Gas di scisto: una fonte di energia senza rischi? 

 
 

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Un impianto di estrazione di gas di scisti bitumosi in Polonia. ©BELGA/AFP/J.Skarzynski 

Un anno dopo la tragedia nucleare di Fukushima in Giappone, la ricerca di energie alternative e pulite è un tema che si impone nell'agenda internazionale. Il gas estratto dagli scisti bitumosi potrebbe essere una risposta ai bisogni dell'Unione europeo. Ma quali sono i rischi della loro estrazione?

Se non ne avete mai sentito parlare, è probabilmente perché il gas estratto dagli scisti bitumosi si nasconde nelle profondità della terra. Per estrarlo è necessario ricorrere ad una tecnica chiamata "fracking", cioè fratturazione idraulica o idrofratturazione.


In altre parole bisogna produrre molte micro-fratture nella roccia che contiene il gas, permettendo così al gas di risalire in superficie. La fratturazione è possibile attraverso l'immissione nella roccia di acqua ad alta pressione miscelata con additivi.


Questa tecnica d'estrazione è stata criticata per diverse ragioni. Il relatore polacco Bogusław Sonik e i membri della commissione all'Ambiente del Parlamento europeo hanno incontrato la scorsa settimana un gruppo di esperti per valutare meglio i rischi di questa tecnica.


Quali sono i rischi per la salute umana e per l'ambiente?


Il rischio principale è legato alla contaminazione delle acque sotterranee a causa delle fughe di metano. Alcuni casi di questo tipo sono già stati registrati negli Stati Uniti.


Il professor Robert B. Jackson, dell'Università americana Duke, ha sottolineato che l'acqua utilizzata ha possiede un'alta concentrazione di sostanze chimiche tossiche per l'ambiente.


Paulina Jaramillo, ricercatrice al dipartimento d'ingegneria e di politiche pubbliche all'Università Carnage Mellon, ha fatto notare che la tecnica di fratturazione idraulica provoca dell'emissioni di gas a effetto serra come il biossido di carbonio. Anche il rappresentate del WWF Mark Johnston, ha sottolineato quest'aspetto ricordando che questa tecnica di estrazione aggraverebbe l'effetto serra.


Secondo Didier Bonijoly, ricercatore all'istituto di geoscienze per una terra sostenibile, il cosiddetto metodo "fracking" richiede una enorme quantità di acqua e potrebbe essere all'origine di alcuni terremoti di piccola entità.



L'esperienza polacca



 La Polonia, un paese con grandi riserve d'acqua e a basso rischio sismico, è stato scelto per le prime estrazioni di gas dagli scisti bitumosi.


Tomasz Maj, il rappresentante della società Talisman Energy Polska, ha indicato che le fughe di gas nelle acque sotterranee possono essere evitate se la trivellazione viene effettuata con attenzione, rispettando la morfologia del terreno. Maj ha anche sottolineato l'importanza di mantenere la massima trasparenza sull'attività svolta e la composizione chimica dell'acqua utilizzata nell'estrazione. Per quanto riguarda l'attività svolta in Polonia, l'85% dell'acqua è stata riciclata.


John Broderick, ricercatore al Tyndall Centre dell'Università di Manchester, ha posto l'accento sull'importanza di una sorveglianza costante per evitare l'inquinamento dell'acqua.

L'Unione europea


Gli Stati Uniti estraggono il gas dagli scisti bitumosi da più di 40 anni. Mentre in Europa questa attività è stata frenata per molti anni, prima di essere rilanciata nel 2009.


La maggior parte delle estrazioni sono state operate in Polonia, ma recentemente anche l'Austria, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia e il Regno Uniti hanno dimostrato un forte interesse. Anche i segni di protesta e opposizione non hanno tardato ad arrivare a livello locale e governativo. In Francia per esempio è possibile estrarre questo tipo di gas unicamente a fini scientifici.