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Nel 2009 è andata un po' meglio, ma siamo sempre sul 70%. E' molto difficile, anche per le persone più informate, capire che quando una legge europea è violata a livello nazionale, si devono rivolgere al mediatore nazionale, non a me. Quasi l'80% dei casi inammissibili sono di questo tipo.
E' per questa ragione che abbiamo creato il Network europeo dei Mediatori, attraverso cui reindirizziamo tutti i ricorsi al destinatario giusto. In pratica, evitiamo al cittadino di fare mille giri per trovare il suo interlocutore: lo facciamo noi per lui.
Dunque sì, a prima vista c'è confusione. Ma è una confusione facilmente gestibile.
Nei suoi sette anni di carriera, com'è cambiato il lavoro del Mediatore europeo? Che novità ha portato, per esempio, il Trattato di Lisbona?
Sono cambiate un sacco di cose. L'ufficio è più che raddoppiato: da 28 persone nel 2003 a 65 oggi. Questo suggerisce un trend di evoluzione, di apertura al pubblico e di rafforzamento. Credo che con il Trattato di Lisbona questa tendenza continuerà.
La Carta dei Diritti fondamentali diventa legalmente vincolante, come i Trattati: e ricordo che l'Art.41 della Carta dice che avere una buona amministrazione è un diritto fondamentale di tutti i cittadini europei.
Inoltre il Trattato mette tutti gli organi dell'Unione, uffici, agenzie, istituzioni, sotto il mio mandato, incluso il Consiglio europeo. E con l'abolizione dei "pilastri" - secondo pilastro sulla politica estera e terzo sulla sicurezza- tutto rientra nelle mie competenze.
E' plausibile pensare che più competenze implicherà più reclami, quindi maggiori possibilità per il Mediatore di servire i cittadini europei.
Anche se le raccomandazioni del Mediatore non hanno valenza giuridica, circa il 70% dei suoi pareri vengono applicati. Come mai tanta obbedienza?
L'UE ha un profilo giuridico molto forte. Ora sta cercando di rafforzare il suo profilo democratico. Questo significa che c'è grande rispetto, comprensione e applicazione delle regole e delle decisioni. Decisioni prese non per forza da un tribunale, ma che in generale rispondono alle regole del gioco.
Il fatto di essere un'autorità non-giudiziaria, ma piuttosto un'alternativa alle Aule di tribunale, è per me una sfida più che una debolezza. Perché significa che i miei argomenti devono essere così validi e così convincenti, che per l'altro sarebbe difficile non accettare le mie raccomandazioni.
Questo non significa che non ci siano disaccordi, frustrazioni, o che tutti accettino immediatamente quello che dico. Di solito ci vuole tempo, ma poi i risultati arrivano e sono di qualità. E credo che questo possa essere motivo di grande soddisfazione istituzionale per tutti noi.
Nikiforos Diamandouros presenterà il rapporto annuale alla commissione Petizioni martedì 4 maggio a partire dalle 9.00. Potete seguirlo in diretta cliccando in basso.
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