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Photo of the day: flags in front of the Parliament building in Strasbourg. Facebook Sonia Alfano è stata eletta presidentessa della nuova commissione speciale alla criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro (CRIM). Nata a Messina, in Sicilia, si è battuta contro il crimine organizzato fin dalla morte di suo padre, ucciso dalla mafia l’8 gennaio del 1993. L'obiettivo della CRIM? "Mettere a disposizione gli strumenti necessari a chi conduce quotidianamente la lotta alla mafia".
Perché era necessario creare una commissione speciale per la lotta alla mafia?
Era necessario informare i deputati. Non solo della grave situazione in cui tutti i paesi versano dal punto di vista del crimine organizzato e delle varie forme di mafia, ma soprattutto del fatto che leggi ordinarie non sono servite a nulla, che hanno addirittura agevolato il radicamento dei sistemi criminali anche in quei paesi che nell'immaginario collettivo potrebbero sembrare immuni, come l'Olanda o la Svezia.
L’obiettivo finale della CRIM è quello di creare un testo unico antimafia. Quali sono i punti che a suo avviso dovranno entrare nel testo?
Dal mio punto di vista, per essere efficaci, dobbiamo introdurre a livello europeo il reato di associazione mafiosa - che al momento esiste solo in Italia - ed anche uno strumento per impedire ai mafiosi arrestati di esercitare il loro ruolo di comando anche dal carcere introducendo il 41bis, il cosiddetto "carcere duro".
In questo senso vorrei rassicurare i cittadini: non si tratta assolutamente di una violazione dei diritti umani. "Carcere duro" significa una cellula singola e non poter parlare con altri carcerati condannati per gli stessi capi d'imputazione. In Italia chi vive è sottoposto a regime di carcere ordinario vive in una cella di pochi metri quadri in cui spesso ci sono in otto persone. Questa è una violazione dei diritti umani. Chi invece è in "carcere duro" ha una cella singola.
L'obiettivo è quello di mettere a disposizione gli strumenti necessari a chi conduce quotidianamente la lotta alla mafia. Questo è il nostro ruolo di legislatori.
In che modo la CRIM cambierà il modo di lottare contro la mafia ?
Dobbiamo aggredire in maniera determinante i patrimoni dei criminali. Come siciliana, ho purtroppo un'esperienza diretta, e so benissimo che un boss mafioso può restare in carcere anche per dieci anni ma il suo ruolo continuerà ad essere quello di un boss.
Se invece a quel boss venissero confiscati il suo patrimonio e i suoi beni, la sua figura verrebbe sminuita perdendo di credibilità e di consenso. Vorremmo inoltre che questi beni possano ritornare nelle mani dei cittadini attraverso la distribuzione di servizi.
Gli obiettivi della commissione riguardano anche la lotta alla corruzione, che in Italia, Bulgaria o Romania hanno intaccato anche la politica, e al riciclaggio di denaro sporco.
La lotta alla mafia sarà svolta a 360 gradi con una collaborazione tra politica, istituzioni e le varie autorità giuridiche ed investigative.
Come intende stringere i rapporti tra istituzioni europee ed extra europee?
La 'ndrangheta è il sistema criminale più ricco al mondo e detiene il monopolio del traffico delle sostanze stupefacenti. Gode purtroppo di assoluta fiducia da parte dei cartelli colombiani. Non possiamo affrontare un sistema così forte attraverso le leggi ordinarie o solo la cooperazione di Eurojust.
Vogliamo ci sia una forte collaborazione tra i nostri sistemi giudiziari ed investigativi e quelli degli altri paesi. Un ruolo fondamentale sarà anche svolto dalle collaborazioni con i paesi ad alto rischio come il Canada, gli Stati Uniti e la Colombia.