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Il Patrimonio Culturale Intangibile e il Performance Knowledge base (PKb)

In Italia gli studiosi hanno cominciato a interessarsi seriamente al problema della conservazione e valorizzazione dei beni relativi alle Arti dello Spettacolo, solo dopo la Conferenza Generale dell’UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (Parigi, 2003).

Allo spettacolo teatrale non è riconosciuta la dignità di ‘opera d’arte totale’ e per questo motivo le sue parti costituenti (ad es. schizzi di scena, figurini, costumi, spartiti, foto, modellini ecc.), una volta conclusasi la rappresentazione, sono smembrate e disseminate presso fondazioni, musei, collezioni, enti pubblici e privati di diverse città o nazioni.

Nel 2014 ho progettato un nuovo modello di catalogazione digitale online, il “Performance Knowledge base” (PKb), con il fine di ricostruire la perduta unità dello spettacolo attraverso i documenti e i materiali digitalizzati e di soddisfare le esigenze di una larga fascia di utenti (ad es. ricercatore, costumista, regista, danzatore, attore, amatore ecc.).

Senza alcun finanziamento, ho ‘inventato’ grazie all’aiuto e all’entusiasmo del team dei miei studenti l’ontologia dei dati, che è alla base del Knowledge base ed è fondamentale per la creazione del software. Per poter far funzionare il PKb era, però, necessario creare un collegamento con gli archivi europei ed extraeuropei, risolvendo i problemi di copyright e di riversamento dei dati digitali. In attesa di trovare un modo per affrontare e risolvere questa sfida, abbiamo provato a creare un prototipo del PKb, che è stato presentato al IV Forum Internazionale sui Beni Culturali a San Pietroburgo nel dicembre 2015, suscitando grande interesse tra i convenuti e proposte di cooperazione.
Dopo quest’inaspettata accoglienza mi sono rivolta a Carlo Meghini dell’ISTI-CNR di Pisa, che ha apprezzato il lavoro svolto sull’ontologia dei dati, complimentandosi con noi ‘umanisti’ e accogliendo la proposta di collaborazione per la realizzazione del software.
Ora stiamo cercando un finanziamento adeguato.

Contemporaneamente nel giugno del 2016 portavo a compimento un altro progetto per l’applicazione delle nuove tecnologie ai beni teatrali, finanziato dall’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’ grazie alla vincita del progetto “Doppie cattedre”.

Nel 2014 ho avviato la collaborazione con Artem Smolin dell’ ITMO University (Saint-Petersburg National Research University of Information Technologies, Mechanics and Optics, RUSSIA) per progettare e creare su web il Museo Virtuale, dedicato all’attrice russa Vera Komissarževskaja (1864-1910). L’anno successivo il team italo-russo, composto da studiosi di teatro, ingegneri, tecnici e allievi di computer grafica, si è arricchito della collaborazione di Lucie Kempf dell’ Université de Lorraine et Nancy (Francia).
Il Museo Virtuale è su web per ora solo in lingua russa: http://verakomina.ifmo.ru. Stiamo lavorando per tradurlo in lingua italiana e francese.

Da queste due esperienze, che ho sinteticamente esposto nell’incontro del Tavolo n. 2: “Innovazione nel settore culturale e digitalizzazione-opportunità per Startup e PMI”, deriva una riflessione relativa all’uso della tecnologia e soprattutto della computer grafica.

L’innovazione tecnologica applicata ai beni culturali si deve fondare sul rapporto sinergico e paritario tra tecnici-informatici e studiosi-ricercatori. Solo collaborando in equilibrio e in sintonia è possibile superare la fascinazione tecnologica piegandola a fini educativi e culturali.

Diffondere la cultura e interessare un’ampia e variegata fascia d’utenza ai beni culturali non significa svuotarli dai contenuti storici, sociali e, soprattutto, scientifici decontestualizzandoli.

Donatella Gavrilovich, Dipartimento di Studi letterari, filosofici e di Storia dell’Arte, Università degli Studi di Roma Tor Vergata