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Serge Brammertz, successore di Carla Del Ponte, è procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia dal primo gennaio 2008. Nel 2008 ha sostituito Carla Del Ponte alla testa del Tribunale dell'Aia per la ex-Yugoslavia. Settimana scorsa è venuto al Parlamento per fare un bilancio dei 16 anni di instancabile lavoro dei giudici per processare i criminali di guerra. Ora Serge Brammerz chiede l'aiuto dell'Europa per catturare i latitanti prima della chiusura della Corte.
Serge Brammerz, belga, 48 anni, ha partecipato a una riunione della Commissione Esteri del Parlamento il 26 gennaio, per parlare della cooperazione dei Paesi dei Balcani occidentali con il Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Yugoslavia ed esporre come intende concludere il mandato della Corte dell'Aia nei prossimi anni. Ne abbiamo approfittato per intervistarlo.
Che lezioni avete imparato dall'esperienza del Tribunale? E qual è il bilancio generale di questi anni?
Forse è troppo presto per tirare conclusioni definitive, non siamo ancora alla fine del processo. Credo che avendo incriminato 161 persone, il Tribunale abbia contribuito a fare luce sui crimini commessi nell'area. All'inizio, ovviamente, abbiamo sperimentato una serie di difficoltà organizzative e logistiche. Ma alla fine, se consideriamo il numero di cause intentate, penso si possa considerare soddisfacente. In modo più generale, sapete che dopo il Tribunale per la ex-Yugoslavia, quello del Ruanda, la Corte speciale per la Sierra Leone e le Camere per la Cambogia, è stato creata la Corte Penale Internazionale (ICC). Ritengo positivo che l'esperienza dei tribunali ad hoc abbia contribuito alla nascita dell'ICC come corte permanente.
La sofferenza delle persone non si può quantificare. Ma se dovesse descrivere il lavoro del Tribunale in numeri: quanti casi analizzati, quante pagine di documenti, quanti testimoni…?
Milioni di pagine di documenti. E migliaia di vittime che hanno testimoniato durante questi 16 anni. Non possiamo dare cifre precise, ma ci sono state vittime di tutti i tipi. Persone che hanno perso la vita, persone violentate, persone che hanno perso i loro familiari. La comunità delle vittime è estremamente numerosa. In un certo qual modo, tutta la regione è vittima dei crimini commessi da un numero limitato di individui. Ed è l'intera regione che soffre oggi le conseguenze politiche.
Due accusati, Ratko Mladić and Goran Hadžić, sono ancora latitanti. Quando pensa che il Tribunale potrà concludere il suo mandato?
L'unico esito positivo, sarebbe l'arresto dei due fuggitivi mentre il tribunale è ancora funzionante, cioè nei prossimi due-tre anni. Altrimenti, il Consiglio di Sicurezza (ONU) sta lavorando alla creazione del cosiddetto "meccanismo residuale". Sarà un organismo che si occuperà della protezione dei testimoni, una volta che il Tribunale sarà chiuso. E questo meccanismo avrà anche una componente giudiziaria, che sarà attivata ogni volta che uno dei latitanti verrà arrestato. Credo che il messaggio che il Consiglio di Sicurezza e la comunità internazionale vogliono dare è che dovunque e comunque i latitanti saranno arrestati, ci sarà un organo giudiziario pronto a processarli.
E' un meccanismo che potrebbe non finire mai?
No, non c'è questo rischio...Per questo chiediamo sostegno alle istituzioni internazionali, e fra esse al Parlamento europeo, perché aiutino i Paesi dei Balcani ad arrestare i latitanti rimasti.
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Il procuratore del Tribunale per l'ex-Yugoslavia: "l'intera regione vittima dei crimini di guerra"
Creato nel 1993, 1100 persone impiegate
Ha competenze per crimini di guerra commessi fra il 1991 e il 2001 nella ex-Yugoslavia
Accusate 161 persone, 121 già condannate
Dipende dall'ONU e non ha forze di polizia proprie, si basa su collaborazione dei Paesi
I Paesi in causa sono chiamati a cooperare con il Tribunale incondizionatamente