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Discriminazione verso le piccole e medie imprese

Petizioni 22-11-2011 - 14:56
 
 
I richiedenti Izabella Mészárosné Györvári e Gino Trevisanato   I richiedenti Izabella Mészárosné Györvári e Gino Trevisanato

La crisi economica e finanziaria esercita molta pressione sulle piccole e medie imprese tramite una diminuzione della domanda e l'utilizzo di pratiche scorrette per ottenere fondi. Anche per i lavoratori la situazione è peggiorata e la disoccupazione è continuo in aumento. Lunedì 21 novembre due cittadini hanno presentano i loro reclami alla commissione per le petizioni del Parlamento europeo in merito alle difficoltà affrontate dalle imprese e i licenziamenti collettivi.


A nome dell'Unione per la Protezione degli Interessi Commerciali, la cittadina ungherese Izabella Mészárosné Györvári ha sollevato sia il problema della discriminazione verso le piccole imprese, a confronto con le multinazionali più preparate alla crisi, sia dell'atteggiamento delle banche verso le piccole e medie imprese. Molte di loro incapaci di ottenere finanziamenti sono finite in bancarotta.


"Vorremmo rivolgere l'attenzione ai problemi delle piccole imprese. Credo che il rafforzamento della produttività delle piccole aziende, che producono un alto valore aggiunto col lavoro manuale e utilizzano lavoratori qualificati, sarebbe un modo per uscire dalla crisi economica".


Per sopravvivere alla crisi Izabella Mészárosné Györvári sostiene che è necessario "migliorare la legislazione a tutela delle piccole imprese e riconoscere meglio il loro ruolo economico. Inoltre il comportamento disonesto del cliente dovrebbe essere sanzionato severamente".


Affari sociali


Il richiedente italiano Gino Trevisanato domanda un chiarimento sui suoi diritti di lavoratore. All'età di 57 anni ha subito un licenziamento collettivo nel suo paese d'origine, dopo molti anni di lavoro per una multinazionale.


Trevisanato spiega che quando è stato licenziato "non c'era ancora la crisi economica di oggi. E in ogni modo, la Direttiva 98/59/CE fu create perché i licenziamenti collettivi avevano sia un impatto economico che un impatto sulla competitività di ogni Stato membro".


Le petizioni


Qualsiasi cittadino o residente in Unione europea può individualmente o a titolo associativo, presentare una petizione al Parlamento europeo su una materia che rientra nelle competenze dell'Unione europea e che li colpisce direttamente.


La Commissione per le petizioni del Parlamento europeo lavora per risolvere possibili violazioni dei diritti dei cittadini europei cooperando con le autorità nazionali, regionali e locali su questioni riguardanti l'applicazione delle leggi europee su temi come l'ambiente, gli affari sociali, la libertà di movimento e così via.

É una commissione investigativa e non legislativa. Cerca di assicurare rimedi non giuridici per i cittadini quando le richieste sono motivate. Può organizzare delle inchieste e riportare in plenaria.

RIF. : 20111118STO31848
 
 
 
La commissione per le Petizioni
 

Il tema principale delle petizioni nel 2010 è stato l'ambiente, seguito dai diritti fondamentali, il mercato interno e la giustizia

 
 

La maggior parte di petizioni sono rivolte verso Spagna, Unione europea, Germania, Italia, Romania e Polonia

 
 

I tedeschi sono i richiedenti più attivi, seguiti dagli spagnoli, italiani, rumeni e polacchi

 
 

Il Parlamento europeo ha ricevuto 1.655 petizioni nel 2010, con una diminuzione del 14% dal 2009 (1,924 petizioni)

 
 

653 petizioni sono state dichiarate inammissibili nel 2010