I videogiochi, che passione.. pericolosa?
Gli europei sono degli appassionati di videogiochi. Basta guardare il livello delle vendite per capire come questi giochi, sempre più dinamici e interattivi, riscuotono un enorme successo in tutte le fasce di età. Ma i videogiochi sono o no pericolosi?
La risposta è nella relazione del deputato olandese Toine Manders sulla "protezione dei consumatori, in particolare dei minori, per quanto riguarda l'utilizzo dei videogiochi", adottata all'unanimità dalla commissione IMCO (Mercato interno e protezione dei consumatori), l'11 febbraio scorso.
Contrariamente a tutte le aspettative, i videogiochi non sono né pericolosi né violenti. Possono essere utilizzati a scopo educativo e contribuire allo sviluppo di capacità quali il pensiero strategico, la creatività, la cooperazione e il pensiero innovativo, qualità fondamentali nella società moderna.
Anche a livello medico è stato costatato che giocare con i videogame produce effetti positivi sui bambini autistici, sulle persone affette da lesioni cerebrali e quelle colpite da ictus.
Il sistema PEGI
Nonostante tutti questi effetti benefici sorprendenti, non tutti i videogiochi sono adatti a un pubblico giovane e la possibilità di conseguenze nefaste sulla psiche dei bambini non possono essere completamenti esclusi. Per aiutare i genitori a scegliere il gioco più adatto per i loro bambini i deputati hanno espresso il loro sostegno al sistema di classificazione dei giochi in base all'età, il sistema PEGI (Pan European Games Information), grazie al quale i genitori sono sufficientemente informati su tutti i videogiochi e l'influenza che possono avere sui minori. "Credo che PEGI sia un ottimo sistema che dovrebbe diventare obbligatorio non solo in Europa ma anche nel resto del mondo", ha affermato il deputato liberale Manders.
Attualmente, gli Stati membri hanno i propri sistemi di classificazione ma la relazione di Manders sollecita i singoli Stati a garantire che qualsiasi sistema di classificazione nazionale non sia sviluppato in modo da indebolire il sistema PEGI o da portare ad una frammentazione del mercato. D'altra parte, gli Stati membri dovrebbero a medio termine, allinearsi su un sistema comune basato unicamente sul PEGI.
Un bottone rosso per i genitori
Qualche dato in più
- nel 2008 il settore dei videogiochi ha registrato entrate complessive superiori a 7,3 miliardi di euro
- l'età media degli utilizzatori di videogames è di 33 anni
- l'80% degli europei gioca per divertirsi
- 3.2% dei giovani tra i 16 e I 17 anni hanno accesso ad Internet senza nessun controllo parentale nei cybercafé
Il vero problema è rappresentato dai giochi online, scaricabili su Internet e utilizzati su dispositivi mobili come i computer o i telefoni cellulari. In questi casi il controllo parentale è difficilmente possibile. In attesa che il sistema di classificazione si applichi anche ai giochi scaricabili, la relazione del deputato Manders propone che sulle console dei videogiochi venga istallato un bottone rosso che permetta ai genitori di interrompere o bloccare un gioco e di controllarne l'acceso a certe ore o ad alcune parti. "Idealmente il tasto rosso dovrebbe anche inviare un segnale al PEGI", ha aggiunto il relatore.
La relazione sottolinea, in conclusione, come sia necessario l'impegno e la collaborazione da parte di tutte le parti in causa, genitori come produttori, per evitare che i minori abbiano accesso a videogiochi inappropriati, comportanti pericoli quali la dipendenza o atteggiamenti violenti.
La relazione presentata dal deputato Manders sarà sottoposta al voto del Parlamento europeo il prossimo marzo.