Birmania: niente da aspettarsi dalle elezioni del 7 novembre 

 
 

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U´na donna filippina tiene l'immagine della leader birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi il giorno del suo 65esimo compleanno davanti all'ambasciata birmana a Manila. ©BELGA_EPA_FRANCIS MALASIG 

Il 7 novembre si terranno in Birmania le prime elezioni dopo quasi vent'anni, ma osservatori e attivisti concordano sul fatto che si tratterà probabilmente di una farsa, con il solo fine di legittimare la Giunta militare al potere. Nelle settimane scorse la sotto-commissione per i diritti umani del Parlamento ne ha discusso con esperti e militanti della causa birmana, che chiedono al Parlamento di non aspettare le elezioni per intervenire contro la dittatura.

Situazione politica: "il peggio del peggio"


Tutti e tre gli esperti invitati dalla sotto-commissione Diritti umani all'audizione del 30 settembre concordano: la situazione in Birmania si è deteriorata negli ultimi tre anni, e la convocazione delle elezioni non è che l'ultima beffa del regime contro la democrazia e i diritti umani.


"Sotto il generale Than Shwe la Birmania è uno dei paesi più poveri, più corrotti e più repressivi sulla faccia della terra. Secondo Freedom House è il peggio del peggio", ha affermato Ben Rogers, giornalista e attivista dei diritti umani per l'associazione Christian Solidarity Worldwide. Rogers ha chiesto all'UE di non alleggerire le sanzioni contro la Birmania finché i prigionieri politici non verranno rilasciati.

La Giunta militare ha annunciato la liberazione di Aung San Suu Kyi, leader del partito di opposizione agli arresti domiciliari da anni, per il 13 novembre, subito dopo le elezioni, ma gli esperti sono scettici e aspettano di vedere i fatti.


Non aspettarsi niente dalle elezioni


La rappresentante dell'ONG "Burma Campaign" Zoya Phan ha ricordato che tre anni fa i monaci buddisti hanno occupato le strade protestando contro la dittatura militare e ora sono quasi tutti "in carcere, torturati o in esilio",  mentre il regime "va avanti con le sue elezioni-truffa, legittimando una Costituzione che avallerà la legge militare".


Phan ha chiesto all'Europa di sostenere un'iniziativa dell'ONU per il dialogo e la creazione di una commissione di inchiesta, piuttosto che di agire per conto proprio. Uno dei problemi sollevati, è la divisione fra paesi europei rispetto alla situazione birmana: mentre alcuni Stati, fra cui il Regno Unito, l'Olanda e la Danimarca hanno appoggiato una pressione crescente sul regime, altri come l'Italia, la Francia, la Spagna e la Germania sono stati più timidi.


"Ogni dittatore dovrà prima o poi rendere conto"


Seamus Gillespie, della Direzione Generale Relazioni esterne ha confermato a nome della Commissione europea che l'UE non ha nessuna intenzione di smantellare le sanzioni, "finché non vedremo sviluppi davvero positivi".


"Ogni dittatore sulla faccia della terra dovrebbe sapere che arriverà il giorno in cui dovrà rendere conto del suo operato. Sperare in queste elezioni sarebbe un errore", ha convenuto Heidi Hautala, presidente della sotto-commissione.

La situazione in Birmania 
  • 2200 prigionieri politici 
  • 15 esecuzioni senza giudizio da marzo 2010 
  • Oltre 3000 villaggi distrutti 
  • Più di mezzo milione di profughi 
  • Lavori forzati sono la norma 
  • Più bambini-soldati di ogni altro paese al mondo