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Premio Sacharov 2015 - A Roma il 16 dicembre con la diretta da Strasburgo

Il Parlamento europeo organizza un incontro in occasione della consegna del Premio Sacharov 2015 per la libertà di pensiero. Sarà trasmessa, in diretta dal PE di Strasburgo, la cerimonia di consegna del Premio, assegnato quest'anno al blogger saudita Raif Badawi. A Roma, Spazio Europa, il 16 dicembre 2015 ore 11.

Logo del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero e d'espressione
Logo del Premio Sakharov per la Libertà di pensiero e d'espressione
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E' previsto un intervento video dei vicepresidenti del Parlamento europeo Antonio Tajani e David Sassoli.
L'evento sarà condotto dal vicedirettore dell'ANSA Stefano Polli.  
Alle 12, in diretta da Strasburgo, sarà trasmessa la cerimonia di consegna del Premio Sacharov 2015, vinto da Raif Badawi.

Gli altri finalisti di quest'anno erano: Mesa de la Unidad Democrática, una coalizione elettorale formata in Venezuela nel 2008, per consolidare il partito di opposizione al presidente Hugo Chávez, e Boris Nemtsov, fisico russo, ex-vice primo ministro, leader dell'opposizione e attivista della società civile, assassinato a Mosca nel febbraio 2015.

 

Dove e quando

Roma, 16 dicembre 2015

Parlamento europeo - Ufficio d'Informazione in Italia
Spazio Europa
via IV Novembre, 149

dalle ore 11,00 alle 13,00

R.S.V.P. epitalia@europarl.europa.eu
Per informazioni: tel. 06 699501

 

Chi è Raif Badawi

Raif Badawi è un blogger, scrittore e attivista saudita nonché creatore del sito web Free Saudi Liberal Network, una piattaforma online per il dibattito a sfondo politico e religioso.

Detenuto nel 2008 per un giorno, e interrogato perché sospettato di apostasia, gli è stato imposto il divieto - a tempo indeterminato - di lasciare il paese, i suoi conti bancari sono stati congelati, la famiglia di sua moglie ha tentato di procedere a un divorzio forzato, e un imam intransigente ha pronunciato una fatwa nei suoi confronti.

Badawi ha continuato con coraggio a diffondere le sue opinioni moderatamente liberali, impegnandosi con i suoi scritti, sia online che nei media tradizionali, per sconfiggere l'oscurantismo e l'ignoranza nella sua comunità, scalfire l'intoccabilità del clero e promuovere il rispetto della libertà di espressione e dei diritti delle donne, delle minoranze e dei poveri nel suo paese, e auspicando una società in grado di accettare opinioni diverse. In una società araba oppressa dal giogo teocratico, ha scritto, è sufficiente che un libero pensatore esprima un'opinione per essere colpito da una fatwa, cosa che, nei suoi timori, spingerebbe le menti più brillanti a darsi alla fuga.

Raif Badawi - courtesy Amnesty International
Raif Badawi - courtesy Amnesty International

Nel 2012 Badawi è stato arrestato con l'accusa di insulto all'Islam attraverso il web e successivamente citato per apostasia, un reato punibile in Arabia Saudita con la pena di morte (sebbene nessun tribunale si sia pronunciato su quest'ultima accusa). In base a quanto viene riferito, aveva pubblicato nel suo sito web articoli di critica nei confronti di esponenti religiosi di spicco e aveva insinuato che l'università islamica al-Imam Mohamed ibn Saud fosse diventata "un covo di terroristi".

Nel 2013 è stato condannato, per l'apertura di un forum online nel quale erano stati pubblicati commenti e post giudicati blasfemi, a sette anni di reclusione e 600 frustate; nel 2014 la sua condanna è stata elevata a 1.000 frustate, dieci anni di reclusione e una sanzione pecuniaria di un milione di riyal sauditi (pari a 226.000 euro). Gli è stato inoltre imposto il divieto di usare qualsiasi mezzo d'informazione e di viaggiare all'estero fino a dieci anni dopo la sua scarcerazione.

Nel gennaio 2015 gli sono state inflitte 50 frustate al cospetto di centinaia di persone davanti a una moschea di Gedda, in quella che doveva essere la prima di una serie di 1.000 frustate da eseguire nell'arco di venti settimane. I medici che lo hanno visitato hanno riscontrato ferite così profonde da ritenere che non sarebbe sopravvissuto a un'altra sessione di frustate. L'indignazione e la preoccupazione espresse a livello internazionale per il suo stato di salute hanno finora sospeso l'esecuzione della pena.

La moglie di Badawi, Ensaf Haidar, e i loro tre figli risiedono in Canada, dopo aver abbandonato l'Arabia Saudita nel 2013 a seguito di minacce di morte anonime.

La condanna di Raif Badawi è stata confermata dalla Corte suprema nel giugno 2015 ed egli si trova tuttora in carcere.

Molto di recente (fine novembre 2015), fonti del Governo svizzero e alcuni scambi d'informazioni tra Ensaf Haidar, moglie di Badawi, e la stampa canadese, lasciano intendere che potrebbe essere stata avviata una procedura di grazia per la sospensione della sentenza.

 

Il Premio Sakharov per la libertà di pensiero

Il Premio, istituito con una risoluzione del Parlamento europeo approvata nel dicembre 1985, è intitolato allo scienziato sovietico, dissidente e vincitore del premio Nobel per la pace, Andrej Sacharov.

La figura di Sacharov fu scelta perché egli era "un cittadino europeo che era la personificazione della libertà di pensiero e di espressione e che aveva deciso, in nome dei suoi principi e seguendo la sua coscienza, di rinunciare a tutti i vantaggi materiali e a tuttti gli onori che aveva a disposizione", come affermato dal relatore dell'iniziativa Jean-Francois Deniau.

Sacharov, da parte sua, accettò che un premio alla libertà di pensiero portasse il suo nome come un apprezzamento importante del suo lavoro in favore dei diritti umani.

Il Parlamento europeo attribuisce alla fine di ogni anno il Premio (dell'importo di 50.000 euro) durante una seduta solenne a Strasburgo nel mese di novembre. Sono 38 le personalità, gruppi e organizzazioni eccezionali, insigniti del premio a partire dalla prima edizione nel 1988, quando venne vinto da Nelson Mandela e Anatolij Marčenko (postumo).

Il premio viene conferito a riconoscimento dell'impegno profuso da singoli individui od organizzazioni nella difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, in particolare il diritto alla libertà di espressione, nella tutela dei diritti delle minoranze, nel rispetto del diritto internazionale, nello sviluppo della democrazia e dello Stato di diritto.

 

Sakharov Prize Network

In occasione del ventesimo anniversario del premio Sacharov, nel 2008, l'allora Presidente del Parlamento Hans-Gert Pöttering ha istituito la Rete del Premio Sakharov, con l'obiettivo di promuovere e sostenere i vincitori come pure di rafforzare i contatti tra questi ultimi, i deputati al Parlamento europeo e la società civile. La Rete mira ad attirare l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nei paesi dei vincitori e a intensificare la pressione internazionale sugli oppressori. La Rete è copresieduta dal Presidente del Parlamento europeo e dal vincitore o dai vincitori più recenti, ed è assistita dall'Unità Azioni in materia di diritti umani della Direzione del Sostegno alla democrazia.

La Rete del Premio Sacharov sta sviluppando contatti più stretti e permanenti con i vincitori, nonostante le sfide rappresentate dalla loro distanza geografica e dalla diversità delle rispettive circostanze, che possono impedire o ostacolare i rapporti e la partecipazione agli eventi. La Rete offre ai vincitori un canale ufficiale attraverso cui comunicare con il Parlamento, informarlo delle evoluzioni nei rispettivi paesi e avviare, se necessario, una risposta alle violazioni dei diritti umani nei singoli paesi.

Some Sakharov Laureates still face harsh political oppression and difficulties in their action: the Belarusian Association of Journalists (Belarus, 2004), Damas de Blanco and Guillermo Farinas (Cuba, 2005, 2010), Aliaksandr Milinkevich (Belarus, 2006), Hu Jia (2008), Memorial (Russia, 2009). Razan Zaitouneh, an Arab Spring Laureate (Syria, 2011) is still living in hiding in wartorn Syria. Nasrin Soutoudeh, one of the 2012 Laureates from Iran, was released from prison, to which she was condemned for 6 years for her defence of political dissenters, only in September 2013. Ms Sotoudeh and fellow Laureate Jafar Panahi are still banned from leaving Iran.

The European Parliament pays particular attention to these human rights defenders through personal contact, monitoring their political situation and committed involvement in action supporting their causes.


Nel novembre 2013, in occasione del 25° anniversario dell'istituzione del premio Sacharov, si è tenuta una speciale conferenza della Rete del premio Sacharov sulla libertà di pensiero.

 

Il Parlamento europeo sostiene i diritti umani

Diverse commissioni del Parlamento europeo si occupano delle questioni connesse con la difesa dei diritti umani.

La sottocommissione per i diritti dell'uomo (DROI) elabora relazioni e risoluzioni che vengono approvate dalla commissione per gli affari esteri (AFET). Le commissioni DROI e AFET difendono i diritti umani al di fuori dell'Unione europea e promuovono la campagna contro la pena di morte, la tortura e l'impunità con il sostegno di altri attori chiave del Parlamento.

La situazione attuale dei diritti umani nel mondo è oggetto di relazioni e studi pubblicati periodicamente e messi a disposizione del pubblico.

 
Il banner del Premio Sakharov 2015 con il volto stilizzato del vincitore Raif Badawi
Il banner del Premio Sakharov 2015 con il volto stilizzato del vincitore Raif Badawi