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  La situazione dei diritti fondamentali nell'UE

 

Il 7 settembre 2015 a Strasburgo si discuterà e voterà il rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea, relatrice Laura Ferrara (M5S-EFDD), per il periodo 2013-2014.
Il rapporto d'iniziativa era stato adottato nel luglio 2015 dalla  Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, LIBE.

Nell'elaborare la relazione sono stati coinvolti i maggiori attori istituzionali e della società civile interpellandoli sullo stato dei diritti fondamentali nelle loro aree e paesi di competenza.

La Carta dei diritti fondamentali - che dall'entrata in vigore del trattato di Lisbona ha lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati - riconosce una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali ai cittadini e ai residenti dell'UE.

Per una strategia interna sui diritti fondamentali, nel rapporto si rammenta che è fondamentale garantire il pieno rispetto dei valori europei comuni enunciati nell'art. 2 del trattato UE*.


 

Il rapporto auspica una rapida adozione di una strategia interna in stretta collaborazione con l'insieme delle istituzioni, e deplora la mancanza di volontà politica nel mettere in atto i dettami dell'art. 7 del trattato UE, relativo alle violazioni da parte degli Stati membri, sanzionando e mettendo in opera misure di dissuasione.

Secondo i deputati inoltre, la strategia dovrebbe essere accompagnata da un nuovo meccanismo basato sul diritto internazionale e dell'Unione, che permetta di monitorare il rispetto dei diritti fondamentali da parte degli stati membri e tenere sotto controllo le violazioni.

La Commissione europea è chiamata a rinforzare il quadro europeo esistente e a elaborare un piano fondato su indicatori e obiettivi comuni, che permetta di valutare la situazione della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti fondamentali. I deputati denunciano l'intensificazione delle violazioni di tali diritti in seno all'UE, constatando la reticenza degli Stati membri a far rispettare i diritti di Rom, donne, persone LGBTI, richiedenti asilo e migranti.

Dopo la prima parte della relazione, in cui sono trattate le questioni istituzionali, nella seconda si analizza la situazione di attuazione nell'UE dei principali diritti fondamentali.
Si raccomanda agli Stati membri di vegliare sul rispetto delle misure a garanzia della libertà d'espressione, di religione e convinzioni, del diritto all'uguaglianza e non discriminazione, sulla difesa delle minoranze e delle persone più deboli della nostra società.

I deputati chiedono all'Unione fare della lotta ai crimini motivati dall'odio e dai pregiudizi una priorità nell'elaborazione di misure europee contro la discriminazione e nell'ambito giudiziario; invitano la CE a vegliare sulla la corretta trasposizione della decisione quadro sulla "lotta contro talune forme ed espressioni di razzismo e xenofobia mediante il diritto penale" e ne domandano la revisione in senso più ampio.

Per quanto i migranti e i richiedenti protezione internazionale, i deputati invitano gli stati membri a rispettarne i diritti, condannando il ricorso generalizzato alla detenzione illegale dei migranti in situazione irregolare, dei minori non accompagnati e degli apolidi, e chiendo un rafforzamento dei controlli sui centri di accoglienza.

Nella relazione si sottolinea la necessità di rispettare il diritto alla protezione dalla povertà e dall'esclusione sociale: gli Stati membri sono dunque invitati in caso di crisi economica a introdurre misure di sostegno per garantire condizioni di vita dignitose ai propri cittadini e combattere l'esclusione sociale.

I deputati ribadiscono che il reato di corruzione, in particolare se organizzata, rappresenta una grave violazione dei diritti fondamentali e una minaccia per la democrazia e lo Stato di diritto: invitano dunque gli Stati membri e l'UE a sviluppare strategie concrete per promuovere la trasparenza e responsabilizzare i cittadini. Esortano gli Stati membri a intensificare la lotta contro tutti i tipi di crimine organizzato, compresi la tratta degli esseri umani, l'abuso e lo sfruttamento sessuale, la tortura e il lavoro forzato, e invita la Commissione a prevedere reati per contrastare i crimini ambientali.

La relazione si sofferma inoltre sulle condizioni di detenzione nelle carceri e in altri istituti di custodia, sul sovraffollamento degli istituti di pena, sul reinserimento sociale. Si sottolinea la situazione dei minori che vivono in strutture di detenzione assieme ai loro genitori e dei circa 800.000 minori che nell'UE sono separati ogni anno da un genitore detenuto in carcere: in entrambi i casi vi sono conseguenze sui loro diritti.

Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (2013-2014) (2014/2254(INI))

*Trattato sul'Unione europea - Art. 2

L'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.

http://europa.eu/pol/pdf/consolidated-treaties_it.pdf

Trattati attualmente in vigore