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Qualità dei prodotti al consumo: i doppi standard nel mirino dei deputati

Secondo i deputati, se un’azienda vende su scala europea un medesimo prodotto la cui qualità differisca da un paese all’altro, non può presentarlo con la stessa etichetta e lo stesso marchio perché ciò potrebbe trarre in inganno i consumatori.

Numerosi testi e ricerche condotti in diversi stati membri dell’UE, principalmente in Europa centrale e orientale, hanno provato che i prodotti pubblicizzati e venduti con lo stesso marchio e con imballaggi apparentemente identici, sono in effetti diversi per composizione e ingredienti, a discapito del consumatore.

Queste differenze si rilevano non solo nei prodotti alimentari - bastoncini di pesce, zuppe istantanee, caffè, bibite - ma spesso anche nei prodotti non alimentari: detergenti, cosmetici, articoli per l’igiene personale e prodotti destinati ai bebè.

In una relazione approvata giovedì per 33 voti a favore, 3 contro e 1 astenuto, la commissione Mercato interno e protezione dei consumatori raccomanda alcune misure, su scala europea e nazionale, per affrontare il problema della “doppia qualità” dei prodotti confezionati.

Citazione

La relatrice Olga Sehnalová (S&D - CZ) ha dichiarato: “I prodotti di doppia qualità minano la fiducia dei cittadini verso il funzionamento equo del mercato interno dell’UE. Se un prodotto viene venduto marcato e imballato nello stesso modo, deve avere la stessa composizione. Se l’azienda fabbricante desidera adattare il prodotto, i consumatori hanno il diritto di esserne informati”.  

"Dobbiamo vegliare affinché le pratiche fuorvianti siano vietate e le iniziative proposte non restino lettera morta. Per questo, la modifica della direttiva sulle pratiche commerciali sleali, come proposta dalla Commissione europea lo scorso aprile, costituisce un buon punto di partenza. Tuttavia, per un funzionamento efficace sono necessari diversi chiarimenti. Non ci devono essere prodotti o consumatori di seconda classe nell’UE”, ha aggiunto.

Cooperazione transfrontaliera, test comparativi e migliore applicazione delle disposizioni

I deputati auspicano che si giunga rapidamente alla cooperazione transfrontaliera e la condivisione delle informazioni - in particolare sui prodotti potenzialmente non conformi e sulle possibili pratiche sleali - tra le autorità nazionali incaricate di proteggere i consumatori e alimentari, le associazioni di consumatori e la Commissione europea. Lo scopo è di lottare contro il doppio livello di qualità dei prodotti e di garantire che la legislazione sia applicata con più efficacia e coerenza.

Dovrà essere sviluppato pienamente un approccio comune in materia di test, per raccogliere prove sicure e comparabili e aiutare a determinare il grado di gravità e di generalizzazione del fenomeno della “dual quality”. I risultati dovranno essere pubblicati in una banca dati accessibile al pubblico e analizzata “al più tardi alla fine di quest’anno”, secondo la commissione parlamentare.

Aggiornamento della direttiva sulle pratiche commerciali sleali e logo europeo

Nel felicitarsi per la proposta della Commissione europea di aprile 2018 dal titolo “Nuovo accordo per i consumatori”, che modifica la direttiva sulle pratiche commerciali sleali per contrastare la doppia qualità dei prodotti, i deputati fanno presente la necessità di ulteriori chiarimenti, e affermano che “i risultati del processo legislativo dovrebbero definire con chiarezza cosa può essere considerato come doppia qualità e come dovrebbe essere valutato e affrontato ogni singolo caso”.

“Le preferenze dei consumatori non dovrebbero essere una scusa per abbassare la qualità e/o offrire gradi diversi di qualità sui vari mercati”, dicono i deputati, ricordando che gli operatori economici sono autorizzati a commercializzare e vendere prodotti la cui composizione e le caratteristiche differiscono sulla base di “fattori legittimi”, a condizione che questi rispettino pienamente la legislazione dell’UE.

I deputati invitano i produttori a prendere in considerazione l’inclusione di un logo sull’imballaggio, che mostri che il contenuto e la qualità di uno stesso marchio sono i medesimi in tutti gli Stati membri dove il prodotto è commercializzato.

La relazione sarà votata dal Parlamento riunito nella plenaria di settembre 2018. La nuova proposta legislativa che modifica la direttiva sulle pratiche commerciali sleali dovrebbe essere messa ai voti in commissione parlamentare nel mese di novembre.

 

Pubblicato il 12 luglio 2018