Dibattito sui Paradise Papers: gli stati membri devono agire 

 
 

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Tutti gli stati membri devono agire per fermare i meccanismi di elusione fiscale. Ecco la reazione del Parlamento europeo allo scandalo fiscale Paradise papers.

L’ultimo degli scandali fiscali

I “Paradise papers” sono documenti venuti allo scoperto nel mese di novembre 2017 che mostrano come individui e aziende internazionali cerchino di nascondere la propria ricchezza e ridurre al minimo i propri obblighi fiscali.

 

Più di tredici milioni di documenti dello studio legale “off-shore” Appleby sono stati analizzati dall’ International Consortium of Investigative Journalists (Consorzio internazionale di giornalisti investigativi). La stampa di tutto il mondo ha iniziato a rendere pubbliche le rivelazioni a novembre 2017.

 

Non è certo la prima volta

Ad aprile 2016 i “Panama papers” hanno portato l’evasione fiscale internazionale all’attenzione del pubblico. I documenti provenienti dallo studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, hanno rivelato come politici, industriali, criminali e figure pubbliche di ogni genere abbiano usato sistemi off-shore per nascondere i propri beni alle autorità fiscali.

Nel 2014 lo scandalo LuxLeaks ha mostrato come il Lussemburgo abbia offerto trattamenti privilegiati ai grandi gruppi internazionali.

Dibattito sui Paradise papers 

La parola alla plenaria

Durante il dibattito del 14 novembre 2017 molti deputati e deputate si sono soffermati sul ruolo degli stati: “Spero che queste nuove informazioni abbiano aperto gli occhi di quegli stati membri che ancora dovevano capire la portata del problema”, ha dichiarato il coautore della relazione della Commissione PANA su evasione e elusione fiscale Petr Jezek (Repubblica Ceca, Liberali e Democratici - ALDE)

Bernd Lucke, deputato tedesco dei Conservatori e riformisti europei, ha chiesto all’assemblea: “Com’è possibile che abbiamo avuto bisogno di giornalisti investigativi? Cosa hanno fatto le autorità fiscali nazionali?”

 

Al dibattito il Consiglio è stato rappresentato da Matti Maasikas: “Le rivelazioni sono importanti per una politica informata e per le decisioni politiche. Ora quello che i cittadini si aspettano da noi è un sistema fiscale più equo.”

 

Il Commissario europeo per la fiscalità, Pierre Moscovici, si è detto scioccato ma non sorpreso dalle rivelazioni: “Da tempo sappiamo che le multinazionali, i contribuenti più ricchi e le banche lavorano fianco a fianco per nascondere ogni tipo di guadagno. E se questo è legale”, ha aggiunto “allora dobbiamo cambiare la legge con l’aiuto di questo Parlamento”.

 

Ci sono già stati dei progressi, secondo Barbara Kappel, deputata austriaca dell'Europa delle nazioni: “ci sono oggi molti strumenti disponibili per lottare contro l’elusione fiscale e mi sembra che non si trovi nessun europeo nei Paradise papers, se non i britannici”.

 

Diversi deputati hanno sottolineato la minaccia che queste pratiche sleali rappresentano per l’intera società. Ludek Niedermayer del Partito popolare europeo (Rep. Ceca) ha spiegato: “L’uso diffuso di scappatoie fiscali e la creazione volontaria o involontaria di regimi fiscali speciali stanno danneggiando la nostra economia, falsando la competizione leale, e aumentando le disuguaglianze. Di conseguenza la gente sta perdendo la fiducia”.

“L’elusione fiscale non danneggia solo il sistema pubblico ma anche la democrazia stessa”, ha aggiunto Philippe Lamberts dei Verdi (Francia).

 

Secondo il deputato italiano Gianni Pittella (Socialisti e democratici), bisogna criminalizzare i facilitatori di questi sistemi di aggiramento delle tasse. “Le autorità competenti dovrebbero sospendere o revocare le licenze bancarie delle istituzioni finanziarie e dei consulenti che sono complici nell’organizzazione dell’evasione fiscale”.

“Per quanto ancora tollereremo, senza sanzioni e deterrenti come la rimozione delle licenze professionali e bancarie? Finché non lo facciamo non affronteremo veramente l’elusione e l’evasione fiscale”, gli ha fatto eco Miguel Urban Crespo della Sinistra unitaria europea (Spagna).

 

Nigel Farage (Regno Unito, Europa della democrazia diretta) ha parlato invece degli investimenti legittimi: “se si impedisce completamente ai cittadini di portare il proprio denaro -in molti casi in maniera del tutto legittima- nelle Isole Vergini britanniche o alle Bahamas o altrove, allora impediamo anche la vendita delle sigarette de-tassate”.

Il lavoro del Parlamento europeo

Sin dall’inizio della crisi economica e finanziaria gli eurodeputati hanno lottato contro questo tipo di pratiche fiscali sleali che privano gli stati dei giusti -e estremamente necessari- contributi.

 

Le Commissioni Economia, Affari giuridici e Libertà civili hanno l’incarico di trattare le proposte legislative della Commissione europea in materia di tasse. Fra gli esempi del lavoro del Parlamento ci sono la direttiva UE contro il riciclaggio di denaro e le regole che obbligano le multinazionali a rendere pubbliche le proprie informazioni fiscali.

Le raccomandazioni del Parlamento europeo per la lotta alla pianificazione fiscale aggressiva delle aziende sono state adottate nel 2015.

 

Le pratiche fiscali di alcuni stati membri hanno portato il Parlamento europeo ad aprire due Commissioni speciali, TAXE e TAX2. Aziende internazionali come Google, Apple, IKEA e McDonald’s sono state chiamate per spiegare la propria condotta fiscale davanti alle commissioni.

 

La relazione finale di TAX2 conteneva una lista nera dei paradisi fiscali e sanzioni contro le giurisdizioni fiscali non cooperative.

 

Una Commissione speciale di investigazione è stata istituita alla luce delle rivelazioni dei Panama Papers e la relazione finale di questa commissione sarà presentata al voto della plenaria di dicembre 2017. La relazione evidenzia come diversi stati membri abbiano fallito nella lotta al riciclaggio di denaro e all’evasione fiscale.

 

Creare un ambiente equo fra gli stati e sradicare i sistemi fiscali sleali sono delle priorità del Parlamento europeo. Ecco tutti gli articoli per restare aggiornati sugli sviluppi più recenti.