Telecom e accesso a Internet: accordo tra il Parlamento e il Consiglio
L'accesso di un utente internet potrà essere limitato. Ma solo se ciò è ritenuto necessario e proporzionato e dopo che sia conclusa una procedura giusta e imparziale che tenga conto del diritto dell'internauta a essere ascoltato. E' su questa base che deputati e rappresentanti del Consiglio sono giunti a un compromesso sull'ultimo nodo della discordia in merito al "pacchetto telecom".
Il Parlamento e il Consiglio si erano accordati, lo scorso mese di maggio, sul fatto che l'accesso a Internet era essenziale per l'esercizio di taluni diritti fondamentali come quello all'istruzione, alla libertà di espressione e all'accesso all'informazione (relazione della deputata francese dell'S&D, Catherine Trautmann). Lo scorso mercoledì, i deputati hanno quindi insistito per ottenere garanzie procedurali in caso di limitazione dell'accesso a Internet, sulla scorta di quelle garantite dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
I deputati ottengono garanzie sull'accesso a Internet
Le restrizioni d'accesso a Internet potranno essere imposte solo se dono ritenute giuste, appropriate, proporzionali e necessarie al buon funzionamento di una società democratica. E' quanto è stato deciso dai rappresentanti del Parlamento e del Consiglio al comitato di conciliazione.
Le misure di restrizioni dovranno essere applicate nel rispetto del principio della presunzione dell'innocenza e del diritto alla vita privata. Dovranno inoltre essere precedute da una procedura equa e imparziale che garantisca il diritto al controllo giudiziario. Nei casi ritenuti urgenti, potranno essere avviate procedure ad hoc, a condizione però che rispettino la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
D'ora in poi, gli internauti potranno far riferimento a queste disposizioni nelle procedure giudiziarie avviate contro una decisione di uno Stato membro di limitare loro l'accesso alla rete.
La delegazione del Parlamento ha approvato il testo di compromesso all'unanimità. Dovrà ora essere approvato dalla Plenaria e dal Consiglio dei ministri UE.
Proteggere i diritti fondamentali degli internauti
Né la proposta iniziale della Commissione né la posizione comune del Consiglio prevedevano garanzie contro restrizioni eccessive dell'accesso a Internet. Il Parlamento, d'altro lato, ha chiesto a due riprese che i diritti degli utenti non siano limitati senza una decisione preliminare di un'autorità giudiziaria (in conformità all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE). Salvo se vi è una minaccia alla sicurezza pubblica, nel qual caso la decisione può essere presa successivamente (emendamento adottato nella relazione Trautmann nel maggio 2009).
Il Consiglio ha respinto due volte questa richiesta, rendendo inevitabile l'avvio della procedura cosiddetta di "conciliazione" (la terza e l'ultima tappa della procedura legislativa della codecisione). D'altra parte, sussistevano dubbi sul fondamento giuridico degli emendamenti del Parlamento che, secondo alcuni detrattori, oltrepassavano le competenze della Comunità. Le garanzie procedurali richieste dal Parlamento richiedevano in effetti una vera e propria armonizzazione dei sistemi giudiziari degli Stati membri, andando al di là delle prerogative della Comunità nell'armonizzazione del mercato interno (Articolo 95 del trattato) nel settore delle telecomunicazioni. La direttiva così emendata, pertanto, avrebbe potuto essere annullata dalla Corte di Giustizia UE.
Il testo di compromesso cui sono giunti i rappresentanti del Parlamento e del Consiglio evita di proporre questa armonizzazione dei sistemi giudiziari.
Un nuovo organo dei regolatori
Il 26 ottobre, il Consiglio ha confermato l'accordo raggiunto con i deputati lo scorso mese di maggio sugli altri capitoli del pacchetto telecom. Più in particolare:
Un regolamento volto all'istituzione di un nuovo organismo comunitario (BEREC) incaricato di migliorare il funzionamento del mercato interno delle reti e dei servizi di comunicazioni elettroniche. Questo organismo avrebbe un consiglio d'amministrazione formato dalle 27 autorità nazionali di regolazione, cui si aggiunge un rappresentante della Commissione come osservatore senza diritto di voto. Il BEREC emetterà dei pareri e delle raccomandazioni alla Commissione e, su richiesta, fornirà aiuto al Parlamento e al Consiglio per l'applicazione del quadro regolamentare in materia di comunicazioni elettroniche.
Il pacchetto comprende poi una direttiva che intende rafforzare i diritti dei consumatori permettendo, ad esempio, la portabilità del numero di telefono al momento di cambiare l'operatore GSM o sancendo l'obbligo di ottenere il consenso degli utenti prima dell'installazione di "cookies" sui computer.
Prossime tappe
L'Aula è chiamata a votare questa legislazione nel corso della sessione del 23-26 novembre, a Strasburgo. A questo punto della procedura, il Parlamento e il Consiglio non possono che approvare o respingere il testo, senza avere la possibilità di emendarlo. Per l'approvazione del Parlamento è necessaria la maggioranza semplice, mentre il Consiglio voterà a maggioranza qualificata.
Se una delle due istituzioni rigettasse il testo, la direttiva quadro sulle comunicazioni elettroniche non entrerebbe in vigore e la procedura legislativa dovrebbe quindi ricominciare da una nuova proposta della Commissione.
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Per ulteriori informazioni :
- Membri del comitato di conciliazione
- Comunicato stampa sull'apertura della conciliazione (22 ottobre 2009) - in inglese
- Comunicato stampa sul voto in Aula (6 maggio 2009)
- Convenzione europea sui diritti dell'uomo
- Conferenza stampa sul pacchetto telecom (5novembre 2009)
- Domande più frequenti (FAQ) - in inglese