Vertice NATO: “So che c’è la volontà da parte degli europei”. Intervista 

 
 

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“So che c’è la volontà da parte degli europei e mi auguro arrivi anche dagli Stati Uniti”, ha dichiarato il vice-presidente Paşcu alla vigilia del vertice NATO.

L’esito del vertice NATO dell’11 e 12 luglio 2018 a Bruxelles è incerto e le aspettative a riguardo sono contrastanti. Gli alleati riusciranno a dare prova di unità? Ne abbiamo discusso alla vigilia dell’incontro con l’eurodeputato romeno Ioan Mircea Paşcu dei Socialisti e Democratici, vicepresidente del Parlamento e autore della relazione sui rapporti tra Unione europea e NATO.

“So che c’è la volontà da parte degli europei e mi auguro arrivi anche dagli Stati Uniti”, Vice-presidente Paşcu 

Sebbene dal 2015 i paesi dell’UE membri della NATO abbiano aumentato la spesa per la difesa, in vista del vertice il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha spedito delle lettere dai toni taglienti in cui chiede maggiori investimenti da parte dei paesi europei. Lei ritiene che abbia ragione?

 

Generalmente si. Penso che subito dopo la crisi del 2007-2008 l’Europa abbia sacrificato la difesa a beneficio di altre esigenze. Abbiamo iniziato ora ad affrontare il problema. Le cifre sono quelle. Il criterio di giudizio sarà se riusciremo ad aumentare la nostra capacità difensiva tramite le nostre spese.

 

Non è però così vero che noi non spendiamo abbastanza e che gli Stati Uniti fanno tutto per noi, perché le cose sono un po’ più complicate di così. Penso che nel corso di questo vertice capiremo quale sarà il terreno effettivo sul quale dovremo agire insieme.

Quale esito secondo lei decreterebbe il successo del vertice NATO?

 

Sarebbe un successo se non accadesse niente di simile a quanto verificatosi al G7. Sono convinto che la complessità dei problemi da trattare e il fatto che non si possa far finta di niente, ma che questi problemi vadano affrontati, saranno motivo di riavvicinamento. So che c’è la volontà da parte degli europei e mi auguro ci sia anche da parte degli Stati Uniti. Dopotutto gli Stati Uniti sono la spina dorsale della nostra coalizione e la sicurezza dell’Europa dipende dalle garanzie americane.

 

All’interno della sua relazione sui rapporti tra Unione Europea e NATO lei elenca diverse aree per la cooperazione. Quali sono le più importanti e in che modi dovrebbe svilupparsi tale collaborazione?

 

Mobilità militare, informatica e i modi per innescare davvero più cooperazione e innovazione industriale. Il budget destinato all’innovazione industriale rappresenta in questo senso un buon punto di partenza. Si trattava fino a oggi di una prerogativa nazionale e ora interviene la Commissione con il nuovo programma di sviluppo industriale per la difesa europea a facilitare la cooperazione al livello delle aziende e dei produttori nel campo della difesa.

 

Le cifre sono incoraggianti. Il prossimo quadro finanziario farà la differenza, darà incentivi alle società nel settore della difesa per essere più collaborative e innovative per accendere l’ingegno tipico degli europei.

Per il momento abbiamo quindi solo rotto il ghiaccio, ma in futuro crescerà certamente e contribuirà a generare maggiore sicurezza e a rafforzare la cooperazione in Europa. Questo non è in contrasto con la NATO! Tutto quello che facciamo qui va anche a vantaggio della NATO perché abbiamo solo un solo sistema di forze armate che dobbiamo più o meno condividere.

 

La sicurezza è una questione sempre più complessa e dobbiamo affrontare tutte le sue dimensioni: sicurezza interna, prerogativa ovviamente dell’UE, ma anche sicurezza esterna che è invece principalmente una prerogativa della NATO. Dobbiamo anche tenere in considerazione gli stati membri dell’UE che non fanno parte della NATO, bisogna difendere anche loro.