"Se non rispettiamo gli impegni presi contro il cambiamento climatico, l'accordo di Parigi rimarrà solo un momento" 

 
 

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In vista del dibattito di mercoledì sul ritiro degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi, abbiamo parlato con Adina-Ioana Vălean, presidente della Commissione per l'ambiente

Adina-Ioana Valean parla della lotta al cambiamento climatico 

Quanto è fragile l'accordo di Parigi in seguito alla decisione del presidente Trump di ritirare l’adesione degli Stati Uniti?

 

La debolezza dell'accordo di Parigi sta nel fatto che si tratta di un atto volontario, quindi la sua attuazione dipenderà molto da come andrà l'economia globale nel futuro. Il pericolo ora è che il messaggio percepito sia quello di mettere l'economia davanti ai nostri impegni verso il pianeta. Questo è un approccio molto conservatore, ma facile da spiegare alla gente e allettante per molti politici di tutto il mondo.

 

Per ora, vorrei vedere più soldi sul tavolo. Gli Stati Uniti hanno contribuito al Fondo verde per il clima (GCF), mentre gli altri firmatari hanno espresso l'intenzione di contribuire solo dopo il primo periodo di attuazione dell'accordo. Dobbiamo fare in modo che anche loro contribuiscano finanziariamente per dimostrare che prendiamo la faccenda molto seriamente.

 

Dobbiamo usare i soldi per il proposito che ci siamo posti. Se lo facciamo allora ci sarà un futuro, altrimenti l'accordo di Parigi sarà solo un momento della nostra storia in cui abbiamo deciso di agire sul cambiamento climatico, ma in realtà abbiamo fallito.

Il ritiro degli Stati Uniti come influenzerà i paesi terzi e il loro impegno nella lotta contro il cambiamento climatico?

 

Dipende molto dall'interdipendenza delle rispettive economie con quella degli Stati Uniti. Se si hanno relazioni economiche molto strette, se le aziende di un paese sono soggette ad una regolamentazione a causa della legislazione sul clima e le aziende statunitensi no, la competitività industriale diventa importante.

Per questo ritengo che la Commissione europea debba rispondere a questa vera e propria preoccupazione per il potenziale squilibrio economico nei rapporti transatlantici.

 

Al di là delle relazioni UE-USA, resta da vedere quanto si impegneranno i paesi terzi. Conosciamo tutti la differenza tra le dichiarazioni politiche e un’attuazione effettiva.

Elementi chiave dell'accordo di Parigi 
  • Mantenere l'aumento della temperatura globale sotto i 2° rispetto al livello pre-industriale  
  • Continuare gli sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1.5° rispetto ai livelli pre-industriali 
  • I paesi sviluppati mobilizzeranno almeno 100 miliardi all'anno entro il 2020 per fornire supporto ai paesi emergenti 
  • Ogni cinque anni, a cominciare dal 2023, i paesi riconsidereranno piani e contributi 

Quali devono essere i prossimi passi dell’Unione europea nella lotta al cambiamento climatico?

Dobbiamo essere molto attivi nella diplomazia del clima, per far sì che i firmatari mantengano gli impegni presi. Gli Stati Uniti sono sempre stati il nostro partner naturale ma adesso ci troviamo da soli a guidare la lotta al cambiamento climatico. Sarà di sicuro una sfida, ma l’Unione europea ha una lunga esperienza nella cooperazione con altri paesi per affrontare il cambiamento climatico. Non è niente di nuovo per noi.

Dall’altra parte, dobbiamo rispondere prontamente -non dal punto di vista del cambiamento climatico ma dal punto di vista economico. Le nostre economie -in Europa e negli Stati Uniti- sono così interdipendenti che questa frattura fra noi avrà un grande impatto sulla competitività delle nostre imprese. Secondo me dobbiamo accelerare la transizione a un’economia a bassa emissione di carboni. La transizione è sempre difficile e ha conseguenze sulla competitività. Prima arriviamo, migliori saranno le opportunità per le nostre economie.