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Tutto quello che c’è da sapere sul distacco dei lavoratori e su come il Parlamento europeo li vuole proteggere e bloccare la concorrenza sleale

L’Unione europea sta lavorando a una riforma delle regole sul lavoro distaccato. Lunedì 16 ottobre 2017 la Commissione Occupazione ha votato la riforma.

 

Il dibattito sul tema è stato acceso, per la necessità di trovare un equilibrio fra i diritti dei lavoratori e una giusta competizione economica.

 

La riforma ha lo scopo di assicurare che i lavoratori beneficino di condizioni salariali giuste, che abbiano una reale protezione sociale e che le imprese possano competere in maniera leale e non sbilanciata.

 

La mobilità lavorativa nell’UE: chi sono i lavoratori distaccati?

 

La libertà di fornire di servizi in tutti gli stati membri dell'UE è uno dei pilastri del mercato unico. In termini concreti, la "libera circolazione dei servizi" comporta che le imprese possano fornire un servizio in un altro stato membro senza doversi stabilire in tale paese. A tal fine le imprese devono poter inviare i loro dipendenti in un altro stato membro per effettuare il lavoro richiesto.

 

Il lavoratore "distaccato" è inviato dal datore di lavoro a prestare un servizio in un altro stato membro per un periodo limitato. La presenza di lavoratori distaccati in un altro stato membro è strettamente collegata alla prestazione del servizio. I lavoratori distaccati rimangono quindi alle dipendenze dell'impresa che li invia e il loro soggiorno è temporaneo.  Per questo i lavoratori distaccati non si integrano nel mercato del lavoro del paese che li riceve e rimangono coperti dal sistema di sicurezza sociale del paese d'origine.

 

Oltre che in base a valutazioni economiche, il lavoro distaccato viene usato per far fronte alla mancanza di personale in particolare nei casi di bisogno di personale altamente specializzato. Il distacco dei lavoratori è particolarmente usato in alcuni settori economici quali l’edilizia - che da sola rappresenta il 42% dei lavoratori distaccati-, l’industria manifatturiera -dove sono impiegati il 21.8% dei lavoratori distaccati, l’istruzione, la sanità, i servizi sociali e i servizi finanziari.

 

Non bisogna confondere i lavoratori distaccati con i cosiddetti lavoratori mobili dell'UE. I lavoratori mobili dell'UE si spostano in un altro stato membro per entrare nel mercato del lavoro per un lungo periodo o su base permanente. I lavoratori mobili si integrano quindi nel mercato del lavoro del paese ospitante e sono coperti dal sistema di sicurezza sociale del paese ospite.

 

Libertà di offrire un servizio e protezione dei diritti dei lavoratori: il giusto equilibrio

 

Le regole attuali si riferiscono a una direttiva UE del 1996 e stabiliscono una serie di condizioni minime per la protezione di cui beneficiano i lavoratori distaccati, come delle tariffe minime, la durata massima dei periodi di lavoro, le ferie retribuite e le condizioni di impiego.

 

Negli ultimi vent’anni il mercato del lavoro e l’economia dell’Unione europea sono molto cambiati. Una revisione delle regole è quindi necessaria. In particolare, le differenze nel costo del lavoro nei vari paesi UE possono involontariamente favorire il lavoro distaccato.

 

Per fare un esempio, i datori di lavoro non sono tenuti a pagare i lavoratori distaccati più del salario minimo stabilito nel paese ospitante. I lavoratori distaccati si trovano quindi a essere pagati meno dei lavoratori locali a parità di lavoro. Secondo le stime della Commissione europea i lavoratori distaccati arrivano a guadagnare anche 50% in meno dei lavoratori locali in alcuni stati membri. Questo rischia di risultare in una concorrenza sleale fra le imprese locali e quelle straniere e impedisce il corretto funzionamento di un vero mercato unico nell’UE.

 

Lacune nell’attuale legislazione hanno anche portato a una crescita di pratiche fraudolente come compagnie di facciata con solo un indirizzo postale o sub-appalti finti, con il risultato di sfruttare i lavoratori distaccati e rappresentare una concorrenza sleale alle imprese locali.

 

I punti principali della riforma

 

Il punto cruciale della riforma è assicurare che i lavoratori distaccati siano trattati secondo le stesse regole con cui sono trattati i lavoratori locali per quanto riguarda ad esempio il salario. Le regole locali sono stabilite a seconda dei casi da accordi di categoria o da le leggi nazionali.

 

“Una revisione della direttiva sui lavoratori distaccati è vitale: abbiamo oggi l’opportunità di gettare le fondamenta di un’Europa sociale. Siamo di fronte a una scelta cruciale: cederemo alle divisioni nazionali o mostreremo la nostra unità politica? La protezione dei lavoratori europei e l’istituzione di un quadro per la concorrenza leale fra le imprese non meritano alcun ritardo. Questa è il senso di questa mia azione politica”, ha commentato la co-relatrice della proposta Elisabeth Morin-Chartier (Partito popolare europeo, Francia).

 

Secondo la riforma, le regole che si applicano ai lavoratori locali devono essere applicate, al di là di una certa durata, anche ai lavoratori distaccati. Il principio della parità di trattamento dovrà anche essere applicato ai lavoratori distaccati impiegati tramite le agenzie del lavoro.

 

“Fermeremo la corsa al ribasso nel mercato del lavoro europeo - ha dichiarato la co-relatrice della proposta Agnes Jongerius (Socialisti e Democratici, Paesi Bassi)-. Gli accordi collettivi di settore di cui beneficiano i lavoratori locali verranno applicati anche ai lavoratori distaccati. Quindi raggiungeremo l’obiettivo di un salario uguale per un lavoro uguale nello stesso posto di lavoro. Si tratta di un passo importante per creare un’Europa sociale che protegga i lavoratori e si assicuri che ci sia una concorrenza leale. Con questa proposta combatteremo l’ineguaglianza e ci prenderemo cura dei lavoratori”.

 

Il numeri del lavoro distaccato

Nel 2015 sono stati registrati circa due milioni di lavoratori distaccati nell’Unione europea. Fra il 2010 e il 2014 il loro numero è aumentato del 41,3%. Tuttavia i lavoratori distaccati restano una minoranza nel mondo del lavoro, non arrivando a rappresentare l’1% dei lavoratori totali nell’UE. I lavoratori distaccati ricevuti in Italia sono lo 0.3% della popolazione attiva italiana.

 

L’86% dei lavoratori distaccati si trova in 15 paesi. Germania, Francia e Belgio ricevono il numero più alto di lavoratori e da sole ospitano circa il 50% di tutti i lavoratori distaccati. I paesi che più inviano lavoratori distaccati all’estero sono la Polonia, la Germania e la Francia. Nella metà dei casi i lavoratori distaccati vengono inviati in un paese confinante a quello di origine.

 

Nota: le statistiche rappresentate nell’infografica danno solo un’immagine indicativa. I dati si basano sui moduli A1 che descrivono la situazione del lavoratore in termini di sicurezza sociale quando si sposta all’interno dell’UE. È possibile che un lavoratore sia stato contato più volte -se ha avuto più di un “distacco” - o non sia stato contato -se non è mai stato registrato.