Visti umanitari: “Il diritto di essere ascoltati senza rischiare la vita”  

 
 

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Per permettere a chi ha bisogno di protezione di raggiungere l’Europa senza mettere in pericolo la propria vita, il Parlamento chiede un nuovo sistema europeo di visti umanitari

La proposta, approvata l'11 dicembre 2018, lancia un appello alla Commissione affinché studi una legislazione che permetta a chi cerca protezione internazionale di fare domanda per un visto a un’ambasciata o a un consolato europei. Scopri di più sull'iniziativa legislativa nell’intervista con l’autore della relazione, lo spagnolo Juan Fernando López Aguilar, membro dei Socialisti e democratici.

Intervista Juan Fernando López Aguilar 

Può delineare la sua proposta di creare un visto umanitario europeo?
Oltre il 90% delle persone richiedenti asilo in Europa sono arrivate qui per vie illegali, nostro dovere è chiederci il perché. La risposta è che per queste persone non c’era alcun modo legale di poter raggiungere l’Europa. La nostra proposta vuole dare il diritto di essere ascoltati, senza rischiare la propria vita o mettendola, assieme a quelle dei propri cari, nelle mani dei trafficanti di esseri umani.

Sarà consentito avere un permesso limitato territorialmente per entrare in uno degli stati membri dell’UE e, da lì, fare richiesta d’asilo. Si può ottenere il permesso in un consolato o in un’ambasciata europea, o ancora in una delegazione europea all’estero. Questa potrebbe essere una soluzione per quelli che al momento non hanno altra scelta se non la strada del traffico illecito. Non dobbiamo dimenticare che almeno 30mila persone hanno perso la loro vita nel mar Mediterraneo in questi ultimi anni.

A chi saranno concessi questi visti?
C’è un’ampia varietà di casi, per esempio, una famiglia che appartiene a una comunità religiosa soggetta a persecuzioni o a violenze sistematiche. Questa è la situazione in cui si trovano i cristiani in Siria e in Iraq, oppure i non musulmani in Afghanistan, o ancora le persone LGBT nella maggior parte dei paesi di fede musulmana, o, infine, le comunità etniche la cui sicurezza è in pericolo.


Se la proposta venisse approvata dal Parlamento, quali saranno i passi successivi?
Essendo una relazione di iniziativa, non stiamo parlando di creare delle norme vincolanti in un solo colpo. É più che altro un appello alla Commissione affinché presenti un disegno normativo che possa affrontare questo problema.

Recenti ricerche hanno mostrato che l’immigrazione continua a essere fonte di preoccupazione per gli europei. Quali altre proposte sta preparando al momento il Parlamento?
Prima di tutto bisogna separare i fatti dalle impressioni. C’è una percezione largamente diffusa che l’immigrazione sia fuori controllo, come fosse un’invasione aggressiva in Europa, una specie di cavallo di Troia. Non ci sono però delle prove evidenti che supportano questa visione; i fatti ci dicono che il numero degli arrivi è diminuito drasticamente.

Abbiamo un mandato di agire per la solidarietà e di condividere la responsabilità attraverso un sistema europeo comune di asilo. Anche se il Consiglio è ancora l’anello mancante nel processo decisionale europeo. Questo Parlamento ha fatto quanto poteva per portare a termine la legislazione inclusa anche la revisione del regolamento di Dublino, che ha mostrato un’iniqua ripartizione delle responsabilità. Abbiamo bisogno di un sistema europeo comune che gestisca le richieste di asilo e non sovraccarichi i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.