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Domande frequenti sui deputati europei e sul Parlamento europeo

07-04-2014 - 11:26
 

Come lavorano i deputati, quanto sono pagati, quali sono le loro spese? Le risposte a queste e altre domande frequenti sui metodi di lavoro del Parlamento e i costi d'esercizio sono disponibili nella sottostante sezione FAQ.


Il documento, disponibile seguendo il link qui sotto, contiene ampie informazioni sui lavori e l'organizzazione del Parlamento ed è costantemente aggiornato per includere tutti gli argomenti di maggior interesse per i media


RIF. : 20140331FAQ41132
Aggiornato il: ( 09-04-2014 - 17:27)
 
 

Elezioni 2014: quando si svolgeranno e come funzioneranno?

Ogni cinque anni i cittadini dell'Unione europea (UE) scelgono da chi essere rappresentati al Parlamento europeo, l'istituzione eletta direttamente che esprime i loro interessi nel processo decisionale dell'Unione.


Le elezioni europee del 22-25 maggio 2014 daranno agli europei la possibilità di decidere la direzione politica che vogliono che l'UE prenda.


Ogni Stato membro ha diritto di eleggere un certo numero di deputati al Parlamento europeo.


La ripartizione dei seggi è stabilita nei trattati dell'UE sulla base del principio della "proporzionalità degressiva": i paesi con popolazione più numerosa hanno più seggi dei paesi meno popolosi, ma questi ultimi dispongono di un numero di seggi superiore a quello che corrisponderebbe alla proporzionalità applicata in senso stretto.


Per le elezioni del 2014, in base al trattato di Lisbona, il numero di eurodeputati spettante a ciascun paese va da 6 per Malta, Lussemburgo, Cipro e Estonia a 96 per la Germania.


Le modalità di svolgimento delle elezioni per il Parlamento europeo sono determinate in gran parte dalle leggi elettorali dei singoli paesi e dalle loro tradizioni. Ad esempio, ciascuno Stato membro decide se applicare un sistema a liste aperte o chiuse. Alcuni Stati membri suddividono il proprio territorio in circoscrizioni elettorali regionali, altri hanno un collegio elettorale unico.


Vi sono tuttavia norme comuni, valide per tutta l'UE, in base alle quali le elezioni devono essere libere e segrete e devono tenersi a suffragio universale diretto. I deputati al Parlamento europeo devono essere eletti sulla base di una rappresentanza proporzionale.


Il periodo elettorale è stabilito a livello di UE, ma i singoli paesi possono scegliere il giorno esatto in cui vogliono far svolgere le votazioni, secondo le rispettive tradizioni elettorali. Le elezioni europee si svolgono solitamente in un arco di quattro giorni: nel Regno Unito e nei Paesi Bassi le votazioni hanno luogo il giovedì, mentre nella maggior parte degli altri paesi si vota la domenica.


I cittadini dell'UE che vivono in un paese dell'Unione diverso dal proprio paese d'origine hanno il diritto di votare e di presentarsi come candidati alle elezioni europee nel paese di residenza, ma la legge elettorale nazionale può prevedere procedure specifiche per le modalità di esercizio di tale diritto.


Le elezioni europee – un esercizio di democrazia multinazionale unico al mondo – sono sempre un momento fondamentale nel processo politico dell'UE.


Uno dei primi compiti del nuovo Parlamento sarà quello di eleggere il nuovo Presidente della Commissione europea (l'organo esecutivo dell'UE). Il trattato di Lisbona stabilisce che la scelta della persona chiamata a ricoprire tale incarico deve tener conto dei risultati delle elezioni. Anche i candidati agli altri portafogli della Commissione dovranno superare un severo vaglio parlamentare.


 
 

Elezioni 2014: come sono nominati il Presidente del PE e i presidenti di commissione?


Durante la prima sessione plenaria dopo le elezioni europee, il Parlamento elegge un nuovo Presidente. Sono eletti anche I 14 nuovi Vicepresidenti e Questori.


Tutte le cariche elettive nel Parlamento europeo, vale a dire Presidente, Vicepresidente, Questore, e Presidente e Vicepresidente di commissione e di delegazione, vengono rinnovati ogni due anni e mezzo, quindi una volta per ogni legislatura di cinque anni. I titolari delle cariche possono essere riconfermati per un secondo mandato.


Nell'eleggere il Presidente, i Vicepresidenti e i Questori occorre tener conto della necessità di garantire un'equa rappresentazione complessiva degli stati membri e delle tendenze politiche.


Presidente del PE

 

Il primo atto del neo eletto Parlamento europeo è quello di eleggere il suo Presidente. Se viene rieletto, il Presidente uscente presiederà l'elezione del suo successore, o altrimenti uno dei Vicepresidenti uscenti in ordine di precedenza, o in assenza di precedenza, il membro che ha tenuto l'ufficio per il periodo più lungo (articolo 12 del regolamento interno del Parlamento).


I candidati per la Presidenza possono essere proposti sia da un gruppo politico sia da un minimo di quaranta deputati (art. 13).


L'elezione si svolge a scrutinio segreto. Insolitamente per un voto del Parlamento europeo, i deputati partecipano contrassegnando il loro candidato favorito su una scheda cartacea e collocandola in un'apposita urna. Il processo è supervisionato da otto scrutatori, scelti a sorte tra i deputati.


Per essere eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti validi, cioè il 50 per cento più uno (art. 14). Le schede bianche o nulle non contano ai fini del calcolo della maggioranza necessaria.


Se nessun candidato è eletto al primo scrutinio, gli stessi o altri candidati possono essere nominati per un secondo turno di votazione nelle stesse condizioni. Questo può essere ripetuto in un terzo turno se necessario, ancora una volta con le stesse regole.


Se nessuno viene eletto al terzo scrutinio, i due candidati con il punteggio più alto in quel giro procedono a un quarto scrutinio, dove il candidato che riceve il maggior numero di voti vince. (In caso di parità in questa fase, il candidato più anziano è dichiarato vincitore).


Il Presidente neo eletto prende poi il suo posto, e ha diritto a fare un discorso di apertura (anche se può scegliere di fare solo delle brevi osservazioni, con un discorso più formale in un secondo momento), prima di presiedere l'elezione dei Vicepresidenti e dei Questori.


Vicepresidenti e Questori

 

Le candidature alle cariche di Vicepresidente e Questore possono essere effettuate o da un gruppo politico o da un minimo di 40 deputati. Anche l'elezione alla vicepresidenza si svolge a scrutinio segreto attraverso supporto cartaceo, con un'unica scheda. I candidati devono ottenere una maggioranza assoluta dei voti validi, con un secondo turno tenuto con le stesse regole nel caso non tutti i 14 posti vengano assegnati al primo turno. Un terzo turno può quindi avere luogo, se ci sono ancora posti non assegnati, e a quel punto una maggioranza relativa è sufficiente per l'elezione a una delle posizioni rimanenti.


L'ordine in cui sono eletti i candidati determina l'ordine di precedenza (art. 15). Se il numero dei candidati proposti e il numero delle posizioni da assegnare coincidono - quattordici - allora i candidati saranno eletti per acclamazione, con un voto per determinare semplicemente l'ordine di precedenza. Una procedura simile è seguita per l'elezione dei Questori (art.16)


I Vicepresidenti possono sostituire il Presidente nello svolgimento delle sue funzioni in caso di necessità, e presiedere le sessioni plenarie (art.21). Sono anche membri dell'Ufficio di presidenza, l'organismo responsabile di tutte le questioni amministrative e organizzative del Parlamento. I cinque Questori si occupano invece di questioni amministrative che riguardano direttamente i deputati (art. 26).


Presidenti di commissione

 

Dopo la seduta costitutiva del Parlamento (e dopo quella di metà mandato, quando i titolari delle cariche sono eletti), le commissioni permanenti del Parlamento eleggeranno i loro Presidenti e Vicepresidenti. I Presidenti e i Vicepresidenti possono essere riconfermati per un secondo mandato nelle elezioni che si svolgono a metà legislatura. Le delegazioni interparlamentari del Parlamento faranno altrettanto.


Ogni commissione elegge il suo Ufficio di presidenza, composto da Presidente e Vicepresidenti, in votazioni separate. Il numero di Vicepresidenti da eleggere è determinato dal Parlamento su proposta della Conferenza dei presidenti.


Se il numero di candidati corrisponde al numero di seggi, l'elezione può avvenire per acclamazione. Se questo non è il caso, l'elezione avviene a scrutinio segreto. Se c'è solo un candidato, lui o lei dovrà essere sostenuto da una maggioranza assoluta dei voti espressi, inclusi sia i voti a favore sia i voti contrari.


Se, al primo turno, c'è più di un candidato per ogni seggio, è eletto il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti espressi, inclusi i voti contrari e favorevoli. Al secondo turno, il candidato che ottiene il maggior numero di voti è eletto. In caso di parità, prevale il candidato più anziano. Per quanto riguarda l'elezione del Presidente, in caso di ballottaggio, nuovi candidati possono essere nominati.


Anche le delegazioni interparlamentari permanenti del Parlamento eleggeranno i loro Presidenti e Vicepresidenti, con la stessa procedura utilizzata per le commissioni (art. 191 e 198)

 
 

Elezioni 2014: formazione dei gruppi politici


I deputati provenienti dai vari paesi dell'UE formano gruppi sulla base delle loro affinità politiche. Per essere riconosciuto, un gruppo politico deve comprendere come minimo 25, eletti in almeno un quarto degli Stati membri (ovvero almeno 7). Nessun deputato può appartenere a più di un gruppo politico.


La costituzione di un gruppo politico deve essere notificata al Presidente del Parlamento con una dichiarazione in cui si specifica il nome del gruppo, i suoi membri e il suo presidium.


Di norma, il Parlamento non valuta l'affinità politica dei membri di un gruppo. Attraverso la formazione di un gruppo, i deputati accettano implicitamente di condividere l'affinità politica. Soltanto quando questa è negata dai deputati interessati, è necessario che il Parlamento valuti se il gruppo è stato costituito in conformità del regolamento.


I gruppi politici sono dotati di un segretariato e di strutture amministrative, finanziate attraverso il bilancio del Parlamento. L'Ufficio di Presidenza del Parlamento stabilisce le norme di gestione e verifica di tali fondi e strutture.


I deputati "non iscritti" (ovvero non appartenenti a un gruppo politico) dispongono anch'essi di un segretariato e di diritti ai sensi delle norme stabilite dall'Ufficio di presidenza.


I fondi disponibili sono destinati a coprire le spese amministrative e operative del personale del gruppo, nonché le spese per le attività politiche e di informazione nel quadro delle attività politiche dell'Unione europea.


Il bilancio non può essere utilizzato per finanziare nessuna campagna elettorale a livello europeo, nazionale, regionale o locale o per finanziare i partiti politici a livello nazionale ed europeo o i loro rispettivi apparati.

 
 

Elezioni 2014: come sono nominati il Presidente della Commissione e i commissari?

 

Il Presidente della Commissione

 

Ai sensi del trattato di Lisbona, il ruolo del Parlamento nell'elezione del Presidente della Commissione è diventato più significativo. Il Consiglio europeo, composto dai Capi di Stato e di governo dell'Unione europea, deve basare la sua proposta per un candidato a Presidente della Commissione sulla base dei risultati delle elezioni del Parlamento europeo. Il Parlamento europeo dovrà poi votare il candidato proposto, che dovrà deve essere approvato dalla maggioranza dei deputati (almeno 376 voti a favore su 751 deputati che compongono il PE) per essere eletto.


Se il candidato non dovesse ottenere la maggioranza richiesta, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, avrà un mese di tempo per proporre un nuovo candidato.


(Trattato di Lisbona, articolo 9 D, paragrafo 7).

 

I commissari


Il Consiglio, in accordo con il neo-eletto Presidente, adotta l'elenco delle personalità che propone di nominare membri della Commissione.


I commissari designati compaiono innanzitutto dinanzi alle varie commissioni parlamentari, secondo le loro competenze. Le audizioni sono pubbliche. Ogni commissione si riunisce quindi a porte chiuse per elaborare la sua valutazione delle competenze e delle prestazioni del candidato, che è poi inviata al Presidente del Parlamento e che, in passato, ha spinto i candidati a ritirarsi.


Il Presidente designato della Commissione presenta il collegio di commissari e il suo programma in occasione di una seduta plenaria del Parlamento. Il Presidente della Commissione, l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli altri membri della Commissione devono essere approvati, con una votazione, dal Parlamento.


Il Parlamento può rinviare la votazione sino alla seduta successiva (regolamento del Parlamento europeo, articolo 106 (5)).


Dopo che il Presidente della Commissione e i commissari hanno ottenuto l'approvazione del Parlamento, sono nominati dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata.


Qualora durante il mandato della Commissione si verifichi un cambiamento sostanziale del portafoglio di competenze di un commissario, oppure occorra procedere alla nomina di un nuovo commissario in caso di vacanza o in seguito all'adesione di un nuovo Stato membro, i commissari interessati compaiono ancora una volta dinanzi alle commissioni competenti.


 
 

Elezioni 2014: partiti politici e fondazioni politiche a livello europeo

 

Cos'è un partito politico a livello europeo?

Un partito politico a livello europeo è un organismo che segue un programma politico, composto da partiti nazionali e da individui membri e rappresentato in diversi stati membri. Cfr. articolo 10, paragrafo 4 del trattato sull'Unione europea e articolo 224 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.


Come vengono finanziati i partiti politici a livello europeo?

Dal luglio 2004, i partiti politici europei a livello europeo hanno beneficiato di un finanziamento annuale da parte del Parlamento europeo. Il finanziamento assume la forma di una sovvenzione di funzionamento. Può coprire fino all'85 % delle spese di un partito, mentre il resto dovrebbe essere coperto da risorse proprie, come ad esempio quote associative e donazioni.


Cosa può e cosa non può essere pagato dalla sovvenzione?

La sovvenzione può essere usata per far fronte alle spese direttamente collegate agli obiettivi indicati nel programma politico del partito, come ad esempio:


  • riunioni e conferenze,
  • pubblicazioni, studi e pubblicità,
  • spese amministrative, spese di viaggio e spese per il personale,
  • costi di campagna elettorale durante le elezioni europee.

La sovvenzione non può essere usata, tra le altre cose, per coprire spese quali:


  • costi di campagna elettorale per referendum e elezioni (fatta eccezione per le elezioni europee)
  • finanziamento diretto o indiretto di partiti nazionali, candidati alle elezioni e fondazioni politiche sia a livello nazionale che a livello europeo,
  • debiti e oneri di servizio del debito.

 

 
 

Fondazioni politiche a livello europeo

 

Cos'è una fondazione politica a livello europeo?


Una fondazione politica a livello europeo è un'organizzazione affiliata a un partito politico a livello europeo che sostiene e integra gli obiettivi di tale partito. Una fondazione politica a livello euorpeo osserva, analizza e contribuisce al dibattito sui temi di politica europea. Sviluppa inoltre attività affiliate, come ad esempio l'organizzazione di seminari, corsi di formazione, conferenze e studi.


Come viene finanziata una fondazione politica a livello europeo?


Le fondazioni sono state finanziate da sovvenzioni per azioni concesse dalla Commissione europea nell'ambito di un progetto pilota durante il periodo ottobre 2007 - agosto 2008. Dal settembre 2008, il Parlamento europeo ha assunto i finanziamenti e ora assegna sovvenzioni di funzionamento annuali. La sovvenzione può coprire fino all'85 %delle spese di una fondazione, mentre il resto dovrebbe essere coperto da risorse proprie, quali quote associative e donazioni.


Cosa può e cosa non può pagare la sovvenzione?


La sovvenzione può essere usata per far fronte alle spese direttamente collegate alle attività previste  nel programma della Fondazione, come ad esempio:


  • riunioni e conferenze,
  • pubblicazioni, studi e pubblicità,
  • spese amministrative, spese di viaggio e spese per il personale.

La sovvenzione non può essere usata, tra le altre cose, per coprire spese quali:


  • costi di campagna elettorale per referendum e elezioni,
  • finanziamento diretto o indiretto di partiti nazionali, candidati alle elezioni e fondazioni politiche nazionali,
  • debiti e oneri di servizio del debito.

 
 

Elezioni 2014: intergruppi


Gli intergruppi sono raggruppamenti non ufficiali di deputati interessati a un determinato argomento che non rientra necessariamente nel normale ambito di attività del Parlamento europeo, ma che riveste rilevanza per la società in senso lato. Gli intergruppi procedono a scambi informali di opinioni e promuovono i contatti tra i deputati europei e la società civile.


Gli intergruppi non sono organi ufficiali del Parlamento e pertanto non esprimono la posizione dell'Istituzione. Essi non possono svolgere attività che potrebbero essere confuse con le attività ufficiali del Parlamento.


La Conferenza dei presidenti ha stabilito le condizioni per la costituzione degli intergruppi, che vengono organizzati all'inizio di ogni legislatura (ad esempio, la domanda deve essere firmata da almeno tre gruppi politici ed è richiesta una dichiarazione annua degli interessi finanziari). Se tali condizioni sono soddisfatte, i gruppi politici possono fornire agli intergruppi un supporto logistico.


I presidenti degli intergruppi devono dichiarare qualsiasi sostegno di cui beneficiano, sia esso in denaro o in natura. Le dichiarazioni, che devono essere aggiornate ogni anno, sono conservate in un registro pubblico.


 
 

Elezioni 2014: cosa succede alle procedure legislative il cui iter non si è ancora concluso alla fine della legislatura?


Sebbene i deputati al Parlamento europeo stiano facendo tutto il possibile per concludere le procedure legislative prima della fine dell'attuale legislatura, è inevitabile che l'iter di alcuni fascicoli legislativi non potrà esser ultimato prima delle elezioni del maggio 2014.


Secondo i Trattati UE, tutti i testi legislativi votati in Aula, in prima o seconda lettura o nell'ambito della procedura di consultazione, mantengono il loro status giuridico per il prossimo Parlamento. Ciò significa che, dopo le elezioni, il nuovo Parlamento potrà riprendere il lavoro sui dossier dal punto in cui il precedente Parlamento li ha lasciati e continuerà con la fase successiva della procedura decisionale pertinente, vale a dire la procedura legislativa ordinaria, o codecisione, o una procedura legislativa speciale, come la consultazione.


Al contrario, per i file legislativi che non raggiungono la plenaria prima delle elezioni, non c'è una posizione del Parlamento giuridicamente valida e regole interne del Parlamento prevedono che in questi casi il lavoro svolto in commissione durante la precedente legislatura decade. Tuttavia, all'inizio della nuova legislatura, la Conferenza dei presidenti del nuovo Parlamento - formata dal Presidente del PE e dai leader dei gruppi politici – potrà decidere, sulla base delle indicazioni delle commissioni parlamentari competenti e caso per caso, se continuare il lavoro su questi file (articolo 214 del regolamento interno del PE).


 
 

Parlamento: competenze e procedure legislative del Parlamento

Nella stragrande maggioranza dei casi, la legislazione dell'Unione europea è adottata dal Parlamento congiuntamente al Consiglio dell'Unione europea. La procedura legislativa ordinaria ("codecisione") si applica, tra l'altro, ai seguenti ambiti: la governance economica, i servizi finanziari, il mercato unico, la libera circolazione dei lavoratori, i servizi, l'agricoltura, la pesca, la sicurezza energetica, i visti, l'asilo, l'immigrazione, la giustizia e gli affari interni, la politica dei consumatori, le reti transeuropee, l'ambiente, la cultura (azioni di incentivazione), la ricerca (programma quadro), l'esclusione sociale, la sanità pubblica, la lotta contro la frode che lede gli interessi dell'Unione, gli incentivi per combattere la discriminazione, le misure specifiche di sostegno industriale, le azioni per la coesione economica e sociale, lo statuto dei partiti politici europei.


In alcuni settori trovano applicazione procedure decisionali specifiche, dove il Parlamento esprime semplicemente il suo parere in merito a una proposta della Commissione. In questi casi, il Consiglio deve ricevere la posizione del Parlamento prima di votare la proposta della Commissione, ma non è vincolato. L'ambito legislativo più importante al quale si applica ancora tale procedura di consultazione è l'imposizione fiscale. Per l'adozione degli atti legislativi in questi ambiti è inoltre richiesto l'accordo unanime in seno al Consiglio.


In altri casi, l'adozione di una decisione richiede l'approvazione del Parlamento. Il voto, in questo caso, è un semplice e vincolante "sì" o "no". Tale procedura si applica, tra l'altro, in caso di adesione di nuovi Stati membri all'Unione europea e di accordi internazionali tra l'Unione e paesi terzi o gruppi di paesi, oltre che alla decisione definitiva sulla nomina della Commissione europea.


 
 

Parlamento: perché il Parlamento si sposta tra Bruxelles e Strasburgo?


Nel 1992 i governi nazionali dell'UE hanno deciso all'unanimità le sedi permanenti delle istituzioni dell'Unione. Tale decisione ha interessato anche l'organizzazione del lavoro del Parlamento: è stato deciso che la sua sede ufficiale, nonché il luogo in cui si sarebbe tenuta la maggior parte delle sue sedute plenarie, sarebbe stata Strasburgo; le commissioni parlamentari si sarebbero riunite a Bruxelles; il Segretariato del Parlamento (il suo personale) avrebbe avuto i propri uffici a Lussemburgo. Nel 1997 queste disposizioni sono state integrate nel trattato UE.


Eventuali modifiche dell'attuale sistema dovrebbero far parte di un nuovo trattato, che richiederebbe l'accordo unanime di tutti i 28 Stati membri e dovrebbe essere ratificato da tutti i parlamenti nazionali.


In una risoluzione adottata dal Parlamento nel novembre 2013, i deputati hanno chiesto una modifica dei trattati per consentire al Parlamento di decidere dove riunirsi. Il Parlamento ha dichiarato che avvierà una procedura di revisione dei trattati UE per proporre le modifiche necessarie a consentire al Parlamento stesso di decidere l'ubicazione della sua sede e della sua amministrazione. Secondo i suoi deputati, il Parlamento europeo sarebbe "più efficace, più efficiente in termini di costi e più rispettoso dell'ambiente se fosse situato in un'unica località".


La risoluzione - approvata con 483 voti favorevoli, 141 contrari e 34 astensioni - afferma che "il protrarsi del trasferimento mensile fra Bruxelles e Strasburgo è divenuto una problematica negativa emblematica per la maggior parte dei cittadini dell'Unione europea (…) soprattutto in un momento in cui la crisi finanziaria si è tradotta in gravi e dolorosi tagli alla spesa negli Stati membri".


I deputati hanno riconosciuto che è necessario un opportuno compromesso per garantire che gli attuali edifici del Parlamento possano continuare a essere utilizzati.


Quanto costa?


Quali sono i costi per il mantenimento della sede del Parlamento a Strasburgo?


Da un recente studio del Parlamento europeo è risultato che si potrebbero risparmiare 103 milioni di euro l'anno se tutte le sue attività fossero trasferite da Strasburgo a Bruxelles (cifre 2014).


Nel 2014 le infrastrutture di Strasburgo (affitto di parcheggi, attrezzature per uffici, pulizia, consumo di energia e sicurezza) costeranno 35,7 milioni di euro, cui vanno aggiunti 13,6 milioni di euro per progetti specifici, principalmente la ristrutturazione dell'edificio Václav Havel, acquistato di recente. Il Parlamento europeo non paga canoni d'affitto per i suoi edifici di Strasburgo, essendone il proprietario.


Poiché il Parlamento europeo è proprietario dei suoi edifici di Strasburgo e della maggior parte di quelli che utilizza a Bruxelles, molti dei costi operativi che sono sostenuti durante le tornate di Strasburgo continuerebbero a esserlo, almeno in parte, anche se tutte le tornate si tenessero a Bruxelles (ad esempio, le spese di viaggio dei deputati, i costi di interpretazione e traduzione, i costi audiovisivi, ecc.).


Altre spese, come quelle relative al trasporto di documenti a Strasburgo e alle missioni dei funzionari del Parlamento o degli assistenti dei deputati, si presentano invece solo se il Parlamento si sposta a Strasburgo.


Quanto costa avere tre luoghi di lavoro (Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo) anziché uno solo?


I costi dovuti al fatto che Strasburgo è la sede del Parlamento sono diversi da quelli risultanti dal fatto che il Parlamento ha tre luoghi di lavoro. Oltre alle tornate plenarie che si tengono mensilmente per quattro giorni a Strasburgo, un certo numero di tornate di due giorni si svolgono a Bruxelles, dove si tengono anche le riunioni delle commissioni e dei gruppi politici. La sede di lavoro di molti dipendenti dell'amministrazione del Parlamento è Lussemburgo.


Si calcola che i maggiori costi dovuti al fatto che il Parlamento ha sede a Bruxelles, a Lussemburgo e a Strasburgo siano pari a 119,9 milioni di euro.


Tuttavia, quando si calcolano gli importi che si potrebbero risparmiare riunendo in un'unica sede (per esempio Bruxelles) i tre luoghi di lavoro attuali, va tenuto presente che il Parlamento dovrebbe acquistare gli uffici per il personale che attualmente lavora a Lussemburgo (2.482 persone). Si stima che tali costi ammonterebbero a 14 milioni di euro l'anno, mentre la spesa una tantum del trasferimento a Bruxelles delle attività del Parlamento che attualmente si svolgono a Lussemburgo è stimata in 58,6 milioni di euro.


La fissazione di un unico luogo di lavoro per il Parlamento europeo darebbe perciò luogo a risparmi per 88,9 milioni di euro l'anno, cifra corrispondente al 4,96% del progetto di bilancio del Parlamento europeo per il 2014.


Le emissioni di CO2 legate ai trasferimenti dall'uno all'altro dei tre luoghi di lavoro sono state stimate in 11.000 tonnellate (valori 2011), cioè l'11% delle emissioni complessive del Parlamento nel 2011.


Come si è giunti a tale decisione?


La decisione del 1992 ha formalizzato una situazione pre-esistente, frutto di un compromesso emerso nell'arco di vari anni.

Quando nel 1952 è stata istituita la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, alcuni anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, stabilendo così una gestione comune delle riserve di carbone e dell'acciaio dei sei paesi, tra cui Germania e Francia, le sue istituzioni avevano sede a Lussemburgo. Il Consiglio d'Europa (l'organo intergovernativo istituito per i diritti umani e la cultura nel periodo immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale) aveva già sede a Strasburgo e metteva a disposizione l'aula in cui teneva le sessioni plenarie per le riunioni della "Assemblea comune" della CECA (che sarebbe successivamente diventata il Parlamento europeo). Strasburgo divenne così la sede principale delle sessioni plenarie del Parlamento, benché negli anni Sessanta e Settanta si tennero sessioni aggiuntive anche a Lussemburgo.


Dopo la creazione della Comunità economica europea nel 1958, buona parte delle attività della Commissione europea e del Consiglio dei ministri iniziò a concentrarsi a Bruxelles. Dato che l'attività del Parlamento consiste nel collaborare da vicino e interagire con entrambe le istituzioni, nel tempo i deputati hanno deciso di organizzare il loro lavoro maggiormente a Bruxelles. All'inizio degli anni Novanta, era già seguita, in linea di massima, l'attuale organizzazione del lavoro, che prevedeva la tenuta delle riunioni delle commissioni e dei gruppi politici a Bruxelles, mentre le sessioni plenarie principali si svolgevano a Strasburgo. Una buona parte del personale del Parlamento ha la propria sede di lavoro a Lussemburgo.

 
 

Parlamento: Quante sono le lingue utilizzate nel Parlamento?


I deputati al Parlamento europeo hanno il diritto di parlare, ascoltare, leggere e scrivere in una qualunque delle 24 lingue ufficiali dell'Unione europea.


Il fatto che a nessun cittadino dell'UE possa essere impedito di diventare membro del Parlamento europeo perché non ne parla una delle sue lingue di lavoro è un principio democratico fondamentale. Qualsiasi cittadino che diventa membro del Parlamento europeo deve essere in grado di svolgere i propri compiti senza una particolare conoscenza delle lingue. Al fine di garantire le stesse condizioni di lavoro per tutti i deputati, essi devono avere pieno accesso alle informazioni nelle loro rispettive lingue, a meno che non desiderino diversamente. Ogni cittadino (e giornalista) europeo ha anche il diritto di essere informato sulla legislazione e sul lavoro del Parlamento nella propria lingua.

I discorsi dei deputati, pronunciati in una delle lingue ufficiali, sono interpretati simultaneamente nelle altre lingue ufficiali.


L'adesione all'Unione europea di Bulgaria e Romania, il 1° gennaio 2007, l'aggiunta dell'irlandese come lingua ufficiale nella medesima data e l'adesione della Croazia il 1° luglio 2013, ha portato il numero totale di lingue ufficiali a 24: bulgaro, ceco, croato, danese, estone, finlandese, francese, greco, inglese, irlandese, italiano, lettone, lituano, maltese, olandese, polacco, portoghese, romeno, slovacco, sloveno, spagnolo, svedese, tedesco e ungherese.


Le 24 lingue possono essere combinate in 552 modi (24 x 23).


In genere, ogni interprete e traduttore lavora verso la propria lingua madre. Tuttavia, per gestire tutte le combinazioni linguistiche possibili, il Parlamento utilizza un sistema di lingue "relais": Un relatore o un testo vengono prima interpretati o tradotti in una delle lingue più utilizzate (inglese, francese o tedesco) e successivamente nelle altre.


L'interpretazione e la traduzione sono professioni diverse: gli interpreti traducono da una lingua in un'altra oralmente, in tempo reale, durante le riunioni, mentre i traduttori lavorano ai documenti scritti, producendo una versione accurata del documento nella lingua di arrivo.


Il Parlamento dispone di circa 430 interpreti assunti e può attingere inoltre a 2.500 interpreti freelance. Durante le sessioni plenarie, il numero di interpreti disponibili varia tra 800 e 1.000. Il Parlamento dispone di un organico di circa 700 traduttori, che traducono più di 100.000 pagine al mese.


Nel 2013 circa un quarto delle entrate totale del Parlamento è stato speso per il multilinguismo.


L'Ufficio di presidenza ha deciso il 26 settembre 2011 di introdurre il concetto di multilinguismo integrale efficiente sul piano delle risorse e ha concordato tagli ai servizi di interpretazione e traduzione di circa 21 milioni di euro.


 
 

Parlamento: quante persone lavorano al Parlamento?


Nel maggio 2013, il numero dei funzionari e degli agenti temporanei che lavoravano presso il Parlamento europeo (compresi i suoi gruppi politici) in varie sedi era il seguente:


TOTALE

Bruxelles

Strasburgo

Lussemburgo

Altre sedi

6.817

4.036

100

2.445

236

 

La maggior parte del personale del Parlamento è costituito da donne (59%).


L'età media dei funzionari è di 46 anni. L'età media del personale dei vecchi Stati membri è di 48 anni, mentre quella dei nuovi Stati membri è di soli 36 anni.


La direzione generale di maggiori dimensioni è la DG Traduzione, con il 23,5% dei posti di lavoro del segretariato del Parlamento (1234 posti). Se si aggiungono gli interpreti e i giuristi linguisti, i posti di lavoro in ambito linguistico costituiscono un terzo del totale del personale.

 

Il 14% dei posti di lavoro del segretariato del Parlamento appartiene al personale che lavora per i gruppi politici (924 posti).


Il personale del Parlamento proviene da tutti gli Stati membri dell'Unione europea. I belgi sono i più rappresentati, seguiti da italiani, francesi, tedeschi e spagnoli.


A giugno 2013, i deputati avevano 1.566 assistenti accreditati.


I dipendenti privati si occupano della gestione degli edifici del Parlamento, del settore informatico, delle pulizie e dei servizi di mensa. I giornalisti, i visitatori e i lobbisti fanno anch'essi crescere notevolmente il numero di persone presenti negli edifici del Parlamento che spesso superano le 10.000 unità nelle tre sedi di lavoro principali.

 
 

Parlamento: di quanti edifici dispone il Parlamento?


Come deciso dagli Stati membri dell'Unione europea (Consiglio europeo), il Parlamento dispone di tre sedi di lavoro: Strasburgo (sede ufficiale), Bruxelles e Lussemburgo.


TOTALE

Bruxelles

Strasburgo

Lussemburgo

Numero di edifici

28

16

4

8

Superficie, in m2

1.115.000

561.000

342.000

212.000


Il Parlamento ha gradualmente acquistato gli edifici che utilizza nei suoi principali luoghi di lavoro e ora possiede la maggior parte di essi. Per soddisfare le esigenze di ulteriore spazio ufficio, per esempio in seguito all'allargamento dell'Ue nel 2004, il PE ha preferito comprare piuttosto che affittare quando possibile. Lo stesso sta avvenendo negli uffici di informazione del Parlamento negli stati membri.


Secondo la Corte dei conti, nel lungo periodo, acquistare gli immobili invece di prenderli in locazione, permette un risparmio importante, tra il 40 e il 50%. In generale, il Parlamento possiede l'84% dei propri edifici (183.0000 m2 in locazione e 957.000 m2 di proprietà). Affittarli costerebbe invece circa 163 milioni di euro l'anno (cifra come da discarico di bilancio 2012)

 
 

Parlamento: quanti lobbisti e giornalisti accreditati?


Il 23 giugno 2011 il Parlamento europeo e la Commissione europea hanno istituito un Registro pubblico per la trasparenza volto a fornire maggiori informazioni rispetto al passato a coloro che intendono influenzare la politica europea. Come previsto, il registro ora include studi legali, ONG e think tank così come i lobbisti tradizionali.


Il 17 giugno 2013, 5.750 persone erano iscritte in questo registro comune, tra cui 2.858 accreditati al Parlamento. È obbligatorio registrarsi per ottenere il permesso d'accesso da lobbista al Parlamento europeo.


Il nuovo Registro sostituisce un precedente registro della Commissione in uso dal 2008 e un elenco del Parlamento dei rappresentanti dei gruppi d'interesse accreditati. La Commissione e il Parlamento stanno ancora lavorando con il Consiglio sulle modalità per la sua eventuale partecipazione.


Vi sono inoltre circa 900 giornalisti accreditati presso tutte le istituzioni dell'UE e oltre 80 accreditati presso il solo Parlamento.


 
 

Parlamento: a quanto ammonta il bilancio del Parlamento?

 

Il bilancio del Parlamento per il 2013 ammonta a 1,750 milioni di euro, inclusi i costi legati all'arrivo dei nuovi deputati croati.


Di tale somma, 358 milioni di euro andranno a copertura delle spese per gli edifici, il mobilio, le apparecchiature e spese analoghe, 583 milioni di euro saranno spesi per il personale (permanente e temporaneo), 208 milioni di euro per le retribuzioni e indennità dei deputati, 187 milioni di euro per i loro assistenti e 116 milioni di euro per il restante personale e i servizi esterni.


Nel 2011, è stato deciso che tutte le indennità individuali per i deputati saranno congelate fino alla fine del mandato del Parlamento in carica. Tutte le linee di bilancio legate ai viaggi, incluse quelle per il personale, saranno congelate per tutto il 2012. Il bilancio complessivo dei viaggi era già stato ridotto del 5% nel 2012.

 
 

Deputati: quanti sono i deputati al Parlamento europeo?

Al momento ci sono 766 deputati al Parlamento europeo, anche se il numero dei deputati eletti nel giugno 2009, alle ultime elezioni europee, è pari a 736, come previsto dal trattato di Nizza.


Il trattato di Lisbona aumenta il numero dei deputati al Parlamento europeo a 751, ma tale variazione avrà effetto soltanto a partire dalle prossime elezioni, nel 2014. Gli Stati membri dell'Unione europea hanno concordato una modifica del trattato per consentire l'ingresso anticipato in Parlamento dei deputati aggiuntivi. Dopo la ratifica da parte di tutti i Parlamenti dell'Ue, i 18 nuovi deputati potrebbero aderire a partire dal 1 dicembre 2011.


In via transitoria si vuole consentire ai tre deputati al Parlamento europeo che la Germania perderà ai sensi del trattato di Lisbona di sedere in Parlamento fino al termine del mandato, aumentando temporaneamente il numero dei deputati al Parlamento europeo previsti dal trattato di Lisbona da 751 a 754.


I 18 deputati europei aggiuntivi (i 751 di "Lisbona" meno i 736 di "Nizza", più i tre deputati tedeschi al Parlamento europeo che resteranno in Parlamento) arrivano dalla Francia (2), dal Regno Unito (1), dall'Italia (1), dalla Spagna (4), dalla Polonia (1), dai Paesi Bassi (1), dalla Svezia (2), dall'Austria (2), dalla Bulgaria (1), dalla Lettonia (1), dalla Slovenia (1) e da Malta (1).


Dal 1° luglio 2013, dodici deputati croati si sono aggiunti fino al termine della legislatura 2009-2014, portando il numero totale a 766, fino alle prossime elezioni europee.


E dopo le elezioni?


Con le elezioni europee del 2014 dodici Stati membri dell'UE perderanno un seggio e a nessuno Stato saranno assegnati più seggi. Queste riduzioni sono necessarie per rispettare il limite di 751 seggi sancito dal trattato di Lisbona e poter accogliere i deputati della Croazia.


Dodici Stati membri - Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Portogallo e Romania - perderanno un seggio ciascuno alle prossime elezioni europee. I restanti tre seggi saranno ceduti dalla Germania, la cui quota deve scendere da 99 deputati a 96, che rappresenta il massimo consentito dal trattato di Lisbona.


La ripartizione dei seggi dovrà essere rivista prima delle elezioni del 2019, sulla base di una proposta del Parlamento europeo presentata entro la fine del 2016, per assicurarsi che i seggi sono ripartiti in modo "oggettivo, equo, durevole e trasparente". Il principio di "proporzionalità degressiva", in base al quale i deputati provenienti da Stati membri più grandi rappresentano più cittadini di quelli provenienti da Stati più piccoli, dovrebbe essere rispettato. Inoltre, l'accordo dovrebbe riflettere qualsiasi cambiamento del numero degli Stati membri e delle tendenze demografiche, e rispettare l'equilibrio complessivo del sistema istituzionale.

 
 

Deputati: verifica delle credenziali dei nuovi deputati


Le credenziali dei nuovi deputati sono verificate per accertare che non rivestano funzioni incompatibili con il loro mandato. Le funzioni "incompatibili" includono l'appartenenza a un governo o al Parlamento di uno Stato membro dell'UE, alla Commissione europea, alla Corte di giustizia, al consiglio di amministrazione della Banca centrale europea, alla Corte dei conti o alla Banca europea per gli investimenti. Neppure i funzionari in attività presso le istituzioni europee o gli organi istituiti dai trattati dell'Unione per gestire fondi comunitari possono diventare deputati al Parlamento europeo.


Dopo un'elezione, il Presidente del Parlamento europeo chiede agli Stati membri dell'Unione europea i nomi di chi ha ottenuto un seggio e chiede loro di adottare le misure necessarie per evitare incompatibilità tra funzioni.


Prima di assumere il mandato, i neoeletti deputati, la cui elezione è stata comunicata al Parlamento, devono dichiarare per iscritto di non rivestire alcuna funzione incompatibile con il mandato di deputato europeo, in base all'articolo 7, paragrafo 1 o 2 dell'Atto relativo all'elezione dei rappresentanti nel Parlamento europeo a suffragio universale diretto (20 settembre 1976). Tale dichiarazione deve essere presentata almeno sei giorni prima della seduta costitutiva del Parlamento, ovvero entro il 25 giugno.


Le credenziali dei nuovi deputati sono verificate dalla commissione giuridica del Parlamento, che redige una relazione sulla base delle notifiche trasmesse dagli Stati membri, e sottoposte a controllo da parte del Parlamento, che decide in merito alla validità del mandato di ciascun deputato europeo neoeletto e a eventuali contestazioni che ricadano nell'ambito di applicazione dell'Atto del 20 settembre 1976, a eccezione di quelle che attengono alle leggi elettorali nazionali.


Laddove si accerti che un deputato abbia una funzione incompatibile, il Parlamento ne "constata la vacanza".


 
 

Deputati: retribuzioni e pensioni


Retribuzioni 


In virtù dello statuto unico dei deputati, entrato in vigore nel luglio 2009, tutti i deputati al Parlamento europeo percepiscono la medesima retribuzione.


La retribuzione lorda mensile dei deputati al Parlamento europeo ai sensi dello statuto unico è, sin dal 2011, di 7.956,87 euro. Tale retribuzione è corrisposta attraverso il bilancio del Parlamento ed è soggetta a imposta europea, che porta la retribuzione netta a 6.200,72 euro. Gli Stati membri possono inoltre imporre, ai salari, imposte nazionali. La retribuzione di base è fissata al 38,5% della retribuzione di base di un giudice della Corte di giustizia europea.


Ai deputati europei che sedevano in Parlamento prima delle elezioni del 2009 è stata concessa la possibilità di mantenere il precedente sistema nazionale per le retribuzioni, l'indennità transitoria e le pensioni, per l'intera durata del loro mandato al Parlamento europeo.


Pensioni


Al compimento del sessantatreesimo anno di età i deputati hanno diritto a una pensione. La pensione è pari al 3,5% della retribuzione per ciascun anno completo di esercizio del mandato, ma non può essere superiore, in totale, al 70%. Il costo delle pensioni dei deputati è coperto dal bilancio del Parlamento europeo.

 

 
 

Deputati: sintesi delle indennità


I deputati svolgono la maggior parte del loro lavoro lontano dalla loro casa e dal loro paese d’origine e dispongono di numerose indennità a copertura dei relativi costi.


Il 26 ottobre 2011 i deputati hanno deciso di congelare le indennità dei deputati per il 2012. Nel febbraio del 2012, hanno deciso di continuare con il congelamento delle indennità fino alla fine della legislatura, dunque fino alla metà del 2014.


Spese di viaggio

La maggior parte delle riunioni del Parlamento europeo, tra cui le sessioni plenarie, le riunioni delle commissioni e le riunioni dei gruppi politici, si tiene a Bruxelles o a Strasburgo. Ai deputati al Parlamento europeo è rimborsato il costo effettivo dei biglietti di viaggio per la partecipazione a tali riunioni, dietro esibizione delle relative ricevute, limitatamente a un importo massimo pari alla tariffa aerea di classe "business", alla tariffa ferroviaria di prima classe o a 0,50 euro per km in caso di spostamento in automobile, in aggiunta alle indennità fisse basate sulla distanza e la durata del viaggio, a copertura delle altre spese di viaggio (quali ad esempio i pedaggi autostradali, le tariffe per il bagaglio in eccesso o le spese di prenotazione).


I deputati possono inoltre ottenere un rimborso massimo pari a 4.243 euro all'anno per altri viaggi al di fuori del proprio Stato membro, effettuati nell'ambito del proprio lavoro, ed essere rimborsati per un massimo di 24 viaggi di andata e ritorno all'interno del proprio Stato membro. Il sistema esistente prima del giugno 2009, che prevedeva un'indennità forfettaria di viaggio per i trasferimenti a Bruxelles e Strasburgo è stato abolito.


Indennità giornaliera (detta anche "indennità di soggiorno").

Il Parlamento versa un'indennità forfettaria di 304 EUR per ogni giorno di presenza dei deputati in veste ufficiale, a condizione che abbiano firmato un registro per attestare la loro presenza. Tale indennità copre le spese di vitto e alloggio nonché tutte le altre spese coinvolte. Durante le tornate, il Parlamento dimezza tale importo per i deputati che non hanno partecipato alla metà delle votazioni per appello nominale durante i giorni di votazione in plenaria, anche se presenti.


Per le riunioni che hanno luogo al di fuori del territorio comunitario, il Parlamento versa una somma di 152 euro al giorno (sempre soggetta alla firma del registro di presenza), con il rimborso delle spese d'hotel effettuato separatamente.


Indennità per spese generali

Questa indennità forfettaria è destinata a coprire spese quali la locazione e i costi di gestione dell'ufficio, le spese telefoniche e postali nonché i costi di computer e telefoni. Tale indennità è dimezzata ai deputati che, senza giustificare la propria assenza, partecipino a meno di metà delle sedute plenarie di un anno parlamentare (da settembre ad agosto).


Nel 2013, l'indennità è pari a 4.299 euro al mese (come nel 2011 e nel 2012).

I deputati al Parlamento europeo hanno diritto al rimborso di due terzi delle spese mediche sostenute. A parte la percentuale di rimborso, le norme e le procedure dettagliate di tale sistema sono identiche a quelle applicate ai funzionari europei.


Deputati europei: indennità di fine mandato


Allo scadere del loro mandato, i deputati hanno diritto a un'indennità transitoria, di importo equivalente a un mese di indennità per ogni anno di esercizio del mandato. Tuttavia, questa indennità non può essere corrisposta per più di due anni. Inoltre, non viene erogata se il deputato ricopre un mandato in un altro parlamento nazionale o se assume una carica pubblica. Qualora, oltre all'indennità di fine mandato, il deputato abbia anche diritto al versamento della pensione di anzianità o di invalidità, non può percepirle entrambe, ma deve optare per una di esse.


Altri diritti


Il Parlamento fornisce ai suoi deputati uffici attrezzati sia a Bruxelles sia a Strasburgo. I deputati europei possono utilizzare le autovetture ufficiali del Parlamento per la propria attività quando si trovano in una delle due città.


Ulteriori informazioni


 
 

Deputati: disposizioni in materia di personale - gli assistenti parlamentari

I deputati europei possono scegliere il proprio personale nei limiti del bilancio fissato dal Parlamento. Gli assistenti accreditati a Bruxelles (o Lussemburgo/Strasburgo) sono gestiti direttamente dall'amministrazione del Parlamento, conformemente alle condizioni lavorative previste per il personale non permanente dell'UE. Agenti pagatori qualificati si occupano della gestione degli assistenti che lavorano negli Stati membri dei deputati e garantiscono l'applicazione dei regimi fiscali e previdenziali idonei.


Nel 2013, l'importo mensile massimo disponibile per tutti i costi sostenuti è di 21.209euro per deputato(stessa cifra del 2011 e del 2012). Nessuna di queste somme è versata direttamente ai deputati.


Fino a un quarto di tale bilancio può essere utilizzato per la fornitura di servizi scelti dal deputato europeo, quali la richiesta dello studio elaborato da un esperto in merito a un particolare argomento.


In generale, i deputati al Parlamento europeo non possono più avere parenti stretti tra i propri assistenti, benché sia previsto un periodo transitorio per il personale assunto nella legislazione precedente.

 
 

Deputati: collocazione dei deputati in Aula

La decisione relativa alle modalità di collocazione in Aula dei diversi gruppi politici, dei deputati non iscritti e dei rappresentanti delle istituzioni dell'UE è presa dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi politici.
 

 
 

Visitatori: gruppi di visitatori


Il Parlamento europeo riceve oltre 300.000 visitatori ogni anno provenienti dall’Ue e non solo, sia a Bruxelles che a Strasburgo. Questi visitatori rappresentano circa 7.000 gruppi, la maggioranza dei quali sono invitati dai membri del Parlamento europeo (MEP). Tali gruppi possono essere sovvenzionati dal Parlamento, che contribuisce al pagamento del vitto e delle spese di viaggio.


Perché vengono pagati dei contributi?

 

Per il Parlamento europeo la trasparenza è importante per l’esercizio dei diritti democratici all’interno dell'Unione europea e, pertanto, i cittadini dovrebbero avere facile accesso ai suoi luoghi di lavoro. Poiché il costo della distanza fisica da Bruxelles o da Strasburgo è eccessivo per molti cittadini dell’Ue, e poiché non dovrebbe esserci alcuna discriminazione tra cittadini che vivono vicino o lontano dalle sedi del Parlamento europeo, l'istituzione contribuisce a coprire tali costi.


Come vengono pagati i contributi?


Deputati - gruppi sponsorizzati

 

Ogni deputato ha la possibilità di sponsorizzare 110 visitatori l'anno, in gruppi di non meno di 10 visitatori. I membri possono invitare fino a 5 gruppi all'anno a Strasburgo o Bruxelles.


I visitatori sono ricevuti da funzionari pubblici, che danno loro un tutorial sull'Ue e sul Parlamento europeo. Incontrano uno o due membri del Parlamento e possono visitare l'Aula attraverso la sua galleria pubblica.


Le applicazioni e le sovvenzioni sono gestite dal personale del Parlamento europeo. I contributi sono versati dopo la visita, o tramite bonifico bancario o in contanti, al capogruppo in seguito alla presentazione della sua / il suo passaporto e dell'elenco dei partecipanti effettivi.


Il contributo per i costi di viaggio è calcolato sulla base di una tariffa fissa per kilometro, sulla distanza dal punto di partenza del gruppo fino alla destinazione, Bruxelles o Strasburgo.

Si tratta di 0,09 € per km per ogni visitatore. In aggiunta a questo c'è una sovvenzione per le spese pasto di € 40 per visitatore. In determinate condizioni - se un gruppo proviene da oltre 200 chilometri di distanza e rimane per tutta la notte - può essere pagato un contributo per il costo dell’hotel di € 60 per visitatore.


Gruppi di moltiplicatori di opinione


Gruppi di moltiplicatori di opinione invitati dalla Direzione generale Comunicazione possono ricevere un contributo alle spese di viaggio pari al 50% del tasso pro capite per i gruppi sponsorizzati dai MEP.

Questi gruppi sono composti da moltiplicatori di opinion come funzionari eletti, rappresentanti di gruppi socio-professionali o associazioni nazionali o regionali e movimenti, insegnanti, studenti di medie, liceo e università.

Gruppi che fanno domanda per le visite indipendentemente – visitatori individuali

I gruppi di visitatori indipendenti possono anche fare domanda all’Unità Visite e Seminari per una visita. Anche loro sono ricevuti da funzionari pubblici che spiegano loro il lavoro e il ruolo del Parlamento europeo, e possono incontrare membri del Parlamento. Nessun contributo è concesso per queste visite.

Ai singoli visitatori che, su base individuale, senza invito, chiedono di visitare gli edifici del Parlamento europeo, viene offerta una breve visita audio-guidata alla galleria dell'Aula a Bruxelles, a orari designate e in giorni specifici, e non durate le tornate. Nessun contributo è concesso per queste visite.


 
 

Visitatori: Parlamentarium


Il Parlamento europeo ha aperto un nuovo centro visitatori - il Parlamentarium - nell'ottobre 2011. Il Parlamentarium è il più grande centro visitatori parlamentare in Europa e il primo ad essere operativo in 24 lingue. Utilizza vari strumenti multimediali interattivi per dare ai cittadini una panoramica del Parlamento europeo e delle altre istituzioni dell'Ue. I visitatori entrano nel cuore del Parlamento europeo, per vedere come vengono prese le decisioni politiche che influenzano la nostra vita quotidiana. Il Parlamentarium lavora in 24 lingue ed è in grado di fornire il linguaggio dei segni in quattro (EN, FR, NL e DE).


Il Parlamentarium è aperto a tutti i cittadini sette giorni alla settimana, non c'è bisogno di un pass d'ingresso e l'accesso è gratuito. Nel primo anno di apertura al pubblico ha avuto oltre 270.000 visitatori e nel secondo circa 350.000 visitatori. Interviste e commenti nel guest book mostrano che la maggior parte dei visitatori ha avuto un'esperienza positiva e il Parlamentarium è oggi uno dei 10 luoghi più visitati di Bruxelles.


Il Parlamentarium offre anche un gioco di ruolo per gli studenti delle scuole secondarie che desiderano fare un corso accelerato sul funzionamento del parlamento democraticamente eletto in Europa, che si è dimostrato un successo. Gli studenti possono impersonare il ruolo di un deputato che deve negoziare una legislazione che influenzerà la vita quotidiana dei cittadini europei. La prenotazione è obbligatoria via Parlamenarium@europarl.europa.eu o tramite il sito web del Parlamentarium.


Al luglio 2013, il Parlamentarium ha già vinto più di 10 premi, fra i quali: il premio speciale del turismo 2012 da parte dell'agenzia turistica di Bruxelles VisitBrussels, il premio austriaco per l'innovazione, il premio Sinus, il premio da parte del club tedesco dei direttori grafici e il premio da parte del club dei direttori grafici europeo nella categoria "design ambientale".


 
 

Visitatori: Casa della storia europea

 

Il Parlamento europeo sta creando a Bruxelles una Casa della storia europea, che darà ai visitatori l'opportunità di saperne di più sulla storia europea e di impegnarsi in una riflessione critica sul significato che essa ha per il presente.


L'esposizione permanente sarà incentrata sulla storia europea del XX secolo e sulla storia dell'integrazione europea, viste in una prospettiva storica di largo respiro che abbraccia le esperienze contrastanti vissute dagli europei nel corso del tempo.


La Casa della storia europea sarà ospitata nell'Edificio Eastman, la cui ristrutturazione è iniziata alla fine del 2012. La sua apertura è prevista per l'autunno 2015.


I costi stimati per la fase di sviluppo 2011-2015 ammontano a 31 milioni di euro per la ristrutturazione e l'ampliamento dell'edificio, 21,4 milioni di euro per l'esposizione permanente e le prime mostre temporanee (di cui 15,4 milioni di euro per l'allestimento degli spazi espositivi e degli altri spazi e 6 milioni di euro per il multilinguismo) e 3,75 milioni euro per la costituzione della collezione.


 
 
 
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