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Secondo la presidentessa della commissione per lo Sviluppo regionale Danuta Hübner "l'Europa deve difendere una crescita sostenibile e creare posti di lavoro che non andranno persi domani". ©European Union I fondi di coesione e sviluppo regionale permettono un'armonizzazione dei Paesi a livello sociale ed economico. I parlamentari nazionali e gli eurodeputati hanno discusso giovedì il pacchetto legislativo relativo a questi fondi dal 2013 in poi. La Commissione europea ha puntato sulla crescita richiedendo di poter interrompere l'erogazione dei fondi qualora le politiche nazionali non rispettino gli impegni presi. Un dettaglio che preoccupa i deputati.
Nel 2010 la politica di coesione rappresentava il 45% del budget annuale dell'Unione europea. Gli obiettivi: il rafforzamento della concorrenza, dell'occupazione, della cooperazione territoriale europea e il sostegno delle regioni più povere.
Il 70% dei nuovi fondi saranno assegnati a quei 120 milioni di cittadini che vivono in regioni il cui PIL è inferiore ai tre quarti della media europea.
In questo modo i paesi ricchi pagheranno per quelli più poveri? No. A quanto dice il commissario per le Politiche regionali Johannes Hahn, i due terzi delle esportazioni effettuate da ogni singolo Stato membro resteranno all'interno del mercato unico: "Un euro speso in Polonia porterà 40 centesimi all'Unione europea dei Quindici".
{}Pubblico e privato
Sempre più regioni fanno appello alle politiche di coesione e passeranno presto da 84 a 68, secondo il commissario Johannes Hahn. La crescita di richieste produce così un maggiore controllo sull'attribuzione dei fondi. Secondo la presidentessa della commissione per lo Sviluppo regionale Danuta Hübner, "sarà necessario investire in progetti che attirino denaro dal settore privato". La deputata polacca di centro-destra ha inoltre insistito sul fatto che "l'Europa deve difendere una crescita sostenibile e creare posti di lavoro che non andranno persi domani".
Crescita vs sostenibilità
L'attribuzione dei nuovi fondi dipenderà da due fattori chiave. Da un lato la reale possibilità di produrre crescita e occupazione, dall'altro la Commissione sarà in grado di tagliare le sovvenzioni nel caso in cui non vengano rispettate politiche sostenibili e responsabili.
Su quest'ultimo punto i deputati hanno manifestato qualche timore. La deputata francese di centro-destra Elisabeth Morin-Chartier è preoccupata per il nuovo metodo di attribuzione dei fondi: "Non possiamo imporre una doppia penalità a quei paesi che già sono in difficoltà". Anche la parlamentare Danuta Hübner ha criticato questa "condizionalità" come "una punizione indiretta" per i paesi e le regioni in difficoltà. "Ci stiamo concentrando troppo sulla stabilità e non abbastanza sulla crescita".
Al contrario, la rappresentante del Consiglio dell'Unione europea Elzbieta Bienkowska sostiene che "la condizionalità" non è una forma di punizione ma un incentivo ad una maggiore efficienza delle azioni nella politica di coesione".
Le nuove regole sulla politica di coesione saranno applicate a partire dal 2014.
Fondo per lo sviluppo regionale europeo: corregge gli squilibri tra le regioni attraverso gli aiuti alle imprese, investimenti infrastrutturali, sostiene lo sviluppo regionale e la cooperazione tra regioni.
Fondo sociale europeo: incentiva l'occupazione e all'accesso al lavoro, all'educazione e alla reintegrazione delle fasce più svantaggiate.
Fondo di coesione: finanzia le reti di trasporto transeuropee, le fonti di energia rinnovabile e i trasporti pubblici.
Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale: migliora la competitività del settore agricolo e forestale; protegge l'ambiente e il paesaggio.
Fondo europeo della pesca marittima: sostiene l'industria della pesca e le comunità costiere a diventare ecologicamente sostenibili.