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Il presidente del Mali al Parlamento: "L'Africa avrà la sua opportunità"

Relazioni esterne 08-09-2010 - 17:09
 
 
We interviewed the President of Mali, Amadou Toumani Touré after he addressed a formal sitting of Parliament in Strasbourg on Tuesday 07 of September 2010   Amadou Toumani Touré durante l'intervista a Europarl, martedì 7 settembre

Il presidente del Mali Amadou Toumani Touré è intervenuto ieri, 7 settembre nella seduta solenne del Parlamento a Strasburgo. Soprannominato "soldato della democrazia", Touré è alla testa di uno dei paesi più grandi (e più poveri) dell'Africa occidentale dal 2002. Nonostante la situazione critica, è convinto che "la demografia, le materie prime, le capacità del popolo offriranno un giorno una chance all'Africa". Gli abbiamo chiesto quali opportunità vede, e che ruolo dovrebbe avere l'Europa.


Presidente, la crisi economica ha colpito il mondo intero. Che ripercussioni ha avuto sul suo paese?


Anche se l'abbiamo subita meno di altri, abbiamo vissuto alcune conseguenze, soprattutto la diminuzione degli aiuti allo sviluppo. I nostri partner più generosi hanno avuto qualche difficoltà, e si è sentito. Il Mali è un paese un po' viziato, siamo fra i primi beneficiari degli aiuti dell'Unione europea.


Il secondo punto è la nostra diaspora, che partecipa in modo considerevole allo sviluppo del nostro paese. Gli emigrati inviano più di 450 milioni di euro all'anno, che significa l'11% del nostro PIL. Con la crisi la vita è diventata più dura per loro, e questo si riflette nelle rimesse che inviano al paese. Infine, siamo un paese produttore di materie prime. E la gente compra meno di prima.



Recentemente il Parlamento ha chiesto una maggiore volontà politica per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. A cinque anni dalla scadenza del 2015, come vede lei questa sfida?


Sottoscriviamo interamente le proposte dell'UE. L'essenziale per i nostri paesi è definire quali misure ci porteranno più velocemente a raggiungere gli obiettivi. E' per questo che il Mali ha sempre preferito l'aiuto in forma di sostegno al budget dello Stato, piuttosto che in forma di progetti. Perché così siamo noi a decidere cosa c'è da fare.


Quello che manca, forse, più del denaro è la coordinazione e la giusta distribuzione. Noi abbiamo fatto progressi nella lotta all'AIDS, ma abbiamo problemi con l'alfabetizzazione. Sui vari obiettivi, ce ne sono sicuramente due o tre che possiamo raggiungere entro il 2015: forse, non siamo così lontani dalla meta.


Ci sarà una riunione prossimamente a New York: cerchiamo di non fare gli stessi errori di 5 anni fa. Tanti bei discorsi dei leader africani, e risposte incoraggianti dai nostri partner. La comunità internazionale si è impegnata a lottare contro la povertà, ma bisogna ricordarglielo spesso. Ci rendiamo conto che ha affrontato grandi difficoltà, ma gli impegni sono impegni e bisogna rispettarli.



Il Centro d'informazione e gestione delle migrazioni, aperto due anni fa a Bamako con il sostegno dell'UE, dovrebbe fornire risposte di lungo termine alla questione dei flussi migratori. Quali sono le sfide più urgenti in questo campo?


Prima di tutto, non bisogna schivare il dibattito: il problema ci riguarda tutti. I nostri due continenti sono vicini, solo 14 km da Gibilterra! In più abbiamo legami culturali, storici, linguistici, economici. I nostri primi partner economici sono i paesi europei. L'Europa e l'Africa sono molto più vicine di quello che si crede!



Il livello di sviluppo dell'Africa non corrisponde al suo potenziale, né alle sue risorse. Come vede lei il ruolo che gioca e che può giocare l'Europa per l'Africa?


Oggi per noi l'UE è un esempio. La sua forma, l'organizzazione serve da scuola per l'Unione africana. L'Europa e l'Africa non sono la somma di paesi ricchi più paesi poveri, ma una solidarietà a cui ognuno accetta di partecipare. Non sempre siamo d'accordo, ma ogni parte deve sacrificare un po' di "sé" per il bene del "noi".


L'Africa avrà sicuramente la sua possibilità nel corso di questo secolo. Abbiamo le materie prime, abbiamo una popolazione giovanissima: circa l'80% delle persone sul nostro continente hanno meno di 25 anni. E le nostre capacità sono molto migliorate. Oggi, dappertutto in Europa, in America, perfino in Cina, le migliori scuole accolgono studenti africani: un giorno la demografia, le risorse materiali e umane ci offriranno la nostra chance.


L'Europa ha sempre guardato all'Africa con interesse. Io non mi sono mai sentito abbandonato. Ma credo che il prossimo vertice UE-Africa dovrebbe andare più lontano. Come ho già detto, l'Europa e l'Africa sono molto vicine.

RIF. : 20100902STO81050