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Diritto di iniziativa dei cittadini e dialogo sociale

Diritto di iniziativa

- Il funzionamento dell`Unione si fonda sulla democrazia rappresentativa attraverso il diritto di voto attivo e passivo del singolo cittadino dell'Unione alle elezioni del Parlamento europeo.

- Ogni cittadino ha il diritto di partecipare alla vita democratica dell`Unione. Le decisioni sono prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini.


- I cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell`Unione, nel Parlamento europeo.


Gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio europeo dai rispettivi Capi di Stato o di governo e nel Consiglio dai rispettivi governi, a loro volta democraticamente responsabili dinanzi ai loro parlamenti nazionali o dinanzi ai loro cittadini.

Sulla base di questi nuovi  principi si introduce dunque il valore giuridico vincolante e l'importante  riconoscimento dell'iniziativa popolare, che diventa il passaggio basilare per il concretizzarsi del concetto di valori democratici universali da trasmettere alle generazioni future.
Infatti ora il diritto di iniziativa  dei cittadini, consente ad almeno un milione di cittadini provenienti da un numero significativo di Stati membri, di invitare la Commissione a presentare la proposta in un determinato ambito.

L'iniziativa popolare è anche uno strumento di trasparenza, che avvicina i cittadini alla macchina comunitaria e crea legami civici transnazionali su tematiche comuni.
La Commissione propone che le firme provengano da almeno nove Paesi membri e un numero rappresentativo di abitanti.

Dopo una lunga fase di consultazione pubblica, le conclusioni della Commissione, che ora devono passare al vaglio di Parlamento e Consiglio prevedono che:

• Il milione di firme venga da almeno un terzo degli Stati membri, ovvero nove attualmente
• Le firme possano essere raccolte per via cartacea o elettronicamente e verificate dalle autorità nazionali secondo le procedure in vigore
• L'età minima per firmare sia la stessa del voto alle elezioni europee (18 dappertutto, tranne in Austria dove si vota a 16 anni)
• Le firme provenienti da ogni Paese debbano essere proporzionali alla popolazione - per esempio per l'Italia servono almeno 54.750 firme.

Il periodo per raccogliere le firme sarebbe di 12 mesi. La procedura prevedrebbe la registrazione online dell'iniziativa, l'effettiva raccolta delle firme, un 'check' a un terzo del cammino - quando ci sono già almeno 300.000 firme depositate - per verificare l'ammissibilità della proposta dal punto di vista giuridico. E poi l'approvazione finale.

Gli eurodeputati della commissione affari costituzionali hanno votato il 30 novembre il rapporto sull`iniziativa popolare suggerendo: una valutazione di ammissibilità, una soglia più bassa del numero di Paesi partecipanti e una più semplice procedura per la firma.

Valutazione sull´ammissibilità´
Il controllo di ammissibilità dell`iniziativa dovrebbe essere eseguito al momento della registrazione sul sito web della Commissione (non dopo la raccolta di 300.000 firme)al fine di evitare la raccolta da parte dei cittadini di firme per iniziative che non rispondono ai criteri fissati. Per garantire che le iniziative siano di natura seria e abbiano una dimensione europea si suggerisce l´istituzione di un comitato di cittadini con un minimo di sette membri provenienti da sette Paesi.

Una soglia più  bassa per il numero degli Stati membri?
Il Trattato di Lisbona afferma che le firme di un´iniziativa da parte dei cittadini debbano venire da "un numero" rilevante di Stati membri. Per il Parlamento il numero dovrebbe essere di un quinto. Questo potrebbe far abbassare il numero dei Paesi da nove a sei. Si tenta inoltre di semplificare la firma delle iniziative togliendo l´obbligo di fornire un documento di riconoscimento al momento della firma. Tale suggerimento è stato contestato dal Consiglio.

Passi successivi
Il Parlamento Europeo voterà in seduta plenaria il rapporto sull`iniziativa popolare nel mese di Dicembre nella settimana che va dal 13 al 16. Gli Stati membri hanno chiesto 12 mesi per l`implementazione nazionale della nuova legislazione.

Segui l'iter legislativo
 

Dialogo sociale

Si riconosce anche  l'importanza del dialogo tra cittadini, associazioni pubbliche e Istituzioni dell'Unione al fine di rendere il cittadino partecipe delle decisioni europee.
Partendo dal presupposto che, la trasparenza e la pubblicità del lavoro facilitano la partecipazione della società civile, le sedute del Consiglio dei ministri saranno pubbliche, permettendo così ai giornalisti di svolgere per il cittadino la necessaria azione di informazione.

In materia sociale, il trattato prevede che il dialogo avvenga attraverso un "Vertice Sociale Trilaterale tra le parti sociali europee e l' Unione, per la crescita e l'occupazione".

Con il Trattato di Lisbona: "L'Unione e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali, quali quelli definiti nella Carta sociale europea firmata a Torino il 18 ottobre 1961 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la promozione dell'occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l'emarginazione". (Politica Sociale art.151 ex articolo 136 del TCE)

Una clausola sociale esige che nel definire ed attuare le varie politiche dell'UE, occorre tener conto degli aspetti sociali. Questi aspetti sono: promozione di un livello elevato dell'occupazione e dell'educazione, formazione e protezione della salute umana, garanzia di un'adeguata protezione sociale e lotta contro l'esclusione sociale.