Gli eurodeputati discutono a Strasburgo della Global gag rule  

 
 

Condividi questa pagina: 

Dibatito sulla Gag Rule Commissario Ue STYLIANIDES, Deputati: CORAZZA , MCAVAN, ŠKRIPEK, IN 'T VELD, BJÖRK, REINTKE, VON STORCH, ARNAUTU 

La cosiddetta global gag rule, anche detta Mexico City policy, recentemente reintrodotta da Donald Trump è un provvedimento con il quale gli Stati Uniti vietano il finanziamento di ONG impegnate ad assistere o facilitare aborti nei Paesi in via di sviluppo. La norma è stata oggetto di discussione interna al Parlamento Ue in presenza del Commissario Ue agli aiuti umanitari Christos Stylianides.

Pro-vita o pro-scelta?

 

Con un ordine esecutivo firmato da Donald Trump lo scorso 23 gennaio, gli Stati Uniti hanno di fatto interrotto il finanziamento diretto alle Ong che si occupano di assistere, educare o anche garantire la possibilità di accesso ad aborti sicuri nei Paesi in via di sviluppo. La decisione del Presidente degli Stati Uniti ha generato un’ondata di critiche a livello internazionale. Il primo ad aver introdotto la cosiddetta ‘global gag rule’ fu Ronald Reagan nel 1984, che in occasione di una conferenza internazionale Onu a Mexico City si dichiarò “a favore del rispetto della vita umana, in modo particolare di quella degli essere più vulnerabili, ovvero, i non ancora nati”. Da allora la gag rule è stata puntualmente rimossa dalle amministrazioni democratiche e reintrodotta da quelle repubblicane.

Privare le organizzazioni non governative dell’accesso ai finanziamenti governativi statunitensi non riduce i casi di aborto, ma al contrario alimenta il ricorso ad aborti clandestini con altissimi rischi per la salute delle donne che scelgono di sottoporsi a questi ‘interventi’. Secondo l’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) ogni anno sono 22 milioni gli aborti condotti in condizioni di insicurezza a livello mondiale. Soltanto nel 2008 sono state 47.000 le donne morte a seguito di aborti clandestini, mentre ogni anno sono oltre 5 milioni le donne ricoverate negli ospedali dei Paesi in via di sviluppo a seguito di pratiche abortive illegali e 3 milioni quelle a cui vengono, invece, negate le cure adeguate.


I rappresentanti di 57 Paesi insieme a esponenti di organizzazioni private hanno partecipato lo scorso 2 marzo a una conferenza organizzata dai governi di Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia in risposta alla decisione del Presidente statunitense. L’evento è servito a raccogliere 181 milioni di euro di fondi a beneficio dell’organizzazione She Decides, nata dall’iniziativa del Ministero olandese per la Cooperazione e lo Sviluppo. 

In occasione della sessione plenaria del Parlamento Ue del 14 marzo a Strasburg, gli eurodeputati hanno espresso il loro punto di vista sulla questione.


"L'azione intrapresa da Trump" ha affermato in aula  il Commissario Ue agli Aiuti Umanitari Stylianides "mette a rischio la vita di moltissime giovani donne. Le nostre politiche sono guidate dai nostri principi e non da quanto viene deciso o fatto da altri".

 

Alcuni deputati hanno chiesto all'Ue di compiere uno sforzo maggiore e rimpiazzare i fondi statunitensi

Tra questi la deputata svedese dei popolari Anna Maria Corazza Bildt,  che ha condannato in modo deciso la decisione di Trump chiedendo all'Europa di rimpiere il vuoto creato. La deputata britannica dei Socialisti e Democratici, Linda McAvan ha anche sostenuto le critiche contro Trump affermando:"Il taglio dei fondi alle Ong non si traduce in meno aborti ed è il risultato di una decisione presa da persone che non saranno toccate dalle sue conseguenze". Punto quest'ultimo sottolineato anche dalla liberale olandese Sophie in 't Veld che ha aggiunto:"Le donne dovrebbero essere le sole a decidere del loro corpo".

La deputata svedese del Gruppo Sinistra Unitaria europea Malin Bjork ha, invece, proposto che l'Europa si faccia promotrice di "una chiamata all'azione contro la gag rule statunitensi, impugnando la battaglia a livello internazionale e anche impegnando maggiori risorse economiche". Dichiarazione sulla quale si è trovata d'accordo anche la deputata dei  verdi Terry Reintke,  che ha insistito affinché "L'Ue mobilizzi un maggior numero di fondi".

 

Ma non tutti erano d'accordo

 

Il deputato dei conservatori e riformisti Branislav Škripek, ha definito l'aborto un'azione “barbarica” priva “ di reali benefici per la salute” e al riguardo ha aggiunto “maggiori risorse dovrebbero essere destinate all'offerta di cure alle donne incinta". 

Beatrix von Storch (EFDD, DE) La deputata tedesca Beatrix Von Storch ha, inoltre, ricordato che l'aborto non rientra nelle competenze comunitarie e che"in molti Stati membri è ancora considerato reato. Credo che il nostro compito dovrebbe essere difendere le vite, non ucciderle".  Mentre la deputata Marie-Christine Arnautu  ha aggiunto "In troppi continuano a ignorare la sovranità nazionale e lo stato di diritto. Credo spetti agli Stati Uniti decidere se finanziare o meno le Ong". 


E' possibile consultare la lista dei partecipanti al dibattito in aula qui: