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28/01/2015

Giornata mondiale della protezione dati - Intervista con il Garante Giovanni Buttarelli

"L'Unione europea deve rendere i diritti esistenti più efficaci nella pratica, e permettere ai cittadini di esercitarli con più facilità", ha dichiarato Giovanni Buttarelli, il nuovo garante europeo della protezione dati. Il suo ruolo è di assicurare la protezione dei dati personali e la privacy, e di promuovere le buone pratiche in seno alle istituzioni europee. Leggi l'intervista.

Quali saranno le sfide maggiori che il suo servizio si troverà ad affrontare e i principali problemi che dovranno essere risolti nei prossimi cinque anni?

Ho l'onore di servire questa istituzione in un momento storico per la protezione dei dati, dovuto al cambiamento tecnologico in corso nel mondo intero. In questo contesto dobbiamo lavorare per implementare i principi del trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali.
Il quadro attuale frammentato utilizzato per la protezione dei dati a livello dell'Unione europea non è più affidabile, e ciò impatta in termini di costo. L'UE deve rendere i diritti esistenti più efficaci nella pratica, al fine di permettere ai cittadini di esercitarli più facilmente, in un'epoca in cui tutta la nostra vita è gestita dagli smartphones.

Le recenti questioni legate alla sicurezza in Europa hanno un impatto sulla riforma della protezione dei dati? E cosa pensa del dibattito "sicurezza contro diritto alla vita privata"?

Incoraggeremo i legislatori a non agire sotto l'impulso delle emozioni e a considerare gli effetti a lungo termine, l'effetto domino sulle altre questioni, comprese quelle sulla protezione dei dati.
Non è propriamente un dibattito su "sicurezza contro vita privata". Non sono un sostenitore dell'argomentazione ricorrente secondo cui la vita privata deve essere equilibrata. Si tratta di diritti fondamentali. Nel diritto, ogni intervento sulla sicurezza è legale unicamente quando si dimostra necessario e proporzionato. Sono molto più favorevole a incoraggiare un approccio mirato.

Come vede la futura cooperazione con il Parlamento europeo?

Saremo più vicini a tutte le istituzioni. Certamente abbiamo una relazione particolare con il Parlamento europeo per via dei numerosi dossier aperti.
Ci asterremo dal seguire il classico approccio burocratico, e cercheremo di anticipare i loro bisogni, di essere più dinamici e agire come risolutori di problemi. Dunque, non saremo un'istituzione isolata.