Tanja Fajon: “Se perdiamo Schengen, perderemo il progetto Europa” 

 
 

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Da più di tre anni sono in vigore i controlli alle frontiere interne temporanei nell’area Schengen. Gli eurodeputati sono a favore di condizioni più chiare e del loro uso come ultima risorsa

Intervista con Tania Fajon 

In cinque stati membri dell’UE dal 2015 sono in vigore i controlli alle frontiere interne a causa di circostanze eccezionali, nonostante il limite attuale previsto sia di massimo due anni. Il 4 aprile 2019 il Parlamento ha confermato la sua posizione per cui si permetterebbe la reintroduzione temporanea dei controlli di frontiera solo come ultima risorsa.

Gli europarlamentari chiedono che le norme vigenti vengano aggiornate a fine di ridurre il periodo iniziale dei controlli alla frontiera da sei a due mesi e di limitare la proroga di tale periodo da due anni a un anno.

Il Parlamento e il Consiglio hanno iniziato i negoziati quest’anno ma non hanno ancora raggiunto un compromesso. Il prossimo Parlamento europeo dovrà decidere cosa fare.

Scopri di più nella nostra intervista con la responsabile della relazione, la deputata slovena Tanja Fajon, membro dei Socialisti e democratici.

La sospensione temporanea delle regole Schengen è stata applicata in alcuni paesi europei per oltre tre anni, nonostante il limite di due. Com’è stato possibile?

Sei paesi nell’area Schengen hanno effettuato i controlli dei confini interni per oltre tre anni. Hanno fatto ricorso a delle basi giuridiche per estendere la durata dei controlli in quanto ci sono, direi, alcune zone grigie nella legislazione attuale.

C’è un’evidente ambiguità nelle norme vigenti. Secondo te qual è la parte del codice di frontiere Schengen che più necessita di essere rivista e perché?

Quello che viene detto nella nostra relazione è che abbiamo bisogno di chiarire le condizioni per cui si possono temporaneamente reintrodurre i controlli di frontiera. Abbiamo inoltre bisogno di un rigoroso meccanismo di vigilanza per assicurare che questi controlli vengano effettivamente utilizzati come ultima risorsa.

Quali sono le circostanze che potrebbero giustificare i controlli alle frontiere interne?

Le situazioni straordinarie, come un grande evento sportivo o grandi flussi migratori, com’è già successo anni fa. Al giorno d’oggi, non ci sono minacce serie e imminenti tali da giustificare i controlli alle frontiere interne, contrariamente a quanto affermato da alcuni governi europei.

I 6 paesi dello spazio Schengen - Austria, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia e Francia - che hanno applicato i controlli alle frontiere interne hanno affermato che le estenderanno, è una decisione giustificata?

Questi prolungamenti non sono giustificati e non c’è alcuna prova che dimostri il contrario. In questi ultimi anni, i governi nazionali hanno oltrepassato i limiti delle norme vigenti, estendendo i controlli per i loro scopi politici piuttosto che per un’effettiva necessità.

Quali sono le aree di maggiore disaccordo tra il Consiglio e la Commissione?

Il Consiglio non ha mostrato flessibilità nei negoziati e non ha mostrato interesse nel raggiungere un compromesso. Penso che alcuni paesi dell’area Schengen non vogliano modificare le norme perché traggono beneficio dallo status quo. E questo può essere molto pericoloso.

Se perdiamo Schengen, perderemo il progetto europeo. La situazione attuale danneggia le nostre economie e rende più scomode le nostre vite.