Speeches
President Jerzy Buzek
President Jerzy Buzek

Discorso di investitura del Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek

Strasburgo: seduta plenaria del Parlamento europeo -
15/09/2009

Signore e signori,
Presidenti del Parlamento europeo,
Ministri,
Presidenti e rappresentanti delle istituzioni europee,
cari colleghi e, soprattutto, cari amici,

mi rivolgo a voi oggi in qualità di tredicesimo Presidente di questa assemblea eletta a suffragio universale diretto e mi rallegro di vedere tra noi alcuni ex Presidenti del Parlamento, gli onorevoli:

  • Emilio Colombo,
  • Enrique Barón Crespo,
  • Egon Klepsch,
  • Klaus Hänsch,
  • José Maria Gil-Robles,
  • Nicole Fontaine,
  • Pat Cox,
  • Hans-Gert Pöttering,

la vostra presenza è un grande onore.

Come molti di voi lo ripetono, la mia elezione è anche un simbolo, quello del sogno divenuto realtà dei cittadini della nostra parte dell'Europa, ossia l'unità del nostro continente.

Cari colleghi dell'Estonia, della Lettonia, della Lituania, della Slovacchia, della Repubblica ceca, dell'Ungheria, della Slovenia, della Romania e della Bulgaria, di Cipro e di Malta, conosco e capisco le preoccupazioni, le esigenze e le aspettative di coloro che hanno recentemente aderito all'Unione europea; le conosco perché sono anche quelle del mio paese. Ormai dobbiamo assumerci insieme la responsabilità del futuro del nostro continente. Non vi sono più una vecchia e una nuova Europa, ma solo l'Europa, la nostra Europa, di noi tutti! Vogliamo che sia moderna e forte e che i nostri cittadini ne siano consapevoli.

Ciò richiederà energia e lavoro.

Tale obiettivo merita che non risparmiamo i nostri sforzi, poiché è il sogno di intere generazioni di europei. Sono pronto a impegnarmi in tali sforzi, perché questo è anche il mio sogno.


Cari colleghi,

in questo inizio di legislatura, l'Europa e noi stessi, che ne siamo i rappresentanti, ci troviamo di fronte a numerose sfide. Non dobbiamo dimenticare che, per migliorare l'Europa, il Parlamento europeo ha un ruolo particolare da svolgere, un ruolo istituzionale ma anche sociale; tale ruolo è fortemente simbolico poiché il Parlamento europeo rappresenta l'essenza stessa della democrazia europea.

Esso è la base della continuità e della stabilità di questa democrazia, il custode delle idee e dei valori che si riflettono nelle nostre decisioni e nella loro applicazione, ma anche nei nostri dibattiti.

I Greci, che hanno inventato la democrazia, usavano dire, per voce del loro maestro Aristotele, che il criterio per stabilire la maturità dell'uomo, e quindi del cittadino, è la sua capacità di risolvere le controversie e i conflitti di interesse non con la violenza, bensì mediante il dibattito e l'argomentazione. Il Parlamento europeo si ricollega direttamente a tale tradizione e si pone quale garante della stabilità della scena politica, in cui si mettono in atto scenari diversi e in cui il potere spetta ai deputati. Il Parlamento europeo ha anche un'altra missione: dare all'Europa una nuova visione che vada al di là del presente, al di là di ciò che è, per orientarsi verso ciò che dovrebbe essere. Per dare vita insieme a tale visione, dobbiamo dar prova di immaginazione, di conoscenza, di saggezza e soprattutto di audacia.

Hannah Arendt, filosofa tedesca di origini ebree, affermava che la politica è, insieme alla religione, il solo ambito in cui possono accadere dei miracoli. Esattamente vent'anni fa, siamo stati testimoni di un tale miracolo in Europa e per questo crediamo nella forza dell'immaginazione, della saggezza e dell'audacia. Penso che anche tutte le persone qui riunite vi credano.

Intendo affrontare con ottimismo le sfide che ci attendono. Si tratta, a mio avviso, delle sfide seguenti:
1. la crisi economica e la solidarietà europea,
2. l'energia e l'ecologia,
3. la politica estera,
4. i diritti dell'uomo e il sistema di valori,
5. la riforma del nostro Parlamento.


Onorevoli deputati,

la questione più sensibile e complessa è rappresentata dalla crisi economica: dobbiamo superarla e ci riusciremo. L'Europa ha assunto un ruolo guida proponendo delle soluzioni in occasione del G8 e del G20, le quali, pur preservando il nostro modello sociale, favoriscono il rilancio dell'economia mondiale.

In un mondo globalizzato, l'Europa deve esprimersi con una sola voce.

Proprio in questo periodo di crisi è necessario favorire la crescita economica e lottare contro la disoccupazione, ridare vita alle idee della strategia di Lisbona e trovare i mezzi per investire nelle nuove tecnologie, nell'innovazione, nell'insegnamento e nelle risorse umane. Il bilancio comunitario è fondamentale per dotare i programmi europei di ricerca di priorità e di procedure chiare.

Nella lotta contro la crisi, dobbiamo dare ascolto agli economisti i quali suggeriscono di approfittarne per avviare una profonda riforma dell'economia europea e mondiale. Una volta superata la crisi, la nostra determinazione rischia di affievolirsi senza che abbiamo dispiegato gli sforzi necessari per premunirci contro la prossima.

In virtù del nuovo trattato, il Parlamento e il Consiglio conserveranno le stesse competenze in materia di bilancio. La procedura di codecisione riguarderà l'agricoltura, la pesca, il commercio estero, la giustizia e gli affari interni e ci attribuirà nel contempo delle competenze per quanto riguarda le spese agricole.

Abbiamo tale diritto e dobbiamo esercitarlo, non solo nella prospettiva di superare la crisi.

Dobbiamo resistere alla tentazione rappresentata dal protezionismo e dalla rinazionalizzazione delle politiche comunitarie. La politica di coesione deve restare prioritaria nel prossimo bilancio comunitario, se vogliamo conseguire la piena integrazione del nostro continente riunito. Il mercato unico rappresenta il nostro grande successo, dobbiamo difenderlo e consolidarlo affinché l'Europa resti un continente competitivo.

Ciò implica un rafforzamento dell'integrazione europea e non il suo indebolimento. Abbiamo il coraggio di affermare le nostre convinzioni! Spieghiamo ai cittadini perché l'Europa è essenziale e perché il metodo comunitario rappresenta un vantaggio per tutti gli europei.

È impossibile lottare contro la crisi se sottovalutiamo il peso e le esigenze della vita nella società.

Due elementi sono essenziali per rendere più dinamica e capire la Comunità che stiamo costruendo e nella quale viviamo: la solidarietà e la coesione sociale.

Non può esservi infatti una reale comunità se non ci si preoccupa di tutti, in particolare dei più deboli: i disoccupati, le persone senza una qualifica o quelle che abitano in luoghi isolati di provincia.

La lotta contro la disoccupazione è il principale obiettivo della Presidenza svedese. La sosterremo attivamente in tale compito.

Dall'altra parte della cortina di ferro, un tempo nelle strade scandivamo lo slogan "non c'è libertà senza solidarietà". Oggi possiamo affermare che, senza solidarietà, non esistono neppure né una comunità, né un'Europa moderna e forte.


Cari amici,

non supereremo la crisi economica senza il forte potenziale intellettuale, economico e creativo delle donne.

Metà dei membri della nostra Comunità non beneficia di pari occasioni e opportunità.

La crisi demografica ci impone di sostenere la famiglia e la natalità, ma dobbiamo vigilare affinché le donne non sacrifichino la loro carriera per la famiglia e per l'educazione dei figli.

Per superare la crisi demografica preservando nel contempo i principi democratici, dobbiamo essere una Comunità aperta. L'immigrazione ha sempre giovato all'Europa. Dobbiamo proporre soluzioni che consentano di accogliere gli immigranti, di creare le condizioni della loro integrazione, ma anche di aspettarci che, da parte loro, siano aperti a tale integrazione.

Il dialogo interculturale, avviato dal mio predecessore Hans-Gert Pöttering, rappresenta uno strumento efficace e collaudato per tale integrazione.


Cari colleghi,

siamo confrontati a una crisi energetica. I cittadini europei forse non capiscono la geopolitica, ma capiscono le interruzioni di riscaldamento. Dobbiamo proseguire con la diversificazione delle risorse energetiche, investendo di più nelle fonti di energia rinnovabili e nei carburanti fossili. L'energia nucleare resta di competenza e a disposizione degli Stati membri. Occorre ampliare la rete di gasdotti al di fuori delle nostre frontiere per non essere più dipendenti da uno Stato, qualunque esso sia. È necessario rafforzare le interconnessioni tra le reti del gas e le reti elettriche e valutare la possibilità di effettuare acquisti di gas in comune, al fine di istituire un vero e proprio mercato europeo della solidarietà energetica. Credo sia giunto il momento per l'Unione europea di attuare una reale politica comune dell'energia e intendo dedicarmi a tale compito.

La creazione della Comunità europea del carbone e dell'acciaio nel 1951 ha rappresentato l'embrione della nostra Comunità.

Robert Schuman aveva dichiarato che "la solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà sì che una qualsiasi guerra [...] diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile".


Cari amici,

la nostra politica energetica deve tenere conto delle minacce che pesano sull'ambiente a causa del cambiamento climatico. Abbiamo bisogno di una rivoluzione verde e di un'etica dell'autolimitazione.

Il Parlamento europeo sta discutendo di tale problematica. Ho lavorato in seno alla commissione temporanea sul cambiamento climatico insieme a numerosi colleghi deputati; conoscete le mie opinioni e sapete che collaborerò con voi in vista di un compromesso a Copenaghen, che si dimostrerà vantaggioso sia per l'ambiente sia per le nostre economie.


Onorevoli deputati,

siamo un'istituzione di un certo peso sul piano istituzionale ed è ciò che i nostri concittadini si aspettano da noi. C'è bisogno di più Europa nell'Unione europea, ma anche sulla scena internazionale. Una politica estera coerente ed efficace, portatrice di una certa visione dell'ordine mondiale dovrebbe costituire uno dei grandi obiettivi dell'attuale legislatura.

Jean Monnet affermava che ognuno di noi ha un'ambizione; resta da sapere se si tratta dell'ambizione di diventare qualcuno o di realizzare qualcosa. Abbiamo, da parte nostra, l'ambizione di realizzare qualcosa nel corso di tale legislatura!

Quali sono gli obiettivi più importanti?

Primo:
Una politica attiva nei confronti dei vicini europei a sud e a est. A tal fine dobbiamo proseguire i lavori nell'ambito dell'Assemblea parlamentare euromediterranea (APEM) e avviare delle azioni nel quadro dell'Assemblea parlamentare Euronest.

Secondo
La promozione della democrazia e dei modelli di buona governance. Dobbiamo approfittare delle assemblee interparlamentari e delle nostre delegazioni per organizzare dei vertici parlamentari in vista dei vertici bilaterali dell'Unione. Tale aspetto è importante poiché il Parlamento sarà presto chiamato a pronunciarsi su ambiti politici ben più numerosi. Eurolat è un buon esempio di tale collaborazione.

Terzo:
È giunto il momento di istituire un vero e proprio partenariato parlamentare transatlantico e di fissare insieme un nuovo quadro per l'ordine mondiale. Mi impegnerò a rafforzare i legami con il Congresso degli Stati Uniti a tutti i livelli.

Quarto:
Lo sviluppo del nostro partenariato strategico con la Russia, senza dimenticare, così come nelle relazioni con la Cina, che le questioni economiche e politiche non devono essere più importanti dei diritti dell'uomo, dello Stato di diritto e della democrazia. In qualità di Presidente, mi impegnerò appieno nel dialogo con i nostri partner russi, segnatamente nel quadro della nuova strategia per il Mar Baltico.

Quinto:
Sarebbe necessario rafforzare le nostre relazioni con l'India e con le altre potenze emergenti come il Brasile e il Sud Africa. L'India deve essere nostra partner sul piano sia economico sia politico.

Sesto
Il Vicino Oriente è essenziale per la stabilizzazione mondiale. L'Europa deve svolgere un ruolo attivo in tale regione.

Settimo:
L'allargamento è una delle nostre strategie politiche più riuscite. I nostri antenati europei hanno mai beneficiato di una pace e di una prosperità così durature come quelle che conosciamo oggi? La Croazia e forse anche l'Islanda sembrano essere oggi i paesi più prossimi all'adesione.

Ottavo:
L'Unione è il primo donatore mondiale in termini di aiuti allo sviluppo. Dobbiamo stilare un elenco dei nostri beneficiari attuali e potenziali e non dobbiamo trascurare i nostri obblighi verso di loro, conformemente agli obiettivi del Millennio per lo sviluppo. Chiudendo le nostre porte ad alcuni migranti, non per questo chiudiamo i nostri cuori e facciamo in modo, per quanto possibile, che il livello di vita dei loro paesi si avvicini ai nostri standard europei.

Nono:
Occorre rafforzare le missioni inviate dall'Unione europea nel quadro della politica europea di sicurezza e di difesa, che sono state ventidue nel corso degli ultimi sei anni. Dovrebbero avere un mandato chiaro e disporre dei mezzi necessari per la loro azione. Il Parlamento intende istituire un controllo e una sorveglianza più stretti su tali missioni. Le competenze ampliate in materia di bilancio che il Parlamento si vedrà attribuire in virtù del trattato di Lisbona miglioreranno senza dubbio la nostra flessibilità nell'assegnazione delle risorse alle missioni necessarie che sosteniamo.


Cari colleghi,

l'attuazione del nuovo trattato deve essere la nostra priorità nell'immediato futuro. Mi impegno a preparare il Parlamento affinché possa funzionare conformemente con le nuove disposizioni fin dal giorno dell'entrata in vigore del trattato.

Tuttavia, indipendentemente dal trattato, riteniamo che siano indispensabili alcuni cambiamenti. Sentiamo la necessità di rendere più dinamica l'attività parlamentare della nostra assemblea.

In qualità di Presidente del Parlamento, intendo basarmi sul notevole lavoro avviato in questi ultimi anni da altri nel campo della riforma parlamentare. Abbiamo già realizzato numerosi cambiamenti utili, ma dobbiamo andare più lontano...

Farò tutto il possibile per dare più spazio a un dibattito politico creativo in seno al nostro Parlamento.

Dobbiamo sottolineare con decisione la supremazia della democrazia sulla tecnocrazia.

Personalmente, sono decisamente a favore di richieste di intervento più frequenti in Aula, poiché consentono di vivacizzare le discussioni in plenaria. Si tratta, a mio avviso, di un modo particolarmente importante per garantire i diritti della minoranza, in particolare dei colleghi che non ricoprono alcuna funzione specifica in seno al Parlamento o dei loro gruppi.

In qualità di parlamentari, abbiamo il dovere di ascoltare la voce dei nostri cittadini, ma dobbiamo altresì convincerli dei vantaggi rappresentati da un continente più unito e meglio funzionante.

Il grande elemento assente dal processo di riforma è il miglioramento delle relazioni con le altre istituzioni dell'Unione europea, ossia la Commissione e il Consiglio. Una parte importante del mio mandato vi sarà dedicata.

Nella mia veste di Presidente, mi sforzerò di elaborare un nuovo modello di partenariato con la Commissione, al fine di rafforzare il controllo del Parlamento sull'esecutivo e di responsabilizzare maggiormente gli organi esecutivi nei confronti della nostra istituzione.

Nel luglio scorso, ho invitato il Presidente della Commissione a partecipare a un tempo delle interrogazioni che si terrà ogni mese in Parlamento. Gli interventi si svolgeranno in funzione delle richieste di intervento in Aula. Propongo che tali dibattiti siano organizzati quanto prima.

Due settimane fa, il Presidente Barroso ci ha trasmesso gli "orientamenti politici" del suo secondo mandato. Si tratta di un'innovazione notevole che equivale a riconoscere che il Parlamento europeo elegge il Presidente della Commissione. Sono pienamente soddisfatto di tale iniziativa.  

Ho altresì invitato le commissioni parlamentari a esaminare la legislazione in via di adozione e a stabilire se la nuova Commissione intende respingere, modificare o mantenere le sue proposte legislative. Invito ugualmente le commissioni a discutere approfonditamente della futura strategia politica, affinché le audizioni dei Commissari designati si basino sui dettagli del programma legislativo e non solo sull'esame del loro curriculum vitae o della loro esperienza professionale.

Occorre rafforzare i legami con il Consiglio. Perché tali legami siano credibili, devono riflettere il fatto che, nell'Unione europea attuale, il vero legislatore è il Parlamento europeo.

Dobbiamo inoltre lavorare insieme per superare le difficoltà istituzionali derivanti dal trattato di Lisbona, che riguardano la generalizzazione della procedura di codecisione, il nuovo sistema di comitatologia, la designazione del nuovo Alto rappresentante e Vicepresidente della Commissione, il controllo democratico del futuro servizio per l'azione esterna nonché l'atteggiamento da adottare in Aula nei confronti della Presidenza del Consiglio che diventerà duplice.

Le nostre relazioni con i ventisette parlamenti nazionali dell'Unione europea dovrebbero svilupparsi nello stesso spirito. Da alcuni anni, la nostra collaborazione tende ad aumentare e il trattato di Lisbona rafforzerà ulteriormente i nostri contatti, riconoscendo nel contempo l'importanza del loro ruolo nell'elaborazione di una legislazione favorevole ai cittadini. Il programma di Stoccolma, che riguarda la giustizia e la sicurezza dei cittadini, costituisce un perfetto esempio di tale cooperazione. La lotta contro la criminalità organizzata in seno all'Unione e al di fuori di essa è un obiettivo centrale di tale programma, che occorre attuare di concerto con i grandi partner mondiali.

In qualità di Presidente, intendo rafforzare tali relazioni in tutti i settori.

Desidero proseguire le riforme concernenti l'assegnazione delle risorse umane e delle spese del Parlamento al fine di impegnarle direttamente nelle attività programmate.

Le commissioni incaricate delle diverse strategie politiche devono disporre di competenze specializzate di alto livello.

La ricchezza e la forza della nostra istituzione sono date anche dalle differenze nazionali, linguistiche e di mentalità. Sono tali differenze che rendono l'Europa affascinante, ma dobbiamo disporre di strumenti efficaci per capirci ed è per questo che i deputati dovrebbero avere la possibilità, se lo desiderano, di esprimersi nella loro lingua materna al fine di rappresentare al meglio i loro elettori. Sono consapevole di tale problema e mi impegnerò a risolverlo.


Onorevoli deputati,

occorre tenere sempre presente che l'Unione non si limita ad affrontare le sfide future o a cercare una prosperità e una stabilità sempre maggiori. L'Unione significa anzitutto diritti dell'uomo. Vanno tutelati in particolare i diritti delle minoranze, considerate come tali in base alla nazionalità, all'origine etnica, alla religione o alle convinzioni personali nonché i diritti delle persone con disabilità fisiche o mentali.

Osservo con preoccupazione le tensioni presenti nelle relazioni tra la Slovacchia e l'Ungheria per quanto riguarda le minoranze nazionali. Vorrei dare il mio sostegno per risolvere tale controversia nel rispetto dei valori del nostro Parlamento.

Il premio Sacharov costituisce un buon esempio della nostra azione in tal senso, poiché premia alcuni difensori dei diritti umani i quali costituiscono oggi la base di quella che si potrebbe definire la "rete Sacharov", che intendo sviluppare. Auspico inoltre che porteremo avanti il progetto di una Casa della storia europea, lanciato dal mio predecessore Hans-Gert Pöttering.

Vorrei ricordare ancora una volta, in seno a tale assemblea, che l'Unione è una comunità di ideali e di valori.

Noi tutti conosciamo tali valori e li rispettiamo. Si tratta della libertà, dell'uguaglianza, della solidarietà, dello Stato di diritto, della tolleranza e dell'amore verso il prossimo, della sicurezza e della tutela della vita privata, della fede e della ragione, dei diritti dell'uomo e della felicità dell'individuo e infine della proprietà, della famiglia e della fiducia reciproca. Si tratta della memoria e della storia nonché del futuro comune.

La Comunità europea non è un obiettivo in se stessa, ma uno strumento che garantisce che tali valori siano protetti e offre la speranza che tale protezione sia duratura ed efficace.


Cari colleghi,

in qualità di Presidente, mi impegno a collaborare con lo Stato per trovare il modo di promuovere un "demos" realmente europeo. Sono deciso a garantire a tutte le commissioni e a tutte le delegazioni l'accesso alla televisione via satellite e via Internet. I cittadini dovrebbero sapere in che modo i loro diritti sono oggetto di discussioni, in che modo sono modificati e votati.

Dobbiamo esaminare le modalità di organizzazione delle elezioni europee. Sarebbe opportuno, ad esempio, incoraggiare fortemente l'uso delle nuove tecnologie durante le elezioni per accrescere la partecipazione dei cittadini. È inoltre giunto il momento di avviare il dibattito sui partiti politici europei. I cittadini devono sapere per chi votano, non solo nel loro paese, ma anche su scala europea.

Attribuisco una grande importanza alla collaborazione con la Conferenza dei presidenti dei gruppi politici. Assumeremo insieme e in modo solidale la responsabilità delle azioni della nostra assemblea, con i quattordici Vicepresidenti che ringrazio per la loro dichiarazione di cooperazione. Apprezzo altresì lo spirito di partenariato dimostrato dai presidenti delle commissioni parlamentari. Auspicherei che i presidenti delle delegazioni interparlamentari permanenti possano influire in modo significativo sulla politica estera dell'Unione. Per quanto riguarda i questori, esamineremo con loro il bilancio del Parlamento.

Conto però innanzitutto sulla vostra cooperazione, miei cari colleghi. In qualità di Presidente del Parlamento europeo, sono consapevole di avere la responsabilità di garantirvi buone condizioni di lavoro, ma non potrei non incoraggiare abbastanza ciascuno di voi a dare il suo contributo.


Signore e signori,

per la maggior parte di noi, il trattato di Lisbona rappresenta una soluzione istituzionale che attendevamo da lungo tempo. Migliorerà la capacità dell'Unione europea di risolvere i problemi di ordinaria amministrazione e avvicinerà le istituzioni europee ai cittadini.

Bronisław Geremek, cui è stato dedicato il principale cortile interno del Parlamento a Strasburgo, amava dire che l'integrazione europea è come la bicicletta: bisogna pedalare continuamente per mantenere l'equilibrio e controllare la direzione. Ciò mostra molto bene quanto la ratifica del trattato di Lisbona sia per noi indispensabile.


Cari amici,

meno di una settimana fa, mi trovavo presso il parlamento polacco per la commemorazione dei vent'anni dalla costituzione del primo governo non comunista nella nostra parte d'Europa, quello di Tadeusz Mazowiecki. All'epoca Solidarność ha vinto perché eravamo insieme, uniti e solidali. Tale anniversario è particolarmente commovente poiché in quel momento è iniziato il rapidissimo declino del totalitarismo in altri paesi dell'Europa centrale. È stata la prima breccia che ha finito per far cadere il muro che divideva in due l'Europa.

Mi rivolgo a voi oggi qui a Strasburgo, capitale di una regione il cui destino ricorda, sotto molti aspetti, quello della mia regione, la Slesia, una regione di confine i cui abitanti hanno spesso dovuto cambiare nazionalità pur senza essersi trasferiti.

Prometto solennemente che, nel garantire la presidenza del Parlamento nei prossimi anni, sarò vostro ambasciatore e trasmetterò ai cittadini dell'Europa e del mondo il messaggio di un continente riunito.

Operiamo uniti per trovare risposte concrete e pratiche alle grandi sfide cui sono confrontati oggi l'Europa e il mondo intero!

Lavoriamo per trasformare il nostro sogno in realtà! Mettiamoci quindi all'opera con entusiasmo, saggezza e audacia.

Perché questa Europa è la nostra: un'Europa comune, moderna, forte.

Grazie per la vostra attenzione.