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L’UE deve salvaguardare l’indipendenza dei media

Gli stati membri dell’Unione europea dovrebbero creare e mantenere, con le leggi e nella pratica, un ambiente sicuro e affidabile per i giornalisti: lo hanno detto i deputati della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni del PE, il 27 marzo 2018 a Bruxelles.

Maggiore supporto a chi fornisce un servizio pubblico e ai giornalisti investigativi; creazione di un organismo indipendente che monitori e relazioni sulle minacce contro i giornalisti, investire nell’educazione per migliorare la conoscenza dei media e del digitale: questi i punti chiave della risoluzione non legislativa preparata da Barbara Spinelli (GUE/NGL, IT) e approvata in commissione LIBE con 44 voti a favore, 3 contrari e 4 astensioni.

I deputati hanno chiesto agli Stati membri di assicurare l’adeguato finanziamento pubblico per proteggere e promuovere il pluralismo, l’indipendenza e la libertà dei media. Hanno inoltre chiesto loro di rafforzare il supporto finanziario a chi fornisce servizio pubblico e al giornalismo investigativo, sempre astenendosi dal coinvolgimento nelle decisioni editoriali.

Per proteggere i giornalisti da violenze e minacce, dovrebbe essere costituito un organismo regolatore indipendente e imparziale, in cooperazione con le associazioni dei giornalisti, che sorvegli e segnali le violenze. Il testo aggiunge che, per i giornalisti la cui libertà di lavoro è stata minacciata, c’è bisogno di procedure legislative efficaci per evitare l’auto-censura

I deputati sono preoccupati per la crescita del cyber-bullismo, della vendetta personale con uso di materiale pornografico e della pedopornografia, e reiterano che gli interessi e i diritti dei minori devono essere pienamente rispettati nel contesto dei mezzi di comunicazione di massa. Richiamano inoltre a una legislazione che includa disposizioni relative all’individuazione, la segnalazione e la rimozione dai social media dei contenuti offensivi per la dignità umana.

I deputati di LIBE hanno sottolineato che le restrizioni in materia di cifratura e anonimato dovrebbero essere limitate e conformi ai principi di legalità, necessità e proporzionalità.

Il testo sottolinea che l’uso del termine “fake news” non dovrebbe mai mirare a danneggiare la fiducia del pubblico nei media e a discreditare e criminalizzare le voci critiche.

Per rafforzare l’obiettività dell’informazione e proteggerla, i deputati della commissione Libertà civili incoraggiano le compagnie del settore dei media sociali e le piattaforme online a sviluppare sistemi che permettano agli utenti di segnalare e contrassegnare le potenziali notizie false, e di permettere a organizzazioni terze, certificate per il controllo dei fatti, di esaminare e rettificare tali informazioni.  

La relatrice Barbara Spinelli (GUE/NGL, IT) ha dichiarato: “I punti di riferimento fondamentali della relazione sono l’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti politici e civili e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ho cercato di sottolineare l’imprecisione di concetti come le informazioni false (fake news), che sempre più sono applicati esclusivamente alla sfera di internet. Ho cercato di rispettare al meglio la dichiarazione comune sulla promozione e la protezione della libertà di espressione, le false informazioni, la disinformazione e la propaganda, di cui condivido la visione che il diritto umano di comunicare informazioni e idee non può essere limitato a dichiarazioni “corrette”, ma si allarga anche "alle informazioni e le idee che possono scioccare, offendere e disturbare”. La relazione sottolinea il bisogno di proteggere gli informatori (whistle-blowers) e i diritti legati al criptaggio, richiama al riconoscimento degli effetti dissuasivi delle leggi sulla diffamazione, mette in guardia contro le imposizioni arbitrarie di stati di emergenza e insiste sull’opportunità di investire nella cultura del digitale per dare autonomia ai cittadini e agli utenti della rete. Tutti i gruppi politici sono stati d’accordo che ogni restrizione debba essere iscritta nel quadro e rispettare le esigenze della legislazione internazionale”.

 

Pubblicato il 3 aprile 2018