Photo of the day: flags in front of the Parliament building in Strasbourg. Facebook
Domestic violence has no borders. That's why victims of stalking, harassment or gender-based violence will see their protection extended to the whole EU,...(read more) Facebook
Stop by to vote @ http://voteapp.epsocial.eu & look both ways - we have a lot of great entries to choose from. It might just be your favourite who gets to go...(read more) Facebook
To restore people's trust in the EU we need quick and tangible results on youth employment and tax fraud, warned Parliament president Martin Schulz at the...(read more) Facebook Nonostante il boom economico di Pechino, le aziende europee riescono ad approfittare poco del mercato cinese a causa di pratiche commerciali sleali. Una relazione parlamentare presentata il 23 maggio intende creare un nuovo accordo commerciale tra UE e Cina. Più giusto e più trasparente.
"In un'economia globale, la Cina ha bisogno dell'Europa quanto l'Europa ha bisogno della Cina". Marielle de Sarnez, deputata francese liberale, è l'autrice della relazione "UE-Cina, uno squilibrio commerciale?" presentata durante la sessione plenaria del 22 maggio.
Il testo intende difendere gli interessi dell'industria europea e mira a instaurare un nuovo accordo commerciale basato sulla reciprocità delle regole e la trasparenza delle relazioni commerciali.
Se l'UE rimane il più partner commerciali più importante e la principale destinazione delle esportazioni cinesi, la crescita del deficit commerciale impone un riequilibrio delle relazioni. Tra il 2000 e il 2010, il deficit commerciale dell'UE con l'Asia è passato da 49 miliardi a 169 miliardi.
Delle pratiche sleali
La Cina ha moltiplicato le pratiche sleali e gli ostacoli per limitare l'accesso delle aziende straniere nel proprio mercato: strategie commerciali sleali, dazi doganali, abbassamento del livello dello yuan, assenza del diritto di proprietà intellettuale. Senza dimenticarsi degli ostacoli politici che squilibrano le relazioni tra i due blocchi.
Di fronte a queste restrizioni e per limitare questi comportamenti, Bruxelles potrebbe spingere Pechino a ricorrere alla procedura per risolvere vertenze aziendali suggerita dall'Organizzazione mondiale per il Commercio (OMC). L'UE potrebbe anche promuovere la cooperazione con i paesi in via di sviluppo per rafforzare la lotta alla contraffazione.