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Il Parlamento europeo premia l'impegno dei cittadini

La Fobap onlus - Fondazione Bresciana Assistenza Psicodisabili, la dott.ssa Paola Scagnelli, don Virginio Colmegna e il prof. Antonio Silvio Calò sono i quattro vincitori italiani del Premio Cittadino europeo 2018.

Ogni anno- dal 2008 - il Parlamento europeo assegna il "Premio del cittadino europeo", un riconoscimento alle attività o azioni intraprese da cittadini, gruppi, associazioni o organizzazioni che si sono distinti per l'impegno nel promuovere una migliore comprensione reciproca e una maggiore integrazione tra le popolazioni degli Stati membri, o nell'agevolare la cooperazione transfrontaliera o transnazionale nell'Unione europea. Ogni candidato deve essere proposto da almeno un deputato.

La cerimonia di premiazione prevede due fasi distinte: un riconoscimento celebrato a livello nazionale nel Paese di origine dei vincitori nel mese di settembre, e una cerimonia a Bruxelles il 9 ottobre 2018, con tutti i vincitori nazionali dei Paesi membri dell'Unione europea.

La giuria era  presieduta dalla cancelliera Sylvie Guillaume (S&D, FR) e composta dai vice presidenti del Parlamento europeo Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL, GR), Lívia Járóka (PPE, HU), Pavel Telička (ALDE, CZ) e Zdzisław Krasnodębski (ECR, PL), nonché dagli ex presidenti del PE Hans Gert Pöettering ed Enrique Baron Crespo, dal presidente del Forum civico europeo Jean Marc Roirant e dal presidente del Forum europeo della gioventù Luis Alvarado Martinez.                                                                                                

Anche quest’anno sono quattro gli italiani che si sono aggiudicati il premio, tra i 50 provenienti dai 28 Paesi dell'Unione europea.

 

Chi sono i vincitori del 2018

Fobap onlus - Fondazione Bresciana Assistenza Psicodisabili

Si stimano in 5 milioni, in Europa, le persone affette da autismo: una patologia caratterizzata dall’incapacità di costruire relazioni sociali, disordine del linguaggio e comportamenti ripetitivi che rende, in particolare, i “bambini della luna” dei disabili invisibili.

L’UE, all’art. 26 della Carta dei diritti fondamentali e aderendo alla Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità, riconosce e rispetta il diritto delle persone con disabilità di beneficiare di misure intese a garantirne l'autonomia, l'inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità.

Per dare concretezza a questi diritti, a Brescia è attivo il “Centro abilitativo per minori Francesco Faroni” promosso da Fobap Onlus, rivolto a minori con diagnosi di spettro autistico, riconosciuto dalla Regione Lombardia come servizio innovativo e sperimentale.

Oggi in questo centro sono seguiti 90 minori a partire dall'età di 2 anni, a titolo completamente gratuito. Vengono sperimentati moduli di trattamento intensivi, raccomandati dalle linee guida nazionali e da raccomandazioni e/o suggerimenti prodotti dalla ricerca scientifica internazionale. I trattamenti riabilitativi innovativi proposti sono particolarmente efficaci poiché prevedono progetti educativi individualizzati e personalizzati per il bambino, basati sull’evidenza scientifica e, al contempo, l’attivo coinvolgimento della famiglia, della scuola, nonché degli altri ambienti di riferimento di vita.

Fobap Onlus – Fondazione Bresciana Assistenza Psicodisabili si è costituita nel 1982 su iniziativa di Anffas Brescia Onlus, di cui è il braccio operativo.

La candidatura è stata proposta dal deputato Luigi Morgano.

 

Don Virginio Colmegna

Don Virginio Colmegna è nato a Saronno il 1 agosto 1945. E’ stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1969, nel settembre dello stesso anno ha conseguito la licenza in teologia. Negli anni Ottanta ha promosso diverse cooperative e comunità di accoglienza nel campo della sofferenza psichica e dei minori. Nel 1982 è entrato nell'ufficio Vita sociale e Lavoro della Curia di Milano, come assistente diocesano del Movimento dei lavoratori di Azione Cattolica, ed è stato nominato vicepresidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza.

Il cardinale Carlo Maria Martini, nel 1993, lo ha designato direttore della Caritas Ambrosiana. Nel 1998 ha assunto le cariche di direttore della delegazione regionale Caritas Lombardia e di presidente dell'Agenzia solidarietà per il lavoro impegnata nel reinserimento lavorativo dei detenuti.

Nel 2002, è stato nominato presidente della neonata Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani" di cui tuttora è presidente.

Nel 2004, ha lasciato la guida della Caritas Ambrosiana per dedicarsi a tempo pieno alla Casa della carità, inaugurata il 24 novembre.

Nel 2006 è stato nominato dal sindaco di Milano, membro dell'Advisory board del comitato strategico per affiancare l'amministrazione nell'affrontare i problemi della città. Il 4 dicembre 2014, l'Università degli Studi di Milano, durante la cerimonia d'inaugurazione dell'anno accademico, gli ha conferito una laurea honoris causa in Comunicazione pubblica e d'impresa.

Nel 2017 ha ricevuto l'Ambrogino d'Oro, la civica benemerenza del Comune di Milano, per aver fatto "della carità il mezzo e il fine delle proprie azioni: un merito che la città gli riconosce con onore e gratitudine".

La candidatura di Don Colmegna è stata proposta dalla deputata Patrizia Toia.

 

Antonio Silvio Calò

Antonio Silvio Calò, insegnante di storia e filosofia al liceo Canova di Treviso, vive con la sua famiglia nel trevigiano e da giugno del 2015 ospita nella sua abitazione sei immigrati africani.

In seguito ai tragici eventi di Lampedusa del 2015 dove centinaia di migranti persero la vita nel disperato tentativo di raggiungere la costa italiana, il prof. Calò, da semplice cittadino, dà la disponibilità alla Prefettura di accogliere presso la sua abitazione alcuni dei sopravvissuti del naufragio. La sua domanda tra l’ammirazione e lo sdegno di molti, viene accolta, e giungono così a casa Calò sei ragazzi di età compresa tra i 19 e 31 anni provenienti da Gambia, Ghana e Nigeria.

Antonio Silvio Calò non si definisce un eroe né tantomeno un salvatore. Dichiara di aver risposto ad un’istanza della sua coscienza che gli impediva di restare indifferente di fronte a tale sofferenza.

L'esperienza dalla famiglia Calò, che si prolunga da tre anni, è un magnifico esempio d'integrazione e la prova di un'accoglienza funzionale che ha coinvolto il nucleo familiare e si è allargata alla comunità integrando lavoratori e giovani, dando luogo ad un progetto includente e formativo.
In questo crede il prof. Calò, in una vita arricchita dalla diversità, nella fratellanza e nella condivisione, e mentre in Europa soffia un vento di cambiamento e vengono costruiti muri la famiglia Calò costruisce mulini: per far sì che queste persone non siano più considerati ospiti ma futuri cittadini.

La candidatura è stata proposta dai deputati Cécile Kashetu Kyenge, Paolo De Castro e David Maria Sassoli.

 

Paola Scagnelli

La Dottoressa Paola Scagnelli dirige il reparto di Radiologia dell'Ospedale Maggiore di Lodi. Durante i suoi periodi di ferie si trasferisce a Tabora, in Tanzania, presso una casa famiglia che si occupa di bambini affetti da albinismo, gestita dalle Suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata.

In Tanzania, ma non solo, le persone affette da albinismo sono fortemente discriminate per le loro caratteristiche: sono considerate fantasmi, demoni, e sono vittime di credenze popolari. Nei mercati clandestini le parti dei loro corpi sono vendute a caro prezzo, come amuleti o per praticare riti di stregoneria tribale. Il corpo di un albino può fruttare fino a 100.000 dollari.

I bambini sono i più indifesi: nei villaggi alcune famiglie uccidono i figli appena nati quando si accorgono della loro anomalia genetica.
Per proteggerli dai contrabbandieri e dalla discriminazione, vengono affidati a strutture protette che li ospitano, formano e curano se necessario.

La dottoressa Scagnelli svolge il suo operato di medico in Tanzania fornendo un fondamentale aiuto sanitario. Quando è in Italia, organizza incontri per sensibilizzare la popolazione verso un problema troppo poco conosciuto nel nostro Paese, e raccoglie fondi per la struttura.

Nell'Africa sub-sahariana, in particolare in Tanzania, Malawi e Burundi, la media delle persone affette da albinismo è molto più alta che nel resto del mondo (in Tanzania, una persona su 1.400 contro una ogni 20 mila).

Ha proposto questa candidatura l'eurodeputata Elisabetta Gardini.

 

Pubblicato l'8 giugno 2018