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Intervista a Goffredo Maria Bettini

Goffredo M. Bettini è deputato del gruppo S&D (PD) al Parlamento europeo. E' stato eletto deputato europeo nella corrente legislatura.
E' membro sostituto della Commissione per il commercio internazionale (INTA), a nome della quale è relatore sulla proposta di regolamento sulle misure commerciali eccezionali applicabili ai paesi e territori che partecipano o sono legati al processo di stabilizzazione e associazione dell'UE e che ne sospende l'applicazione per quanto concerne la Bosnia-Erzegovina.

Quali sono i nodi ancora da sciogliere nella trattativa per l'accordo di libero scambio tra Bosnia-Erzegovina e Unione Europea (CEFTA)?

C'è stata una svolta nei rapporti tra l’UE e la Bosnia. Infatti, grazie all’impegno soprattutto dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, il Parlamento bosniaco ha approvato un documento sottoscritto da tutti i più importanti leader politici del Paese, che definisce i contenuti fondamentali del cammino verso l’integrazione. Così, nelle Conclusioni del Consiglio del 15 dicembre 2014, si è preso atto che sono state soddisfatte le condizioni necessarie per procedere alla conclusione e all'entrata in vigore dell'Accordo di Stabilizzazione e di Associazione con la Bosnia-Erzegovina. In questo contesto, l'UE si aspetta il pieno rispetto degli obblighi assunti da parte della Bosnia, inclusi quelli relativi all'adattamento dell'ASA a seguito dell'entrata della Croazia nell'Unione europea.

Il Parlamento europeo attraverso la richiesta di inserire atti delegati vuole maggior controllo sulle decisioni della CE relative all'accordo. Perché è così importante che i deputati europei possano dire la loro anche ex post? Ci può fare un esempio concreto?

Il Trattato di Lisbona, in vigore dal 2009, ha ampliato sensibilmente le competenze legislative del Parlamento europeo che lo pongono sullo stesso piano del Consiglio anche in materia di politica commerciale. Le misure preferenziali autonome concesse dall'UE ai paesi terzi costituiscono una di quelle materie in cui il Parlamento europeo esercita il ruolo di co-legislatore. Il regolamento di cui sono relatore, votato in commissione commercio internazionale, modifica il regolamento 1215/2009 con il quale l'UE accorda ai paesi dei Balcani occidentali concessioni commerciali. L'introduzione da parte del Parlamento della procedura degli atti delegati è quindi necessaria sia alla luce delle competenze attribuite dal Trattato, sia perchè nel provvedimento in esame, la Commissione europea decide se e quando revocare queste concessioni. Tale decisione è adottata non solo sulla base di considerazioni strettamente tecnico-commerciali, ma anche sulla base di valutazioni politiche.

Il rispetto dei diritti umani, la cooperazione amministrativa e le riforme economiche intraprese da questi Paesi rappresentano tre nuove condizioni affinché l'UE mantenga in vigore le misure preferenziali. Allo stesso tempo esse sono funzionali a migliorare la governance, lo stato di diritto e a sviluppare l'economia di questi Paesi. Il Parlamento ritiene che la valutazione dei tre criteri elencati e l'eventuale decisione di sospendere le misure preferenziali, dia un eccessivo margine di discrezione alla Commissione europea, che non può essere lasciata sola su questa decisione, ma al contrario è utile, direi indispensabile, coinvolgere il Parlamento, poiché in gioco non vi sono solo flussi commerciali ma anni di impegno europeo nella politica regionale e il futuro della politica europea di vicinato.

Abbiamo notato che nella proposta particolare attenzione è riservata alla "clausola dei diritti umani" cioè alla possibilità di sospendere le preferenze commerciali in caso di violazioni dei diritti fondamentali. Quale è la situazione in Bosnia Erzegovina?

La situazione in Bosnia Erzegovina sul rispetto dei diritti umani è purtroppo legata al passato di guerra e violenze che hanno segnato la storia recente del Paese. I casi che catalizzano maggiormente l'attenzione internazionale sono la mancata attuazione della sentenza Sejdic-Finci che obbliga la Bosnia a revocare il limite al diritto dell’elettorato passivo delle minoranze etniche presenti sul territorio nazionale. Tuttavia su questo punto i recenti sviluppi sono rassicuranti poiché le autorità bosniache si sono impegnate a rispettare la sentenza. Altri casi di violazioni riguardano le atrocità della guerra come il mancato ritrovamento delle persone scomparse e le discriminazioni per motivi di etnia. Limitazioni della libertà si registrano nei confronti dei media e nonostante sia in vigore una legge anti-discriminazione, le persone LGTB sono frequentemente oggetto di comportamenti violenti e incitazioni all'odio. Mi sembra che la sincera volontà della Bosnia di accelerare il suo ingresso nell’UE dimostri anche la determinazione di superare il peso, nel campo dei diritti umani, del suo passato; determinazione, ricordiamolo sempre, non facilitata dal complicatissimo assetto istituzionale e costituzionale, stabilito dagli Accordi di Dayton.

Quali linee di riforma ritiene necessarie da parte della leadership politica della Bosnia-Erzegovina per proseguire il percorso di avvicinamento all'UE?

Il 23 febbraio 2015, come già accennato in precedenza, nel Parlamento della Bosnia-Erzegovina durante la visita a Sarajevo dell'Alto Rappresentante Mogherini, il Paese si è impegnato in un programma scritto di riforme. Il segnale è stato molto incoraggiante, anche alla luce della positiva reazione dell'opinione pubblica. Ciò fa ben sperare sull'attuazione di un piano di riforme che dovranno basarsi sui criteri di Copenaghen e sul raggiungimento dei criteri di funzionalità statale. Le riforme dovranno investire la lotta alla corruzione, la riforma del sistema giudiziario, fondamentale per l'avvicinamento del Paese all'aquis comunitario tanto quanto quella della pubblica amministrazione. Inoltre ai fini di una futura adesione è essenziale il rispetto del "patto per la crescita e l’occupazione" che coinvolge il mercato del lavoro, la tassazione, il sistema delle imprese. Credo tuttavia che la precondizione per attuare le riforme sia la compattezza dell'élite politica delle entità che compongono la Bosnia-Erzegovina.