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  Impegno a lungo termine degli azionisti e relazione sul governo societario

 

Nella prossima seduta plenaria, più precisamente il 7 luglio, il Parlamento europeo voterà la relazione presentata dall'europarlamentare  Sergio Cofferati (S&D-IT) sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti, e la direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda taluni elementi della relazione sul governo societario.

La proposta della Commissione sull'impegno degli azionisti è stata presentata nell'aprile 2014 e il suo obiettivo consiste nel rafforzare la prospettiva a lungo termine nella gestione delle società quotate. Attualmente troppe società sono eccessivamente focalizzate sul soddisfare le richieste di profitti e rendimenti elevati nel breve termine. Tale dinamica porta, sul lungo periodo, a carenze nella pianificazione, investimenti insufficienti e risultati non ottimali.


Per risolvere almeno in parte il problema, la Commissione intende conferire agli azionisti di minoranza – e in particolare agli investitori istituzionali – un ruolo più trasparente e di facile gestione, aumentandone l'influenza. L'idea è che se gli investitori sono più coinvolti e se il loro impegno è maggiormente orientato sul lungo periodo, le società daranno maggiore priorità alle problematiche a lungo termine, a beneficio degli utenti finali di investitori istituzionali e gestori di attivi, nonché delle imprese e della società nel loro complesso.

"Benché tale proposta specifica sia incentrata sugli azionisti, si dovrebbe tenere presente", afferma l'on. Cofferati "che anche altri soggetti (dipendenti, consumatori, comunità locali) svolgono un ruolo molto importante. Per consentire una buona gestione delle società, occorre garantire il rispetto per tutti i soggetti coinvolti nonché una partecipazione attiva da parte degli stessi".

Su tale base generale, il relatore ritiene che la proposta della Commissione debba essere adeguata in diversi punti importanti:

• Il dialogo tra i vari azionisti su questioni concernenti la società è un elemento chiave per conseguire un forte impegno degli azionisti. Occorre che i titolari di azioni parlino tra loro e, per conseguire un maggiore impegno, tale dialogo andrebbe promosso. Le disposizioni relative all'identificazione degli azionisti (articolo 3 bis) dovrebbero essere ampliate per tenere conto di tale aspetto. Gli oneri ingiustificati correlati a un impegno transfrontaliero sono purtroppo alquanto comuni. Pertanto, al fine di tutelare il funzionamento del mercato interno, occorre chiarire che tutti gli oneri relativi all'identificazione degli azionisti, alla trasmissione di informazioni e all'agevolazione dell'esercizio dei diritti degli azionisti non devono mai essere differenziati sulla base della nazionalità (articolo 3 quinquies).

• Un grado minimo di trasparenza non dovrebbe essere opzionale. Onde garantire una legislazione ragionevolmente efficace e parità di condizioni, tutti gli investitori istituzionali e i gestori di attivi dovrebbero essere tenuti a elaborare una politica di impegno e assicurare la trasparenza nella sua applicazione (articolo 3 septies).

• Sullo stesso tema generale, vi dovrebbe essere maggiore trasparenza sul modo in cui i gestori di attivi danno seguito al mandato degli investitori istituzionali (articolo 3 nonies). Per evitare che si crei un vuoto per coloro che intendono seguire tali operazioni chiave dall'esterno, tutte le informazioni non sensibili dovrebbero essere rese pubbliche.

• Per conseguire un sistema di politiche retributive razionale e significativo, le politiche non vanno accantonate troppo spesso o in misura eccessiva. Di conseguenza una deroga a una politica dovrebbe essere accettata solo in termini di superamento del massimale retributivo e se la situazione è eccezionale – per esempio se la società è in crisi gestionale (articolo 9 bis).

• Al fine di promuovere la trasparenza e mantenere condizioni di parità, il rapporto tra la retribuzione di direttori e dipendenti dovrebbe sempre essere incluso nelle politiche retributive (articolo 9 bis). Tale rapporto dovrà essere interpretato in modo diverso in base per esempio all'attività commerciale e all'assetto geografico della società.

• Per quanto riguarda le operazioni con parti correlate, la proposta della Commissione è un po' troppo ambiziosa (articolo 9 quater). Vi dovrebbe essere un livello europeo minimo adeguato per contrastare una tendenza problematica alle operazioni abusive, livello che tuttavia non deve essere troppo elevato. Occorre fare qualche passo indietro. In particolare, appare ragionevole lasciare gli Stati membri liberi di decidere, a seconda delle condizioni e delle prassi nazionali, se l'obbligo di procedere a una votazione degli azionisti sia proporzionato per tutte le operazioni con parti correlate superiori al 5% o se il criterio vada applicato soltanto alle operazioni che non avvengono alle condizioni di mercato.