Niccolò Rinaldi: "Il commercio è una risorsa preziosa per i paesi della Rivoluzione araba" 

 
 

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Il deputato italiano Niccolò Rinaldi (ALDE). 

Una parte dei paesi protagonisti della Rivoluzione araba sono riusciti a cacciare i propri dittatori e attraversano oggi un percorso complesso verso la democrazia. Che non può evitare la dimensione economica. Il 9 e 10 maggio sarà discussa e votata la relazione del deputato Niccolò Rinaldi sulla politica commerciale dell'UE rispetto ai paesi del Mediterraneo, nella quale si richiede di sostenere l'attività della piccola e media impresa, e della liberalizzazione dell'economia.

In che modo il commercio può contribuire al consolidamento della democrazia e alla stabilità dei paesi della Primavera araba?


Niccolò Rinaldi - Quello che sta succedendo ha un'importanza fondamentale per l'Unione europea. È un test anche per capire se siamo capaci di utilizzare le disposizioni del Trattato di Lisbona sul commercio per creare posti lavoro, stimolare gli investimenti e agevolare le piccole e medie imprese nei paesi della Primavera araba.


Abbiamo tutti gli strumenti necessari. Tutto dipende da come sapremo utilizzarli.


Oggi l'impatto sul commercio con i paesi del Sud del Mediteranno è limitato rispetto al suo vero potenziale. I benefici del commercio sono spesso rimasti nelle mani di qualche famiglia o di qualche clan. Bisogna creare le migliori condizioni possibili per fare in modo che questi paesi costruiscano i propri progetti. A cominciare dall'Unione europea.


Come ci si può assicurare che lo sviluppo economico non avvenga a scapito dei diritti umani? La "clausola relativa ai diritti umani" negli accordi di libero scambio sarà sufficiente?


NR - Questa clausola è sempre esistita ma non è mai stessa rispettata, o almeno non totalmente. Abbiamo avuto delle relazioni commerciali con l'Egitto ai tempi di Mubarak e la Tunisia di Ben Ali.


Continueremo a inserire delle clausole che richiedono di rispettare i diritti umani negli accordi commerciali, ma la priorità principale è che questi accordi permettano ai cittadini di questi paesi di accedere al mercato europeo, che l'economia sia liberalizzata per evitare che solo poche famiglie possano beneficiarne. Penso che la diffusione di una cultura imprenditoriale tra i semplici cittadini possa essere un valore aggiunto per lo sviluppo dei diritti umani.


Alcuni temono che il sostegno all'agricoltura nei paesi del Sud del Mediterraneo non avrà un impatto sugli agricoltura europei. Come trovare il giusto equilibrio?


NR - È difficile rimanere competitivi per l'Europa rispetto alle grandi aziende dei paesi del Sud del Mediterraneo. Nonostante ciò i piccoli produttori del Sud devono essere sostenuti per accedere ai prestiti e al commercio con l'Unione europea.

Le nostre relazioni con il Sud del Mediterraneo si sono principalmente concentrare sull'agricoltura e sono statu gli agricoltori europei a pagarne il prezzo. Questo non è giusto. Ora bisogna diversificare le nostre relazioni commerciali sviluppando la piccola e media impresa. Questo permetterà di alleggerire il carico che pesa sugli agricoltori europei.


N.B.: L'intervista è stata realizzata in inglese.