Come fermare il terrorismo: quali sono le misure adottate dall’UE? Infografica  

 
 

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Per fermare il terrorismo bisogna contrastare i foreign fighters, tagliare le risorse finanziarie e rafforzare i controlli alle frontiere. Scopri di più sulle politiche UE su questo tema.

La sicurezza è un tema che preoccupa molto i cittadini: il 77% degli europei e il 78% degli italiani vorrebbe infatti che l’Unione europea facesse di più per combattere il terrorismo. Il terrorismo non ha confini e questo è ormai chiaro a tutti, cittadini e responsabili politici dell’UE.

Le misure messe in campo dall’UE per prevenire nuovi attacchi comprendono una vasta gamma di interventi tra cui: controlli più scrupolosi alle frontiere, maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia per individuare i soggetti sospetti e perseguire i criminali, taglio dei finanziamenti al terrorismo, lotta alla criminalità organizzata e contrasto ai fenomeni di radicalizzazione. Scopri i dettagli nella nostra infografica interattiva.


Migliorare i controlli alle frontiere esterne dell’UE

Ad aprile 2017 sono stati introdotti dei controlli sistematici alle frontiere esterne dell’UE su tutti gli ingressi, anche di cittadini europei, per garantire la sicurezza dell’area Schengen.

A novembre 2017 il Parlamento europeo e i ministri dell’UE hanno stabilito un nuovo sistema di registrazione delle entrate e uscite per tenere traccia degli spostamenti dei cittadini non europei nell’area Schengen e velocizzare le procedure di controllo. Questi nuovi controlli alle frontiere esterne dell’UE dovrebbero diventare pienamente operativi nel 2020.

I viaggiatori provenienti da paesi extra-EU esenti dall’obbligo di visto verranno controllati attraverso il nuovo Sistema dell’UE di informazione e autorizzazione ai viaggi (ETIAS, dall’inglese European Travel Information and Authorisation System), che dovrebbe essere operativo a partire dal 2021.

Per evitare che i terroristi si muovano liberamente da un paese all’altro dell’UE, molti stati membri hanno introdotto controlli alle frontiere interne temporanei. Gli europarlamentari pensano che questi controlli sono ingiustificati, che rappresentano un pericolo per lo spazio Schengen e che andrebbero consentiti solo come misura di ultima istanza.

Scopri di più nella nostra pagina sui Schengen e le norme sulle frontiere.


Frontiere esterne sicure

La guardia costiera e di frontiera europea dovrebbe avere un corpo permanente di 10mila guardie di frontiera entro il 2027 per proteggere in maniera efficace i 13.000 km di confini terrestri esterni dell'Europa e quasi 66.000 km in mare. Il nuovo corpo permanente potrebbe, su richiesta di un paese dell'UE, effettuare controlli delle frontiere e gestire le migrazioni, nonché combattere la criminalità transfrontaliera.

Fermare i foreign fighters

Dal 2015 c'è stato un aumento degli attacchi terroristici con motivazioni religiose nell’Unione europea. Inoltre 5.000 persone si sono spostate dall’UE alle zone di combattimento in Siria e Iraq per unirsi ai gruppi terroristici di matrice jihadista.

L’Europa ha realizzato una legislazione a livello europeo sul terrorismo per criminalizzare le azioni connesse al terrorismo, come addestramenti o spostamenti per scopi terroristici e supporto a tali viaggi. La sinergia tra queste norme e i nuovi controlli alle frontiere esterne contribuirà a contrastare il fenomeno dei foreign fighters.

Il numero dei combattenti terroristi stranieri è diminuito in modo significativo dal 2015. Secondo Europol, l'indebolimento dello Stato islamico ha spinto i suoi seguaci a effettuare attacchi di tipo solitario nei loro paesi d'origine, piuttosto che recarsi al cosiddetto califfato.

Codice di prenotazione (PNR)

Le compagnie aeree che effettuano voli da fuori e dentro l’UE sono obbligati a fornire alle autorità nazionali le informazioni dei passeggeri, ad esempio nome, date del viaggio, itinerario e metodo di pagamento.

Le informazioni che provengono dal codice di prenotazione (dall’inglese Passenger Name Record – PNR) vengono utilizzate per prevenire, individuare, svolgere indagini e perseguire reati terroristici e crimini gravi. Ci sono voluti più di cinque anni di negoziati e il Parlamento europeo ha insistito per la protezione dei dati e per la tutela delle informazioni sensibili riguardo origine, stato di salute e orientamento religioso, politico e sessuale.

Per saperne di più sul codice di prenotazione (PNR)

Intensificare lo scambio di informazioni per combattere il crimine e il terrorismo

Criminali e terroristi utilizzato diverse identità per eludere i controlli delle autorità di frontiera e delle forze dell’ordine. Questo e altri episodi simili sottolineano l’importanza di una efficace condivisione delle informazioni tra le autorità competenti degli stati membri (forze dell’ordine, autorità giudiziaria, intelligence).

Nel 2018 il Parlamento ha approvato nuove regole per rafforzare il Sistema di informazione Schengen (SIS) che introducono, tra altre cose, nuove segnalazioni sulle persone ricercate per terrorismo. Il database consente alla polizia e alle guardie di frontiera di consultare le segnalazioni su persone ricercate o disperse e beni persi o rubati.

Per utilizzare i database esistenti e futuri in modo più intelligente e mirato, i sistemi di informazione dell'UE che aiutano nella gestione di confini, sicurezza e migrazione, dovrebbero consentire lo scambio di dati. Questa nuova interoperabilità dei database dovrebbe essere implementata dopo il 2023 e fornirebbe un unico sistema per la ricerca, nonché un servizio di confronto biometrico per facilitare l'identificazione.

L’Europol, agenzia dell’UE incaricata dell’applicazione della legge, sostiene lo scambio delle informazioni tra le forze dell’ordine nazionali. A maggio del 2016 il Parlamento europeo ha deciso di dotare l’Europol di maggiori poteri per intensificare la lotta al terrorismo e istituire delle unità speciali come il Centro europeo antiterrorismo inaugurato il 25 gennaio 2016.

Tagliare i finanziamenti al terrorismo

Un modo efficace per fermare il terrorismo è tagliare le fonti di finanziamento e le risorse logistiche. Per fare ciò, nel 2018 il Parlamento europeo ha aggiornato la direttiva antiriciclaggio con l’obiettivo di rendere più trasparenti le informazioni sulla proprietà delle e di diminuire i rischi legati alle valute virtuali e alle carte prepagate anonime.

Il riciclaggio di denaro è un reato criminale in tutti i paesi dell'UE, ma le definizioni e le sanzioni variano. Le nuove regole per combattere il finanziamento della criminalità organizzata risolveranno queste incongruenze.

Stando a un’analisi del 2016 condotta da Europol, di circa 110 miliardi di euro prodotti dalla malavita e dalle organizzazioni terroristiche, , ben il 98,9% resta nelle mani dei criminali, mentre il 2,2% viene bloccato temporaneamente e soltanto l’1,1% viene confiscato. Per rendere più facile il congelamento e la confisca di beni e denaro di provenienza criminale in tutta l'UE, il Parlamento ha approvato nuove regole sul riciclaggio di denaro nel 2018.

Queste tre nuove legislazioni saranno implementate dal 2020.

Evitare ai civili l’accesso alle armi più pericolose

L’Unione europea fa tutto ciò che è in suo potere per evitare che le armi più pericolose finiscano nelle mani delle persone sbagliate. Con la revisione della direttiva sulle armi da fuoco si chiudono le scappatoie giuridiche che consentivano ai terroristi di utilizzare armi riconvertite come era stato fatto negli attentati di Parigi del 2015. La direttiva richiede che gli stati membri dispongano di un sistema di monitoraggio adeguato mantenendo pur sempre le eccezioni per cacciatori, musei e collezionisti.

La maggioranza degli attacchi terroristici nell'UE è stata perpetrata usando bombe fai-da-te. Sarà più difficile per i terroristi ottenere gli ingredienti necessari per costruire esplosivi grazie alle nuove regole approvate dal Parlamento nell'aprile 2019.

Prevenire la radicalizzazione

Terroristi ed estremisti usano internet per fare propaganda e spingere alla radicalizzazione. Il Parlamento vuole che aziende online come Facebook o YouTube siano obbligate a rimuovere i contenuti terroristici entro un'ora dall’ordine dall’autorità competente.

Scopri come l'UE sta aumentando la sicurezza informatica.

La lotta alla radicalizzazione è stato uno dei punti chiave della Commissione speciale sul terrorismo, che ha concluso il suo lavoro di un anno nel dicembre 2018. Il Parlamento suggerisce una lista di osservatori dell'UE dei predicatori dell’odio, che attualmente possono operare inosservati spostandosi da un paese ad un altro. Gli eurodeputati raccomandano anche di isolare i detenuti radicalizzati nelle carceri e di organizzare corsi di formazione sulla radicalizzazione per i funzionari dell'UE e degli Stati membri.

La maggior parte degli attentati in Europa è stata commessa da cittadini europei nati in Europa che si sono radicalizzati vivendo in Europa. Il Parlamento ha proposto quindi delle misure per combattere i fenomeni di radicalizzazione ed estremismo negli istituti penitenziari, online e attraverso l’educazione e l’inclusione sociale.

Il valore aggiunto dell’UE

Sebbene la lotta al crimine e la sicurezza rientrino in gran parte nelle competenze nazionali, il livello europeo è il principale forum per la cooperazione e la coordinazione tra gli stati membri nella lotta al terrorismo.

Gli eurodeputati prendono le decisioni su importanti leggi per la lotta al terrorismo al pari dei ministri dell’UE. Generalmente, il Parlamento europeo si assicura che vengano rispettati i diritti fondamentali e la protezione delle informazioni, particolarmente necessari in un contesto fatto di politiche guidate dalla crisi e fretta di agire.

La strategia UE sulla lotta al terrorismo si articola in quattro elementi: prevenire, proteggere, perseguire e rispondere. La Commissione europea per la sua proposta ricalca la struttura dell’agenda europea per la sicurezza 2015-2020 e ha lo scopo di facilitare la cooperazione tra gli stati membri nella lotta al terrorismo, al crimine organizzato e alla criminalità informatica. L'UE lavora anche per rafforzare la sicurezza esterna in cooperazione con i paesi terzi.