“L’economia digitale non è tassata quanto dovrebbe” Intervista al Presidente della Commissione sulle tasse  

 
 

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Il Parlamento ha istituito una nuova Commissione su crimini finanziari e frodi fiscali. Si occuperà anche di economia digitale, un settore non tassato a sufficienza

La nuova Commissione speciale sui reati finanziari, l'evasione fiscale e l'elusione fiscale (TAX3) lavorerà fino a marzo 2019 proseguendo i lavori della precedente Commissione d’inchiesta su “Panama Papers” (PANA) e occupandosi anche dei nuovi problemi nel campo della tassazione.

 

Il Presidente della nuova Commissione Petr Ježek, deputato del gruppo Democratici e Liberali dalla Repubblica Ceca, spiega in un’intervista quali saranno i compiti da svolgere.

Il Presidente della nuova Commissione Petr Ježek, deputato del gruppo Democratici e Liberali dalla Repubblica Ceca 

La nuova Commissione sarà incentrata sui crimini finanziari, evasione ed elusione fiscale. Potrebbe darci qualche esempio concreto?

 

Il mandato di questa Commissione è più ampio di quelle precedenti. Abbiamo avuto le Commissioni TAX1 e TAX2, che si occupavano solo di accordi fiscali. La Commissione PANA ha affrontato le questioni sollevate dalle rivelazioni dei Panama Papers, tra cui riciclaggio di denaro, evasione ed elusione fiscale. Questa quarta Commissione dovrebbe innanzitutto basarsi sul lavoro delle precedenti per osservare come vengono messe in pratica le loro raccomandazioni, ma indagherà anche sulle frodi fiscali scoperte nei Paradise Papers ed esaminerà le questioni relative alla tassazione digitale e il problema degli stati membri che vendono la cittadinanza.

 

Lei è stato un relatore della Commissione d’inchiesta sui “Panama Papers”, che ha anch’essa analizzato il riciclaggio di denaro e la frode fiscale. Dopo i lavori della Commissione PANA, cosa deve ancora fare l’UE?

 

È un processo continuo. La Commissione precedente ha elaborato delle raccomandazioni e questa Commissione verificherà in che modo vengono messe in pratica.

 

Studieremo anche le modalità per tassare l’economia digitale, perché oggi non viene tassata quanto dovrebbe. Non è un crimine, tuttavia la normativa attuale non consente di tassare l’economia digitale al livello che meriterebbe. Le aliquote fiscali per le società digitali sono solo una frazione di ciò che pagano le altre società. Alcune società digitali americane realizzano più della metà dei profitti al di fuori degli Stati Uniti, ma vengono tassate quasi del tutto lì.

 

Negli ultimi anni gli informatori (whistleblowers) e i giornalisti d’inchiesta sono stati fondamentali nel portare alla luce le frodi fiscali e i crimini finanziari. Cosa può fare in più l’UE per proteggerli perché continuino il loro lavoro?

 

Non abbiamo ancora raggiunto una conclusione formale, ma la Commissione ha pubblicato di recente una proposta di direttiva sulla tutela degli informatori. Ci sono diverse misure da prendere in considerazione, come risarcimenti economici e tutela giuridica se, ad esempio, dovessero perdere il posto di lavoro perché denunciano delle irregolarità. Per esplorare il problema è necessario un maggiore impegno, in parte perché la situazione è diversa a seconda degli stati membri.

 

 Come siamo messi con la fiducia nei nostri sistemi finanziari e regimi fiscali?

 

Dipende. Nel mio paese, la Repubblica Ceca, ad esempio, ho l’impressione che nessuno sia interessato all’argomento, ma ho letto che in molti stati membri le questioni relative a elusione ed evasione fiscale sono molto sentite dai cittadini. Se i cittadini hanno la sensazione di essere trattati iniquamente e che alcuni soggetti e società possono non pagare le tasse, si compromette la fiducia verso l’intero sistema finanziario e magari anche verso la governance nel suo complesso. Se invece per quanto riguarda la tassazione facciamo le cose come devono essere fatte, rendendo il sistema giusto e più equo, questo potrebbe aiutare a colmare il divario con coloro che si sentono lasciati indietro dalla globalizzazione.

 

Alcuni esempi con le grandi multinazionali sono eclatanti. Non dovrebbero poter vendere i loro prodotti, che siano macchine o dati, in un paese dell’UE ed essere tassati principalmente in un altro paese o al di fuori dell’UE. Questo è chiaramente ingiusto. Non ha senso, ma la globalizzazione e le nuove tecnologie lo rendono possibile. Si dovrebbe risolvere. Ci sono delle proposte legislative che ora sono nelle mani degli stati membri e del Consiglio. Tocca a loro decidere se appoggiare una base imponibile consolidata comune per l'imposta sulle società. Ci sono ancora paesi che traggono vantaggio da strani regimi fiscali e tendono a bloccare le proposte, ma mi auguro che prima o poi sarà possibile adottare nuove regole grazie alla pressione da parte degli altri stati membri, del Parlamento e in particolare dei cittadini.