Piernicola PEDICINI
  • Piernicola
    PEDICINI
  • Europe of Freedom and Direct Democracy Group
  • Member
  • Italy Movimento 5 Stelle
  • Date of birth: 22 May 1969, Benevento

Vice-Chair

  • DACP Delegation to the ACP-EU Joint Parliamentary Assembly

Member

  • ENVI Committee on the Environment, Public Health and Food Safety
  • D-RU Delegation to the EU-Russia Parliamentary Cooperation Committee
  • D-AF Delegation for relations with Afghanistan

Substitute

  • DEVE Committee on Development
  • ITRE Committee on Industry, Research and Energy
  • PECH Committee on Fisheries

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  • UNA MIA RECENTE INTERVISTA PER POLIS SA MAGAZINE A Brussels tre partite ridisegnano gli scenari mondiali: Intervista a Piernicola PEDICINI (M5S) Tra singoli interessi nazionali e schermaglie di partito, lontano dal mainstream si stanno giocando partite apparentemente lontane ma connesse. Che avranno ricadute globali, anche sulle nostre vite: dal commercio al lavoro, dalla sicurezza alla salute. A colloquio con il giovane europarlamentare di Benevento su #glifosato, #TTIP e #MESChina. Dopo l’approfondimento sul glifosato, abbiamo intervistato l’europarlamentare Piernicola PEDICINI, – originario di Benevento ed eletto nella circoscrizione Italia meridionale (2014) per il Movimento 5 Stelle, tra le altre cose membro della “Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare” del Parlamento Europeo – per capire cosa stia accadendo a Brussels. A seguire l’intervista integrale. Lei è stato uno dei maggiori sostenitori della proposta dell’On. Pavel Poc alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo per il bando al glifosato in ambito comunitario. La proposta è passata in Commissione, ma non al Parlamento… D.: Com’era prevedibile, i colpi di scena non sono mancati: il rinvio di ieri [giovedì 19 maggio per chi legge, NdA] in commissione PAFF, – solo l’ultimo in ordine di tempo – presumibilmente sino a luglio, conferma la “delicatezza” della questione. Cos’è accaduto e cosa sta accadendo? E come mai il Parlamento Europeo ha cambiato “rotta”, di fatto smentendo il lavoro della propria Commissione Ambiente e suggerendo alla Commissione comunque un rinnovo dell’autorizzazione? R.: L´eventuale rinnovo può avvenire a condizione del raggiungimento della maggioranza qualificata all’ interno della Commissione PAFF. In pratica sono due le condizioni che devono essere soddisfatte: il 55% degli Stati membri deve votare a favore (16 paesi su 28) e gli Stati membri che appoggiano la proposta devono costituire insieme almeno il 65% della popolazione totale dell’UE. Come sapete l´Italia ha mantenuto il proprio voto contrario, insieme alla Francia e ad altri paesi che sin dall´inizio avevano espresso chiaramente la loro posizione. Per quanto riguarda l´astensione della Germania, è certamente clamorosa, ma dal punto di vista sostanziale un’astensione conta come un voto contrario. Quello che è importante capire è che la questione è talmente delicata che un chiaro accordo a favore del sì o del no non è all’orizzonte.glyphosate eu Il cambio di rotta è dovuto all´influenza e la pressione esercitata dalle grandi lobby chimiche e agro-industriali sui lavori politici del Parlamento. Purtroppo è successo troppe volte che i nostri sforzi in Commissione Ambiente venissero vanificati una volta arrivati al voto in plenaria. Sono molti i deputati che in questa sede si allineano alle direttive dei loro partiti dimenticando i bisogni dei cittadini e i veri motivi per cui sono stati eletti. L´obiettivo del M5S è sempre stato quello di impedire il rinnovo dell´autorizzazione. Per raggiungerlo, ho personalmente co-firmato e supportato la mozione contro il rinnovo del collega Pavel Poc, nella mia veste di coordinatore di Commissione Ambiente per il nostro gruppo politico. Una volta arrivati in plenaria e costatato che gli altri gruppi avevano fatto in modo di inserire la richiesta del rinnovo di 7 anni all´interno del testo, abbiamo votato contro. Purtroppo gli altri hanno fatto scelte diverse, votando in un modo che definirei “schizofrenico”, per esempio i rappresentanti del PD che hanno votato sì al documento finale nonostante l´introduzione nel testo dell´emendamento sul rinnovo di 7 anni, oppure i Verdi che si sono astenuti. Noi siamo stati chiari dall´inizio alla fine e continueremo a esserlo. Non si può concedere il rinnovo dell’autorizzazione in assenza di chiarimenti rispetto alle criticità sulla valutazione della pericolosità del glifosato. Ci sono dei grossi problemi aperti: uno riguarda la cancerogenicità di questa sostanza, ancora non chiara date le divergenze di valutazione tra EFSA [Autorità per la Sicurezza Alimentare] e IARC [Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro]; l´altro riguarda le sue proprietà di interferenza endocrina, ancora non chiare perché la valutazione dell´ECHA [Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche] è attesa entro il 2017. D.: Quali sono gli scenari che si aprono dopo il pronunciamento della Commissione PAFF (piante, animali e cibo e mangimi, in anglosassone plants, animals, food, feed committee)? R.: Stiamo aspettando di sapere quale sarà la data della prossima riunione della Commissione PAFF, che dovrà avvenire prima della scadenza del brevetto il 30 giugno. In questa occasione la Commissione spingerà nuovamente per un voto, ma se si dovesse ripetere la situazione di assenza di maggioranza qualificata si passerebbe a forme di verifica a livello superiore. Se entro due mesi la situazione non fosse sbloccata, la Commissione sarebbe costretta ad autorizzare con atto proprio ma ha più volte fatto capire di non voler arrivare a questo punto. La Commissione non vuole essere attaccata dagli Stati Membri, non vuole che la responsabilità di questa decisione ricada solo sulle sue spalle. Purtroppo in altre occasioni non si è fatta particolari scrupoli, perché questo è quello che succede da anni con le autorizzazioni degli OGM a livello europeo: non si trova un accordo tra gli Stati Membri e la Commissione decide per tutti. D.: Un eventuale bando in Europa dovrebbe contemplare anche misure adeguate di controllo sugli accordi internazionali per la tracciatura dei prodotti e certificazione processi per molti generi alimentari (finanche per carni e formaggi) di provenienza extra-ue, altrimenti le misure di protezione della salute sarebbero vanificate e la ricaduta sui produttori comunitari potrebbe essere devastante. A Brussels si sta già lavorando a questi aspetti? R.: Qua a Brussels il dibattito sugli accordi internazionali, primo fra tutti il TTIP [Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti], è fonte quotidiana di discussione sia nelle Commissioni che in plenaria. Il M5S si è sempre espresso contro questo trattato e contro gli interessi economici che vi si nascondono. In Europa c´è ancora molto da lavorare per raggiungere livelli ottimali di tutela al consumatore ma la nostra situazione legislativa non si può certamente paragonare a quella americana. Negli Stati Uniti sono le grandi multinazionali a dettare le regole, soprattutto in ambiti quali la regolamentazione delle sostanze chimiche, dell´industria cosmetica, della salute, dell´agricoltura e dell´allevamento. Dai documenti riservati che ha pubblicato recentemente Greenpeace, si deducono le nostre divergenze sul tema agricoltura, per esempio sull´etichettatura di vino e bevande alcoliche. Ma si possono fare anche altri esempi. Gli Stati Uniti fanno uso intensivo di OGM e le multinazionali operanti in agricoltura premono molto per un cambio nel sistema europeo di registrazione degli OGM, sperano di poter usare il TTIP per ottenerlo. Gli Stati Uniti fanno uso di 82 pesticidi vietati in Europa, divieto che sperano di poter rimuovere per rendere più facile il commercio dei loro prodotti. Negli Stati Uniti è ancora possibile utilizzare gli ormoni della crescita negli allevamenti, una pratica vietata in Europa. Per non parlare del fatto che il 70% di tutti i farmaci presenti sul mercato statunitense è utilizzato in modo preventivo sugli animali, cosa che, di fatto, influenza la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari che ne derivano. Oltre al TTIP, si sta parlando molto della concessione dello status di economia di mercato alla Cina e della sua entrata nel WTO [Organizzazione Mondiale del Commercio], una decisione che la Commissione europea dovrà prendere entro l´11 dicembre 2016. Il M5S non è contrario alla Cina o all’intensificarsi delle relazioni commerciali e politiche; chiede però che questo avvenga in condizioni di parità e reciprocità, nell’interesse dei lavoratori, dei cittadini e dei consumatori di tutta Europa. Sarebbe suicida riconoscere il MES alla Cina senza pensare a quelle che giustamente definite “ricadute”. Serve un opportuno coordinamento con i principali partner internazionali dell’Unione Europea e l´Italia deve cessare ogni possibile ambiguità riguardo al MES, formulando il prima possibile un´opinione di netta contrarietà. In Europa il M5S ha riunito attorno allo stesso tavolo 69 parlamentari europei che hanno aderito all’Intergruppo Mes Cina promosso dal co-presidente del nostro gruppo politico, David Borrelli. Prima attività di questo intergruppo è stato il lancio di una consultazione (www.meschinawhynot.eu), con domande aperte e tradotta in più lingue, che intende raccogliere il parere dell’opinione pubblica sul tema. L´esigenza è nata anche perché la consultazione sul tema lanciata dalla Commissione Europea è fortemente orientata a favore del riconoscimento, è estremamente tecnica e disponibile in una sola lingua, cosa che, di fatto, limita la partecipazione pubblica. Io e David saremo a Benevento proprio questo sabato per parlarne. D.: La questione della pericolosità del glifosato ha spiazzato un po’ tutti, ma qualcuno sostiene che “indizi” ce n’erano fin dagli anni ’90. Questa battaglia portata avanti in Europa cos’ha a che fare con la fine del brevetto (2001) e sulla possibilità di acquisto della Monsanto da parte della Bayer? R.: L´acquisto dell´americana Monsanto da parte del colosso farmaceutico tedesco della Bayer è più di una possibilità. La Bayer ha offerto una cifra da capogiro, ben 62 miliardi di dollari in contanti, per comprarsi la Monsanto, la quale ha avuto persino il coraggio di rifiutare. Chiaramente le trattative continuano e nei prossimi giorni si avranno più notizie in merito. Purtroppo non si sta parlando solo di un´involuzione dell´industria agro-alimentare in senso monopolistico, dato che si creerebbe la più grande lobby al mondo nel settore delle biotecnologie e dei prodotti chimico-farmaceutici, ma di una mossa inquietante dal punto di vista politico. Quanto meno dovrebbe far riflettere il tempismo della proposta che arriva proprio in giorni di fervente dibattito sul rinnovo dell´autorizzazione all´uso del glifosato; in giorni in cui la Germania, proprio il Paese che aveva istruito il file iniziale che poi è passato all´EFSA [Autorità per la Sicurezza Alimentare], dichiara la propria volontà di astenersi nelle votazioni. Guarda caso proprio nel bel mezzo delle negoziazioni sul TTIP… D.: La Francia a riguardo ha già dichiarato, mercoledì, per voce del Ministro della Sanità Marisol Touraine, che comunque l’erbicida non sarà più autorizzato in Francia, mentre in Italia l’ipotesi al varo del Governo è molto più “blanda” ed a lungo termine. Alcuni sostengono inoltre che la proposta del Parlamento Europeo sia in violazione, oltre che del TFEU (art. 191), anche di diversi regolamenti comunitari. In sede di Commissione Ambiente – a livello europeo – o come Movimento5Stelle – in ambito nazionale – state pensando di impugnare un possibile pronunciamento a favore del rinnovo? R.: C´è un´importante premessa da fare. Il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato è completamente nelle mani della Commissione europea, che chiede un parere ai comitati tecnici nei quali siedono rappresentanti dei vari Stati dell’Unione Europea, tra cui l’Italia (la cosiddetta “Comitologia”). Si tratta di un “atto di implementazione”, cioè un tipo di atto per il quale il parlamento europeo non ha diritto di veto e non può esprimere un parere vincolante, può soltanto spingere politicamente tramite una risoluzione o un altro tipo di atto formale. A livello europeo, come dicevo, la risoluzione della Commissione Ambiente da “obiezione” al rinnovo è diventata, con una serie di emendamenti “trappola” in plenaria, una richiesta di proroga della durata di 7 anni. Questo ha sortito l´effetto contrario a quello che ci eravamo auspicati inizialmente, fornendo un appiglio alla Commissione europea per influenzare i lavori all´interno del Comitato tecnico e presentare una controproposta di rinnovo per 9 anni, peraltro senza le restrizioni all´uso richieste dal Parlamento. A livello nazionale, quello che si può fare è mettere pressione a livello governativo dato che nella Commissione tecnica la decisione finale spetta agli Stati Membri. Ovviamente questo deve essere fatto in maniera intelligente, cioè preservando una minoranza di blocco all´interno della Commissione e non cercando di creare una maggioranza qualificata a sostegno di un qualche compromesso di mezza via. Leggi l'articolo su: http://magazine.polis-sa.it/a-brussels-tre-partite-ridisegnano-gli-scenari-mondiali-intervista-a-pernicola-pedicini-m5s/
    27/05/2016 13:00 - facebook
  • Il 28 e il 29 maggio in Campania e nel Beneventano per sostenere le liste del #M5S alle prossime comunali. https://t.co/EgmMch2bRq
    27/05/2016 09:15 - twitter
  • Da non perdere: Seminario sui Fondi europei e il convegno "#MesChinaWhyNot" con D. Borrelli. https://t.co/zvD9NuO5xH
    26/05/2016 21:15 - twitter
  • Sabato 28 e domenica 29 maggio parteciperò ad una serie di eventi organizzati in Campania e nel Beneventano. Tra i vari appuntamenti vi segnalo il Seminario sui Fondi europei e il convegno sul tema "#MesChinaTour" con Davide Borrelli.
    26/05/2016 20:58 - facebook

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