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Sonia Alfano: "Le leggi ordinarie non funzionano contro la mafia"

Istituzioni 03-05-2012 - 17:09
 
  • Una collaborazione tra politica, istituzioni e le varie autorità giuridiche ed investigative.
  • Introdurre a livello europeo il reato di associazione mafiosa.
 
Sonia Alfano, la nuova presidentessa della CRIM.   Sonia Alfano, la nuova presidentessa della CRIM.

Sonia Alfano è stata eletta presidentessa della nuova commissione speciale alla criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro (CRIM). Nata a Messina, in Sicilia, si è battuta contro il crimine organizzato fin dalla morte di suo padre, ucciso dalla mafia l’8 gennaio del 1993. L'obiettivo della CRIM? "Mettere a disposizione gli strumenti necessari a chi conduce quotidianamente la lotta alla mafia".


Perché era necessario creare una commissione speciale per la lotta alla mafia?


Era necessario informare i deputati. Non solo della grave situazione in cui tutti i paesi versano dal punto di vista del crimine organizzato e delle varie forme di mafia, ma soprattutto del fatto che leggi ordinarie non sono servite a nulla, che hanno addirittura agevolato il radicamento dei sistemi criminali anche in quei paesi che nell'immaginario collettivo potrebbero sembrare immuni, come l'Olanda o la Svezia.


L’obiettivo finale della CRIM è quello di creare un testo unico antimafia. Quali sono i punti che a suo avviso dovranno entrare nel testo?


Dal mio punto di vista, per essere efficaci, dobbiamo introdurre a livello europeo il reato di associazione mafiosa - che al momento esiste solo in Italia - ed anche uno strumento per impedire ai mafiosi arrestati di esercitare il loro ruolo di comando anche dal carcere introducendo il 41bis, il cosiddetto "carcere duro".


In questo senso vorrei rassicurare i cittadini: non si tratta assolutamente di una violazione dei diritti umani. "Carcere duro" significa una cellula singola e non poter parlare con altri carcerati condannati per gli stessi capi d'imputazione. In Italia chi vive è sottoposto a regime di carcere ordinario vive in una cella di pochi metri quadri in cui spesso ci sono in otto persone. Questa è una violazione dei diritti umani. Chi invece è in "carcere duro" ha una cella singola.


L'obiettivo è quello di mettere a disposizione gli strumenti necessari a chi conduce quotidianamente la lotta alla mafia. Questo è il nostro ruolo di legislatori.


In che modo la CRIM cambierà il modo di lottare contro la mafia ?


Dobbiamo aggredire in maniera determinante i patrimoni dei criminali. Come siciliana, ho purtroppo un'esperienza diretta, e so benissimo che un boss mafioso può restare in carcere anche per dieci anni ma il suo ruolo continuerà ad essere quello di un boss.


Se invece a quel boss venissero confiscati il suo patrimonio e i suoi beni, la sua figura verrebbe sminuita perdendo di credibilità e di consenso. Vorremmo inoltre che questi beni possano ritornare nelle mani dei cittadini attraverso la distribuzione di servizi.


Gli obiettivi della commissione riguardano anche la lotta alla corruzione, che in Italia, Bulgaria o Romania hanno intaccato anche la politica, e al riciclaggio di denaro sporco.


La lotta alla mafia sarà svolta a 360 gradi con una collaborazione tra politica, istituzioni e le varie autorità giuridiche ed investigative.


Come intende stringere i rapporti tra istituzioni europee ed extra europee?


La 'ndrangheta è il sistema criminale più ricco al mondo e detiene il monopolio del traffico delle sostanze stupefacenti. Gode purtroppo di assoluta fiducia da parte dei cartelli colombiani. Non possiamo affrontare un sistema così forte attraverso le leggi ordinarie o solo la cooperazione di Eurojust.


Vogliamo ci sia una forte collaborazione tra i nostri sistemi giudiziari ed investigativi e quelli degli altri paesi. Un ruolo fondamentale sarà anche svolto dalle collaborazioni con i paesi ad alto rischio come il Canada, gli Stati Uniti e la Colombia.

RIF. : 20120426STO44160