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(Da sinistra a destra) Il Primo ministro indiano Manmohan Singh, il Presidente russo Dimitry Medvedev, il Presidente cinese Hu Jintao, la Presidentessa brasiliana Dilma Rousseff e il Presidente dell'Africa del Sud Jacob Zuma. ©BELGA/ITAR-TASS/D.Astakhov Nel rapporto sulla politica estera dell'Unione europea pubblicato la settimana scorsa, i deputati europei invitano a stringere delle relazioni più forti con il Brasile, la Russia, l'India, la Cina e l'Africa del Sud (BRICS). Questi paesi potrebbero sviluppare presto, insieme agli Stati membri, un sistema di politica globale basato sul dialogo e i valori comuni.
A seguito del boom economico, i paesi emergenti hanno assunto di fatto un nuovo ruolo sulla scena internazionale. Basta considerare che la Cina dovrebbe diventare la più grande potenza economica a livello mondiale entro il 2020. Si considera invece che l'economia indiana raggiungerà il suo apice nel 2050.
Una minaccia per l'Unione europea?
Secondo il relatore polacco Jacek Saryusz-Wolski, appartenente al Partito popolare europeo, gli Stati membri e i paesi emergenti hanno interesse a lavorare insieme. Perché? Per una maggiore stabilità e più sicurezza a livello internazionale, due elementi che minacciano la crescita economica globale.
La crescita dei paesi emergenti non è certo un ostacolo agli obiettivi che l'Unione europea si è posta rispetto alla sua politica estera. Una cosa non esclude l'altra. Il legame tra UE e BRICS rappresenta al contrario un'opportunità per costruire un sistema di politica multipolare, capace di affrontare efficacemente i problemi del presente.
Nel 2011 è successo più volte che i paesi BRICS (Brasile, la Russia, l'India, la Cina e l'Africa del Sud) abbiano trovato un'intesa sulla politica estera. Nonostante siano ancora lontani dal trovarsi d'accordo sui rispettivi sistemi politici, sociali ed economici. In questa prospettiva, è necessario intervenire per evitare un raggruppamento dei paesi sviluppati da una parte e uno dei paesi emergenti dall'altra.
Il Parlamento invita a potenziare le relazioni bilaterali, soprattutto con i paesi BRICS che rispettano e condividono i valori democratici, e che si sforzano di portare avanti un'economia di mercato sociale.
Devono anche essere incoraggiare tutte le forme di cooperazione multilaterale. Il G20 rimane certamente un appuntamento utile per raccogliere più consensi e nuove decisioni, ma non bisogna trascurare le organizzazioni macro-regionali come l'ASEAN o il MERCOSUR.
Per finire, il Parlamento richiede una riforma del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale che sia in linea con i nuovi equilibri economici del presente.