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©BELGAIMAGE/Science 

Un gelato a basso contenuto di grassi con un ottimo sapore o un olio da cucina arricchito di vitamine... I cibi contenenti nanoparticelle sono ancora rari nei nostri supermercati. Ma saranno sicuri per i consumatori? Una risposta chiara non c'è, ma almeno si potrà fare una scelta consapevole grazie alle regole dell'UE che richiedono alle aziende di indicare la presenza di nanomateriali. La Commissione ha proposto una definizione dettagliata, ma é stata respinta dal Parlamento. Ecco perché.

I nanomateriali sono strutture di dimensioni infinitesimali, dell'ordine del miliardesimo di metro. Per farsi un'idea se una nanoparticella fosse delle dimensioni di un pallone da calcio, una ciambella sarebbe grande quanto la Gran Bretagna. Le nanoparticelle entrano nell'organismo umano (pelle, intestino, cervello, cellule del sangue, ecc..) molto più facilmente della maggior parte di materiali simili e possono essere utilizzate per cambiare il sapore, il colore, la struttura del cibo.


Non è ancora stata trovata una definizione accettata da tutti. Le regole in vigore dell'Unione Europea definiscono come nanomateriale "ingegnerizzato" il materiale prodotto artificialmente di dimensioni inferiori ai 100 nm (nanometri). La Commissione ha proposto una definizione più precisa, specificando che un nanomateriale dovrebbe essere costituito almeno dal 50% di particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri. Il 12 marzo il Parlamento europeo ha respinto questa definizione, in quanto consentirebbe di esentare molti cibi contenenti nanoparticelle, e già sul mercato, dall'obbligo di mostrare sull'etichetta i requisiti richiesti dalla normativa vigente.


L'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha indicato come soglia limite di contenuto di nanoparticelle il 10%.


Il Parlamento ha chiesto che la Commissione proponga nuove regole in cui sia rispettata la posizione del Parlamento.