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Il 25 ottobre 2017 l'assemblea plenaria ha discusso le molestie sessuali, in seguito allo scandalo Weinstein ma anche alle accuse di molestie al Parlamento europeo rivelate dalla stampa

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Lo scandalo di Harvey Weinstein e le campagne online #metoo e #quellavoltache, che raccontano le storie personali di abusi e molestie, hanno scatenato una consapevolezza mondiale mai vista prima di un fenomeno molto difficile, troppo frequente e costantemente poco denunciato a causa della vulnerabilità delle vittime. Il Parlamento è a conoscenza delle serie accuse riportate dalla stampa sull’argomento e ha deciso tempestivamente di discutere con la Commissaria europea Cecilia Malmström di quali misure siano attive e quali dovrebbero essere adottate dall’Unione europea per combattere e prevenire le molestie sessuali e gli abusi.

 

Le molestie sessuali nell’UE

 

Secondo una ricerca dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali effettuata a marzo 2014, il 55% delle donne ha subito una o più forme di molestie sessuali nel corso della vita e il 33% ha subito violenza fisica e/o sessuale dall’età di 15 anni. Una donna su cinque sa cosa significhi essere vittima di stalking.

 

Il dibattito in plenaria

Il Parlamento europeo prende seriamente le accuse di molestie, sia nella società in generale sia quelle che riguardano direttamente i propri membri e dipendenti. Nel dibattito del 25 ottobre gli/le eurodeputati/e hanno non solo condannato tali comportamenti ma anche chiesto di mettere in pratica misure efficaci e soprattutto includere gli uomini come parte della soluzione.

 

Il problema è veramente poco denunciato: moltissime vittime hanno paura o vergogna di parlare. Ma “l’unico responsabile è chi abusa e chi attacca” come afferma la deputata spagnola Iratxe García Perez dei Socialisti e Democratici. Dobbiamo “stare dalla parte delle vittime, affinché non abbiano vergogna, non abbiano paura di perdere il lavoro, smettano di sentirsi in colpa per qualcosa”.

 

La deputata polacca Agnieszka Kozłowska-Rajewicz del Partito popolare europeo ha dichiarato: “Siamo arrivate al limite della pazienza e il silenzio è stato spezzato. Le vittime stanno parlando e la loro voce si sta facendo sentire”.

 

La connazionale Jadwiga Wiśniewska dei Conservatori e riformisti europei, ha affrontato il tema delle molestie all’interno del Parlamento europeo: “Qui nel cuore della democrazia europea ci sono donne che vengono aggredite e molestate! Il dibattito di oggi deve dare forza alle donne affinché parlino”.

 

“Si tratta di una triste realtà, e il Parlamento europeo, come ogni altro luogo di lavoro, non è immune da tali comportamenti deprecabili” ha reagito l’italiana Daniela Aiuto, dell’Europa della libertà e della democrazia diretta. “La stessa severità e tolleranza zero verso tali nefandezze devono essere applicate sì all'interno del Parlamento europeo, ma parimenti e con lo stesso vigore in tutti i luoghi di lavoro, sia pubblici che privati”.

 

La deputata svedese Malin Björk, del gruppo della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica, ha parlato dell’importanza di includere gli uomini: “gli uomini devono prendere le proprie responsabilità. Se sono parte del problema possono anche essere parte della soluzione”.

 

La deputata del gruppo Verde tedesca Terry Reintke ha confessato di essere stata lei stessa vittima di molestie e ha ribadito l’appello agli uomini. “Sì, si tratta di donne, ma non è una questione femminile. Gli uomini devono parlare. Dobbiamo combattere fianco a fianco”, ha detto.

 

La Commissaria europea Cecilia Malmström ha ricordato il recente “grido femminista da ogni parte del mondo pronunciato da donne che dicono ‘Basta’. Ha anche annunciato che la Commissione europea lancerà una nuova inchiesta sulle violenze di genere.

 

La deputata dei Liberali e Democratici austriaca Angelika Mlinar ha ricordato che “l’abuso sessuale è un abuso di potere”.

 

Mylène Troszczynski, deputata francese dell’Europa delle nazioni e della libertà, ha messo in guardia verso il fatto che la situazione sfugga di mano: “non dobbiamo presumere che ogni uomo o ragazzo è un potenziale molestatore.

 

I dibattiti e le risoluzioni ad oggi

 

Non è stata la prima volta che il Parlamento europeo ha trattato le molestie sessuali. L’ultimo dibattito in seduta plenaria sull’argomento si era tenuto a febbraio 2016.

 

Il Parlamento ha anche adottato diverse risoluzioni. Già nel 2001 gli/le eurodeputati/e ricordarono che la crescente insicurezza lavorativa creava un ambiente che incoraggia le molestie e chiesero agli stati membri di migliorare le legislazioni esistenti per lottare contro questo problema. Altre risoluzioni hanno stabilito la fine delle molestie come il prerequisito per l’uguaglianza di genere e l’importanza dell’emancipazione economica delle donne. La Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa impegna i firmatari a prendere misure per punire le molestie sessuali. Il Parlamento europeo si è espresso a favore dell'adesione.

 

Misure interne del Parlamento europeo contro le molestie sessuali.

 

Il Parlamento europeo ha diversi meccanismi in funzione per trattare casi di comportamenti inappropriati di membri e dipendenti.

 

L’articolo 12 del regolamento dello staff dell’Unione europea recita che le persone che lavorano nelle istituzioni UE devono evitare “qualsiasi forma di molestia psicologica o sessuale”. La molestia sessuale è definita come una “condotta non richiesta relativa al sesso, all’offesa, a creare un ambiente intimidatorio, ostile, offensivo e molesto”.

 

Il Parlamento europeo ha creato una commissione consultiva speciale per prevenire le molestie. C’è anche una speciale commissione per le accuse mosse da assistenti parlamentari ai deputati, presieduta dalla questore Elisabeth Morin-Chartier (PPE, Francia).

 

Alla fine del 2016 questa commissione ha lanciato una campagna all’interno del Parlamento per smuovere l’attenzione e ha fornito, molto prima che gli eventi di questi giorni venissero alla luce, una guida per parlamentari su cosa costituisca un comportamento improprio. Si consiglia ai deputati di usare un linguaggio civile, non insultare o commentare l’apparenza fisica dei dipendenti. Devono rispettare la vita privata dello staff, discutere civilmente in caso di problemi e intervenire immediatamente se vengono a conoscenza di comportamenti impropri nel proprio staff, come battute sessiste o atti volgari. Un documento simile è in corso di sviluppo anche per gli assistenti.