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Più protezione per i lavoratori in caso d'insolvenza delle imprese?

Politica dell'occupazione 14-04-2011 - 18:02
 
 
Employee during a meeting ©Getty Image   Alcuni dipendenti durante una riunione ©Getty Image

Le conseguenze della crisi si sono sentite in tutti i settori, e uno dei dati più emblematici è l'aumento delle imprese insolventi. L'UE in tali evenienze protegge i lavoratori, obbligando gli Stati membri a compensare gli stipendi arretrati. Ma è sufficiente? In un'audizione mercoledì scorso i deputati hanno valutato la possibilità di apportare modifiche alla legge in vigore per tutelare ulteriormente i dipendenti.



La direttiva UE del 2008 impone agli Stati di salvaguardare i dipendenti delle imprese insolventi, ma non stabilisce quanto e come le compensazioni degli stipendi arretrati debbano essere calcolate. Così, a livello di attuazione, restano sostanziali differenze fra quello che ogni Stato ha deciso di fare sul suo territorio.




Più protezione è necessaria? Visioni contrapposte


Durante l'audizione della commissione Occupazione e Affari sociali di mercoledì il rappresentante dei sindacati europei (ETUC) Wiebke Warneck ha sostenuto che la protezione offerta dalla direttiva europea non è sufficiente. Siccome i tetti e i limiti di tempo nel pagamento dei salari arretrati sono stabiliti dai governi nazionali, in molti casi i lavoratori restano scoperti.


"Il rischio che le società non riescano più a adempiere i loro doveri verso gli impiegati è sempre più comune", ha ricordato.


Ma la relatrice della commissione Occupazione e Affari sociali, la conservatrice inglese Julie Girling la pensa diversamente. Secondo lei la direttiva UE riesce a garantire i lavoratori, e "se qualcosa non è rotto, non vale la pena  ripararlo. Se per esempio in Belgio si riesce a rispondere al 98% delle richieste, ci dobbiamo chiedere 'dove è il problema?'".


Fissare una cifra minima e un più elevato livello di armonizzazione delle regole a livello europeo, secondo lei, potrebbe danneggiare la competitività delle imprese e la ripresa.  


La situazione


La prima direttiva europea a tutela dei lavoratori in caso di insolvenza delle imprese risale al 1980. L'ultima, quella del 2008, ha registrato una domanda crescente negli ultimi anni: secondo i dati della Commissione le richieste di ricorso a tale strumento sono aumentate del 20% nel 2009 rispetto all'anno precedente, in seguito alla crisi economica.


Il rappresentante della Commissione, durante l'audizione, ha affermato che l'esecutivo non intende cambiare la legge "ma che continuerà a monitorare da vicino la situazione". E' stata appena pubblicata la revisione della sua attuazione e applicazione (vedi link).


Dal lato del Parlamento, sarà la commissione Affari legali a valutare se una revisione sia auspicabile.

RIF. : 20110408STO17338
 
 
 
Insolvenze e lavoratori
 

I casi in cui la direttiva europea per la compensazione dei lavoratori è stata utilizzata sono cresciuti del 20% nel 2009

 
 

Per un totale di compensazioni passate da 3,8 miliardi di euro a 6,5 miliardi

 
 

2,2 milioni di lavoratori hanno beneficiato della protezione dal 2006 al 2008, e 1,2 milioni solo nel 2009