Coordinatore UE antiterrorismo: "La prigione, un incubatore di radicalizzazione" 

 
 

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Gilles de Kerchove, coordinatore antiterrorismo dell'Unione europea. 

La minaccia del terrorismo cresce ogni giorno e il compito di Gilles de Kerchove, coordinatore antiterrorismo dell'Unione europea, diventa sempre più importante. Il suo lavoro consiste nel coordinare i lavori del Consiglio nella lotta al terrorismo, utilizzare gli strumenti di cui dispone l'Unione europea e formulare le raccomandazioni politiche.

Lunedì 30 marzo alle ore 17, Gilles de Kerchove apparirà in commissione per gli Affari esteri e sottocommissione per la Sicurezza e la difesa. Questa intervista è stata pubblicata il 20 marzo 2015.

A seguito delle recenti rivelazioni, l'UE può combattere il terrorismo senza sacrificare i valori fondamentali, come il diritto alla privacy?

L'Unione europea ha sempre cercato il giusto equilibrio. Dobbiamo essere intelligenti e accompagnando tutti gli strumenti che stiamo allestendo con forti garanzie.

La maggior parte dei nostri strumenti sono più attenti a questi temi di quelli degli Stati membri che lavorano individualmente. Come per esempio nel caso del PNR. Il Parlamento ha preoccupazioni sulla privacy giustificate, ma se non abbiamo alcuna normativa UE, la conseguenza è che gli Stati membri potranno sviluppare il proprio PNR e così facendo avremo un sistema che è meno efficace... Il sistema sarà meno protettivo, perché il livello di protezione potrebbe essere diverso da uno Stato membro all'altro.

Come possiamo impedire alle persone di unirsi ai gruppi jihadisti? E come possiamo evitare che i combattenti tornino in Europa per commettere attacchi terroristici?

Bisogna investire nella prevenzione, in particolare nella diagnosi precoce dei segnali di radicalizzazione.


È necessario trovare qualcuno di fiducia e aiutare queste persone a riconnettersi alla società. Abbiamo anche bisogno di decostruire l'ideologia jihadista, anche attraverso internet. Daech è molto esperto in comunicazione e sa come ottenere più sostegno.

Il ritorno dei combattenti in Europa rimane la sfida più importante. É necessario valutare la pericolosità di ogni ritorno in Europa. Sarebbe un errore inviare la maggior parte di loro in carcere, perché proprio la carcere è un importante incubatore di radicalizzazione. Dobbiamo essere capaci di progettare un programma di riabilitazione alternativo. E ci dovrebbe essere anche un programma simile per quelli che sono già in carcere.

Cosa può fare il Parlamento europeo per contribuire alla lotta al terrorismo?

Il Parlamento europeo ha un ruolo molto importante. Non solo come co-legislatore, ma anche nella risposta sociale necessaria al fine di promuovere la tolleranza e combattere l'antisemitismo e il razzismo contro i musulmani. Il Parlamento è probabilmente una delle istituzioni dell'Unione europea che è nella posizione migliore per proporre nuove idee. Abbiamo anche bisogno di impegnarci di più con i paesi vicini.