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  Fattori esterni che rappresentano ostacoli all'imprenditoria femminile europea

 

Il 18 gennaio 2016 in seduta plenaria a Strasburgo, l'On. Barbara Matera presenterà la relazione "Sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all'imprenditoria femminile europea", di cui è relatrice per la commissione diritti della donna e uguaglianza di genere del Parlamento europeo.

Nella relazione si sostiene che, per riportare l'Europa sui binari della crescita e creare nuovi posti di lavoro, l'Unione europea ha bisogno di più imprenditori: in questo contesto,  l'imprenditoria femminile dovrebbe essere considerata con attenzione. Guardando il tasso di occupazione femminile del 2014 pari al 59 % nell'UE a 28, si può notare come non sia in linea con l'obiettivo della strategia Europa 2020 che prevede un tasso di occupazione del 75 %, né con i dati relativi all'occupazione maschile agli (pari al 70%). Nella relazione si fa inoltre riferimento al dato di un Euro barometro Flash del 2012, dal quale emerge che vi sono maggiori probabilità che le donne preferiscano un impiego dipendente (il 63% rispetto al 53 %) e che gli uomini optino invece per un lavoro autonomo (il 42 % rispetto al 33%) ed è effettivamente più probabile che essi, rispetto alle donne (29% contro 17 %), abbiano creato un'impresa.


Nella relazione si constata che le donne imprenditrici scelgano più spesso ambiti collegati alla sanità e all'assistenza sociale oppure nel settore dell'istruzione, mentre gli imprenditori di sesso maschile sono generalmente più presenti nel settore delle costruzioni. Viene inoltre spiegato come le imprese delle donne restino più piccole, con il 23% delle donne imprenditrici dell'UE a 28 che sono anche datori di lavoro a fronte del 30% degli uomini. Nella relazione viene evidenziato il dato secondo cui le donne intervistate sostengono di compiere questa scelta per necessità, in quanto l'imprenditoria offre loro la possibilità di conciliare vita professionale e funzioni di assistenza, per esempio di bambini o anziani, e aumenta le loro opportunità di lavorare da casa.

Fra gli ostacoli all'imprenditorialità femminile, la relatrice rimarca come le donne avviino le proprie imprese con capitali inferiori e prestiti di minore entità, facendo affidamento, più spesso degli uomini, sui familiari per ottenere dei finanziamenti, e si ritrovino così in una situazione di minore dipendenza dal finanziamento tramite debito. A conferma di questa situazione, nella relazione si fa riferimento ad alcuni studi che dimostrano come spesso le donne non tentino neppure di accedere ai finanziamenti in quote di partecipazione al capitale.

Fra le ipotesi valutate dalla relatrice rispetto a tali differenze di genere, si sosterrà la possibilità che le donne dispongano di minori conoscenze sulle opzioni di finanziamento disponibili, o che abbiano un atteggiamento più prudente per quanto riguarda l'assunzione di rischi economici e finanziari oppure vantino una minore esperienza di gestione finanziaria rispetto ai loro omologhi di sesso maschile.

Nella relazione si pone l'accento su come anche la semplice preoccupazione di subire una discriminazione nell'accesso ai finanziamenti rischi di avere un impatto sulla decisione delle donne di avviare un'impresa o di ricorrere a prestiti di minore entità. La direttiva 2004/113/CE vieta espressamente ai servizi finanziari di compiere discriminazioni dirette o indirette, anche nell'ambito dei prestiti bancari.

La relatrice infine evidenzia come il divario di genere nell'imprenditoria sociale sia minore rispetto all'imprenditoria tradizionale e che quindi tale settore potrebbe offrire spunti preziosi per superare gli ostacoli all'imprenditoria femminile. Difatti, nella relazione si sostiene che pur essendo più probabile che un'impresa sociale sia avviata da uomini piuttosto che da donne, queste ultime siano più attive come imprenditori di imprese sociali.
 
Pagina web della Commissione FEMM