volta per la sua eccellente leadership. Ero in corsa per questo incarico con l'on. Eva-Britt Svensson che non è presente con noi oggi, ma alla quale invio i miei più cordiali saluti. Rendo inoltre omaggio ai nostri colleghi Mario Mauro e Graham Watson che hanno sostenuto la mia candidatura per garantire l'unità di quest'aula.

Ho fatto tutto per non tradire la vostra fiducia. Sapevo che avrei potuto contare su di voi a prescindere dalle nostre opinioni. Oggi vorrei riferirvi in merito all'attività del nostro Parlamento: la vostra attività, così come la mia. Non si tratta di una relazione dettagliata. Troverete questo documento nelle vostre cassettine per il nuovo anno. Vorrei però illustrare ciò che abbiamo ottenuto insieme e ciò che abbiamo ancora di fronte.

Sapete, alla pari di me, che il mio incarico di Presidente ha coinciso con un momento eccezionalmente difficile per l'Europa:

Primo: abbiamo introdotto il trattato di Lisbona;

secondo: abbiamo affrontato la crisi;

terzo: abbiamo assistito alla una globalizzazione ad una velocità incredibile;

quarto: ci troviamo di fronte alle decisioni più importanti per il nostro futuro.

Desidererei oggi illustrarvi questi quattro punti.

GLI ANNI DI LISBONA

IL PE COME COLEGISLATORE A PIENO TITOLO

Primo: rammentiamo che nell'estate del 2009 incombeva la minaccia che il trattato di Lisbona potesse non essere ratificato da tutti gli Stati membri. Ho cominciato persuadendo chi non era ancora convinto del fatto che avevamo bisogno di più Europa. La mia prima visita ufficiale è stata in Irlanda poco prima del secondo referendum. Poi, sono andato ad incontrare il presidente ceco. Non dimenticherò mai tale discussione, iniziata sotto pessimi auspici e conclusasi in modo assai positivo.

L'entrata in vigore del trattato di Lisbona ha cambiato il modo in cui funziona l'Unione europea. Per me, la cosa più importante era la collocazione del Parlamento nel processo decisionale dell'UE. Adesso siamo il Parlamento che abbiamo sempre voluto - un colegislatore a pieno titolo in una struttura bicamerale. Abbiamo ottenuto molto, ma è una lotta che occorre proseguire.

Essere forti non è sufficiente; dobbiamo utilizzare il nostro potere nella pratica quotidiana e decidere. Sono orgoglioso che il Parlamento europeo, in cooperazione con altre istituzioni UE, sia pronto a preparare entro alcune settimane un programma approfondito e completo che contribuisca a risolvere i nostri attuali problemi economici.

Jean Monnet una volta ebbe a dire "Siamo tutti ambiziosi. C'è però chi è ambizioso di essere e chi è ambizioso di fare." Noi dovremmo essere ambiziosi di fare.

Voi, deputati al Parlamento europeo, adottate in codecisione quasi tutte le politiche essenziali e date la vostra approvazione su pressoché tutti gli accordi internazionali. Chi potrà mai dimenticare la nostra decisione di bloccare il cosiddetto "accordo SWIFT" con gli Stati Uniti per proteggere i diritti dei nostri cittadini? Ricordo la notte prima del voto; ricevetti una telefonata dal Segretario di stato statunitense. Le dissi che, in quanto ex senatrice, doveva capire cosa vuol dire controllo democratico. Capì e - più tardi, in occasione della sua visita al Parlamento europeo - riconobbe che oggi abbiamo un accordo migliore del primo.

I nostri cittadini si attendono da parte nostra l'esercizio di un adeguato controllo parlamentare. Nello spirito di Lisbona, abbiamo spinto a favore di una maggiore responsabilità della Commissione europea. Abbiamo negoziato un accordo quadro migliore tra il Parlamento e la Commissione. Il candidato alla Presidenza della Commissione europea è venuto per la prima volta presso i nostri gruppi politici per discutere il proprio programma quinquennale. Abbiamo stabilito il tempo mensile delle interrogazioni con il Presidente della Commissione europea e i Commissari. Abbiamo utilizzato le nostre prerogative per configurare il nuovo Servizio europeo per l'azione esterna, affinché fosse più responsabile e rappresentativo della Comunità nel suo insieme. Abbiamo insistito sulla necessità di sentire gli Ambasciatori UE a posti chiave e sull'opportunità che l'Alto rappresentante riferisca periodicamente alla plenaria. Inoltre, abbiamo forgiato una nuova relazione con il Consiglio europeo e il suo Presidente.

A questi nuovi poteri si accompagnano però una maggiore responsabilità e maggiori esigenze di credibilità e trasparenza. In quanto Parlamento, dobbiamo quindi farvi fronte. Abbiamo introdotto il nostro Codice di condotta dei deputati che è stato approvato a stragrande maggioranza e che è stato accolto con favore per la chiarezza e la forza.

Cari colleghi,

ritengo che dovremmo rimanere impegnati nei confronti della lettera e dello spirito di ciò che il trattato di Lisbona rappresenta - utilizzare le istituzioni europee e creare un bene comune e soluzioni comuni per l'intera Comunità.

AZIONE NECESSARIA

Secondo: negli ultimi due anni e mezzo, abbiamo dovuto affrontare una serie di sfide economiche ed internazionali assai difficili. Abbiamo assistito a una crisi all'interno dell'UE, ma abbiamo anche avuto una situazione critica alle nostre frontiere. Incominciamo dal primo punto.

Cari amici,

quando mi avete eletto Presidente del Parlamento europeo, tutti pensavamo che la crisi bancaria internazionale fosse prossima alla fine. È giunta invece alle nostre sponde sottraendo ricchezza e posti di lavoro a milioni di nostri cittadini. Affrontare tale sfida è diventata la nostra massima priorità in quanto la crisi costituisce un'enorme minaccia per i cittadini.

Un ampio pacchetto di leggi - il "six pack" - è entrato in vigore appena due giorni fa. Il Parlamento europeo può essere orgoglioso del ruolo che ha svolto nel plasmare la legislazione. Si tratta di un nuovo scudo economico anticrisi che mette in luce una maggiore cooperazione economica. Grazie alla nostra fermezza, i tentativi di indebolire questo scudo sono stati infruttuosi ed esso potrebbe ormai diventare parte del nuovo trattato in discussione.

Abbiamo approvato una normativa che rafforza la vigilanza delle banche, degli enti assicurativi e del settore finanziario. Per tutte le tre istituzioni responsabili - Commissione, Consiglio e Parlamento, e con il loro supporto - ho proposto una procedura a corsia preferenziale per la legislazione volta a combattere la crisi. Analogamente a quanto abbiamo fatto quando si è trattato di creare un meccanismo di stabilità permanente.

Ho spesso sottolineato, a vostro nome, la necessità di completare il mercato interno e di stimolare la crescita e la competitività. Inoltre, nel quadro della "reazione alla crisi", ho preso contatto con le Presidenze di turno, il Presidente della Commissione, il Presidente del Consiglio europeo, il capo dell'Eurogruppo e il Presidente della BCE.

Il nostro Parlamento ha sollecitato più investimenti e un maggiore sostegno alla ricerca, allo sviluppo e alle tecnologie ecologiche. Nell'Europa d'oggi, esattamente come negli anni '50, l'energia è al cuore della nostra economia. Questo è il motivo per cui ho lanciato un appello speciale con Jacques Delors per creare un'autentica Comunità europea dell'energia. Sono orgoglioso che quest'aula abbia sostenuto tale idea.

Cari colleghi,

Passiamo alle sfide che abbiamo affrontato nelle nostre vicinanze, sia a Sud che ad Est.

Consentitemi di riconoscere una difficile verità. Per vari anni abbiamo cercato la stabilità, senza essere seriamente impegnati a difendere i diritti dell'uomo e a costruire la democrazia nel nostro vicinato. La stabilità a lungo termine può derivare però solo dalla democrazia. L'abbiamo appreso dalla nostra storia, ma non l'abbiamo applicato ai nostri più stretti vicini. I nostri vicini arabi ci hanno ricordato che libertà e democrazia valgono per tutti.

D'altro canto però, noi parlamentari europei, siamo sempre stati strenui difensori e sostenitori di chiunque combatta per la libertà, la democrazia e la dignità dell'uomo. Il nostro premio annuale Sakharov ne costituisce l'esempio più tangibile. Al Parlamento siamo stati i primi politici a chiedere a Gheddafi di ritirarsi. Quando ho parlato con i manifestanti nella piazza Tahrir al Cairo e i combattenti per la libertà nella piazza dei Martiri a Tripoli, mi hanno detto, "Grazie Europa" - grazie per averci creduto e per essere stati con noi. Ho sentito dire dal Primo Ministro tunisino: "l'unica via per noi è l'Europa".

Non possiamo però sostenere la democrazia solo a parole. Le nostre politiche esterne e le nostre politiche interne devono essere collegate, come abbiamo proposto, insieme alla Commissione europea, nella nostra nuova politica di vicinato. Se vogliamo esportare il nostro modello democratico, dobbiamo investire in questo senso e aprire gradualmente il nostro mercato ai loro beni e servizi. La democrazia e la stabilità a lungo termine possono solo emanare da una prosperità in costante crescita.

Un'osservazione ulteriore: ho visitato il campo profughi di Schuscha in Tunisia. Se vogliamo presentarci in modo credibile ai nostri vicini, dobbiamo rispondere alle loro aspettative e aiutarli a risolvere la loro crisi dei profughi. Tremila persone che non hanno possibilità di far rientro nel proprio paese: si tratta di una realtà che l'UE dovrebbe essere in grado di affrontare.

L'Unione europea è un faro, un esempio per i popoli al di là del Mediterraneo ma anche per quelli all'Est - in Georgia, Moldavia, Ucraina e altri.

Ecco perché ho sollecitato, insieme a molti di voi, la creazione dell'Assemblea parlamentare EuroNest. Si tratta di uno dei nostri successi. Quando mi sono recato da Baku a Erevan, da Tbilisi a Chisinau, ho cercato di spiegare che sedersi e negoziare allo stesso tavolo dà speranza di una pace duratura. Purtroppo, mi dispiace che la situazione in Bielorussia sembri oggi essere peggiore di quanto non fosse circa trenta mesi orsono.

Onorevoli colleghi,

Parlando di attività dell'Unione europea nei paesi a noi vicini, vorrei fare un'osservazione generale. Sono un convinto sostenitore della forza della nostra diplomazia parlamentare. Godiamo della fiducia della società e dei leader locali. Questo è stato un successo, ad esempio, in Moldavia. Lo scorso anno, ho contribuito attivamente a portare le varie parti al tavolo dei negoziati nei loro sforzi volti a dar vita ad un'Alleanza proeuropea e ad andare avanti con le riforme. La nostra forza di persuasione sembra diventare un potere "forte" quando promuoviamo i nostri valori e creiamo istituzioni e procedure democratiche. Un esempio a tale proposito sono i Balcani occidentali.

Come ho già detto, abbiamo fortemente contribuito, come parlamento, all'avanzamento dell'agenda in materia di diritti umani. Abbiamo creato la rete del Premio Sakharov come dialogo permanente sui diritti umani. Centinaia di volte, durante le varie visite ufficiali, in Cina, in Russia, nel Caucaso meridionale, ci siamo espressi, voi ed io, in difesa di singoli casi. Per qualcuno che è nato in un paese occupato e che è cresciuto in un paese oppresso, è naturale sostenere i diritti umani e la dignità umana. Sono stato orgoglioso del sostegno che mi avete dato quando si è trattato di battersi per questi problemi.

Non abbiamo dimenticato che, in molti paesi del mondo, le donne sono ancora oppresse e umiliate. Ho sempre sostenuto con forza la parità di trattamento tra uomini e donne - in politica, negli affari e nella vita sociale e familiare. Nel mondo e in Europa. i diritti delle donne sono semplicemente diritti umani.

RETI DI CITTADINI -

PERICOLO DI MONDI PARALLELI

Terzo. La "partecipazione virtuale" dei cittadini di oggi sta cambiando il mondo in cui viviamo.

Cari amici,

I cittadini di oggi sono collegati in modo migliore. Sono informati come i politici e questo comporta una nuova sfida: come garantire la credibilità del processo decisionale? Come garantire la fiducia nelle attività dei nostri politici?

Quale può essere il ruolo del Parlamento europeo in questo contesto?

Al Parlamento spetta oggi una particolare responsabilità - non è solo un garante della stabilità della scena politica, ma ha anche il compito di creare una visione coraggiosa per l'Europa. I cittadini si aspettano che presenti una tale visione e un nuovo tipo di sogno europeo.

Rientrando in contatto con i cittadini, sarà possibile dare un altro significato, non economico, alla definizione di approfondimento e ampliamento dell'Europa. Governance, libero mercato, moneta unica - sono assolutamente insufficienti a porre le basi per una comunità. Abbiamo bisogno di un altro fattore fondamentale - il più importante - l'attività civica dell'Europa. Come disse Jean Monnet: "non stiamo unendo Stati, ma esseri umani".

Permettetemi ora di rivolgermi direttamente ai cittadini europei.

Capisco che possiate essere delusi. Ma l'Europa, sotto molti aspetti, è il posto migliore al mondo. E' nella nostra diversità, creatività e apertura europee che potrete soddisfare al meglio le vostre aspirazioni e passioni. Entrate nel nostro spazio comune europeo, è il vostro spazio.

E per favore non lasciatevi convincere che vi sia contraddizione tra l'essere un buon polacco e un buon europeo, un buon cittadino britannico e un cittadino europeo, un buon cittadino spagnolo e allo stesso tempo un buon europeo. Questa alternativa è assolutamente falsa. L'Europa vi permette di scoprire la magia della parola "e": essere un buon cittadino della vostra città, regione, nazione - e del vostro continente.

Cari amici,

Paradossalmente, grazie a questa crisi, stiamo iniziando a intravedere la nascita di un vero demos. Gli europei possono vedere come siamo interdipendenti. Un paese può mettere a repentaglio l'intera economia, ma molti paesi che lavorano insieme possono risolvere il problema. Per questo motivo, ho insistito per un maggior dialogo con le persone e ho promosso l'idea di uno spazio civico europeo, in tutte le mie visite all'interno dell'UE. La democrazia costruita in questo modo potrebbe essere più forte dei mercati finanziari che hanno un così grande peso sulle nostre decisioni politiche e sulla nostra vita quotidiana.

UN "NEW DEAL PER L'EUROPA"

Quattro. Il mio ultimo punto riguarda la programmazione della nostra Unione europea - il nostro futuro comune. Ritengo che abbiamo bisogno di un "New deal per l'Europa".

Signore e signori,

Il nostro vero problema è la mancanza di fiducia reciproca e la perdita di significato. Come lo storico Norman Davies ha scritto in "Vanished Kingdoms", è proprio attraverso una tale perdita di scopo che cade il potere.

Abbiamo bisogno di un progetto comune e non di un'ipoteca sul futuro della prossima generazione. Negli anni trenta, mentre il nostro continente scivolava verso la tragedia, il presidente Roosevelt salvò la democrazia e l'economia del libero mercato negli Stati Uniti d'America con il suo New Deal. La crisi che stiamo vivendo esige un New Deal per l'Europa.

Ripeterò brevemente quello che ho già detto e suddividerò la mia visione del futuro in tre punti.

In primo luogo, abbiamo bisogno di una nuova ondata di integrazione politica. Nel lungo termine, l'interesse della Comunità giova all'interesse individuale. Da secoli, l'idea di una civiltà e di uno spazio culturale comuni è forte in Europa. Ciò di cui oggi abbiamo bisogno è di trovare la soluzione politica ottimale per adeguarla ai nostri tempi. Voglio essere chiaro: non vogliamo un super-stato. Cerchiamo quindi di decidere come, nella pratica, possiamo realizzare l'idea di "unità nella diversità", mentre ridisegniamo le soluzioni necessarie.

Mentre discutiamo delle possibili modifiche al trattato o di nuovi trattati, voglio ricordare che senza un ritorno ad un genuino spirito di cooperazione o, per usare un'espressione di Robert Schuman, senza un "destino condiviso in comune", non ce la faremo. Per cambiare non sono necessarie nuove regole; è necessario l'impegno a rispettarle. E' un modo di essere.

In secondo luogo, abbiamo bisogno di una nuova ondata di integrazione economica. Dobbiamo creare una vera unione fiscale ed economica. John Donne ha detto, una volta, "nessun uomo è un'isola" e io direi "nessun paese è un'isola", e non parlo di geografia. Gli Stati membri che vogliono avanzare devono rispettare il trattato di Lisbona. Nessun paese ha il diritto di impedire agli altri di lavorare insieme. Chi resta fuori non può aspettarsi di svolgere un ruolo di primo piano. Mi resta la speranza che gli attriti determinati da questo metodo intergovernativo porteranno ad un maggiore, e non minore, uso del trattato di Lisbona e del metodo comunitario. Per questo motivo, chiedo un maggiore coinvolgimento del Parlamento europeo in questa discussione e nel processo decisionale.

In terzo luogo, dobbiamo creare un vero e proprio Spazio civico europeo. Come ho detto in precedenza, nella creazione di una nuova visione per l'Europa dobbiamo discutere di questioni che sono vicine a ciascuno di noi: la sicurezza, la possibilità di realizzare il proprio destino, una vita attiva nelle comunità locali e il senso di appartenenza. L'Europa ha bisogno di più solidarietà, più responsabilità, più rispetto per i valori e più entusiasmo. E' stata costruita sui sogni e non abbiamo il diritto di gettare via questi sogni.

Per poter rientrare in contatto con gli europei, coloro che pensano al profitto devono pensare anche ai valori. Chi si arricchisce deve essere responsabile. Chi si preoccupa della propria prosperità deve preoccuparsi dell'uguaglianza e chi crede nella concorrenza deve credere nella giustizia.

Cari amici,

Vorrei ringraziarvi tutti per la vostra competenza e la vostra collaborazione. In tutto il mio mandato, ho contribuito a risolvere le tensioni tra le varie istituzioni dell'Unione europea, i leader degli Stati membri e gli stessi Stati membri. In molte occasioni, ho quasi perso la speranza che si potesse trovare una soluzione. Ma, in generale, abbiamo raggiunto un compromesso.

È per questo che oggi sono ottimista. Non ho mai dubitato di un'Europa comune. Rappresentandovi in Europa e in tutto il mondo, ho potuto percepire in pieno le particolari frontiere del progetto europeo, così come il suo straordinario potenziale umano, morale, economico e culturale. L'Unione europea è un valore incredibile, per cui vale la pena di lavorare e in cui vale la pena vivere. Ma è un valore che si può creare ed utilizzare solo se siamo uniti.

E' proprio questa Europa che servirò sempre con energia e determinazione. Non è soltanto come uomini e donne ungheresi, cechi, svedesi, francesi o tedeschi, che sediamo in quest'Aula. Sediamo qui anche come europei, per risolvere i problemi europei e trovare soluzioni comuni. Sogno che questo Parlamento europeo, unendo così tante nazioni, rappresenti un organismo che produca reali cambiamenti a nome dei nostri cittadini. È con orgoglio e speranza che pronuncio le parole: "Sono polacco ed europeo". Ed è questo il motivo per cui ritengo che l'unità sia il nostro destino. Non diamo mai per scontata la nostra integrazione europea. Dobbiamo coltivarla ogni giorno.

Molte grazie.

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